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2006-2016: Passion lives here

20160210_182526Bandiere rosso cinabro a 5 cerchi sventolano nei cieli di Torino. All’uscita dalla metro i ragazzi incontrati e conosciuti negli anni passati, al tempo del tirocinio,  mi salutano con affetto. Loro scendono, nella pancia cittadina, io risalgo, verso la citta’ e intanto le loro voci mi raggiungono:”ciao Romano, ti vogliamo  bene” mentre girati verso di me fino a scomparire ai miei occhi muovono le loro  mani in un ciao infinito. Intanto, appena fuoriuscito dal tunnel e assaporato il chiarore del tardo pomeriggio torinese noto che il vento smuove la bandiera e accarezza i miei ricordi: scarponcini, felpa, giubbotto, sciarpa e guanti, team leader, bollini, pista, bus, corsie protette, notti bianche, stadio olimpico, eroe a Gottinga e Barriera, dalle parti di un distributore, una margherita e una stella scesa “for me”. Un atleta. Pure io. Torino, “Passion lives here”. Casa Italia, casa Canada, casa piccola in Canada, davanti alla Camera di Commercio, piazzale Valdo Fusi.La neve tardiva e tanto da fare…Era il 2006. Neve e Gliz ridevano e salutavano quanti si trovavano da quelle parti, a Porta Susa; la metro Collegno Porta Susa e noi torinesi che cominciavamo ad imparare cosa  era una metro, fatta per magri con pilota automatico. Porta Susa che lentamente cedeva il passo e a noi restava solo l’immaginazione…di quanto sarebbe avvenuto. Il vento muove, smuove, nelle orecchie le prime note canticchiate ad un Sanremo appena cominciato. Io intanto faccio il tifo per Cieli Immensi di Patty Pravo…..

Tempo

Torino, Piazza Statuto. Foto, Romano Borrelli.Tempo. Che passa velocemente. Nove anni, la prova per la cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali. Qui, a Torino. Passion lives here. Tempo, più recente. Mattarella Presidente della Repubblica. Che fa, “Big snow”, neve su Torino (fiocchi che si son fatti strada lentamente tra minuscole goccioline d’acqua), l’influenza che si prende il suo posto affianco al mio e riempie i “pronto soccorso” (o i letti: chi non ha un conoscente in questo periodo che a domanda”come va” ci risponde, “a letto, con l’influenza”), dal petto un colpo, di tosse, nel petto, una passione nel tempo, e tempo di dolce Sida, “dolce, in principio, fin dal mattino”  per  i 99 di Torre Giuseppe, il più anziano sacrista salesiano, forse d’Italia.Torino 3 febbraio 2015. Per i 99 anni di Torre Giuseppe. Foto, Romano Borrelli Tempo. Che passa. Di riflessione. Ne rivorrei un pochino indietro. Di tempo. Che sarà. Dolcezza che verrà. Tempo al tempo. Intanto, che tempo fa?

ps. Auguri di buon anno ai cinesi.Torino, Piazza San Carlo sotto la neve. Foto, Romano Borrelli

