Archivi tag: pioggia

Prima Comunione

“Sotto la pioggia”, e non è  soltanto una canzone, ma una  pioggia,  purtroppo, molto incessante, che  non accenna proprio a smettere, oramai da ore sulla città  della Mole come nel resto della Penisola. Il suo rumore, poco poetico, e mica da “pioggia nel pineto”, fino a poco tempo fa, ci teneva incollati, avvolti tra le coperte calde, nel  tepore di una lunghissima notte primaverile, nel nostro sano, buono e giusto riposo domenicale. “Buona domenica”, potrebbe essere la canzone adatta,  capace di farci compagnia, ma sotto la pioggia, in una giornata da Prima Comunione, proprio no.  Non è  da “Una giornata uggiosa” perché    non è  proprio bello, e  non sarebbe giusto definirla così. La Prima Comunione è da ricordare, per sempre, col vestitino, bianco, le scarpe nuove, il pranzo, i pasticcini alla panna, la torta, il pranzo  le foto ricordo, il sole fuori e “Quello” dentro. Una giornata “dalle cose nuove”, come ci hanno ripetuto letture e sacerdote. Ma ora, dal letto a fuori, siamo solo agli inizi di una lunga giornata. In mezzo ci sono i vestiti da scegliere, per la cerimonia, la porta di casa alle spalle, le pozzanghere, che sono “specchi” dove ritrovarci, nel qual caso ci fossimo smarriti,  e il tiro a segno per macchine in corsa nei pressi dei pedoni. Centrare la pozzanghera e bagnare il pedone, sport  preferito da certe tipologie. Visi da domenica mattina, in attesa del semaforo verde, rilasciano profumo di dopobarba alla menta, giornale sotto il braccio, nella mano destra il guinzaglio del cagnolino e nella sinistra un ombrello ben aperto. Semaforo verde e via, verso la metro, direzione Monte Grappa, per  la Prima Comunione di L. E nei ricordi, la mia, con quel gusto di pasticcini alla panna e alla crema e la telefonata del nonno che anticipa il suo regalo: “l’orologio della Prima Comunione”.

La Cappella degli Scrovegni a Torino

20170402_123836Domenica sotto la pioggia,  a tratti battente,  obliqua,  perpendicolare e talvolta  fastidiosa. L’annuncio “anticipato” primaverile-estivo non c’è  stato. Tutto rimandato. Alla prossima. La scelta e’ tra un buon libro,  un film,  mostra. Qualcuno ha sostenuto che da queste parti c’è  un modello della Cappella degli Scrovegni affrescata da Giotto

dal 1 aprile fino al 30. Ma qui non siamo a  Padova. In ogni caso opto per la riproduzione di Giotto. Intorno alle 10 decido di vedere il modello presso l’Istituto Fa a di Bruno,  in via San Donato. I pannelli riproducono in maniera fedele la Cappella degli Scrovegni. Le guide sono preparstissime e pazienti e il giro intorno ai tre registri  dura ’45 minuti circa. Dal modello il pensiero va a Padova (ultima foto). Certo non e’ la Cappella degli Scrovegni ma ne è  valsa davvero la pena. Ho pensato di accompagnare qualche classe. Un’ottima idea mi pare. Come questo Giotto a Torino.

Storie nel…”piattino”

E alla fine venne la pioggia. A Torino. Annunciata. Sperata. Dopo il caldo killer ecco affacciarsi in locandina “temporali tropicali” in un luglio di fuoco ma con “la tregua alle porte“. Pare il titolo di un film, andato, “Il nemico alle porte”. Ma non lo è, in questo luglio senza mezze misure. In lontananza il cielo torinese è grigio (sembra altro film, il cielo sopra Berlino) e il vento alza polvere mentre le nubi non annunciano nulla di buono. Una, due, dieci gocce insistono e dopo tanto insistere daranno forma a pozzanghere di varia entità. Corso Principe Oddone e corso Regina Margherita divengono nel giro di un battito di ciglia “corsie olimpiche“: gente al ritorno dall’ufficio, mamme con “pupi” al seguito, giovani in libera uscita e saggi che contemplano le trasformazioni della città su questa “spina” dorsale. Corrono, giustamente, tutt*. Ripiego velocemente verso la Sida alla ricerca di un tetto, di un riparo. Sarà un temporale breve, penso, passeggero, estivo, come certi fuochi d’amore. Ordino un’acqua e menta, come una “saggia” anziana torinese, abitué del posto. La polvere osservata fuori dalle vetrine “alza” all’interno della sala polverosi ricordi letterari e frammenti di storie e di vite personali”. Poi chino il capo sul moleskine e roteo la penna che si  pronuncia in stanghette e svolazzi vari fino a comporre frasi. Quasi due secoli fa, da queste parti, a Valdocco, qualcuno era alla ricerca di una tettoia divenuto il primo cortile poi dieci poi cento cortili…La Sida mi offre riparo, una penna e un blocco. “Se il maltempo si protrae bhe’, nell’attesa, qualcosa scriverò…” così ho pensato Torino 24 7 2015.foto e scritto Borrelli Romano.Intanto osservo fuori dalle vetrine mentre “va ora in onda una maratona continua”. Tutt* infatti corrono sotto la pioggia, ormai fradici e zuppi. Senza misure. Mentre scrivo penso alla Chiesa di ieri, luogo di rifugio e di frescura che aiuta altri a ripiegare oggi, cosi immagino, probabilmente ad verso altro “riparo” così come un 31 agosto di un po’ di anni faTorino 24 7 2015 foto Borrelli Romano Da qualche parte (in quella Chiesa) la giovane suorina- sacrista avrà lucidato a dovere il piattino argentato pronto a contenere e raccogliere “corpo glorioso“. Un gesto che si trasforma simbolicamente nel suo “raccoglimento” di vita nel suo incontrare: il piattino non ha anche la funzione di raccogliere quanto di più sacro possa esistere nella storia di una persona? Mi piace pensare quelle movenze gentili della suorina in questione rotesa verso l’accoglienza del prossimo, al servizio di persone che si raccontano si raccolgono e si accolgono e mettono tutte se stesse in quel…piattino. Un gesto reciproco, come bozzoli che si aprono dispiegandone le ali della libertà. A turno, in coda, Senza “perderne” una…briciola di quel pane che si chiama vita, degli altri. E allora mettersi in coda e immaginarie una sorta di Esodo non potrà che essere un piacere.

