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Palme tra le “palme” e vita agli Ulivi Salentini

Foto, Borrelli Romano. Ulivi, SalentoAvremo Palme tra le mani da consegnare e donare ad amici e parenti. Mani piene e piene mani e palme delle mani aperte, strette di mano in segno di pace che non saranno mai abbastanza perché avremmo dimenticato sempre qualcuno con cui vederci, sentirci, riconciliarci. Palme.Foto Romano Borrelli.marzo 2015Sappiamo sempre come fare per essere in deficit di pace, interiore. Felicità a metà, tirocinio quasi ultimato e relazioni da scrivere. Ma la felicità non può essere per intera e goduta fino in fondo, nonostante questo viaggio, questo percorso, pare non abbia mai termine. Eppure, l’ arrivo, senza scorciatoie, è li, a due passi dall’arrivo. Passaggi, di funzioni.Ad ore alterne, nella stessa scuola. Passaggi, Biennale Democrazia, viaggi. L’infinito viaggiare, ma non e’ il libro, suo, estivo, mio, loro, della maturita’, ma e’ Claudio Magris, con un “passaggio” tra i Passaggi d’apertura. Torniamo ai nostri, al mio, di passaggio. Il processo Di Bologna, senza fasce. Quali nubi oltre le nubi, oltre la pioggia si addensano nel cielo? Lentamente ci avviciniamo alla domenica delle Palme. Le palme mi riportano laggiù, in Salento. Il trenino, la Sud Est, l’immensa distesa di ulivi tra Santa Maria di Leuca, Otranto, Gallipoli…”Vivi, vivi…” grida un mercatale a Porta Palazzo, mercato torinese (dove da sempre e’ terra di Passaggi) volendo dire “olive, olive”, e io recepisco e rilancio:” vivi, vivi, gli olivi”. Un ritorno, per un girotondo, intorno agli alberi e poi un altro, intorno a quel palazzo che già troppo ha preso, violentemente, but, Not in my name. “Xylella” o sputacchina, e politica insieme.Quel palazzo non si prenderà anche il Salento e i suoi alberi, i nostri alberi. Not in my name Quando di qui a poco avremo le palme tra le palme, ricordiamoci del Salento. Alziamoci in piedi e scuotiamole, in un grido all’unisono. Centinaia di anni, di storie, di lavoro, di sudore, di fatiche non devono morire per i capricci di qualcuno. Avro’ le palme tra le mani e il Salento nel cuore, ma non avro’ pace in quello fino a quando la politica, o i burocrati del Nord Europa non si arresteranno davanti alle loro….politiche.

Not in my name.

ps. Ancora un passaggio nel mio passaggio: i mondimdi Primo Levi con la classe.Foto Borrelli.Romano.Torino. i mondi di Primo LeviI mondi di Primo.Levi.foto Borrelli Romano

Che dolcezza… la poesia

DSC02258 (2)Non possiede puntine, ma resiste. Lavagna come bacheca di un giorno, talvolta di un’ora soltanto. Alcune  preposizioni semplici la tengono “fissata” al muro: “di”, “in”, “con”.  Per anni. “Bacheca” di classe, bacheca in classe, bacheca con classe.  Libero lo svolgimento sul perché. Il suo contenuto, spesso è per sempre anche se un colpo di spugna, apparentemente, lo porterà via, nel giro di pochi istanti.

