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«Non applicheremo l’accordo separato»

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«Non applicheremo l’accordo separato»

di Antonio Sciotto

Fiom all’attacco sulla firma di stasera. Anche la Cgil ribadisce il no. Caso Ggp: così le deroghe a perdere

ROMA «Quell’accordo non è stato firmato dalla Cgil ed è bene che si sappia da subito: noi non lo applicheremo». Il messaggio di Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom, è più che esplicito e cade direttamente sul tavolo che si riunirà questa sera, presso la foresteria di Confindustria, per siglare in modo definitivo il patto separato sul modello contrattuale firmato nelle linee generali il 22 gennaio. Faccia a faccia siederanno la Confindustria, Cisl, Uil, l’Ugl, avrà il benestare dello stesso governo – dato che viene applicato anche al pubblico – ma sarà presente pure il segretario Cgil Guglielmo Epifani, che comunque ieri ha ribadito che non firmerà. In ogni caso, il «paesaggio» che si prospetta da domani è evidente: in tutte le fabbriche, quell’accordo sarà ingestibile perché la gran parte dei lavoratori – vedi il referendum Cgil con 3,6 milioni di votanti e il 96% di no – non lo ha digerito, dunque anche per le imprese il calice sarà amarissimo. Senza contare che lo stesso contratto collettivo dei meccanici, in scadenza a fine anno, rischia di partire con due piattaforme diverse e aspre divisioni. Se poi si aggiunge la crisi, la prospettiva è di una conflittualità tutta a salire: ieri a buttare benzina sul fuoco ci ha pensato il segretario Cisl Raffaele Bonanni, che ha accusato la Cgil di essere «ambigua» sui «rapimenti» dei manager che si stanno susseguendo Oltralpe con cadenza settimanale: tanti in Francia, ma ha fatto parlare molto quello dei dirigenti Fiat avvenuto in Belgio. Secondo Bonanni, che ha sparato praticamente a freddo su Epifani – forse infastidito dai grandi numeri portati in piazza il 4 aprile dalla Cgil – il segretario Cgil «liscia la tigre della rivoluzione e soffia sul fuoco».

Lo spirito del 22 gennaio è già vivo La Cgil ha risposto che «Bonanni ha ormai passato il segno», mentre Rinaldini ha spiegato che «il problema non è avallare o meno quei gesti, ma bisogna capire che con tutti i licenziamenti c’è esasperazione: a me impressionano di più i tanti suicidi o i gesti disperati di violenza che avvengono negli Usa. E non è forse più violenta la dismisura tra lo stipendio di un manager e il licenziamento di un operaio? Io dico: attenzione, perché per chiudere certe fabbriche in Italia e lasciare migliaia di persone senza posto ci vuole l’esercito».

C’è un contratto che la Fiom ha portato a esempio di quello che può significare la deroga ai diritti sanciti dal contratto nazionale, possibilità che viene istituita dal patto separato del 22 gennaio: è l’integrativo siglato in una grossa azienda, la Ggp di Treviso, che produce tosaerba. La Ggp ha un personale fisso di 625 persone, ma nella stagione di massima produzione – da settembre a giugno – grazie agli stagionali «gonfia» fino a 1200-1300 persone. Il 75% del personale stabile è composto perlopiù da uomini italiani; al contrario, la gran parte dei precari è fatta di donne e immigrati. La mole di stagionali, fino a oggi, è stata gestita attraverso i contratti a termine. Nel contratto dei metalmeccanici è previsto che chiunque compia 36 mesi di lavoro (o 44, se inclusi i periodi di interinale) maturi il diritto al tempo indeterminato. Analogamente, il Protocollo welfare del 2007 dispone l’assunzione dopo 36 mesi, con al massimo una sola proroga; ancora, la legislazione Ue prevede che non si possano ripetere all’infinito contratti a termine presso la stessa azienda. Ebbene: la piattaforma unitaria proponeva di non gestire più gli stagionali con i contratti a termine, ma di passare gradualmente a tempi indeterminati con part time verticale: cioè vieni pagato solo i mesi che lavori, ma almeno hai la garanzia del posto fisso (utilissima per gli immigrati, per il permesso di soggiorno) e, in proporzione, hai come gli altri i premi di risultato (2400 euro annui, negati ai precari). L’azienda ha detto no, e con le sole Fim e Uilm, e con la maggioranza delle Rsu, ha firmato un integrativo che deroga al contratto nazionale, introducendo la ripetizione all’infinito dei contratti a termine. Aziz Bouigader, delegato Fiom, spiega che «già 168 operai hanno maturato il diritto al tempo indeterminato, ma così dall’1 aprile sono fuori». Maurizio Landini, segretario Fiom, aggiunge che «la Fiom, che propone sempre il referendum per dirimere le divisioni, in questo caso non è disposta a votare contro diritti indisponibili dei lavoratori: faremo causa in forza del contratto nazionale, della legge del nostro paese e delle norme Ue».

