Archivi tag: Lista comunista

Dante De Angelis tornerà a guidare un treno

Torino. Stazione di Porta Susa. Sotterranea, da alcuni giorni. Come tutte le mattine, attendiamo, io, l’amico Daniele, e moltissimi altri, il nostro treno, quotidiano.  Un’ora e un quarto sulla carta, che diventa molto di più a fine corsa. Treni malandati. Binario unico. Ferroviere che scende a “spostare una chiavetta” in alcune stazioni, dove “esiste un incrocio”. Treni che, oggi a Porta Nuova, bisogna farsi aprire la porta dall’esterno per non rimanere sequestrati, e in preda al panico, sul treno. Quasi tre ore al giorno perse sui treni.  A leggere, quando si riesce. Altri passeggeri, invece,  preferiscono discutere sul probabile “taglio dell’Irap”, dimenticando di pensare che in tal modo verrà tagliata qualche “altra voce “. Sanità? Altri ancora discutono  dei politici, del loro lauto guadagno mensile, sproporzionato rispetto ai comuni mortali. Soldi pubblici che, penso io, andrebbero spesi con rispetto, dato che i percettori di reddito fisso,  i mille euro, al mese, non li vedono. Poi, nel caso mio, di Daniele,  e di molti altri che annoverano due scioperi nel mese di ottobre….La preoccupazione più grande, per quanto mi riguarda, è che certi atteggiamenti possano portare alla “disaffezione politica”, vanificando così grandi slanci, costati sacrifici, come quello mio, di Daniele, e di chi crede che un altro mondo è davvero possibile. Poco risalto mediatico allo sciopero, bassa partecipazione, disaffezione politica e poca presenza in Tv da parte di forze politiche quali quelle della federazione comunista sono fonti di preoccupazioni. Stato di smarrimento sul che cosa è la politica, quando, arrivato sul posto di lavoro, sento “magnificare” l’alta velocità “perché capace di creare posti di lavoro”, senza aver capito le reali conseguenze che tutto cio’ comporterebbe. Raddoppiare la linea ferroviaria utilizzata tutte le mattine non creerebbe posti di lavoro? Evitare al ferroviere di scendere dal treno “per girare la chiavetta” non sarebbe meglio? Eppure, la gente rimane a bocca aperta sentendo dire che “finalmente l’alta velocità, in Italia, è un dato di fatto, da domani”. Da domani, chi avrà i soldi, potrà viaggiare da Milano a Roma in poche ore. Chi viaggiava su un unico binaario ieri, continuerà a viaggiare su di un unico binario ancora domani. Una notizia positiva, invece, è stata la vittoria di Dante De Angelis, il macchinista licenziato più di un anno fa dalle Fs dopo che aveva denunciato la carenza di sicurezza sui treni eurostar”. (Liberazione, martedì 27 ottobre 2009, pag. 19). Dante De Angelis, finalmente e giustamente, tornerà a guidare un treno.

