Archivi tag: natale

Quasi… Natale

torino-17-12-2016-foto-romano-borrelliEra da un po’ di giorni che non lasciavo segno,  qui sopra, immerso tra lezioni,  corsi e lezioni avvolto in una nebbia da capogiro. foto-borrelli-romano-circolo-lettoriCosi,  dopo aver ultimato la relazione su Simenon e la sua “Belle”,  il suo “orologiaio”,  decido di fare due passi e ritornare in Circolo. Un passaggio tra chi di lettere è  di casa,  le scrive,  le legge e le ripone in Circolo.  In bella vista. Qui si che e’ un bellissimo posto. Ne approfitto e compero la tessera per farmi il regalo di Natale.  In una atmosfera natalizia ormai quasi giunta a  destinazione,  l'”Avvento del Natale”,  e’ un via vai continuo fra vetrine doni e pacchi che reclamano precedenze: via Roma,  Lagrange,  Po. Un rito e un giro  di Luci d’Artista.   torino-p-ta-nuova-17-12-2016foto-borrelli-romanoA Porta Nuova “fiorisce” l’albero e maturano gli auguri di ogni risma. Una veloce lettura alle “letterine” 20161217_16442020161216_08274620161216_082840lasciare nei giorni scorsi e via,  tra la dolcezza della musica perdersi per le vie e letorino-p-zza-s-carlo-fot-borrelli-romano-17-12-16 piazze di Torino.

Dal libro ai libri

Questa contrapposizione Torino-Milano sul salone del libro e sul leggere pero’…che noia:  “chi ruba cosa”…. leggere… ma quanti leggono cosa e chi? E a chi? Davvero bisognerebbe cominciare a spiegare il tutto dall’abc? Quotidiano,  settimanale,  mensile,  rivista in tutte le declinazioni. Davvero poi all’esame di maturita’ i maturandi finiscono di fare “cilecca” sull’articolo di giornale? “Leggete,  leggete”,  diceva la prof. ssa Morganti delle medie. E ancora.  “Partite dal biglietto del tram,  poi da Topolino e poi… “L’Agnese va a morire”. E poi, se vi piace,  continuate con  “Lessico famigliare” e “Se questo è  un uomo”. E poi fini’ davvero, che da  quella frase buttata li  dalla prof. ssa Morganti sulla storia del biglietto del tram da leggere porto’ molti ragazzi a fare incetta  di biglietti Atm: giornalieri,  settimanali,  mensili. E fu l’inizio. Della lettura. Poi fu la biblioteca e librerie. La Morganti fumava e penso pure i suoi libri,  dato l’odore che emanavano.  Aveva una borsa di tela,  e ogni settimana ne estraeva uno e lo prestava a chi lo desiderava. Piu’ tardi arrivai alle superiori. La prof. ssa di lettere,  qui,  non fumava. Aveva capelli neri,  fin sulle spalle,  una frangetta,  occhiali neri e un piccolissimo neo a lato della bocca. Leggeva un capitolo dei Promessi Sposi  ogni settimana. Era “la Melloni” e oltre ad essere impallinata sulle descrizioni dei personaggi dei Promessi Sposi ci assegno’ in seguito  un compito a noi e uno ai nostri genitori. Ai secondi,  comprare un libro. A noi,  leggerlo durante le vacanze di Natale. Con scheda e successiva interrogazione.   “Leggete la Storia,  di Elsa Morante”. Ah che bella quella lettura. Col tempo,  una,  due,  tre,  cinque volte. Poi in quinta,  una quantità incredibile   di giornali. Rinunciavo  alla colazione,  talvolta al pranzo,  pur di averli sotto il banco e a casa. “Repubblica”,  “La Stampa”,  “Corriere della Sera”. Guai a stropicciarli. E quindi,  guai se lo adocchiava quella di diritto. Me lo avrebbe chiesto o approfittando magari di un cambio d’ora o intervallo avrebbe (come faceva) allungato la manina per sfogliarli. Lo,  li,  avrei rivisto/i dopo ore  e tutto stropicciato. Poi,  dopo la maturita’  venne “il tempo delle mele” e delle parole e della “brezza marina”, dell’amore e del gioco a nascondino. Nelle librerie,  io e lei. Cioe’ noi. Partire,  entrare,  in libreria,  “contare”,  uno,  due,  tre… dieci e giocare a perdersi per poi ritrovarsi,  con un libro tra le mani. Nascondino tra i libri. Il gioco consisteva nel cercare una pagina qualsiasi di un libro altrettanto qualsiasi pensando all’altra. Per poi leggercela. In faccia. Alla faccia di chi… “parlava” male.

