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A Roma

4-3-2017-foto-borrelli-romanoDi Roma è  già stato scritto tanto ma è  sempre poco comunque. Ti si apre il cuore. Talvolta lo spacca anche tanto,  che a ricordarsi bene qualcuno (Niccolo’ Fabi) ci fece su una bellissima canzone,  “Lasciarsi un giorno a Roma”. (Pero’ ae ci si lascia,  ci si “acchiappa” pure! ).  L’aria,  appena scesi dal treno,  la riconosci fra tante differenti (si perché  l’aria mica è  unica! ): e’ la stessa di sempre: ti si appiccica addosso,  come una vecchia conoscente giunta a prenderci.  Odore di pioggia e di primavera e vento marzolino che intensifica il suo vociare,  con forza,  impattando sul viso  all’uscita dalle stazioni,  Termini o  metro che siano. Era da un po’ che mancavo dalla città  Eterna e che  non solcavo la periferia romana,  gli inizi della Tuscolana,  la dove si perde la citta’ verso la finzione di  Cinecittà, e il piazzale della metro e dei bus,  Anagnina.. . (era almeno dal tempo delle manifestazioni! quelle oceaniche! ) ed e’ stato un modo per pensare al grande Pasolini. Le piante sono fiorite e qui diversamente da Torino,  sembra aprile.

Roma  ormai non sorprende piu’,  frizzantina come è. Ti avvolge e non puoi farci più niente.  Lasci che sia. Un cartello informa sul meteo di domani20170304_081838. Un altro che siamo a Roma. Un altro ancora i minuti a San Giovanni,  qui,  dalla Tuscolana. Quella cosa,  “Roma” a sfondo bianco, a dire il vero,  fa molto Lucio Battisti a cavallo con Mogol,  mentre entravano nella capitale,  anche se,  la data odierna fa tanto Lucio,  l’altro, il  Dalla.  Quanto mancate entrambi! In ogni caso,  poche cose da scrivere. Cerco Palazzo Barberini,  ecco su cosa cade la scelta odierna del cosa vedere. Un palazzo che sa di storia,  politica e arte. Tante cose da vedere ma a me interessano alcuni autori su tutti: Raffaello,  Caravaggio,  Guercino,  Guido Reni. La Fornarina di Raffaelloraffaello-fornarina-roma-borrelli-romano-foto e la Giuditta di Caravaggio20170304_155946. La meta,  seconda,  dopo l’impegno di facolta’,  in realtà  era visitare altro ma poi la voglia di vedere quelle  opere e’stata davvero determinante, decisiva,  impellente. E cosi e’ stato. Due soggetti femminili davveto belli. A starci ore a guardarli e studiarli. Probabilmente ci si potrebbe innamorare.  E cosi il pomeriggio è  trascorso in compagnia di queste bellezze.  Poi,  ancora un ripasso al San Luigi dei Francesi,  ancora per Caravaggio e…. Quirinale e roma-quirinale-4-3-2017-foto-borrelli-romanoFontana di Trevi.

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Dolcezza

In centro, a Torino, “la dolcezza non e’ mai troppa”. Un bel “prodotto”, esposto in vetrina. Un ingrediente che potrebbe essere in vendita “ma anche no”. E cosi’, una mano anonima, tra una cioccolateria ed una pasticceria ha lasciato il suo segno e ha vergato il messaggio da socializzare. Influenza di tanta bonta’ appena vista o mano influenzata da altra dolcezza? Chissa’. Certo e’ che quel luogo e’ davvero molto dolce.

Ps. Il luogo e’ dolce tanto quanto il tempo e certi tempi. Da queste parti, 150 anni fa, nasceva infatti il gianduiotto. Nocciola tonda di Alba e cacao che racchiude tanta dolcezza, tradizione e storia. La sua forma, a barchetta, con quella carta stagnola, cosi particolare sempre pronta ad alleanze e matrimoni con l’arte ( vedi Aldo Mondino) racchiude una dolcezza ed una gentilezza tutta particolare. Chi non ricorda i gianduiotti offerti a quanti erano in coda sotto la pioggia per una visita culturale nella nostra citta’? (Aprile 2014). Un gianduiotto, conviene sempre tenerlo, a portata di mano.