Sconfitta ma dato incoraggiante

Ieri sera si è svolta presso la Federazione di Rifondazione Comunista di Torino una riunione d’area, Essere Comunisti. Non entro nel merito degli interventi. Ognuno di noi, (eravamo una trentina) partecipava emotivamente, con un ascolto attivo, anche se, ancora frastornati. Una sconfitta, certo, ma un dato incoraggiante se paragonato all’esito di un anno fa: l‘esito fallimentare dell’Arcobaleno. Dall’introduzione del Segretario regionale di Rifondazione, Armando Petrini, che non voleva essere soltanto un’analisi del voto, si è avuto un panorama più chiaro rispetto alle notizie e alle idee che formuliamo con quelle rispetto alla situazione attuale e alle prospettive del nostro partito. Ringraziamenti a tutti per il lavoro svolto, nonostante le avversità con cui abbiamo fatto i conti: deficit di comunicazione, soglia di sbarramento, scissione nella scissione in alcune federazioni. Perdita secca del 60% dei consiglieri nelle amministrazioni, rispetto a cinque anni fa; dato deludente, nonostante gli sforzi, per il nostro candidato, Tommaso D’Elia. Abbiamo totalizzato un deludente 1,8%. Un ultimo dato, i Comunisti Italiani risultano meglio strutturati rispetto a Rifondazione. Insomma, davvero “chi siamo e non essere detti”, si, come dire, diceva Liberazione qualche giorno fa, “o ti racconti o sei raccontato“. In ogni caso, la nostra esperienza, quella europea, che ha visto le forze comuniste ed anticapitaliste, non va messa “in soffitta”, ma va continuata. Così e di questo si discuteva ieri sera, fino a notte inoltrata, con numerosi interventi. altri dati sono stati riportati. Quello più vistoso fa riferimento alla percentuale enorme dell’astensionismo che ha colpito, in maniera meno rilevante, l’Italia. Poi, i due milioni di voti persi dal Pdl e i quattro milioni di voti persi dal Pd. Interessante anche l’intervento di Luigi Saragnese. Prima di recarmi in Federazione, e nei giorni passati, ho ascotato numerosi amici e colleghi di lavoro, che hanno bocciato “la scissione”, scissione non voluta certo da chi è rimasto nel partito, e in ogni caso, la somma aritmetica, in politica, non è mai un dato verificabile a posteriori. I tre e qualcosa di Rifondazione piu’ i tre e qualcosa di Sinistra e Libertà, non è detto che avrebbero dato un risultato pari a 6 e qualcosa. Io ripenso ai dati raccolti nelle sezioni dove ho svolto l’attività di rappresentante di lista e li ho sintetizzati cumulandoli con altre sezioni della circoscrizione 7. Rifondazione comunista che ha ottenuto sempre buoni risultati si è fermata al 4,15%; per la cronaca Sinistra e Libertà al 3,76%; Partito Comunista dei lavoratori, 0,75%. Un quartiere dove ottiene buoni risutati anche l’Udc, con 6,44%.Continuo a pensare al lavoro svolto in un anno, con tutte le attività connesse, e più passa il tempo, più mi rendo conto di quanto sarà faticoso e impegnativo il cammino verso la riproposizione di quello che vuol essere un partito capace di rappresentare certe fasce di popolazione. Ripenso a agli avvenimenti degli ultimi venticinque anni, con la vittoria dei manager, e la loro prepotenza, ma soprattutto, la voglia di molti nel cercare di emularle le loro gesta, al solo scopo di trarre profitti nel giro di pochissimo tempo, abbandonando lo studo ,e la passione degli studi classici, dei personaggi storici che hanno scritto davvvero pagine interessanti di storia, e quello che più preoccupa è il fatto che recuperare tutti questi anni sarà sempre più difficile. Già, “chi si ferma è perduto” sembra questo il motto di molti, che non tiene conto dei tantissimi che arrancano, che stanno dietro, che non hanno il passo giusto. Ma per questi “nuovi dei” al “chi si ferma è perduto” aggiungono anche il “business as usual”. Eppure anche la Cei, Conferenza Episcopale Italiana, qualche giorno fa, per mezzo del suo segretario generale, Mariano Crociata, affermava che “Il lavoro, che già prima era precario, ora lo è diventato ancor più e quando si interrompe lascia senza garanzie di affidabile sussistenza”. Già, le forme di lavoro. Ieri sera pensavo a noi, che ci siamo scritti e parlati, da Daniele a Rosina, da Barbara a Massimo, e con quanti non scrivono ma raccontano, come i delegati della Fiom Denso di Poirino, (che si avvicinano a nuove elezioni, e che da qui ribadisco: votate Fiom!): noi non siamo cambiati, svolgiamo con passione e interesse le identiche cose di prima, solo che la forza di cui disponevamo un tempo era maggiore rispetto ad oggi. Forse questa espansione della Lega è dovuta anche al fatto che siamo un Paese dove otto su dieci hanno genitori, nonni, e noi stessi, che continuiamo a vivere negli stessi posti, esasperando, forse, forme di “localismo”, là dove le ideologie erano pregnanti. Ora, l’essere “intermittenti” non delega, perchè è la paura che attanaglia. E così, davvero, per capire ciò basterebbero due immagini che mi ha suggerito la lettura di un libro (e chi mi ha riportato indietro con la memoria), a pochissimi mesi fa. La differenza la fanno due personaggi: una dipendente Alitalia, e le foto di alcuni giornali che mostravano manager intenti ad abbandonare il proprio posto di lavoro dopo il tracollo finanziario. Poca comprensione per la prima, rappresentante in quel periodo, di molti altri colleghi, con situazione analoga, comprensione per i secondi. Peccato che anche “l’uscita” di questi ultimi, dal loro posto di lavoro, fosse accompagnata da una “buona uscita”: bonus, incentivi, maxi liquidazione, ecc. La differenza? Bhè, lasciamola raccontare da lei: “Per capirci: da precaria, lavorando 90, a volte 94 ore mensili, guadagnavo 2500 euro. Secondo il nuovo contratto, invece, non solo avrei dovuto arrivare a 100 ore, ma avrei pure dovutgo guadagnare di meno”. Quanto? “Mille euro circa”. Ora, mi domando come mai, così vasti strati di lavoratori preferiscono farsi rappresentare da soggetti politici vicini al capitale. E non ho parlato di un altro mondo, quello dei nuovi operai, gli addetti al call center. Ormai siamo in molti ad avere in dotazione una specie di “Vacma”, quello affidato ad alcuni ferrovieri, ovvero la Vigilanza Automatica e Controllo e Mantenimento dell’Attenzione, con cui siamo controllati nella nostra intermittenza. Eppure, nonostante ciò si preferisce affidare la rappresentanza a soggetti vicini al capitale. Per questo, da qui, reclamo nuovamente due cose. Contratto per tutti coloro ai quali sta per scadere (a giugno, nella Pubblica Amministrazione saranno in molti senza contratto); la seconda, agli operai della Denso dico: “Ridate fiducia a Palazzo Claudio e un voto alla Fiom, per riprendervi il vostro destino”.

