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I sogni dei torinesi tornano “sotto l’albero”. Ci Ri-riproviamo?

20141203_091610A distanza di un anno i torinesi espongono i loro sogni sotto l’albero, meglio, sopra l’albero posto nell’atrio di Porta Nuova.DSC02330 Cosa hanno messo i primi sei in cima all’albero e ai loro desideri? Ecco i primi sogni, desiderata. L’anno scorso merito’, anzi, i torinesi e le loro letterine meritarono una pagina sulla Stampa di Torino per finire poi, dopo la Befana che notoriamente, tutte le lettere si porta via,   a Roma sotto la lente di ingrandimento di qualche studioso. Quindi, ragazz*, scrittori di lettere e pensierini, quest’anno, occhio a cosa e come scriviamo….Ps. pero’ almeno “restituirci” qualcosa di quei sogni richiesti….li guardo, li guardo, li osservo, mi osservo…ci siamo capiti, no?  Qualcuno ci ha somministrato alcuni test, abbiamo risposto, bene, ora, dateci la nostra parte. Fateci sapere qualcosa. Gusti, desideri, amori, sospiri. Insomma, dato che è un test, potete inventarvi qualcosa, magari una “bacheca” per far incontrare chi. E’ passato un anno, noi abbiamo scritto e detto, dateci riscontri. Insomma, cara La Stampa, arma di penna qualche giornalista e che la caccia abbia inizio. Che ne so, per esempio: “Ci avete riprovato? Raccontateci” oppure, ” Cari torinesi, come è andata?”

Per quanto mi riguarda, in un anno, tanto è stato fatto, scritto e detto. Una palestra di scrittura, autodittata.  Pagine dal blog all’albero…A proposito, e l’augurio con un biglietto di sola andata? No, non e’ un caso come ho gia’ scritto sul blog aver terminato il libro proprio qui (caspita come è difficile scrivere con il tablet e borse da tutte le parti…) “Io viagg* da sol*”.  Un libro davvero stupendo. Lo consiglio. Per iniziare a viaggiare. O meglio, continuare.  Prendo la strada per il rifornimento, di libri, ovviamente, da Feltrinelli, ma una domanda mi solletica. Ma chi e’ Tina da far diventare “normale”?

20141203_091730Nel frattempo pensero’ a qualcosa anche io, un desiderata. Nel frattempo dovro’ comprare il “corredino” per questo blog, che alla vigilia dei sei anni si appresta al suo primo giorno di scuola. Un’annotazione: va bene la recessione e la crisi, ma possibile che dobbiamo fare tutto in riduzione? Ma quanto è dimagrito negli anni questo albero?20141203_09170120141203_091720In serata anche in via Garibaldi “rispuntano”alberi muniti di tutto punto….20141203_171247Torino, via Garibaldi. Foto, Borrelli RomanoTorino, via Garibaldi, foto, Borrelli Romano

