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Buon Primo maggio a tutti noi “che ci eravamo mancati tanto”

elezioni-rsu-fiom-skf-airascaTorino 30 aprile 2009. In anticipo di qualche ora mi vedo una Torino, come da migliore tradizione, colorata di rosso, con tanta gente, donne, uomini, bambini, uniti, sotto un unico colore: il rosso, della passione, di un ideale; ideale di giustizia sociale, volta ad una redistribuzione più equa delle risorse. Il mio grazie va a tutte le persone che ho conosciuto fin da bambino e che mi hanno trasmesso il senso di un’idea di giustizia. Una di queste, la partigiana Enrica Dellavalle, che mi ha trasmesso “storia”, di solidarietà e di lotta. Dei suoi parenti, che lavoravano nelle fabbriche di Torino, dei suoi numerosi scioperi, che oggi, quando vengono indetti, non sono più partecipati. Un ricordo ed un grazie a tutti i racconti di Gianni Alasia, che con i suoi racconti nel giorno della liberazione di Torino, e delle sue manifestazioni al primo maggio, fanno ancora venire la pelle d’oca. Un grazie ai compagni della Fiom, che questa sera, dopo tantissimo tempo, rivedrò: compagni della Fiom Denso, che si propongono come candidati a Poirino. Candidati in una lista civica ma che portano in essa la propria “storia” e la propria appartenenza a Rifondazione Comunista. Palazzo Claudio, Cardamone Michelina e tantissimi altri, che continuamente si battono ogni giorno per “l’affermazione dei diritti sul luogo di lavoro”. Insieme a loro rivedrò tantissima altra “bella gente”, che vuole ringraziarmi per il bellissimo lavoro svolto con il blog e portato alla conoscenza di molti grazie anche all’articolo di giornale “Classe operaia va sul web”, anche se io, vorrei portarla “in paradiso”, senza più lotte né “conflitti”, perché finalmente “hanno ottenuto tutto quanto di cui hanno bisogno”. Compagni di fabbrica, come quelli che rivedrò domani, come quelli conosciuti nelle manifestazioni: Barbara e gli  amici Fiom della SKF impegnati di qui a poco in una campagna sindacale che li vedrà impegnati in una tornata “elettorale”- sindacale. Il Blog li sostiene. I miei migliori auguri e la mia preferenza è ormai nota: “Barbara delegata”. Insieme ad altri  della Bertone, Indesit, Magneti Marelli, Iveco e tutti, ma proprio tutti, che insieme abbiamo “invaso” più volte le strade e le piazze di Roma e Torino. Auguro a tutti un buon primo maggio, e prendo a prestito delle parole dedicatemi da una persona particolare: “ci eravamo mancati tanto”.

Buon primo maggio 2009.

Arrivederci al 4 aprile

piazza-san-giovanni-roma-13-02-09Sono tornato da poco; era, infatti, passata la mezzanotte da quando ho rimesso piede a Torino, dopo la splendida manifestazione a Roma, dove metalmeccanici e pubblico impiego si ritrovavano per la prima volta a manifestare insieme.  L’indecisione: “a quali delle due categorie appartenere si è manifestata da subito” pur essendo iscritto nel treno del pubblico impiego, dove peraltro attualmente lavoro,  mi ritrovavo contemporaneamente iscritto nel treno dei metalmeccanici, grazie al pensiero sempre fisso del mio ex RSU Claudio Palazzo ( una storia, una figura carismatica in una grandissima azienda in provincia di Torino). Volevo stare con chi “soffre di più” la condizione economica e lavorativa, ora. Chi soffre di più?

