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Viaggio nella storia di un..”Otto…volante”

Torino in...bici, per le vie del centro. 6 novembre 2014. Foto, Romano BorrelliTorino, 6 novembre 2014. Bar Casa del caffè, Giancarlo e Gaetano, foto, Romano BorrelliSempre per quel  suo corso naturale del “rimettere tutto in equilibrio”… da parte, o dalla parte,  della natura… mi son reso  conto di aver menzionato due baristi ma  documentatone uno soltanto, e cosi, ecco che durante la giornata una irresistibile voglia di cappuccino, caffè e cantuccio prendeva il sopravvento e  bussava alle porte dello stomaco e della pancia  realizzando presto  che in realtà non era il desiderio di cose buone da assaporare, o quel senso di fame, quanto tornare sul luogo e ristabilirne l’ordine. Delle cose.  Per la par condicio…Ecco ai lettori i due baristi della Casa del caffè. (Giancarlo e Gaetano). A ripensarci ancora meglio, non era l’urlo dello, stomaco che reclamava “cose buone dal mondo” facendo il verso ad una nota pubblicita’ di quegli anni, ma, come ho avuto modo di appurare, “era l’urlo ”  che aveva dovuto cedere il passo ad un tram che precedeva”. O forse un pizzico di gelosia, dato, che dall’otto, volante, mai e poi mai il, conucente del mezzo avrebbe tirato “l’orecchio” per passare sotto il portico. Di quale otto, volante si sta scrivendo,, bhe, un pochino di pazienza Con l’obbligo di tornare nella casella principale. Nella casa, del caffe’. Il caffè, come sempre, che poi è solo ieri ma sembra una vita, delizioso. L’acqua, il piattino e  il cantuccio nel cantuccio. Entrato oramai in confidenza, su di un piattino a parte mi vengono servite lettere, scritte, imbucate e  venute da lontano per confezionarne altre con il “succo” della penna. Si, venute da lontano, proprio come un Papa. In quelle lettere  ci ho visto fili di storie, “fili di trolley” (a volte non ci si pensa troppo su quel che si dici, meglio, scrive) ovvero, tram, di quando era trolley e non pantografo. Su quel piattino non c’era solo il potenziale filo di un racconto che viene da lontano, ma un mondo intero da esplorare e un po’ da inventare.  E sul piattino che ci trovo?Torino, 6 novembre 2014. Giancarlo e Gaetano, presso bar, Casa del caffè. Foto, Romano Borrelli Storie ricche di di contenuto, contenuti, pensieri, pensiero. Storie stratificate, ricche di profmi e di odori, complice il mercato, a due passi da qui. Anzi, due mercati, particolari, il secondo, Porta Palazzo. Otto lettere, come il numero del tram che passava da qui, sotto al porticato, in modo alterno al bus 50. In questo caso, mai, il conducente del tram avrebbe tirato  le orecchie all’automezzo, tantomeno mai avrebbe abbassato il finestrino. Talvolta, poteva capitare di peggio, quando il “trolley”  lasciava il suo filo del “ragionamento” e proprio non ne voleva di stare in sede.  In queste occasioni, rarissime volte. poteva capitare il tranviere arrestava l’automezzo, saliva sulla scaletta e con un ferro, ricomponeva il tutto, sempre pere quel rimettere il caos in ordine. Ed era in questi frangenti, che un occhio svelto e sveglio avrebbe potuto intravvedere  M seduto in uno dei sedili posti davanti al bigliettaio. Ne i suoi momenti liberi, e quando il tram effettuava la sua sosta, proprio davanti la casa comunale, da dentro, il palazzo, si sentivano  fuori urla e schiamazzi dei tanti “rossi” e “bianchi“. M  lo si notava andare su e giù, felice,  sull'”otto” volante dell’amore . Due fiori avrebbero posto una buona ipoteca per una altrettanto buona giornata. Sicuramente  L. sarebbe stata orgogliosa di lui. E già, perché così come nel nostro Belpaese esiste l’autostrada dei fiori, così a Torino, negli anni 70 esisteva la linea del tram numero otto, quella che conduceva, trasportava, eesaltava come in un giro di giostra anche  innamorati diretti  al mercato dei fiori.  E guarda caso, il passaggio del tram avveniva  proprio sotto questo piccolissimo porticato. Quante storie son venute fuori da quel piattino. Un piattino della bilancia ricco di cose buone. Storie lette, rilette, pensate ed immaginate. Tante che ormai è buio. Nonostante il ritorno a casa ma resto con la testa immobile e ferma in quel cantuccio a divorare quelle storie e sorseggiare quel caffè…Di oggi e di quegli anni.

