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“Shinoi” for ever

Torino 12 1 20156. foto Borrelli RomanoIl vento scompiglia capelli e pensieri: rossi, castani, neri e biondi.  E li sposta, li alza, li annida. Capita come per le parole: il tempo di pronunciarle, fuori dai denti o con larghi sorrisi e si perdono nel vento. Fuori, la notte e’ piacevole, anche coi “fischi di fondo”: e’ la luna che in maniera smaliziata si sfila i collant, prima di spegnere le luci e richiudere la porta del cielo. E gli uomini fischiano come quando passa una bella donna. Ululati sguaiati, smodati. Forse gatti in calore. Fischi. Spazio al maschile, mai al femminile.”Fiu, fiu, fiu”. Colonia e l’uomo che “non cambia mai”, “difficilmente cambia”, “lentamente cambia”, “raramente cambia”. L’uomo.  Era il vento, maschile. E’ il vento. Foglie ingiallite e venate insieme a carte accartocciate che si “stoppano” ai piedi dei piu’. Raccoglitrici di storie e di venti di passione. Paole andate. Il tempodi pronunciarle e si consumano. Il  giorno la musica non cambia. Effetto “phoen”, si, il “fon, fon”, 15 gradi sulla citta’. Vento caldo di passione, e noi fermi davanti a scale mobili della metro  che non salgono ( e non solo per uscire dalla metro) e non scendono. Questa poi delle scale mobili rotte (della metro torinese) e’un ritmo costante e continuo. A dieci da Torino2006, anno di entrata in funzione. Altra passione, rosso cinabro. Appena usciti dalla metro, la pista ciclabile. Manubri di biciclette e manubri in palestra tra baffi a manubrio tipicamente sabaudi. Corso Vittorio Emanuele: ogni citta’ ne ha uno con questo nome. La statua, il Re, i baffi a manubrio, il cavallo: guardano verso Roma. Palestra: “Corri, corri, suda, suda, puff puff, pant pant”: km e calorie e tempo tutti sotto braccetto. E noi, “sob sob” a versare goccioloni di sudore di panettoni e pandoro del tempo andato…perche’ “oggi mi sento grasso dentro”.  “Dove, dove?” Risponde il vicino o la vicina? “Srotolando” cuscinetti, maniglie dell’amore, sederi, pance: il trionfo dell’estetica, mica della salute. E cosi, tanto per smaltire, o provarci,  ad una certa ora del pomeriggio la palestra sembra il piu’ grande mercato europeo all’aperto: Porta Palazzo. “Menu’ e donne e cibo e qui e la’ e sotto e sopra e su e giu’. “Bum, bum” “pesi” che si toccano tra sguardi che si sfiorano, respiri ansimanti e soffi, come dopo l’amore. Chi cerca, chi prova, chi prova a conoscere e chi contatta chi. Fuori.  Dopo la doccia, borsone in mano e capelli ancora bagnati. Tra poco tornera’ la luna in cielo e….sulla collinetta del Valentino due giovani amanti si giurano amore eterno. “Shinoi forever”…amore per sempre. Parole. Se son rose fioriranno. Scende il buio sulla citta’.  Gli ultimi tram fanno le ultime corse. Tra capannoni dismessi, noia di alcuni e tanta “capannoia”. O capannonia. Sguardi bassi e chini: vietata polvere!Torino c.so P.Oddone.12 1 2016.fot Borrelli RomanoIn cielo,  la luna tra poco chiudera’ i battenti e…pantaloni strappati all’altezza delle ginocchia queste  le mostrera’   rosa come pesche, insieme a  stivaletti da togliere e capelli lucidi da tirare su. Dopo il vento.Dopo le parole.Foto,  Borrelli Romano. Holden  scuola Tra poco sfilera’ ancora i suoi collant e…buonanotte. Shinoi for ever.

