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Terza prova

All’angolo del corso Principe Oddone,    proprio dove fino ad una decina di anni fa sferragliava il regionale per Milano,  (appena “uscito” sbuffando dalla pancia di piazza Statuto o in procinto di immettersi nelle viscere,  lasciandosi alle spalle,  nell’ordine,  a sinistra una farmacia,  una pasticceria,  un oratorio,  una scuola con tanto Cuore),   il semaforo rilancia le sue luci e blocca il fluire delle auto in questa autostrada urbana che da Barriera di Milano giunge  al Poli.  Al rosso si fermano le auto e scatta la ragazza, tra le macchine che stazionano, lei, tutta treccioline munita di tre birilli,   si esibisce ruotando il corpo,  felice e sorridente nell’essere osservata per una manciata di secondi: il birillo rosso è   la prima prova, ed e’ andata, alle spalle dei suoi capelli, quello verde,  la seconda, pure,(con sensi di colpa di sua madre,  dalle braccia lunghe e denti ancor piu),   il bianco, la terza la proverà  e la lancerà tra i banchi,  lunedì mattina,  cioè, oggi – ora.  Al momento,  sul banco si tace, e si lascia parlare la  memoria su appunti,  schemi,  libri,  mentre trionfa la sua biro sul foglio bianco;  presto afferma che si esibirà in un colloquio,  aperto da una tesina,  in prossimità  di essere pensionata,  senza quote e senza scalone. Anche il suo e’ un “lavoro”, dal titolo molto impegnativo e interessante: “Dal lavoro al nuovo concetto di lavoro”. Terminata la presentazione, la scuola la licenzierà.  O lo licenziera’. Termine incontrato chissa’ quante volte nel suo lavoro di studentessa. O studente.  Dopo cinque anni… Poi cercherà davvero un nuovo lavoro. Senza concetto. Con tanta speranza.  Tra curriculum,  encicliche e Marx…

Maturita’: confine tra spensieratezza e responsabilita’

Torino 22 6 2016.foto Borrelli RomanoDavanti all’attraversamento di corso Principe Oddone (circoscrizione 7)il semaforo scandisce nitidamente i suoi tre colori. In attesa che scatti il verde , che non e’ un “indizio ministeriale” sulle tracce, l’effetto (“siamo tutti politologi” )trascinamento elezioni amministrative mi porta a pensare, (osservando questo posto) a come era e come e’,  ora che si, effettivamente il ‘900 si e’ concluso domenica alle 23, a seggi chiusi e urne aperte. 16 anni dopo l’effettiva conclusione, e in un altro Giubileo. Altra era.  Il trincerone della ferrovia “confine” tra circoscrizioni. La memoria, l’unico luogo in cui le cose si ripetono. Qualcuno ha scritto che il tetmine del 900 sia arrivato 5 anni prima di quanto previsto dal partito guida della nostra citta’. A scuola, in attesa, tra una parola e l’altra, tra lo snocciolare dati e attribuire colpe e responsabilita’ (e perche’ no, irresponsabilita’) ho pensato che le cadute abbiano un’origine temporale precisa, sfuggita a tanti. Una notte d’inverno, gennaio 2011, quando il popolo dei lavoratori davanti Mirafiori venne lasciato in solitudine a decidere di se stesso mediante un referendum. Poteva essere lasciato solo chi non aveva (e non ha ) “dineros ” per mangiare abbracciando invece “il capitale”? No, non stavo pensando a Marx. Pensavo che l’abbandono delle periferie  (descritto in questi giorni, cosi come il tram tre che ciondola da piazza Hermada alle Vallette), abbia origine in quella notte figlia di un’altra notte di fine anni ’90, con leggi annesse alle leggi interinali e liberalizzazioni varie. Periferie abbandonate, solitudine del cittadino, pensioni da fame, case o meglio patrimonio immobiliare lasciato sfitto in attesa di tempi migliori per vendere (o svendere)costruito anche con indebitamento pre -olimpiadi, e triste storia nel venirlo a sapere da quotidiani di informazione, e occupazioni varie senza tenere conto di integrazione diffusa, etnie, ricollocazione, dignita’,  di pensioni da fame e  fine degli ammortizzatori sociali (cassa, mobilita’ e anticamera del licenziamento) in una citta’ che si converte dalla manifattura alla cultura, al terziario. Le politiche, non i politici sono da moduficare.Le politiche: ma come si fa a proprre un’uscita anticipata dal lavoro ad una persona di 60 anni dopo una vita alla catena di montaggio ( un mutuo tetminato per una cada lasciata al figlio disiccupato e referendum Mirafiori si/no alle spalle?). In una Torino ancora…operaia, accendendo un mutuo… a Torino, una citta’ di neanche 900 mila abitanti e di questi 100 mila universitari. Una stanza, un posto letto? Quanto fa?250 euro?Un posto letto?Scherziamo?Ma quando un padre di famiglia con pensione o stipendio ne tira fuori 250 con che cosa vivono ora i due nuovi nuclei? Ma l’istruzione non e’ garantita? Ma dove e’ sta benedetta classe media?Con lo spacchettamento poi del wrlfar: tagli da “su” tagli dal centro, tagli dalle petiferie. Comunicazione: dove fare volantinaggio quando le fabbriche hanno chiuso i battenti per collocarsi altrove? All’uscita dai call center dove fioriscono laureati (quando non escono dall’Italia) a 600 euro al mese spalmati su turni impensabile, cuffie alle orecchie? I circoli o le sezioni poi, che mancano. Italia non ti riconosco, scrive Revelli. Renzi ora  dice di voler ascoltare la gente, bisogna, ma non era lui che “escludeva” col suo “sistema” partiti, sindacati e associazioni varie rivolgendosi direttamente? Bastava partecipare ad un collegio docenti: come si fa a proporre un bonus di 500 euro per alcuni escludendone altri nella stessa comunita’ che si chiama scuola? Ah, con contratto fermo da?8 anni? Il tutto, in un periodo in cui non si puo’ dire nulla perche’ tutti si arrogano patenti varie, mi ha fatto dimenticare la bellezza della giornata odierna: la maturita’, la notte prima degli esami. Il “confine” tra l’eta’della spensieratezza e quella adulta. Pensando al domani. Pensando alle elezioni, di ieri e quelle che verranno. Di quelle del 1946. Della partecipazione, delle donne. E Torino 22 6 2016 foto Borrelli RomanoQualcuno sostiene che ora “sara’ tutta un’altra musica”. Non so. Il popolo e’ sovrano e sceglie.