Dal cappello, una storia. Con tanto di …cappello. Almeno per un giorno

Torino 30 novembre 2014, fermata Metropolitana e facciata stazione di Torino Porta Nuova. Foto, Romano BorrelliTorino, 30 novembre 2014, atrio stazione Torino Porta Nuova. Foto, Romano Borrelli Domenica mattina. Torino, 30 novembre. Pioggia insistente, ma non fastidiosa. Ho programmato di ritagliarmi alcune ore di tempo, di questa mattina, per  imparare a “farmi compagnia”. Un po’ di libertà da utilizzare per terminare la piacevole lettura di un libro, suddividendone il piacere, meglio, quel che restava del godimento di quella lettura, in termini di pagine, tra le due stazioni ferroviarie di Torino: Porta Susa e Porta Nuova. Una lettura, non sotto le coperte, tempo permettendo, ma comunque al coperto. Una buona lettura, ripara sempre. Protegge. In entrambe le stazioni, la prima di passaggio, la seconda terminale, ho cercato una “buona terrazza”, una di quelle di uno dei caffè in esse presenti. Via vai continuo di gente. Scale mobili, tavolino, pila dei giornali. Oggi è domenica, e il Corriere della Sera ha un allegato, Lettura. Repubblica, al suo interno, propone alcune recensioni di buoni libri. Poteva mancare La Stampa. Certo che no. Mi sistemo, come fosse uno scompartimento di un treno. Davanti alcuni turisti aprono come una tovaglia la cartina di Torino. Butto l’occhio. Sembra di volare sulla nostra città. Riconosco corsi e viali alberati e so esattamente quali scuole sono localizzate in alcuni tratti. Il lavoro, non se ne sta mai tranquillo. Dietro, alcuni ragazzi alle prese con tabacco e cartine.  Al mio fianco, qualcuno estrae una carta. Da cinque. Pronto per il conto. Torno sulla mia, di carta, del libro. Dieci pagine a testa per stazione,  per la par condicio. Terminate, pago, e compero uno degli ultimi biglietti della metro, shopping, tre euro per la durata di quattro ore. Tempo di utilizzo, dalle 9 del mattino alle 20. Recupero le scale mobili, attraverso la “dorsale” della stazione, altre scale mobili. Poche fermate e sono nell’altra “pancia”, a Porta Nuova. La metro ha lanciato un fischio. E’ ripartita, direzione altra stazione. Lingotto. Peccato che il Lingotto in questione, sia un centro commerciale. Il Lingotto stazione ferroviaria, è altrove. Dall’altra parte del muro. Recupero la penultima scala mobile. Sono nell’atrio. A destra, piove. Alcune transenne perimetrano la potenziale “vasca”. Sento un profumo famigliare. Odore di stampa, di libri e di brioches. E’ la Feltrinelli.Torino 30 novembre 2014, Porta Nuova, liberira Feltrinelli, foto, Romano BorrelliHo tempo. Dieci pagine in fondo si leggono velocemente. Entro, mi piace la disposizione, l’odore dei libri. Mi muovo a mio agio, tra i libri. Ne annoto qualcuno. Un paio nella mente, altri, sulla memoria del cellulare. Mi piace passare da qui. Quando devo viaggiare, ma anche no. Così, come capita. Appena uscito dalla libreria recupero la scala mobile. Una terrazza, un tavolino. Mi sistemo. Come è cambiata Porta Nuova. Sempre bella. E’ una bella signora che non mostra la sua età. Un po’ di trucco sulla facciata e qualche lacrima al suo interno ci possono stare. Il resto è in ottima forma. A tratti, splendente. Al tavolino, sedute appena dietro,  un paio di ragazze si scambiano le “news” della serata torinese appena trascorsa. Non recepisco se  immerso troppo a fondo nella lettura del libro o se in fondo le ragazze che si scambiano le loro confidenze, con un timbro  alto siano una realtà di fatto.  Fatto è che ieri, a Torino, si è concluso il Tff e all’uscita da una delle sale di proiezione, di una tal sezione, un ragazzo  che era in compagnia di una delle due si è dichiarato, proprio come capitava una volta, con il permesso di un bacio. Tanto di cappello. Forse, non era un caso il voler terminare la lettura del libro, proprio qui, fra viaggiatori e sognatori, nel momento esatto in cui leggo “quanto effettivamente sia lungo il minuto passato con la mano sul fuoco di cui parla Einstein (al contrario di quello, superveloce, che viviamo baciando qualcun*”).Torino 22 novembre 2014, piazza Castello, foto, Romano Borrelli (2) E dal cappello non soltanto ne è nata una storia e il biglietto, dopo quello del cinema, per un viaggio nella vita. La cosa curiosa è che ad un certo momento ho sentito le tazze dei cappuccini “baciarsi”, questa volta, senza dolcezza,  e sentire dire la ragazza, alzandosi in piedi: “Io non viaggio più da sola”. Sorrido, chiudo gli occhi, e ripongo il libro. In copertina, una bellissima ragazza, abbraccia un trolley. Il titolo? “Io viaggio da sola” (Maria Perosino. Super ET. Einaudi).

Dopo aver riposto il tutto, giornali, libro, e biglietto, esco per un attimo solo dalla stazione. Ovviamente, restando in tema, caffè espresso. Il tempo di attraversare il corso, e proprio accanto all’Hotel Roma ( fa  sempre breccia il profumo di un grande della letteratura, Pavese.) e  centinai di cappelli esposti nella vetrina, in  vendita, solo per oggi compaiono alla mia vista.  (Alessandro Finessi, temporary shop per un giorno)Torino 30 novembre 2014, piazza Carlo Felice, cappelli per un giorno. Foto, Romano BorrelliTorino, 30 novembre 2014. Cappelli per un giorno. Foto, Romano Borrelli E dal cappello, una storia. O meglio, dal cappello di quella storia un tema  che si svolgerà a quattro mani: qualcuna  (e qualcuno) da ieri sera non viaggia (viaggerà) più da sola. E per la storia del bacio e del permesso richiesto (e accordato): togliamoci il cappello. Almeno per un giorno.