Elezioni Europee. Chiusura della campagna elettorale nazionale della Lista Comunista.

chiusura-campagna-elettorale

EUROPEE, LA LISTA COMUNISTA CHIUDE LA CAMPAGNA ELETTORALE IL 5 GIUGNO A ROMA CON FERRERO, SALVI E DILIBERTO E CON L’APPELLO DI INGRAO E ALTRI 200 PERSONALITA’ “SE SEI DI SINISTRA DILLO FORTE!”

Giugno 4, 2009. La campagna elettorale nazionale della Lista comunista e anticapitalista composta da Prc-Pdci-Socialismo 2000-Consumatori uniti verrà chiusa venerdì 5 giugno, a partire dalle ore 17, a Roma, presso la Residenza Ripetta (via di Ripetta 231).

Vi prenderanno parte il segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero, il segretario nazionale del Pdci Oliviero Diliberto, il leader di Socialismo 2000 Cesare Salvi, che discuteranno dell’appello “Se sei di sinistra dillo forte!” promosso da Pietro Ingrao e da altri 200 esponenti del mondo della cultura, dello spettacolo, del mondo del lavoro, .

Tra i sottoscrittori dell’appello, che finora ha ricevuto su Internet, all’indirizzo www.unaltraeuropa.eu, 2020 adesioni, figurano – solo per citare alcuni dei promotori con Ingrao – gli scrittori Massimo Carlotto, Peppe Lanzetta e Fulvio Abbate, il poeta Edoardo Sanguineti, l’attore Massimo Ranieri, il regista Mario Monicelli, l’attore Paolo Rossi, il costituzionalista Gianni Ferrara, lo storico Angelo D’Orsi, i preti di stada don Franzoni e don Gallo, il cantautore Ivan della Mea, il fisico Carlo Bernardini, lo psichiatra Luigi Cancrini.

Fonte: il Blog di Paolo Ferrero.

p.s.

Firma anche tu!!

Paolo Ferrero: “Ognuno si faccia un elenco di 20 persone uomini e donne da portare a votare sabato e domenica prossimi”

30 maggio 2009 – Roma, San Lorenzo piazzale del Verano. La Festa di Liberazione della Lista Comunista a pochi giorni dalle Elezioni europee 2009.
Le dichiarazioni di Paolo Ferrero, Rosi Rinaldi, Fabio Nobile e Fabio Amato.