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E’ il 4 marzo, una musica ci ricorda Lucio Dalla.Gentilezza, dolcezza sogni. “Se puoi sognarlo, puoi farlo”, sosteneva Walt Disney. E se sogni non ne hai, come cantava Lucio, puoi sempre prenderne da chi ne di troppo e tendendo la mano te ne offre uno dei suoi.
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Anna

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Cosa ci rende diversi l’uno dall’altro? Cosa nella mente dell’uomo? E’ cambiato qualcosa, in meglio o in peggio nella società liquida? Ci si allontana da “strade classiche nella psichiatria? E di quest’ultimo tema si parla nella nostra città in vista del congresso della Sopsi, la società italiana di psicopatologia per il suo diciottesimo congresso.  In realtà, pensavo a qualcosa di simile, appena uscito da scuola,  quando, “chiuso un cancello”, la felicità di una donna si irradiava come una sorta di sole in ogni vicolo del Borgo. E la sua felicità era contagiosa. I “raggi” di quel sole chiamata felicità avevano la forza di appiccicarsi sulla pelle e dare un senso di levità.  Sul suo volto, la felicità, “un’inviata speciale”, alla ricerca, di ciascuno di noi. Una bambina, con il coraggio di dire cose.  Raccontare qualcosa di sè che a noi, a metà strada, sfugge, persi nlle nostre confusioni, nelle nostre assenze, nelle nostre assenze di consapevolezza. “Dall’altra parte del cancello”,  Anna, non dietro, davanti. Sorridente, allegra. Comunicativa. Per poco. Per tanti. Per tutti. Ma come  vedono se stessi  i torinesi? Come vedono  gli psichiatri i torinesi?  E restando al tema del congresso, come è la situazione attuale che vede allargare la sfera dei disturbi “sottosoglia”, ovvero quelle condizioni a metà strada  fra malattia e disagio? E la depressione, che colpisce 350 milioni di persone nel mondo? E la scuola, come si attrezza dal momento che già a 14, come spiega l‘Oms,   emergono alcune patologie mentali? E in una società di anziani?  Quali i modi di vivere? Siamo espansivi? Comunicativi? Silenziosi? Sentiremo, leggeremo gli esiti finali del convegno.

In ogni caso, era da un po’ che non vedevo questa “bambina” per Torino, anzi, dalle parti di Borgo Dora. Forse settembre. Felicità nel rivederla e poter scambiare qualche chiacchiera, così, su Torino, sul Borgo, sulla politica regionale, dove, tra l’altro, mi sembrava ben preparata sulle ultime questioni riguardanti la nostra regione. “Ciao, come stai?”  e  “Cosa hai mangiato?” Viene da chiedere”. Forse tanto, poco o nulla. Forse non ricorda. Ma un gelato, ci sta.  Un gelato, solo un banalissimo gelato, accompagnato da  un grazie, per quanto e come esprime nel suo spalmare tanta felicità in ogni angolo di questo Borgo. La donna-bambina più felice del mondo.  O forse no, nel suo mondo, a suo modo. Non vagava, semplicemente aspettava.  E mentre aspettava, ballava. Serenamente. Con gioia. Senza musica. Mentre noi, perennemente in attesa, insoddisfatti, senza sapere mai cosa e come scegliere, perché anche non scegliere è una scelta. Persone in attesa. Semplicemente. Ballare, ridere, comunicare, sappiamo farlo, ma un po’ meno di Anna. Anna, come sono tante. Tre anni fa, la ricordavamo esibirsi in un gran ballo, al centro di una problematica lavorativa, nel centro di Torino. Con un’arancia tra le mani. E si sa, giocare con le arance, non è come giocare con i lavoratori. Come spesso fanno magistralmente certi padroni delle ferriere senza più ferriere tra le mani. Padroni di una volta, manager di oggi. Che al posto delle arance maneggiano con molta facilità lavoratori caduti in ogni tipo di crisi. Anna, “che dallo sguardo che se perde qualcosa”, è  per darlo al prossimo.  “E la luna è una palla ed il cielo il biliardo. Quante stelle nei flipper? Sono più di un miliardo”. E Anna non perde mai un ballo.  Dalla, così cantava, ieri e oggi.   Con una luna di città.  Che stazionava nel pomeriggio, sul Duomo di Torino. Per ritrovarla, ancora a sera, immobile, sul Comune del capoluogo. Davanti al Municipio. Lampadine colorate, come “braccialetti rossi”. E davvero in quel frangente,  con quei giochi di luce, il cielo di Torino era un bellissimo tappeto colorato. Un palco rovesciato. Con una luna piena. Dove solo da quella parte  del cancello, la vita pare veramente tale, senza affanni e qualche sorriso in più. E loro, ne erano le stelle. E forse lì, nulla è più liquido. E sarebbe davvero bello, vederli ballare, tutti, compresi quei 350 milioni, in mezzo a quel palco, mentre domandano, a noi che li giudichiamo: “E allora?” .

(Ps: il gelato, presso la gelateria popolare, è davvero buono).

