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Appello al voto per la Federazione della Sinistra

Appello al voto per la Federazione della Sinistra

Il nostro Paese attraversa una crisi gravissima. Economica e sociale, innanzi tutto, ma anche politica, democratica, morale. La destra al governo del Paese mostra tutto il proprio volto regressivo e anche, propriamente, eversivo. Non passa giorno senza che se ne abbia la riprova: attacco ai diritti dei lavoratori, attacco ai diritti sindacali, disprezzo per il più elementare rispetto delle regole democratiche, xenofobia, attacco alla magistratura, difesa degli interessi dei più forti.

In Piemonte, poi, si profila l’eventualità che un candidato della peggior destra, come il leghista Roberto Cota, diventi Presidente della Regione. Un’eventualità estremamente preoccupante perché può significare l’affermazione di una cultura segnata in profondità dal razzismo e dall’intolleranza; e sappiamo bene come l’intolleranza impedisca di costruire una convivenza civile, laica e democratica fra le persone e costituisca inevitabilmente un potente motore per il rafforzamento di politiche reazionarie, contro le lavoratrici e i lavoratori e i settori sociali più deboli ed esposti alla crisi economica.

Dunque è assolutamente necessario costruire e sostenere un fronte laico e democratico, il più ampio possibile, in grado di battere la destra.

La coalizione elettorale che sostiene la candidatura di Mercedes Bresso ha precisamente questo scopo: contrastare Berlusconi e Cota unendo forze anche molto eterogenee fra loro ma accomunate da una sensibilità democratica e antitetica a quella della destra.

Allo stesso tempo è bene che per battere la destra non si ripetano gli errori del passato. Quelli cioè di un progressivo scivolamento verso il centro dello scacchiere politico, rinunciando alla sinistra e alle sue istanze profonde, trovandosi a presentare un profilo politico e programmatico nei fatti difficilmente disinguibile, su alcune questioni fondamentali, da quello del centrodestra.

La Federazione della Sinistra partecipa con un accordo tecnico alla coalizione guidata da Bresso, mantenendo allo stesso tempo una chiara e netta autonomia politica dal resto del centro sinistra e presentando perciò un proprio distinto programma elettorale. Un programma caratterizzato fortemente per la difesa del lavoro e per il rafforzamento di un sistema di servizi pubblici, a partire dai beni comuni (acqua, energia, trasporti, salute, formazione), alternativo a un sistema basato sulla progressiva privatizzazione, più o meno mascherata, dei servizi essenziali e sulla centralità  delle grandi opere inutili e dannose, come la TAV.

Perciò è della massima importanza sostenere una forza come la Federazione della Sinistra, che ha cercato di farsi carico di questa doppia esigenza (battere la destra e, allo stesso tempo, ricostruire un profilo netto e credibile della sinistra), senza infingimenti e secondo un principio di trasparenza.

Per battere Cota e per rafforzare la sinistra, il voto utile in Piemonte è alla Federazione della Sinistra.

Primi firmatari:

Gianni Alasia, Sarino Aricò, Sergio Bonetto, Gastone Cottino, Lucia Delogu, Angelo d’Orsi, Antonio Erbetta, Marco Guastavigna, Adriana Luciano, Lidia Menapace, Enrico Moriconi, Guido Ortona, Nello Pacifico, Agostino Pirella, Vittorio Rieser, Marco Scavino, Giorgio Viarengo, Gilberto Zorio, Massimo Zucchetti

Per aderire inviate una e-mail a: info@federazionesinistrapiemonte.it

Saragnese scrive alle elettrici ed elettori del Piemonte

Care amiche e cari amici,

il 28 e 29 marzo 2010 si voterà per il rinnovo del Consiglio Regionale del Piemonte. Rifondazione Comunista ha dato il proprio contributo in questi cinque anni di governo di centrosinistra per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei piemontesi, con la responsabilità della buona gestione dell’Assessorato alla Sanità. La Federazione della Sinistra, di cui Rifondazione Comunista fa parte, ha sottoscritto con la Presidente Mercedes Bresso un accordo tecnico che prevede la presenza della lista della Federazione della Sinistra nella compagine che la sostiene, ma nel contempo lanostra autonomia politica e programmatica in caso di vittoria della Bresso. Ciò determinerà, nel prossimo Consiglio Regionale, la nostra assoluta libertà d’azione politica, in coerenza con il programma della Federazione della Sinistra, senza alcun condizionamento rispetto al programma del centrosinistra concordato con l’UDC.