Ps. è piacevole pensare che il viaggio non termina ma comincia.

Ancora un grazie alla scrittrice Maria Perosino, per questo lascito. Si sente molto la sua mancanza.

Ps. Oggi su La Stampa, in evidenza La Ristonomia. Pagine colazione consigliata. Vot0 7. Felice di esser andato quasi un anno fa. Mi è sempre piaciuto il clima famigliare e …………la sala giornali e riviste poi……..Torino, La Ristonomia, interno. Dove c'era Barattero, gastronomia, ora ristonomia. Foto, Romano Borrelli.

Senigallia…a “lume di candela…”

Senigallia. 19 luglio 2014. Foto, Romano Borrelli

Senigallia. Sabato 19 luglio 2014. Foto, Romano BorrelliIl mare è calmo, la spiaggia è bella, anzi, “vellutata”,  l’accoglienza idem. Senigallia a…lume di candela, ci puo’ stare. Per un paio di volte…perdoniamo tutto, dopo “le ferite”. In fondo, vedere un “mare” di cellulari accesi nello stesso istante per “farsi strada“, o per farsi mare,  utilizzati come fossero torce, è stato uno spettacolo nello spettacolo. Centinaia o migliaia di cellulari, mani alzate e danze lente imposte dall’occasione. Zero panico, per la cronaca. Solo spettacolo. E nonostante questo variegato mondo danzante, appendice umana, quasi una terza mano, nella danza di luci pare in fondo che  qualcosa manchi sempre.  Per quanto ci si sforzi di riempire i “buchi” qualcosa manca.Senigallia. 19 luglio 2014. Foto, Romano Borrelli (2)E siamo continuamente alla ricerca di Luce nella luce. Ad ogni modo, questo agitarsi di cellulari  non era uno spot, ma una esigenza…”Le Marche non abbandonano mai“.  Anche in questo momento mentre scrivo, un altro black out. “Ma che succede stasera co sta luce?” in una cadenza marchigiana. Un altro dice: “e mo che fago?”. Non aveva il cellulare e aveva già perso di suo…anche la comunicazione sincopata…(ORE 23 10).

Senigallia. Una cittadina che meritava e merita la visita. Un imperativo categorico esserci, dopo il fango e le tante lacrime versate. Bisognava esserci, testimoniare anche a distanza che un altro mondo e ‘possibile, che lentamente si puo’ ricostruire. Un atto di stima e di fiducia. Per una delle più belle spiagge italiane. Di velluto. Un segno piccolo, il mio, ma importante. Esserci. Per una stetta di mano, a chi ha patito l’alluvione e fatica, in silenzio, con compostezza. In questa cittadina, dove i nomi degli alberghi rimandano  a cose e luoghi particolari e nazioni oltre confine. Un saluto, una stretta di mano a chi, in fondo, si è trovato a vivere una calamità come l’alluvione di maggio. Alluvioni capitati anche nella nostra città, Torino. Nel 1994 e nel 2000. Acqua alta, tutto da rifare. Nel racconto di chi l’ha vissuto qualcosa di simile in chi lo ricorda nella nostra città. Solidali con la nostra città, con il nostro Borgo, dove la Dora esondo’ generando disastri. E allora, se si puo’, nonostante la crisi che morde, un passaggio lo merita. Insieme ad una stretta di mano al sig. Rocco e famiglia. Spiaggia e mare meritano davvero. E l’accoglienza proverbiale. Una cittadina, che, come detto altre volte su questo blog, un biglietto lo merita davvero.DSC01254

