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Buon primo maggio

20190501_105027Sfuma lentamente il primo maggio e così sfumano  le immagini relative al concertone del primo maggio. Non ho dimenticato oggi, come ogni anno,  di fare un salto in piazza,  Castello, a veder sfilare il corteo dei lavoratori, dove però  dicono non sono mancati attimi di tensione sulla tav.  Un salto doveroso, in piazza, anche se il festeggiato, è  incerottato, sbiadito, frammentato, a targhe alterne, a giorni pari o dispari, a somministrazione, verticale, orizzontale, a fasce…povero lavoro e lavoratori poveri e disoccupati. Guardo le immagini, riconosco San Giovanni, Roma…che dire?

Buon primo maggio.

Primo maggio a Torino

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Torino. Piazza Castello. Corteo primo maggio 2014. “No alle aperture dei negozi e supermercati nei giorni festivi”.

Avrei voluto cimentarmi in una “pseudo-cronaca”, nel racconto di chi c’era e chi no.Sul grande assente di oggi e sul passato lavorativo di quanti hanno nelle mani i segni della fatica del lavoro di una vita, sul viso gli stenti di una vita stretti alla catena, di donne a conciliare lavoro in fabbrica e lavoro in famiglia, e di occhi che hanno visto tutto, nella luce artificiale della fabbrica: mattino, pomeriggio, sera, notte. Compagne e compagni di lavoro, pensionati, amici di scuola, famiglie con bimbi e passeggini al seguito.  Torino, la crisi e il lavoro che manca. La crisi del settimo anno che comunque porta in piazza, a Torino, oggi, migliaia di persone. Aspettavo la giornata di oggi, per incontrare storie, raccontarle, scriverle, provare a svolgere quello che pia e, impedito durante la settimana. Non esistono piu’da un pezzo le catene, ma altre catene impediscono di fare cio’ che si vorrebbe, cio’ per cui abbiam studiato e accontentarci cosi, al ribasso, pur di sopravvivere. Nella festa, il festeggiato, pero’, è assente. Nella festa del lavoro, manca proprio il lavoro. Che paradosso. Un lavoro povero e quel poco riceve poco reddito. Per alcuni, paradosso dei paradossi, è l’alba della mobilità. Associazioni, categorie, partiti.  Amici. Tra gli amici, incontro Marco  Revelli che usa con abilità un cellulare di ultima generazione e filma, filma, filma. Dopo aver tenuto per un bel pezzo lo striscione dell’ Altra sinistra. Filma e  fotografa diventando bravo tanto come quando parla e insegna scienza della politica. E sorrideva, sotto i suoi baffi. Mi sarebbe piaciuto sapere a cosa pensava, a quante feste del primo maggio gli “ronzavano” nella testa.  Recuperi la piazza, Castello, poi Via Po,  dove incontri il gruppo di musica e ti dicono “ci manchi e manchi tanto ai bambini”,  poi, l’altra piazza, Vittorio, testa e coda del corteo. Avanti e indietro a stringere qualche mano e “ciao, come stai?” e così fanno in tanti.  Incontri Armando Petrini, in versione ecologico, bici e bandiera, Simone, ormai, ben inserito e amici incontrati a Roma,  Ferrero, amici incontrati dieci anni fa, in treno o a qualche manifestazione per la pace, a ridosso di un San Valentino. Amici, amiche, compagni, compagne, uniti e poi divisi da qualche documento, qualche parola non limata bene finita nel calderone di un documento. Documenti contrapposti. Mozioni, aree, correnti, come le si voglia chiamare, buone per “dividere” più che unire. Contrapposizioni in ambito congressuale e che continuano in molte riunioni. Eppure, al primo maggio, in piazza, ci devi essere per ritrovare un pezzo della storia, un pezzo di se stessi. Ecco, ci siamo. Ci siamo ancora, nonostante tutto.  La mattina ti alzi presto, metti il vestito buono e vai incontro a loro e loro vengono incontro a te. I lavoratori. Gente con cui mangi pane, sudore e lacrime, mentre gli altri, godono dei profitti accumulati sulla pelle altrui. “Domenica aperti”,  e pensi che non vorresti mai vederlo un cartello così, e invece, ora ci è toccato vedere anche cartelli, come “Primo maggio aperti”.  Il film della memoria corre di chi è in piazza comincia a proiettare scene di cordoni dei militanti che “proteggevano” Bertinotti, Cossutta, Rizzo e altri ancora e tutti insieme che cantavano l’Internazionale. La sinistra, un tempo. Altri ricordano il primo maggio del 1994, a Torino, subito dopo quella grandissima manifestazione del 25 aprile di Milano, sotto la pioggia, ai piedi del Duomo. “Un milione sotto la pioggia.”  “Che liberazione”. Non erano solo titoli di giornali. Era un riporre la speranza ne voler e poter cambiare una politica e una maggioranza fresca di urne.  Tutti  i partecipanti indossavano  quelle magliettine bianche, con il bimbo che dorme e pensa che in fondo, “la rivoluzione non russa”. Il primo maggio, tutti vogliono esserci, in piazza, per ricordare “di quando  suonava la campana della fabbrica e la linea partiva, quando  verso mezzogiorno, quel rumore liberava i lavoratori dalle catene, di montaggio, e si riappropriavano della propria libertà, andando a mangiare, in pausa. E quando la pausa te la concedeva, il padrone, non quando l’organismo, il fisico vorrebbe.