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Cielo

DSCN3446Fin dalle prime luci dell’alba, a Torino, sopra la Mole,  il cielo non prospettava nulla di buono. Freddo e nubi gonfie. Il cielo oggi è stato decisamente autunnale. Domenica di pioggia battente. Scenari autunnali che prospettano un’estate che ormai va esaurendosi.  Vacanze ultimate, scuole riaperte, fabbriche riavviate, quelle che ancora esistono sul territorio.  Un tempo i tram cittadini, in corrispondenza dei turni, erano pieni. Erano molti. Con i numeri improponibili: 91, 92, ecc. Nelle sacche dei molti operai, un po’ di Sud: barattoli e cibi sotto conserva, da condividere, da assaggiare. Alcuni, sotto gli ombrelli, nei pressi della piazza, quella grande, del mercato, ci si confronta, si discute. Si parla. Soliti temi. Politica divisa tra congressi, iva, governo che “se gli si stacca la spina, la si stacca al Paese e i conti, poi, li faranno a Bruxelles”, larghe intese, a chi piacciono e a chi no, legge elettorale da rifare, chi vuole la crisi, decadenza, senato, ecc. ecc. Sul lato dell’economia, giovani impigliati nelle catene della perenne precarietà e caos permanente in molte cose. Lungo il corso della mattinata, pioggia a catenelle. Da qualche casa, una canzone, il cielo. Di Lucio Dalla. Già, quanti pensieri ci dona il cielo. Una lettrice dona il suo contributo, alla domanda, quali pensieri le dona il cielo.

“Chissà perchè ci ispira così tanto, il cielo. Perchè è sconfinato? Perchè per guardarlo dobbiamo volgere lo sguardo verso l’alto, quindi, distogliere lo sguardo dalla vita e immaginare qualcosa di più? Perchè ci ricorda Dio?
Personalmente, la cosa che più mi suggestiona è la linea dell’orizzonte sul mare..mi da l’idea di un limite da superare, di un obiettivo da raggiungere, che è lontano ma che sembra li vicino, a misura d’uomo. Mi fa sentire libera e coraggiosa, mi rimanda l’idea del viaggio, dell’avventura, di tutto ciò che non ho ancora visto, delle potenzialità mie che non ho ancora avuto il coraggio di sviluppare. Non qualsiasi orizzonte, ma proprio quello sul mare, perchè l’acqua è il mio elemento, perchè in alto mare c’è la solitudine, perchè immergermi nell’acqua salata è l’unico modo per sentirmi parte della natura, perchè in acqua ci si può andare nudi, al massimo in costume, e così non contano più i bei vestiti, l’immagine, il trucco, non ci si misura più con la finzione. Perchè l’acqua pulisce, è fredda, e il contrasto ci scuote dal tepore soporifero delle nostre abitudini, dalla malinconia quotidiana che non ti fa desiderare più nulla, dalla debolezza che ti fa perdere dignità. Ti tuffi nell’acqua fredda è immediatamente ti svegli e ti accorgi, che tutto è ancora da fare.”

Ennesimo firewell

L’uscita dalla crisi sembra allontanarsi. Disoccupazione giovanile ai massimi, così come  per le giovani donne al Sud. I precari sono un esercito: quasi tre milioni. In Italia le famiglie devono fare i conti anche con  i costi del carrello della spesa. Imputato, il caro carburante. Una famiglia su tre ha abbastanza soldi per una vita dignitosa.  Insomma una crisi che dura ormai da quattro anni,  e forse anche piu’. Alcoa, Ilva, mondo Fiat, mondo della scuola….tecnici a mani vuote…L’orologio posto in alto al palazzo segna la fine d’agosto, e, se preferiamo, la fine dell’estate; sintesi, termine di contratti per molti. Foglie sparse lungo il cammino e lungo uno dei corsi piu’ noti d’Italia; flebili raggi di sole mattutino ci annunciano l’autunno  alle porte. Come il nemico alle porte.  Un paio di caminonette della nettezza urbana rumoreggiano e contribiscono a svegliare  visi ancora posati su morbidi guanciali. I bus nei capolinea “vomitano” persone  direzione uffici. Ragazzi isolati dalle loro cuffiette e adulti prigionieri di ricordi estivi. Rumore di tazzine e profumo di brioches e focacce liguri provenienti da alcuni bar.  Le stazioni  ferroviarie, nei pressi dell’orologio, (vecchia e nuova Porta Susa) ci ricordano “un imminente  passaggio di consegna”. Chiavi in mano. Da restituire. Fine agosto che segna un passaggio………..Soliti riti: consegna badge, consegna cassettiere pulite e pc come trovato…chi parte e chi arriva…sempre con la valigia in mano, impossibilitati a costruire qualcosa di positivo……Alcuni giornali datati ricordano eventi che ne hanno cadenzato il consumarsi delle giornate come francescane candele. La triste morte  di un giovane motociclista, Simoncelli, la caduta di Berlusconi “Berlusconi si arrende: mi dimetto” (mercoledì 9 novembre), “L’ultima volta sul treno che ha unito l’Italia” (domenica 11 dicembre), poi, la grande nevicata in tutta Italia con il successivo gelo, e a corredo numerose fotografie di un Italia sotto la neve. Ancora  “Dalla che improvvisamente entra nelle case degli italiani: case, uffici, automobili, strade”, riferito alla morte di Dalla, avvenuta venerdì due marzo), “Bomba a scuola, volevano la strage” (riportato il 20 maggio) e il terremoto in Emilia…infine………Spagna-Italia, 4 a 0…e ancora il viaggio, i viaggi…. Sorrisi e risate, discussioni di ogni tipo, dal cibo ai longobardi alla lingua italiana, e concorsi per Presidi…Ricordi..Un Presidente di commissione impeccabile nel porre domande e nel riuscire a condurre per mano il candidato in esempi realmente accaduti che hanno fatto “sentenza” nella scuola…Visi di candidati tesi e felici…momenti di forte crescita. E colleghi…. Biglietti di metro, di treno e profumo di mare.  Saluti a tutti, grazie, scuse per eventuali incomprensioni sul lavoro, ricordando che l’eventuale “conflitto” è  il sale della democrazia. In ogni caso, qui sono stato bene. Domani è un altro giorno. ……Ascolto Francesco Guccini, “Ho ancora la forza” che serve a camminare e quando dici si comincia. La forza di guardarmi attorno…..

