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Italia, 150 anni. 1861-2011

E così dopo aver tappezzato numerosi palazzi e balconi di Torino, il giorno fatidico dei festeggiamenti per l’unità d’Italia, è arrivato. A Roma, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dallo scranno piu’ alto che fu già suo ci ricorda, due cose essenziali, tra la lettura delle sue 26 cartelle: l’importanza della nostra Costituzione, “solido ancoraggio” e l’accenno ai giovani con “la drammatica carenza di prospettive di occupazione e valorizzazione delle proprie potenzialità”.

Già, la Costituzione, così sempre sotto attacco da una parte poltica. I giovani, invece, privati della possibilità di immaginarsi un futuro. Sei generazioni, sono passate dal 17 marzo 1861. Sei, un periodo storicamente breve, ma lungo abbastanza per le vicende e le sofferenze in esso comprese. Un periodo di costruzioni, demolizioni, ricostruzioni. In tutti i sensi.

Si, gli “slanci individuali sono capaci di fare la storia se navigano insieme a quelli di milioni d’altri, se fanno parte di un progetto collettivo”, come annotato un paio di giorni fa su un editoriale di un noto quotidiano torinese. Mi domando pero’ come mai questi slanci individuali non possano essere sommati in altre situazioni, quando occorrevano forti prese di coscienza, e ripenso agli accordi di Pomigliano, Mirafiori, firmati in tutta fretta da alcuni,(per fortuna la Fiom è una garanzia e dice no) con condizioni al ribasso, che impediscono di guardare al futuro. Condizioni che ci riportano indietro, che hanno fermato le lancette dell’orologio. Una situazione ottocentesca. Identica cosa con la scuola. Con le sue forme di precariato, che rasentano il caporalato anni cinquanta, sessanta. Nella tutela della scuola pubblica, come è possibile che siano scesi in piazza anche coloro che hanno partecipato a predisporre la “macelleria sociale”, il piu’ grande licenziamento di massa che questo Paese abbia conosciuto? Scuola pubblica da tutelare, perchè se è nell’ignoranza che cresce la sottomissione, è nella conoscenza che puo’ venire la ribellione. Mi domando con quale coerenza, in molti, scendano in piazza a tutelare la Costituzione e poi approvano e caldeggiano la riforma della giustizia, lesiva dell’articolo tre della stessa carta, riforma che potrebbe impedire l’obbligatorietà dell’azione penale (si, obbligatoria, ma sulla base di una relazione del Ministro della Giustizia che individerebbe alcuni criteri di priorità).

Mi domando ancora come non si riesca ad arrivare ad una “coralità” che dica un no chiaro al nucleare ostianandosi nonostante gli eventi drammatici del Giappone ad inseguire quella possibilità. Mi domando come si possa privatizzare l’acqua pubblica, dopo tutte le fatiche fatte per portarla nelle case degli italiani con un sistema di acquedotti.

Allora si, stupiamoci, rallegriamoci di questo sventolio di bandiere, ma ricordiamoci anche di scendere in piazza, insieme, per la tutela dei diritti fondamentali, della Costituzione, a tutela della scuola pubblica, della sanità, e indignamoci quando un governo come questo non riesce, non è capace ad individuare e fissare le priorità di un popolo che esprime bisogni, pone domande, chiede poltiche capaci di risolvere il problema della disoccupazione giovanile che viaggia al trenta per cento, della precarietà, che impedisce di “volare” alto e guardare collettivamente ad un futuro diverso. Provare ad immaginarselo, almeno. Siamo spariti anche dalle dichiarazioni Irpef. L’impatto della crisi, nel numero contribuenti Irpef: 280 mila in meno rispetto all’anno precedente. Un italiano su quattro non ha pagato l’Irpef perchè se le entrate sono scarse le imposte dovute sono azzerate dalle detrazioni. Sono “fasce povere” e giovani precari, che hanno poco o niente e quindi un eruo da versare.

