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5 Agosto 2018

Madonna Della Neve. Da una delle tante botole,  poste “solennemente” in cima, osservando il soffitto della Basilica di Santa Maria Maggiore,  a Roma il 5 agosto di ogni anno, come per magia,   “scende neve”.  Più  volte mi è  capitato di partecipare a questa funzione;  o perché  stazionavo a Roma o perché “in avanzo di tempo” e in procinto di prendere altro treno,  direzione Salento.  E ogni volta,  con zaino o senza,  sempre sotto una cappa di afa o sole africano,  a “fette”, con la mia bottiglietta dell’acqua  (come tanti altri): “Mangiatorella” era la mia,  tra le mani,  con la “scucchia” protesa verso l’alto ad invidiare quella “neve” anticipatrice di un tempo,  certamente più clemente e  fresco. Non solo l’occhiata al calendario e la giornata dedicata a Santa Maria della Neve (Santa Maria e’ una festa molto sentita in Salento,  con Villa e banda e bancarelle di dolciumi e giocattoli di ogni tipo e nonni in coda alla posta per il ritiro della  “paca”  anche quando nel corso degli anni non è  più paga ma pensione) mi riportano contemporaneamente a Roma (non certo la spiaggia “Tiberis”) e in Salento ma in particolar modo rivivo Roma grazie alla conclusione del libro di P. P. P. “Vita Violenta”.  Questo Tommaso,  protagonista,  nel bene e nel male,  del testo,  con la sua crescita personale,  sociale,  politica e l’amore per Irene mi hanno lasciato davvero il segno. Quando si termina la lettura di un libro è  un po’ come lasciarsi con una persona cara,  che ha instillato qualcosa dentro,  un mix di emozioni alle quali,  per molto tempo,  non si  riesce a dare un nome,  conoscerle,  riconoscerle. Certo non voglio svelare nulla di questo testo ma i personaggi li ho trovati unici, grezzi e delicati allo stesso tempo,  con tratti  psicologici simili  a quelli narrati  da Dostoevskij.  In particolar modo, Tommaso e Irene. La profondità dell’animo umano,  la discesa negli abissi e la voglia di riscatto. Ecco,  Tommaso ha avuto una grandissima  voglia di riscatto. Anche nel congedarsi,  dagli amici: “non state qua con me. È  domenica,  andate a divertirvi… “,  più o meno,  questo è  il senso della frase in uno degli ultimi versi che non descrivero’ (mi piacerebbe invogliare i miei studenti alla sua lettura). E poi l’amore per Irene e quello di questa per Tommaso. Un bellissimo libro. Davvero.

Buon primo maggio.

Romano e Juri Bossuto

Da qualche tempo ha ripreso a circolare un vecchio tram per le strade di Torino. Il numero 7, colore dei tempi andati, verde. Alcuni di quei mezzi sono doppi, altri singoli, con una sola porta centrale adatta per l’uscita. Altri, serie 28, sono di quelli già circolanti sulle strade di Torino, solo colorati di quel verde anni 70. Effetti speciali. Probabilmente tentare di tenere in vita forme del passato, come quelle, è piu’ semplice che tenere in vita conquiste del movimento operaio. Effetti speciali. Come tantissime notizie che circolano sulla ripresa economica, che non esiste. Come la povertà infantile, privata dei giusti riflettori. Come la disoccupazione giovanile che viaggia al 29%. O ancora il tasso di occupazione femminile, intorno al 48%. Dati che ci pongono lontani dalla media Ocse. Come chi sostiene che la speranza di vita si allunga e 40 anni di lavoro sono “giusti” e che come sostengono alcuni, privi di senso di realtà, continuano a sostenere che “ipotizzando di cominciare l’attività lavorativa a 20 anni, si potrà andare in pensione a 60 anni“. Dimenticando facilmente che in questi 40 anni di mezzo le interruzioni dovute alla precarietà sono davvero enormi. Senza paracadute. Senza ammortizzatori. Impossibilitati a richiedere forme di disoccupazione, un altro pezzo dello stato sociale che se ne va.

Facile salire sul 7. Molto piu difficile sostenere le conquiste del movimento operaio stando, a suo tempo, dalla parte della Fiom.

Forse troppa televisione ci ha davvero zittiti, incapaci di riflettere. Anche sul recente passato.