Torino 2015

Torino 1 gennaio 2015, Lingotto, foto, Romano BorrelliAl risveglio Torino è capitale europea, dello Sport. Torino 2015. Torino 1 gennaio 2015, Lingotto, ex mercati generali, foto, Romano Borrelli Nove anni dopo le Olimpiadi. Torino 2006, Torino e le notti bianche, Torino e la passion.  Il tempo corre, velocemente. Qui sopra, si corre. E i maratoneti domenicali anche. Un apasserella che sovrasta un’area grande 17 mila metri quadri a ridosso della ferrovia. Era Torino 2006, arcate piene, oggi vuote, domani probabilmente “poli” universitari pieni. Svoltato dietro l’angolo, mogio mogio, l’anno appena trascorso si e’ trasformato in un archivio personale e non solo, di ricordi. Davanti, pagine da scrivere.Torino 1 gennaio 2015, Lingotto, foto, Romano Borrelli (2) Una passerella unisce il centro commerciale 8 Gallery (appello: si possono rimettere in sesto, nell’ordine, ascensore, che presenta le porte aperte, il sensore di una porta che continuamente apre e chiude la porta tra il centro commerciale e la balconata che da verso la passerella e la passerella stile aereoporto-tapis che non funziona) e quindi la fermata della metro (una Pinacoteca, Agnelli,  una pista) agli ex mercati generali e Piazza Galimberti (oltre, le montagne).  Torino 1 gennaio 2015, Lingotto. Foto, Romano BorrelliE poi, via Giordano Bruno. Qui, una città nella città, anni addietro. Muletti, camion, gente. Il giorno era la notte e la notte era il giorno. Lavoro, a volontà. Mercati, che ricordano un film. Di  tanto in tanto si ha l’impressione che le linee della giardinetta e della Lancia siano ancora in funzione (ora  tutto in un archivio, http://www.lingottoierioggi.com), invece, è il rumore di alcuni  Eurostar, fermi, che ricaricano le pile, per una nuova corsa, metropolitana d’Italia. I treni, sotto la passerella, sfrecciano, alcuni, rallentano la marcia , in prossimità della stazione Lingotto. Altri, a ricovero, pronti per una marcia pendolare lungo la dorsale tirrenica o adriatica. In fondo al fascio dei binari si nota la facciata di Porta Nuova. Oltre, la torre di Piazza Castello. La ricerca di un bar, per un caffè, si fa affannosa, ma con un risultato. Poco lontano da qui, un po’ di Sud, un po’ di Lecce. Sarebbe stata un’accoppiata vincente tra sport e cultura. Invece…Come si sa, la cultura è andata a Matera. Va bene ugualmente. Torino 1 gennaio 2015, Lingotto, passarella. Foto, Romano BorrelliMi accontento di un buonissimo caffè ed un pasticciotto che per un attimo fa scordare freddo e gelo. Per pochi istanti sono in Salento.Torino 1 gennaio 2015. Un caffè...leccese a Torino, corso Orbassano 96, pasticceria Elba. Foto, Romano BorrelliUna buonissima pasticceria leccese, Caffè Elba, in corso Orbassano 96,  a Torino. Non sono sicuro ma forse La Stampa ne fece una recensione. La pasta frolla è davvero ottima e così la crema. Ci si puo’ trovare di tutto, delle bontà salentine. Basta andarci. Pochi metri di Salento incastonati lungo un corso dove un tempo sferragliava un tram diretto al Comunale. Sorseggio  il caffè.  Alla parete, un orologio, cattura la mia attenzione.  E’ uno di quei tanti che si possono notare a Lecce. Una Q.Torino 1 gennaio 2015, pasticceria Elba, corso Orbassano 96 b, Torino. Foto, Romano Borrelli Non staccherei mai ” di dosso gli occhi”. Come ipnotizzato vedo il mare, il sole, la terra rossa. Il caffè pero’ ha fatto  il suo onesto lavoro. Mi ridesta. E’  ora di …correre. E’ quasi ora di pranzo. La maratona  di tale tipo, in questi giorni, è piuttosto lunga.