Quotidianamente, queste bacheche temporanea, meglio conosciuti come lavagne, sono ripulite con accuratezza, senza aloni, dagli operatori scolastici, comunemente noti come bidelli o, talvolta, “confessori”. Ultimo suono di campanella e vaschetta alla mano, sono le prime, normalmente, a fare il bagno, dopo aver vestito e rivestito di sapere e di saperi almeno una ventina di ragazz*, al giorno. “Pagine di bordo” di un “viaggio” quotidiano,  girate e rigirate, da professori, insegnanti di vita. Prof. che scrivono, leggono, intonano. Studenti, interpretano, interpreteranno, rileggeranno, durante un altro viaggio. Pagine che viaggeranno, si contamineranno e andranno a contaminare altre pagine di viaggiatori, più grandi, più piccoli, stranieri della stessa scuola ma di classe diversa, magari in gita o magari tra un giro di macchinetta (del caffè) e l’altro. O ancora, di scuole diverse, di città diverse…….Quanta poesia, davvero, circola, nel “breve giro di posta”, tra un cambio e l’altro, una campana e l’altra. Ma solo apparentemente. Una poesia, è per sempre.(Mi piace sempre ricordare il tema di maturita’, il viaggio, il senso del viaggio, di Magris. Ultimamente le pagine di un altro viaggio e la solitarieta’, “Io viaggio, da sol*). Ogni poesia, un sogno, una fantasia…amore. Poesia da far vibrare il cuore. Poesia che li regge fa viveree sopravvivere. Poesia e sogni. In un colpo, solo, scrittura che “non muore” (dai, la prossima volta vedremo le aste, il tondo, il pieno, il manico, la curva e tanto…corsivo. E magari  un “Infinito” insieme al “Tramonto, in una tazza”  e insieme “L’infinito viaggiare” (Claudio Magris). “E tu ai sogni ci credi?”Torino 25 novembre 2014, piazza San Carlo, CioccolaTo', foto, Romano Borrelli (2) Già. Sogni. Dolci. Dolci sogni. Di tanto in tanto, fa piacere, coccolarsi, tra una poesia e l’altra. E forse, in questo periodo, Torino è l’ideale, per gustare la dolcezza di una poesia nel modo più adatto. Pazienza per le calorie, almeno se ne ricava la metrica. Un po’ di panna, una sdraioTorino 25 novembre 2014, piazza San Carlo, CioccolaTo', foto, Romano Borrelli e …tanta …”buona” lettura. Un po’ di fantasia e siamo al mare. La fantasia è Centrale. Torino 25 novembre 2014. Piazza San Carlo, stand Centrale del Latte. Foto, Romano BorrelliDalla piazza di CioccolaTo’, un salto in piazza Castello. Una “navetta” personale, come capita per le leggi. Non da una piazza all’altra (quasi quasi, pero’) ma da una Camera all’altra. Torino 25 novembre 2014, piazza Castello, foto, Romano Borrelli (3)Su questa piazza, Castello,  operai al lavoro per l’albero di Natale.Torino 25 novembre 2014, Piazza Castello, foto, Romano BorrelliOperai al lavoro….Lavoro, attento, meticoloso…Torino 25 novembre 2014, piazza Castello, foto, Romano Borrelli (2)

Il tramonto in una tazza

Una lettera che fa scuola e  che merita una pagina.

” E’ bello poter pensare che ognuno di noi abbia una missione nella vita ed io sono alla continua ricerca di segni propiziatori, come li hai definiti, che mi facciano capire chi sono e cosa posso fare. Qual è il mio posto nel mondo. Credo che la storia di Suor Lucia possa ispirare tutti quanti su molteplici aspetti, laici e/o religiosi: il ruolo FONDAMENTALE dell’insegnamento e della scuola nella società, l’Amore per i giovani, il rispetto e la coltivazione dei propri talenti, messi a disposizione degli altri, perchè dobbiamo sentirci parte di una società e portatori di un contributo al cambiamento. E poi, ricordarsi sempre che c’è quel vuoto incolmabile, che non ci fa bastare a noi stessi e che dobbiamo riempire di spiritualità. Qualsiasi altro espediente risulterebbe illusorio e fallace. “

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Torino. Piazza Vittorio (pubblicità Generali). marzo 2014.

E’ una delle tante considerazioni arrivatemi via mail. Una bella lettera, degna di una L 28.  Non si commenta, perché contiene tutto. Una di quei pensieri che meriterebbero di portarle ” un tramonto in una tazza”.

 

Si, la storia di suor Lucia, mi è piaciuta, come mi era piaciuta quella di Torre Giuseppe, (con gli auguri per i suoi 98 da parte di Fassino, e quindi della città di Torino) di Corapi Antonio, di Angela la partigiana.……e altre ancora. Provare ad ascoltare le storie e lasciarti coinvolgere. Tante storie, tanta realtà, a volte complessa. Come quando misi un articolo contenente  le istruzioni per la richiesta dei sussidi di disoccupazione. Mai avrei pensato di ricevere tantissime mail con situazioni davvero complicate. Storie di persone.

