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Fine giugno

20190630_103715Ultimissime ore prima del trasloco di giugno dalle pagine del Calendario di Frate Indovino, e non solo. L’abbraccio “caloroso” dell’ultima settimana lascerà  impresso e “appicicato” un ricordo rovente al pari, già scritto, detto, del giugno 2003. Talmente soffocati che una buona fetta di italiani hanno anticipato le loro vacanze per sfuggire alla canicola e alla morsa del calore. Un tempo, a luglio, erano i dipendenti della Olivetti di Ivrea che aprivano il discorso fetie, oggi, invece… bisognerebbe essere sociologi del lavoro per capirne qualcosa in piu. O dei colonnelli Bernacca. Qualcuno se  lo ricorda? Giugno ha il sapore del grano, delle pannocchie di mais, di agrigelaterie, poco distanti dalle citta` e dalle fabbriche ma immerse in fazzoletti verdi, polmoni d’aria  per qualche  ora di festa, agriturismi posizionati in posti semi nascosti delle colline, dei primi viaggi verso la Riviera, Ligure o Romagnola, e delle escursioni in montagna direzione Valle, Gressoney. E delle zanzare, delle guide e di Ligabue. Week-end che interrompono il senso ordinario inaugurando l’entrata nello straordinario, per il giorno di festa. Ma quest’anno, giugno ha un gusto in più, almeno nella maturità di molti; giugno che lentamente esaurisce l’anno scolastico e gli ultimi studenti e studentesse in elenco del ’99. Tra poco si licenzieranno definitivamente dalla scuola quanti entrando non erano più bambini e uscendo non saranno ancora uomini, e , per loro si aprirà  la vacanza più lunga della vita, dal gusto speciale e nuovo, della domanda uno, due o tre, ma sempre per molti versi, mito e rito, e per gli anni a venire, qualcuno canterà  sempre “Notte prima degli esami”.  Speriamo almeno che…buone vacanze in buone letture. A proposito di letture, ho terminato da poco quella  del libro di Carmen  Pellegrino, “Se mi tornassi questa sera accanto”, libro munito di dedica, ma, lasciato, purtroppo, per tanti motivi, in qualche ripiano della libreria. Una bellissima storia d’amore, di memoria, memorie, mancanze, sensi di colpa, rimorso, perdono, di fiume, fiumi, di acqua, di ritorni e di lettere fra chi ha perso qualcosa e da sempre ne aspetta il ritorno. Una storia, anche, tra Giosuè  e Lulù,  in un prima e in un dopo. Con un monito, nel trovare sempre, anche nella “disperanza”, la forza giusta per andare avanti.

Ho messo via

20160612_115930Dare i numeri, dire i numeri. Scrutini scolastici  incastrati tra altri scrutini di amministrative e ballottaggi. L’Italia degli europei 2016 ha vinto segnando due goal al Belgio e il popolo esulta. Tutti ct, il gioco preferito dagli italiani. In corso Principe Oddone si transita sulle nuove carreggiate. Domani tocchera’ all’apertura del  sottopasso di Piazza Statuto. La’ dove c’era il trincerone  ora sorge una “autostrada”. Un pezzo di storia torinese al “transito”. Da parte mia ho messo via un po’ di cose,  e  basta cosi, due o tre canzoni e il registro insieme a tutto il resto corredato da  un intero anno scolastico: persone, fatti, programmi e ancora numeri e giudizi, programmi e documenti. Ho messo via anche tre libri. Letti, ovviamente, avidamente: “L’invenzione della solitudine” (Paul Auster), “Indaffarati” (Filippo La Porta) e “La femmina nuda” (Elena Stancarelli)20160612_111420.  E cosi ne inizio un quarto. Poi… io scrivero’. .. Ora pero’, se mi permettete, mi addolcisco un pochino va…lettrici, lettori ed eletti (o non eletti) permettendo.Foto Borrelli Romano.To 13 6 2016