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Torino. Piazza Castello. Banda musicale. Primo maggio 2014.

La linea, era li, a dettare i tempi e comandare. E  i ricordi si riproducono a  valanga, come fossero accaduti ieri. I pensionati, ricordano quando “volevi andare a pisciare” ma non potevi, perché “la prima pausa era toccata a te“, quando non “avevi bisogno di pisciare”. “Per pisciare, avevi tempo, si, ma dovevi aspettare altre due ore”. Quel gusto così buono della pizza ancora calda e di quelle brioches che forse non erano buone, ma almeno riempivano la pancia e aiutavano a combattere quel “mostro” sempre in cammino, della catena di montaggio. Le mamme, che usavano la pausa per raggiungere la cabina telefonica per telefonare a casa e svegliare i figli. Lasciando ancora raccomandazioni.  “Il caffè è già pronto. La pasta, a mezzogiorno, e il sugo è ancora caldo. L’ho preparato questa mattina. Alle quattro. Mi raccomando.” Cuore di mamma.  E così, i tempi  scivolavano via, lentamente, e oggi, nella giornata di oggi, provi a raccoglievi. O almeno, avresti voluto. E così,  infatti, cercavo di raccoglierli, in una giornata della Festa dei lavoratori tutt’altro che da festeggiare, per i numeri che le cronache sulla disoccupazione ci forniscono.  E che allarme, sul e del lavoro!!

 

Pero’, il primo maggio,  bisogna esserci. Ad ogni costo.  Una festa bella, giovane. Di tutti. Per tutte, tutti. Spiace aver visto le saracinesche  di alcuni negozi e supermercati tirate su. Mentre dovevano restare giù.

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Torino. Via Po. Studentesse e studenti universitari. Primo magio 2014.

Mi sarebbe piaciuto scrivere di piu’, storie di vita, storie importanti, ma, a metà di via Roma, si verificano momenti di alta tensione, davanti. Senza capire il perché, chi è davanti, comincia ad indietreggiare. Allungare il passo e poi a correre. Mamme con bambini piangenti cercano velocemente vie di fuga, laterali. Ci si perde e ci perdiamo. Le parole, insieme alle lacrime dei bambini diventano di ghiaccio. Sono impronunciabili. Si perde molto.  Perdo la forza, le parole, i pensieri, il blocchetto con tante storie che avevo già raccolto.  Pensavo che le perdite fossero più che altro a livello personale. Anche a livello collettivo, certamente. Le parole diventano di ghiaccio e non sono più pronunciabili.  Oggi,  le perdite, sono soprattutto  a livello collettivo. Perdiamo tutti. Doveva essere una giornata di festa. Dei lavoratori. Non una musica così…stonata. Doveva esser un’altra musica, di speranza.  La speranza di seguire un sogno. Musica. Come quella suonata dalla banda che era in corteo.

 

Penso al cassetto dei nonni……….mentalmente lo riapro.

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Torino. Via Po. Ragazza con bandiera “L’altra Europa con Tsipras” in via Po. Primo maggio 2014.

