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2 marzo

27 2 2016 Torino via Roma.Borrelli Romano foto20160302_091925Ci siamo lasciati l’inverno alle spalle, chiudendolo fuori senza esserci mai entrato. Ci siamo lasciati febbraio e i suoi 29 e i festeggiamenti per i 10 anni dalle OlimpiadiTorino 27 2 2016 Borrelli Romano foto. Cinquemila reduci volontari che hanno sfidato la pioggia torinese  lasciandosi addosso ricordi, giacche e spillette. Chi si ricorda i “bollini” per ogni giornata di “servizio” di volontariato sul proprio libricino, utili per meritarsi il famoso orologio  Olimpiadi Torino 2006? E quanto e’ bella la nostra citta’ con le sue “matite” rosse e passione che vive.  Sull’asfalto bagnato a lucido di via Roma, le “matite” (cosi paiono a me) sono pronte per fare un bel trucco. Se dieci anni sembrano lontani non lo sono invece i cinque universitari da alcuni mesi terminati.

Alcune fermate di metro alle spalle. Direzione Istituto Professionale, luogo di lavoro. Sulla metro leggo la tesi del mio amico e compagno di banco Alessandro,  dei nostri cinque anni trascorsi a suon di rinunce. Anni intensi di lavoro e studio: quando si dice alternanza lavoro-scuola. E si che noi una l’avevamo gia’, di laurea. Anni che ci siamo lasciati alle spalle. Una bella pagina di amicizia. Me lo scrive  e mi ringrazia nella sua tesi. “Grazie a te, Alessandro”, penso io mentre sfoglio. Tra pochi giorni tocchera’ anche a te. Ce l’abbiamo fatta, caro amico. Nonostante le difficolta’ col passare dei giorni penso che i ragazzi siano li, da un pezzo, ad aspettare le nostre lezioni. Da quando ho lasciato quel banco finalmente la passione per i libri, da me preferiti, e’ quotidiana. Talvolta onestamente capita…quel che capita e leggo di tutto un po’, ma, almeno, svincolati da esami. A parte quelli che quotidianamente mi impartiscono gli studenti.  A proposito: ho appena terminato un libro, un amore di libro. E che libro, di Francesca Paci: “Un amore ad Auschwitz”, sono certo che ti piacerebbe leggerlo. Edek e Mala, una storia vera. Una storia di coraggio, amore, dedizione al prossimo, condivisione, la’ dive era stato negato anche il nome e impresso un numero, la’ dove la dignita’ …Una storia di tutto, anche d’amore, la’ dove di questo sentimento si faceva fatica a parlarne, scrivere, discutete. Appena discuti la tesi,  e incassi il titolo te lo passo, caro Alessandro. Come abbiamo sempre fatto durante quelle brevi pause di quelle lunghe lezioni.

E a proposito di tesi, consegnata, discussa anni fa, leggo con piacere che Petrini, con slow food e Terra Madre lasciano il Lingotto per trasferirsi al Valentino.

Sulla metro, davanti a me una ragazza. Tra tanti aspetti mi colpisce un particolare. Carina e’ carina, rossa, castana, capelli lunghi, occhi scuri, mani curate, ma…e’ il 2 al suo dito che mi colpisce20160302_113508. E io questo lo voglio scrivere, prima di lasciarlo alle spalle.