Un’epoca questa dove il privato e l’apparire hanno “sfondato” paurosamente. Sono stati bellissimi questi due giorni,a Torino, e a tratti hanno ricordato le Olimpiadi invernali del 2006, con le sue notti bianche. Bulimia da bandiere, si. Traffico impazzito, ieri. Centomila o duecentomila, poco importa. C’era la voglia di riprendersi la piazza. Una piazza reale, finalmente. Non piu’ virtuale. Ma voglio ricordare anche che spesso il pubblico è trascurato, molto. Basta prendere la passarella, a Torino, costruita in occasione delle Olimpiadi invernali, che dagli ex mercati generali ci porta al Lingotto per vedere come la situazione non sia certo delle migliori: scale mobili poco funzionanti, degrado….certo, quando poi si entra nel centro commerciale è tutta un’altra cosa. Torniamo a valorizzare il pubblico, anche se quest’epoca della superiorità del visuale su qualsiasi altra forma percettiva è cosa nota. Società dell’apparire, delle immagini, forme visibili del mondo, che sono diventate con ogni probabilità il punto di contatto fra l’uomo e il reale. Facciamo festa, si, ma abbattiamo queste forme di individualismo esasperato che ci hanno rinchiuso sempre piu’ in noi stessi. Ricordiamoci che questi 150 anni sono stati anni di dura lotta, di conquiste del movimento operaio.

E’ stato bello vedere un finalmente un fiume di gente: via Garibaldi, Piazza Castello, la Mole Antonelliana con i suo anelli che rappresentano la bandiera italiana, il Museo del Cinema, Piazza Vittorio, i Murazzi, i Capuccini, via Po, via Pietro Micca.…E’ stato bello salire sul Monte dei Cappuccini, posto tradizionalmente da innamorati, e vedere la città, nella sua bellezza, con le sue luci, la Mole Antonelliana, e da li sopra, poter immaginare un futuro, una stabilità e la fine della precarietà, in tutte le sue sfaccettature e poter desiderare così un futuro tranquillo, sotto un cielo stellato. Bello pensarlo…ma uniamoci nelle lotte.

Per un popolo civile non c’è nulla di peggio che farsi governare senza resistenza

Ora, sciopero generale

Ricevo e pubblico da Simone Ciabattoni, partecipante allo sciopero del 28 gennaio 2011

SCIOPERO, SCIOPERO GENERALE!! QUESTO E’ LO SLOGAN CHE HA CHIUSO LA MANIFESTAZIONE ORGANIZZATA DALLA FIOM A TORINO. URLATO DAI RAGAZZI DEL COLLETTIVO UNIVERSITARIO AUTONOMO ( SPEZZONE SOCIALE), QUANDO STAVA FACENDO IL SUO INTERVENTO ENRICO PANINI COMPONENTE DELLA SEGRETERIA NAZIONALE DELLA CGIL. HA TRASCINATO TUTTA LA FOLLA , A SCANDIRLO, A TORINO COME A BOLOGNA IL GIORNO PRIMA, MA ANCHE A MILANO E POMIGLIANO, IN TUTTA ITALIA SI INCALZA CON FORZA LA CGIL A PROCLAMARLO. UN GRANDE COLPO D’OCCHIO A TORINO; MIGLIAIA E MIGLIAIA DI BANDIERE ROSSE SVENTOLANO LUNGO VIA CERNAIA DA DOVE E’ PARTITO IL CORTEO; SE ALLE 11.30 LA TESTA E’ GIUNTA IN PIAZZA CASTELLO DOVE HANNO ALLESTITO IL PALCO, LA CODA SI ACCINGEVA A PARTIRE. OLTRE ALLA FIOM ANCHE I COBAS, CUB, USB ( TRA I SINDACATI), STUDENTI POPOLO VIOLA E NO TAV, FEDERAZIONE DELLA SINISTRA, SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTA’, SINISTRA CRITICA, PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI (TRA I PARTITI). TANTI I GIOVANI DELLA FDS CONTRO IL ” MODELLO MARCHIONNE IN FABBRICA E IN UNIVERSITA’, RICCA LA COMPONENTE DEI GC DIETRO LO STRISCIONE ” LA PEGGIO GIOVENTU'” IN RIFERIMENTO ALL’ARTICOLO SU IL TEMPO, ANCHE LA FGCI CON IL COORDINATORE NAZIONALE FLAVIO ARZARELLO. GLOBALMENTE LO SCIOPERO E’ RIUSCITO, L’ADESIONE,SPIEGANO I METALMECCANICI DELLA CGIL, E’ STATA SUPERIORE AL 70%. POLITICAMENTE RIMANE UN GRANDE VUOTO PERCHE’ IL MAGGIOR PARTITO D’OPPOSIZIONE NON INTENDE APPOGGIARE QUESTE ISTANZE; DICENDOLO ALLA VELTRONI …. MA ANCHE, SI TIENE IL PIEDE IN DUE SCARPE; SOLIDARIETA’ AGLI OPERAI MA ANCHE AGLI IMPRENDITORI. NOI COMUNISTI NON CI STIAMO, SIAMO DALLA PARTE DI CHI GUADAGNA A MALA PENA 1000 EURO AL MESE. C’E’ UNA GRANDE VOLONTA’ DI UNITA’ DELLA SINISTRA E, COME HA DETTO IL SEGRETARIO PAOLO FERRERO ” E’ CRIMINALE MANTENERE LE DIVISIONI QUANDO C’E’ UN PUNTO DI VISTA UNITARIO”. A MIO PARERE NON CI DEVE SPAVENTARE L’ESCLUSIONE DEL PD TORINESE AD UNA ALLEANZA ELETTORALE CON I DEMOCRATICI NELLE AMMINISTRATIVE, SIA PERCHE’ NON SOLO I SOLI A DECIDERE MA TUTTA LA COALIZIONE, SIA PERCHE’ IN QUESTI GIORNI A MIRAFIORI E IERI A POMIGLIANO, ABBIAMO CREATO INSIEME AGLI OPERAI QUELLE MOBILITAZIONI UTILI A TRASFORMARE LE LOTTE IN ELEMENTI COSTITUTIVI PROGRAMMATICI. SAREMO CREDIBILI SOLTANTO SE CONTINUIAMO A GRIDARE CON FORZA LA NOSTRA CONTRARIETA’ ALLA SVENDITA DEI DIRITTI, ALL’AFFOSSAMENTO DELLA COSTITUZIONE DELLO STATUTO DEI LAVORATORIE , METTENDO AL PRIMO POSTO IL TEMA DEL LAVORO , COME PRIORITA’ DA AFFRONTARE. SE QUESTA ESCLUSIONE DELLA FDS SI CONCRETIZZERA’ REALMENTE, IL PD POTRA’ ESSERE LA CAUSA DELLA VITTORIA DEL CENTRO DESTRA A TORINO CHE IN 70 ANNI DI STORIA, E’ SEMPRE STATO ALL’OPPOSIZIONE! Simone Ciabattone, studente universitario, agraria

