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Ha ragione “CarCarlo Pravettoni: eravamo 58 al “Massimo”

monte-citorioSabato 4 aprile 2009, ore 22.00 circa. Dopo una giornata di lavoro, e un pomeriggio passato ad incontrare e ascoltare ex colleghi della Denso, che attualmente riversano in condizioni lavorative poco esaltanti, mi reco, come scritto a febbraio su questo blog, quasi in forma di promessa, presso la stazione di Porta Nuova, diretto, insieme a tantissime donne, uomini, ragazze e ragazzi (lavoratrici, lavoratori, disoccupati, in cig., ecc.) a Roma, dove di lì a poco, saremmo confluiti, insieme a tantissimi altre, altri, nel corteo romano, destinazione finale, il Circo Massimo. Il corteo della Cgil aveva come slogan “Futuro sì, indietro no”.  Cinque i cortei che hanno attraversato la città, 40 i treni speciali, 4.800 pulmann, due navi. Senza contare tutti coloro che hanno preso parte al corteo con i propri mezzi, e coloro che, non annoverati in questo lungo elenco, il cui totale, darà sempre “58 persone”, arrivati in forma “personale ed autonoma. Alla stazione di Porta Nuova avrei dovuto incontrare gli amici della Fiom, Inca Cgil, che, come sempre, nonostante il mio addio al mondo del lavoro privato, mi tengono sempre informato, contribuendo, anche in questo modo, a rinnovare una amicizia nata nei meandri della fabbrica. Il mio ringraziamento e le mie scuse vanno a Stefano, Francesco e tutti gli altri, che pur avendo “preso in carico” la mia sottoscrizione, hanno vista la “mia diserzione” davanti al treno che avrebbe dovuto portarli a Roma.  Un pensiero mi accompagnava su quel treno, obbligando a portare con me anche le “istanze” degli ex colleghi di fabbrica. Se qualcuno ha ironizzato  sul corteo rendendolo “una scampagnata” probabilmente lo ha fatto nel momento in cui è venuto a conoscenza del materiale messo a disposizione dalle ferrovie: erano due treni a due piani utilizzati per la tratta Torino Bardonecchia, buoni quindi per fare pochi chilometri, al massimo un centinaio. Quindi, mi sono aggregato ad un altro gruppo di amici, “quelli politici”, i militanti cioè di Rifondazione Comunista (per la correttezza, ho sottoscritto nuovamente). La partenza è avvenuta alle 23.15. Un paio di ore buone per la discussione politica, come sempre, hanno rubato un piccolo spazio a chi invece avrebbe voluto dormire.  Durante la discussione approfitto anche per acquistare la maglietta commemorativa: Roma 4 aprile 2009. C’è chi dice no. Made in Cgil”. L’arrivo, puntuale a Roma Ostiense. Una colazione veloce, un saluto a tutti i conoscenti partiti da Torino, e l’avvio, lento, ma allegro, verso il Circo Massimo. Durante la notte, nei miei interventi “politici”, ho sottolineato come i problemi di questo periodo siano trasversali: lavoro pubblico e lavoro privato attraversano la medesima crisi. “Lo Stato non paga. In crisi le scuole” era un articolo de La Stampa di martedì 31 marzo 2009; la crisi del privato, ormai investe quotidianamente le vite di ciascuno di noi, fino al punto, che la disoccupazione ha portato ad un gesto disperato un geometra, a Genova, senza lavoro da 7 mesi: “Morire di disoccupazione”, La Stampa, lunedì 30 marzo. La vergogna e le forti pressioni causate dalla mancanza di lavoro hanno spinto un uomo al gesto disperato; nell’articolo si mette in luce come nel 2008 il tasso di disoccupazione sia salito al 6,7%, colpendo in forme maggiori gli uomini; il tasso, un anno prima era del 6,1%. Il fatto di aver partecipato al viaggio con i compagni di partito ha fatto si che il discorso fosse in maggioranza politico. Abbiamo commentato l’articolo del Segretario di Rifondazione Comunista Ferrero “Rifondazione è al vostro fianco” (sabato 4 aprile), articolo in cui si diceva che “il movimento operaio non è disponibile a pagare una crisi che altri hanno prodotto. Sicuramente la mia presenza ha caricato maggiormente le mie motivazioni. “Noi siamo qui, con voi, per costruire, insieme, un’opposizione sociale e politica che sia in grado di proporre un’alternativa”. Sì, per uscire dalla crisi occorrono quattro cose: aumentare i salari e le pensioni e bloccare, subito i licenziamenti, garantire a tutti gli ammortizzatori sociali, varare un intervento pubblico in economia con molta attenzione agli aspetti ambientali. “Questione di classe”, il titolo di Liberazione, mi faceva sentire più tranquillo rispetto ad alcune discussioni intavolate il giorno prima, rispetto al termine “classe”.  Un termine che sta bene, che è attuale, in una società in cui “Il lavoro non è finito”, dove un’enorme massa di popolo gremisce il Circo Massimo per un radicale cambiamento della politica economica e sociale del governo (Liberazione domenica 5 aprile 2009). Ha ragione il direttore di Liberazione Dino Greco: “il virtuale evapora e irrompe la realtà”. La contraddizione fra capitale e lavoro esiste tuttora. Contraddizione in un’epoca in cui “il trionfo dell’élite manageriale ha dilatato immeritatamente il rapporto fra le retribuzioni dell’alta dirigenza e quelle dei dipendenti, portandola da 45:1 nel 1980 fino a 500:1 nel 2000 (Alessandro Casiccia). Ma dietro ai tecnocrati si nascondono azionisti che hanno ingigantito nel frattempo i loro patrimoni” (Gad Lerner su Repubblica del 30 marzo 2009 in “La cifra del maxi-bonus”). La ricetta per tornare indietro? tornare indietro ponendo nuove regole, “non che tutto torni come prima” dopo aver rimesso a posto, con i soldi pubblici.  Ecco che dopo queste discussioni, ciascuno di noi, parafrasando una nota canzone di Vasco Rossi (a sua volta ripresa da Il Manifesto del sabato 4 aprile) poteva affermare di “andare al Massimo”.