Vorrei sentire il profumo, della speranza…

 

 

 

Primo maggio a Torino

 DSCN3064DSCN3070                                                                                                             

Cielo grigio, su Torino. Anche se non piove piu’ un certo freddo persiste. Ombre distese sulla città, vestite di “malessere” sempre crescente, disagio non riposto tra le pieghe di mille e piu’ storie ,in una città che affondava, o affondava, le radici nel lavoro.  Grigia, ma operosa, e catene sempre in movimento. Anche se le catene non han mai dato un immaginario positivo. Foglie che accarezzano il cielo “affollato da nubi”: anche lassu’ staranno festeggiando un primo maggio! Cielo pronto a versare da un momento all’altro lacrime infinite per una situazione incredibilmente   mai compresa, fattasi pesante,d i giorno in giorno, di ora in ora. Sempre meno lavoro per giovani e donne, con i giovani disoccupati al 38,4%. Centri per l’impiego come luogo d’incontro per sessantamila. In una giornata consacrata alla festa del lavoro. “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. Certo i costituenti non avevano pensato a declinare il lavoro in mille rivoli: a tempo, a chiamata, a somministrazione, ma al lavoro capace di generare e rispettare dignità, comunità, coscienza. Sentirsi persona insomma.  E pensare che in un “condominio” appena inaugurato, recentemente  avviato ad una difficile coabitazione, qualcuno, aveva sostenuto,  che “forse il primo articolo  della Costituzione poteva essere rivisto”. A Perugia la manifestazione principale delle tre confederazioni: “Priorità al lavoro”, in un Paese piu’ povero. A Treviso, imprenditori e lavoratori, pronti a sfilare insieme. L’Italia è l’unico Paese Ocse in recessione e alla disoccupazione bisognerà pur rispondere e dare risposte immediate. La redistribuzione della ricchezza deve tornare al centro dell’agenda politica.  Il Presidente della Repubblica giustamente afferma che la festa è anche  un impegno per creare lavoro. Bisogna restituire dignità al lavoro. Quindi, personalmente chiedo basta al precariato e stabilizzazione immediata della lunghissima lista dei lavoratori impegnati da anni nella pubblica amministrazione, settore scuola.

A Torino, per chi ha partecipato al corteo, la marcia prevedeva come sempre, il percorso da Piazza Vittorio a Piazza San Carlo, passando da Piazza Castello. Come sempre, qualche negozio aperto. E i proprietari, alcuni,  pronti a giustificarsi: “con una città arrivata a centomila disoccupati, un po’ di occupazione non è male”. Qualche contestazione,  da parte dei centri sociali, indirizzate ai dirigenti Pd, qualche fischio, indirizzato al sindaco.

Singolare la presenza di alcune ragazze, al termine di via Garibaldi, intente a distribuire abbracci ai passanti. Segno anche questo della crisi piu’ profonda.  Un abbraccio, per risolverla meglio di come farebbero alcuni mediatori. Oppure, come sosteneva Gramsci,i lessaggio lanciato da un cartello, che con un po’ meno di indifferenza magari…

Lavori in…”comune”

 Avrei voluto scrivere del corteo del Primo Maggio, giornata dedicata alla festa del lavoro, lavoro che non c’è, manca, poco, precario, a tempo, determinato e poco indeterminato; degli amici incontrati, come ogni anno, anche se per soli pochi minuti, di uno spezzone di corteo sotto “casa del sindaco”, o sotto casa nostra e dei lavori in…..comune. Delle bandiere che sventolano, degli striscioni, di mamme, papà e bambini, insieme, festosi. Di spille e gagliardetti, di una sinistra frantumata ma viva. Ogni viso un ricordo, una manifestazione, un volantinaggio, un presidio.  Un viso in particolare mi riporta all’università e ai grandi insegnamenti, la pazienza nel seguire tesi, comprese le mie, e i valori trasmessi: quello del prof. Carpinelli che mi saluta.  Come ogni anno, ci si rivede. Quanti ricordi, quanti libri, in pochi secondi. Un grazie che vale vita. E poi, tornando al tema,  del carrello della spesa che corre,  velocemente e dei circa settecento euro in piu’ che una famiglia di tre o quattro persone si troverà “sul groppone” o meglio, fuori dal portafoglio. Dei lettori forti, coloro che riescono a leggere almeno dodici libri all’anno, della differenza tra racconto e romanzo ( magari d’amore), passione di una notte il primo, storia d’amore di una vita il secondo, così attento, quest’ultimo alla psicologia dei personaggi, individualismo, forse il primo e condivisione, cura, carico.  Dei due che nel corteo discutevano d’amore: uno sosteneva che “si puo’ trasformare l’amore, ignorarlo, sprecarlo, ma non si puo’ estirparlo dall’anima”, e continuando sosteneva di sapere, per esperienza, che i poeti avevano ragione e che l’amore è eterno. Mentre il  vicino sosteneva che secondo lui i poeti avevano torto, perchè amore vuol dire “senza morte” mentre l’amore te la dà, la morte,  nel momento in cui, attraverso ipocrisie e altro si pone la parola fine. Avrei voluto parlare del candidato della Federazione, a Grugliasco,  Simone Ciabattoni, così giovane, impegnato, politicamente attivo, in un periodo in cui tutto sembra parlare di “antipolitica”. E invece, la manifestazione e poi lo studio, l’impegno e il servizio. Perchè politica è servizio alla collettività.   Domani i giornali parleranno ampiamente, “dell’assalto” e dei lavori “in comune”, qualcuno sosterrà “piccole frange”, “contestazioni risibili”; altri scriveranno quanti erano in piazza, in una guerra di numeri, della  crisi che morde, questa si,  effettiva, e dei supermercati aperti.

