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Competenze e conoscenze: con flipagram “nella storia”

20160219_142207La notte ha pareggiato quel po’ di terra resa  “prigioniera” (insieme ad un paio di alberi) dal cemento di un edificio scolastico. Un cortile, un giardino portato a nuova vita dai ragazzi (ragazze)che lo abitano e lo vivono. All’inizio, sulla carta, era un compito. Come spiegare un “tema” della disciplina e della cittadinanza attiva. Dal “Giardino al…giardino”.  Poi, “learn by doing” come si dice, o strada facendo, come si fa e si dovrebbe saper fare (ah queste benedette competenze legate al saper fare!) il raggio di azione e osservazione si e’ dilatato.  Le loro mani puliscono, piantano, spargono fertilizzante. Al lavoro D., R., D. Ora le piante son cresciute: sono belle colorate. I ragazzi dalle loro aule osservano il giardino e questo li ascolta tutt*, nel cortile della scuola. Amori, amicizie, relazioni, confidenze. Ogni emozione ascoltata e’ una emozione conquistata.  Bigliettini, lettere, ancora al tempo di facebook. Quanto Pascoli si potrebbe trovare in questo piccolo fazzoletto di terra. Nel cortile, come e’ noto, son cresciute generazioni intere, quando i cellulari non si sapeva bene cosa fossero. Si raccontavano e si inventavano storie. Si giocava tra “strutturati e non”. Si “salvava” il tutto a memoria e il giorno dopo quelle storie fantasicate e provate si “esportavano” nelle aule della scuola. (Oggi che si esporta con lo smartphone?). Nel cortile e dal cortile nascevano amori e relazioni durature. Poi, dai balconi un urlo, un grido verso  il cortile: “E’ prontooo”. Qualche voce di adulto gridava a squarciagola: era giunta l’ora di pranzo e per forza di cose il gioco volgeva al termine. Ci si lasciava cosi, momentaneamente, il tempo di un pranzo veloce,  condito da qualche parole di “lessico famigliare” .  “Ciao dopo pranzo ci rivediamo” era il saluto e l’arrivederci.  20160219_142148

E Torino, la nostra citta’, (ricordiamolo), grazie al cortile di un oratorio e’ divenuta famosa in tutto il mondo. E  come si vede, e scrivo, il tema del mio percorso e’ azzeccato in tutto. Ma restiamo al cortile, della scuola, questo piccolo “embrione” di lavoro. Riguardo il filmato, appena montato e scopro che si trova di tutto: il tema del lavoro, educazione civica, cittadinanza attiva, inclusione, mobilita’, comunita’, partecipazione, solidarieta’, attenzione all’ambiente, eco-sostenibilita’.  “Sono i ragazzi di oggi”con musica di Eros Ramazzotti. Ora tocchera’ al gruppo delle donne: nomi di donne, nelle tradizioni religiose,  dal diario segreto al blog, voci di piazza, voci da cortile. Voci. Di donne. Storie.

Il dopo-cena in bianco

Torino, piazzetta reale. Foto, Romano BorrelliArchiviata la cena in bianco,  tutto e ognuno sono ritornati a propri   posti, a Torino. Anzitutto.  Uno, nessuno, centomila. E…anche gli 11 mia autoconvocati. Tutto pedala come di consueto. Lavoro, studio, esami. In tantissimi ne parlavano, ne discutevano, questa mattina. Della cena di ieri. In positivo e chi con sufficienza. In ufficio e a scuola, tra una tesina e l’altra, la cena in bianco era l’argomento ricorrente e più richiesto. Tra i ragazzi. Film, musica e colonna sonora erano identici. All’interno dell’aula, film e protagonisti mutavano trama e narrazione. Il film della maturità continua coi suoi…tempi.