Certe notti

Torino 22 5 2016. C.so Inghilterra.Borrelli RomanoCorso Inghilterra, a Torino si e’ rifatta il trucco. La “pancia e’ piatta” dopo 25 anni di lavoro e’ una bella signorina. Ha perso anche quella “protuberanza” che era il ponte di “Brooklyn” torinese che univa un corso, Inghilterra, ad una Piazza, XVIII dicembre tra due”seni” che erano due montagnole all’ombra delle quali i giovani innamorati ammiravano altri seni. Con la speranza, perche’ no, di affibiare qualche carezza.  Altri tempi. 21 5 2016 Torino ex Porta Susa .Borrelli RomanoLa campana di quella che un tempo fu Porta Susa a tre binari, ora tace, come un pezzo da museo, e  cosi, quei due altoparlanti che annunciavano i treni direzione Milano-Venezia (o in arrivo da li) e che ora per i tanti che osservano oltre le sterpaglie, annunciano solo ricordi. Anni ’90, qualche anno dopo le notti magiche. Quando il cielo lo lasciavamo ai passeri e noi stavamo con i piedi per terra. Erano gli anni d’oro dello zaino sempre in spalla, delle zanzare  di Ferrara, delle notti a Bologna e degli “Spari Sopra” dei concerti di Vasco a San Siro. Il treno delle 0.20 perso e la moltitudine in Centrale. Per altri erano gli annunci per  “Certe notti”…di Ligabue, e per altri ancora un fast food in attesa “di quello notturno per Parigi”. Per altri e’ l’annuncio del “pendolino” per Barcellona e per altri ancora un treno verso Milano per cambiare treno e fiondarsi a Rimini.Tanti ricordi di gente che ammira questo tratto di strada, dove un tempo c’era solo un minuscolo sottopassaggio mentre ora…un’autostrada intera che “sfreccia”  con la rossa, magari affianco alla bruna o alla biondina, senza sapere che un tempo ci si “accucciava” sulle panche dei binari tronchi. Frecce d’amore scagliate. Per correre piu’ in fretta, oggi come ieri,  incontro all’amore…

Macchina da scrivere

Torino Porta Nuova. Stazione metro. Pannelli dei ricordi…26 1 2016.foto Romano Borrelli.Porta Nuova TorinoSe il telefono a disco, fisso e aggrappato al muro mi ha ricordato cosa,  o meglio, colei che difficilmente  non scordero’, zia Mariuccia, la macchina da scrivere, invece,  sul pannello di Porta Nuova, a Torino,  e’ stata, vedendola,  un fiume in piena di ricordi. Meglio: una messe di ricordi: ecco allora  il film ed il flah della mitica “Taglia”, la prof.di (“dattilo”) con i suoi urli rituali : “dovete coprire le tastiere! 3 errori un voto in meno!”…Si partiva dal voto dieci, ma, velocemente, colpiti dall’ansia, si poteva arrivare a…quattro. E poi i rulli, i tabulatori, il nastro da cambiare, i libri sotto le ascelle per imparare a scrivere con la schiena dritta, la “coperta” (un foglio bianco) alla tastiera e la testa girata a destra sul libro a spirale con una musica di sottofondo che, ragazzi miei, tasti di macchine da scrivere lanciati  a grandi velocita’ di battuta, per 29 o 30 ragazz* moltiplicando per tutti quei tasti, la classe diveniva un ippodromo o la pista di Monza con F1 ai blocchi di partenza!!!Che tempi!! Dattilografia, stenografia, e calligrafia (quest’ultima, da poco  abolita), chiudevano, (ancora per poco), la fila delle materie nella pagelle. Ottimi voti da accarezzare il sogno di una scuola di “oratoria” a Roma, per stenografo parlamentare. Che …Cima”!!!Da li a qualche anno, una staffetta generazionale avrebbe mandato quelle materie in pensione,  immettendo nel mercato del sapere, “trattamento testi ed elaborazione dati”, meglio definite, classi di concorso 075-076. Vogliamo parlare poi dei pc di quel periodo? Si ma…un’altra volta, talmente erano grandi e ingombranti che un’aula non era affatto sufficiente!!! No, no, meglio evitare. Col tempo, la macchina da scrivere non e’ stata un oggetto di culto o soprammobile, ma ha continuato a svolgere il suo onesto lavoro:  e’ stata strumento utile per i “curriculum” da inviare…”a pacchi”, come diceva la nipote di zia Mariuccia a sua figlia che poi era quella mia lei. Ma nei ricordi di quegli anni dei curriculum “da spedire a pacchi” ci collocavamo esattamente  a ridosso della famosa notte che avrebbe detto addio al Millennio: 31 dicembre 1999.  Era l’anno in cui,  per molti,  i bancomat avrebbero potuto dare forfait.  Tutto invece ando’ come doveva andare, i bancomat vomitarono ancora  lire mentre i curriculum non vennero spediti a pacchi. Il nuovo Millennio, io e la lei,  lo salutammo, sfaccendati, o quasi, a Roma,  intenti ad ascoltare Ligabue a Piazza del Popolo. Poi arrivo’ il tempo della fantasia al potere, le parole presero il sopravvento e si cominciarono ad impastare ricordi e fantasia. Il blog sostitui penna e diario, la scrittura comincio’ il suo “corso” e l’imperativo divenne provare a seguirli con profitto e impegno; piazza Castello divenne una tastiera e una L28 inizio’ ad ispirarmi in questo nuovo lavoro. Purtroppo non feci mai quel corso di oratoria “stenografica” a Roma per diventare “stenografo parlamentare” ma rifeci numerose volte Via del Corso dopo il concerto di Ligabue…e i tasti della memoria continuamente battono e scrivono i loro ricordi. Oggi che  dalla stenografia, o con la stenografia, si sono raccolte in un libro 600 domande di giornalisti appartenenti a nazionalita’ diverse, a Papa Francesco: “Risponde Papa Francesco”, a cura di Giovanni Maria Vian, Editore Marsilio.  Con un po’ di amarezza ho pensato: qualche risposta avrei potuto stenografarla io. Che …”Cima”!