L’amore per i giovani…Sul comodino “riposa” un libro, anzi a dire il vero, ne riposano due. L’infinito viaggiare, di Claudio MagrisLettera al padre, di Kafka.

Il primo è quello a cui sono affezionato. Forse per una questione di maturità, di tema, di scuola, di ragazzi che si apprestano a compiere gli ultimi viaggi, a scuola, dopo cinque anni.  Libro che ha viaggiato con me e continua a viaggiare. Spesso.  Insieme abbiamo conosciuto la bellezza del viaggio in tutte le condizioni atmosferiche: caldo, freddo, aria condizionata, a volte il gelo, treni, scompartimenti, sale d’attesa, passeggeri, mare, spiagge, ombrelloni, Sud, albe e tramonti, notti, mare, Alpi, e albe. E tanta  grande bellezza. A volte ha avuto un posto tutto suo, nello scompartimento, come un passeggero a tutti gli effetti. Non poteva certo “accomodarsi” sul semplice tavolino. No. aveva bisogno di altro. Una volta comprato e iniziato a legge  viaggia,  e stabilisce un patto, con il lettore. Forse di essere guardato, letto e capito. Pagina dopo pagina, giorno dopo giorno. E’ un bel libro.  E poi, diciamoci la verità: quando gli occhi si posano sopra il titolo, provi un misto di gelosia ma anche di felicità. Una grande bellezza, va scrutata. Con discrezione. Con alcuni capitoli dell’intero corpo della lettera davvero interessanti. Il libro, quello, che è stato  anche di una maturità. Quella dello scorso anno. Nella scuola, forse, qualcuno avrà cominciato a contare quanti giorni mancano. Alla sua conclusione.  Per altri, son sicuro, non è così. Dalle cronache cittadine, intanto, scopri anche spaccati di realtà piacevoli, come chi rinuncia alla gita per dedicare qualche giorno al volontariato o chi va a portare letteratura e poesia a chi vive la sofferenza del carcere.

Tornando alla lettera, invece,   dice tanto; di amore per la  scuola e giovani.  Quando la campanella suona e i ragazzi entrano a scuola o consumano i loro intervalli o escono, insieme al loro carico di studio e di libri, bhè, trasportano anche tutta la loro la grande bellezza:  la vita. Insegnamenti, stili di vita, educazione e non soltanto,  nozioni. Portano con loro valori e chi li ha instillati. Educatori, insegnanti.   (anche se a volte, l’esuberanza…diventa tanta, questo, onestamente, bisogna ricordarlo). Ecco perché a mio modo di vedere i ragazzi insieme alla scuola sono la “grande bellezza“. Portano “orme” all’interno delle quali si sono inseriti. Ognuno ne ha una propria, da migliorare, come tutti, del resto.

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Spiaggia. Salento. Tramonto. Tra Porto Cesareo e Torre Lapillo (Lecce). Estate 2013

Chi pane e politica, chi una primavera, chi una tazza con dentro un tramonto e chi nella tazza vorrebbe vederlo, il tramonto; chi corre e chi rincorre amore e amori, chi li giudica impossibili e chi fa il tifo per le cose impossibili;  chi il lavoro, saltuario, e chi pensa continuamente al lavoro e non in maniera saltuaria, chi concentrato al recupero per una maturità e chi la scoprirà, forse, quando tutto sarà finito senza rendersi conto che poteva essere più di un passeggero in questa grande bellezza che si chiama scuola.

La campana suona. Con in testa la maturità e in testa di tanti “Iolavoro”, un’occasione, a Torino, per lasciare un curriculum e sperare nella sorte. Quando un biglietto, anzi, un curriculum, puo’ cambiarti la vita. Un tentativo di togliersi il gesso di dosso in una scuola ingessata.