Dopo le feste dei vicini, la festa in bianco. Occasione per tornare in piazza. Le notti, bianche, c‘erano già state. Già con Dostoevskij e poi in periodi Olimpici. Ora, per la par condicio, con gli eventi sportivi, qualcosa di bianco, ha vestito la nostra città in tempo mondiale.  Da poco, infatti, si sono attivate le cene. Forse è  stata un’occasione, un’iniziativa di tipo culturale  per ricostruire qualcosa. Riconnettere un sentimento. Penso sia una buona iniziativa. Osservare alcuni gesti come lo spezzare il pane, dividerlo, condividerlo e accompagnarlo con formaggi, salami, prosciutti penso sia stato un condimento di semplicità. Perché no allo scambiarsi delle ricette? Perché no gustare dei cibi ricchi di sapere dei quali non ne conoscevamo neanche l’esistenza? Perchè non trovarsi o ritrovarsi? Perché vestiti di bianco? Va bene, proviamo a cambiare colore. L’anno prossimo andiamo vestiti come ci pare, senza autoinvitarci. Lasciamoci libertà, ma torniamo a parlarci, a scambiare opinioni, idee.  Magari su più piazze. Torniamoci, comunque, in piazza. Rendiamoci protagonisti. Non puo’ che essere un bene, dopo anni di isolamento davanti la tv, dove il potere è stato nel telecomando. E indietro tutta già ci diceva come sarebbe andata. A terminare.  Andiamo avanti. La maturità sforna giorno dopo giorno quasi maturi.  Una volta usciti dall’aula, chi conta, crediti su crediti, chi pensa all’Università e chi pensa alle vacanze. Altri, solo a dormire. Maturità è…quando la sedia si esalta per aver sentito Quasimodo, Pascoli, Ungaretti, Verga, esposti bene, benissimo. Vero, verissimo. Verismo. Ma maturità è anche quando la sedia, cade dalla sedia per aver collocato Stalin prima di Lenin. Decadente, decadentismo. La caduta. E dopo esser caduta, protagonista la sedia,  insieme ai punti dei consumi, dell’inflazione, dei posti di lavoro, sentirla dire, con un impeto di ribellione: “Non Pos-sumus”. Gia’. il pos per i pagamenti. “Dazio” lo paghera’poi. Il povero ragazzo non aveva il bancomat con se’.   Magari all’universita’, Candeloro di storia alla mano. Sedia, povere. Povera sedia. Vorrei alzarla, incoraggiarla, provarle a dire che in fondo, era solo emozione. “Son ragazzi. Il resto è andato tutto bene”. E poi, male che vada, esiste, come in tutte le scuole, “un luogo sicuro” dove si depositano gli oggetti smarriti. E questo andrà a finire li dentro. E così le cadute. Lo sgabuzzino, esiste, e forse il deposito che raccoglie per nove mesi oggetti perduti, anche. Parrebbe, dopo la lettura di un bellissimo libro, che quel posto esista davvero,  situato a Parigi. Ma, ripeto, idealmente, è presente anche nelle nostre città. E di sentimenti, ne è davvero pieno. Nessuno se ne accorge. Dei demoni altrui, nessuno ne vede.  Lasciati incustoditi, poi, fanno sempre una brutta fine.  Qualcuno pero’, di tanto in tanto se ne ricorda e passa a riprenderseli. I ricordi. Come nulla fosse stato. E forse poteva essere tutta un’altra storia.

Amore di…classe

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Certo mai avrei pensato ad una risposta simile. “Alla lavagna…” e sembra di ricordare Cochi e Renato. E tra chi discetta librandosi su “territorio europeo” se il nostro e’ un ‘bel Paese’ da porre dietro o davanti la lavagna, come in altri temi, gli autori veri, quelli che a loro modo sono di classe e la classe la vivono, appuntano i loro pensieri “ingessandosi” le mani, sull’amore e su altri temi che lentaMente e approfonditamente fanno scuols. E cosi’  nuove leve “istruiscono” sull’amore. Senza attenderlo. La primavera bussa alle porte e queste schiudono “la classe”: l’amore è un sentimento…che deve essere vissuto con gioia. Che “consigli di classe” in questa giornata primaverile. “Consigli” da luna piena, che inevitabilmente rimandano a Leopardi. “Dimmi, o luna…”.  Da parte mia, provo a sfogliare un libro di Pascoli, velocemente, e poi Montale…Nel cielo torinese una luna piena come non mai. Da queste panchine, davanti al Duomo, al termine dei consigli, altri “miti” consigli vengono richiesti alla luna.   Speriamo che le profezie si avverino…Da un portone provengono voci…qualcuno spiega, altri ripassano, altri ancora ripassano, profeti, falsi profeti, oracoli, di condanna e di salvezza. “Ascolto” in silenzio. “Daniele”, “Geremia”, “Osea”, …Visione? No. E allora, Bravo, 7 più….anzi, no: 8!Anzi, 24!

DSC00536 (il Duomo di Torino)