Oltre me…Il Salento!Tanto di…cappello!

Foto, Borrelli Romano.23 8 2015.“Grazie per l’ospitalita’, grazie per l’affetto, grazie per il calore e grazie per questa bellissima realta’”.  Cosi Liga a Melpignano, cosi io, qui. Così ho voglia di dire salutando questo sole, sabbia e mare. Oltre me? Il Salento!Ho bisogno di qualcosa di forte e a quest’ora non puo’ che essere un caffe’, Quarta.25 8 2015,foto Romano Borrelli Il mio concorso, che non è fotografico, l’ho già vinto. Questa terra, questo mare, questo sole, …il caffe’ mi appartengono. Da sempre. Quello che ho davanti e’ un Belvedere.24 8 2015 Belvedere, Le. foto Borrelli RomanoFoto Borrelli Romano, 25 8 2015, Belvedere, Le.Zona Belvedere, Le, foto Borrelli Romano.25 8 2015Ora, dalla schiuma del mare allo spumone gelato25 8 2015 foto Romano Borrelli: dolcezza alla dolcezza, non puo’ che essere così. Per i titoli di coda, facciamo domani? Ora ho bisogno di raccogliere tutta l’attenzione che posso e lanciare una nuova sfida, da qui, dal Salento: lu sule, lu Mari lu ientu!

Taranta: buon 18 mo compleanno

“Ndo, Ndo, Ndo…” e “Beddra ci dormi”, voce forte del Liga più quella suadente di Alessia Tondo. Che bella “prova di maturita”” per questa notte del ragno 2015, appena trascorsa. Persone coinvolte 200 mila, come previsto. Treni, bus, da tutta Italia. Un morso della Taranta che ha “sposato” suoni rock.  E qui chi si sposa scrive davvero una bella storia. D’amore. Sposi, Otranto 21 8 2015 foto Borrelli RomanoE mentre risuonano ancora “Ndo, ndo, ndo” nelle orecchie, mi sveglio, svogliatamente. Lentamente mi risveglio, coi soliti profumi lievemente mutati: la partenza si avvicina. I vicini di ca Continua a leggere Taranta: buon 18 mo compleanno

Verso Melpignano.Per la “taranta”. Da Lecce e da Otranto

22 8 2015 foto Romano Borrelli22 8 2015 foto Borrelli Romano22 8 2015 foto ,Borrelli RomanoSperando di fare cosa gradita ecco gli orari treni Sud Est da Lecce e Otranto verso Melpignano.  Il palco come sempre sara’ allestito nel piazzale dell’ex convento degli Agostoniani. Saranno in 200 mila per la diciottesima edizione della “Notte della Taranta”. 18 anni e come per ogni “compleanno” di maturita’ sara’ una grandissima festa. Bellissima come una ragazza che raggiunge i suoi 18. Una festa che avrà la sua campanella iniziale alle 20 e “seconda” chiamata alle 22.30. Maestro conertatore, Phil Manzanera. Ospiti tra molti Paul Simonon e…Ligabue…gia’ da queste parti da alcune ore. Sara’ fantastico sentirlo cimentarsi con testi e canzoni salentine. Sara’ davver un bellissimo evento. Indimenticabile. “I ragazzi sono gia’ in….giro” e fuori…voglia di bagno di folla. Tra storia, tradizione, cultura salentina. In attesa del ragno e…della sua tela. Storie salentine.
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In tram con papà