In piazza con la Fiom

Giornate di saldi, da ieri, nella nostra città, Torino. Folla lungo le vie del centro. In Piazza Castello, intanto, un gruppo di lavoratori, studenti (molti, e fra questi, Simone Ciabattoni) pensionati, militanti della sinistra-sinistra, (Luigi Saragnese, Armando Petrini, Paolo Ferrero e tanti altri) uniti a presidiare e informare sulla grave situazione posta in essere a Mirafiori. E la Fiom, naturalmente.  Alternativa o ricatto? Continuo a pensare recandomi velocemente in piazza. Il ricatto incorpora il dolo, ci ricordava un quotidiano alcuni giorni fa. A voi la scelta. Personalmente ritengo che le grandi conquiste di civiltà debbano essere difese, mantenute. Certo a fronte di un situazione così grave mi sarei aspettato piu’ mobilitazione, partecipazione su una questione così importante. Diritti in cambio di un investimento. Ma di chi sono questi soldi che si stanno per investire a Mirafiori? Ma chi è il vero proprietario della Chrysler? A cosa hanno rinunciato gli operai della Chrysler? Dollari, fondi pensione….Pensavo avesse  investito dollari suoi, del manager, cioè!!! Molte cose sono già state dette, ridette, scritte. Pomigliano non era una situazione contingente, eccezionale, che non avrebbe mai avuto il ruolo di “apripista”. Era forse un’operazione collocabile nel solco di una strategia, ribadita poi con Mirafiori. Perchè tagliare le pause dei lavoratori ( e poi, sotto il profilo contabile, perchè se dieci minuti diventano lavoro a tutti gli effetti non devono concorrere a formare il tfr?), il primo giorno di malattia, e poi, via via, anche il secondo, e non  tagliare sui benefit magari di chi percepisce un compenso elevato perchè dirigente o funzionario? E’ o non è l’Italia un Paese con uno squilibrio delle risorse, della ricchezza posseduta? Vogliamo cominciare a mettere a posto questa differenza o accettarla acriticamente? Perchè, in tempi in cui tutto deve essere messo in competizione, il recupero della produttività deve riguardare il fattore lavoro e non il fattore imprenditoriale? Perchè non tagliare quelle famose “600 volte il reddito percepito rispetto ai sottoposti” del manager in maglioncino blu?  “La classe operaia non è andata in paradiso”, ci ricorda Marco Revelli nel suo testo “Poveri, noi”. E non andrà in paradiso con quei 3500 euro o 4000 euro in piu’, lordi, che percepiranno nell’arco di un anno (eruo, utile ricordare, che verranno incamerati a fronte delle ore svolte in piu’ e presumibilmente come straordinari o notturni, a scapito di tutto quello che è il benessere: piu’ stress, piu’ fatica, meno tempo in famiglia, ecc. ecc.). Venti anni di drenaggio continuo di risorse ai percettore di reddito fisso. Borse che esultano, titoli che volano, e che di volo in volo, dal settembre 2007 sono finiti nella “spazzatura”. Titoli tossici. Ripuliti. E ripulite le tasche dei percettori di reddito fisso. Perchè banche e aziende si devono pur salvare, le persone no. Gongolano gli imprenditori di una certa levatura, gongola questa parte politica al governo. “La nave va”, solo per pochi. I molti restano a piedi. O in cig, da febbraio. Per un anno. E chi la paga la cig per un’operazione “strategica”? Molte cose sono state dette; passanti che si coprono gli occhi e chiudono le orecchie. I saldi continuano. Ma i diritti non sono merce in saldo. Diritti indisponibili. In un’Italia fondata sul lavoro.  Noi ci abbiamo provato, ieri, al presidio, perchè “ci interessa”, forse non “Care” piu’ all’ideatore del voto utile e agli amici che tagliano a fette un accordo. Già, voto utile e sbarramento e mancanza di sponda politica, mancanza di rappresentanza. Accordo di Mirafiori e mancanza di rappresentanza. Noi ci proveremo. Oggi e domani. A difendere diritti, non monetizzabili. Al mio fianco, persone anziane, ma giovani per andare in pensione…”col viso vizzo”. Reggeranno quei nuovi ritmi di lavoro? Occorre un bel colpo di….frego….di questi ultimi vent’anni.

Arrivederci al 28 gennaio.

La Federazione sbarra il passo agli imbrogli

NO A SANITÀ PRIVATA E NUCLEARE

L’alleanza con l’UDC in vista delle prossime elezioni regionali, che il PD vorrebbe realizzare, comporterebbe uno stravolgimento del profilo politico dell’attuale coalizione di centro-sinistra e un forte spostamento in senso moderato.

Significherebbe più sanità privata, sì al nucleare, meno tutele per il lavoratori, una politica per i trasporti sbagliata, concentrata su grandi opere inutili e dannose a svantaggio del trasporto pubblico locale.

La Federazione della Sinistra si oppone a tutto questo. Vogliamo reddito sociale, difesa della sanità pubblica, tutela dell’ambiente e trasporti locali più efficienti.

In Regione Piemonte serve più sinistra,

non più centro!

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Ritorno alle origini in federazione di Torino

Ieri sera ho partecipato ad una riunione d’area del partito della Rifondazione: finalmente, in un ambiente rifatto, ho riassaporato il vero gusto delle assemblee di una volta: partecipate, discusse, animate. Un ambiente rifatto in tutti i sensi: dalla tinteggiature, in un rosso, che può voler dire “crisi”, ma anche rilancio della tradizione, quella operaia, dove si esalta la centralità della classe operaia. In quasi tutti gli interventi, si è parlato del ritorno tra la gente, sul territorio, a parlare tra i lavoratori. A chiedere anche scusa a chi abbiamo abbandonato quando in quella grande sala regnava un po’ di disordine ed il colore dominante pareva essere quello di arcobaleno. Petrini, Alberione, Alasia, Dalmasso ed altri hanno riportato il partito alle origini.
Dopo gli interventi ha chiuso Claudio Grassi. Un’assemblea davvero partecipata che mi ha portato con la mente alle prime riunioni, quando i dibattiti potevano essere anche accesi, ma erano in special modo costruttivi. Ho rivisto anche Juri Bossuto, (e mi fa sempre un gran piacere vedere). sede-pd-torinoCi siamo dati appuntamento ad oggi, sotto la nuova sede del Pd, quando alle 12 avrebbe dovuto esser presente Veltroni. Una ventina dei nostri compagni erano lì, con striscioni e lenzuola appese al palazzo a sottolineare la vergogna “di un inciucio”, ovvero lo sbarramento, immotivato dal punto di vista della governabilità, al 4% alle prossime elezioni europee.