E invece…..e invece mi sono soffermato per lungo tempo a guardare tra cielo e mare….questa apertura….questo lasciarsi andare, questo preludio di una estate….Immaginare di poggiare la nuca su quella sabbia, incrociare le braccia, socchiudere gli occhi e ipotizzare……….”e se…”. Lavori in corso, lavori in….”comune”….non piu’ “gnocchi” che salgono nell’acqua che bolle, come ricordi che affiorano, ma………  ” e se…….” E questo mare, così bello, che verrebbe voglia di nuotarci, fino allo sfinimento, per avere la sensazione  di essere vivi.  E di bracciata in bracciata, andare avanti, per “sottrazione” e sfuggire così alle tentazioni infernali e alle facili promesse….promesse…………..si logora ogni parola, di piu’ non puoi farle dire”. La parola logorata, quando la pronunci non ne senti piu’ il  peso. La parola logorata, quando la pronunci non ne senti piu’ nè il peso nè il senso delle parole, bisogna smettere di usarle, per un lungo tempo”.  (Angela Bianchini, Le labbra tue sincere”).

Il primo maggio

 Dopo la festa della Liberazione, tra poche ore, la festa del Lavoro….tre per otto….ventiquattro….otto ore di svago…..solo nel 1866 si arrivo’ alle otto ore, come limite  all’orario legale dell’attività lavorativa. La Prima Internazionale dei lavoratori lo decise a Ginevra…..Non possono non venire in mente personaggi storici come Luigi Fabbri o Cesare Agostinelli, detto “Tigna“, entrambi ben “allenati” ai temi del lavoro.