Crisi globali, identità locali

Dopo esser stato in giro per la provincia Granda, e aver constatato, ancora una volta, che la provincia di Cuneo è bellissima (hai perfettamente ragione, amico Dalmasso) provo a riflettere su alcune notizie che circolano negli ultimi due giorni. La crisi economica, la stagnazione, la disoccupazione imperante ormai in ogni luogo ed in ogni dove sta causando anche forti disagi e tensioni fra gli operai stessi; è il caso degli operai, specializzati che dovrebbero lavorare in Inghilterra (una azienda italiana ha infatti vinto una gara per un lavoro da effettuarsi in Inghilterra). La cosa che più mi turba è la seguente: ancora una volta, nei momenti di crisi si generano sempre “guerre tra poveri”; si perde così il vero punto di riferimento e l’antagonista principale che è: il capitale. La seconda cosa che mi preoccupa è che la crisi sta “aggredendo” in frangenti che erano impensabili, un tempo. Gli operai, infatti, non sono semplice “esercito di riserva”, ma specializzati. Quindi, se fino a poco tempo fa eravamo abituati a “puntare l’indice” su “altri” che rubavano il lavoro, (ma di “bassa manovalanza”) ora la crisi “morde” anche i lavoratori più specializzati, come ad esempio per citarne alcuni gli ingegneri che si erano sempre sentiti garantiti dal Know How in loro possesso. “Guerre tra poveri” o fra coloro che le politiche di basso “salario o stipendio come lo volete chiamare: non noto differenza in termini sostanziali” han fatto diventare povero……
Già! Fino a poco tempo fa si parlava di “gente che ruba il lavoro” pensandoli essere in Italia, in Francia, in Germania…..ma, mai si era pensato all’Inghilterra. Magari, ci si dimenticava delle delocalizzazioni in tutto il mondo ad esempio che qualcosa come ventiduemila imprese andavano a produrre in Romania (bassi salari, no?), o duemila in Bulgaria, e che il costo del lavoro era di un quinto rispetto a quello pagato in Italia…
Dove è andata a finire la solidarietà? Forse soltanto quando si consuma ci si rende davvero simili; “non è soltanto l’oggetto del consumo ad essere prodotto ma anche il modo di consumarlo“, e “la produzione fornisce non solo un materiale al bisogno ma anche un bisogno al materiale“. (Karl Marx)

Protesta contro sbarramento legge elettorale, 29 Gennaio 2009 Torino
Protesta contro sbarramento legge elettorale, 29 Gennaio 2009 Torino

Concludo, ricordando la battaglia contro lo sbarramento che vogliono introdurre alle elezioni europee, prendendo a prestito le parole del segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero:
Contro il realizzarsi del vergognoso accordo parlamentare in corso maggioranza e opposizione e reso possibile solo grazie al consenso di PD e IdV – che alza lo sbarramento per le elezioni europee al 4% puntando ad escludere dal Parlamento europeo innanzitutto forze politiche come Rifondazione comunista e di fatto tutta la sinistra – domani parteciperò, con una folta delegazione del mio partito, presente ai massimi livelli, ai presidi di protesta che abbiamo organizzato come Prc sotto le sedi istituzionali del Quirinale e della Camera dei Deputati. A Roma le proteste sotto le sedi istituzionali prevederanno per martedì 3 febbraio alle ore 12 un presidio sotto il Quirinale per chiedere l’intervento del Presidente Napolitano a tutela del pluralismo democratico; proseguiranno poi dalle ore 14.00 davanti alla Camera dei Deputati in occasione della ripresa della discussione in Aula della modifica alla legge elettorale. Contestualmente i nostri ex-parlamentari porteranno la protesta anche dentro la sede della Camera dei Deputati, e cioè dentro Montecitorio. In entrambi i casi chiediamo agli organi d’informazione di offrire la giusta e necessaria copertura a questa nostra protesta contro una legge anti-democratica e liberticida in nome della libertà e del pluralismo d’informazione.” in quanto la protesta allargatasi in tutta Italia è partita proprio da Torino.

Anche per Noi è Natale: Ma la vostra crisi non la paghiamo

Natale sottotono per i consumi, con vendite in calo in tutta Italia. La crisi c’è per tante famiglie italiane.
Non si può chiedere a quelle famiglie di pagare la Crisi finanziaria.
Non si può privatizzare l’Università e statalizzare i costi delle Banche.

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