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Il rilancio della migliore tradizione operaia

sede-rifondazione-comunista-torinoFinalmente ho avuto il piacere di leggere che la Fiom ha ideato, ma direi, rilanciato il “paniere”: un insieme di cibi freschi a prezzi contenuti, secondo i criteri delle società di mutuo soccorso, come è la tradizione del movimento operaio. Avevo accennato agli “spacci alimentari” degli anni ’70, dove, il volontariato degli anni ’70, che vedeva operai, sindacalisti e studenti, dietro i banconi, permetteva di contenere i costi di molti prodotti. Spesso mi raccontava questa esperienza l’amico Sergio Dalmasso, che negli anni ’70 ha sperimentato questa forma di vendita in provincia di Cuneo. Il passare degli anni, e il forte consumismo, hanno sbiadito pratiche un tempo davvero molto presenti. Nel comunicato della Fiom si legge: “L’iniziativa, promossa dalla Fiom, è una prima risposta alle difficoltà dei lavoratori di arrivare alla quarta settimana e vuole essere un modo per sollecitare la riscoperta della solidarietà negli acquisti“. Gli aderenti a questa modalità risultano essere già un centinaio e nel paniere, al cui interno sono presenti solo prodotti “locali”, comprende “tre tipi di carne, latte, stracchino, parmigiano, gorgonzola, uova e mozzarelle”, come si poteva leggere su Liberazione di ieri. Insieme a questa attività che verrà estesa ad altre realtà di fabbriche si continua anche la raccolta delle firme per adeguare l’indennità di cassa integrazione all’80% dell’ultima retribuzione.  Come si può leggere, e non soltanto su Liberazione, “Fiat, contro la quarta settimana partono i gruppi di acquisto” (Fabrizio Salvatori, pag. 7 di venerdì 20 febbraio) ,  ma anche  su La Stampa, (cronaca di Torino,  con un articolo di Marina Cassi , anche questo articolo di ieri) con “Il paniere della Fiom per la quarta settimana“, o ancora su Il Manifesto di oggi, a pag. 18 “Contro la crisi, alle Presse di Mirafiori arrivano i Gruppi di acquisto“, di Mauro Ravarino. La Fiom sa sempre da che parte stare: con gli ultimi, senza se e senza ma. Per questo motivo, spesso, affermo: “Io Fiom”.

Probabilmente, una notizia come questa che riafferma, se ancora ve ne fosse il bisogno, esperienze di solidarietà e vicinanza agli operai, potrebbe fare il paio, almeno per ora, con un’altra: dopo un giro di telefonate ad alcuni ex colleghi, parrebbe che questa settimana, la cig sia diminuita. Speriamo. In ogni caso, la notizia sopra descritta mi porta ad esprimere ancora un saluto a tutti i miei ex compagni di viaggio a Roma, molti dei quali, come quelli della Indesit, ancora coinvolti in forme di protesta per la loro drammatica situazione. Senza dimenticare quelli della Bertone, quasi mille e duecento dipendenti con molti interrogativi. Forse per alcuni di questi sono attivi gli unici ammortizzatori sociali veri, quelli cioè “genitoriali”, ma per molti, e non soltanto appartenenti alla Bertone, continua il classico gioco alla Tarzan, dove continuamente ci si deve aggrappare a qualche liana, e dove spesso, a noi, è attaccato qualcun altro.

Un saluto ancora a Barbara e alle tante Barbara presenti in fabbrica, che svolgono un lavoro così prezioso e difficile, coniugando casa, lavoro e sindacato.

Il pensiero ad alcuni operai di Indesit e Bertone che conosco perchè lavoratori della mia circoscrizione, la numero 7 di Torino, mi porta a pensare ad un episodio accaduto l’altra sera sotto la sede di Rifondazione, dove alcuni compagni durante il loro lavoro hanno sentito “rumoreggiare”: come ha descritto il Vice Presidente di Circoscrizione Giuliano Ramazzotti, erano le prime ronde, una quindicina  personaggi di destra, prima dell’entrata in vigore del decreto legge, in un quartiere alquanto degradato, probabilmente per non degradarne un altro.