Rinaldini ha concluso: «La Fiom non firmerà mai quell’accordo, anche contro il parere dei propri iscritti: perché una maggioranza non può decidere il licenziamento di una minoranza». Sull’accordo separato del 22 gennaio, Rinaldini ha ribadito che «per la Fiom non esiste» e che «contano le regole in vigore, la cadenza biennale», profilando la possibilità di presentare la piattaforma in ottobre, 3 mesi prima della naturale scadenza (31 decembre); mentre le nuove regole, al contrario, la fisserebbero 6 mesi prima, cioè in giugno. Deciderà comunque il comitato centrale Fiom del 28 e 29 aprile.

15.04.2009

Fonte: Il Manifesto

Cash for trash o “persone da spazzare”?

operai-indesitIl mio pensiero va ancora una volta all’Indesit; ad essa e ai suoi lavoratori sono dedicati numerosi articoli dei giornali di ieri. Liberazione e il Manifesto su tutti. Liberazione: “Prosegue la lotta, ma la chiusura è vicina. Ferrero: Errore del partito interclassista”; “Indesit, il Pd impantanato sulla delocalizzazione”. Entrambi gli articoli, di Fabio Sebastiani e Maurizio Pagliassotti, indicano, evidenziano le contraddizioni dei deputati Pd, (con il Pd e con i lavoratori, ma nello stesso tempo, colleghi di una “proprietaria dell’azienda”) e della forte conflittualità espressa con i picchetti da parte degli operai Indesit. Ferrero e altri di Rifondazione Comunista erano presenti ieri (ndr 23 marzo) davanti ai cancelli della fabbrica. “L’idea del partito interclassista è una cazzata” (Ferrero). Il Manifesto, titolava “La Regione avverte: se l’azienda chiude perderà il capitale investito”. (Sara Farolfi).
Nel frattempo si scopre che a Torino e in Piemonte sempre più gente non riesce a pagare l’affitto e che altre aziende sono sempre più in crisi. E’ di ieri anche una comunicazione di un collega della Denso di Poirino il quale mi dice che presumibilmente a maggio ci saranno 70 persone in mobilità. Come e chi, ancora non me lo ha riferito. Approfondirò.

Foto della manifestazione Indesit del 20 marzo 2009 a Torino

“A spasso, nel tempo, nello spazio”