Cordiali saluti a tutte, tutti.

“Per tutte le altre destinazioni”

 Caro amico ti scrivo, riecheggia nell’aria………..e già manca, un po’ a tutti, Lucio Dalla.  Cassetta, per le lettere, forse un pochino datata, come le cabine telefoniche. Destinate, parrebbero, ad un massiccio ridimensionamento, causa invasione cellualri e utilizzo dei social network. E’ la globalizzazione, bellezza. E chi non possiede cellulari o pc? “E chi se ne frega”, ormai è il motto imperante di chi conosce solo e soltanto forme d’egoismo. E tagli. Una sforbiciata all’istruzione, una alla sanità, una ai trasporti, ai treni, un’altra………Massì, tagliamo. Qui, si,“accaventiquattro“, pronti a tagliare, armati di “forbice”. E’ l’Europa che lo chiede, bellezza. Si, ma l’Europa non chiede che si taglino servizi essenziali, che si cancellino “persone”. Bellezze, tagliate altrove!  Ma la cassetta fa anche ricordare che “per tutte le altre destinazioni” sono i centomila, circa, laureati dall’Italia, a cercare fortuna altrove. Centomila che “partono”. “Che fare?” Restare a guardare entrando così nel novero del “9%” di disoccupazione? Partecipare ancora piu’ attivamente al grande ammortizzatore famigliare? Buono si, come cuscinetto fino a quando non arriva l’ora di “metterci contro”: “colpa dei padri”, sostengono per mettere contro generazioni. E la soluzione che propongono i benpensanti? “abolire l’articolo 18″. “Pazza idea”, scrivendo con canzoni. Anzicchè estendere a tutti la garanzia, il diritto, lo cancellano. Per fortuna esiste la Fiom, che quotidianamente ci ricorda qualcosa.

Già, che fare? I Tfa, partiranno, (a giugno?) ma molti laureati non sanno “che pesci prendere”. La loro laurea è ancora valida per poterli frequentare (i Tfa) o è stata “depennata” e quindi non adatta per essere inseriti nelle classi di concorso?  E se depennata, questo cosa vuol dire? Insegnamento precluso? Solite annose domande a fronte del fatto che esistono, ad oggi,  insegnanti sprovvisti di titolo universitario ma con cattedra a tutti gli effetti, e magari te li ritrovi come Presidenti di commissione alla maturità. Dove ci si informa? Miur o Università? E chi è in possesso del titolo universitario, magari due, se impossibilitato a frequentare (il tfa)”cosa farà?” o “cosa sarà?” per riprendere il testo di un’altra canzone del grande Lucio Dalla? Già, cosa sarà…Cosa sarà nel frattempo di coloro che non parteciperanno ai Tfa, perchè non potranno? “Delocalizzati” ancora, magari in qualche amministrazione, magari col “grembiulino”? Delocalizzati, piazzati, parcheggiati, a guardare, come accaduto alcuni giorni fa, le elezioni rsu, appena concluse, in alcune amministrazioni, e non poter dire nulla, non poter decidere nulla, ma solo “osservare”, partecipare al lavoro collettivo, al servizio, questo si, ma non poter esercitare un diritto elementare: il diritto di voto. O di candidarsi.  Alla faccia della democrazia. Sul posto di lavoro. Magari inseriti per anni in un sistema “precario”, da cinque, sette, dieci anni, magari con un velato “nonnismo”. E non soltanto decidere chi, cosa, ma neanche potersi candidare. E nel frattempo  prepararsi a lasciare il posto. Altro giro. Altra destinazione. Ciao….