 

 

 

Storie di vita

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DSC00115Uno “zio sostiene” che si narrano troppe stazioni, troppi treni, troppe partenze e troppi arrivi. Sostengo che proprio all’interno o intorno ai treni nascono e cresce umanità. Forse  più intorno, quando in molti si trascinano da binario a binario, da sala d’attesa ad atrio, gettati nella loro provvisorietà, restando in superficie, delle cose. Appena appena visibili, senza mai mettere radici.  Il polo opposto dei trolley. Gli indigenti, solo con i loro sacchetti, preoccupati, cartina alla mano, di quale posto scegliere, per un pasto caldo, appena sfrattati, d’autorità e sgombrato lasciando alle spalle, meglio, a terra, il caldo di qualche cartone, buono per farci un materasso notturno. Una maglietta e i “ginsi”, che sarebbero da riparare. (a proposito: un viaggio potrebbe essere anche, dalla ricerca del tempo perduto, a un posto dove riparano i “ginsi”. Un vecchio nuovo lavoro e un nuovo lavoro. Di ricerca). La ricerca di un lavandino, di un bagno, del sapone, carta per asciugarsi e uno specchio che raffigura sé stessi e il suo doppio. Poi, certo, anche i trolley. Perché viaggiare è il  viaggiare. Dentro e fuori. E’ “L’infinito viaggiare“. Un libro (di Magris) che si lascia sfogliare dalle nostre dita aprendoci un mondo, fornendoci lenti nuove per leggerlo, questo mondo.  E provare a decifrarlo. Non è la meta, ma quanto succede in “mezzo”, al viaggio. Come i viaggi trascorsi all’interno di un ferroso scompartimento, direzione Sud. Gallerie, vegetazione che muta, la terra arida, rossa, bruciata, dal sole e dall’uomo,  le saline, il mare, ciuffi di arbusti, pietre giustapposte, a delimitare i confini, fichi d’india, colori che mutano, velocemente. Case bianchissime. I tetti sono rimasti al nord. Dal nero stellato della notte all’alba e al bianco bianco del mezzogiorno. Qua, solo terrazze. Il sole, il mare. Azzurro e verde che si mischiano. Provare a immaginare ciabatte infradito e asciugamani in vita. Un caffè e un pasticciotto. La sabbia, fine. Manca poco. E all’arrivo, è come se quell’onda, verde, dolce, marina, ti si riversasse addosso, come un abbraccio. Perché i treni? Forse perché i treni trasportavano e han continuato a trasportare umanità, in cerca di lavoro. E di amore. Dal Sud. Storie di vita. Storie di fabbrica, ma anche di coloristoffe da cucire e rammendare; storie da leggere con lenti nuove e nuovi spartiti, note da  interpretare, da decifrare, da quel pentagramma, e provare a musicare la vita.  E a tratti, dipingerla, con le proprie mani. Un corpo di donna, un personaggio noto, un santo, se sociale, meglio. E incorniciare questi pezzi di vita. Colorati. Una vita bella. Dipingere e cucire una vita bella. Dai colori intensi. Dai piani alti di qualche palazzo del corso, operai caricavano e scaricavano dai treni, su quei binari, tronchi. Dall’alto di un palazzo li vedevi, gli operai lavorare, all’arrivo del treno. Nelle giornate serene, le montagne parevano essere vicinissime. Imbiancate. Ma se tendevi l’orecchio, riuscivi a sentire il rumore del mare. Ora non ci sono più né binari, né treni. Almeno in superficie. Corrono via veloci, sotto la pancia del corso. Strati diversi. Livelli di vita diversi. Resta, su quel tratto un tempo ferrato, un capannone e una bilancia. Di quelle industriali. In lontananza, palazzoni che segnano nuove geometrie. Altre vite.

Itaca e oltre.

DSCN3390Certamente, la copertina e il libro stesso non è Itaca, il libro vincente, oggi, di Claudio Magris. Ma “L’infinito viaggiare”, dello stesso autore, è stato un ottimo corredo, compagno,  del recente viaggiare, mio e di molti studenti maturandi e poi maturati. Il viaggio, non la meta, è l’essenziale. Sempre lì, compagno fedele, in treno, in spiaggia, in paese, al bar, al fresco di una veranda.