31 Dicembre 2015

Torino 31 12 2015. Foto Borrelli RomanoMi trovo in stazione dove ho da poco accompagnato il 2015. Fra qualche ora infatti, munito di un  fazzolettino bianco alla mano sventolato fuori dal finestrino, dovra’ partire e salutarci. Viso rigato da qualche lacrima sara’ costretto a restare chiuso in un cassetto e tirato fuori da qualcuno quando comincera’ la gara dei “ti ricordi quando tra noi c’era ancora il 2015?”  Devo dire onestamente che mi dispiace molto, doverlo salutare. Lo archivio dopo aver scritto una bellissima pagina di storia, pur nella fatica e sofferenza quotidiana. Ma alla fine dell’anno, “accademico”, l’esultanza assicurata. Senza questo passaggio non starei ora in “cattedra” a racconarla, la storia, non piu’ e non solo a scriverla.  E passato all’incasso dopo tanto “incazzo” accoppiato allo “scazzo”. Ma questo era. Ma che ci posso fare..a me piace la storia e amo studiarla, leggere e continuare a scriverla e descriverla. Forse perche’ in fin dei conti nulla e’ dato per sempre. Tutto e’ sempre e continuamente in discussione e ogni giorno di lotta, di fatica, di condivisione. Ho avuto moltissimo. Foto Romano Borrelli.Torino.2 7 2015 ultimo esameQualcuno e’ sparito e altri si son fatti conoscere. Nel bene e nel male. Ecco, a tutt* auguro un buon 2016, di cuore, dal mio, al cuore, vostro. In attesa che un treno parta e un altro arrivi, il 2016, approfitto per dare un’occhiata ai messaggi dei viaggiatori, torinesi e nonTorino 31 12 2015  p.Nuova.foto Borrelli RomanoTorino albero p.Nuova.foto Borrelli RomanoTorino 31 12 2015 albero P.Nuova. Borrelli RomanoTorino 31 12 2015 .Nuova.foto Romano Borrelli20151231_16445720151231_16445720151231_164601. Sono felice di aver chiuso il 2015 con la lettura del libro “Vino e pane” di Ignazio Silone. Ho sezionato i personaggi, li ho inseriti in apposite cartelline, analizzati nelle loro fattezze fisiche e psicologiche, li ho fatti interagire e sottolineato passi importanti. Lo proporro’ come lettura ai miei studenti. Affinche’ sappiano trarre utili insegnamenti e valori fondamentali per la loro vita. Bhe’ che dire se non augurarvi un buon 2016? Di maratone e olimpiadi, europei di calcio e calci alla sfortuna. Spero che sia come una bella donna: paziente, accogliente e disponibile all’ascolto. Buon anno e ….buon viaggio. Resistente e di solidarieta’. Che sia un anno buono. Che ci aiuti ad amare: amiamo sempre poco e troppo tardi. E ce la possiamo fare. Fra poco ci mettetemo a tavola, cornice ideale per “vanno ora in onda ricordi, tensioni e rancori”.   Proviamo a lasciarli fuori casa, lontano dalla tavola. “Vino e pane” e allegria. Anna Frank sosteneva che “la gente sia davvero buona nel proprio cuore. Non posso costruire le mie speranze su una realta’ di confusione, infelicita’ e morte”. E allora…”wonderful tonight”….31 12 2015 foto Borrelli RomanoTorino 31 12 2015 foto Borrelli Romano

Buon Natale 2015

Roma 8 12 2015. Foto Borrelli RomanoUn augurio a tutti, di cuore: Buon Natale. Un buon viaggio a tutt*. 20151225_120916Ogni città conosce le sue porte e così ogni uomo e ogni donna. Che ogni porta possa introdurre a  serenita’ e spirito di pace con un ritorno alle promesse bibliche e con senso di speranza nel futuroTorino 25 12 2015 foto Borrelli Romano.  Nstale. Per un po’ di giorni la rivincita delle relazioni e l’interruzione del coprifuoco dell’indifferenza. Tra le mani le pagine del libro di “Vino e Pane”, di Ignazio Silone, in una giornata dalle grandi abbuffate, e contraddizioni tra spreco e penuria, ricchi, poveri, abbondanza, scarsita’, nord, sud.  Una ricerca della Codacons ha riferito che le casalinghe quest’anno avranno speso per il cenone di 8 persone una cifra intorno ai 300 euro. Altri magari non avranno mangiato nulla e altri ancora si saranno recati alle mense dei poveri. Un pensiero a Roma, al pranzo offerto ai poveri a Santa Maria in Trastevere, oggi, dalla Comunita’ di S.Egidio. Un ricordo a quella basilica, cosi bella,  visitata, osservata, fotografata, studiata, coi suoi mosaici  e le sue colonne una diversa dall’altra (altro pensiero alla Caritas di Roma, via Marsala, con la porta Santa da poco aperta).  Un pensiero ad anziani e bambini non piu’ “statuine da presepe” nella quotidianita’ ma protagonosti recuperati e attori principali con le storie di vita narrate di altri Natale che emergono dalla loro memoria e letterine lette ad alta voce tra un battito di mano e un altro. Per il resto…scriverò fra…qualche pagina. La trovo molto interessante come iniziativa capace con gesti semplici di arrivare dritta al cuore. Meglio, dovrei scrivere, la ritrovo, come iniziatica,  e per alcuni versi e  passi, attuale.  Molto. Da registrare il Presepe di piazza Castello, a Torino, con le sue 25 caselle ormai tutte libere.Torino 25 12 2015.foto Borrelli Romano Buon Natale.

Grazie dei fiori, grazie

17 12 2015 To Porta Nuova foto Borrelli Romano.Mi piace l’idea che qualcuno sopra  o sotto l’albero nell’atrio di Torino Porta Nuova possa portare dei fiori, delle rose. “Il piu’ grande spettacolo dopo il big-bang”. L’idea mi e’ piaciuta, mi piace e mi ha letteralmente lasciato basito. Avrei abbracciato, pur non conoscendola, quella ragazza, piena di mistero e fascino allo stesso tempo. Albero di Natale. Un truipudio di lettere, auspici, auguri stanno lentamente rimpolpando l’albero di Porta Nuova, cosi magrolino, in tempo di ecnomia “ristretta”.  E i fiori, “consegnati” dalla giovane donna,  il loro profumo, insieme al suo,  inebriante, una vertigine, sul precipizio. Avevo nella cartellina i lavori dei ragazzi di prima superioreTorino 17 12 2015 foto Borrelli Romano.Porta Nuova che non potendosi muovere li hanno consegnati alsottoscritto, con l’impegno di lasciarli sul belvedere dei viaggiatori. Mi verrebbe voglia di leggere una poesia, qui, davanti a tutti:  ne sfoglio tante dal mio blocco, di Pascoli, Leopardi, Montale, ma una piega del blocco si sofferma “a Laura….”…osservo le movenze della ragazza “che al cor…” e penso…”grazie dei fiori”…un omaggio a quanti in un modo o nell’altro…viaggiano.

