Archivi tag: Museo della Resistenza

Orienta-mente

DSC00145Domenica con un bel sole di gennaio.  La mongolfiera, appena “salpata”, perlustra il cielo di Torino. Da lassù è molto più facile osservare i cambiamenti della nostra città. Orientarsi in mutamenti continui. Rivoluzioni e restaurazioni. Piazza Solferino, ad esempio,  restituita ai cittadini, di sera, (ma anche di giorno)  è davvero uno spettacolo. Le fontane nella loro bellezza, il teatro alla loro destra, e poi, al posto dei gianduiotti olimpici, al fondo della piazza,  “l’orientamento”: lat. 45.  Dal fondo, la piazza è davvero stupenda.  Abituati a scrutarla dal lato fontana, spesso ci si dimentica di questa prospettiva. Un nuovo orientamento. Un tempo passava il bus 50; non appena lo si sentiva “rombare” con il classico rumore “lavatrice”, si alzavano i tacchi,  correndo, per salirvi su, alzando polvere. E chi seguiva, si perdeva. Talvolta ci si perdeva ugualmente. Anche senza la polvere. Nelle nebbie torinesi del romanticismo. Le ore passate al Valentino, dopo le lezioni di medicina, non erano state sufficienti. La necessità di costruire “ponti” umani, era urgente. Ora, polvere,  non se ne alza più.  I sanpietrini  fanno il loro dovere rendono davvero pulita la piazza. E i lampioni, ben illuminata.  Questo fazzoletto ben “coordinato” di piazza,  a raggera, conferisce davvero un “senso” a questo viaggiare tra le vie del centro.  Il corso, il monumento, quello di Vittorio Emanuele II, il corso, la stazione, il binario. Una breve sosta. Dal luogo in cui partivano i deportati.  Ricordando il binario 21, di Milano, Stazione Centrale. Binario sotterraneo. Che conduceva nel mondo degli incubi. Il momento più buio della nostra storia. Terminata la sosta, prendo la via del  ritorno. Gente nell’atrio, in arrivo. Qualcuno prova a guardare sui pannelli gli orari dell’Italicum. “Giusto, era dell’Italo“, che volevano sapere.  Intanto un treno arriva, uno parte. Parenti, amici, si accalcano. Abbracci, baci, strette di mano. Foto, cellulare ben in vista. Voci, gente che corre, alla volta di un aperitivo, alcuni, in qualche pizzeria del centro, altri, alla ricerca dell’atrio, per tuffarsi nella “piscina metropolitana” sotterranea. Flusso ininterrotto. Biglietto da obliterare e musica che si espande all’interno.  Re Umberto, Vinzaglio, Porta Susa… Il passaggio davanti il Museo della Resistenza a Torino, in corso Valdocco.  Un pensiero alla memoria, alla cultura. DSC00160

Neve su Torino

DSCN2835

Finalmente, arriva. La neve. Lentamente, mischiata ad acqua. Un “bicerin”, tanto per cominciare, che rende molto torinesi anche i turisti. Cioccolata, caffè, strato di panna….”non mescolare”, intima la proprietaria, vedendomi assorto in quel gesto. Inesperienza. Locale storico, pieno. Molti in attesa, altri in piedi. Uscendo, un salto veloce, a ripercorrere alcune storie sociali, con gli ex-voto, in quella che è la Chiesa della Consolata. Tante vite,  perse e ridate, ricucite. Tanti racconti in quel breve racconto. Storie d’amore.  Quando e quanto si impara per “esposizione”. Blocchi storici a ricordare un triste e drammatico evento scampato. Ma anche storie di miracoli. Come questa neve che inizia a scendere. Ha qualcosa di magico. Un’occhiata verso corso Valdocco, dove risiede un’altra “istituzione”, la casa della Resistenza. E un pensiero a chi ha nonni che l’hanno vissuta e chi invece ne ha presi in prestito dando loro voce. Un ricordo ad una delle tante Dellavalle, partigiana, attiva nella resistenza, che fin da piccolo mi forniva ricordi, storie di vita. La sua, quella di altri. Solidarietà nella Resistenza. Una Agnese (libro, L’Agnese va a morire) che fortunatamente resiste e vive, per gli altri. Un pensiero al binario di Porta Nuova, dove in tanti partivano,  deportati, in vagoni  merci, senza farne ritorno. E a volte Porta Nuova diventa meta per un raccoglimento e un ricordo. A volte una preghiera, nella frenesia di questa città.  Ricordando la “marcia” che da Porta Nuova confluirà, come da un po’ di anni, alle Nuove di Torino.

E poi, via,  a sfrecciare tra le strade del centro. Qualche scatolone e un pizzico di sensibilità, aperto, il primo, lasciato lì, a ricongiungere qualcosa con Kant,  come due mani strette, che sprovviste di guanti provano a scaldarsi. Nevica. Finalmente, un po’ di pulizia in una città fortemente inquinata. Un salto veloce sulla gradinata della Gran Madre, dopo aver passato in rassegna via Po, il parallelepipedo universitario, che di nuovo, ormai, non ha piu nulla, qualche edificio, memoria degli anni ’70 e subito a discettare se sono meglio i twitter, facebook, i blog, cellulari, palmari, o, i volantini e il ciclostile targato anni ’70. E ancora, piazza Castello, un tram storico, verde, piazza Vittorio, con il ricordo delle sue giostre e il profumo dello zucchero filato, ancora presente, nei giochi della memoria. Lo zucchero filato ormai, manca da anni, come le giostre.  E quando queste “sbaraccavano” lasciavano posto ad un parcheggio che ormai, non esiste piu. Fortunatamente. Pochi fiocchi di neve, su questa  nostra citta. Vista da qui, dalla Gran Madre, da “qualche gradino” piu’ in alto rispetto all’asfalto dove passano le macchine, questa serata, con i suoi fiocchi, ricorda la copertina di un libro. Blu, con una moltitudine di fiocchi. Come tante parole, mai dissipate, mai gettate. Quando le dissipiamo, se ne va un pezzo della nostra vita. E invece bisogna raccoglierle e farne tesoro. Sui gradini che separano la chiesa della Gran Madre e la città, il suo fiume, la sua piazza, si respira aria di magia, bianca, come questi fiocchi di neve che lentamente si depositano  sul selciato, sui nostri cappotti, sui nostri capelli. Una magia,bianca, da bianco  Natale, festeggiato con qualche giorno di ritardo. Un occhio verso il Valentino, immaginando altre mani nelle mani e pupazzi di neve che prenderanno lentamente vita.