Di Itaca, cosa dire? “Il Tempo della nostra vita fugge tanto più veloce quanto meno forte e denso è il nostro centro di gravità spirituale ed esso invece fluisce più lento e meno rapace quanto più la nostra vita gli oppone una forza centripeta, un nucleo centrale di valori, un significato intorno al quale la nostra esistenza possa raccogliersi e avvolgersi, come un filo attorno a un fuso. In molte favole questa forza centripeta, che sospende attenua la fuga del tempo, è l’amore”. (Claudio Magris, Itaca e oltre).

Salento, lu sule, lu mare, lu jentu

DSCN3326DSCN3366Basta volgere lo sguardo altrove e in alcuni frangenti, il tempo pare essersi fermato……..e la terra rossa è capace di far crescere fiorellini anche in posti impensabili. Alzando il volto sui fili della luce, una linea orizzontale, o una fila indiana, richiama l’attenzione: sono rondinelle, intente a richiamarsi e richiamare l’attenzione dei passanti. Da una stradina laterale si vede un piccolo autocarro, “materassi a molleeee” urla. E ti rendi conto davvero che quel racconto delle donne anziane, accennato precedentemente,  potrebbe continuare, non solo nei loro racconti dipanati. Un’automobile, d’annata, segnata dal tempo e dall’incuria, lascia uno strano odore, simile a fumi emanati dal bruciare di una benzina agricola, macchina, che ci alza polvere, perché l’asfalto, in alcuni tratti, manca.  Sulla portiera, lato serratura, lato passeggero, ha un cacciavite posizionato che la ferma. Grandiosa invenzione. Un lungo serpentone di macchine viaggia verso Leverano, dove da alcuni giorni ha luogo la festa della birra. Calzoni, rustici, focacce e fiumi di birra, di ogni tipo, di ogni marca. Da qui ad agosto, ogni paese di questo sud ospiterà feste e sagre. Il trionfo dei sapori e dei saperi. Le cose buone che ritornano. Con tempi slow.  Aperture sul passato. Non sul futuro. Saperi, sapori.  Finestre ove guardare. Persuasione. Come sostiene L’infinito viaggiare. “Possesso presente della propria vita, la capacità di vivere l’attimo, ogni attimo e non solo quelli privilegiati ed eccezionali, senza sacrificarlo al futuro, senza annientarlo nei progetti e nei programmi, senza considerarlo  semplicemente un momento da far passare presto per raggiungere qualcosa d’altro”.  Poche ore dopo, quei fiorellini, nati e cresciuti in quella terra brulla, non c’erano già piu’, recisi da qualche mano poco responsabile. Anche questi fiori hanno dovuto subire la condizione coscienziale di un’intera generazione, al pari dei precari. Anche per i fiori nati un po’ così, ci sono sempre “partenze” da affrontare. Ho avuto la fortuna di vederli e la responsabilità di non coglierli. Ma mani irresponsabili….

Nella foto a sinistra, bar storico di Leverano, Lecce

Salento, un anno dopo

DSCN3256DSCN3260Un anno dopo, tutto appare come era stato lasciato. Qualche anziano ha cominciato ad indossare la paglietta, per proteggere il cranio, ormai privo di capelli. Anziani seduti, all’ombra di qualche albero, come sempre intenti a conservare il posto macchina per i figli, che “chissà a che ora arriveranno”. Calzini bianchi ai piedi, le anziane, e qualche corona di rosario, da tenere in mano e recitare, per non perdere il conto. A turno, una litania che viene “sommersa” da voci di bimbi festanti in dirittura d’arrivo, al mare. Case bianche, alcune sfitte “affittasi prima e seconda quindicina d’agosto” cartelli che  rendono noto come quest’anno, davvero, a tirare la cinghia sono in tantissimi. La crisi morde tutti. Difficile mettere in carreggiata questo Paese.  Persone intente a dare ancora “una mano di bianco” per rendere piu’ fresche le case. La schiuma bianca delle onde, senza il nero sotto, tanto per riportarci alla realtà. Tutto appare ancora intatto, nella natura come nei rapporti. Almeno in superfice appare così. Colpisce un grandissimo albero di fichi. Parrebbe un muro. Uno spettacolo della natura.  Nei bar, incette di giornali, con le notizie del giorno, e caffè a ottanta centesimi. “E’ difficile giudicare la bellezza….la bellezza è un enigma” (Dostoevskij, l’Idiota)….puo’ essere…….ma la bellezza è anche saper cogliere il giusto dalle cose semplici. Le cose sono tante, tantissime.  Le rondinelle che svolazzano ora a destra ora a sinistra, per finire sotto il ponticello, la radio che trasmette dal bar il notiziario mattutino, la torre saracena in ristrutturazione, il profumo delle friselle, perchè da queste parti, le friselle sostituiscono il latte, qualche fiore lungo il ciglio della strada…Le cose bellissime ancora di piu’ come gustarsi una cena, una pizza, su qualche collina, con il sole al tramonto. Lo sguardo crede di afferrare poche cose, rocce, una varietà piuttosto limitata di piante, qualche gabbiano, ogni tanto una solitaria casa sulla riva. In realtà le cose sono tante, sfuggono all’occhio che vorrebbe impadronirsene come un animale da preda ma le vede dileguare, troppe e troppo diverse per essere catturate…” (L’infinito viaggiare, Claudo Magris).