Natale

Torino 25 dicembre 2014. Piazza Castello, foto Borrelli RomanoTorino 25 dicembre, piazza Castello. Foto, Borrelli RomanoNatale 2014. Torino. Durante la notte, dalla strada entrano dalle finestre i migliori auguri scambiati da quanti sono di ritorno dalla Santa Messa di Mezzanotte, da uno dei santuari o basiliche della nostra città. La Consolata, Maria Ausiliatrice sono a due passi da qua. Qualche bottiglia e un cin-cin, bicchieri di plastica a portata di mano e una fetta di panettone, in uno degli angoli di Torino dove un tempo correva il treno e il trincerone tagliava in due questo spicchio di città.  Una città che si sveglia lentamente e pigramente, si distende come l’alba. Qualche chiazza di rosa qua e là annuncia che si,  è ormai quasi alba. Una volante dei carabinieri inchioda, si porta via qualcuno mentre  altri ritornano al solito posto, al solito commercio. Altri “corrono” e si preparano a “fare posto” alle  numerose calorie in procinto di “entrare”  nell’organismo con il pranzo  di Natale. In piazza Castello l’ultima casella del calendario è stata “abbattuta”  e ora annuncia a tutti il lieto evento.  Altri allietano i torinesi con giochi vari, mentre i bambini ripassano velocemente le loro letterine. Tra poco inizieranno le danze……….intorno alla tavola. Intanto, per la cronaca, difficilissimo trovare un bar aperto  per sorseggiare un caffe’ e dare sveglia, carica e ricarica. Verso la meta’ di via Garibaldi una stellina ne indica uno aperto e pronto per l’accoglienza.

Nel pomeriggio……….una lettura alle letterine sull’albero, posto nell’atrio della stazione di Torino Porta Nuova. Atrio che diviene letteralmente palestra dei sensi. Bancarelle stile casette olimpiche (già, le Olimpiadi…passion, lasciti e lasciati, fondi, fondazioni, pagine scritte e da scrivere) fanno da perimetro alle scale mobili e profumi di dolci, salumi, formaggi e molto altro investono ogni avventore della stazione, viaggiatore o meno che sia. Quindi, non soltanto trolley….e sogni che viaggiano. Vediamo allora cosa ci raccontano le letterine da ogni provenienza…Quanto amore e quanti maglioni con renne impresse…Torino 25 dicembre 2014, tabellone orari Porta Nuova, foto, Borrelli Romano.Torino 25 dicembre 2014, atrio stazione di Torino Porta Nuova. Letterine sull'albero, foto, Borrelli RomanoTorino 25 dicembre 2014, atrio stazione Porta Nuova, letterine sull'albero, foto, Romano BorrelliTorino 25 dicembre 2014, atrio stazione, Porta Nuova, foto, Romano Borrelli. LetterineTorino 25 dicembre 2014, letterine sull'albero a Porta Nuova, foto, Borrelli RopmanoTorino 25 dicembre 2014, letterine sull'albero di Natale, atrio stazione Porta Nuova. Foto, Romano BorrelliTorino 25 dicembre 2014. Atrio Porta Nuova. Letterine sull'albero. Foto, Romano BorrelliTorino 25 dicembre 2014. Atrio stazione di Porta Nuova e letterine sull'albero. Foto Borrelli RomanoLe letterine le trovo particolarmente interessanti, forse sarebbe stato utile scrivere il pezzo sul nostro giornale quotidiano  aspettando qualche giorno, forse avrebbero avuto una lettura differente rispetto a quella data giorni fa…chissà. Un caffè ai distributori automatici per dare un’occhiata alle mete più gettonate. Bicchiere alla mano scopro qualche negozio aperto all’interno della stazione (libri e altro da…scoprire, come da pubblicita’).

Dalla lettura del tabellone orari e localita’ mi fanno riflettere…Come è lontano il mare…anche se, si, ci vorrebbe il mare….Il mare e’ poesia, da sempre. Peccato non averla conosciuta prima.