Gherardi Natale

Gherardi Natale, foto, Borrelli Romano
Natale Gherardi.

Cerchero’ di essere sintetico. La storia che ho approfondito magari prenderà la strada della carta.

La storia.

Gherardi Natale è nato a Torino il 24 dicembre 1921. Quindi, un uomo di 93 anni. Nel suo nome è inscritta una storia. Di Avvento e dopo Avvento. La data di nascita ne dice il perché.  (Natale sposerà Giulia  il 26 dicembre del 1945).  Ci incontriamo, nel suo appartamento. Il tempo di un caffè e diviene un “fiume” in piena. Di parole. Di ricordi. La sua attività, “cartonificio” così si diceva un tempo era situata là dove era ubicata una “fabbrica” (boita) di automobili, la Temporini, (Natale ha una memoria di ferro, però, mi chiede di verificare, magari per una vocale di troppo, o in meno).

Quante auto sarebbero “uscite” da via Ravenna, via e luogo, al numero uno, di quei locali  in cui la famiglia Gherardi, in seguito (la “boita” Temporini in via Ravenna)  hanno costruito un pezzo di storia torinese e in special modo di Valdocco?

“Probabilmente, da quei locali, poi nostri, uscì una automobile  soltanto. Difatti, mio padre rilevo’ i locali proprio perché i vecchi affittuari subirono uno sfratto per via del rumore che la fabbrichetta, con i suoi battilastrsa, “produceva” disturbandone  il vicinato. Era il luglio del 1931″.
Così Gherardi risponde alla mia domanda, di oggi e di ieri, davanti al Lingotto.

Le origini e le origini qui a Valdocco.

Natale mi racconta le origini dei suoi genitori, emiliani. Di come era Torino, nel quartiere, di quando in via San Pietro in Vincoli, la presenza di due torrenti, vicino la Dora ne “rigavano”  il terreno e loro  due, si che contribuivano a creare la storia, delle persone, del loro lavoro. I mulini, le officine. E mentre rigavano il terreno il territorio, con il lavoro dell’uomo, si modificava.

“C’era il passaggio pedonale, una passerella piccola, in via Salerno e il ponte in via Cigna, dove c’era la conceria Durio. I Durio, che signori. Avevano una carrozza con due cavalli!  Avevano contribuito a costruire il Fortino con il gioco da bocce, il gioco con la palla” e lì dove ora esiste la torre c’era un grande birreria poi divenuto locale cinematografico.

(Mi ricorda che qualcuno gli ha indicato che del Fortino ne ho scritto  sul blog). Mi ricorda il rapporto della città con l’acqua e l’economia di questo quartiere, zona. Ricorda un altro rio, in via San Donato, che “andava a finire” sotto piazza Statuto.

Mi ricorda le sue scuole, alla Boncompagni, Scuola Boncompagni Torino, foto Borrelli RomanoScuola Boncompagni, foto Borrelli Romanoi suoi trascorsi all’oratorio Valdocco, tra i Salesiani, il premio, in qualità di  “ragazzo più buono, di Valdocco, nel 1938” (divenendo Cooperatore Salesiano  proprio in quell’anno), fatto testimoniato da una copia del Vangelo datogli in dono dal Rettor Maggiore, quarto successore di don Bosco, don Ricaldone, in occasione del giovedì Santo e della rispettiva  funzione avvenuta  nella  Basilica di  Maria Ausiliatrice.Torino 2 gennaio 2015, casa di Natale Gherardi, foto di un Vangelo regalato da don Ricaldone, quarto successore di don Bosco, insieme al regolamento dei Cooperatori Salesiani. 4 Rettor Maggiore. Foto, Romano Borrelli.

Scuola e militare.

Dopo la quinta elementare, c’era l’avviamento o altre scuole, con corso sussidiario. Natale frequentò l’avviamento e intanto dava una mano, nello scatolificio di famiglia.

Gli anni passano velocemente. Natale diviene grande e  si ritrova soldato nella “Lancieri di Milano Civitavecchia”.

“Io avevo fatto il pre militare in cavalleria ma la destinazione sarebbe stata Lanceri di Milano Civitavecchia. In sede di commissione ho avuto la forza, e non so come (anche se, in cuor mio, attribuisco ciò a…” e guarda in cielo mentre afferma  questo) di domandare, “guardate, io ho fatto il pre militare al Nizza Cavalleria, se per caso vi è la possibilità di…”.

La commissione guarda e scopre che c’era solo più un posto.  “Nizza Cavalleria, primo squadrone”. Natale venne accontentato, difatti, Nizza cavalleria era a Torino.