Era la nostra circoscrizione, un tempo, così bella e piena di negozi.

Alberto
Alberto

Un personaggio su tutti merita di essere menzionato, grazie al quale molti residenti in quella circoscrizione riescono a trarre informazioni con l’acquisto di quotidiani: il giornalaio Alberto, punto di ritrovo e a volte, luogo di fitti scambi politici. Un giornalaio che forse la vede un po’ diversamente dalle ronde.

Nel frattempo colgo l’occasione di salutare, dal momento che ancora non lo avevo fatto, tutti coloro che giornalmente seguono questa sorta di diario; tutti gli amici, quelli vecchi, quelli nuovi e quelli ritrovati. Infine, un grazie particolare all’amico ed ex collega  ing. Domenico Capano, che mi consigliava spesso “un blog”; inoltre,  un “complimenti!” per il suo libro che inizio a vedere in giro per  le librerie di Torino “Sistemi combinatori e Mappe di Karnaugh”. Un senso di felicità vederlo esposto nella libreria di via Pietro Micca, La Torre di Abele, a Torino.

Se trenta euro sono come trenta denari

Gruppo Magneti Marelli Venaria a Porta Nuova in partenza alle ore 23,30
Gruppo Magneti Marelli Venaria a Porta Nuova in partenza alle ore 23,30

Si sta avvicinando rapidamente la partenza per Roma; come tante altre volte l’entusiasmo del ritrovare: amici, compagni, ex colleghi, stempera la stanchezza del lavoro quotidiano. Alle ore 23 ci sarà la partenza, in treno. Proverò a portare un portatile, in maniera da “postare” qualche foto nell’atrio di Porta Nuova o sul treno; mangerò qualche panino come lo si mangiava ai tempi della fabbrica. Un panino dolce e amaro. Dolce, perché mangiato in armonia, preparato a casa e poi scambiato, “vissuto”, e “faticato” direi, se mi si lascia passare il termine, amaro: perché le prospettive economiche  non sono delle più rosee. Ieri, al presidio contro la precarietà in piazza Castello davanti alla Prefettura a Torino, ho potuto “saggiare” l’antipasto di quanto lontana  sia la sofferenza di chi è precario, di chi è in cassa integrazione, di chi è senza contratto rispetto ad una gran parte della società italiana le cui menti sono state pervase e impegnate a verificare se son vere le lacrgrande-fratello-federica-squalificataime dell’ultima esclusa del grande fratello. Diciamoci la verità: al presidio di ieri eravamo pochi. Sono convinto che domani molti  sentiranno lontani i problemi che fino a ieri li assillavano e, quindi, non parteciperanno allo sciopero. Possono essere trenta euro o quaranta tolti dallo stipendio, così fondamentali per un bilancio famigliare? Purtroppo per tanti lavoratori lo sono e limitano la partecipazione, per altri il non credere negli scioperi e per altri ancora: “se ottengono qualcosa con me e senza di me la si ottiene uguale”. Eppure, sul luogo di lavoro ho sentito  affermare: “ieri sono uscita ed ho fatto shopping: ho speso duecento euro“. Lo scorso anno era precaria, oggi è di ruolo. E’ possibile, mi chiedo, che colleghi che fino a ieri erano precari possano di colpo ripiegarsi su se stessi e non sentire la condizione “altra” come propria, ancora?

Trenta denari come trenta euro?

I “fissi” della scuola hanno venduto i “precari” ? Se quest’ultima è la condizione, la conclusione, e mi auguro di sbagliarmi: il ministro Brunetta contro di noi, lavoratori del pubblico impiego, avrà buon gioco facilmente, perché si alimenta quel circuito perverso in cui diventa odioso colui o colei che ha il lavoro sicuro e fisso, anche se il suo stipendio è di solo mille euro e non appartiene alla categoria dei “fannulloni” e, l’odio sociale se v’è da essere lo si dovrebbe rivolgere verso bel altre cifre, verso ben altri “fannulloni”. Attenzione, suggerisco alle tante Luisa, la guerra fra poveri, in ispecie nei periodi di forte crisi, ha sempre giovato ai ricchi, e poi lo san tutti che in questo periodo i negozi di Torino stanno svendendo la merce o chiudendo, addirittura.