Da qui, un salto in via Roma, a vedere le Luci, d’Artista e le fontane di Piazza Cln.Torino 25 dicembre 2014, facciata di Porta Nuova, foto, Romano BorrelliFontane “restituite” a torinesi e turisti dopo una bella pulizia eun restylingTorino 25 dicembre 2014, via Roma. Foto, Borrelli Romanosono tornate ailoro colori originari. Fontane che hanno il , ora domicilio su tale piazza dal 1936 e che nella loro bellezza sono sormontate dalle figure allegoriche dei fiumi Po e Dora Riparia. Un bel regalo sotto l’albero per i torinesi che per una storia di crepe e infiltrazioni erano stati “privati” dell’acqua e della lucedi queste due bellezze. Piazza  Cln nota inoltre per le scene del film Profondo Rosso di Dario Argento.Torino 25 dicembre 2014, Piazza Cln, foto, Borrelli RomanoUn tempo era qui, su questa piazzaTorino 25 dicembre 2014, piazza Cln, foto, Borrelli Romano (2) che veniva impartito  il “gancio” e lo start per le “gite” ai piani alti della “Rinascente”.Torino 27 dicembre 2014, piazza Cln, foto, Borrelli Romano

 

La Mole allo specchio di un Palazzo Nuovo

DSC00317Davvero curioso osservare la Mole allo “specchio“, nella facciata di una “fetta” di quello che un tempo era Palazzo Nuovo, (ma ancora oggi, chissà perché, continuano a chiamarlo “Nuovo”) oggi, ri-Nuovo-ato. Rinnovato. La Mole, una vecchia signora, sempre bella. Imponente. Luogo di storia, di cinema e di amori del cinema o più semplicemente di amori. Che salgono e che scendono. E altri che si perdono. Alcuni si rinnovano, altri sfioriscono come una “rosa”, altri  si specchiano  un po’ come la Mole domandandosi a che punto siano. Amori infuocati, come quelle poltroncine rosse poste all’interno della pancia da “due centesimi”.  A volte crescono diventando una stella, altre volte, quando va bene, ne faresti un bottone. “Specchi” nuovi e teloni, quà e là a coprirne i lavori. Studentesse e studenti in uscita da un liceo vicino. Studenti alle prese con i tomi universitari, all’uscita dall’atrio di Palazzo Nuovo. Profumo di tesine e tesi, fresche di stampa, ma lunghe nei tempi di elaborazione. Argomenti importanti. Tempo investito nella ricerca, ritagliando quà e là quel poco di tempo che era possibile.  Insieme alle notti, accorciate anch’esse, dallo studio, nelle notti estive già corte e ricolme di pensieri. Tempo breve, ricavato a ” cavallo” tra lavoro, lezioni, e fatiche varie di ogni tipo.  Qualcuno recita una poesia, osservando  il gioco di specchi. Una poesia dolce. Pare una preghiera. “Sii dolce con me. Sii gentile. E’ breve il tempo che resta. Poi saremo scie luminosissime. E quanta nostalgia avremo dell’umano. Come ora ne avremo dell’infinità. Ma non avremo le mani. E nemmeno guance da sfiorare leggere. Una nostalgia  d’imperfetto ci gonfierà i fotoni lucenti. Sii dolce con me. Maneggiami con cura. Abbi la cautela dei cristalli con me e anche con te. Quello che siamo è prezioso…”. Il resto della poesia, mi è sfuggito.  A tratti, in quello specchio, è passato un pezzo di vita.  Un pezzo di noi. Un pezzo di altri. Un pezzo di chi preferisce questa poesia ad altra “musica”. Il tempo passa. Altre Olimpiadi invernali si sono aperte…quanta Passion lives ancora here… DSC00316

Le due “camerette” di Torre Giuseppe.

