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13 Febbraio 2009: Tutti a Roma, Piazza San Giovanni.

Oggi avevo deciso di fare un giro per Cuneo e provincia. Prima, però, dovevo incontrare alcuni ex colleghi di lavoro, amici, compagni. Alcuni di loro sono arrivati all’incontro a piedi, ed erano “s-Fiat-ati“; altri con una macchina, che spesso negli ultimi quattro mesi, va “controsterzo”. Mi hanno raccontato dei primi giorni di lavoro al rientro dalle vacanze forzate, con poche prospettive e pochi soldi in tasca. Mi hanno raccontato che i problemi sono tantissimi, mi hanno chiesto più volte se fosse vero che la cassa integrazione copre l’80% dello stipendio, e così, per dare una risposta esauriente abbiamo letto insieme “il Manifesto” del 27 gennaio a pag 5, che così diceva:” L’indennità è per un terzo livello al 63%, per un quarto al 61% e per un quinto al 57%; in un trimestre la perdita netta in busta paga può superare i 2700 euro.” Per quanto mi riguarda, ho detto loro quanto in mia conoscenza: “curva a U” o “curva ad L”, sempre di stagnazione si parla: sono i tempi della timida ripresa che non sono chiari e, paiono allontanarsi ogni giorno di più a giudicare dai dati diffusi. Ma, nel frattempo tantissimi hanno già perso il posto di lavoro, quelli a cui non è stato possibile rinnnovare il contratto a tempo determinato; “game over” cantava Elvis! In più, ieri si parlava del settore auto con 60 mila posti a rischio. A questi ci aggiungiamo i molti del pubblico impiego, qualcuno direbbe centomila posti di lavoro in scadenza a giugno e forse, qualcuno dice, non rinnovabili. A tutto ciò aggiungiamo il clima di divisione che qualcuno sta operando da tempo; fortunatamente in fabbrica nessuno ascolta le voci di chi indica nei lavoratori del pubblico impiego dei “perfetti grattatori di pancia”; anzi, fabbrica e pubblico impiego cominciano a stringersi le mani, ad abbracciarsi ed unirsi, idealmente, accerchiando la leva del potere: l’appuntamento è il 13 febbraio, a Piazza San Giovanni, in Roma.
Per quanto mi riguarda l’accordo firmato da cisl e uil non è accettabile. Qualcuno mi ha chiesto qualcosa? Questa è democrazia? Ricordo per quanto riguarda il punto relativo allo sciopero, che questo è un diritto individuale esercitato in maniera collettiva. Se non ricordo male, dovrebbe essere tutelato dalla costituzione. Forse che questa è cambiata nel giro di poche ore e qualcuno si è dimenticato di dirmelo? Eppure dal Parlamento non mi pare sia uscito nulla a riguardo. Democrazia, partecipazione…sono anni che continuano a decidere sulla nostra pelle: quando capiranno? Non aggiungo altro, penso che qualcuno prima di firmare dovrebbe tornare tra i lavoratori e sottoporre a verifica, chiedere se si è d’accordo oppure no; in altre parole: Referendum.
Non voglio far perdere tempo, voglio solo che si rispettino le procedure, i passaggi. Ma dico, possibile che siano sempre contenti di pagare la tessera senza “porli in discussione”? Sfiduciamoli.
Dopo aver discusso, parlato, incoraggiato ed infuso speranze nei miei colleghi, prendo il treno e mi dirigo in provincia di Cuneo. Amico Dalmasso, hai ragione: Cuneo è bellissima, e la sua provincia idem. Paperino si è sbagliato! Sergio, grazie per avermi fatto conoscere una realtà bellissima, ricca di luoghi di grande interesse turistico come Mondovì, Saluzzo, Bra….

Giorgio Gaber oggi avrebbe avuto 70 anni

Settanta anni fa nasceva il Signor G. al secolo Giorgio Gaber, lo vogliamo qui ricordare con una delle sue canzoni: la libertà.

Giorgio Gaber
Giorgio Gaber
 
(Giorgio Gaber, La libertà, 1972)

Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Vorrei essere libero come un uomo.