In Italia c’è chi pensava di “Magnare” e chi non lo ha mai pensato perché tanto, a pensarlo non gli avrebbe certo cambiato la vita

In Italia c’è chi pensava di “Magnare” e chi non lo ha mai pensato perché tanto, a pensarlo non gli avrebbe certo cambiato la vita; infatti, continua e continuerà a non mangiare, ieri, come oggi, come domani. Ieri quasi tutti i giornali riportavano la relazione del Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi; una relazione dalla quale si evince “una crisi economica grave che non solo potrebbe portare un italiano su dieci a perdere il lavoro, ma anche un calo del Pil del -5%”. Certo non c’era bisogno di una relazione per conoscere la situazione attuale. Quanti hanno già perso il lavoro e non sanno davvero cosa “mangeranno” questa sera? Ecco perché ancora una volta si sente urgente e necessario prendere coscienza e “alzare su la testa”. La Repubblica, in prima pagina titolava “Draghi: crisi grave. Un italiano su dieci rischia il lavoro”. La parte rilevante è situata nelle pagine successive: “Lavoro, un esercito senza paracadute. 1,6 milioni a zero euro se licenziati“, di Luisa Grion a pagina 9. Un numero certo elevato di persone che se dovessero perdere il posto di lavoro si troverebbero senza sostegno al reddito. Niente cassa integrazione, niente disoccupazione. Un numero certamente elevato. Inoltre gli strumenti che “paracadutano” in qualche modo il lavoratore sono differenziati per settore, contratto, azienda. Una non comunità prima, in azienda, dove proliferano tipologie differenziate di lavoro, una non comunità dopo: “non comunità” che genera “guerre tra poveri”. Sta qui la vera causa che aveva prodotto disaffezione verso la sinistra, a mio modo di vedere. E, a qualcuno fa piacere che le cose stiano così, tanto che se andiamo a vedere l’incidenza delle quote destinate dall’Italia al rischio disoccupazione si vede che esse sono pari allo 0,5% del pil contro una media europea del 1,6%. Insomma, dalla lettura si capisce che esistono licenziabili di serie A e licenziabili di serie B. Sempre la Repubblica asserisce che tra i primi, 12 milioni e 557 mila  (l’85% sul totale) ci sono lavoratori a tempo indeterminato, il 72% di quelli a tempo determinato, una larga fetta di interinali e di apprendisti. Non ci sono collaboratori a progetto e altri autonomi parasubordinati. All’interno della cifra “1 milione e 638 mila”, contenente “lavoratori più sciagurati” di altri, ovvero, lavoratori senza alcuna tutela ci sono oltre ai co.co.pro e parasubordinati e c’è quasi il 30% dei contratti a tempo determinato e il 34% degli interinali”. Inoltre le “forchette” in termini monetari per chi è “meno sciagurato” di altri ed “è baciato dalla fortuna” (già, la chiamano fortuna), e potrebbe godere della cassa integrazione o dell’indennità di disoccupazione le cifre potrebbero raggiungere l’80% ed il 60% rispettivamente dell’ultimo stipendio. Ovviamente, anche per i fortunati è stato posto un tetto, perché si sa, a tutto bisogna mettere un limite. I limiti sono: 886 euro se la busta paga percepita era non superiore ai 1.917 euro, e di 1.065 euro se l’ultima busta paga non era superiore a quella cifra. Riassumendo i soggetti “senza nessuna copertura” sono: tra i lavoratori a tempo indeterminato, 468 mila pari a 4,1%; tra i lavoratori a tempo determinato 547 mila pari al 27,8%; tra gli interinali contratto di somministrazione 39 mila pari a 33,6%; tra gli apprendisti, 35 mila pari a 13,5%; tra i collaboratori a progetto e autonomi parasubordinati 542 mila pari al 100%. Il totale è pari a un milione 631 mila, pari a 11,5% del totale. (Fonte tratta dal box di repubblica, il dossier di sabato 30 maggio).