Un cappuccino, una brioche, con cioccolata bianca, e della buonissima crema. Seduto, anzi, affacciato su di una piazza semideserta, sonnacchiosa. Pochi i passanti. Il campanile della Chiesa segna le ore. Il tempo scorre, velocemente, in una giornata di sole, in un’Italia divisa in due. Al nord, pioggia, al sud, bagni di sole, e di mare, qualcuno. Colpa della Francia e di una sua influenza climatica. Speriamo in un buon vento prossimo, proveniente da li e che influenzi le nostre elezioni amministrative. In lontananza una fiera. Una marea di bancarelle sita nei pressi del mare. Probabilmente una fiera di strada.  In sottofondo, della musica, tra tantissime bancarelle. Palloni all’aria danzano festanti come palline da ping-pong. Mani di piccini, che tendono le propire mani  a sfiorare con le proprie dita alcuni  palloni esposti, cullandone ulterioremente il loro dondolio, in uno sventolio da  bandiere.  Il sole bacia questa giornata. Corpi distesi su  spigaggia di velluto; corpi “latticini” che si espongono a questo primo sole. Altri, corpi, intenti alla prova costume. Ragazzi che giocano a pallone. Mani tese, mani che respingono, mani che abbracciano. Mani che indicano rigore. L’alba è passata da un pezzo. Pare di parlare di politica, con la descrizione di “queste mani”. Alcuni leader politici  “annusano” altri politici, in vista delle prossime amministrative. Altri che fiutano alleanze e altri ancora che “corrono” soli. Alba, come acronimo di alleanza, lavoro, beni comuni, ambiente. Lavoro, già, che manca, scarso, come bene prezioso. Politica, antipolitica. “Estirpare il male”, ridare slancio e tensione morale. Rivalutare il ruolo dei partiti politici, disse da Pesaro, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione del 25 aprile. Presidente in visita nelle Marche, come già fecero, in altre occasioni,  altri  Presidenti.  La musica della fiera mi stordisce,   non riesco ad ascoltare, ad individuare qualche parola. Pensieri ritornano, in maniera circolare.  Si respira aria d’estate, in questo ponte, per chi puo’. E noi, siamo di passaggio. Come quei palloni che danzano. Zig, zag. Un tergicristallo. Una bancarella vende scarpe, un’altra cibarie. Un’altra ancora mi offre del miele. Ne colgo il gusto e sarà complice nell’aver allontanato quei pensieri circolari, rendendo così il mio incedere piu’ leggero. Una voce grida: “a casa, è ora di pranzo”. Già, ma quale casa? per chi? per tutti? Casa come diritto elementare…se penso alle norme degli anni ’70…..eppure proprio ieri alcuni quotidiani presentavano alcuni dati: In dieci anni le famiglie residenti in Italia che dichiarano di abitare in baracche, roulotte, tende o abitazioni simili sono piu’ che triplicate. Un aumento vertiginoso”. Nel 2011 le famiglie che vivevano in strutture diverse da una casa erano 70.000 circa. Impressionante. Speriamo di rimettere al centro alcuni diritti: lavoro, istruzione, sanità, trasporti. Ricordare che per tuto cio’ qualcuno ha lottato e versato lacrime e sangue. Non diamo per scontato che siano dati per sempre. Come un grande amore, dobbiamo tutelari, ogni giorno. Le cure soprattutto. Alcune prestazioni, così necessarie, vengono escluse dalla copertura sanitaria nazionale. Perchè? Ve ne è così tanto bisogno. Alcune nuvole oscurano per un attimo questo sole. Un timido venticello, insieme al miele, ha allontanto definitivamente quei pensieri…circolari. In lontananza, rumore di treni. Quelli che riporteranno indietro una moltitudine;  contenitori di storie, di visi, uomini, donne, vissuti, che riaffioreranno, prima o poi. E’ ora di pranzo. Ricordi che riaffiorano come  gnocchi ,  nell’acqua che bolle. Racconti di vita, come passione di una notte. Meglio il romanzo, a mio modo di vedere, dato che potrebbe essere una grande storia d’amore.

 

Una festa dei lavoratori a caro prezzo.

Un acquazzone, trasformatosi nel tardo pomeriggio in un temporale, si è portato via uno strano week-end torinese. E con esso, tante polemiche. L’amarezza, questa, no. E’ rimasta. In tanti. Una due giorni torinese  con grandi avvenimenti, il corteo storico del primo maggio e la visita del Papa. Il primo, il corteo, tradizionalmente incanalato lungo un percorso ben determinato,  quest’anno ha subito modifiche, per la visita del  Papa a Torino. Non entro nel merito, ma penso che in una società in cui si muovono milioni di euro in maniera istantanea, si poteva tenere i due eventi, facendoli coesistere, ovvero, piazza San Carlo ai lavoratori, disoccupati, pensionati, studenti, sindacati, partiti, ecc., il primo maggio, e la stessa piazza al Papa  e al popolo dei fedeli il giorno succcessio. Quando vi è la volontà…Ricordo una partita di calcio, a Torino. Una copiosa nevicata, anni fa, non fermo’ lo spettacolo. Lo stadio Comunale di Torino, venne spazzato  e ripulito anche da volontari per tutta una notte. La Juventus giocò nonostante tutto la sua partita. Purtroppo, la pioggia quotidiana non spazzerà via l’amarezza di aver visto, nella giornata di ieri negozi aperti, anche se su base volontaria, per l’arrivo di numerosi fedeli nella nostra città (questa è la giustificazione). Una città che a detta di molti si avvia ad accogliere sempre piu’ turisti, e che dovrebbe “essere aperta”,; a me personalmente ha dato l’idea di una città “delocalizzata” con la presenza  di lavoratori divisi in squadre: chi gioca in serie A e chi gioca in serie B. Diritti compressi. Con una nuova “guerrra” tra poveri “alle porte”. Era proprio necessario tenere aperti i negozi in una giornata di festa, quale quella del primo maggio?