Ieri, a Torino, un interessante incontro al Circolo dei Lettori, “una maratona di parole e danza mute”, con l’Accademia del Silenzio. Nel pomeriggio un intervento mi ha dato modo di riflettere. “Quanti di voi hanno il senso per le invenzioni?” Dalla sala, piena, solo due mani alzate. Una nel pubblico, una del relatore, inventore, anni fa, di una “zanzariera ad ultrasuoni”. La domanda successiva era: “Quanti di voi guardano la televisione?”. Quasi la totalità. E da qui, il confronto su come era la televisione trenta anni fa e come è ora. Un film la settimana, un tempo, e, possibilità di sognare, tra un tempo e l’altro, e, nel corso della nostra vita. Oggi, siamo letteralmente “martellati” dalla pubblicità, onnipresente. Sogni infranti. Incapaci di indignarci. Incapaci di scegliere. Indifferenti. Tutti free-rider. Nella competizione elettorale, qui, a Torino, ampia visibilità e riflettori sempre accesi solo su due o tre candidati. Alla faccia della par condicio. Anche il 25 aprile, nonostante fosse presente, in piazza, Juri Bossuto, candidato per la Federazione della Sinistra al comune di Torino, solo due candidati hanno avuto visibilità. Forse perchè davvero “se abbiamo cose da dire” dobbiamo stare zitti. I riflettori dei mass-media si spengono, e noi dobbiamo essere capace di riaccendere le coscienze, quella sociale, prima, quella politica poi. Sentire un politico che persiste nella sua concezione di “politica conseguente al voto utile” sbarrando la strada ad altre forze politiche, non mi sembra la via giusta. Già Einaudi sosteneva che solo la lotta continua fra ideali in competizione puo’ far vivere un popolo. “Solo nella lotta, solo in un perenne tentare e sperimentare, solo attraverso a vittorie ed insuccessi, una società, una nazione prospera. Quando la lotta ha fine, si ha la morte sociale e gli uomini viventi hanno perduto la ragione medesima del vivere”.

Mi accingo a partecipare al corteo del primo maggio, con la consapevolezza e la voglia di poter avere, in Consiglio Comunale, a Torino, un amico in…..comune: Juri Bossuto. Capace di rappresentare i temi del precariato, dei lavoratori, dei disoccupati, degli studenti, universitari, pensionati, dei beni comuni…degli ultimi, che per essere visibili stanno zitti. Forse, se abbiamo da dire qualcosa, dobbiamo fermarci un attimo. E ripensare.

Buon primo maggio.

“Non ci trivellerete lo spirito”

“Non ci trivellerete lo spirito”. Questo è lo slogan che è la sintesi della riuscitissima manifestazione dei No-Tav, a Susa, oggi. Uno slogan che si addice a molte altre realtà governate dalle stesse facce.

Che siano stati 40 mila, i manifestanti, secondo gli organizzatori, che siano stati 20 mila, secondo altri, la marcia manifestazione è stata un successo. Bella, colorata, organizzata. Un grazie a chi ha partecipato sotto la morsa pungente di un freddo artico.

La notizia del crollo di un edificio ad Agrigento, oggi, con la morte di due sorelle, dovrebbe farci riflettere. Dovrebbe far riflettere chi ancora si ostina in progetti di opere faraoniche. “No-Tav, ancor piu’”, ora. Le risorse, se ci sono, devono essere utilizzate per altre infrastrutture: mettere in sicurezza scuole, ospedali, edifici in genere, che nascondono sacche di povertà, a molti politici invisibili. Le risorse devono essere destinate alle infrastrutture ferroviarie del pendolarismo locale.

Mi domando quanto è normale parlare di “No-Tav” come motore di mano d’opera quando le condizioni per creare lavoro esistono già. La Torino- Ivrea, ad esempio. Oppure, la Torino-Savona, ma l’elenco potrebbe continuare. Ogni regione ne ha. Continuiamo l’elenco. Le scuole. Quante scuole avrebbero bisogno di migliorare le proprie condizioni e non solo di facciata? L’edilizia pubblica, ad esempio: quante case popolari si potrebbero costruire? Gli affitti volano, da paura. Drenano una gran fetta del proprio salario. Quanti sfratti si contano? Il fisco poi, ne drena un’altra buona fetta, tanto che: per quello, lavoreremo, quest’anno fino a giugno, probabilmente al 23. L’inflazione sale e la crescita è zero. Le nostre tasche si svuotano. I conti correnti si prosciugano. Secondo alcuni ricercatori, al termine del 2012 avremo la stessa occupazione del 2009. Secondo altri, solo nel 2017 o 2018 gli italiani “incontreranno” nuovamente il livello di benessere pre-crisi. La TAV vedrebbe la “luce” nel 2020? Incredibile!