“Al fianco di chi ha avuto il coraggio di votare No e a fianco di chi ha dovuto votare si”

Un bruttissimo film italiano, pare stia per volgere al termine. Fortunatamente. Mentre alcuni, pochi, a dir la verità, ridono, e se la ridono, degli ultimi avvenimenti, altri piangono, disperatamente. A milioni.

Il 2011 (a leggere alcuni dati), non sarà economicamente un anno teso al recupero economico. La disoccupazione, molto probabilmente, subirà un incremento. Undici per cento? E “loro, i ricchi, ridono”.

Per quanto riguarda Mirafiori, e prima ancora Pomigliano, pare che “l’esigenza” o la “contingenza” di quelle realtà specifiche, si stia espandendo, ora, a macchia d’olio e davvero, nelle fabbriche qualcuno, (complici anche coloro che hanno “la penna facile”) ribadirà un concetto, una frase, “D’ora in poi la legge è questa spada: vita a chi si sottomette” (Shiller). Noi, NO. Ci opporremo. Dopo Pomigliano, Mirafiori, Cassino, Melfi?

Per fortuna esiste la Fiom, “al fianco di chi ha avuto il coraggio di votare NO e a fianco di chi ha dovuto votare SI”. Bellono e la Fiom continuano a stare al fianco degli operai. Gli altri a dire che “gli accordi sono sempre migliorabili”. Svegliatevi!!!! Nel frattempo vorrei ricordare ad alcuni sindacalisti di leggere attentamente la vicenda relativa al monovolume LO finito in Serbia e come sia terminata, o come stia andando la faccenda in quel Paese. Non mi pare che la stampa italiana abbia dato rilevanza a questo aspetto (tranne forse Liberazione e il Manifesto).