Abbiamo sottoscritto questo accordo tecnico sulla base di due obiettivi di fondo.

Il primo: impedire la vittoria del centrodestra e di Cota, esponente di quella destra xenofoba e razzista che prefigura una pericolosa deriva fascista per la società italiana.

Il secondo: rafforzare la Federazione della Sinistra per renderla capace di rappresentare gli interessi della classe lavoratrice e dei ceti popolaririlanciare e rafforzare un sistema di servizi pubblici, a partire dai beni essenziali (acqua, energia, trasporti, salute, formazione), alternativo a quello oggi dominante, basato, al contrario, sulla centralità delle grandi opere inutili e dannose, come la TAV.

È in questo quadro che mi permetto di segnalarvi la mia candidatura.

In questi ultimi anni, come forse vi è noto, ho ricoperto l’incarico di Assessore alle Risorse Educative del Comune di Torino. In quest’ambito ho cercato di praticare scelte per le quali sempre mi sono battuto: affermare il diritto allo studio, difendere la scuola pubblica e il suo carattere laico, contrastando le politiche di privatizzazione e di esternalizzazione dei servizi educativi. Questa azione, nonostante i continui attacchi del centrodestra (ma anche in molte occasioni dello stesso PD) è riuscita ad aumentare l’offerta di posti negli asili nido attraverso l’apertura di nuove strutture con personale comunale, ad assumere a tempo indeterminato alcune centinaia di educatrici ed insegnanti precarie, a far approvare il nuovo Regolamento Nidi Comunali, venendo in contro alle richieste di tanti genitori di Torino. Sono questi alcuni dei motivi che spiegano la “cacciata” di Rifondazione Comunista dalla maggioranza in Consiglio comunale. Una rottura dovuta alle nostre posizioni critiche sulle scelte dell’Amministrazione in ambito urbanistico, sull’assistenza, sui servizi educativi e sulla proprietà e la gestione delle aziende pubbliche municipali.

La mia candidatura al Consiglio regionale del Piemonte intende riaffermare questo impegno e queste linee di fondo, per contrastare con forza l’attacco operato dal governo Berlusconi e dalla ministra Gelmini alla scuola e all’università pubblica. Il taglio degli organici nell’anno scolastico in corso ha già provocato nella nostra Regione la perdita di 2.500 posti di lavoro per gli insegnanti e per il personale ATA e ha determinato una grave situazione nel sistema scolastico e formativo piemontese, compromettendone il normale funzionamento. Occorre invece operare per una politica di diritto allo studio che preveda adeguate risorse sia per i singoli (gratuità dei libri e accesso ai servizi) sia per le scuole pubbliche. Vanno aumentati i finanziamenti regionali a favore delle scuole pubbliche (statali e degli enti locali) e delle Università statali, diminuendo contemporaneamente le risorse oggi indirizzate alle scuole private; vanno altresì stanziati forti investimenti per la messa in sicurezza degli edifici scolastici e per mantenere i piccoli plessi scolastici, garantendo capillarmente la presenza della scuola pubblica su tutto il territorio regionale.

E con questi impegni e per questi obiettivi che chiedo il vostro sostegno.

Un caro saluto,

Luigi Saragnese

Le informazioni complete scritte da Saragnese per le elettrici ed elettori piemontesi in versione pdf

Bresso-Cota su federalismo e scuola: non ci siamo!

Luigi Saragnese

Bresso-Cota su federalismo e scuola: non ci siamo!