Foto da Liberazione 24.01.2010

I problemi vanno risolti subito. Tanto per cominciare, mi pare giusto, per tutti, 500 euro netti, in piu’ nel prossimo stipendio. Quattordicesima ai pensionati. Quattordicesima a noi, della scuola. Io, ad esempio, non la vedo. Stabilizzare tutti i precari che ciclicamente, da anni, continuano a lavorare nella stessa amministrazione. Così finirebbe anche questa storia infinita di “nonnismo” nelle scuole. Che strisciante o meno, purtroppo, esiste, E poi, subito senza aspettare luglio, con il 730, I NOSTRI SOLDI! Non dobbiamo aspettare la busta paga per rivedere i nostri soldi. Subito. Perchè dovete tenerli voi, del Governo, nelle vostre casse? Sono soldi nostri sborsati immediatamente perché, ad esempio, molti, nel corso del 2009 hanno dovuto sostenere costi sanitari proibitivi. Scongeliamo definitivamente una situazione davvero insopportabile. Non chiediamo la luna. Vogliamo solo il nostro. Altrimenti, “io, un tetto, l’ho”.

Lavoratori Agile Eutelia: nelle mani di pochi, oggi, finalmente, tra le braccia di molti.

Torino 6 gennaio 2010. Piazza Castello. Nella giornata di oggi, fino a pomeriggio inoltrato, un gruppo di dipendenti Agile ex Eutelia, da 4 mesi senza stipedio, si sono ritrovati per raccogliere qualche fondo con la vendita di arance; a dire il vero, terminate nel volgere di pochissimo tempo. Ma, non per questo, l’attenzione nei loro confronti si è sopita con la le arance vendute. Anzi.

“2160 lavoratrici e lavoratori consegnati da Eutelia nella mani di Rottamatori d’azienda”. Questo era uno dei tanti fogliettini rilasciati dai lavoratori insieme ad una ricevuta attestante il versamento o la sottoscrizione in loro favore. Un versamento libero. Nelle mani di pochi, ma nelle braccia di tanti, oggi, questi lavoratori finalmente coccolati da gente comune, lavoratori, pensionati, passanti e Rifondazione Comunista, con le sue bandiere, il suo segretario Renato Patrito e molti altri.

Banchetto sottoscrizioni

Nonostante la piazza fosse divisa, da una parte, molti, a seguire il “mangiafuoco”, altri, a continuare il loro passaggio e passeggio, lungo le vie Roma e Garibaldi, in cerca di saldi, e forse, con pochi soldi, tantissimi hanno seguito anche un divertente spettacolo con tanta ironia politica. Politici “pizzicati”, D’Alema, Fassino, Bertinotti, Mastella. “Tanti sassolini” nella scarpa, era il motivo dominante di una canzone davvero allegra.

La serata è andata avanti fino a tardo pomeriggio, con un’attenzione davvero grande verso lavoratori la cui situazione economica esistenziale è davvero drammatica, senza ammortizzatori sociali, né sussidi, né anticipi. No, “le crisi economiche e finanziare non possono essere la collissione di due meteoriti” ha sostenuto un noto economista. Si possono prevenire. Oggi, finalmente, un pizzico di società, a Torino, ha dimostrato di avere Cuore. Viva i Lavoratori, viva le persone e le organizzazioni che hanno sostenuto altri lavoratori in difficoltà.

“Cambia il tempo” da il Manifesto del 13 dicembre 2008

Oggi avrei voluto iniziare commentando alcune pagine di un paio di libri iniziati l’altra sera. “Acciai speciali“,  sempre per continuare sul filone del ricordo della tragedia Tyssen, libro scritto da Alessandro Portelli,  Donzelli Editore, e, con un altro libro, “Largo all’Eros alato!“, di Aleksandra Kollontaj, casa editrice il Melangolo. Il primo, perchè rientrava nella seconda parte dell’incontro tenutosi al Circolo dei lettori di Torino (subito dopo la proiezione del film di Mimmo Calopresti) e presentato a noi in quell’occasione. Volevo soffermarmi su alcuni punti e commentare e, o, suscitarne altri. Il secondo era un libro che avevo ordinato da tempo e che avevo scordato di ritirare dalla libreria. Ma, di entrambi, ne parlerò in seguito. In realtà, ho anche altri due libri dei quali vorrei parlare: il primo è di Andra Bajani, “Domani niente scuola“;  in settimana ho avuto la possibilità di scambiare qualche chiacchiera (presso  la libreria “la Torre di Abele“, dove il sig. Rocco, il proprietario, è sempre pronto a darmi suggerimenti su qualsiasi tema, mi ha dato modo di incontrare l’autore. Ho chiesto alcuni lumi per capire questa generazione. Il secondo libro  è intitolato “La vita bassa” di Alberto Arbasino, casa editrice Adelphi. Ma, di tutto ciò ne parlerò in seguito. Ora vorrei soffermarmi sulla giornata di ieri. Innanzitutto i numeri, dato che qualcuno continua a guardare ciò come si si guardasse dal buco  della serratura, oltre che minimizzarli  in continuazione. La Repubblica titola a pag. 6:  “Sciopero, in piazza il popolo della Cgil. Un milione e mezzo in 100 città“, La Stampa, a pag. 12: “Sulla crisi staneremo il governo“, Epifani: “In piazza un milione e mezzo di lavoratori“. Cisl e Uil: “No, è stato un flop“. Il Manifesto –  giocando un po’ con il titolo – : “Cambia il tempo” in prima pagina, ovviamente per dare risalto alla grandissima e bellissima manifestazione avvenuta in 108 città d’Italia. Nella foto campeggiano tanti ombrelli con dei cartelli al riparo che riportano: “Più lavoro, più pensione, più sanità, più scuola“….che analogia, almeno per me, con quell’apertura di pagina di tanti anni fa, del 1994 con su scritto “Che liberazione“, con una Milano sotto la pioggia. A pagina 2, continua con “I lavoratori insieme contro tutti“, e poi, nelle pagine 5 e 6 una immagine che dice tutto solo a guardarla. Un operaio con un casco, di quelli usati per la sicurezza con su scritto “Metalmeccanico al 100%“. Liberazione, in prima pagina riporta: “Sciopero, la Cgil vince la sfida“.  Rinaldini: “Crisi mai vista“, e ancora a pagina 2, “La Cgil vince la sfida. Riuscito lo siopero generale“.