Treno freccia 9803 Milano Lecce

DSCN3252DSCN3249Riuscirà il nostro Frecciabianca ad accumulare ancora ritardo? Di chi stiamo parlando? Del frecciabianca treno 9803 Milano Lecce….certamente il ritardo documentato dalle fotografie,  accumulato prima del fatto “bisbigliato” nella stazione di Barletta….ritardo di 40 minuti prima che diventasse un’ora circa…….

Motivo? qualcuno adduce qualche guasto o qualcosa di similare ai vetri……..Staremo a vedere a quale ora arriveremo a destinazione finale. Intanto, un piccolo esodo, sempre in tema di viaggio: dalla carrozza incriminata provengono viaggiatori in cerca di un posto a sedere….L’infinito viaggiare non cessa di essere un bellissimo libro. E un’esperienza….Continuo ad osservare i mutamenti, fuori dal finestrino, questo, integro. Terra rossa, arida, ma mai avara con i suoi frutti; colori bianchi, delle case, private dei tetti, con ampi terrazzi. Sole forte, raggi intensi.  Colori che sanno di arcobaleno. “I colori sono un alfabeto del mondo; non solo il mare, il prato, il fuoco, ma anche sentimenti, parole, situazioni, perfino idee hanno dei colori” (L’infinito viaggiare, di Claudio Magris, libro che ormai mi fa compagnia da un pezzo). E i colori delle emozioni e sentimenti hanno anche una musica, “november rain”, che martella dolcemente in questa nenia del viaggiare.

Sala d’attesa

DSCN3245 DSCN3248Le sale d’attesa delle stazioni somigliano sempre piu’ ad un contenitore all’interno del quale si possono raccogliere storie. E le piccole storie, sebbene interessino a pochi, riescono a produrre la grande Storia. L’esercizio è quello di estrapolare una parola da un contesto più ampio e grazie a quella provare ad entrare nelle vite altrui provando a restarci, per un pochino. La stanza è afosa, umida. Alcune zanzare disturbano  qualche corpo raggomitolato intento a cercare riposo, una siesta interrotta anche in questo caso da suonerie disparate, (una di queste, la riproposizione del suono di una macchina della polizia). Una signorina è intenta a spiegare alla nonna, cellulare alla mano “area riservata, crea messaggi, invia, tasto destro, come le istruzione per preparare una torta d’altri tempi: la torta della nonna. Una signora, lavora ad un pc come il mio, cellulare e controllo dell’orologio non appena la voce dall’altoparlante gracchia qualche treno con una manciata di minuti di ritardo. Ma le sale d’attesa delle stazioni hanno  anche il fascino di conservare qualcosa di antico, di fedeltà ai tempi. Una signora è intenta, filo e ago in mano, a rammendare un capo d’abbigliamento. Esistono ancora i sarti? Dalla sua disposizione e dal suo impegnarsi, pare che la sala d’attesa sia un modo per fuggire da casa: pare abbia elevato domicilio qui. Non mi stupirei se la consegna della maglia avvenisse qui. Una signorina è intenta a leggere un libro dalla copertina azzurra. Ogni tanto sorride. Evidentemente riesce a vivere le storie raccontate dal libro e entrare in quel tempo, in quel periodo, spaziando, velocemente. Un’altra continua la sua conversazione al cellulare. Al termine mi ritrovo con qualche conoscenza in piu’ in medicina, specializzazione ortopedia.