A proposito di informazione che sembra tanta ma in realtà non lo è mai, nonostante tutti siano “always on”, colgo l’occasione per ricordare che mancano poche ora alla scadenza per impugnare una legge che se non impugnata, non garantirebbe di tenere in vita i diritti maturati nel corso degli anni a tutti i precari . Il riferimento, come accennato altre volte è il collegato lavoro. Recatevi immediatamente presso un sindacato e fatevi tutelare. Agite per salvaguardare i vostri, nostri diritti. Scadenza il 23, che pero’ è una domenica (e il 22 sabato). Per quanto mi riguarda ho solo visto “cartelloni” di Rifondazione, della Federazione, posti lungo le strade che ne sollecitavano il ricorso.

Ancora, colgo inoltre l’occasione per ricordare, ai torinesi e piemontesi, che, come l’anno appena trascorso, anche per questo torna il “bonus per i ritardi” dei treni. Dal 18 gennaio e fino al 27 gennaio ci sarà la possibilità di ottenere un risarcimento per i ritardi treni (in riferimento al periodo marzo-ottobre 2010 gennaio e febbraio erano stati già rimborsati).

Probabilmente, allo sportello trenitalia apporranno un timbro sul vostro tagliando mensile. In ogni caso, il mensile, non cestinatelo, potrà servire in sede di dichiarazione dei redditi.

Una cifra irrisoria per i disagi che sopportiamo quotidianamente, per le ore che perdiamo al lavoro, per lo stress che subiamo e tutte le opportunità mancate, ma….meglio affrettarsi e non perdere quei pochi soldi. Sono soldi nostri. Pochi, sempre pochi, ma nostri.

Arrivederci al 28 gennaio.

Scuola sottosopra. No al “bavaglio”

Da tempo non mi capitava di rivivere il sentimento, relativo ad un addio. Episodi simili, si ripetono con frequenza annuale. Nella scuola. Alla scadenza di ogni contratto. Venerdì, la prima scadenza. Non un numero. Non una dei “mille dipendenti” che si appresta, a Torino e provincia, ad essere colpita dai tagli alla scuola. Una persona in carne ed ossa. A fare da cornice, all’addio, i colleghi. Giugno: alunni “licenziati”. Lavoratori, anche. Periodo di tagli e “bavagli”. Per giornalisti, operai, lavoratori della scuola. Si, perchè il bavaglio, non soltanto non va bene al giornalista piu’ quotato, ma anche all’operaio di Pomigliano, impossibilitato ad esprimere la propria opinione, aderendo ad uno sciopero, a potersi curare in caso di malattia (almeno per i primi tre giorni), o, adempiere a funzionario pubblico durante le elezioni. Eppure in questo periodo, le vendite che vanno per la maggiore ricordano un famoso concentrato, di pomodoro: “o così o pomì”. Anche a scuola, il bavaglio. A molti, solo i no: no ai corsi sulla sicurezza, no alle visite mediche interne, no ad essere rappresentanti sindacali, no a maturare un’anzianità di servizio. Perchè ai precari si è messo il bavaglio. Ai “fissi” lo si sta per mettere, grazie ai 6,5 miliardi non contabilizzati nella manovra per il mancato contratto nel pubblico impiego. Senza citare l’intervento sulle pensioni e sulle donne.(ma non vi era una direttiva, del 1978 che lasciava liberi gli Stati per definire l’età di pensione?). Non parliamo poi dei tagli ”grazie alla riforma” Gelmini. Sabato, è stato “festeggiato”, con anticipo, dai colleghi, il termine del mio contratto. Annuale, da 950 euro mensili, senza mensa, 140 km (a/r), quasi cento euro di abbonamento treno. Fortunatamente, il “bavaglio” al cuore delle persone non lo si puo’ mettere e così, quella scuola, è diventata casa, focolare e accoglienza. Alida, Ornella, Patrizia, Gianni, Rina, Anna, Marinella e altri, non resteranno solo nomi di colleghi, ma persone con cui si è costruito qualcosa, persone che esprimono fede nella solidarietà e nell’attenzione verso chi è precario. In controdenza in questo periodo, che “imbavaglia” e distrugge, diritti e rapporti personali. E mentre quel posto sto per perderlo, uno, non retribuito, ma importantissimo e con immenso valore so di averlo conquistato. Nel cuore dei colleghi. “Grazie per averci portato un po’ di movimento, diverso dal solito, per averci fatto compagni e donato un po’ di allegria. Ci sarà sempre nel nostro cuore un posto riservato a te”.