Il confronto sul tema delle competenze regionali sulla scuola tra la presidente Bresso e Cota in occasione della pubblicazione del rapporto 2010 della Fondazione Agnelli più che programmi alternativi, ha messo in luce pericolose somiglianze, alcuni significativi silenzi e molte ambiguità:

– sulla devoluzione delle competenze statali alle Regioni in materia di Istruzione, il dibattito si è risolto in una gara a chi era più il più autenticamente “federalista”, ciascuno accusando l’altro di incoerenza e dei ritardi nell’avanzamento del processo; entrambi d’accordo nel trasferire alle Regioni tutte o la maggior parte delle materie in questione e nell’assumere provvedimenti considerati come assolutamente necessari quali, ad esempio, i concorsi regionali per il reclutamento degli insegnanti, presentati come misura risolutiva dei mali che affliggerebbero la scuola piemontese. Vogliamo chiedere ad entrambi i candidati: cosa esattamente intendete per ” concorsi regionali? Vorremmo ricordare che già dal 1983 i concorsi nazionali per i docenti si sono svolti in ambito regionale e hanno dato luogo a graduatorie regionali e provinciali. E dunque?

Ciò che Cota non ha avuto il coraggio di dire in quella sede è che la Lega, in realtà, pensa a concorsi riservati ai soli residenti della Regione, perché rifiuta l’idea stessa di sistema scolastico nazionale unitario e pensa che ogni Regione debba farsi la sua scuola. Non crediamo che la Presidente Bresso la pensi allo stesso modo, ma allora perché si dichiara d’accordo su un provvedimento simile?

– i silenzi e le ambiguità, infine, riguardano i tagli già effettuati dal centro destra che stanno portando allo smantellamento del tempo pieno nella scuola elementare, a caricare sulle famiglie nuovi e più pesanti oneri per lo studio dei loro figli, e che hanno già causato nel corrente anno scolastico la perdita (e altrettanti sono previsti per il prossimo) di più di duemilacinquecento posti di lavoro docente e ATA , con il peggioramento di tutta l’offerta formativa.

Non di tagli ha bisogno la scuola e l’Università pubblica in Piemonte, ma di risorse e di investimenti per combattere la dispersione, favorire l’integrazione e il successo scolastico di tutti i suoi allievi.

Per questi obiettivi si batte la Federazione della Sinistra.

Luigi Saragnese, Responsabile Area Conoscenza Segreteria PRC Piemonte

PUNTI PROGRAMMATICI DELLA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA PER LE ELEZIONI REGIONALI DEL 2010

Il Piemonte è attraversato da una grave crisi economica che aggredisce con particolare forza il mondo del lavoro. Una crisi che non solo non può dirsi superata ma che tutti gli indicatori suggeriscono mostrerà nei prossimi mesi il proprio volto peggiore, soprattutto sul piano occupazionale.
Crediamo che per affrontare la situazione sia necessario mettere a punto politiche attente e lungimiranti, nel solco di ciò che è stato fatto negli ultimi cinque anni dalla Giunta Bresso, pur con gli opportuni aggiustamenti e le necessarie modifiche. Aggiustamenti e modifiche che non sono solo il frutto di una valutazione dell’evolvere del contesto generale della crisi ma anche conseguenza delle proposte e dei suggerimenti che, via via, nel corso della legislatura abbiamo presentato.

Ciò è tanto più importante quanto più si profila all’orizzonte l’eventualità di una discontinuità a destra nel governo della Regione, di una destra portatrice di una cultura segnata in profondità dal razzismo e dall’intolleranza. Purtroppo sappiamo bene come l’intolleranza, già di per sé segno gravissimo di un’incapacità di costruire una convivenza civile e democratica fra le persone, costituisca inevitabilmente un potente motore per il rafforzamento di politiche contro il lavoro e contro i lavoratori.

La Federazione della Sinistra propone con forza in questo quadro la costruzione un nuovo modello sociale e di sviluppo, basato sulla capacità di contrasto alla crisi economica, a partire dalla messa a punto di politiche di sostegno al lavoro e ai lavoratori, ed allo stesso tempo sul rilancio e sul rafforzamento di un sistema di servizi pubblici, a partire dai beni essenziali (acqua, energia, trasporti, salute, formazione), alternativo a un sistema basato al contrario sulla centralità delle grandi opere inutili e dannose, come è molto evidente-mente il caso della TAV.