precari-della-ricercaQuesta mattina, come da appuntamento, mi reco in Piazza Arbarello, a Torino, luogo d’inizio della manifestazione della Flc Cgil contro le scelte politiche di un governo che avrebbero uno scopo preciso. Secondo Mimmo Pantaleo, (su Liberazione di oggi), “cancellare i diritti di tutto il mondo del lavoro”. Un mondo, quello del lavoro pubblico continuamente “sotto attacco”. Pensavo alla mia presenza di oggi, che era fondamentale (almeno dal mio punto di vista), per contrastare, insieme al “popolo” e alla “classe” leggi quali la 133/08 e la legge finanziaria 2009 che prevedono tagli “umani”. Non mi interessa sapere quanti e chi, ad esempio, nella mia scuola, ha aderito allo sciopero; non voglio entrare in sterili polemiche” se chi ha avuto un mandato, quello sindacale, c’era oppure no. E’ un po’ come la responsabilità penale:”sempre personale” . Il “potere unilaterale” del governo su carriere, salario, reclutamento, organizzazione del lavoro sono temi più proccupanti, ma il punto, che spesso viene tirato in ballo durante le mie frequentazioni con operai, lavoratori del mondo “privato” è un altro: che il 30 ottobre è stato stipulato un accordo separato sul protocollo per il pubblico impiego e che potrebbe creare seri problemi per i futuri contratti nazionali. Ma ritornando al mio arrivo in piazza, questa mattina, e dato che quella non era ancora piena, colgo l’occasione per sfogliare, oltre che Liberazione, il Manifesto e la Repubblica. Proprio su quest’ultima cade l’attenzione e per un momento, penso ad uno scherzo di carnevale ritardato. Infatti,a a pag. 20, un articolo di Luisa Grion, cita: “Brunetta: nello Stato solo pochi precari. La Cgil all’attacco: allora stabilizzateli”. Ho pensato che fossero pochi, perché probabilmente lavoratori, tutti e soltanto della mia città: questione di sfortuna, mi ridico. Invece, leggendo nel corpo dell’articolo scopro che i dati si riferiscono “ad un campione parziale”. Mi riprometto di rileggerlo ancora più attentamente in seguito. Appena letto ho pensato che forse erano dati riferiti a questionari somministrati solo nella mia città. Mentre leggo e rileggo, tra la rabbia, che alcune persone meritano da giorni, pagine e pagine, dopo aver vissuto nel lusso, mentre altre, tantissime, che vivono nella disperazione, di un contratto in scadenza, o di chi non lo ha mai avuto, la piazza, finalmente, comincia ad animarsi, e in essa, fioriscono, quà e là, cartelli e striscioni, colorati e caratterisitici. Alcuni che hanno attirato l’attenzione, mia e di tutti quelli presenti, insieme a me,erano:
“Noi difendiamo il lavoro, No ad una scuola ricca di ignoranza. Sì ad una scuola per la conoscenza”.
“Vogliamo una scuola per tutti i bambini, viva il tempo pieno, abbasso la Gelmini”.
“Tempo pieno: Investimenti + integrazione e elevati livelli di apprendimento”.
“No al maestro unico, no alla riduzione dell’orario, no all’aumento degli alunni”.
“Politecnico in lotta; no fondazioni”.
Una barca, incrocia via Pietro Micca, e l’onda subito dietro: “Le onde passano, i pirati restano”.
“Collettivi studenti di Scienze”.
“Pericolo tagli in vista, promesse nuove mareggiate”.
“Precari discipline umanistiche”.
“Proteggiamo gli scolari da un governo di somari”.
“-42.000/-37.000 dietro i numeri ci sono le persone. No ai tagli dell’organico”.
“L’istruzione non è una merce, la scuola non è un’azienda”.
Altri cartelli sull’articolo 34 della costituzione e altri che davvero, hanno come prospettiva, in virtù di quanto stabilito, una lunga passeggiata, nel tempo, “A Jurassic School, benvenuti nella scuola del passato”, come diceva un cartello, e nello spazio, visto che continuamente, il mondo dei lavoratori, precari, della scuola, è costretto, annualmente, se non durante l’anno scolastico, a calcare il suolo di più scuole.
Da domani, con le persone che incontrerò a scuola, mi ripeterò, come un mantra, un bellissimo pezzo tratto da il Manifesto di oggi, di Alba Sasso, ho pensato al mio luogo di lavoro, a quanto tempo, (nella mia posizione lavorativa) abbiamo operato con due colleghi in meno, per mesi e mesi, ai ragazzi diversamente abili che non possiedono un luogo tutto loro, ai colleghi che ho incontrato e che hanno lasciato il posto ad altri, a quelli cui scadrà il contratto il trenta giugno, a me, che scadrà il 31 agosto, e per questo, “mi ritengo fortunato”. Solo che noi, “precari” mentre siamo a spasso, nel tempo e nello spazio, altri, sulla terra, come i manager, continuano ad essere super pagati. Pezzo, dicevo, che mi ripeterò, quasi come un mantra:”una scuola irregimentata in un ordine burocratico e semplificato, in una sorta di disciplina generale che rimuove complessità e diversità. Un attacco alla scuola pubblica ai suoi compiti istituzionali. Si parla di merito e invece si sta parlando di un depauperamento qualitativo e quantitativo del sistema dell’istruzione. Davvero si può pensare che diminuire il numero degli insegnanti, eliminare fisicamente i precari, ridurre l’orario, dare meno garanzie ai soggetti disabili e ai bambini stranieri, tagliare le risorse in un sistema che ormai da quindici anni riduce e riduce senza investire sia la strada per migliorare la qualità del sistema?”
La manifestazione di oggi, conclusasi in Piazza Castello, risuona, ancora ora, (ripassato da un paio di ore) le parole, lanciate da qualcuno sul palco: “Signora Ministro, si dimetta, e rinunci alle sue normative”.
Prima di concludere la giornata, ringrazio quanti hanno manifestato insieme a me, dai compagni di partito a Domenico, Rosanna e sua sorella Caterina, e tutti gli altri. Ringrazio ancora quanti, tra gli amici ormai consolidati della Skf, della Indesit e della Denso hanno avuto parole di incoraggiamento, stima e amicizia, stretti tutti insieme in un unico abbraccio e un unico coro a dirmi, a dirci, e dire loro che : “Noi, la vostra crisi, non la paghiamo”.

Pubblico alcune foto.