“Natale, fu graziato, durante il soldato, ancora un paio di volte. Una prima, grazie alla portinaia della sua abitazione, che ne conosceva il Colonnello e una buona “parolina” non venne dimenticata nel momento più…”idoneo”. Una seconda volta, “dopo l’8 settembre del 1943, e l’armistizio”.

“Il nove settembre, i tedeschi cambiarono idea rispetto a noi militari, portandoci via, tutti. Puoi immaginare dove.” E qui Natale ci introduce nel racconto della “grazia” ulteriore.

“Durante il tragitto, l’11 settembre del 1943, da Corso Stupinigi (così si chiamava il corso ove era ubicata la caserma) a Porta Nuova (la stazione, dove il treno ci avrebbe condotto in Germania),  c’era il magazzino della Cooperativa Torinese. Alcuni operai, lì nei pressi ci incitarono a scappare e così fecero alcuni soldati. I soldati tedeschi cominciarono a sparare e cavalli senza cavalieri si ritrovarono allo sbando più totale. Anche il mio, fece le bizze fino a quando  mi scaraventò a terra e restandone schiacciato dal fuggi-fuggi di soldati e cavalli. Una ragazza che non avevo mai visto e conosciuta mi sollevò e mi prestò le prime cure all’interno di un  portone.  Lì aspettò, aspettammo,  che passasse la buriana e poi insieme ad altri mi portarono in ospedale. Fui spogliato dei vestiti da soldato e lì rimasi fino a guarigione. Per una novantina di giorni, al Mauriziano. Poi, fra convalescenze, casa, riposi vari, la mia esperienza si concluse praticamente li. Da quell’esperienza, qualcosa di buono ne uscì, almeno in quel frangente: i cavalli morti divennero ben presto cibo per molti, in un tempo dove la fame era sovrana.”

“Lì, capii che a salvarmi la vita era stato probabilmente un angelo.”

L’azienda e il territorio.

L’azienda Gherardi, intorno al 37-38 aveva un 17 -18 ragazze. Le scatole che ne uscivano dalla fabbrica erano di tutti i tipi e per molte aziende.

Per chi lavoravate?

“C’erano diverse industrie: maglie, calze, dolciarie. L’industria Giordano, il magazzino in via San Domenico e il negozio in via Garibaldi, caramelle Gioberge, fabbrica di caramelle che ora non esiste più. E c’era anche De Coster, “Fabbrica cioccolato, caramelle, pastigliaggi, confetti” che era una fabbrica situata da queste parti, poco distante da via Maria Ausiliatrice.  Ah, quanto sei dolce, Torino. C’era  anche una grande fabbrica di wafer, gallette “mignin e mignon”che con gli anni poi, ma siamo negli anni a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 ha via via chiuso i battenti (mignin e mignon: gallette le prime e wafer i secondi, probabilmente 4 soldo il costo).  All’angolo di via Cigna, era situato un calzaturificio, bruciato anch’esso,  in seguito agli “spezzoni”.

E qui si apre un capitolo all’interno di un altro capitolo. Dalla storia alla Storia.

“Doveva essere fine 1942, con quei brutti bombardamenti su Torino”. In questo momento si riaprono pagine di storia, di libri, gli anni dell’Università, l’Istoreto, ripercorrole pagine di  Primo Levi,segni sul marciapiede” e le “lastre che conservano le tracce  delle incursioni aeree” (spezzoni incendiari) e ancora, Diego Novelli (“Le bombe di cartapesta“). Torino, gennaio 2015. Diego Novelli, ex sindaco Torino e Romano Borrelli. Foto, Borrelli RomanoDove ho parcheggiato la macchina, “al fondo di via Ravenna, a destra, prima di arrivare in via Salerno, esiste “un’impronta”, di quegli spezzoni”. Uscito da Natale, corro a verificare.Torino, via Ravenna nel racconto di Gherardi Natale Foto, Romano Borrelli, così mi ha raccontato Natale e pur credendogli cerco quel luogo, così “calpestato” da me chissà quante volte.

Continua il suo racconto. “Qui bruciava molto, in seguito alla guerra. Spezzoni al fosforo, con una base di ghisa, pesante ; avevano un innesto, posato sopra un tubo, 60 o 70 centimetri, pieno di quel materiale incendiario che quando cadeva giù, con il contatto, generava  fuoco e incendiava il circostante. Ora, è rimasta la cicatrice, su quella lastra”. In via Ravenna, come ho appena scritto. Poi, Natale mi chiede di uscire un attimo, sul balcone. Mi indica sotto, dove ora si trova un caseggiato. “Vedi, prima c’era una falegnameria, bruciata anch’essa, con la guerra”.

Poi ripercorre gli anni felici di Torino, di un’economia diversa da quella attuale.

“Uno dei miei più grandi clienti, il maglificio Poletti, di Torino,  impiegava più di 700 operai prima di fallire. Ubicata  in via Sant’Ottavio, ci forniva commesse per la produzione di oltre mille scatole al giorno”.

Poi venne il periodo dei cuscinetti a sfera e la concorrenza svedese, insieme alla plastica che aveva il pregio e convenienza per loro, di avvolgere un quantitativo maggiore di cuscinetti. Gherardi e la sua fabbrica utilizzavano una procedura di confezionamento tradizionale, ad uno ad uno e cosi la plastica finì per mangiarsi il cartone. “Abbiamo dovuto reinventarci ancora una volta. Gli operai si ridussero a 11 e ancora a 6. Poi l’innovazione, e le macchine che fustellavano, verso gli anni ’80 fecero il resto. La scatola tradizionale lentamente sparì. Ora sono tutte stampate. Un tempo, era tutto artigianale. Oggi, questo lavoro qui, lo si trova digitando “litografie”.  Ah, quando penso alle scatole da scarpe……..la carta interna…ecc. ecc. Quanto lavoro e quanti operai.”