Le nostre proposte programmatiche si concentrano su 6 temi principali: lavoro, sanità, scuola e formazione, ambiente energia e trasporti, laicità delle istituzioni, moralità della politica.

LAVORO
La crisi economica aggredisce con particolare forza la nostra Regione: in assenza di provvedimenti correttivi rischiamo nel 2010 almeno 30.000 licenziamenti solo in Piemonte. La crisi colpisce soprattutto le lavoratrici ed i lavoratori più deboli, lasciando senza lavoro decine di migliaia di giovani e di donne impegnate al lavoro con finti contratti individuali (come molti lavoratori autonomi) e con contratti temporanei (come i collaboratori, le prestazioni tramite agenzie interinali ed i contratti a termine). In molti casi si tratta di persone che non hanno alcuna copertura di reddito. Una parte del lavoro precario sta scivolando nel lavoro nero senza tutela e senza dignità.
E’ necessaria una politica regionale che sappia affrontare efficacemente una situazione tanto difficile.


Documento completo federazione della sinistra

“Fermare la fuga delle aziende”: dalle parole ai fatti.

fermare-fuga-aziendeOggi, 28 marzo 2009, nella sontuosa sala Viglione, sita all’interno del Consiglio Regionale del Piemonte, in via Alfieri 15, si è tenuto un convegno promosso da Rifondazione Comunista, dal titolo “Fermare la fuga delle aziende: una legge da approvare con urgenza“. Quale la legge? La proposta di legge numero 495 presentata dai Consiglieri regionali di Rifondazione Comunista: Bossuto, primo firmatario, Clement, Dalmasso, Deambrogio,  e poi Barassi, Moriconi, Cavallaro, Comella, in data 21 novembre 2007.  Proposta di legge ripresentata pochi giorni fa e che “prevede che i contributi pubblici siano vincolati al fatto che le imprese rimangano sul territorio per almeno venticinque anni”, ancora, “i casi di trasferimento di attività produttive verso paesi dove la mancanza di diritto domina la vita dei lavoratori sono sempre più frequenti: Indesit, Cabind, Olimpias, l’elenco purtroppo è  lungo. Ma le delocalizzazioni si possono contrastare come cercano di fare in Francia e Stati Uniti. Il governo italiano latita ma gli enti locali possono mettere in campo misure efficaci”.Il Convegno aveva come relatori, Armando Petrini, Segretario regionale Prc, alcuni fra-sindacalisti delle aziende Indesit, Olimpias, Johnson Electric, Cabind, Eaton, Comdata;  i lavoratori sindacalisti erano: Vincenzo Graziano Dirett. prov. Flm Uniti Cub-Tlc, Assunta De Caro, Segretaria gen. Cgil Filtea Torino, Gian Piero Clement, Capogruppo regionale Prc, Bruno Casati, Assessore al Lavoro alla  provincia di Milano. Ha coordinato Marilde Provera (ex deputata di Rifondazione Comunista nel governo Prodi). Il convegno si è tenuto  davanti ad una platea composta da una cinquantina di persone, militanti e semplici lavoratori. Fra le personalità presenti, Gianni Alasia, già consigliere regionale, la consigliera provinciale Luisa Peluso, e tanti, militanti oltre che operai toccati dalla crisi del torinese. L’ introduzione avrebbe potuto aggiungere  ulteriori sottotitoli al  convegno: “Prendi i soldi e scappa“, oppure “Dalle parole ai fatti”, dove le parole sono state quelle del sindaco Chiamparino, con la sua volonta’ di incatenarsi difronte al caso Motorola, caso “tamponato” di un millimetro rispetto “al metro di allontanamento” della assurda situazione di quella circostanza. La fuga delle aziende, per Marilde, oltre che lasciare sul lastrico numerose famiglie, porta via con sè numerose competenze. Nella sua introduzione riassume numeri già prodotti in altre occasioni, in particolar modo il raffronto fra il primo mese del 2009 sul 2008 porta con sè un saldo negativo “pauroso”.  