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Se qualcuno gioca con noi come a monopoli

bipolarismo-affariQuesta mattina, uscendo da casa e sfogliando velocemente i giornali,  un termine in particolare ha suscitato in me forte attenzione: “raddoppio”. Il termine era riferito ad un titolo che aveva come oggetto i precari. “Precari, raddoppio indennità. Cgil: elemosina.  E Sacconi scuote i giovani: c’è la crisi, accettate anche i lavori umili. Subito la memoria corre ad un messaggio lasciatomi dall’amica Barbara, dove ci parliamo della potenza dei media, e, un’altra riflessione apre la strada al mio modesto ragionamento. Che differenza ci sarà tra i seguenti termini: aumentare, accrescere, incrementare e raddoppiare? Proprio da quest’ultimo termine prende avvio un auspicio, che l’entità delle somme rivolte ai giovani potrebbero essere consistenti: “Rendere doppio”. Ma un conto è raddoppiare uno, un conto è raddoppiare dieci.  Il raddoppio previsto è davvero scarso. Non po tendo scorrere il contenuto dell’articolo decido di acquistare ulteriori giornali. Liberazione: “Precari disoccupati; arriva l’aiutino. Pochi soldi in più ai co.co.pro, ma il 90% degli atipici resterà senza sostegno” (articolo di Roberto Farneti). Con questo titolo, pur non entrando nel merito, mi pare di aver già capito tutto. (Sempre molto chiara Liberazione! Complimenti a tutti i giornalisti). Un articolo che fa il paio con un altro di Castalda Musacchio: “Ires Cgil: la precarietà è donna. Siamo lontani dal modello Europa”.  Il contenuto, a mio modo di vedere, si inserisce pienamente nella scia “propagandistica”. Propaganda: “attività rivolta a diffondere nell’opinione pubblica determinate idee….”. Perché propaganda? Perché dopo giorni e giorni che si è parlato di ronde, di provvedimenti sugli immigrati, di “probabile aumento di superficie edificabile”, di chi propone “un aumento percentuale   (“tassandoli”)sui personaggi più ricchi, al fine di aiutare i più poveri, arriva un provvedimento sui precari. Il contenuto consiste nel “raddoppiare per tutti i disoccupati ora, l’indennità di disoccupazione per i collaboratori a progetto con un solo committente; per il Nidil Cgil sono circa 80 mila i co.co.pro. con “un committente”, cioè un unico datore di lavoro con un guadagno riferito all’anno scorso tra “5 mila e 13.800″ euro che abbia operato in un’area di crisi e avere tra i tre ed i dieci mesi di versamenti”: in conclusione del sussidio potrà usufruire solo il 10% degli 800.000 interessati “. Fino a ieri l’indennità per i co.co.pro. rimasti disoccupati valeva il 10% di quanto guadagnato nell’anno precedente fino al limite di 1.300 euro: ora la soglia massima salirà a 2.600 euro“. Ora non è tutto più chiaro?

Come si vede, con l’aiuto di Liberazione, si capisce meglio quanti pochi siano i soggetti “beneficiati” da questo provvedimento; e come si arricchiranno ovviamente.

Ma un’altra cosa che mi ha fatto pensare è che negli articoli veniva riportata un’esortazione del Ministro Sacconi rivolta ai giovani, quella cioè di accettare qualsiasi tipo di lavoro: un giorno incrementerà le possibilità di trovare lavoro perché “abbellirà il nostro curriculum”. Già, già, mi pare che non stia leggendo attentamente la realtà, dove ci sono Ingegneri che guadagnano 1000 euro al mese, e lavorano come assistenti tecnici nelle scuole, con la possibilità, reale, di cambiare scuola nel corso dell’anno, con un affitto da pagare, (a Torino la media è stata calcolata in 650 euro di affitto) perché il mutuo non possono permetterselo perché il contratto a tempo determinato non te lo permette, le banche non ti si filano proprio; che esistono certi Laureati in Scienze Politiche Specialistica che fanno gli operai o i collaboratori scolastici e altre storie ancora). E qualcun altro, che scrive che gli “stipendi crescono più dell’inflazione”. Io vorrei chiedere se si è tenuto conto che da settembre molti sono collocati in cassa integrazione.