Anche La Stampa, in prima pagina titolava: “Draghi: subito le riforme. Interventi strutturali o non ci sarà ripresa”. Richiamo alle banche. La relazione del Goveratore di Bankitalia: “I disoccupati arriveranno al 10%, serve piu’ tutela. E il Pil cadrà del 5%”. 19 pagine di considerazioni. Ma l’interesse si pone a pagina 5, leggendo l’articolo di Paolo Baroni. “Senza rete 1,7 milioni di lavoratori”. Ancora, “Bankitalia: “Lo stock di cassintegrati e disoccupati potrebbe superare il 10% della nostra forza lavoro”. Ammortizzatori sociali inadeguati alle nuove realtà. Lampante all’interno dell’articolo il passo: “I primi a saltare saranno ovviamente i precari. Per oltre due milioni di lavoratori temporanei il contratto giunge a termine nel corso di quest’anno. Piu’ del 40% è nei servizi privati, quasi il 20% nel settore pubblico, il 38% è nel Mezzogiorno”. Insomma, per molti si avvicina il fine corsa. Per questo, “Su la testa”, e contrariamente a quanti ribadiscono che “più di così non si può ottenere”, noi diciamo che un altro mondo è possibile! Un mondo in cui ci riprenda la nostra dignità.

Un mondo di precari. Un mondo che non deve essere questo sintetizzato da una relazione che però è realtà, dove cassintegrati e disoccupati si avvicinano a sfondare il 10% della forza lavoro, dove un milione e settecentomila persone sono senza nessuna rete di protezione. Un insieme di persone che raggiunge l’11,6% della popolazione attiva, occupati per tre quarti nei servizi. Allora, su la testa. Sarebbe così utopia, alla luce di quanto successo, delle storture di questa economia auspicare una banca unica? Una banca che presti denaro alle fasce piu’ deboli, senza lavorare “coi soldi degli altri”? Basta con l’economia finanziaria che ha creato tanti guasti. Basta con tutti questi contratti che non creano “comunità”. E’ vero, forse per piu’ di un secolo, la classe più debole, quella operaia, ha percepito, perché lo viveva, un certo svantaggio sociale tale da indurla a “sentirsi comunità” e cercare nell’organizzazione politica una sorta di ribaltamento nei confronti del capitale. Oggi, forse, la paura, ingrediente fondamentale della destra, ha allontanato la classe operaia da concetti come solidarietà, internazionalismo. Ma nulla ci impedisce di riappriopriarci dei nostri valori e di continuare ad esistere. Infine, per rimanere al tema, Liberazione di ieri, in prima pagina titolava, “Paese reale”. “Draghi riporta la discussione sulla terra. Cioè sulla crisi”. Il riferimento è al Pil, con il suo crollo, degli investimenti, crollati, e della disoccupazione, anch’essa in caduta libera. Insomma, chi ha sognato per un mese, ha potuto farlo a pancia piena, anche se il risveglio è stato amaro. Ma per coloro che quotidianamente affrontano l’amara realtà sognare è impossibile (“Susan Boyle eccezion fatta“), perché dormire lo è ancor più.

E tra di noi ci divideremo

lavoro, amore, libertà.

E insieme ci riprenderemo

la parola e la verità.

Guarda in viso, tienili a memoria

chi ci uccise, chi mentì.

Compagno, porta la tua storia

alla certezza che ci unì.

(Franco Fortini)

Appello di Pietro Ingrao: “Se sei di Sinistra dillo Forte”

pietro-ingrao-vota-comunista

SE SEI DI SINISTRA, DILLO FORTE ( di Pietro Ingrao )

Viviamo il tempo buio di una crisi inedita e strutturale del capitalismo, una crisi economica, sociale, ambientale e alimentare determinata da decenni di politiche neoliberiste: si apre la strada ad una vera e propria crisi di civiltà il cui emblema è la guerra tra i poveri.