Gherardi cede lo scatolificio nel 2006 (guarda un po’, la scritta fotografata Lingotto 2006) con due ragazze addette al lavoro. In seguito, lo  “scatolificio” si è trasferito  dalle parti di corso Vigevano. 

Torino 2 gennaio 2015, Sig. Natale Gherardi, cooperatore salesiano con Romano Borrelli. Foto, Romano Borrelli.
Gerardi e Borrelli

La mattinata è stata lunga e dispendiosa, per Natale. Racconti pubblici e privati. Ma ci siamo dati ancora appuntamento, qui, dalle parti di via Ravenna, su questo spicchio di terra dove “insistono” persone che davvero hanno scritto un pezzo di storia.

Ora, Gherardi Natale non ha più il suo grembiule da lavoro, nero, ma allarga continuamente a tutti sorrisi  esattamente come un tempo. In basso foto di Natale Gherardi al tempo del militare in compagnia del padre a Torino e nella foto piccola, Giulia da ragazza.

Gherardi Natale.Foto, Borrelli Romano

Gherardi Natale. Foto, Borrelli Romano20150102_114623

diego-novelli

Paginette di Primo Levi Segni sulla Pietra
Diego Novelli, Le Bombe di CartapestaTorino, gennaio 2015. Diego Novelli, ex sindaco Torino. Foto, Borrelli Romano

26 Dicembre

Torino, 26 dicembre 2014, via Garibaldi, foto, Romano BorrelliTorino 26 dicembre 2014, piazza Castello, foto, Borrelli RomanoLe ragazze sono brave. La musica è dolce. Le loro penne, un flauto traverso ed un violino. Scrivono melodie nell’aria e suonano dal cuore al cuore di molti. In via Garibaldi e oltre. Melodie natalizie che rimandano ai migliori anni. Molti si soffermano, spostano leggermente il cappello per lasciare libero spazio al libero suono in liberato orecchio. Un biglietto ai miei piedi, lo raccolgo, lo leggo, lo colgo: “Io sono presente al mondo solo tramite il mio corpo. I miei pensieri, i miei sentimenti, non si esprimono o non si rivelano se non tramite il mio corpo”, (sul retro e me ne accorgo solo dopo, “l’insieme degli eventi-avventi, con il loro perpetuo moto costituisce una sorta di ritmo naturale e anche un messaggio da captare per cui la materia e lo spirito si danno in un unico insieme come creato”, Stefano Verdino), lo piego e lo conservo…le ragazze continuano a suonare e allietano passanti e coloro che sono in sosta ormai da un pezzo.  La città, nella giornata tradizionalmente dedicata al cinema è stupenda. Dopo le poltrone rosse e il maxi-schermo, una camminata, su questo porfido liscio che sembra un puzzle. I discorsi, il vociare sono una cascata di cibo e di ricette. A raccoglierle ci verrebbe fuori un libro da far concorrenza a suor Germana. L’Italia del pranzo di Natale è servita. (il pranzo di Natale, anche. La tv, per la cronaca,  ha restituito immagini del Vescovo di Torino, Cesare Nosiglia, che serve il pranzo ad una decina di persone in difficolta’. Con tanti auguri “a mille”). La città, e’ squadrata. Il suo mantello, disteso al nostro passaggio sembra una scacchiera ed ogni suo pezzo in perenne movimento.  L’alfiere posto dinanzi alla torre prova ad infilzare la luna.Torino 26 dicembre 2014, piazza Castello, Foto, Romano Borrelli I cavalli ancora ai loro posti, aspettano un cenno, per essere mossi, sull’enorme scacchiera. Una “L”, la mossa del cavallo, nel cuore di Torino, nella piazza preferita, una fuga, ed uno scacco.  I pedoni si ergono a difesa del palazzo, d’inverno, in attesa di Jvan, previsto nelle prossime ore notturne. Atteso, come la neve. Le luci abbagliano e assumono forme diverse…Non avevo granchè voglia di scrivere, onestamente, solo di immaginare questa enorme tavolata torinese. Su di essa, torinesi e turisti si muovono a loro agio, ado occhi chiusi, un po’ per sognare un po’ per forza d’abitudine, molto per amore e sognarsi e trovarsi ancora innamorati. Cioccolata alla mano occhi posati un po’ qua un po’ la, oltre le vetrine, alcune “accese” and “open” in questa appendice natalizia. I sorrisi si allargano e si donano, a …piene mani. I piedi, di tanto in tanto, quelli battono il ritmo sul selciato. Un po’ per scacciare il freddo un po’ per darsi il ritmo.  Un gesto democratico, “orizzontale”, al apri di quelli sulla rete. Alcuni tra le mani i doni di ieri, da cambiare. Altri, i doni di ieri, per cambiare. Altri ancora provenienti dallo shopping center di Porta Nuova, aperti per le feste.  Ad ogni modo, il luogo migliore delle mani e’ quello di ritrovarsele tra altra mano, a patto, come scriveva una scrittrice, che non sia la propria. Il caldo delle tasche era un luogo sicuro per le mani…….levarle da quel tepore, un affronto poco carino, e poi, c’era questa partita immaginaria su di una scacchiera tutta torinese…con tanta voglia di giocare. Torino 26 dicembre 2014, foto, Romano BorrelliTorino 26 dicembre 2014, foto, Romano Borrelli (2)Torino 26 dicembre 2014, piazza Castello, Palazzo Madama,foto, Borrelli Romano