Non siamo piu’ nel Novecento, ma non voglio essere proiettato nell’ottocento.

La Fiom dice no. I Cobas pure. “Il re è nudo”.

La Fiom dice no. “Il re è nudo”. Grazie alla Fiom si è alzato il velo su una questione che sembrerebbe sindacale ma è politica. Derogare dal contratto nazionale, saltare la Costituzione e ,con un colpo solo, aggirare lo Statuto dei Lavoratori e avviarsi verso lo Statuto dei lavori.(tanto auspicato dalla destra e da Confindustria). La Fiom ha avuto il merito di “illuminare” una situazione davvero “sotto ricatto”. Pause ridotte, pausa mensa al termine del turno di lavoro, malattia, assenze, scioperi, settimane di lavoro alternate, una da quattro giorni, una da sei. Queste le “imposizioni” per restare a Pomigliano. Prendere o lasciare. Davvero una richiesta incredibile a chi vive ormai da tempo con 700 euro, essendo in cassaintegrazione. Naturalmente, come ormai da molto tempo, gli altri sindacati “hanno preso” senza neanche alzare il velo e mostrare “i costi” di una tale operazione. Incredibile che un ministro abbia subito mostrato da quale parte stare. Un tempo almeno, un Ministro del Lavoro, avrebbero cercato di mediare, avrebbe convocato le parti. Oggi….Oggi tutti hanno fretta nel fare carta straccia le leggi, lo Statuto, la Costituzione. Grazie alla Fiom, in questi giorni, molti si sono soffermati, a pensare, riflettere. Sul presente e sul futuro. A quelle condizioni, poco manca che i posti di lavoro siano campi attorniati da filo spinato. E’ proponibile un investimento a quelle condizioni? No. Ma quel tipo di modello, quelle richieste, una volta avviate, potrebbero essere sperimentate in altri siti produttivi? Un referendum che viola diritti non ha senso. Pensare, riflettere. Per prima cosa i tesserati delle altre sigle sindacali dovrebbero riflettere se rinnovare ancora l’adesione ad un sindacato dalla penna facile. Secondariamente, con quella assurda pretesa, molti avranno compreso come nella stessa lista, politica, rappresentanti del capitale e del lavoro non possono “avere cittadinanza”. Il capitale non puo’ e non potrà mai essere buono. Finalmente qualcuno capirà quanti e quali guasti ha causato “il voto utile” di veltroniana memoria. Per la Fiom non è certamente la prima volta a trovarsi in solitudine nella difesa dei lavoratori e nella tutela dei loro diritti. Ricordo altri scioperi, in solitaria. E molti soldi persi grazie alle firme facili di altri sindacati.
Ma non soltanto la Fiom ci ha aiutato a fermarci e riflettere. Nel mondo della scuola i Cobas hanno proclamato il blocco degli scrutini. Iniziativa ben riuscita che ha smosso, finalmente, tantissimi. Speriamo si possa creare una sinergia tra il mondo del lavoro e quello della scuola al fine di dare una spallata definitiva a quanti vorrebbero riportarci indietro di quaranta anni. Al tempo delle ferriere.
Per quanto riguarda il blocco degli scatti nel pubblico impiego, ricordo che il mondo della scuola vede un numero elevatissimo di precari, per dieci, quindici anni, con contratti, di diritto o di fatto, annuali, dove l’anzianità, è davvero un sogno. Ogni anno che passa, sei e resterai sempre nuovo. Senza scatti. Ora speriamo arrivino quelli d’orgoglio.

