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Sapore di un bacio

Torino Porta Nuova18 12 2015.Foto Borrelli Romano“Massiiiii che son felice!”…di poter vivere in pieno le emozioni, i sentimenti, gli stili di vita quando i ragazz* te li comunicano e ti rendono partecipe della loro vita. E comprendi meglio quanto stia capitando nei momenti piu’ “dolci”, di convivialita’,  quando infili sotto i denti una fetta di panettone per scambiarsi gli auguri e nell’aria ormai Natale e’ alle porte. Diciamoci la verita’: “e’stata dura. Tre mesi e tot in cui alcune giornate sono state pesanti, faticose, e ci si demoralizza, e poi le incomprensioni, le regole da far rispettare e i no che si devono quando non si vorrebbero, l’altalena degli alti e bassi, gli umori, i giudizi ma poi… Poi ti consegnano i loro lavori, i loro desideri, aspirazioni da portare sull’albero, li leggi mentre li hai tra mani, come bimbi tra le braccia  e in quel momento comprendi  di quanto sia necessario per loro un punto di riferimento. Tutto il resto, non importa. Ti vedono rientrare , ti corrono incontro e domandano “prof. lo ha messo il mio lavoro sull’albero?” E tu rispondi si, e quando nei loro occhi spunta un dubbio, allunghi il cellulare e fai vefere la foto con i lavori a destinazione. E i loro occhi si illuminano e in quei pochi secondi capiscono di essere importanti davvero, che valgono, che meritano. Nell’ora di  “liberta’”  ho infilato velocemente il mio parka, fogli loro alla mano, due fermate di metro, Marconi, Porta Nuova, scala mobile ed eccomi al centro dell’atrio di Porta Nuova. Tempo zero e ho consegnato all’albero altri fogli, altri lavori.  Qui ne ho trovato uno che meriterebbe pagine e pagine di giornale: un ragazzo, una ragazza, frequentano la scuola, si amano, si promettono, dediderano …hanno le idee chiare. Salutano come facciamo spesso con un bacio stampato, sulla loro missiva.  Rientro, trafelato.  Ho il mio libro “La Ferocia”20151218_063207 sotto il braccio, appena ultimato in questo “pendolo” metropolitano:  giornalisti, medici, ingegneri, avvocati, giudici, fratelli e sorelle. Personaggi letti e riletti che li tieni ancora un pi’, con te, sotto braccio. Clara, in particolare. Alla fermata della metro Nizza un incidente particolare, a tratti curioso: un’auto per evitare altra auto ferma sulla careggiata (via Nizza) devia sulla destra distruggendo qualche sparti traffico. Nessun ferito. Solo paura. Per un passante che vedendo la  scena sviene e…l’autoambulanza, poverino,  sara’ per lui. Immagino la presenza di  un “galoppino” che tenra di recuperare informazioni tra i presenti che ingigantiscono e deformano  nel loro passaparola quanto visto e sentito, da altri.  Un “fotografo” scatta, probabilmente per il giorno dopo, per la carta o per la “faccia”: libro. Per la carita’, meglio il mio lavoro. Le vivo, le emozioni. Non consumo. Penso: “ah come sono felice di questo mio lavoro. I ragazzi  sono tutto, anche nelle loro contraddizioni”. In fondo hanno sempre il sapore di un…bacio. Anche sulla carta. Non li dimentichi.

“Elogio” del riassunto

Torino. Ore 8.00: la campanella suona per tutti e anche i clacson delle auto fanno la loro parte. Nel suonare.  L’odore del catrame si spande  e  il rullo modella su una striscia d’asfalto il nuovo tratto di Corso Principe Oddone. Torino 23 9 2015 foto Borrelli Romano“Stanno asfaltando, stanno asfaltando. Accorrete. Viniti (in dialetto)” urlano eccitati alcuni anziani come per l’arrivo delle giostre.  Una attrazione  che li impegnera’ e li trasformera’ per alcuni giorni in geometri e architetti. Si piazzano li dove correvano i binari del treno e per loro lo spettacolo e’ assicurato. Almeno per qualche giorno. Poco prima erano “affacciati” su corso Umbria per altro evento, sostanzialmente diverso. Per un attimo anche io ero del loro gruppo. Sulla strada, a guardare. Sfogliavo mentalmente i giornali e ripensavo a maggioranze e opposizioni. Chi asfalta chi. “La strada”. “Era il tuo libro preferito, ma non comprendevo le tue parole e i suoi riferimenti. Ieri mi mancavano  le parole per dirlo, oggi mi manchi tu e ora parlo al …vento e “BlaBlaCar”…Ma allora le parole erano dritte al cuore”. L’odore nell’aria e’ forte, di usato. Riprendo la mia strada, Porta Palazzo, Borgo Dora, il Serming, la scuola Holden Continua a leggere “Elogio” del riassunto

Ammiraglio di “navi”-celle metropolitane

20150908_120247Torino. Una breve “traversata cittadina” utilizzando le navicelle della pancia sotterranea. Una cartellina, un libro, La Stampa e un blocco che non si sa mai. Nella prima pagina, un nome e cognome, una scrittrice con alcune paure: Erica Jong. Uso la tessera magnetica e opla’ le porte si aprono.Una manciata di fermate con stazioni dai nomi grandiosi: Dante, ad esempio, Marconi e altri ancora. Al termine della giornata lavorativa,  mi intrufolo nella “pancia” cittadina: la metro. Il primo dilemma: scale o scale mobili? Mi decido per le scale. Poi, prima dell’ ultima rampa poso le mani sulla balaustra e ripenso a quante storie delicate e personali mi sono state affidate oggi, dietro la porta 15, nell’ambito di riunioni riservate.20150908_101556 La disposizione iniziale dei banchi mi rimandava di continuo alle vacanze di Natale e alle lunghe tombolate. Altre atmosfere. Anche in quel periodo, le storie, non mancavano. Poi la serieta’ del lavoro si impone e l’impressione evapora. Le storie personali si snocciolano. E sono toccanti. E cosi, quelle di oggi mi parevano e paiono molto diverse, di uno spessore diverso. E’ l’ora del ritorno. Stesso percorso, direzione opposta. Metro.Scale, scale mobili. Navicelle. Metro Torinese.foto borrelli romanoCon le mani sulla balaustra mi immagino capitano di queste  “navi-celle” che instancabilmente caricano e trasferiscono da est a nord , quotidianamente, migliaia di torinesi e non, veicolati appena sotto i miei piedi. Mentalmente le dirigo: “una stazione vuota e l’altra con la navicella”. Sulla banchina, torinesi e non, in attesa come pure quelli all’interno delle navicelle: in attesa, di scendere o di restare . Dettagli, miliardi di molecole compattate dalla mia immaginazione, da Lingotto a Collegno. In piedi, sembro davvero un ammiraglio, non solo un capitano. Tiro indietro la testa e il busto e dopo un sorriso iniziale, sorrido. Felicita’ e contentezza. Per il nuovo corso. Una gioa che non si interrompe dal 9 luglio. Questo era il lavoro che desideravo. Il rumore  dell’arrivo della navicella in stazione ha interrotto il mio fantasticare. E’ora di rientrare, ma oggi, dopo tanto tempo, e’ piu’ dolce rincasare.

Ps. Non vedo l’ora che conincino le lezioni.