antiusuraVorrei solo ricordare ancora una volta alcuni numeri: “25% è l’incremento della povertà; 50.000 i poveri nella città; il 20% di questi appartenevano alla middle class; il 10% non ce la fa più con il mutuo; che gli operai, sempre più spesso si recano presso “gli strozzini” o “cravattari” perchè non hanno più un euro per respirare, e che la sola verità è l’istituzione da parte dela Fiom di uno sportello per aiutarli, oltre ad un’altra attività messa in piedi sempre dalla Fiom, della vendita di un paniere di prodotti alimentari; 28.000 sono in mobilità; 125.000 i contratti in scadenza; che le “tessere di debito” (o i famosi quaderni dei lattai o dei panettieri di una volta, sono rientrati a tutti gli effetti di moda”. Potrei continuare, ma è meglio fermarsi. Si è tanto criticato, chi vende il pane ad un euro, chi il paniere, chi altre forme di solidarietà. Questo “raddoppio”, invece? Ricordo ancora una volta che su Liberazione di mercoledì 11 marzo un articolo di Fabio Sebastiani citava: “Occupazione in caduta libera nel nostro Paese. Ben 117 mila “senza lavoro” in più a febbraio 2009 rispetto allo stesso mese 2008. In pratica, stando a quanto comunica l’Inps tra gennaio e febbraio 2009, 370.561 lavoratori hanno perso il posto di lavoro e hanno presentato la domanda di indennità; il 46,13% in più rispetto a dodici mesi fa”.  Fenomeno che si lega con l’articolo di oggi di Castalda Musacchio sempre di Liberazione: “Il fenomeno della precarietà è una questione altamente complessa. Negli ultimi anni, questa è aumentata in modo crescente di circa il 18% per le donne e del 13% per gli uomini”. La precarietà quindi è fortemente “donna”. compriamo-liberazione-giornaleUn dato che mi era sembrato interessante, e per cui, ribadisco con forza che il movimento operaio, il movimento dei lavoratori in genere, non deve dividersi, ma cercare il vero antagonista, è che, mentre tutti noi, non riusciamo a raggiungere la terza settimana ( e molti neanche un giorno), i dieci più ricchi del mondo, poverini, hanno visto assottigliarsi paurosamente il proprio patrimonio, che nel complesso rimane (la somma) pari al pil di Paesi come l’Irlanda o Israele!!! Italia, un Paese che anche nelle classifiche Ocse la voragine tra la fascia delle persone ricche e quelle povere è in progressivo aumento. La distanza fra i ricchi e i poveri si è ampliata arrivando al 33% contro una media Ocse del12%. Fanno peggio solo stati come Messico, Turchia, Portogallo, Polonia e Usa. Per non parlare poi, se il dado e la fortuna del gioco “monopoli” si sofferma in “case ed alberghi”: si vogliono aumentare le superfici delle case e non si pensa alle scuole. Il Manifesto oggi, dice che il 55,6% degli istituti è stato costruito prima del 1974 e il 38,1% ha urgenti necessità di manutenzione. Il certificato di agibilità statica? Per la metà delle scuole è un miraggio”. Io aggiungo che mancano anche i locali per i ragazzi disabili che spesso stazionano in corridoio sul banco del “bidello”; o certe scuole, che potrebbero far rispolverare certi vecchi articoli come “la scuola in roulotte”.  O, altre ancora che applicheranno i turni pur di far stare i ragazzi. Per non parlare poi se il dado del gioco si ferma a “stazioni”: Freccia “rotta” continua a lasciare a casa i pendolari.

Il Manifesto, con Antonio Sciotto oggi titola: “Precari, raddoppia l’elemosina; Cgil critica: lo avrà solo un atipico su 10. Pd e Udc: aiutino inadeguato”.

Uno fra i tanti commenti, dell’articolo più gettonato in questo blog, che mi lascia disarmato è quello di Giuliana in quanto non vi sono risposte che l’organizzazione del welfare state di quest’Italia sappia dare:

giuliana

signor romano ho lavorato dal 2006 al 2007 con un contratto a progetto, vedendo la mia prima busta i datori hanno messo come anno di asssunzione il 2007…cosa posso fare?
sono sola nn ho alcun reddito e nemmeno i genitori…possibile che nn mi spetta nulla??in questi 2 anni ho lavorato a nero
xche’ mai nessuno mi ha voluta segnare in regola all’epoca 32 anni oggi 34…sono disperata cosa posso fare???”

Disarmato, ma con una risposta che prendo a prestito dal manifesto di rifondazione comunista: “Basta con il bipolarismo degli affari“.