Poco prima che andasse via la luce, anzi, La luce, osservavo  qualche libro depositato qua durante la giornata piuttosto afosa. Proprio là, su quei  lettini che di li a poco sarebbero serviti a tanti, per riposare le stanche membra, fino al sorgere del sole. Quel “deposito” di pagine scritte mi induceva a pensare come possono essere considerate  le letture estive;  forse migliori, più spensierate, meno esigenti rispetto a quelle invernali, che obbligano a tornare indietro, riflettere, ripensare su di un passo appena letto e magari non colto. L’inverno esprime una esigenza. Siamo intolleranti. Permalosi. Puntigliosi. D’estate le pagine del libro si bagnano e  dalla carta, al tatto con le dita, si sprigionano odori particolari, misti al dolce di crema solare. Sono odori pregnanti. Ecco, nella brutta stagione, sarebbe davvero un guaio, avere un libro bagnato. Guai se qualche goccia d’acqua, fiocco di neve, o altro si lascia cadere sulle pagine del libro. Lo proteggiamo fino alla fine. Lo foderiamo e cerchiamo di preservarne la sua dignità. Guai a chi lo tocca. D’inverno è più probabile che i neuroni specchio si facciano sentire maggiormente. Puo’ essere che le gocce arrivino a contatto con la carta. Ma di quali gocce stiamo parlando? Forse la solitudine e il mare reso deserto, le folate di vento che ti aggrediscono e senti sul viso quell’umor acqueo che ti spieghi con gocce marine, ma in realtà sai benissimo che è la commozione, l’empatia, per una storia che diventa grande, che si intreccia e si dipana in una d’inizio, a metà, e il finale. E forse il finale e’ quello che si capisce meglio d’inverno, quello che risveglia i neuroni specchio. Addentri, aderisci al personaggio perfettamente. Una storia d’amore che si deposita in un clima d’angoscia e d’attesa. D’estate invece le pagine corrono via velocemente. Forse partecipiamo meno alle vicende, alla storia. Si ha forse voglia di concludere in fretta il libro. D’inverno si ha come l’impressione che emergano tutti insieme gli stati femminili presenti e che emergono  nei personaggi raccontati…solarità, mistero, fragilità. Almeno cosi’ mi pare, cosi’ sembra. E mentre cosi sembra si prova a mettere insieme libro e vita , cose lasciate indietro  e che continuano a stare  a vivere “accanto a noi”. Cose che camminano su strade parallele alla nostra, appena qualche metro piu’ indietro. Questo credo per causa di quello che tra me e me da anni chiamo il 49%” (Maria Perosino, “Le scelte che non hai fatto“). Cosa resta di quel 49% rimasto in panchina? Cosa resta di una scritta sulla sabbia mesi prima, di una citta’ che no si vedeva da tempo e che abbiamo lasciato, magari a malincuore, mentre una porta dopo l’ altra si chiudevano, a partire da quella di un bar, di una sala d’ attesa, di un treno e  che inizia il suo lento veloce movimento nel viaggio del ritorno? Resta in panchina…. quel 49%, avvolto da una eterna giovinezza. Lo si incontra,  spesso, magari nella malinconia, solitudine, nel rispolverare un album di foto, qualche scontrino, un foglio scritto sul bancone di un treno, o un biglietto dello stesso. Si incontra, come si incontra una persona speciale. Basta poco e la ritroviamo davanti. Pensieri…a cavallo tra l’inverno e l’estate. Pensieri in viaggio tra disegni, di vita e mosaici.. Il bicchierino di caffè, stretto tra le mani, recita, “un sorriso lungo un viaggio”. Un viaggio nel viaggio. Estate. Luce nella luce.Foto, Romano Borrelli.

Foto, Romano Borrelli (2)

Foto, Romano Borrelli (3)

Rifletti, ti, per Torino

 