Dal tram storicoTorino Porta Nuova. Foto Borrelli Romano Torino 4 4 2015.foto Borrelli Romano.tram storicouna panoramica veloce su piazza StatutoTorino 4 4 2015.piazza Statuto.foto BorrelliRomano. Con mio padre asserragliato al posto del bigliettaio immagginando, lui, i suoi anni “alla Fiat”. “La vecchina””, luogo di incontro per molti dove si era soliti comprare giornali e biglietti del tram ha lasciato il posto ad altra attivita’ gestita da Federica.Foto Borrelli Romano.Piazza Statuto.Federica Il tempo corre e scorre velocemente nonostante questo tram verde, nonostante il posto del bigliettaio, nonostante quel 7Torino tram a piazza Statuto.Foto Borrelli Romano stampigliato addosso a questo “bel carrozzone” del tempo andato. Mi manca il carrozzone e la sua musica, la sua voce, il suo incedere a volte lento altre veloce altre ancora a strappi. Comunque sia e’ da un anno che non ne ravviva il passaggio.Come che sia la vecchina non ha staccato il dovuto biglietto, Federica e’ al suo posto e con garbo e gentilezza accoglie quanti chiedono informazioni sui prodotti esposti nel duo chiosco per la felicita’e la gioia di tanti bambino.  Opto per un caffè sperando di trovare un tramonto in una tazzaTorino piazzs Statuto.foto Borrelli Romano. L’insegna sostiene che qui “creano emozioni” e le racchiudono in una tazzina. Nel loro fondo, in fonfo,  una poesia. L’arte della parola. La bellezza della parola nel suo cuore. Uno spazio temporale della durata di un battito di ciglia,  una mescolata di zucchero lunga 140 caratteri,  il tempo di un pensiero. Da blog. Da piazza a piazza.  “Basta poco per ritagliarsi un momento di poesia nella giornata. Alzo gli occhi al cielo, lo stesso cielo. Calpesto la stessa terra. E mentre le due mani intrecciate spariscono all’orizzonte in me rimane un retrogusto dolce, di qualcosa che fu, di tutto l’amore divorato, mai assaporato, ….”  Non solo Sunday Poets. Life poets. Basta poco per pensare, fare, ricordare una poesia in una tazza, in una tazzina. Sorseggio comunque il mio caffe’, lentamente, sognando in questo cantuccio altri e dolci cantucci.” Scorro”velocemente il tutto, qui dentro, con gli occhi. Un tempo,  recente,  c’erano postazioni pc ad  ogni tavolino. Domando e rispondono, i baristi,  che presto i pc torneranno al loro posto. Ottimo luogo per sorseggiare un caffe, fare colazione e per giornalisti di cronaca cittadina costretti a scrivere il pezzo sulla nostra citta’.  Poi, riprendo la camminata verso il centro. Prendo stradine con palazzi antichi affacciati su quelle. Dalle finestre giungono voci affaccendate nel far prendere aria a stanze ed oggetti,  coperti e ben curati tenuti a debita distanza da intemperie.  Di casa in casa immaggino il cuore antico di Torino,    salotti oggetti librerie e libri di ogni fattezza,  stanza e corridoi che finalmente mi aprono le porte alla piazza.  Quella reale.  Piazza San Carlo, Torino piazza san Carlo.4 4 2015. RomanoBorrellila fontana (bevo, al  Toret.   Uno degli 859 toret in giro per la città. Ah,  “I love toret”)Torino 4 4 2015.foto Borrelli Romano, la stazione,( Porta Nuova),  il pianoforte, chi lo suona, chi osserva solo e gente che ascolta certe note di certe notti20150404_191639. Un giro da Feltrinelli e qualche libro da comprare. E’ sempre bello notare quanta gente trolley alla mano, “annusa” in continuazione libri per una buona compagnia tra Tortona, Stradella, Fidenza e Falconara. Verso il mare…”Te lo ricordi il mare, vero?” Il mare delle Torrette ha avuto sempre un suo fascino intellettuale. Poi, il rientro e un libro come buona compagnia e bei sogni in tasca… Ho sognato tanto. Tantissimo. In 2 o 3 vite.  Fa freddo. Ma non troppo. I colori sono comunque un nuovo annuncio. Gli alberi ancora scuri si riempiono di nuovi colori ed emanano nuovi profumi. Il tram rientra. Mio padre felice  pensa a come oggi le giornate di lavoro siano più corte delle sue. “Il tram ha fatto in fretta”, considerando solo il tempo del nostro gironzolare “nella storia”.  Peccato mancasse  tutto il resto. Prendo il libro,  i cioccolatini e comincio a sfogliareFoto,Borrelli Romano.  La carta non gira,  il ricordo e il suo,  quelli si:”il carrozzone… “. La musica gira, continua, il carrozzone porta via. Nuovi giri. Aprile è  il mese della poesia.