E’ vero, lo sciopero è una scelta individuale, ma proviamo a dirci la verità: possibile che nessuno, a parte un’interrogazione di Juri Bossuto (e molta attenzione da parte di Rifondazione Comunista), che nel consiglio regionale piemontese ha sollevato  il problema che esistono delle scuole dove ci sono precari con età anagrafica di 50 anni e con una famiglia da mantenere? Possibile, che nessuno abbia sollevato il problema che a Torino, a tutt’oggi c’è, ad esempio una scuola, ma potrebbero essercene altre, dove continuamente, da settembre, salvo un breve periodo, mancavano due collaboratori scolastici impegnati in altre scuole con profili superiori? E che, quindi, “se sulla carta il numero è giusto, nel momento del lavoro reale i collaboratori manchino? (perché iscritti in un’altra graduatoria e perché a tempo indeterminato potevano “migrare” come quel gabbiano?). Possibile che abbia manifestato per la sicurezza sul posto di lavoro e poi continuamente bisogna vedere e far passare sotto traccia che i posti di lavoro vacanti non possono essere ricoperti e quindi quel carico di lavoro pesare sul personale rimasto? I quotidiani italiani ( i cui editori in parte o totalmente, nella stragrande maggioranza sono le banche eccezion fatta per quelli di partito che criticati per il finanziamento pubblico ricevuto rappresentato l’unica stampa libera anche se è partigiana, ma nella scelta lo si sa a priori) non ne parlano perché il lavoratore e la sua salute non sono abbastanza importanti?  Quale è il problema? Cosa è che non fa notizia, oggi? O, cosa dovrebbe farla invece? Dovrebbe farla applicare regole “che chiudono in casa il lavoratore perché malato senza poter andare dal medico”? Fa notizia il fatto che estendendo l’orario delle visite fiscali, in modo così barbaro, renderebbero il “lavoratore recluso in casa”? Fa notizia il fatto che aumentano le spese per il medico fiscale e, quindi alcune scuole potrebbero essere in “bolletta?” Si parla tanto di “servizio”, e poi non lo si garantisce perché mancano i collaboratori? Fra una chiamata e l’altra è assicurato il servizio? Perché non si risponde che: “forse non sta proprio così?”;  come si affermava che: “I collaboratori scolastici in Italia sono in numero superiore ai carabinieri”? Possibile che bisogna decretare l’urgenza e la necessità dove non sussisterebbero i requisiti, i presupposti,  mentre per altri campi forse ne esisterebbero le motivazioni “erga omnes”? Possibile che, i liberisti italici dei due poli, parlino in continuazione di “produttività”, “efficienza”, “fannulloni” e via dicendo? A me, pare proprio poco corretto.

Operai della Bertone sul treno per Roma
Operai della Bertone di Grugliasco sul treno per Roma

Comunque, andrò a Roma, e saremo in tanti. Personalmente farò la parte anche per chi non potrà esser presente: i tantissimi Domenico, Maurizio, “gli associati in partecipazione”, chi è in cassa integrazione, chi è precario, chi è senza lavoro ecc. ecc.

Prima di chiudere vorrei solo esprimere una forte solidarietà a Maurizio, a cui non è stato sufficiente tutto lo sforzo effettuato per ottenere la laurea con il massimo dei voti; almeno per ora…..e nonostante tutto ha trovato e trova la forza e la voglia di prendersi un po’ in giro pubblicamente. Coraggio Maurizio.

p.s.
Il primo treno per Roma è partito alle ore 23. Il nostro treno parte alle ore 23,30. Posto la foto del Gruppo Magneti Marelli di Venaria scattata con il telefonino. Nel gruppo vi è un infiltrato, che fa la linguaccia, solidale, però, con la loro, la nostra lotta!! Posto, anche, la foto di due operai della Bertone di Grugliasco.

Ore 23,30
Partiti: che il sol dell’avvenire sia con noi!