I dati Istat di qualche giorni fa annunciavano che rispetto al quarto trimestre dello scorso anno ci sono, ora, 120 mila disoccupati in più rispetto al terzo trimestre del 2008 il tasso è aumentato di due decimi di punto. Un dato negativo soprattutto per le regioni meridionali; ma preoccupante anche per la situazione dei migranti (questi sono cresciuti di numero fra i disoccupati). Oltre ai numeri Marilde cita anche  il caso politico della Lega, che in questo momento “imbraccia” la spada a tutela del lavoro e dei lavoratori italiani. Come? Alzando i toni ma senza essere “conseguenti”, ovvero restando impigliati, nel loro grido, in un’ottica provinciale: in un  quadro così devastante per Marilde “non c’è diga che tenga”. L’esempio è con le previsione fatte sui numeri degli immigrati dalla lega stessa; numeri che non hanno rispettato le previsioni. L’atteggiamento,   non “deve essere punitivo”, ma per “fare società”, bisogna porre regole per lavorare e far lavorare “in maniera buona”. E come si fa, in maniera buona? Usando la forma dei contratti così come avviene fra aziende che stipulano diritti e doveri: e perché se ciò è valido per le aziende non dovrebbe essere valido tra enti e imprese quando queste ultime prendono i soldi pubblici? Non si potrebbe imporre loro un obbligo magari vincolandole per un ciclo di anni? Alla Provera è seguito l’intervento di Petrini, Segretario Regionale di Rifondazione: anche il segretario snocciola numeri con previsioni paurose da qui alla fine dell’anno: 500 mila cassaintegrati in più oltre a circa 200 mila posti di lavoro che si perderanno, senza contare i numerosi processi di delocalizzazione che di qui a breve dovremmo scontare. Il suo è un intervento “politico”, e tale non poteva essere; “Rifondazione non è solo un partito dei no; è dei no difronte a scelte inique e sbagliate. Ma il partito propone anche proposte utili e serie, soprattutto in una situazione economica drammatica come questa. La proposta di legge presentata dai consiglieri, va in questa direzione. Petrini tiene a precisare che i processi economici non sono naturali e non hanno nè forza divina nè forza naturale: sono frutto di scelte. Grande importanza ha l’intervento pubblico, un intervento che negli ultimi anni è stato sempre demonizzato. Oggi questo intervento è sempre più necessario. Pensare di dare soldi per un certo periodo non vuol dire che dopo tutto tornerà come prima. Bisogna porre regole per il dopo. Ma l’intervento pubblico non può limitarsi ” a iniettare capitale”: bisogna che dopo si ristabiliscano regole diverse, ferree, rigide. E ancora, la proposta politica: estendere cassa integrazione a coloro che hanno perso il posto di lavoro; reperire risorse tassando i ricchi; redistribuendo risorse attraverso una tassa patrimoniale sulle rendite e sulla successione, e l’aumento delle aliquote. La proposta di legge presentata ha uno sguardo complessivo sui rapporti tra pubblico e privato e i vincoli che si pongono all’azienda sono quelli che l’azienda stessa, dopo aver preso i soldi, deve rimanere vincolata a quel territorio. Dopo Petrini gli interventi sono stati dei lavoratori che hanno lasciato sulla sala una forte emozione: per la Eaton, Michele Stefanelli che ha raccontato la storia di questa fabbrica di Rivarolo (Torino) ; fabbrica che produce valvole per motori a scoppio. Una delocalizzazione, quella di questa azienda,  verso il territorio polacco , naturalmente solo dopo aver chiesto ed ottenuto dai lavoratori tutti i sacrifici possibili: “flessibilità a manetta”. La multinazionale, dalla voce del lavoratore, ci racconta di un accordo fra il governo polacco e l’azienda. Poi è stata la volta di Filippo Giuseppe della Olimpias, gruppo Benetton, che dal 29 gennaio 2009 ha comunicato l’intenzione di delocalizzare in Tunisia. Ma i suoi prodotti non vengono prodotti in Bangladesh? Anche qui, sacrifici dei lavoratori: flessibilità, sei per sei, lavoro alla domenica sera… Perché si domanda il lavoratore gli ammortizzatori sociali devono essere dati solo ai lavoratori? Perché non li facciamo pagare alle aziende? Il lavoratore ricorda i 50 giorni di lotta davanti alla fabbrica. La sua affermazione inoltre è tesa a ricordare che se si commercializza un prodotto nel Bangladesh si ferma tutto: Ivrea, Prato…. Poi è la volta di Roberto Gerbaldo della Jhonson Electric una multinazionale cinese, con stabilimento a Moncalieri, Torino, dedita alla costruzione di strumenti per “clima”, raffreddamento motori. Ricorda che è dal 2004 che la crisi si è affacciata sulla sua azienda, ma in realtà il lavoro c’era: le Istituzioni che hanno concesso la cig, hanno verificato attentamente la richiesta? Poi è stata la volta di Marino Cavezzale della Cabind, che produce fili elettrici: il 20 febbraio 2009 ricorda che tutti i lavoratori sono stati chiamati per “licenziamento collettivo”. “Solo chi lavora in fabbrica può capire cosa realmente sta succedendo, dentro e fuori, e anticipare le mosse dell’imprenditore”.