“L’avvenire della democrazia ha come caposaldo gli ideali della Resistenza”

resistenzaLa riflessione odierna, in differita, perché sintetizza la meravigliosa giornata di ieri, (il corteo del primo maggio), non la “titolo” il mondo che vorrei, ma prendendo in prestito “lo striscione” dell’A.N.P.I. , Associazione Nazionale dei Partigiani d’Italia (Comitato Provinciale di Torino), la dedico “all’avvenire della democrazia che ha come caposaldo gli ideali della Resistenza”. A loro, ai partigiani, dobbiamo tutto. A loro sono stati tributati i migliori e i più lunghi applausi. A loro, anche il mio.

Il loro gruppo è stato il primo che ho incontrato in via Po. Loro, le loro storie, la loro appartenenza, il loro lascito. L”emozione che ha mi ha suscitato, nel vederli dietro lo striscione, ha rotto l’ansia che mi ha accompagnato lungo il percorso che da casa mi portava in Piazza. “Clop, clop, clop”: Palazzeschi? No: era il mio incedere veloce verso la Piazza, come capita tutti gli anni, il primo maggio, a partire dal lontano 1994, (quando a Torino si organizzò la manifestazione nazionale). Che sole quell’anno. Che sole quest’anno. Chi governava nel 1994, governa anche oggi. Tristezza. Allora era stata sconfitta “la gioiosa macchina da guerra”: disintegrata. Aveva preso piede la “destrutturazione sociale e politica” nel nostro Paese; una destrutturazione per la verità già avviata nel decennio precedente. Oggi, forse anche per colpa del “voto utile”; e non solo.

Dopo il primo striscione ecco il secondo: “Associazione Nazionale Partigiani d’Italia” di San Mauro, Castiglione, Gassino Torinese. E poi ancora un altro: “A.N.P.I. “di Settimo Torinese. Poi la Filarmonica di Torino, il Sindacato Pensionati Italiani, di Ciriè e Valli di Lanzo; quello Fillea di Torino; “Sanità Privata” Funzione Pubblica Cgil; il “SILP”, Sindacato italiano lavoratori di polizia di Torino; la Cgil, Cisl, Uil Scuola; “l’Associaione Giuristi Democratici”; “Lavoratori Fiom-Cgil Ind. Pininfarina Torino”; quello della Thyssenkrupp listato a lutto; Fiat Cgil Mirafiori; quello dell’Iveco SPA Stura”; Cgil Fiom Iveco Area Tecnica; quello della New Holland, consiglio di fabbrica, Fim, Fiom, Uilm; poi Michelin Stura Torino; il coordinamento immigrati Cgil torino; e poi tanti, tantissimi cartelli: “Contro il razzismo diritti uguali per tutti”; “La pelle ha tanti colori. Le lacrime uno solo.”; “Fermate il genocidio in Sri Lanka”; “Contro i padroni, contro i baroni”; “O la borsa o il lavoro”. E tanti, tantissimi altri ancora che sicuramente non ho menzionato. La partecipazione è stata enorme. Proprio tanta bella gente. Bello ed utile il lavoro svolto dalla Commissione Lavoro di Rifondazione Comunista di Torino: un grazie a Carmelo Inì, Giorgio Pellegrinelli e gii amici di Chivasso, che insieme al primo maggio festeggiavano anche il loro amore. Un grazie anche al segretario Paolo Ferrero.