Il rischio è l’uscita da destra dalla crisi: la progressiva frantumazione del mondo del lavoro, il passaggio dal welfare alla carità, lo svuotamento della democrazia, resa sempre più impermeabile ai conflitti e ai soggetti sociali, e la ripresa di ideologie nazionaliste, razziste, fondamentaliste, sessiste e omofobe. È un processo che in Italia assume il volto di un nuovo autoritarismo – quello plebiscitario e populista del berlusconismo – che potrebbe essere rafforzato da una ulteriore deriva maggioritaria e dalla cancellazione definitiva di ogni possibile rappresentanza dell’opposizione sociale.

Noi ci battiamo per una uscita da sinistra dalla crisi e per questo motivo sosteniamo la lista anticapitalista e comunista a cui hanno dato vita esponenti dei movimenti altermondialista, femminista, pacifista, ambientalista, antirazzista, LGBTQ assieme a Rifondazione comunista – Sinistra Europea, Comunisti italiani, Socialismo 2000 e Consumatori Uniti. Un progetto di critica radicale e profonda alle politiche neoliberiste che in Europa hanno accomunato popolari, liberali e socialisti, cioè tutti i partiti attualmente presenti nel parlamento italiano.

Sosteniamo la lista anticapitalista e comunista per mantenere aperta la strada dell’alternativa, in Italia e in Europa. Un voto utile per proporre un’uscita da sinistra dalla crisi, per rafforzare un’ipotesi di ricostruzione della sinistra basata sulla connessione fra diversi soggetti del conflitto e culture critiche, fra vertenze territoriali e movimenti globali, fra ambiente e lavoro, fra uguaglianza e libertà: una sinistra che non abbia rinunciato ad elaborare un pensiero forte dalla parte dei deboli, alla sfida per l’egemonia e la costruzione di un nuovo senso comune.

Pensiamo in primo luogo ad un voto d’ascolto di questa giovane generazione di invisibili, o meglio di invisibili alla politica, che sembrava condannata, dalla precarietà del lavoro, dei saperi, delle vite a non poter immaginare il futuro, a non poter lottare per il futuro, e che ha invece trasformato la propria atipicità nell’anomalia di un’onda che ha invaso, con gioia e rabbia, scuole, università, città; che ha reclamato diritto alla conoscenza, cittadinanza, reddito sociale; che ha nominato la contraddizione tra il capitale e le vite con parole – noi la crisi non la paghiamo- che hanno connesso le tante lotte e vertenze di questi mesi.

Un voto che tenga aperta la speranza, che apra la strada all’aggregazione della sinistra anticapitalista, comunista e della sinistra socialista. Perché il futuro si può ancora scrivere, il 6 e 7 giugno votiamo la lista comunista.

Aderisci all’appello: “Se sei di sinistra, dillo forte”

Politica e contraddizioni

Pubblichiamo di seguito l’articolo del segretario regionale piemontese del Prc Armando Petrini, e nostro commentatore nel Blog, apparso su Liberazione del 19 maggio 2009:

*Politica e contraddizioni *
di Armando Petrini

su “Liberazione”, 19 maggio 2009

Le bugie, in politica, hanno ancora le gambe corte? Ogni tanto vien da dubitarne. In questa difficile ma decisiva campagna elettorale sembra proprio che ciascuno possa dire tutto e il contrario di tutto. Senza – e questo è il dato più preoccupante – che la cosa riesca ad apparire davvero degna di nota.
L’insidioso processo che tende a rendere la politica uno spettacolo fra gli spettacoli dispiegati sotto i nostri occhi ha colpito anche qui. E ha contribuito a rendere sempre meno limpido il rapporto instaurato, in alcuni partiti, fra la collocazione politica dichiarata e le proposte concretamente avanzate.
In fondo la cosa nasce – o comunque trova una prima compiuta declinazione – nel Berlusconi leader di una destra proto-fascista che, allo stesso tempo, si definisce “Presidente *operaio*”. O nei vari Brunetta e Sacconi che si autoproclamano “di sinistra” mettendo in atto politiche la cui collocazione è, con ogni evidenza, sull’esatto fronte opposto.
Ma tutto ciò non risparmia le altre forze politiche. A cominiciare dal Partito Democratico, che in queste ultime settimane di campagna elettorale afferma, con Franceschini, di voler contrastare Berlusconi, laddove non solo non lo fa nel Parlamento italiano, ma ancora meno lo farà nel Parlamento Europeo, dove gli eletti del PD approveranno tranquillamente, come hanno fatto finora, gli stessi provvedimenti che approveranno i parlamentari berlusconiani.
Del tutto simile il caso dell’Italia dei valori di Di Pietro. Un partito che, anche grazie alla profonda debolezza politica del PD, riesce a presentarsi presso una parte purtroppo ampia dell’elettorato come una forza credibile di opposizione.