Torino. Spuntano specchi. Rifletti-ti-To. Foto, Romano BorrelliD’estate, Torino, possiede un fascino particolare. Soprattutto al mattino. Qualcuno corre, altri di ritorno dal giornale, serrande del bar che si alzano.  Alle 6.30 qualcuno aspetta il 60. O il 52. Ma non importa. Camminando verso il lavoro pensavo alle percentuali di chi avrebbe preso il primo e chi il secondo. Fosse stata la fermata del 49 avrei pensato alle scelte indicate dal libro di Maria Perosino, al 49% eall’1%  mancante, il  talento.  Noto con piacere che sotto la Foto, Romano Borrelli. Incrocio con corso Valdoccopalina” della GTT un paio di persone, leggono. La fermata è proprio vicina al passaggio pedonale, per cui, nessuna fatica mi è richiesta per notare che il segnalibro dell’uomo è un badge. Quello della ragazza, una tessera punti di una grande catena di distribuzione di prodotti alimentari.  Il libro dell’uomo è La coscienza di Zeno. Quello della ragazza, Il piacere.  Combinazione: libri da maturità. Studiati, analizzati e ora discussi, chiacchierati: struttura, personaggi, autori, periodo storico. Sedia della maturità che si muove e mani che sudano. “Rifletti“, invita il commissario. E il candidato, riflette. Non mi è difficile sbirciare quei libri adagiati tra le mani di chi attendeva il bus. Immaginare quelle trame, quei personaggi, quanti prima di loro avevano avuto tra le mani tanta bellezza.  Penso a quei personaggi, “vivi”, dispersi tra quelle pagine, in quel momento,  liberi, di scegliere, di decidere. Personaggi liberi. In lontananza ho intravisto un bus. Il primo pensiero è che molto probabilmente quei libri verranno richiusi, prima di salirvi, e che quei personaggi, momentaneamente, verranno messi a riposo.  Chiusi, anzi, richiusi, tra parentesi. Probabilmente sarà così. E difatti, è andata così. Riprendo il mio percorso e ripenso al mio, di libro. Appena concluso. “Le scelte che non hai fatto”, di Maria Perosino (edizione Einaudi).  Mi è piaciuto talmente tanto che mi è spiaciuto averlo terminato. Una sorta di tristezza che ti avvolge, come una storia giunta al termine. I saluti con chi non vorresti mai lasciarti,  perché era bello, “nello stare insieme”. Una sorta di richiamo. Bastava poco. Perché tra quelle pagine ci puo’ essere molto di noi. E molto di loro, di quei personaggi, in noi. Bello, perché è un inno al presente, all’invito ad esplorare il mondo, e un po’ di “vite da vivere”. E quindi, un grazie alla vita. Il libro già dalla copertina è molto bello, come molto bella la ragazza, davanti a scelte.  Capelli sulla schiena, Un profilo. Grazioso. Una felpa, probabilmente, e una gonna di velluto. Gli stivali. Two direction. “Two non è meglio che one”. E nonostante cio’, la ragazza pare avere le idee chiare. Sembra comunque decisa, dove andare, cosa fare. Il punto è cosa sarebbe successo se… “Se quel giorno non fossi rimasto bloccato dalla pioggia, se mio padre mi avesse lasciato libero quella domenica pomeriggio invece di portarmi a far visita alla nonna, se mia madre non mi avesse asfissiato con la matematica, se lei non fosse stata in biblioteca, se non si fosse messo di mezzo una poesia, un libro, gli ex…”se, se, se…Se ai quali non manca mai il lieto fine.  Una vita non vissuta che si prende la  sua “rivincita” togliendo luce e emozioni alla vita che si vive, realmente. Un presente che poteva andare diversamente. Il contenuto, le pagine del libro, stupende. Ognuno potrebbe sostituirsi ai personaggi e  provare a  vedere l’effetto che fa. “Reimparando la fiducia negli altri”.  Penso e ripenso determinate situazioni, incontri, viaggi, arrivi, partenze. Un biglietto sbagliato poteva significare altre mete, altri viaggi. Un banco in classe avrebbe significato altri compagni, altre amicizie. Sogni infranti, distrutti. Sogni che si avverano, ma che rivisti e ripensati, quando realizzati, potranno  essere considerati progetti. Cominciati da molto prima. Prima di tutto. Man at work. Pensare, riflettere. Che strana cosa, pero’, rifletto, osservando una mania che prende piede in uno spicchio della nostra città. Uno specchio sul muro: “Riflettiti”,  dice, specchiandoti. Che strana cosa, la conclusione di questo bellissimo libro, di una torinese, “Le scelte che non hai fatto” e la trovata e l’incontro di questi specchi che aiutano a…riflettere. Il mare d’inverno, una sala d’attesa di una stazione della riviera, Torino e molto altro ancora. Sogni? Progetti? Rifletti…Riflettiti pure. Calati un obiettivo in testa. Fotografa quelle situazioni in cui potevi, dovevi scegliere, magari condite da un che di nostalgia, o forse no…ma ricorda che il presente è un mondo da esplorare. Calati un obiettivo.