gianni-alasiaPoi è stata la volta di Mara Allasia, della Indesit: nel suo ricordo l’azienda nel 1980 impiegava circa 10 mila e 600 lavoratori ora soltanto 600! Il suo racconto tesse tutte le vicissitudini del gruppo Merloni. Ricorda inoltre come la Indesit all’estero vende, eccome! Ad esempio, a giugno erano state assunte 53 persone!  “Il problema di None è un problema di tutto il gruppo” la chiusura rappresenta uno stravolgimento della politica industriale della Indesit Company, sosteneva anche L’Eco del Chisone, mercoledì scorso. Dalle storie alla storia: Gianni Alasia, grande storico che ha fatto il movimento operaio fa un intervento chiedendo interventi su proposte precise; anche nel suo intervento vengono citati numeri ed esempi, e ovviamente quanti soldi vengono spesi per un settore mai in crisi: quello delle armi. Poi ancora Vincenzo Graziano che opera nel campo delle telecomunicazioni, un settore un po’ particolare dove viene “ridisegnato continuamente il mondo del lavoro”. Nel suo intervento si fa riferimento anche alla Circolare Damiano, con i suoi aspetti positivi ma anche negativi. Poi è stata la volta di Assunta De Caro, Filtea: in Italia i lavoratori nel tessile negli anni 90 erano circa 900 mila, ora si è scesi a 600 mila. Il suo intervento è da sindacalista, snocciola dati, numeri, qualità, quantità. Poi è la volta di Clement, che individua la risposta alla crisi nella proposta di legge. E’ pinerolese per cui molto attento ed informato sulla fuga di numerose aziende di quella zona. Solo la Microtecnica parrebbe restare fuori dalla crisi; una aziend dove i suoi dirigenti indicano nel buon clima la ragione di ciò; una azienda dove si assume. Per Clement la ragione è che produce “pezzi” per armamenti, un’industria “che fiancheggia quella bellica, insomma”. Inoltre fa riferimento ai dati Inps: chiude il bilancio con 11 miliardi di euro: più 60% sul 2007. A me sono venuti in mente  un paio di articoli della settimana scorsa, uno su Liberazione ed uno su il Manifesto. Quello su Liberazione titolava “L’Inps ha i conti a posto. Cade un alibi per l’assalto alle pensioni” del bravissimo Roberto Farneti. Sempre nel titolo ricorda come “il bilancio 2008 dell’Istituto si è chiuso con un attivo di più di 11 miliardi di euro. La Cgil: “Ora più soldi a pensionati e cassintegrati”. Ma vi ricordate tutti quei bei discorsi su “l’insostenibilità del sistema”? Vi ricordate per quanto tempo ci hanno martellato dicendoci che non potevamo permetterci un sistema siffatto? Che dovevamo rivolgerci “alle pensioni private” guardando il sistema americano? E ora? Il paradosso: negli Stati Uniti si propone di estendere la sanità pubblica: per fortuna. E noi scopriamo che ci hanno fatto immensi discorsi  per arrivare ad un numero finale: Inps in attivo: 11 miliardi di euro. Le entrate contributive hanno permesso maggiori entrate superiori all’aumento delle spese per pensioni. E poi quasi due milioni di cittadini stranieri versano contributi previdenziali nel nostro Paese. Riceveranno indietro qualcosa? Inoltre, tengo a ricordare che i pensionati sono il 24% della popolazione italiana; ma i loro assegni “su quanto girano”? Questi avanzi devono tornare ai lavoratori e ai pensionati.  Per restare infine su quanto ricordato dal Manifesto, il suo titolo era “L’Inps è in attivo”. (articolo di Antonio Sciotto). “Il sistema è in equilibrio, i conti dell’Inps sono a posto. Il bilancio dell’Istituto presenta un saldo attivo di più di 11 miliardi di euro”. Anche per Sante Moretti in un commento precedente ai due articoli, sempre su Liberazione titolava “L’attivo dell’Inps è salario dei lavoratori (anche immigrati). Infine, l’intervento della Bresso, presidente della Regione (arrivata per impegni verso le 11): “è utile lavorare su questa legge” che è una delibera di giunta, quindi potrebbe essere, anche se notificata e approvata a Bruxelles, modificata da un’altra giunta; come lavorare su questa proposta? Cercare di farla diventare una proposta di legge su un contesto più vasto. Un intervento generico, il suo,  anche se ha denotato un’ idea di appoggio  (magari “ideale”), alla proposta (anche se, la strada, su questo argomento, pare essere molto lunga).

