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Guglielmo Epifani: “La giornata del 12 marzo la prima di una lunga tappa”

di Fabio Sebastiani

”Non è che l’inizio”. Lo slogan del maggio francese da oggi entra ufficialmente, anche se un po’ in sordina, nella storia del movimento dei lavoratori e delle lavoratrici del Bel Paese. ”Non è che l’inizio”, detto dal segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani, potrebbe voler dire tante cose. Speriamo valga quella “interpretazione autentica” che indica nella giornata del 12 marzo la prima di una serie di tappe di lotta e di mobilitazione a sostegno di una piattaforma sindacale contro la crisi economica e per respingere l’attacco all’articolo 18. L’arrivo dell’avviso comune sul “Collegato Lavoro” sugella, semmai ce ne fosse ancora bisogno, la fine di ogni dialogo unitario con Cisl e Uil, che ormai praticano un modello di sindacato basato sugli iscritti e sui servizi. Un modello nettamente diverso che più che mettere in discussione il sindacato più grande d’Italia e la sua etichetta, mette in discussione il ruolo dei lavoratori.

Sulla strategia unitaria, l’attuale segreteria guidata da Epifani ha basato la sua iniziativa politica. Ora si tratta di trarne le dovute conseguenze. E il sedicesimo congresso sarà sicuramente la sede giusta. I contenuti non mancano, come è noto. Dalla democrazia alla contrattazione, passando per il welfare e i migranti: c’è solo l’imbarazzo della scelta. Il punto non è “cosa”, ma “come”. Per questo è molto importante che questo periodo di mobilitazione non sia solo un ”pro-forma” in attesa che l’ennesimo scandalo sul giro di estcort o il solito de-cretino spazzino via quel che rimane del centrodestra. Stavolta le mobilitazioni, vista anche l’alta partecipazione alla discussione e al voto nei congressi di base, soprattutto al Sud, devono sapere trasformare la quantità in qualità. Se non ora quando? Per poter dare un senso a questa fase storica di vera e propria svolta sociale non basta una Cgil “solo sulla carta”. Serve una Cgil viva, nodo ineliminabile di un paese che non trova più risorse per uscire da una crisi che da economica si sta trasformando in culturale, sociale, storica, morale.

I congressi di base hanno dimostrato che questa vitalità c’è. E’ il momento di usarla. Milioni di pensionati pronti a far valere i loro diritti. Decine di migliaia di giovani, figli soprattutto della “primavera pugliese”, che vogliono davvero chiudere con un passato fatto di precarietà e di sfruttamento. E dire che il Sud ne avrebbe tanto bisogno di una Cgil giovane e piena di idee.

La lotta è di lunga durata. E il tatticismo non solo non è utile ma rischia di bruciare le risorse che si hanno a disposizione.

a cura della cooperativa editoriale LIBERAROMA

“Il silenzio è la miglior cosa”

Maurizio ex precario ora disoccupato
Maurizio ex precario ora disoccupato

Il silenzio. A volte occorre lasciar “parlare il silenzio”. Questo era ed è “necessario” e, “urgente”; il silenzio, il rispetto altrui, delle altrui decisioni. Se proprio vogliamo “il necessario” e l'”urgente” facciamolo ora (anzi, lo faccia, dato che possiede “il carisma”) con tutti coloro che rischiano di non arrivare alla seconda o alla terza settimana del mese, o con chi “non parte proprio”. Facciamolo, per Maurizio che ha raccontato la sua triste vicenda “lavorativa”, da giovane di questi tempi in cui è negato loro avere un futuro, in un commento di questo blog; facciamolo per i tanti Maurizio che erano presenti allo sciopero generale.
Chiedo: perchè non decreta “l’estensione degli ammortizzatori sociali a chi non puo’ accedere alla cassa integrazione”? Perchè non decretiamo la fine della precarietà?
Perchè non decretiamo che tutti quelli che stanno lavorando nella scuola con l’articolo 40 possano ancora continuare a lavorare in quella scuola dove hanno preso servizio a settembre?
Perchè non decretiamo la fine delle lunghe attese (decennali e oltre) per l’immissione in ruolo degli insegnanti, tecnici, amministrativi, collaboratori scolastici?
Ai tanti Maurizio d’Italia dico: coraggio, ce la faremo, anche se “decretare la fine della precarietà “difetta della urgenza e della necessità, per i nostri governanti. Mi vengono in mente tante cose, ma non seguiamo, opponiamoci fermamente a chi “punta i piedi” e vorrebbe modificare la Costituzione.
Opponiamoci anche a tutti coloro che “vengono da sinistra-ti e vanno ad-destra-ti”. Opponiamoci a questo italico bipolarismo da “baraccone” mediatico. Con forza; riscopriamo la voglia dell’impegno nelle lotte per i nostri diritti, e di una coscienza civile.
Prima di terminare un pensiero ad alcune care persone. Auguri ai coniugi Perasso, che hanno speso tante loro energie per una vita e tutto quanto altro potessero dare per il funzionamento del partito e della federazione del partito a Torino; in bocca al lupo a Roberto che entrerà in ospedale per una operazione delicata. Un pensiero a Carla che lo accompagnerà per stargli vicino, come sempre, in ogni circostanza della loro vita. Un pensiero ai compagni di fabbrica, che continuano a raccontarmi le loro vicessitudini, tristi, con questa continua cassa integrazione e conseguente ristrettezza economica, nonostante mi dicano che la produzione “parrebbe ripartire in versione notturna”. Forse, in questa circostanza, gli operai ricordano un grandissimo calciatore juventino, e dato che il calcio non tira più, le linee tirate in “notturna” rendono i lavoratori “i belli di notte”.
Un pensiero, ancora, a chi mi da la possibilità di raccontarmi.

Ancora un appello: Il 13 Febbraio “TUTTI A ROMA”.