Anche qui, la media dei lettori non è molto alta, a dire il vero. Otto persone presenti in questo momento, tenuto conto che in questo luogo-non luogo, molto fluido, lo spazio di un momento è velocissimo. Il contenuto si muovo in maniera similare a quello di , simile  una stazione di servizio, piu’ precisamente un autogrill: si entra e si esce velocissimamente. Le porte non sono girevoli ma registrano passaggi continui.Un libro, due pc, di cui uno portatile ed uno ultima generazione.  Molto chiacchiericcio, qualche rivista. La signorina con il pc portatile, scopro ora che è una intervistatrice. Si è appena alzata e con garbo rivolge alcune domande: “Posso chiederle…?…quale treno prende? Regionale? Non ha un treno particolare?…Chiede di porre alcuni valori facendo riferimento ad una scala di valori da uno a nove…e via dicendo”…e così, si scopre qualcosina in piu’ della storia di quella viaggiatrice che incontra una lavoratrice. L’altoparlante gracchia….è ora di richiudere il pc, riporlo accuratamente nello zaino e salutare questa sala d’aspetto, di questa stazione, di questa città, di questa città di mare, che unisce due sponde, con navi che hanno delle pance enormi……….chissà quante altre storie che portano al di là del mare. Mentre annoto questo, un’altra coppi di nonna e nipote entrano, si siedono e si dedicano ad un ripasso funzioni telefonino.

Ripenso al mio libro, così solo soletto che ha provato ad intercettare, a riscoprire qualcuno, sotto qualche ombrellone, davanti al mare. Dall’incontro si evince che Il linguaggio non era sempre in sintonia. Capitoli diversi, storie diverse, personaggi che si intrecciano come nel traffico di Milano o Torino.  Pagine ingigantite, forse,  o frasi di pagine estrapolate e fuori tempo. Forse. Anche lui, in sala d’attesa. Attesa di mani capaci di leggere e sfogliare secondo la modalità giusta, e con una buona dose di empatia.  La voce dell’altoparlante gracchia “20 minuti di ritardo”, anche l’ultimo raggomitolato si alza liberando il suo posto. Ora, la sala d’attesa è veramente vuota. Ripongo il libro e rifletto che certamente  siamo lontani, molto, dal bastone, cappello, ombrello che si possono notare all’interno della casa di Dostoevskij, ma anche in questa sala, come nella vita, si intrecciano  la carità cristiana alla piu’ “torbida esperienza del nichilismo moderno”, grandi nella sofferenza e così facili da farsi abbagliare dal ciarpame umano.