L’arrivo in Piazza Vittorio mi pone una riflessione: “C’era una volta la sinistra italiana”. Appongo un interrogativo: “?” ripenso al titolo di una bella rivista, “Internazionale” che ho sfogliato poco tempo prima. Un dubbio, una perplessità che si manifesta solo nel momento in cui vedo “tre pezzi” che erano “uno”: Vendola con la sua nuova formazione; Franco Turigliatto, con Sinistra Critica, Ferrando, con il Partito dei Lavoratori. I tre, con Paolo Ferrero, in momenti diversi si salutano, si parlano, e inevitabilmente, il mio personale ascensore della memoria mi porta alle prime riunioni di circolo. Quanta gente, quanti ricordi. Saluto “vecchi compagni” di viaggio, e mi inserisco dove ritengo di appartenere, e rimanere: lo striscione della Federazione di Rifondazione Comunista fa da argine e dietro esso tantissima gente. L’interrogativo precedente è evaporato. Non ho sentito applausi, come negli altri anni invece si sentivano. E questo, sì, dovrebbe far riflettere. Chiudeva il corteo un nutrito e compatto gruppo di Lotta Comunista. Solite domande durante il tragitto, prima di sfociare in Piazza San Carlo verso le 12 circa. Anche per quest’anno il sole ci ha garantito una giornata davvero stupenda. Inizio a canticchiare anche io il “mondo che vorrei”, quello con una redistribuzione delle risorse più giusta, un mondo senza precariato, senza infortuni sul lavoro, senza cassaintegrati, mobilità, senza disoccupati non per scelta, e tutte le stranezze con cui “i mandanti” di questa crisi, che dura da ormai tantissimi anni, ci hanno apparecchiato la tavola del futuro, anche se noi, “la vostra crisi non la paghiamo“. Un mondo che vorrei: senza più accordi al ribasso, dove un altro mondo è possibile, dove chi corre troppo senta dentro la necessità di fermarsi e aspettare chi è rimasto indietro. Un mondo che potrebbe essere anche Airasca, e la SKF dove a vincere “nella competizione sindacale” è la mitezza, l’impegno, la solidarietà di una persona e di una organizzazione, certo le migliori, a mio modo di vedere: Barbara e la Fiom.

Buon Primo maggio a tutti noi “che ci eravamo mancati tanto”

elezioni-rsu-fiom-skf-airascaTorino 30 aprile 2009. In anticipo di qualche ora mi vedo una Torino, come da migliore tradizione, colorata di rosso, con tanta gente, donne, uomini, bambini, uniti, sotto un unico colore: il rosso, della passione, di un ideale; ideale di giustizia sociale, volta ad una redistribuzione più equa delle risorse. Il mio grazie va a tutte le persone che ho conosciuto fin da bambino e che mi hanno trasmesso il senso di un’idea di giustizia. Una di queste, la partigiana Enrica Dellavalle, che mi ha trasmesso “storia”, di solidarietà e di lotta. Dei suoi parenti, che lavoravano nelle fabbriche di Torino, dei suoi numerosi scioperi, che oggi, quando vengono indetti, non sono più partecipati. Un ricordo ed un grazie a tutti i racconti di Gianni Alasia, che con i suoi racconti nel giorno della liberazione di Torino, e delle sue manifestazioni al primo maggio, fanno ancora venire la pelle d’oca. Un grazie ai compagni della Fiom, che questa sera, dopo tantissimo tempo, rivedrò: compagni della Fiom Denso, che si propongono come candidati a Poirino. Candidati in una lista civica ma che portano in essa la propria “storia” e la propria appartenenza a Rifondazione Comunista. Palazzo Claudio, Cardamone Michelina e tantissimi altri, che continuamente si battono ogni giorno per “l’affermazione dei diritti sul luogo di lavoro”. Insieme a loro rivedrò tantissima altra “bella gente”, che vuole ringraziarmi per il bellissimo lavoro svolto con il blog e portato alla conoscenza di molti grazie anche all’articolo di giornale “Classe operaia va sul web”, anche se io, vorrei portarla “in paradiso”, senza più lotte né “conflitti”, perché finalmente “hanno ottenuto tutto quanto di cui hanno bisogno”. Compagni di fabbrica, come quelli che rivedrò domani, come quelli conosciuti nelle manifestazioni: Barbara e gli  amici Fiom della SKF impegnati di qui a poco in una campagna sindacale che li vedrà impegnati in una tornata “elettorale”- sindacale. Il Blog li sostiene. I miei migliori auguri e la mia preferenza è ormai nota: “Barbara delegata”. Insieme ad altri  della Bertone, Indesit, Magneti Marelli, Iveco e tutti, ma proprio tutti, che insieme abbiamo “invaso” più volte le strade e le piazze di Roma e Torino. Auguro a tutti un buon primo maggio, e prendo a prestito delle parole dedicatemi da una persona particolare: “ci eravamo mancati tanto”.

Buon primo maggio 2009.