L’Epifania…tutte le feste si porta via

Ravenna, 20 luglio 2014. Sant'Apollinare Nuovo. I re Magi. Foto, Romano BorrelliL’Epifania …quasi tutte le Luci…d’Artista si porta via. Le feste volgono al termine e domani si rientra a scuola. Ma  oggi abbiamo ancora tempo per una passeggiata e rileggere le poesie di queste “benedette luci d’artista” prima che si spengano. “Ehi ma ti ricordi dieci anni fa? Torino 2006… Le Olimpiadi…il rosso cinabro, la passione da vivere che…lives here….o lived here. Tu che dici? Le luci le spensero a marzo!” Cosi raccontavano alcuni oggi, nei loro dialoghi post panettoni e cibarie varie che hanno messo alla prova fegato e stomaco. Ma i racconti piu’ interessanti erano in voga in alcune palestre. Bastava, con una scusa qualsiasi, prezzo, costo, orari, per una ipotetica iscrizione, avvicinarsi al bancone  ed entrare in una di quelle, (ieri, ma anche oggi), per sentire certi discorsi (cibo, calorie e…)su questi 15 giorni appena trascorsi. Volete appagare la vostra curiosita’? Bhe’ facciamo un’altra volta, ok?Torino via Garibaldi 6 1 2015 foto Borrelli Romano

Facciamo solo un passo indietro e “rileggiamo” le parole di Francesco nella giornata di oggi: “L’esperienza dei Magi ci insegna a non vivacchiare ma a cercare il senso delle cose assecondando il cuore”. Occorre mettersi in viaggio. A domanda cosa hai letto, richiesta da lettori blog, rispondo: bhe’, ho preparato…il vecchio programma! Certamente fossi liberissimo parlerei dei Mosaici di Ravenna (vedere foto dei Magi), del significato del termine “compagni” (condividere il pane) ritrovato nel libro di Enzo Bianchi,  ancora “Spezzare il pane”, poi, “Mangiare da crisiani” di Massimo Montanari, “Vino e pane” di Ignazio Silone e quel periodo storico, di pane, di vino e del “Cantico dei cantici”, “la persona e il sacro” di Simone Weil…e pagine e pagine esplorate se solo…Ma questo sara’ domani. Oggi c’era ancora un giorno di festa; facile intercettare “cacciatori” di saldi e befane Torino 6 1 2016.foto Borrelli Romanoper le strade torinesi a distribuire dolci vari.  Belle erano belle, coi loro fazzoletti sul capo e menti allungati. Diciamoci la vetita’: certe ragazze con la “sbessola” non sono male! E poi poverine, a solcare i cieli sulla scopa non e’ che abbiano respirato il meglio del meglio. Questione di naso. Ma certe befane il naso sanno sempre dove ficcarlo. Torino 6 1 2016.foto Borrelli Romano.pza.San CarloCode nei negozi aperti e molti a socializzare con tutti ingannando cosi il tempo di attesa. Il Toro e la Juve in testa a tutto e nella testa di molti.I discorsi:  “Le giovani vite spezzate delle partorienti (e figli) Giovanna, Marta e Angela mentre doveva essere cronaca e futuro, speranza e gioia. Si puo’ nel 2016 morire di parto?” E ancora il “guano di Roma”, il Giubileo, il referendum abrogativo o confermativo e “dove batte il quorum”,  l’intervento del Presidente della Repubblica: “piu’alla Pertini o alla Napolitano?” Da caminetto, lo giuravano e vicino a questo ci va sempre la pipa.  Ancora: il prossimo ponte. Beati certi professori che non devono aspettare Pasqua per la prossima fermata: Carnevale fara’ la sua parte. Ultima annotazione. Dopo tante polemiche di inizio periodo natalizio (meglio, Avvento)chiudo con la foto di un Presepe (Basilica Maria Ausiliatrice, Torino).20160106_191538

Cartolina di Carnevale da Torino

Immag005DSCN2841Due cartoline da Torino, in una giornata particolarmente fredda. Neve in prospettiva. Così sostengono in molti, per lunedì. Sette anni dopo Neve, Gliz e le Olimpiadi invernali. Scuole, per la gran parte, chiuse, in queste vacanze di Carnevale. Concorsone a cattedre rinviato, causa tempo. Naso all’insu’, direzione Mole, dopo aver osservato piacevolmente alcuni volumi freschi di stampa di prossimi laureandi.

