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Risposta a “Con un euro di pane e politica”

Paolo Ferrero
Paolo Ferrero

Penso che il Segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero, non abbia bisogno di “nessun avvocato difensore”; ritengo che la lettera inviata a “posta, risposta” su La  Stampa del 5 marzo 2009 meriti comunque una precisazione, anche da parte mia.

Come militante, ma prima ancora come persona, ritengo che vendere (distribuire per essere precisi) il pane ad un euro al chilo non possa inquadrarsi come attività politica in senso stretto. Era, e resta un modo per avvicinarsi alla gente e per dare una spinta ad una attività che non è “strettamente di partito”. Oltre al pane e alla pasta, a volte, si  è venduto (altre anche regalato, comprandola noi!!!) qualcosa d’altro. L’attività di militanza impegnava una mattinata intera ed era accompagnata dalla distribuzione di volantini e discussione politica sulla realtà attuale. Era, ripeto, un modo per stare in mezzo alla gente. Forse non cambia la vita alle persone, sicuramente, dal momento che giustamente, come afferma il signore che scrive, vi sono molti forni che forse vendono il pane a quel prezzo. Ma noi non siamo fornai, faticoso lavoro sicuramente, nè proprietari di supermercati. Grazie al volontariato di molti (e anche mio, che ho passato intere mattinate al freddo) volevamo dimostrare, senza ferire la dignità delle persone, che si puo’ calmierare il prezzo, eliminando i passaggi nella filiera. E, questo sì che allevia sofferenze a tante persone.

La max multa dell’autority antitrust (soldi non restituiti ai cittadini che hanno comprato e comprano la pasta ad un prezzo maggiorato) comminata ai produttori di pasta per aver fatto cartello dovrebbe dimostrare che siamo nel giusto. Lo scopo era accorciare la filiera. Fosse stato per me avrei partecipato alla distribuzione di più prodotti. Ripeto, la distribuzione del pane aveva questo significato, senza ferire… Invece, mi chiedo, la social card è migliore come iniziativa?

Invito chi “naviga” da più tempo ad inserire qualche commento su questa iniziativa.

La fedeltà

Continuo a leggere l’articolo comparso su La Stampa a proposito di Rifondazione Comunista. Vengo subito al dunque. Io mi domando come mai, nel precedente congresso, una mozione come quella di Essere Comunisti, da me votata, che pur aveva un buonissima percentuale, ha mostrato comunque fedeltà, al partito, non alle persone,
grazie-sansonetti
perchè è al partito che bisogna voler bene, è rimasta nel partito, nonostante tutto? E identica cosa posso dire di altre mozioni. Come erano stati posti i personaggi nelle liste elettorali? Chi decideva sempre il tutto? Ho partecipato a numerose manifestazioni; un termine chiave era “partecipazione dal basso”, un altro “partecipazione”. Chi si ricorda quando si prendevano esempi della democrazia partecipata? Quante riunioni sul Brasile? Le tornate su alcuni argomenti che la si facevano con le loro assemblee per decidere lo stanziamento piccolissimo di fondi? Eppure la battaglia la si faceva all’interno del partito. Ricordo le partecipazioni veramente forti all’interno di ogni circolo, di un federale. Era bello, perchè forte era la dialettica. Ricordo che alle primarie era stato sottoscritto, firmato, pagato un euro..ma tutti volevamo quell’esperienza? Lo ricorderanno tutti? Vogliamo fermarci un momento e ricordarci un po’ di cose? Io penso che la fedeltà alla linea sia importante; è vero, siamo continuamente in cammino e di spostamenti da sinistra a destra è piena la storia politica, e questo è comprensibile se lo si fa proponendo un ragionamento; si, perchè i cambiamenti sono legittimi, non soltanto nel cammino politico. Mi pare che in psicologia si affermi che quando un individuo dice “io sono fatto così” implicitamente afferma che non vuole rimettersi in discussione. Quindi, è legittimo il cambiamento, ma io sostengo che la fedeltà sia più importante. Molti miti son caduti, ma onestamente, qualcuno agli iscritti, ai militanti, aveva chiesto che cosa pensava di una “sinistra arcobaleno“? Il partito era proprietà di qualcuno? O, forse, dato che per anni si era stabilito che “democrazia”, “partecipazione”, circoli come unità fondamentale fossero gli elementi più importanti; di colpo queste nozioni non andavano più bene? Una gestione verticistica mi era sembrata, eppure, anche quelli di altre mozioni hanno fatto tutto il possibile per un esito elettorale positivo, nonostante non si condividessero molte cose….cosa ci legava agli altri partiti di quell’esperienza? Noi che che abbiamo lavorato siamo sempre stati al fianco dei lavoratori. Io vedo persone che non sbuffano, non scalpitano, non danno l’idea, all’esterno, di essere insofferenti, di fare questioni su un giornale. Ho visto, vedo persone che lavorano per il partito, che stanno al fianco dei lavoratori. Ho visto Sergio Dalmasso lavorare per il partito stando al fianco dei lavoratori, degli studenti; lo sesso posso dire di Juri Bossuto…Compagni di mozioni diverse, eppure noi eravamo lì dentro, o no? Gli altri invece……. posso dire che è triste vedere compagni che erano con te in un congresso, passare in altre mozioni, e sentire dentro la tristezza, pensando che la meta è identica, ma le strade per arrivarci sono diverse. Però siamo rimasti al fianco gli uni degli altri….gli altri a cosa pensano? Dove vogliono andare? Noi vendiamo il pane, la pasta, a gente bisognosa e forse non è sufficiente, ma è qualcosa, è anche stare tra la gente, a prendere freddo, a urlare, invogliare, a ricompattarci.