Loris Campetti, sul Manifesto di oggi, afferma che un operaio che manifesta oggi, non lascia soltanto la parte economica relativa alla giornata di lavoro: se, infatti, la sua azienda è in cassa integrazione, quell’operaio che ha deciso di manifestare perderà anche una parte degli “istituti” ad esso connessi (tredicesima, ferie, ecc). Se, infatti, non si lavora per 15 giorni  al mese i “ratei di ferie, tredicesima e quattordicesima non vengono corrisposti. Il lavoratore assunto il giorno 16 del mese, in quello stesso mese non vedrà corrisposti i ratei corrispondenti.  Se partecipa con il pubblico impiego – continua nell’articolo, – (dopo tutte le cose già dette) è un eroe. Io penso che eroi siano entrambi i lavoratori, “uniti dove qualcuno vuole disunire”. Avessi potuto rimanere per un tempo’  su un treno ed un altro tempo’ sull’altro lo avrei fatto volentieri. Alla fine ho deciso che avrei voluto ascoltare “storie” che fanno la storia, di persone, di fabbrica. Come dice Dino Greco, nell’editoriale di Liberazione in edicola questa mattina, “Democrazia e lavoro”, volevo ascoltare “Il lavoro, non nella sua astratta espressione sociologica, ma con i volti di donne e uomini in carne ed ossa” capaci di fare sentire la loro voce. Così, nel viaggio d’andata mi sono aggregato ad un gruppo di lavoratori di  Mirafiori, lavoratori delle “presse”, che già il nome incute timore. Mi hanno raccontato i loro trent’anni di lavoro, i cambiamenti, le condizioni attuali e le prospettive. Mi hanno raccontato di come, spesso, condividono anche quel po’ di tempo libero che rimane loro dopo il lavoro quotidiano. Il loro lavoro, continuavano nel racconto,  mentre i colleghi sono in cassa integrazione,  spesso “pare trasformarsi in più produttività'”, più movimenti, più sforzo fisico: più “toc””. E, nonostante ciò avevano tanta delicatezza nel ricordare i molti colleghi che non erano presenti su quel treno: impossibilitati ad esserci, vuoi perché con contratto scaduto, vuoi perché “stanchezza ed incertezza rendono talvolta impossibile condividere qualcosa, perché facilmente, se non hai prospettive, è facile cadere in depressione”. Durante il viaggio di ritorno invece ho condiviso “lo scompartimento” con un gruppo di una grande azienda in provincia di Torino: Barbara (che merita la mia stima e di tutti i lavoratori della sua fabbrica, in maniera incondizionata, dato che la condizione di genere la porta a “raddoppiare”, se non “triplicare gli impegni”: lavoro, mamma, sindacato: coraggio, Barbara!!), Massimo, Lello, Giuseppe, Stefano ed Altri mi hanno raccontato le “loro storie di lavoro”. Mi piacerebbe, se vorranno, “ospitarli” in questa specie di diario, affinché, anche in forma anonima, possano raccontare ciò che il tempo e la stanchezza di un viaggio ha reso difficile. In ogni caso, ho avuto la possibilità di conoscere un gruppo che davvero sa “materializzare” la solidarietà anche fuori dalla loro fabbrica. Una solidarietà che ad un certo punto mi ha fatto quasi sentire parte attiva di quello stesso gruppo, quasi come se lavorassi con loro da anni. Anche con questo bel gruppo si è parlato di cassa integrazione, crisi, difficoltà economiche; ma, anche tanta riservatezza nel “trattare” casi personali nella tutela della salute dei loro iscritti; i loro racconti erano pieni di una serietà e solidarietà che hanno reso e rendono grandi i valori espressi dalla FIOM.

Rinaldini – dal palco di San Giovanni – ha affermato: “Dobbiamo contrapporre la solidarietà all’odio, l’intolleranza e la divisione che diffondono il governo e la Confindustria: attaccano il diritto alla salute, con la misura sugli extracomunitari, manganellano gli operai di Pomigliano e dell’Innse, vogliono sterilizzare il Testo Unico sulla sicurezza perché – dicono – costa troppo alle imprese”. E, sempre, a proposito di “solidarietà” e medici, che parrebbero trasformarsi in “poliziotti”, ricordo che nella stessa città dove ho manifestato, un po’ di anni fa, in seguito ad una forte distorsione, sono stato  curato gratuitamente da alcuni medici presenti in un poliambulatorio nei pressi di San Giovanni: umanità e solidarietà resteranno sempre, nonostante i decreti.