Il rilancio della migliore tradizione operaia

sede-rifondazione-comunista-torinoFinalmente ho avuto il piacere di leggere che la Fiom ha ideato, ma direi, rilanciato il “paniere”: un insieme di cibi freschi a prezzi contenuti, secondo i criteri delle società di mutuo soccorso, come è la tradizione del movimento operaio. Avevo accennato agli “spacci alimentari” degli anni ’70, dove, il volontariato degli anni ’70, che vedeva operai, sindacalisti e studenti, dietro i banconi, permetteva di contenere i costi di molti prodotti. Spesso mi raccontava questa esperienza l’amico Sergio Dalmasso, che negli anni ’70 ha sperimentato questa forma di vendita in provincia di Cuneo. Il passare degli anni, e il forte consumismo, hanno sbiadito pratiche un tempo davvero molto presenti. Nel comunicato della Fiom si legge: “L’iniziativa, promossa dalla Fiom, è una prima risposta alle difficoltà dei lavoratori di arrivare alla quarta settimana e vuole essere un modo per sollecitare la riscoperta della solidarietà negli acquisti“. Gli aderenti a questa modalità risultano essere già un centinaio e nel paniere, al cui interno sono presenti solo prodotti “locali”, comprende “tre tipi di carne, latte, stracchino, parmigiano, gorgonzola, uova e mozzarelle”, come si poteva leggere su Liberazione di ieri. Insieme a questa attività che verrà estesa ad altre realtà di fabbriche si continua anche la raccolta delle firme per adeguare l’indennità di cassa integrazione all’80% dell’ultima retribuzione.  Come si può leggere, e non soltanto su Liberazione, “Fiat, contro la quarta settimana partono i gruppi di acquisto” (Fabrizio Salvatori, pag. 7 di venerdì 20 febbraio) ,  ma anche  su La Stampa, (cronaca di Torino,  con un articolo di Marina Cassi , anche questo articolo di ieri) con “Il paniere della Fiom per la quarta settimana“, o ancora su Il Manifesto di oggi, a pag. 18 “Contro la crisi, alle Presse di Mirafiori arrivano i Gruppi di acquisto“, di Mauro Ravarino. La Fiom sa sempre da che parte stare: con gli ultimi, senza se e senza ma. Per questo motivo, spesso, affermo: “Io Fiom”.

Probabilmente, una notizia come questa che riafferma, se ancora ve ne fosse il bisogno, esperienze di solidarietà e vicinanza agli operai, potrebbe fare il paio, almeno per ora, con un’altra: dopo un giro di telefonate ad alcuni ex colleghi, parrebbe che questa settimana, la cig sia diminuita. Speriamo. In ogni caso, la notizia sopra descritta mi porta ad esprimere ancora un saluto a tutti i miei ex compagni di viaggio a Roma, molti dei quali, come quelli della Indesit, ancora coinvolti in forme di protesta per la loro drammatica situazione. Senza dimenticare quelli della Bertone, quasi mille e duecento dipendenti con molti interrogativi. Forse per alcuni di questi sono attivi gli unici ammortizzatori sociali veri, quelli cioè “genitoriali”, ma per molti, e non soltanto appartenenti alla Bertone, continua il classico gioco alla Tarzan, dove continuamente ci si deve aggrappare a qualche liana, e dove spesso, a noi, è attaccato qualcun altro.

Un saluto ancora a Barbara e alle tante Barbara presenti in fabbrica, che svolgono un lavoro così prezioso e difficile, coniugando casa, lavoro e sindacato.

Il pensiero ad alcuni operai di Indesit e Bertone che conosco perchè lavoratori della mia circoscrizione, la numero 7 di Torino, mi porta a pensare ad un episodio accaduto l’altra sera sotto la sede di Rifondazione, dove alcuni compagni durante il loro lavoro hanno sentito “rumoreggiare”: come ha descritto il Vice Presidente di Circoscrizione Giuliano Ramazzotti, erano le prime ronde, una quindicina  personaggi di destra, prima dell’entrata in vigore del decreto legge, in un quartiere alquanto degradato, probabilmente per non degradarne un altro.

Era la nostra circoscrizione, un tempo, così bella e piena di negozi.

Alberto
Alberto

Un personaggio su tutti merita di essere menzionato, grazie al quale molti residenti in quella circoscrizione riescono a trarre informazioni con l’acquisto di quotidiani: il giornalaio Alberto, punto di ritrovo e a volte, luogo di fitti scambi politici. Un giornalaio che forse la vede un po’ diversamente dalle ronde.

Nel frattempo colgo l’occasione di salutare, dal momento che ancora non lo avevo fatto, tutti coloro che giornalmente seguono questa sorta di diario; tutti gli amici, quelli vecchi, quelli nuovi e quelli ritrovati. Infine, un grazie particolare all’amico ed ex collega  ing. Domenico Capano, che mi consigliava spesso “un blog”; inoltre,  un “complimenti!” per il suo libro che inizio a vedere in giro per  le librerie di Torino “Sistemi combinatori e Mappe di Karnaugh”. Un senso di felicità vederlo esposto nella libreria di via Pietro Micca, La Torre di Abele, a Torino.