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“Il tre di febbraio alle ore sei e trenta meridiane, nella casa posta in Corso Umberto I numero sedici, da papà Giuseppe fu Carlo e mamma “Margherita“. Anche la sua. Era quindi nel segno. Destino segnato. Mamma Margherita, anche di Giuseppe. E in Corso Umberto I, a Villafalletto, si trovava la sua prima “cameretta”. Affacciandosi ora  da quest’altra (nei pressi della seconda “cameretta”) finestra qualsiasi torinese,  potrà notare quell’edificio a due piani, comprendente le “camerette” di don Bosco con tre meravigliosi “grappoli di vite”. Che fanno tanta storia. Una finestra, come quella, come questa, come quelle e come quella di Mornese. Per la par condicio.  Oggi si dice spesso una finestra sul mondo e le notizie ci entrano dentro, ci invadono. Siamo sommersi nella rete, dalla rete. Ci prendono e ci perdiamo. Anche i politici, “passata la settimana di discussione” han provato a “tirare la rete”. (Vedi Renzi). Si pensava dovesse venire su qualche pesce spagnolo, invece, a ben vedere, potrebbe essere un “pesce d’aprile” anticipato.  Chiusa parentesi. Da qui, da questa finestra, al terzo piano,  sulle note dei racconti della memoria, si puo’, con l’immaginazione, ipotizzare di  andare in giro per il mondo. In pochi minuti.  Chiudendo gli occhi, la voce di un nastro registrato ci parla di altre case, di scuole,  di mondi che un tempo erano lontani, ora molto più vicini a noi, e non solo per la rete.  Camerette. Anche oggi i torinesi salgono sul podio. Probabilmente le “camerette” le hanno proprio nel Cuore, da sempre. Terzi a livello nazionale nel choucsurfers, ovvero i torinesi pronti a cedere appunto un letto o la propria cameretta in cambio di pochissimo. Magari una piccola manutenzione o la spesa prima di andar via.  (provare con le scuole? far dormire la notte in cambio di una bella manutenzione-ristrutturazione e la mattina, lezione. Sarebbe una idea!). Torinesi davvero aperti. Non più soltanto “affacciati” alla finestra, ma davvero con Cuore e aperto, al prossimo. Si potrebbe dire, parafrasando il libro, da “Cuore aperto“.  Ora si, parrebbe, almeno in questo caso, una Torino con tanto, cuore.  Passion lives here, again? E corsi e ricorsi storici, sul Podio, ci saliva anche il don, per una bella bevuta, di metà percorso. E chissà, magari le radici del choucsurfing sono proprio da quelle parti.