E tutto questo avviene mentre in realtà gli atti concreti che ha fatto e che farà l’Italia dei valori vanno nella direzione esattamente opposta. Non solo Di Pietro è colui che ha contribuito ad affossare la commissione d’inchiesta sui fatti di Genova del 2001. Non solo il Di Pietro che oggi dice di essere contrario al ponte sullo stretto di Messina è quello stesso Di Pietro che, contravvenendo al programma dell’Unione, ha votato da Ministro a favore del mantenimento della Società dello Stretto. Non solo Di Pietro ha sostenuto da poco in Parlamento lo sciagurato provvedimento sul federalismo proposto dal governo Berlusconi.
Ma, per di più, i parlamentari eletti per l’Italia dei valori siederanno a Strasburgo nel gruppo dei liberali, e cioè nel gruppo che ha votato e voterà insieme ai parlamentari eletti nelle file del Popolo delle libertà la stragrande maggioranza dei provvedimenti assunti dal parlamento europeo (l’80%). A partire dalla direttiva Bolkestein sull’innalzamento dell’orario di lavoro.
Ma anche Sinistra e libertà non è messa molto bene. Nel tentativo di aggregare alcuni generali senza esercito qualcosa deve essere sfuggito di mano. Qualche giorno fa, nella campagna elettorale che si sta svolgendo nel collegio Nord-Ovest, ne abbiamo avuto una riprova piuttosto chiara. Mi è capito di partecipare a un dibattito televisivo organizzato da una
importante emittente regionale. Interviene l’esponente di Sinistra e libertà, Beppe Garesio, il quale, candido candido, dice due cose di un certo peso. Primo: Chiamparino ha ragione quando difende i provvedimenti di Maroni sui “respingimenti”. Secondo: la TAV va fatta, poche storie, e anzi siamo già in ritardo. Resto sbalordito. Sottolineo non solo la diversità delle
nostre posizioni ma anche l’incongruenza di quelle espresse da Sinistra e libertà. Niente da fare: Garesio conferma, nessuno in studio aveva frainteso o sentito male. E’ proprio così: i “respingimenti” vanno sostenuti (ed è anzi ora di “de-ideologizzare” la discussione su questa materia), così come va fatta l’alta velocità in Val di Susa.
Che dire? Certo, per un verso questo episodio dimostra la profonda eterogenità delle liste di “Sinistra e libertà”, che comprendono anche molti esponenti di provenienza socialista craxiana. E questo è già un elemento sul quale varrebbe la pena riflettere. Per un altro credo però confermi una confusione politico-strategica molto pesante.

Simbolo-Elettorale-Rifondazione-ComunistaIn questo senso acquista ancora più importanza e valore, specularmente, la nostra scelta. La scelta cioè di costruire, attorno a un simbolo chiaro, il profilo politico altrettanto chiaro di una lista comunista e anticapitalista. Un progetto forte, riconoscibile, coerente: i nostri eletti siederanno nel gruppo parlamentare del GUE, e contrasteranno con forza e senza tentennamenti le politiche neoliberiste attuate dagli altri gruppi. Per ciò che ci riguarda, niente “respingimenti” e niente TAV all’orizzonte.

I Lavoratori e le Lavoratrici non sono “intralci”!

Riceviamo e Pubblichiamo:

Rifondazione Comunista con i Lavoratori Fiat, contro la crisi e per la difesa del posto di lavoro.

Aderisce allo sciopero dei lavoratori Fiat del 16 maggio 2009 di Torino.