Contro lo sbarramento: “saltare un giro è come proporre saltare un pasto per combattere la crisi”

In questi giorni mi sono soffermato su alcuni articoli de Il Manifesto. Sicuramente, l’intenzione di chi ha scritto l’articolo su quel giornale, Polo, con contenuto “fermarsi un giro”, (come veniva sostenuto sul Manifesto), era “sollecitare una riflessione”. Una riflessione che ha aperto un contraddittorio, una dialettica. Io penso che l’elezioni europee non abbiano come scopo “la stabilità” di un governo e, quindi, non ne capisco il senso del porre uno sbarramento.newsweek-veltrusconi Ma, a prescindere, penso che a tutti, ma proprio a tutti, debba essere garantita la rappresentanza. Sarà anche un “aiuto a far riflettere”, ma onestamente, chiediamocelo, quanti hanno capito questo e quanti hanno capito diversamente? Allora cosa proponiamo ai lavoratori, di saltare il giro anche con il contratto non firmato dalla Cgil? Saltiamo il giro e non chiediamo il referendum? Allora cosa facciamo, noi “classe operaia”, “fasce deboli”, “precari”, dato che non possiamo comprare per “far girare l’economia” come qualcuno, dotato di un’intelligenza molto raffinata, propone, “saltiamo un pasto”? Penso che esistano altre forme di dissenso, e soprattutto, se l’intenzione è quella di stimolare, “provocare” una riflessione, facciamolo, indichiamo il nostro ragionamento, da dove si vuole partire a dove vogliamo arrivare. Io, personalmente, “un pasto, non lo salto se ho già digiunato a quello precedente”, nè, tantomeno, “salto un giro”. Voglio che: tutto ciò che mi è intorno, che è politica, sia deciso anche da me. Non voglio certo delegare nulla ad altri che non mi rappresentano minimamente. E poi, se lo scopo è far uscire una indicazione netta, chiara, di un forte astensionismo, qualcuno si ricorda quanto già alta era questa percentuale nelle scorse elezioni o, al precedente digiuno come preferite? NO, “Io non salto il giro”.

Articolo di Rossana Rossanda

Grazie … ai compagni di “classe”

Prima di effettuare dei commenti volevo ringraziare quanti mi hanno ricordato e chi mi ha rivolto gli auguri. Bene, mentre Liberazione in prima pagina titola che in Italia i Paperon de’ Paperoni raddoppiano passando da 359 mila a 712 mila, mentre i salari scendono e i disoccupati aumentano, ed i cassaintegrati pure, ho cercato, da parte mia di fare una “spesa” mettendo in circolo non denaro ma informazione, quella vera, che riguarda migliaia di persone in carne ed ossa, capaci di ascoltare, aiutare e mostrare tutta la solidarietà di cui sono capaci.
Ho sottoscritto un abbonamento al Manifesto, oggi, ultimo giorno di campagna abbonamenti, con il pensiero alle tante persone che ho incontrato e che mi sono state vicine in quest’ultimo periodo. Un grazie a: Domenico Capano, che sottrae tantissimo tempo per darmi una mano in questo ‘bellissimo’ blog con i suoi preziosi consigli. Grazie agli amici di partito, Petrini, Bossuto, Saragnese, Dalmasso, Albeltaro e tutti, ma proprio tutti.
Un doveroso ringraziamento a tutti i visitatori del blog che nella giornata di ieri (30 gennaio 2009) son stati numerosi 197, un altro record!
Un grazie particolare al Professore, di una vita, Carpinelli.