Natale

Torino 25 dicembre 2014. Piazza Castello, foto Borrelli RomanoTorino 25 dicembre, piazza Castello. Foto, Borrelli RomanoNatale 2014. Torino. Durante la notte, dalla strada entrano dalle finestre i migliori auguri scambiati da quanti sono di ritorno dalla Santa Messa di Mezzanotte, da uno dei santuari o basiliche della nostra città. La Consolata, Maria Ausiliatrice sono a due passi da qua. Qualche bottiglia e un cin-cin, bicchieri di plastica a portata di mano e una fetta di panettone, in uno degli angoli di Torino dove un tempo correva il treno e il trincerone tagliava in due questo spicchio di città.  Una città che si sveglia lentamente e pigramente, si distende come l’alba. Qualche chiazza di rosa qua e là annuncia che si,  è ormai quasi alba. Una volante dei carabinieri inchioda, si porta via qualcuno mentre  altri ritornano al solito posto, al solito commercio. Altri “corrono” e si preparano a “fare posto” alle  numerose calorie in procinto di “entrare”  nell’organismo con il pranzo  di Natale. In piazza Castello l’ultima casella del calendario è stata “abbattuta”  e ora annuncia a tutti il lieto evento.  Altri allietano i torinesi con giochi vari, mentre i bambini ripassano velocemente le loro letterine. Tra poco inizieranno le danze……….intorno alla tavola. Intanto, per la cronaca, difficilissimo trovare un bar aperto  per sorseggiare un caffe’ e dare sveglia, carica e ricarica. Verso la meta’ di via Garibaldi una stellina ne indica uno aperto e pronto per l’accoglienza.

Nel pomeriggio……….una lettura alle letterine sull’albero, posto nell’atrio della stazione di Torino Porta Nuova. Atrio che diviene letteralmente palestra dei sensi. Bancarelle stile casette olimpiche (già, le Olimpiadi…passion, lasciti e lasciati, fondi, fondazioni, pagine scritte e da scrivere) fanno da perimetro alle scale mobili e profumi di dolci, salumi, formaggi e molto altro investono ogni avventore della stazione, viaggiatore o meno che sia. Quindi, non soltanto trolley….e sogni che viaggiano. Vediamo allora cosa ci raccontano le letterine da ogni provenienza…Quanto amore e quanti maglioni con renne impresse…Torino 25 dicembre 2014, tabellone orari Porta Nuova, foto, Borrelli Romano.Torino 25 dicembre 2014, atrio stazione di Torino Porta Nuova. Letterine sull'albero, foto, Borrelli RomanoTorino 25 dicembre 2014, atrio stazione Porta Nuova, letterine sull'albero, foto, Romano BorrelliTorino 25 dicembre 2014, atrio stazione, Porta Nuova, foto, Romano Borrelli. LetterineTorino 25 dicembre 2014, letterine sull'albero a Porta Nuova, foto, Borrelli RopmanoTorino 25 dicembre 2014, letterine sull'albero di Natale, atrio stazione Porta Nuova. Foto, Romano BorrelliTorino 25 dicembre 2014. Atrio Porta Nuova. Letterine sull'albero. Foto, Romano BorrelliTorino 25 dicembre 2014. Atrio stazione di Porta Nuova e letterine sull'albero. Foto Borrelli RomanoLe letterine le trovo particolarmente interessanti, forse sarebbe stato utile scrivere il pezzo sul nostro giornale quotidiano  aspettando qualche giorno, forse avrebbero avuto una lettura differente rispetto a quella data giorni fa…chissà. Un caffè ai distributori automatici per dare un’occhiata alle mete più gettonate. Bicchiere alla mano scopro qualche negozio aperto all’interno della stazione (libri e altro da…scoprire, come da pubblicita’).

Dalla lettura del tabellone orari e localita’ mi fanno riflettere…Come è lontano il mare…anche se, si, ci vorrebbe il mare….Il mare e’ poesia, da sempre. Peccato non averla conosciuta prima.

Da qui, un salto in via Roma, a vedere le Luci, d’Artista e le fontane di Piazza Cln.Torino 25 dicembre 2014, facciata di Porta Nuova, foto, Romano BorrelliFontane “restituite” a torinesi e turisti dopo una bella pulizia eun restylingTorino 25 dicembre 2014, via Roma. Foto, Borrelli Romanosono tornate ailoro colori originari. Fontane che hanno il , ora domicilio su tale piazza dal 1936 e che nella loro bellezza sono sormontate dalle figure allegoriche dei fiumi Po e Dora Riparia. Un bel regalo sotto l’albero per i torinesi che per una storia di crepe e infiltrazioni erano stati “privati” dell’acqua e della lucedi queste due bellezze. Piazza  Cln nota inoltre per le scene del film Profondo Rosso di Dario Argento.Torino 25 dicembre 2014, Piazza Cln, foto, Borrelli RomanoUn tempo era qui, su questa piazzaTorino 25 dicembre 2014, piazza Cln, foto, Borrelli Romano (2) che veniva impartito  il “gancio” e lo start per le “gite” ai piani alti della “Rinascente”.Torino 27 dicembre 2014, piazza Cln, foto, Borrelli Romano

 