Oggi, una bicicletta, poggiata contro il muro. Dentro il cestello, i fiori.Torino 6 novembre 2014, foto, Romano BorrelliMa  se fosse lui stesso, M., un fiore che consegna se stesso all’amore? Bella storia.Torino, 8 novembre 2014. Corso Galileo Ferraris, foto, Romano Borrelli

Buonanotte, Torino.

Nuove vecchie attività

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DSC00112Certo esistono anche attività  riportate alla luce,  delle quali si erano perse le tracce, luci non dalle vetrine, ma dalla necessità. Certo il lavoro è una “questione tanto antica” da scomodare Genesi, o, più recente, una “questione sociale” che genera Encicliche. Oggi, chi dovrebbe “riparare” l’assetto sociale del lavoro, crea solo confusione, che è al massimo grado. Solo vociare cacofonico. Cento anni fa, parlare di “questione operaia” faceva venire l’orticaria, ma il tema,  resta sempre all’ordine del giorno. E “trolley” o no, certi lavori hanno bisogno di essere rilanciati. Di tutto un po’, anche “accorciare ginsi“. In tempi di crisi, non si butta via nulla. Tutto deve essere recuperato. E se non si accorciano, si strappano, per creare effetto “tapparelle”. Certo sembrano lontani i tempi in cui si andava in quella certa fabbrica, che produceva ginsi confezionati “alla moda”, sponsorizzati da una ragazza stupenda, e,  chi la amava, la seguiva. Tempi di “ginsi” corti, anzi, cortissimi. Ma, attenzione. Dietro i ginsi da riparare si apre un mondo. Come la Bibbia. Stratificazioni. Un mondo dove le pennellate non mancano, insieme ai colori, alla musica. Pentagrammi compresi. Chi la amia, la cerchi, una vita colorata e musicata. E chi la amava, la seguiva, la donna della pubblicità dei “ginsi”. E tutti a guardarla. E seguirla. Una pubblicità forse che Oltretevere magari non piaceva molto. E comprarli, o farseli comprare, quei ginsi, così, a scuola, ci si dava un tono. Perché, quella ragazza, se “la amavi, la seguivi”. Già, ma forse era la marca dei ginsi, che dovevi amare.  E allora, tutti in quella via della nostra città, con il nome di una cittadina pugliese. E poi, faceva “figo” avere quel simbolo cucito addosso. Così come faceva figo avere il simbolo della coppietta sulla maglietta. Robe di…. “Lo avevano anche i giocatori” di pallavolo.  Quando uscivi da quello “spaccio“, con le mani cariche di pacchi contenenti “ginsi”, magliette, maglioni, si sentiva un profumo incredibile, proveniente da altro posto, così caro ai torinesi, poco distante da dove si cucivano in ginsi. (Ma ora, questi benedetti ginsi, dove li cuciono?). Forse era  il mercato dei fiori?. Ah, che bello sentire quel profumo….. E certo poi,  lavori antichi ritornano, e traslocare,  se non all’estero, si continua a farlo……..Dopo i traslochi delle aziende, altri traslochi sulle strade. Paradossi, a senso unico…..