romano-96Tornando alla “marcia”, durante il cammino ho incontrato tantissime persone con le quali abbiamo socializzato “le nostre storie”, “i nostri numeri”.  Il cammino è stato accompagnato da canzoni varie, una su tutte “Bella Ciao”. La mia confluenza nel Circo Massimo è avvenuta quando eravamo 57 (58 poi con  Epifani), e tale è rimasta nonostante la confluenza degli altri quattro cortei nelle ore successive. Grazie anche “ai numeri così bassi” ho avuto la fortuna di incontrare Sebastiano e altri compagni di lavoro conosciuti durante lo sciopero generale di febbraio. Altri lavoratori di Ferrara e Vicenza hanno raccontato le loro storie.

Durante l’attesa dell’intervento finale di Epifani, ho avuto modo di annotare gli interventi; fra questi quello di Mario Di Costanzo, operaio cassintegrato della Fiat di Pomigliano d’Arco; di Rossella Zelioli, insegnante precaria di 28 anni, che mi ha fatto rabbrividire al solo pensiero del suo lavoro svolto non solo con passione e con amore, ma con il saper “farsi carico” dei suoi allievi, essere al loro servizio, intrecciare relazioni e scambiare sentimenti, e vivere, tutto l’anno con l’ansia di non poter essere riconfermata nella stessa scuola e avere pena per i suoi allievi, e sperare solo che una collega, magari migliore di lei, sappia continuare a infondere sentimento e sapere in continuità al suo. Poi è stata la volta della studentessa fiorentina Mata Lavacchini e del migrante (erano tantissimi) Joseph Walker. Poi, la pensionata (ma quanti eravate!!!), che ha sottolineato l’insufficienza dei servizi (alcuni pensionati che sedevano vicino a me erano indignati della social card: com’è umiliante!). Poi, la volta del discorso di Epifani. Un discorso davanti ad una platea che non “era elettorale”. Noi non siamo fuori dalla storia. E’ stato come giustamente afferma il Manifesto oggi, un “Capolavoro”. (“quasi tre milioni i partecipanti per i promotori). Finito il discorso ho approfittato per scambiare qualche parola con lavoratori, pubblici e privati di Vicenza, (lavoratori che hanno un denominatore comune: il NO dal Molin con il No Tav); poi ancora con un gruppo Emiliano. Infine, faccio un giro a salutare i lavoratori di Liberazione (erano tutti al lavoro, ma in ogni caso, il senso dell’accoglienza è stato forte: lì ho potuto vedere tutte le fotografie raccolte e il momento della stesura, da parte di alcuni dei commenti; un gruppo di lavoro fenomenale, che, loro si, rispondono sempre!). Da lì, compio un giro nelle due stazioni: Tiburtina e Termini, al fine di incontrare altri lavoratori e “Inchiestare e conoscere”. La maggior parte delle persone con ansie e preoccupazioni erano i lavoratori immigrati.

La sera, verso le ore 22.00 appuntamento per il ritorno. Con i compagni di scompartimento anticipiamo le nostre considerazioni. Abbiamo convenuto che l’intervento di Epifani poteva essere diviso in due parti: la prima, forte, forse più vicina a ciò che vorremmo noi del partito, la seconda, forse più morbida (per alcuni era fondamentale capire “il ritorno al tavolo”). La discussione è continuata anche sul treno, fra presente, futuro e ricordi del passato.

Ancora un forte dispiacere per i compagni della Fiom che ripartivano “su treni che non avevano nulla di un treno” per fare 800 chilometri (soldi per Freccia Rossa, e poi, non si hanno convogli nei depositi?); un ricordo per lunedì, il presidio davanti al tribunale, luogo in cui inizierà il processo sull’amianto.

Infine, una buonanotte. L’arrivo, ha visto un forte ritardo sulla tabella di marcia. Stanchezza si, ma tanta fiducia per “le prossime scadenze”. A Porta Nuova acquisto la Stampa, la Repubblica (i miei li ho già citati). Il primo: “Un milione di persone in piazza a Roma. Berlusconi: niente dialogo con questa Cgil” (che premesse!!!). Il secondo: ‘Una marea in piazza con la Cgil: “Il governo tratti con noi”‘.