Dalla scuola. Una passione che…”brucia”

scritta su muro, Torino. Foto Romano BorrelliUscito da scuola, una signora mi avvicina e mi dice: “Buongiorno, l’ho riconosciuta. Lei è blogger. Vorrei raccontarle una storia“. Impietrito. In ogni caso mi fermo e ascolto. E’ sulla scuola. Il tema “La scuola” ha sempre qualcosa di allegro, in sè. Ascolto e annoto.  Penso che la scuola sia un ambiente che “brucia” di passione, di passioni. Tempo fa avevo pensato che le circolari di una scuola potessero essere un modo per “ricostruire” storia e storie. Un archivio, una “biblioteca” in proprio, al pari della civica o di qualsiasi altra. Una biblioteca pubblica, la scuola, senza dover uscire dalla mura dell’edificio,  senza mettere in moto tutta quella burocrazia relativa ai permessi, “declinazioni di responsabilità” del tipo…”Io sottoscritto, genitore di tizio, autorizzo la scuola a…”. In questo modo,  tutto si ritroverebbe all’ interno della scuola. La ricostruzione di una comunità,  di persone, organi collegiali, di un quartiere attraverso le circolari. Fattore economico o culturale? Ad esempio, i mercatini di Natale nei pressi di una scuola. Una scuola per scrivere bene. Ancora. Quanti scioperi, quanti consigli straordinari, attività, manifestazioni. Un mondo. Un’officina culturale. Eppure, complice la signora che mi ha riconosciuto chiamandomi “blogger” ho pensato che in realtà qualcosa in più, oltre, a quella mia idea già pensata, elaborata, proposta in seguito ad un articolo sulle relazioni nella scuola, pubblicata su La Stampa (e proposta alla scuola) poteva e doveva  esserci, all’interno di un edificio scolastico.  Bisognava solo riflettere. Magari era sotto gli occhi e nessuno se ne è mai accorto o mai ci aveva pensato. Mi giravo e rigiravo all’interno di una classe, per vedere se era tutto a posto, in sicurezza, in previsione di una grande mostra che si terrà domani e mi dicevo: qualcosa dovrà pur esserci”.  La mia scuola è davvero d’arte. Qualcosa, di sicuro, la conserva. I suoi studenti, sono artisti. Per un attimo, i miei occhi, guardano verso il basso. Avevo trovato. “Potevano brevettare la più grande invenzione nel mondo della comunicazione”. O forse quello a cui stavo pensando  è un patrimonio comune, alla scuola. Sto parlando di quei “messaggi” con brevi caratteri che si chiamano i “cinguettii”. Il papà di Twitter era sotto i miei occhi. Già. perché davanti o sotto, o nei pressi di una fonte di “calore”, che brucia, perché non esisteva un tempo (forse anche ora in molte scuole) la possibilità di regolare, si trovano micro-temi. Uno, in particolare mi ha incuriosito. “Credo ancora nell’amore, nonostante i cerotti sul mio cuore“. Mi son fermato. Riflettevo. Se erano cerotti sul cuore o nel cuore. Il messaggio era datato. Come tanti. Una storia, datata, nel vero senso della parola. Tante storie, datate.  Passioni che bruciavano ma che bruciano tuttora. In molti, in tanti potrebbero rispecchiarsi in quelle narrazioni. Cambiano i soggetti, restano identici i sentimenti. Mentre dipanavo i miei pensieri quella signora raccontava a “blogger” ma la testa, non era lì. Le mie “orecchie” non erano attive. Pensavo e ripensavo. Un messaggio, un altro, un altro ancora. “Gressoney, 29 maggio”. ” Ancora: “2007” e poi una infinità di “Buco” per via dei numerosi buchi al lobo che lo hanno reso una finestra da cui guardare il mondo, ecc.ecc. Micro temi svolti su muro. Uno dietro l’altro. Anni scolastici lasciati ai posteri. Nomi, in quantità. Aggettivi, a “pennarelli”. Inizi e fine. Anniversari e luoghi. Prime e ultime volte. Caloriferi. Generatori di storie. Vicino la puoooorta. E chi la porta nel cuore. Caloriferi emettitori di storie e calore.  Che bruciano a scuola. E carte di merendine con rispettive calorie. Bruciate.La signora continua a parlare. “Perché quella volta, qualcuno aveva perso all’interno dei fori del calorifero un euro. I ragazzi chiesero il permesso per andare  a chiedere a qualche bidello un bastoncino, qualcosa di affilato, per provvedere al recupero di quell’euro, così necessario, così indispensabile allo studente. Si immagini gli studenti, una seconda. Venti, tutti intorno al termosifone. Il righello o cosa fosse, di mano in mano. Colpo dopo colpo, da sotto il calorifero, insieme all’euro,  finirono sul pavimento a decine di biglietti. Micro temi, cinguetti su carta indirizzati chissà a chi”. Oltre ovviamente, carte in grande quantità di merendine di ogni tipo, tipologia: dalla marmellata alla nutella. Stagnole, carte di pane, pizza e …..molto altro. Uno  di quei micro temi  aveva colpito la signora. “Credo ancora nell’amore, nonostante i cerotti sul mio cuore“.  Di colpo fu come svegliarmi. Un soprassalto. La signora lentamente aveva ripreso la sua strada salutandomi. “Buongiorno, blogger”. Misi la mano sul cuore. Apparentemente, in superficie, non c’erano cerotti. Dentro, si. Mi allontanai, rendendomi conto che il micro-tema calzava a pennello. In più, avevo perso la mia identità. E mentre mi allontanavo, mi scoprivo a ridere, per un “buongiorno blogger”.