Befana a Milano per…l’ Ultima Cena

Milano 6 gennaio 2015, il Duomo. Foto Borrelli RomanoMilano 6 gennaio 2015, Duomo. Foto, Romano BorrelliMa chi l’ ha detto che la Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte? Voi non ci crederete ma io l’ ho vista, dalle parti di Porta Susa, anzi, dentro Porta Susa, alle macchinette. Probabilmente avrà terminato le scorte per i più piccini, da racchiudere nella calza, insieme a cioccolatini, caramelle ed ogni altra prelibatezza,  ed essendo chiusi i negozi non si e’ certo fatta mancare una buona idea, quella cioè di fare “rifornimento” in stazione,  certo, non prima di essersi data una aggiustatina, specchiandosi, insieme alla luna, davanti al grattacielo della RaiTorino 5 gennaio 2015, grattacielo Rai, foto, Romano Borrelli, posato proprio ai piedi della stazione  d’acciaio e vetro e  questa,  porta, non solo Susa, ma  d’accesso, e non solo metropolitana per Expo 2015. Milano. Calze e calzette, in quasi tutte le case italiane. Cosa accolgano nel loro interno, non è dato saperlo, ma, avendo fatto ieri un giro per mercati, pare che i mandarini fossero i prodotti più venduti e più richiesti. Un ritorno alle origini, ai racconti dei nonni. Ho deciso di affacciarmi, ma prima nel mondo reale. Per quanti non ancora verticalizzati lo spettacolo e’ davvero bello. E non sto parlando di befana e dolciumi, di calze e di mezze calzette. No, della luna, capace di illuminare una catena montuosaTorino 6 gennaio 2015, dal treno. Foto, Romano Borrelli, un collare, una catena d’argento, posta  ai piedi di una citta’. Una bella e giovane ragazza, con un piccolo neo, quello della cultura, il suo polo d’attrazione e che vezzeggia dando un po’ di confidenza a quanti sanno conquistarla, fino in fondo. Ma solo in  pochi, ne hanno a dire il vero il privilegio, in molti, invece, incapaci di ascoltarla e coglierla. A questi ultimi  non rimarrà ‘ che un piccolissimo souvenir da ammirare di tanto in tanto e ripassarlo così  come si usa  fare per una poesia particolare. Di tanto in tanto la si ricorda. Una bella ragazza, ora bruna, avvolta nelle sue nebbie pensierose ora rossa, talvolta un po’ sbiadita ma  che per nulla intimidita riflette e fa riflettere. Dall’altra parte del finestrino, Superga, tra due grattacieli, porte di accesso verso la Barriera, di Milano. Il resto corre velocemente. La luna si nasconde, solo un attimo, per illuminare quella e quelli. Corre corre corre  sorvola, vola a 300 all’ora e fa volare, foglie e sfoglia, spettina al suo passare, alberi e campi  che sembrano pagine scritte dal lavoro incessante, quotidiano dell’uomo.

 23 minuti  di metropolitana d’Italia e sei a Fiera, Rho, dopo aver ammirato un’alta bellezza dell’Antonelli, fuori dal finestrino, sulla destra. Novara.  Un attimo e sei a Milano Garibaldi prima, CentraleMilano 6 gennaio 2015, stazione Centrale. foto, Romano Borrelli poi, in mezzo, un paio di fermate della metropolitana. Milano 6 gennaio 2015, metropolitana  linea verde. Foto, Romano BorrelliDa una all’altra, è la musica che ti conduce la città che ti concede. Un pianobar, direi, per intrattenere viaggiatori.Milano Centrale, 6 gennaio 2015. PIanoforte. Foto, Borrelli Romano