Poi, dal mio punto di vista, osservare una “coda”, (di cavallo!) è sempre un “Belvedere” (ah! la mia Belvedere a Porto Cesareo!) oltre che…un piacere per un’estate da…”ponytails“….Ci raccontiamo su qualcosa?

Pioggia mattutina su Torino e colazione a Palazzo Madama

Santa Maria di Leuca. Agosto 2014. Foto, Romano Borrelli (2)Piove su Torino e qualcuno potrebbe richiedermi dove è la novità. Il fatto è che la mattina presto è talvolta piacevole sentire il rumore dell’acqua, della pioggia, sui vetri e sull’asfalto della città. Acqua che pulisce e rinnova. A guardare fuori, dalle finestre, al di la dei vetri, luci della citta’ lentamente si accendono. E cosi si animano, o rianimano vite. Immagino quante famiglie tipo mulino bianco staranno preparando il latte caldo coi biscotti e miele in grande quantita’. Luci.  Comprendi che la città comincia ad animarsi.Forse non è ancora tempo di scuola. O forse per alcuni. In ogni caso, manca poco Per la maggioranza degli studenti. La sedia della maturità ormai è pronta. Chissà per chi. In questi giorni immagino bidelle e bidelli alle prese con  il formarsi delle classi: numeri su fogli, sezioni, piani e banchi che vanno e vengono per una decorosa accoglienza dei ragazzi. per la conta delle piastrelle invece, ancora tempo. Per il momento tralasciamo in soffitta questa “nuvola” e lasciamo che altre nuvole facciano fuoriuscire il loro contenuto. Di pioggia. In questo caso, acqua vera.  La pioggia è insistente. Il ricordo, ma solo per l’acqua, che li e’ mare, grande bellezza, verde e blu insieme, va al faro di Santa Maria di Leuca, a quella macchina che produce luce e regola e regala.

E’ quasi ora del caffè. …mi accomodo, con Quarta in sottofondo. Sfoglio un giornale, la rivista. Torno su Ravenna, su Classe e su Lecce. Un po’ di strada è stata fatta.1410420306565 Ora è tempo di cambiare scarpe per nuove e ulteriori strade e scale.Scarpe Espadrillas. Benetton. Torino. Foto Romano BorrelliChiaramente, sara’ l’acqua che scende copiosamente sulla nostra citta’che ha ripescato il recente passato e che ne ha risvegliato ricordi,che  il, caffe'(avrei voluto il rigorosamente forte Quarta, per la precisione)  testardamente volevo gustarlo col pensiero di Terrazze di Santa Maria di Leuca. In mancanza del mare restava una sola terrazza, di un palazzo, e l’acqua purtroppo non e’ il mare, ma fontane. 1410542190863Cosi questo benedetto caffe mi va di di gustarlo da una terrazza torinese prima del lavoro1410420405335Dove? una colazione a Palazzo Madama.1410420488883 Ho voglia di partecipare a questo rito tutto torinese cosi ben descritto  dalle colonne della cronaca torinese  de La Stampa. Cosi ben raccontato da aver suscitato in tantissimi, come me, questa voglia di partecipare alla nuova  idea rito del cappuccino a Palazzo Madama, inerente i festeggiamenti per i 300 anni dall’arrivo  di Juvarra (era il 1714).  Mentre osservavo la piazza e Torino fin dove possibile da questa vetrata,  dalla pancia di Palazzo Madama, prendendo parte al nuovo rito del cappuccino, i ricordi lentamente si riannodavano ancora al mare, al Salento, fino a quando una voce felice- infelice (felice per aver registrato il sold -out, infelice per non poter accontentare altri clienti) sussurra gentilmente, intorno alle 9.00 , ben in anticipo sull’orario di chiusura, mi ridesta dai sogni pensieri allo stesso tempo: “Signori, spiacenti, abbiamo terminato tutto”. Potete restare ma, per la colazione, a domani. “Tomorrow”.  In molti sono rimasti letteralmente a…..bocca non solo aperta ma asciutta. La forza di un articolo (e di una donna) cosa non ha generato. Complimenti. Davvero. Superati abbondantemente i 23 seduti a tavolino ieri, intenti a sorseggiare un buon cappuccino. Il rodaggio? Ampiamente superato. Se l’intento era quello di avvicinare i torinesi a Palazzo Madama, bhe, allora, ampiamente riuscito. E allora? Bene, bravi, bis. Complimenti ad Enrica Pagella, direttrice di Palazzo Madama.

Da qui sopra la piazza e Torino sono ancora piu belle. Possibile pensare ad una cena da quassu’? E’ una idea che lancio.

Ora, si torna. Anzi, si comincia.