Torino, Passion lives here

DSC00019DSC00024E così, gettando lo sguardo su numerosi balconi e tarrazze della nostra città Torino, si scopre che lentamente, le luminarie, “babbo natale all’assalto” e stelle di ogni forma, lentamente riprendono il loro posto: richiuse delicatamente nelle loro cassette ad occupare il solito posto  per i prossimi undici mesi. La città “pullula”, gente che sciama, occhi puntati e attaccati alle vetrine, per i saldi, per l’occasione migliore. Ultime ore per riappropriarsi del proprio tempo. Una corsa in tram, il 7, immagianando di vivere la Torino anni ’70. “Salire sul predellino per prenotare la fermata”, immaginare il bigliettaio con il pollice “ricoperto” per “pescare” meglio i biglietti e provare a immaginare, come una volta, “una città al lavoro per tutti”, con le sue fabbriche, i suoi operai,  l’odore del pane fresco e dei cornetti caldi, davanti a Lingotto, che non potevi vedere, dietro quella recinzione, la sua pista, il ronzio dell’elicottero, la collina e il Cto dall’altra parte. E poi, ancora Mirafiori, i giornali freschi, La Stampa, i volantini di partito, talvolta un giovane Fassino, ora sindaco della nostra città…le 127, le 128, le cinquecento, le 850, questi tram, che scorazzavano verso lo Stadio Comunale, il Toro che vince lo scudetto…provare a ricordarla, così.  Lasciare il tram e prendere la bicicletta e scoprire una Torino ugualmente bella, rifatta. Diversa. Negozie che ora non ci sono più. Come il negozio di trenini, in via Pietro Micca, che ora ha reso triste la Befana e tantissimi bambini, perchè al posto del negozio di giocattoli, si trova altro. (Paissa). Negozio di scarpe, in piazza Carlo Felice, ora diventato panetteria; caffetteria in via Garibaldi, ora….Provare a scoprire o  trovare e ritrovare storie che hanno lasciato il segno, come in questi giorni, la storia “in attesa” di Diego e Marilisa. Provare a rileggere alcuni desideri e speranze riposte sull’albero posizionato nell’atrio di Porta Nuova. (“l’anno prossimo, pero’, rivogliamo il caro e vecchio albero”). E ricordare come Astin 813 vorrebbe un fidanzato per il 2014,  Valentina che  chiede  e vorrebbe la gioia di rimanere incinta e diventare finalmente mamma,  a chi, nonostante Natale sia passato, chiede alla Befana, insieme a tanti dolci chiede un po’ di stabilità e creare un futuro insieme come Paolo e Federica da Livorno, a chi come zia Marina comunica a Babbo Natale che puo’ portarle cosa vuole, tanto “per quest’anno è già felicissima”, firmato zia Marina, a chi chiede che “l’anno prossimo facciamo le feste tutti insieme Torino-Milano-Brindisi, tutti insieme, a metà strada” (bella iniziativa, speriamo solo che questa metà strada non sia ancora causata dalla crisi economica), a chi saluta Karim, “ciao Karim, saluta tutti gli angioletti, Ti vogliamo bene e ci manchi tantissimo. Buon Natale, tesoro”, con un cuore con le ali disegnato; a chi come Simone chiede una cosa che non ha mai avuto “nell’affrontare qualsiasi cosa nella vita, la pazienza”; a chi dice a Babbo Natale che non vuole niente “perchè il regalo più bello della mia vita è già arrivato mesi fa, si chiama Anna, l’amore della vita”; ad Annarita, che ha un due richieste, e una promessa,  una per se stessa e una per le persone “disperate”,  affinchè possano avere un po’ di serenità ” Ora che ci siamo ritrovati farò di tutto per ridargli l’amore e la felicità che gli è stato tolto in passato, nel cuore e nell’anima”; a chi come Camilla e Sabrina chiedono invece a Babbo Natale di riprendersi il dono dell’anno scorso, chiesto per Maria loro amica del cuore,  il Signor Effe,  “l’anno scorso il tuo regalo è stato un flop. Riprenditi il signor Effe. Le ha portato solo nervosismo…a lei, ma anche a noi.  Portale invece un vero principe che le regali gioia e allegria. Babbo Natale sei la nostra ultima speranza”.  E infine chi “vorrebbe stare insieme, uscire  per ragionare. Firmato, “il cervello.”   Esami da superare, di ogni tipo, salute, amore, soldi. E forse, per ricordare alcuni politici nelle loro abbuffate, qualche ricevuta fiscale “corposa”. Ma anche il numero dei commensali, a dire il vero. E poi, biglietti ferroviari dall’Italia intera….

Insomma, Passion LIVES here. A Torino.

Giro d’Italia. Dei saldi

DSC00007DSC00008Al via i saldi, e via i soldi, pochi, rimasti, messi da parte, per questo evento. Pioggia battente  verso metà mattina, a Torino. Ombrelli aperti e chissà i cordoni della borsa. Chissà, magari, saldi bagnati, saldi fortunati. Budget, per chi può, 300 euro, in media. Di spesa. In giro per l’Italia, qualcuno ha avviato una promozione particolare: i primi cento, in attesa, nudi, sarebbero stati rivestiti.