Liberazione e il Manifesto

Acquisto ed ho sempre con me una copia de Il Manifesto. La prima pagina è “forte”, ha un impatto visivo davvero bello, poi, scivolo quasi sempre nella pagina di economia e lavoro. A volte mi fa compagnia, al mio fianco, come fosse una bella ragazza. Una volta sul sedile di un treno, un’altra volta sulla sedia, un’altra ancora nello zaino, o nella tasca del cappotto. Altre volte mi capita di acquistarla e lasciarla in giro, così, per “liberare” il sapere ed essere soddisfatto se finisce tra le mani di qualcuno che “avrebbe voluto ma non poteva”. Ma, come le ragazze, sovente si cambiano, ci lasciano o siam lasciati, a volte, ne serbiamo solo il ricordo. Così, ieri, mentre andavo a svolgere un’intervista di studio pensavo a come su quel sedile di treno al posto de Il Manifesto, stazionava fino a poco tempo fa Liberazione. Liberazione, si, “come lo ha fatto strano”. Un giornale che mi accompagnava e mi ha accompagnato negli studi, negli interventi, nelle discussioni. Un giornale che ogni lunedì aspettavo con ansia e che mi consegnava un forte senso di appartenenza, di identità. Lo ricordavo ieri, come si ricorda un amore finito. Le sue lettere relegate nelle pagine finali mi “specchiavano” un po’ l’Italia. Ieri, mentre il treno sfrecciava verso le alpi cuneesi pensavo a chi per primo mi ha indirizzato nella sua lettura: era un personaggio carismatico, per me era un idolo, era un compagno. Ora, a quanto pare, ha intrapreso una strada differente; lo ricorderò, anche lui, un po’ meno che una ragazza di un amore finito. Ma lo ricorderò. E, lo ringrazierò per avermi dato la possibilità di conoscere un mezzo di informazione che informava (perchè ora è qualche giorno che non esce, e perchè è da un po’ che non lo leggo). Ora c’è il Manifesto, e sono contento che ora non navighi più a vista, ma navighi. Di Liberazione, mi dispiace, molto. Ricorderò quando entravo in via del Policlinico, a Roma. Era come entrare a casa. E ora? E’ o sarà, se ci sarà, la casa di chi?

“Uno sciopero per il futuro. Il governo sbaglia ricetta”.

Uno sciopero per il futuro. Il governo sbaglia ricetta. Questo è il titolo di Loris Campetti sul manifesto di oggi giovedì 11 dicembre 2008. Almeno un milione in piazza in 108 città, scrive Antonio Sciotto sempre su il Manifesto. Io, a Torino, sarò uno di questi: uno in mezzo ad un milione, uno che guarda al futuro, per dire basta al flusso dell’interminabile flusso di denaro transitato negli ultimi anni dai salari ai profitti ed alle rendite. Uno in mezzo ad un milione: saremo quelli che saremo, pochi, tanti, non importa che qualcuno provi a contare Piazza Vittorio, via Po o altre vie adiacenti. Quel che conta è che saremo determinati a portare in piazza le sei proposte presentate da quadri e delegati nel mese di novembre: ammortizzatori per tutti i lavoratori, sostegni ai redditi da lavoro e pensioni, investimenti e politica industriale, infrastrutture ed edilizia popolare, attenzione e più welfare e la sospensione per due anni della Bossi- Fini in caso di perdita del posto per crisi aziendale. Ieri sera, ad una cena dove erano presenti molti lavoratori autonomi, la mia era una voce fori dal coro, ma sempre pronta ad intonare la stessa musica: “la coscienza sociale, analizzando la società attuale mi porta a manifestare con forza e tenacia; ho aderito a tutti gli scioperi, condivisibili nel merito: quello di settembre come quelli di ottobre, come quello di domani. Nulla mi e ci dovrà intimorire e pazienza se troveremo qualche soldo in meno. Le grandi conquiste del movimento operaio hanno richiesto numerosi sacrifici, ed ora tocca a noi; mangeremo meno, ma ci nutriremo di altro, ci riempiremo e torneremo a mangiare e bere ai veri valori che hanno sempre contraddistinto il movimento operaio“. Ero in minoranza, ma non mi spaventa. Avanti, riempiamola la piazza, per noi, per il presente, per il futuro; la manifestazione e la lotta di domani e di quelle che verranno dovranno, e noi dobbiamo dare forza, misurarsi con la prospettiva, dove la necessità di un lavoratore deve avere una soluzione, vera, qui, ora, sempre. Ai bisogni bisogna dare risposta immediata, adeguata. Dobbiamo stare vicino ai metalmeccanici, che è come dire stare vicino agli studenti, equiparati da una identica condizione: la precarietà che sta aggredendo ogni aspetto della nostra vita. Allora, a domani, con le nostre bandiere, con i nostri giornali, con i nostri ideali con la nostra prospettiva che un mondo migliore è possibile.
Ps: ho partecipato ad una assemblea della cgil scuola: pochissimi e tra questi, su sei, da me conosciuti, uno solo era a contratto al tempo indeterminato. Ho ascoltato un intervento di uno di questi cinque: 50, due figli, da venti precario. E’ vita questa? la domanda è antica e mi fa tremare i polsi. Ma ancora un’altra riflessione mi portava a domandarmi: è possibile che nel mondo degli intellettuali, nella scuola non si sappia rispondere in maniera adeguata ad una “chiamata”? bisogna aver paura della reazione del dirigente o della propria condizione personale e famigliare che rischia di non avere una prospettiva, uno sbocco? Siamo noi che diamo la forza al sindacato, d’accordo, ma prima di tutto, coscienza sociale! A domani, vi aspetto.