Al “casello” del supermercato

Torino. Scuola Holden. Foto, Romano BorrelliTorino, scuola Holden. Foto, Romano BorrelliIn coda al supermercato.  Tutti in fila, al pari delle auto che si avviano lentamente verso i caselli,  in periodo  da esodo estivo. Ci sono i numeri, le casse, i semafori. Piu’ quelli rossi che i verdi, a dire il vero. Anzi, una sola alla cassa. Pos-sibile? Yes, “loro have to”,  lei “pos”. Da tanto. Da oggi per altri.  Come tutti. Per un “pedaggio” da 30 euro in su. In coda si sentono storie di ogni tipo. Vere o presunte. Lavoro in primis. Come quelli che raccontando di colleghi di lavoro che fanno tutto loro, da lunghissimi 25 anni o forse più e i giovani, naturalmente,(a sentir loro) che non fanno nulla. Quindi, fannulloni. Penso allora che in ogni posto di lavoro, qualcuno si caratterizza sempre. Altri  riportano discorsi tra fidanzati: “Allora, ieri sera, con la fidanzata, abbiamo visto quanto possediamo in cassa, al fine di poter organizzare le vacanze estive. Sai, non abbiamo un c…o. Cioè, non abbiamo nulla. Avremmo voluto tanto andare a Ibiza. Ci resta come possibilità una vacanza da  due settimane in Salento, da un’amica della fidanzata. Ma sai, questo vuol dire mangiare, dormire, giro di parenti che nemmanco conosco. Paesi impronunciabili sotto un sole cocente”. Qualcuno, in coda, “entra a gambe tese” nel discorso  facendogli notare che sta parlando del Salento: a zero euro. Come la vendita di una macchina. Kilometri zero. “Una meraviglia”, continua sempre il “giocatore” che è intervenuto. Lui risponde: “16 ore di viaggio. A Nardo‘!” Nardo’, manco avesse detto Cucusciansci, spettatore del Maracanà, stadio Brasiliano A parte che a Nardo‘ ci abita la Pina e Sergio, famosi fruttivendoli e già questo basterebbe per soddisfare  la curiosità. Di Nardo’.  Ma ragazzi, il Salento!!! E di discorsi in discorsi la mia curiosità, spinto dalla lettura del  libro di Maria Persosino, “Le scelte che non hai fatto” (Einaudi) è quella di  verificare se chi sta davanti alla cassa mette la barra “cliente successivo” per separare la sua merce da quella del cliente successivo. Le manie di molti, di tanti. Niente. Tutti quelli che erano diretti sulla” A16″, supermercato-casa,  non hanno mosso neanche con un dito la famosa barra…spaziatrice. La musica di sottofondo intanto induce a pensare agli esami di maturità in corso. Il ’68 in  Francia, il ’69 in Italia, il movimento studentesco e la classe operaia, lo Statuto dei Lavoratori e le conquiste. Un pensiero al mio professore, di corso e di esami, divenuto poi relatore e uno al controrelatore. Altra musica. Altri film. Veri-veri.  Un romanzo a scelta: “struttura de il Piacere”.  Poi, il racconto di un film, Taxi-driver,   e ancora semafori, targhe, campi, il tassametro. Il pc e la chiavetta che non va. Povero candidato.  Già, la chiavetta. “Non importa, dice un commissario, sollevando il candidato. Tanto è un capolavoro. Lo hanno visto tutti“. Film che io non ho mai visto. Come altri. Play list mai arrivate e mai ascoltate. I titoli di coda passano, lentamente, come il candidato. The End. La scuola è terminata, il candidato si è sollevato.  Dalla sedia. Ed è sollevato, dopo questa ultima fatica. La ragazza con la frangetta si prepara ad entrare in scena. Tesina in mano. Il pubblico è folto. Da parte mia ho appena pagato il pedaggio. E’ stato salato. The end.