Una occhiata con prospettiva diversa per il monumento torinese, prima che venga ripulito del suo “gioiello”, del suo collare.  Scrutarla mi  rimanda al fatto, positivo, che al suo interno,  Museo del Cinema, alcuni lavoratori son riusciti a spuntare, dopo molte fatiche, l’agognata l’assunzione. Tempo determinato. Altri, giu’, al Sud, dopo un periodo di “ristrettezze economiche” e riammessi “di diritto”  a tornare al proprio posto,  hanno creato una cassa di resistenza con la differenza tra quanto percepivano prima, in cassaintegrazione e quanto percepito ora, con il reintegro, chiamata “eccedenza” da destinare ai bisogni altrui.  Forse solo una tradizione operaia, “radicale”, riesce a creare circuiti di solidarietà. Si potrebbero creare tante casse di resistenza, “eccedenze”, in altre posizioni lavorative. Fiom insegna.  Battiamoci per un recupero dell’articolo 18. Per quanto riguarda il nostro contratto, o la nostra stabilizzazione, siamo ancora in mezzo ad una strada. Privati della nostra dignità.  Sulla strada, che pare il titolo di un libro, del ritorno, pensando un po’ a Ulisse, rammento il senso del viaggio. Una bicicletta, (e il suo scampanellare) non la mia, ormai sulla strada del mare, “persa” nella nebbia ingoiata insieme ad altro, mi ridesta: “occupazione” di pista ciclabile. Piu’ avanti, osservo il Bicerin. Non mescolare…Tre strati, da gustare, dolcemente con le sue differenze. Su di un biglietto, una frase di Kant:  “Rispetta sempre l’umanità in te e negli altri come un fine e non usarla mai come un mezzo”…in un mondo che conosce grandi quantità di “geni”….Penso al carnevale, con le sue giostre, sempre in movimento. E le maschere che in questi giorni si confondono meglio. Piatti enormi di bugie con spolverata di zucchero a velo. Dolce che nasconde l’amaro. “Non mescolare”, mi ripete e mi ridesta ancora dall’altra parte del bancone la signora.

Italia, 150 anni. 1861-2011

E così dopo aver tappezzato numerosi palazzi e balconi di Torino, il giorno fatidico dei festeggiamenti per l’unità d’Italia, è arrivato. A Roma, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dallo scranno piu’ alto che fu già suo ci ricorda, due cose essenziali, tra la lettura delle sue 26 cartelle: l’importanza della nostra Costituzione, “solido ancoraggio” e l’accenno ai giovani con “la drammatica carenza di prospettive di occupazione e valorizzazione delle proprie potenzialità”.

Già, la Costituzione, così sempre sotto attacco da una parte poltica. I giovani, invece, privati della possibilità di immaginarsi un futuro. Sei generazioni, sono passate dal 17 marzo 1861. Sei, un periodo storicamente breve, ma lungo abbastanza per le vicende e le sofferenze in esso comprese. Un periodo di costruzioni, demolizioni, ricostruzioni. In tutti i sensi.

Si, gli “slanci individuali sono capaci di fare la storia se navigano insieme a quelli di milioni d’altri, se fanno parte di un progetto collettivo”, come annotato un paio di giorni fa su un editoriale di un noto quotidiano torinese. Mi domando pero’ come mai questi slanci individuali non possano essere sommati in altre situazioni, quando occorrevano forti prese di coscienza, e ripenso agli accordi di Pomigliano, Mirafiori, firmati in tutta fretta da alcuni,(per fortuna la Fiom è una garanzia e dice no) con condizioni al ribasso, che impediscono di guardare al futuro. Condizioni che ci riportano indietro, che hanno fermato le lancette dell’orologio. Una situazione ottocentesca. Identica cosa con la scuola. Con le sue forme di precariato, che rasentano il caporalato anni cinquanta, sessanta. Nella tutela della scuola pubblica, come è possibile che siano scesi in piazza anche coloro che hanno partecipato a predisporre la “macelleria sociale”, il piu’ grande licenziamento di massa che questo Paese abbia conosciuto? Scuola pubblica da tutelare, perchè se è nell’ignoranza che cresce la sottomissione, è nella conoscenza che puo’ venire la ribellione. Mi domando con quale coerenza, in molti, scendano in piazza a tutelare la Costituzione e poi approvano e caldeggiano la riforma della giustizia, lesiva dell’articolo tre della stessa carta, riforma che potrebbe impedire l’obbligatorietà dell’azione penale (si, obbligatoria, ma sulla base di una relazione del Ministro della Giustizia che individerebbe alcuni criteri di priorità).