A Roma, inevitabilmente la memoria è corsa ad un’altra manifestazione, quella del 15 febbraio 2003: quanti eravamo! Ieri non eravamo in egual numero,  ma si era in tantissimi ed è stata davvero “Una grande impresa”, portata a termine da tanta “Bella gente“.

Infine, un ringraziamento anche a Marco Prina, compagno di partito che si è adoperato per i biglietti nel treno “pubblico impiego”.

Un saluto ai compagni de Il Manifesto, che per combinazione ho incontrato a Roma, in particolare Katia, che mi ha ringraziato enormemente per gli abbonamenti, da me regalati, all’Inca Cgil di Torino  e, la compagna di area Valentina Steri, incontrata a Ostiense, e Pietro Passarino, grande funzionario Fiom, che ho avuto accanto durante tutto il tragitto del nostro corteo: da Roma Ostiense a Piazza San Giovanni.

Infine, un saluto al gruppo Magneti Marelli di Venaria Torino: amici di fabbrica, impegnati sempre a tutela della democrazia in ogni elezione politica, in qualità di rappresentanti di lista. Un contributo enorme, oltre che impegno e partecipazione.

Se trenta euro sono come trenta denari

Gruppo Magneti Marelli Venaria a Porta Nuova in partenza alle ore 23,30
Gruppo Magneti Marelli Venaria a Porta Nuova in partenza alle ore 23,30

Si sta avvicinando rapidamente la partenza per Roma; come tante altre volte l’entusiasmo del ritrovare: amici, compagni, ex colleghi, stempera la stanchezza del lavoro quotidiano. Alle ore 23 ci sarà la partenza, in treno. Proverò a portare un portatile, in maniera da “postare” qualche foto nell’atrio di Porta Nuova o sul treno; mangerò qualche panino come lo si mangiava ai tempi della fabbrica. Un panino dolce e amaro. Dolce, perché mangiato in armonia, preparato a casa e poi scambiato, “vissuto”, e “faticato” direi, se mi si lascia passare il termine, amaro: perché le prospettive economiche  non sono delle più rosee. Ieri, al presidio contro la precarietà in piazza Castello davanti alla Prefettura a Torino, ho potuto “saggiare” l’antipasto di quanto lontana  sia la sofferenza di chi è precario, di chi è in cassa integrazione, di chi è senza contratto rispetto ad una gran parte della società italiana le cui menti sono state pervase e impegnate a verificare se son vere le lacrgrande-fratello-federica-squalificataime dell’ultima esclusa del grande fratello. Diciamoci la verità: al presidio di ieri eravamo pochi. Sono convinto che domani molti  sentiranno lontani i problemi che fino a ieri li assillavano e, quindi, non parteciperanno allo sciopero. Possono essere trenta euro o quaranta tolti dallo stipendio, così fondamentali per un bilancio famigliare? Purtroppo per tanti lavoratori lo sono e limitano la partecipazione, per altri il non credere negli scioperi e per altri ancora: “se ottengono qualcosa con me e senza di me la si ottiene uguale”. Eppure, sul luogo di lavoro ho sentito  affermare: “ieri sono uscita ed ho fatto shopping: ho speso duecento euro“. Lo scorso anno era precaria, oggi è di ruolo. E’ possibile, mi chiedo, che colleghi che fino a ieri erano precari possano di colpo ripiegarsi su se stessi e non sentire la condizione “altra” come propria, ancora?

Trenta denari come trenta euro?

I “fissi” della scuola hanno venduto i “precari” ? Se quest’ultima è la condizione, la conclusione, e mi auguro di sbagliarmi: il ministro Brunetta contro di noi, lavoratori del pubblico impiego, avrà buon gioco facilmente, perché si alimenta quel circuito perverso in cui diventa odioso colui o colei che ha il lavoro sicuro e fisso, anche se il suo stipendio è di solo mille euro e non appartiene alla categoria dei “fannulloni” e, l’odio sociale se v’è da essere lo si dovrebbe rivolgere verso bel altre cifre, verso ben altri “fannulloni”. Attenzione, suggerisco alle tante Luisa, la guerra fra poveri, in ispecie nei periodi di forte crisi, ha sempre giovato ai ricchi, e poi lo san tutti che in questo periodo i negozi di Torino stanno svendendo la merce o chiudendo, addirittura.