Suonerà ancora, la campanella della scuola. Non per tutti

Fine della scuola. Scuola alla fine. Scuola povera. Povera scuola. Poveri noi.
L’ultima campanella ci ha segnalato la fine delle lezioni. Ragazzi in libertà. Professori e ata, precari, pure. Saperi e legami che saranno “tagliati” senza cura. Operai a Pomigliano sotto ricatto. “O così o pomì”, sosteneva una pubblicità alcuni anni fa. Ormai è dal 1993 che grazie ai famosi accordi “piu’ di così non si poteva ottenere” si sono persi soldi, potere d’acquisto, dignità. Proporrei, data l’urgenza e la necessità, di questa congiuntura economica, ormai trentennale, un decreto legge che ripristini “lo stato di schiavitu’”. Continuamente sotto ricatto. Ad accettare anche l’impensabile. Ad accettare un’età pensionabile di 70 anni. Bisognerebbe alzarsi, al mattino, e pensare di essere un operaio in linea di montaggio, un addetto al call center, un precario, e di avere 70 anni. Non un ricco imprenditore, proprietario di televisioni. Oggi il 72% dei pensionati “è sotto i mille euro”. Fra trenta anni, sotto di quanto? O quanto sotto? Registi delle nostre vite, tanti. Strano che il “richiamo” dall’Europa che conta verta sull’età pensionabile ma non sulla “quantità” economica percepita da chi è pensionato. Banche salvate dallo Stato, cioè da noi; imprese, salvate dallo Stato, cioè da noi; parte del sindacato che firma, senza il nostro consenso, accordi che derogano ad una contrattazione collettiva. Manovra economica “sulle nostre spalle”. Riforma della Costituzione; riforma dello Statuto dei Lavoratori, in Statuto dei lavori, spostando così la centralità dalle persone nuovamente al “capitale”, come era prima dell’entrata in vigore dello Statuto. Continuiamo ad osservare tutto cio’ come fosse un film, solo che gli attori di questo film sono protagonisti muti, incapaci di ribellarsi ad una trama simile. Spero che si ritrovi al piu’ presto la voglia di fermarci, porci domande, e riscoprire il senso della solidarietà. Torniamo ad odiare “l’indifferenza”.
Ultima nota. La Stampa di alcuni giorni fa, pubblicava alcuni dati, (riportati da “Il Fatto”), grazie al contributo dei militanti dell’Usb-Rdb….andate a leggere le pensioni di alcuni nomi illustri…..

Lettera inviata da Lucia tramite e-mail

Ciao Romano! Non è facile commentare il tuo scritto, che porta come sempre cifre e notizie che dovrebbero farci indignare e che passano nell’indifferenza. berlusconi-crisiAnch’io sono molto preoccupata della situazione in generale, ma non tanto per le “porcherie” che sta facendo Berlusconi (le risposte alle crisi, da destra, sono sempre populiste e dittatoriali, e il “Berlusca” non ha alcuna intenzione di costituire un’eccezione!) quanto per l’incapacità che sta dimostrando la “sinistra” in generale di affrontare questo attacco che viene portato avanti contro qualsiasi diritto dei lavoratori. Il partito, il nostro partito, si sta dimostrando non in grado (per tutta una serie di motivi, che vanno dalla rissosità interna alla carenza di analisi della situazione, dai tentennamenti elettorali al timore di nuove scissioni) di indicare ai lavoratori le strategie che possono portare a una nuova stagione di conflitto, nelle fabbriche e nella società in generale. Il movimento studentesco dell’autunno scorso ha fatto capire che una buona parte della società è pronta a lottare per opporsi a scelte sciagurate, ma la mancanza di direzione politica della lotta non ha permesso che si sviluppasse quella