Maturità

Torino 28 maggio 2014. Parco Dora. Foto Romano BorrelliLe scelte  che non hai fatto“. Maria Perosino. Un libro, un viaggio, tanti viaggi, possibilmente in treno, per “entrare” e stare nei discorsi e nelle vite degli altri.  E restituirle, in forma romanzata. Un libro uscito oggi e…Appena avuta notizia della scomparsa della scrittrice, una corsa in libreria per accaparrarlo. Con l’intenzione, nel pomeriggio inoltrato di poterlo  leggere. Un libro che comincia con il narrare sulla scuola, di un ciclo. Le storie,degli altri che intercettano le nostre,  il passato, la nostalgia, storie che terminano e che cominciano, fattore percentuale, 49%, 51% le scelte…Le prime, le terze….e domani le quinte. Davanti ai cancelli. Otto del mattino. Ciclo che lentamente volge al termine. Immagino ora  i tantissimi maturandi alle prese con i pc a svolgere ricerche su ipotetici temi e quelli svolti nel  passati. Messaggi che viaggiano in tutte le direzioni. File, domattina, davanti le scuole, carta di identità in mano e dizionari.  Cellulari depositati sui banchi, davanti, in primissima fila, sotto la vigile attenzione dei professori e della commissione. Dettatura delle tracce  e idee che non verranno, perché non si saprà…scegliere. Almeno per un’oretta. Poi, l’illuminazione…..Lo svolgimento, il panino, l’acqua, e la prima prova che lentamente passerà. L’uscita da scuola e il verificare le scelte delle tracce. Ma il tempo sarà poco. Ci sarà da pensare alla seconda prova. Per molti, la più impegnativa.

Difficile trovare una panchina per leggere “Le scelte che non hai fatto”.  Molte erano occupate da studenti, libri sulle ginocchia, ad intentare l’ultimo ripasso. Più facile trovare un posto per pensarle. In ogni caso, in un fazzoletto di questo Parco Dora bellissimo il benvenuto dell’asilo-scuola di via Orvieto: un prato trasformato in tavola che nel tardo pomeriggio esponeva cibi di ogni provenienza in tutte le lingue del mondo. Genitori che socializzavano e bimbi intenti a giocare. Tantissimi. Famiglie in bicicletta che si riunivano dopo il lavoro e alcune magliette di animatori di qualche centro estivo o oratorio. Riconoscibili quelle di Valdocco, a due passi da qui.

La Stampa, Temi-di Italiano Esami di Stato 2014

Temi di maturità, 2014
Temi di maturità, 2014

Alcuni bambini proponevano una riedizione di un gioco archiviato da cellulari: un gessetto e delle caselle quadrate disegnavano, per terra, il ciclo della settimana. Chi lo ricordava piu’ un gioco simile mandato in pensione da tecnologie ultra-moderne? Giochi all’aperto con piche tracce di memoria. Forse proprio questa potrebbe essere una ipotetica traccia di tema. Provando anche io nel gioco toto-tema, immagino ipotetiche tracce: le nuove tecnologie, l’uso delle app.Gia’, l’immediatezza, la velocita’: Marinetti e Balla e politica italiana?  La creazione di ricchezza, la sua distribuzione, cause della poverta’. Ricchi e favelas a confronto, gli standard imposti dalla Fifa per gi stadi e quelli  no per istruzione e sanita’. O ancora guardando i molti che giocano a pallone, i mondiali di calcio, e la realta’ sociale economica in parallelo con quelli giocati in Italia nel 90 e le cattedrali nel deserto, che tra l’altro una, (in Italia) lo stadio delle Alpi, non esiste piu’.

Allora, che dire? Una buona maturità ai tantissimi che staranno “pescando” qualcosa nella rete. Ma ci sara’ ancora qualcuno che telefona dall’altra parte del mondo? Quasi cinquecentomila tra ragazze e ragazzi impegnati nella prova scritta o meglio, la proposta per una prova tra quattro possibilita’: analisi di un testo, saggio breve, articolo giornalistico e prova a carattere storico.

Ps. In moli quadri affissi ci sarà la dicitura “licenziato”. Bene ricordare che per molti si apriranno le famose “finestre” per poter accedere al collocamento in pensione. Un augurio a quanti hanno passato una vita al servizio della scuola. Un augurio in particolare allo “zio” chiamato affettuosamente da tantissimi studenti per la sua presenza costante e assidua nella didattica di una scuola della provincia torinese. Auguri “zio” Vito.

Foto, Romano Borrelli. Quando si apre la finestra per la pensione anche nella scuolaFoto, Romano Borrelli. Quando si apre la finestra, a scuola, per la pensione