Chissà….in attesa che si sappia di piu’… In attesa. Sempre in attesa. Per ora “la corsa è appena partita”. Sotto la pioggia, invernale, che entra dappertutto. Anche nel cuore. Come quella parigina. La pioggia batte insistente in questo giro circolare seduto all’interno di un treno. Poco distante, la nuova stazione, pare una balena spiaggiata. Pulsa vita. Al suo interno.  Continua ad inghiottire persone trasformate in “consumatori”, venuti in città appositamente per i saldi. Pacchi in mano. Gente che si fotografa immortalata in una specie di Grande Fratello all’aperto. Personalmente ho optato per qualche buon  libro. La cultura non è mai in saldo.  Un libro in particolare, mi accompagna nel  breve viaggio. E nell’attesa che questo treno termini il suo giro.  “L’amore è tutto“, di Michela Marzano, suggerito dal mio parlamento interiore in seguito dalle vicende di cronaca cittadina, “quell’amore legato al cancello”. Sfogliando le pagine, resto seduto, ora all'”opposizione parlamentare”, della storia di Diego e Marilisa, ora al centro,  e ora “mi astengo,prenoto la discesa, mi alzo, e alla prossima stazione scendo”.  Tornando all’ “amore non fa rumore”. Non dovrebbe farne, almeno. Quindi, scelgo l’astensione.  Il libro è illuminante, per la storia relativa a Diego e Marilisa. Per i dispensatori di consigli. Per noi. Un salvagente.  Da leggere. E rilegggere. Alcune frasi, sottolineate. Più volte. Letto e riletto. Un ferroviere, controllore, mi distoglie dalla lettura. Chiede il “biglietto”. Lo vidima. A modo suo. E allora, un pezzettino cade a terra. Un biglietto “mutilato”, nel contenuto, privato della sua metà. Come la storia, in alcune interpretazioni. Una storia dolce, quella dell’amore rimasto al cancello. O del biglietto al cancello. Come le storie altrui che a volte piacciono più delle proprie,  e che solo quelle, solo loro sanno comprendere, anche quando si socializzano e paiono le migliori del mondo. Osserva la pagina de La Stampa spiegazzata, riposta nel libro, in corso di lettura. In corsa. Commenta e interviene. Si sdoppia, e nel suo sdoppiarsi il suo parlamentare lo materializza, gli da voce. Lo fantastica. Pare un Salgari prestato alla fantasia, più che alla poesia. Un viaggiotre fasullo che non ha mai viaggiato. Forse solo nel suo io. Non è più la stessa storia. Storie banali, sostiene pensando di fare filosofia. Ma l’amore non è mai banale.  Non è più lo stesso viaggiare.  Piu’ o meno, alcune osservazioni sono di questo tenore.  “La vita ci ferisce”. E allora mi rituffo nella lettura del libro. Osservo alcuni passi appena sottolineati.

“L’amore è fatto di cose piccole piccole. Cose che sono niente, e che nonostante il niente, sono  più forti di tutto il resto”.  Vetri appannati, in questo scompartimento.  Provi a scrivere qualcosa, poi, inevitabilmente, qualcuno o qualcosa cancellerà il fumetto. Riprendo la lettura. Qualcuno ha scritto: “Ti amo”. Ma chi ama chi? Quali dei tanti io che ci portiamo dentro ama quel tu? Ascoltare e ascoltarsi. Perchè solo quando si ascolta il rumore che ci si porta dentro si può  poi esser pronti ad  accogliere la parola altrui.  La vittoria di chi ama è nell’accettare la possibilità della perdita.” “Non si ama una persona perchè arriva al primo appuntamento con il mantello azzurro o il cavallo bianco, ma forse perchè sotto quel mantello si nasconde un segreto che ci commuove. Qualcosa di indefinibile”.  “Domanda d’amore, che resta insoddisfatta”. Ancora. “La vita ha bisogno di verità. Quando si è prigionieri delle menzogne, si soffoca e si muore”.

“L’amore, la chiave, la risposta”. E allora, Diego e Marilisa, riprovateci, rivedetevi, parlatevi. Perchè, Passion lives here, per un amore olimpico.

L’amore, un dettaglio.  L’amore è tutto, è tutto ciò che sappiamo dell’amore. Emily Dichinson.

Il viaggio sta per terminare. Anzi, il viaggio è terminato.

Il libro è un capolavoro.