Nessuno stabilimento deve chiudere!

Nessun Lavoratore deve saltare!

VOLANTINO-FIAT

Bertinotti: “Alle elezioni europee tanto peggio tanto meglio”

QUELLI DEL “TANTO PEGGIO TANTO MEGLIO”….

Peggio di così! Eppure, nell’annunciare il suo voto alla lista di Vendola e dei socialisti craxiani, Fausto Bertinotti redivivo giunge ad affermare testualmente: “Alle elezioni europee tanto peggio tanto meglio”. E’ una dichiarazione gravissima tanto più in una situazione così drammatica nella quale è l’Italia, ma ha il pregio della chiarezza, persegue un obbiettivo preciso. Così come persegue un obbiettivo preciso Ferrando che presenta la sua falce e martello di disturbo anche alle europee. L’obbiettivo di entrambi è di non far raggiungere il 4% alla lista comunista unitaria Prc-Pdci che è l’unica vera novità positiva, controcorrente, degli ultimi tempi. E’ lo stesso obbiettivo dei padroni e delle forze reazionarie. Perché l’unica possibilità di rinascita di una opposizione reale all’attacco padronale e clerico-fascista di nuovo tipo che è in corso nel nostro Paese sta nella ricostruzione/rifondazione di una forza comunista con un consenso di massa e con una organizzazione di lotta. Ma l’unica possibilità che in Italia risorga una forza comunista che dia qualche preoccupazione alle forze del capitale, e quindi non nostalgica o minoritaria, passa oggi, concretamente, dal superamento della barriera del 4%. Questo non è elettoralismo ma è la condizione necessaria anche se non sufficiente. Altrimenti viviamo nel mondo dei sogni e l’alternativa concreta, concretissima!, sarà fra la sinistra socialdemocratica bertinottiana-dalemiana e l’ulteriore frammentazione gruppuscolare dei comunisti.

In questo ultimo mese prima del 6 giugno, il massimo senso di responsabilità di tutti i comunisti, anche di chi fa politica fuori dal Prc e dal Pdci, ed un impegno straordinario di tutti i sostenitori della lista comunista e anticapitalista, possono fare la differenza.

Leonardo Masella

13 maggio 2009
………………………..

………………………..

Contribuisci con informazioni a Lista comunista e anticapitalista su wikipedia

Presentazione della lista comunista e anticapitalista alle elezioni europee 2009

Riceviamo e pubblichiamo:

CONFERENZA STAMPA “PRESENTAZIONE LISTA COMUNISTA E ANTICAPITALISTA ALLE ELEZIONI EUROPEE

Lunedì 11 Maggio 2009 – Ore 11,30 Piazza Castello (davanti sede Regione Piemonte) – Torino

vota-comunistaPRC, PDCI, Socialismo 2000 e i Consumatori Uniti hanno dato vita ad una lista anticapitalista che unisce in una proposta politica per l´Europa partiti, esponenti della sinistra, del mondo del lavoro e sindacale, del movimento femminista e ambientalista, del movimento lgbtq e pacifista.

La lista lavora per un´uscita dalla crisi fondata sulla democrazia economica, sulla giustizia sociale e sulla solidarietà, opponendosi all´Europa liberista e tecnocratica e al governo di “grande coalizione” composto da socialisti, popolari e liberaldemocratici europei che ha fin qui dettato l´agenda della costruzione dell´Unione. Per questo la lista appartiene interamente al campo del GUE-NGL, il Gruppo parlamentare della Sinistra Unitaria Europea – Sinistra Verde Nordica che unisce partiti comunisti, anticapitalisti, socialisti di sinistra ed ecologisti e al cui interno si colloca il Partito della Sinistra Europea.

Durante la conferenza stampa verranno presentati i punti qualificanti del programma elettorale.

Intervengono i candidati del nord-ovest:

Vittorio Agnoletto

Gianni Pagliarini

Haidi Giuliani

Marina Fiore

Antonello Mulas

Enrico Moriconi

Suad Omar Sheikh Esahaq

E i segretari regionali:

Armando Petrini, Prc

Vincenzo Chieppa, Pdci