Andare è bello, ma…..(continua).

L’incontro e la sensibilità mostratami da una giovane coppia ha fatto si che non pensassi a come la superficialità abbia preso il sopravvento nella nostra società. Tutto è divenuto così veloce, ed anche i sentimenti, vengono banalizzati. Spesso i ragazzi sono oggetto di statistiche, di inchieste solo in quanto “consumatori” e per tale motivo ci si adatta a considerarli superficialmente. Un paio di giorni fa mi aveva stupito un’inchiesta di uno psicologo, che considerava come uomini e donne si convincano sempre più che  “i meccanismi dei rapporti di coppia siano quelli dei media generalisti e si stupiscano quando nella vita reale non accadano le stesse cose“.  Così, non soltanto si consumano più ore davanti alla tv, a vedere balletti, veline e troniste, ma si parte in maniera errata anche nelle relazioni sentimentali. I film, la tv, rendono normali situazioni impossibili (soltanto a fin di share e relativo ritorno pubblicitario) e spesso molte relazioni falliscono proprio perchè non condotte secondo gli schemi proposti dalla finzione. Eppure, la finzione dovrebbe già dirci che “siamo alla ricerca di un qualcosa di impossibile, e che la nostra struttura mentale lo ricerca, come per una evasione“. Oggi quasi tutti pensano che la relazione di coppia deve essere come quella dei film. Perchè, anche in qesto caso, a pochi interessano i valori? Ma, davvero è il trionfo dell’egoismo? Perchè deve essere tutto così esageratamente finto, banale? Dai ragazzi di “plastica”, alla finzione del cinema, alla ricerca dell’amore secondo gli schemi proposti dai media dove la vita non regge “il confronto con la finzione”, alla mancanza di solidarietà, alla mancanza di una coscienza sociale prima e politica poi?

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Oggi, sono stato un’ora a distribuire “pasta e panettoni” secondo lo schema GAP (Gruppi di Acquisto Popolari), e mi domandavo come mai non fioriscono, non si incrementano soluzioni di questo tipo in un’epoca di aridità da tanti punti di vista, qual è quella che stiamo vivendo; ma, davvero c’è un vuoto di valori che comprende tutto, anche i sentimenti? Dopo aver letto e riletto quell’indagine che ho menzionato sopra, mi domandavo: ma possibile che anche l’amore non funziona più, se non amo come al cinema? Possibile che a nessuna ad esempio possa interessare una cena al circolo dei lettori con lettura di libri e musiche di sottofondo? Mi pare incredibile, davvero. Ma ho paura che anche chi ci consiglia di consumare sposti un problema: ma in un periodo di crisi economica, con pochi soldi e molti con le tredicesime ridotte, perchè un problema oggettivo deve essere spostato sul lato psicologico?

Ecco perchè l’incontro di stamattina con quella giovane coppia è stato per me un soffio di speranza.