“Lettera 28”

DSC00627
Il Bicerin di Torino. Davanti alla Basilica della Consolata
DSC00505
Piazza Castello. Torino. Una sera d’inverno

Non so se sia la vicinanza della Holden e dell’aria che emana e che sei indotto a respirare a trasformare ogni pensiero in una narrazione o se davvero ogni cosa possa essere come una lampada, grattarla, e oplà…storie, personaggi e persone.  In una carta d’alluminio, conservo il cibo serale. Una semplice patata. Un tubero. Allo scartare, profumo di mare. E più la scarti, come le caramelle, più ti accorgi di quanto sono dolci. E più le scarti, più rimbalzano storie.  A guardarla, questa piazza… Seduto su questa panchina la osservo, la piazza, con cura, con attenzione. Ripenso a quelle mani intrecciate, che insieme attraversano la piazza e il corso della vita.  La Mole, a due passi, occhieggia. La stella, in cima, indica la traiettoria. E’ bussola per il cammino. Ai suoi piedi, lettere smarrite e ritrovate, e personaggi “evaporati” e dissolti nelle nebbie. Lettere di Natale, e Natale di letterine, dissolte anche queste, “ricercate” da qualcuno. E lettera 28, di prossima pubblicazione.  Ogni cubetto di porfido posto sotto i miei piedi pare un tasto, una lettera. A, S, D, F… Una enorme macchina da scrivere. Torino 18 ottobre 2014. Foto, Romano BorrelliDi quelle nere. Bellissime. Lo zio Vito ne possedeva una, sulla  sua scrivania. Un po’ come La Stampa per un torinese, una L 28 è per un eporediese. Lui, così ligio al suo dovere, chissà quante pagelle avrà compilato con quella bellissima L 28. Una lettera 28, di Ivrea. E Ivrea significava Olivetti.  La spolverava e ammirava ogni giorno. Quasi come fosse una bella ragazza. E una bella, lo è per davvero. La professoressa T. pone un foglio, bianco, sopra la tastiera, affinché gli studenti non vedano dove sono posizionati i tasti. Ci si avvia, così, lentamente, a scrivere, una pagina di storia. Forse un libro, in capo al biennio di corso.   A, s, d, f, moltiplicato tre righe. Michela e Paola, sono le più brave. A ruota, seguono Riccardo e Danilo. Io, faccio come posso. A pigiarli, tutti quei tasti, sull’ immenso foglio, che si chiama piazza Castello, l'”inchiostro immaginario” comincia lentamente a colare, colorare e  riempirla, la piazza,  di contenuti, persone, storie, città, anni. Lentamente, lo svolgimento, del tema, prende “corpo”. Una pergamena, con qualche “bruciatura“, ma ricca di contenuti. Un bel tema. Lentamente, la srotolo e la leggo. Una storia, nella storia. Che continua a fare storia.

 

“Il Bicerin era pronto davanti a me, sul bancone di quel caffè storico, della città più affascinante che io abbia mai visitato. Certo erano diversi fattori a produrre quell’eco, quel richiamo, arrivato fino al mare. La promessa di una vita più solleticante. Un senso di ordine, l’assenza di frenesia, una certa eleganza. Il romanticismo. E l’accoglienza della casa di lui, di lui indaffarato a preparare un piatto di pasta di rara bontà. Sapori del Sud, genuini. E la cura. Delle sue mani guantate avvolgenti le mie, nude, per impedire al freddo di penetrare nel cuore di quell’intreccio. Della sua voce, la sera, che leggeva i passi di un libro a ripercorrere gli stessi posti di qualche ora prima. Forse voleva fissare nei miei ricordi quelle immagini, ma non sapeva che le stesse immagini non solo si erano fissate ma si erano fatte emozione, sogno, speranza, tanto da concedere alla mia mente stanca un repentino abbandono al sonno. Come una bambina avevo bisogno di essere rassicurata per dormire. Ma ancora non sapevo di quella ninnananna, davanti a quel bicerin. Faceva venire l’acquolina in bocca, un triplo strato di cioccolata, caffè e fiordilatte, perchè, si sa, la vista e il gusto vanno a braccetto. E vanno a braccetto anche con le emozioni, i sentimenti, i ricordi, piacevoli o dolorosi. Il cibo è soprattutto cibo dell’anima. Sarà per questo che quel ghiacciolo era così succoso a Superga. Incomparabilmente più squisito di qualsiasi altro ghiacciolo al limone. E sarà per questo che a volte, pur volendo ed essendo sul punto di gustare qualcosa, ci tratteniamo dal farlo. Perchè vivere, nutrirsi, amare, decidere, crescere potrebbero evocare fantasmi. Abbiamo sempre bisogno di qualcuno che ci racconti una favola. O una storia vera, magari piccola piccola ma pregna di grande valore. Lui ha continuato a raccontarmele le favole, da lontano, con un blog. Un appuntamento quotidiano con numerose e variegate storie che solo i suoi occhi potevano cogliere e anticipare. Proseguì quel giorno la passeggiata, mano nella mano, fiumi di parole che non ci eravamo forse detti, ma anche momenti di silenzioso ascolto, delle cose nuove che la città sembrava promettere a entrambi.”

La lettera di una sconosciuta è stata riposta nella biblioteca di famiglia. Questa, è la lettera di Marina. Scritta da una formidabile …L 28.