consapevolezza che sola può portare a una vittoria anche parziale. Ti domandi come mai al convegno di sabato sulle delocalizzazioni non eravamo in tanti; forse proprio perché manca la volontà di cercare una risposta che sia comprensibile per i lavoratori, perché magari dopo tocca parlarci davvero con gli operai, cercando di capire come mai siamo (noi del partito) così “incompresi” dalla classe cui vorremmo essere riferimento. Ma non voglio fare polemica, vorrei solo che nel partito si aprissero delle discussioni serie, tra compagni che vogliono capire e intervenire, e non solo salvaguardare i propri posti o le proprie prerogative. Ti faccio un esempio: a Pomigliano a fine febbraio c’è stato uno sciopero territoriale molto riuscito. I compagni del circolo di fabbrica della Fiat-Avio erano in prima fila nell’organizzazione; nel suo intervento Rinaldini ha proposto una manifestazione nazionale del gruppo Fiat a Torino che difatti è stata convocata per il 18 aprile. Nel frattempo i compagni di Pomigliano hanno organizzato delle “trasferte” per andare ad incontrare altri lavoratori di altre situazioni per discutere con loro e ampliare il fronte di lotta. A Torino un’iniziativa simile era stata proposta al responsabile della commissione lavoro della federazione che non aveva manifestato alcun interesse per realizzarla. Dopodiché è intervenuto il partito regionale dando la sua disponibilità per organizzarla il 17 aprile, la sera prima della manifestazione nazionale; e la commissione lavoro cosa fa? invece di unire i suoi sforzi a quelli del regionale indìce per la sera del 16 aprile un seminario per spiegare ai lavoratori come utilizzare gli strumenti legislativi per affrontare la crisi. A me questo pare un esempio di quello che ti dicevo prima: salvaguardia a tutti i costi dei propri piccoli pezzi di potere a discapito dell’interesse collettivo. Che fare? Continuare ad arrabbiarsi, cercare (come hai fatto tu con il tuo blog) di aprire degli spazi di confronto e di ricerca comune, intervenire e lavorare con gli operai che ancora hanno voglia di spendere tempo ad ascoltarci, ma soprattutto cercare (con loro) di individuare quelle azioni capaci di riattivare percorsi di lotta e di opposizione. Attenzione però: non sono di sicuro i convegni e i seminari, per quanto interessanti, che possono sortire questo risultato, ma piuttosto le azioni concrete, realistiche, e soprattutto che possano portare a qualcosa di comprensibile. A me pare ad esempio che un’azione simile, concreta, spiegabile potrebbe essere la ripresentazione della proposta di legge a livello nazionale attraverso una raccolta firme da effettuare davanti alle fabbriche spiegando ai lavoratori che quello che appare ineluttabile (la delocalizzazione) loro possono -con la loro sottoscrizione- contribuire ad arginarlo, e che la forza che avrebbe questa proposta di legge (che noi avevamo già presentato durante il governo Prodi, e quindi è ancora depositata in parlamento) sarà quella delle migliaia e migliaia di firme apposte dai lavoratori. Forse potrebbe essere un modo per ritrovare un contatto e un confronto con tutti quegli operai che pensano, magari con tristezza e disperazione, che anche il PRC è solo a caccia di poltrone e di voti. Sarebbe bello se gli operai che hanno scritto sul tuo blog dessero un parere, si esprimessero su questa ipotesi; è possibile che non ne esca fuori nulla, che anche questo appaia come una possibilità lontana, ma non si sa mai… Hasta siempre!