Mi domando ancora come non si riesca ad arrivare ad una “coralità” che dica un no chiaro al nucleare ostianandosi nonostante gli eventi drammatici del Giappone ad inseguire quella possibilità. Mi domando come si possa privatizzare l’acqua pubblica, dopo tutte le fatiche fatte per portarla nelle case degli italiani con un sistema di acquedotti.

Allora si, stupiamoci, rallegriamoci di questo sventolio di bandiere, ma ricordiamoci anche di scendere in piazza, insieme, per la tutela dei diritti fondamentali, della Costituzione, a tutela della scuola pubblica, della sanità, e indignamoci quando un governo come questo non riesce, non è capace ad individuare e fissare le priorità di un popolo che esprime bisogni, pone domande, chiede poltiche capaci di risolvere il problema della disoccupazione giovanile che viaggia al trenta per cento, della precarietà, che impedisce di “volare” alto e guardare collettivamente ad un futuro diverso. Provare ad immaginarselo, almeno. Siamo spariti anche dalle dichiarazioni Irpef. L’impatto della crisi, nel numero contribuenti Irpef: 280 mila in meno rispetto all’anno precedente. Un italiano su quattro non ha pagato l’Irpef perchè se le entrate sono scarse le imposte dovute sono azzerate dalle detrazioni. Sono “fasce povere” e giovani precari, che hanno poco o niente e quindi un eruo da versare.

Un’epoca questa dove il privato e l’apparire hanno “sfondato” paurosamente. Sono stati bellissimi questi due giorni,a Torino, e a tratti hanno ricordato le Olimpiadi invernali del 2006, con le sue notti bianche. Bulimia da bandiere, si. Traffico impazzito, ieri. Centomila o duecentomila, poco importa. C’era la voglia di riprendersi la piazza. Una piazza reale, finalmente. Non piu’ virtuale. Ma voglio ricordare anche che spesso il pubblico è trascurato, molto. Basta prendere la passarella, a Torino, costruita in occasione delle Olimpiadi invernali, che dagli ex mercati generali ci porta al Lingotto per vedere come la situazione non sia certo delle migliori: scale mobili poco funzionanti, degrado….certo, quando poi si entra nel centro commerciale è tutta un’altra cosa. Torniamo a valorizzare il pubblico, anche se quest’epoca della superiorità del visuale su qualsiasi altra forma percettiva è cosa nota. Società dell’apparire, delle immagini, forme visibili del mondo, che sono diventate con ogni probabilità il punto di contatto fra l’uomo e il reale. Facciamo festa, si, ma abbattiamo queste forme di individualismo esasperato che ci hanno rinchiuso sempre piu’ in noi stessi. Ricordiamoci che questi 150 anni sono stati anni di dura lotta, di conquiste del movimento operaio.

E’ stato bello vedere un finalmente un fiume di gente: via Garibaldi, Piazza Castello, la Mole Antonelliana con i suo anelli che rappresentano la bandiera italiana, il Museo del Cinema, Piazza Vittorio, i Murazzi, i Capuccini, via Po, via Pietro Micca.…E’ stato bello salire sul Monte dei Cappuccini, posto tradizionalmente da innamorati, e vedere la città, nella sua bellezza, con le sue luci, la Mole Antonelliana, e da li sopra, poter immaginare un futuro, una stabilità e la fine della precarietà, in tutte le sue sfaccettature e poter desiderare così un futuro tranquillo, sotto un cielo stellato. Bello pensarlo…ma uniamoci nelle lotte.

Per un popolo civile non c’è nulla di peggio che farsi governare senza resistenza