La crisi continua a mordere, tutti e tutto. “Mettiamo in crisi la crisi”, è una frase che mi ha colpito, suggerita da Rifondazione Comunista in una delle sue inchieste. Una Italia in apnea recitava la Repubblcia giovedì 26 marzo, con un articolo di Massimo Russo. Per la maggioranza degli intervistati, il 5,3% ritiene che tra sei mesi la situazione sarà ancora peggiore. Cosa si abbassa nel vincolo di bilancio famigliare? Libri, cinema, cene ma anche visite mediche specialistiche. Molti italiani sperano in un prelievo fiscale straordinario sui redditi più alti: quasi il 54%. Una recessione che fa riscoprire cose naturali, fino a qualche anno fa: l’acqua del rubinetto, i prodotti alimentari locali, la cucina fatta in casa (aumentano coloro che cucinano pane e pizza in casa), il taglio dei capelli ai bambini in casa, i dvd in famiglia anzicchè la spesa del cinema. I costi delle case si abbassano, gli affitti rimangono quelli di prima, le domande di disoccupazione aumentano…e “freccia rotta” ha un nuovo conduttore, e la casa a destra…un nuovo costruttore.

Alcune foto del Convegno

INDESIT: IL 31 MARZO BRESSO INCONTRERA’ L’A.D. MILANI (ASCA)

INDESIT: IL 31 MARZO BRESSO INCONTRERA’ L’A.D. MILANI (ASCA) 

Torino, 23 mar – E” previsto per il prossimo 31 marzo un incontro tra i vertici della regione Piemonte e l’amministratore delegato del gruppo Indesit Marco Milani per individuare soluzioni alternative alla chiusura decisa dall’azienda dello stabilimento di lavastoviglie di None, che impiega 600 dipendenti. ”Faremo ogni sforzo possibile, confidenti che ci siano le condizioni per mantenere questo insediamento produttivo nel nostro territorio”, ha detto oggi il vicepresidente della regione Piemonte, Paolo Peveraro.

Fermiamo le Delocalizzazioni

Fermiamo la fuga delle Aziende. Una legge da approvare con urgenza.
Convegno sulle delocalizzazioni produttive. Sabato 28 marzo 2009 ORE 9,00 -13,00 Sala Viglione, via Alfieri 15 Torino.

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