Chi viaggia, come

DSCN3216DSCN3218“Pronti a tutte le partenze”: no, non è piu’ la rilettura di un bel libro. Questa volta si fa sul serio. Un titolo che non è soltanto il richiamo ad uno o piu’ libri che hanno bisogno di noi  e che fedelmente ci accompagnano  e ci fanno  o faranno compagnia in questo esodo estivo targato 2013.  Uno di quei libri in cui ci si ritrova con i soliti temi: precarietà su tutti i fronti, difficoltà ad arrivare a fine mese, amori in corso. In ogni caso. Pronti? Partenza? Via. L’atrio della Stazione di Porta Nuova pullula, sciama. Visto dall’alto un insieme di tante formiche, che vagano, freneticamente. Smaniosi, anche solo di avere una giornata per sé, vuota, di silenzio, tolta all’abbraccio di chi sa soltanto chiedere. (il riferimento è ai governanti, capaci di farci nuotare nel fango di chi lo produce. Ancora non ho ben compreso di chi siano le responsabilità di una mancata stabilizzazione che ci doveva essere, in barba a tutto quello che afferma l’Europa sui precari da piu’ di tre anni. Perché quando fa comodo rispettare il patto di stabilità, allora “si deve”, “lo chiedono”, quando è ora di dare il dovuto non si comprende di chi siano le responsabilità: Mef? Ministero? Tesoro? Di chi? Ministro Carrozza, gentilmente, ci dia una risposta. Da decreto legge: “URGENTE E NECESSARIA”.  E con le parole del grande Dostoevskij scrivo: “ci sputo sopra”. Tornando alla cronaca e all’oggetto, proprio all’ultimo esame di Stato,  maturità 2013, una traccia era dedicata tema “L’infinito viaggiare di Claudio  Magris. Come declinarlo? Tornando a noi, davvero  abbiamo smesso di leggere? Davvero sono in calo tutti i generi di lettori, compresi quelli definiti “forti”? E  le iniziative “letti di notte”? O notte di letti? Qualcosa di positivo l’avranno pur portato. Ora, le comodità della modernità ci piovono dritte a casa. Da alcuni mesi, a Torino, ad esempio, una password, un username, ci conferiscono la possibilità di navigare all’interno delle biblioteche, e, scegliere, comodamente, da casa, seduti sul divano, un libro di nostro gradimento. Prenotarlo e…Una telefonata nel giro di poche ore ci avverte in quale biblioteca è disponibile, sollevandoci da ogni coda o perdita di tempo.  Provo, nel secondo giorno di libertà, a fare un semplice test. Un treno qualsiasi. Una freccia. Un vagone. 38 persone. Di tutte le età. Oltre ai bagagli, quanti libri e quante riviste sui sedili? Sei libri, fra questi, Lessico Famigliare e l’Idiota, Se ti abbraccio non aver paura e Aristotele e i veleni di Atene. Molte riviste. Tante quelle che aprono la mente, ossia, la settimana enigmistica. Qualche La Stampa, giornale torinese, e 4 pc portatili, uno fermo sul solitario e due proiettavano film. L’ultimo, lettura on line. Per il resto, molti nativi digitali. Tantissimi smart phone, e suonerie le piu’ disparate possibili. E’ ancora possibile la riservatezza, un po’ di concentrazione e discrezione nelle conversazioni? Quasi un cellulare  per sedile. Tanti lettori mp3, contenenti centinaia e centinaia di canzoni, e pochissima conversazione. Si scrive poco perché si pensa poco e male e forse perché si legge pochissimo. Sarebbe stato utile “saggiare” il resto del treno. Nell’atrio della stazione di Torino Porta Nuova, una bellissima libreria è già aperta dal mattino presto.  Come i caffè. In treno viaggi la modernità. Biglietti stampati da casa o numeri impressi sul cellulare e offerti in visione  al capotreno. Intanto i treni, di qualsiasi tipo continuano il loro sferragliare accumulando ritardi. Con rimpianti verso i mitici espressi notturni.

In compenso buona presenza dell’amico dell’uomo che quasi pareggia il conto con i pc: tre cagnolini, tra questi un dalmata.

Ultima annotazione nel via vai del vagone. A differenza di quanto succedeva nei treni espressi, con i loro quadretti sopra ogni sedile, che proponevano città d’Italia e “all inclusive viaggi nel viaggio”, con la famosa cartina d’Italia esposta ad inizio corridoio, si notava la mancanza di odori casarecci sprigionati non appena tolto l’involucro della  carta stagnola contenente  frittata e mortadella. Altri tempi. Ma che dire, se, “gli altri tempi” bilanciassero un pochino i tempi moderni? Intendo in questo senso: nel periodo estivo, anzicchè vedere carrellini vendere prodotti vari, sarebbe auspicabile vedere carrellini prestare libri nell’intero percorso del viaggio. Una sorta di biblioteca  viaggiante. Forse ci sarebbe spazio per recuperare qualcosa. I libri hanno bisogno di noi. E noi di loro.

Il prossimo test, su di un vagone,  mi piacerebbe condurlo sui neo “maturi”. Ragazzi, forse non lo conoscevate prima, “L’infinito viaggiare” di Claudio Magris, ma, in tempo di vacanze e viaggi, anche solo virtuali, avete provato a colmare la lacuna?

Nella foto, atrio stazione ferroviaria Torino Porta Nuova.