lucia

Arrivederci al 4 aprile

piazza-san-giovanni-roma-13-02-09Sono tornato da poco; era, infatti, passata la mezzanotte da quando ho rimesso piede a Torino, dopo la splendida manifestazione a Roma, dove metalmeccanici e pubblico impiego si ritrovavano per la prima volta a manifestare insieme.  L’indecisione: “a quali delle due categorie appartenere si è manifestata da subito” pur essendo iscritto nel treno del pubblico impiego, dove peraltro attualmente lavoro,  mi ritrovavo contemporaneamente iscritto nel treno dei metalmeccanici, grazie al pensiero sempre fisso del mio ex RSU Claudio Palazzo ( una storia, una figura carismatica in una grandissima azienda in provincia di Torino). Volevo stare con chi “soffre di più” la condizione economica e lavorativa, ora. Chi soffre di più?

Loris Campetti, sul Manifesto di oggi, afferma che un operaio che manifesta oggi, non lascia soltanto la parte economica relativa alla giornata di lavoro: se, infatti, la sua azienda è in cassa integrazione, quell’operaio che ha deciso di manifestare perderà anche una parte degli “istituti” ad esso connessi (tredicesima, ferie, ecc). Se, infatti, non si lavora per 15 giorni  al mese i “ratei di ferie, tredicesima e quattordicesima non vengono corrisposti. Il lavoratore assunto il giorno 16 del mese, in quello stesso mese non vedrà corrisposti i ratei corrispondenti.  Se partecipa con il pubblico impiego – continua nell’articolo, – (dopo tutte le cose già dette) è un eroe. Io penso che eroi siano entrambi i lavoratori, “uniti dove qualcuno vuole disunire”. Avessi potuto rimanere per un tempo’  su un treno ed un altro tempo’ sull’altro lo avrei fatto volentieri. Alla fine ho deciso che avrei voluto ascoltare “storie” che fanno la storia, di persone, di fabbrica. Come dice Dino Greco, nell’editoriale di Liberazione in edicola questa mattina, “Democrazia e lavoro”, volevo ascoltare “Il lavoro, non nella sua astratta espressione sociologica, ma con i volti di donne e uomini in carne ed ossa” capaci di fare sentire la loro voce. Così, nel viaggio d’andata mi sono aggregato ad un gruppo di lavoratori di  Mirafiori, lavoratori delle “presse”, che già il nome incute timore. Mi hanno raccontato i loro trent’anni di lavoro, i cambiamenti, le condizioni attuali e le prospettive. Mi hanno raccontato di come, spesso, condividono anche quel po’ di tempo libero che rimane loro dopo il lavoro quotidiano. Il loro lavoro, continuavano nel racconto,  mentre i colleghi sono in cassa integrazione,  spesso “pare trasformarsi in più produttività'”, più movimenti, più sforzo fisico: più “toc””. E, nonostante ciò avevano tanta delicatezza nel ricordare i molti colleghi che non erano presenti su quel treno: impossibilitati ad esserci, vuoi perché con contratto scaduto, vuoi perché “stanchezza ed incertezza rendono talvolta impossibile condividere qualcosa, perché facilmente, se non hai prospettive, è facile cadere in depressione”. Durante il viaggio di ritorno invece ho condiviso “lo scompartimento” con un gruppo di una grande azienda in provincia di Torino: Barbara (che merita la mia stima e di tutti i lavoratori della sua fabbrica, in maniera incondizionata, dato che la condizione di genere la porta a “raddoppiare”, se non “triplicare gli impegni”: lavoro, mamma, sindacato: coraggio, Barbara!!), Massimo, Lello, Giuseppe, Stefano ed Altri mi hanno raccontato le “loro storie di lavoro”. Mi piacerebbe, se vorranno, “ospitarli” in questa specie di diario, affinché, anche in forma anonima, possano raccontare ciò che il tempo e la stanchezza di un viaggio ha reso difficile. In ogni caso, ho avuto la possibilità di conoscere un gruppo che davvero sa “materializzare” la solidarietà anche fuori dalla loro fabbrica. Una solidarietà che ad un certo punto mi ha fatto quasi sentire parte attiva di quello stesso gruppo, quasi come se lavorassi con loro da anni. Anche con questo bel gruppo si è parlato di cassa integrazione, crisi, difficoltà economiche; ma, anche tanta riservatezza nel “trattare” casi personali nella tutela della salute dei loro iscritti; i loro racconti erano pieni di una serietà e solidarietà che hanno reso e rendono grandi i valori espressi dalla FIOM.

Rinaldini – dal palco di San Giovanni – ha affermato: “Dobbiamo contrapporre la solidarietà all’odio, l’intolleranza e la divisione che diffondono il governo e la Confindustria: attaccano il diritto alla salute, con la misura sugli extracomunitari, manganellano gli operai di Pomigliano e dell’Innse, vogliono sterilizzare il Testo Unico sulla sicurezza perché – dicono – costa troppo alle imprese”. E, sempre, a proposito di “solidarietà” e medici, che parrebbero trasformarsi in “poliziotti”, ricordo che nella stessa città dove ho manifestato, un po’ di anni fa, in seguito ad una forte distorsione, sono stato  curato gratuitamente da alcuni medici presenti in un poliambulatorio nei pressi di San Giovanni: umanità e solidarietà resteranno sempre, nonostante i decreti.

A Roma, inevitabilmente la memoria è corsa ad un’altra manifestazione, quella del 15 febbraio 2003: quanti eravamo! Ieri non eravamo in egual numero,  ma si era in tantissimi ed è stata davvero “Una grande impresa”, portata a termine da tanta “Bella gente“.

Infine, un ringraziamento anche a Marco Prina, compagno di partito che si è adoperato per i biglietti nel treno “pubblico impiego”.

Un saluto ai compagni de Il Manifesto, che per combinazione ho incontrato a Roma, in particolare Katia, che mi ha ringraziato enormemente per gli abbonamenti, da me regalati, all’Inca Cgil di Torino  e, la compagna di area Valentina Steri, incontrata a Ostiense, e Pietro Passarino, grande funzionario Fiom, che ho avuto accanto durante tutto il tragitto del nostro corteo: da Roma Ostiense a Piazza San Giovanni.

Infine, un saluto al gruppo Magneti Marelli di Venaria Torino: amici di fabbrica, impegnati sempre a tutela della democrazia in ogni elezione politica, in qualità di rappresentanti di lista. Un contributo enorme, oltre che impegno e partecipazione.