A Torino, nella mia città, La Stampa, nella cronaca cittadina, afferma: “cinquantamila in piazza. No alla tessera del pane” (sciopero di pensionati, operai e studenti). La Repubblica nella cronaca cittadina di Torino: “Cgil e Onda: 30 mila in piazza, ma è guerra di cifre con la Cisl. Gli studenti “murano” una banca“. Come al solito, la guerra di cifre su una manifestazione che non piace a loro, direi io…loro, sempre per la …..”concertazione”.

Ma non ho parlato dei libri, o del libro, perchè ripenso, nelnostro sempre vivo modo di “spersonalizzarci” ad alcuni fotogrammi di ieri: operai, stanchi, malconci, con poche illusioni nell’immediato ma ricchi della loro diginità, del loro mangiare pane e sudore in quei posti che hanno contribuito ad edificare, ad arricchire con il loro sapere, e che si chiamano fabbriche. Ed ora, questi luoghi ricchi di memorie personali, intrise d’olio impastate a sudore e amarezze, quei volti, non li vuole più e non li degna neanche di uno sguardo. Penso a loro che incedevano mestamente, stanchi, ma pronti a dire di no ad una social card che li priverebbe di ogni dignità e che qualcuno vorrebbe garantire ai possessori un “ulteriore sconto” del 10% al bar, per la colazione o al ristorante, privandoli ulteriormente della propria dignità. Ma, è possibile proporre una cosa del genere a gente che stenta ad arrivare a fine mese? Ma, chi ha quelle monete in più da poter spendere per una colazione? per una pizza, per un ristorante?

La proposta è stata fatta nella mia città, a Torino, letta sul quotidiano di casa nostra. Ed io, cosa posso pensare, dopo aver distribuito pane ad un euro per molti sabati consecuitivi? Ma, chi propone queste cose, ha idea della realtà? Chi propone di spendere ha idea? Basta fare un’analisi della società: numero di dipendenti fanno tot, autonomi fanno tot, pensionati fanno tot…..quanti in cig?

Ripeto le cifre: a Torino 0 Milano nell’anno: 51943 a partire da ottobre. Tremila i lavoratori chimici; 500 nelle telecomunicazioni, centinaia in altri settori. La Cgil ha scioperato in una realtà drammatica, con convinzione, forza, e forse “cambia il tempo”. Lo sciopero è arrivato dopo aver visto 2 mila assemblee e 120 mila lavoratori che vi hanno partecipato.

La cig a novembre è a più 109% rispetto al 2007.

Quante facce ho visto ieri….e, di alcuni conservo le foto.

Un precario dell’Università laureato con 110 e lode, e tanti, tantissimi altri. Ma davvero tutta questa moltitudine può seguire il consiglio proveniente dal titolo di un articolo de “La Stampa” , “Bar e ristoranti scontati per chi ha la social card” ? Forse è vero, la politica è questione di tempi e luoghi prima che di opinioni, ma io, personalmente penso che a problemi e necessità urgenti bisogna dare risposte immediate, sempre. Forse, dopo questo sciopero, l’identità di questo popolo è visibile, c’è;  sono gli altri a non voler capire, quelli che hanno difeso sempre il mercato. Basti pensare che anche il Papa afferma che “La crisi alimentare è colpa della speculazione“, vedendo in questa affermazione i mandanti di questa crisi.