Come un uomo appena nato che ha di fronte solamente la natura
e cammina dentro un bosco con la gioia di inseguire un’avventura,
sempre libero e vitale, fa l’amore come fosse un animale,
incosciente come un uomo compiaciuto della propria libertà.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come un uomo che ha bisogno di spaziare con la propria fantasia
e che trova questo spazio solamente nella sua democrazia,
che ha il diritto di votare e che passa la sua vita a delegare
e nel farsi comandare ha trovato la sua nuova libertà.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche avere un’opinione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come l’uomo più evoluto che si innalza con la propria intelligenza
e che sfida la natura con la forza incontrastata della scienza,
con addosso l’entusiasmo di spaziare senza limiti nel cosmo
e convinto che la forza del pensiero sia la sola libertà.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche un gesto o un’invenzione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

Tratta da: “Dialogo tra un impegnato e un non so”

La fedeltà

Continuo a leggere l’articolo comparso su La Stampa a proposito di Rifondazione Comunista. Vengo subito al dunque. Io mi domando come mai, nel precedente congresso, una mozione come quella di Essere Comunisti, da me votata, che pur aveva un buonissima percentuale, ha mostrato comunque fedeltà, al partito, non alle persone,
grazie-sansonetti
perchè è al partito che bisogna voler bene, è rimasta nel partito, nonostante tutto? E identica cosa posso dire di altre mozioni. Come erano stati posti i personaggi nelle liste elettorali? Chi decideva sempre il tutto? Ho partecipato a numerose manifestazioni; un termine chiave era “partecipazione dal basso”, un altro “partecipazione”. Chi si ricorda quando si prendevano esempi della democrazia partecipata? Quante riunioni sul Brasile? Le tornate su alcuni argomenti che la si facevano con le loro assemblee per decidere lo stanziamento piccolissimo di fondi? Eppure la battaglia la si faceva all’interno del partito. Ricordo le partecipazioni veramente forti all’interno di ogni circolo, di un federale. Era bello, perchè forte era la dialettica. Ricordo che alle primarie era stato sottoscritto, firmato, pagato un euro..ma tutti volevamo quell’esperienza? Lo ricorderanno tutti? Vogliamo fermarci un momento e ricordarci un po’ di cose? Io penso che la fedeltà alla linea sia importante; è vero, siamo continuamente in cammino e di spostamenti da sinistra a destra è piena la storia politica, e questo è comprensibile se lo si fa proponendo un ragionamento; si, perchè i cambiamenti sono legittimi, non soltanto nel cammino politico. Mi pare che in psicologia si affermi che quando un individuo dice “io sono fatto così” implicitamente afferma che non vuole rimettersi in discussione. Quindi, è legittimo il cambiamento, ma io sostengo che la fedeltà sia più importante. Molti miti son caduti, ma onestamente, qualcuno agli iscritti, ai militanti, aveva chiesto che cosa pensava di una “sinistra arcobaleno“? Il partito era proprietà di qualcuno? O, forse, dato che per anni si era stabilito che “democrazia”, “partecipazione”, circoli come unità fondamentale fossero gli elementi più importanti; di colpo queste nozioni non andavano più bene? Una gestione verticistica mi era sembrata, eppure, anche quelli di altre mozioni hanno fatto tutto il possibile per un esito elettorale positivo, nonostante non si condividessero molte cose….cosa ci legava agli altri partiti di quell’esperienza? Noi che che abbiamo lavorato siamo sempre stati al fianco dei lavoratori. Io vedo persone che non sbuffano, non scalpitano, non danno l’idea, all’esterno, di essere insofferenti, di fare questioni su un giornale. Ho visto, vedo persone che lavorano per il partito, che stanno al fianco dei lavoratori. Ho visto Sergio Dalmasso lavorare per il partito stando al fianco dei lavoratori, degli studenti; lo sesso posso dire di Juri Bossuto…Compagni di mozioni diverse, eppure noi eravamo lì dentro, o no? Gli altri invece……. posso dire che è triste vedere compagni che erano con te in un congresso, passare in altre mozioni, e sentire dentro la tristezza, pensando che la meta è identica, ma le strade per arrivarci sono diverse. Però siamo rimasti al fianco gli uni degli altri….gli altri a cosa pensano? Dove vogliono andare? Noi vendiamo il pane, la pasta, a gente bisognosa e forse non è sufficiente, ma è qualcosa, è anche stare tra la gente, a prendere freddo, a urlare, invogliare, a ricompattarci.