E’ vero, lo sciopero è una scelta individuale, ma proviamo a dirci la verità: possibile che nessuno, a parte un’interrogazione di Juri Bossuto (e molta attenzione da parte di Rifondazione Comunista), che nel consiglio regionale piemontese ha sollevato  il problema che esistono delle scuole dove ci sono precari con età anagrafica di 50 anni e con una famiglia da mantenere? Possibile, che nessuno abbia sollevato il problema che a Torino, a tutt’oggi c’è, ad esempio una scuola, ma potrebbero essercene altre, dove continuamente, da settembre, salvo un breve periodo, mancavano due collaboratori scolastici impegnati in altre scuole con profili superiori? E che, quindi, “se sulla carta il numero è giusto, nel momento del lavoro reale i collaboratori manchino? (perché iscritti in un’altra graduatoria e perché a tempo indeterminato potevano “migrare” come quel gabbiano?). Possibile che abbia manifestato per la sicurezza sul posto di lavoro e poi continuamente bisogna vedere e far passare sotto traccia che i posti di lavoro vacanti non possono essere ricoperti e quindi quel carico di lavoro pesare sul personale rimasto? I quotidiani italiani ( i cui editori in parte o totalmente, nella stragrande maggioranza sono le banche eccezion fatta per quelli di partito che criticati per il finanziamento pubblico ricevuto rappresentato l’unica stampa libera anche se è partigiana, ma nella scelta lo si sa a priori) non ne parlano perché il lavoratore e la sua salute non sono abbastanza importanti?  Quale è il problema? Cosa è che non fa notizia, oggi? O, cosa dovrebbe farla invece? Dovrebbe farla applicare regole “che chiudono in casa il lavoratore perché malato senza poter andare dal medico”? Fa notizia il fatto che estendendo l’orario delle visite fiscali, in modo così barbaro, renderebbero il “lavoratore recluso in casa”? Fa notizia il fatto che aumentano le spese per il medico fiscale e, quindi alcune scuole potrebbero essere in “bolletta?” Si parla tanto di “servizio”, e poi non lo si garantisce perché mancano i collaboratori? Fra una chiamata e l’altra è assicurato il servizio? Perché non si risponde che: “forse non sta proprio così?”;  come si affermava che: “I collaboratori scolastici in Italia sono in numero superiore ai carabinieri”? Possibile che bisogna decretare l’urgenza e la necessità dove non sussisterebbero i requisiti, i presupposti,  mentre per altri campi forse ne esisterebbero le motivazioni “erga omnes”? Possibile che, i liberisti italici dei due poli, parlino in continuazione di “produttività”, “efficienza”, “fannulloni” e via dicendo? A me, pare proprio poco corretto.

Operai della Bertone sul treno per Roma
Operai della Bertone di Grugliasco sul treno per Roma

Comunque, andrò a Roma, e saremo in tanti. Personalmente farò la parte anche per chi non potrà esser presente: i tantissimi Domenico, Maurizio, “gli associati in partecipazione”, chi è in cassa integrazione, chi è precario, chi è senza lavoro ecc. ecc.

Prima di chiudere vorrei solo esprimere una forte solidarietà a Maurizio, a cui non è stato sufficiente tutto lo sforzo effettuato per ottenere la laurea con il massimo dei voti; almeno per ora…..e nonostante tutto ha trovato e trova la forza e la voglia di prendersi un po’ in giro pubblicamente. Coraggio Maurizio.

p.s.
Il primo treno per Roma è partito alle ore 23. Il nostro treno parte alle ore 23,30. Posto la foto del Gruppo Magneti Marelli di Venaria scattata con il telefonino. Nel gruppo vi è un infiltrato, che fa la linguaccia, solidale, però, con la loro, la nostra lotta!! Posto, anche, la foto di due operai della Bertone di Grugliasco.

Ore 23,30
Partiti: che il sol dell’avvenire sia con noi!