Voi non ci crederete ma voglio correre il rischio di perdere il treno. Penso che davanti ad un pianoforteMilano 6 gennaio 2015, stazione Centrale. Foto, Romano Borrelli (2) e della bella musica non vi sia orologio che tenga. In Centrale, un pianoforte, lasciato lì per chi ne abbia voglia di suonarlo e di deliziare quanti partono, quanti arrivano e quanti transitano da lì, per un biglietto da lasciare in cauzione all’alberone. Milano Centrale. Albero di Natale. 6 gennaio 2015. Foto, Romano BorrelliGià, anche Milano ha il suo alberone. E che alberone. E ovviamente anche io ho lasciato il mio segno. Nel tempo della mia attesa, permanenza, ho la fortuna di ascoltarne un paio, che si danno il cambio. Allietano molti. Alcuni ballano, girano intorno a sé stessi, lasciando bagagli a qualche amico, come sorvegliati speciali.Milano, stazione Centrale. 6 gennaio 2015.  Foto, Romano Borrelli Alcuni sono clochard  e chi suona, in questo momento, lo fa per loro, e allora si capisce che in quelle valige custodite con attenzione, ci si trova un mondo, una casa mobile, tutto. Passato, presente, futuro. Chi suona regala loro, anzi, a tutti, momenti di spensieratezza. Chi passa, biglietto in mano, si accomoda. Batte le mani, ringrazia (il primo artista è Dario Saoner).  E’ una bella idea, una bella iniziativa. Tra alcune cose che mi hanno mosso a passare da una Porta all’altra e oltrepassare la porta, questa è una di quelle. Già menzionato nel blog avevo davvero voglia di ascoltarla da vicino questa idea, che, probabilmente, si prolungherà per tutta la durata dell’Expo 2015. Ovviamente un pensiero è andato a Pino Daniele, il grande musicista spentosi a soli 59 anni. Di tanto in tanto, i musicisti si danno il cambio. E’ piacevole, anche per chi, come me, non ne sa molto, di musica.

Ora, dopo aver ammirato l’albero, scritto la “brava”e “bella” letterina, ascoltato la buona musica, scambiato qualche parola con i profughi e i volontari, della stazione Centrale,  non resta che mettermi in marcia “aspettando” le code museali, non prima di aver dato un colpo d’occhio, veloce alla galleria ed il suo albero. 20150106_102319Milano 6 genn 2015, foto Romano BorrelliMilano 6 genn 2015; foto Romano BorrelliL’interno del duomo ed altro ancora.Milano, 6 gennaio 2015, stazione centrale. Pianoforte. Foto, Romano BorrelliMILANO 6.1.2015 foto Romano Borrelli20150106_083120Torino 6-01-2015 foto Borrelli RomanoTorino 6 gen 2015, foto Borrelli Romano20150106_083243Milano, 6.01.2015, foto Borrelli RomanoMilano 6 gennaio 2015, foto Romano Borrelli.Milano, 6.1.2015, foto Borrelli RomanoMilano 6.1.2015. Foto Romano Borrelli

Per terminare, prima di tornare a casa, un salto a Sant’Ambrogio.Milano 6 gennaio 2015, Sant'Ambrogio, foto Romano BorrelliMilano 6 gennaio 2015, Sant'Ambrogio. foto, romano BorrelliMilano 6 gennaio 2015, Sant'Ambrogio, foto, Romano BorrelliMilano 6.1.2015, foto Borrelli Romano.Prima della partenza un pochino di coda, meglio, attesa…Milano e’ bella anche con uno sguardo dal finetrino di un tram. Una realta’  in movimento anche quando e’ il tram a muoverci. Mi, 6.1.2015 foto Romano BorrelliHo pensato spesso ai libri della Perosino, ai suoi viaggi, tra le due citta’ e all’interno di esse.Milano 5.1.2015, foto romano borrelliQuando il rientro si avvicina riconosco i gradini, tra la metro e la stazione. Quei gradini fatti tutti insieme, a tre alla volta, pur di non perdere l’ultimo treno utile per Torino, quello delle 0.25. Erano “certe notti” che puntualmente quel treno lo perdevi e spesso volevi andasse cosi, pur di godere fino alla fine uno spettacolo grandiso e una grande “alba chiara”. Sul cielo di Milano.

Sabato pomeriggio. A Torino

Torino 27 settembre 2014. Foto, Romano Borrelli.

Sabato pomeriggio. Non è solo il titolo di una canzone. Benvenuti a Torino. E’ un sabato pomeriggio quasi estivo, a Torino. A tratti sembrava di essere al mare. Fuori i maglioncini e le giacchette che ci hanno accompagnato in settimana. Dentro le T shirt. Meglio, addosso, le t-shirt.Aria calda, estiva, una carezza a tratti indifferente e un “bacio”caldo di un sole di un autunno piuttosto lungo, o di una estate mai cominciata, o terminata troppo presto.

Sotto i portici di via Roma, un “fiume” umano percorreva, anzi, circumnavigava le sue due  vasche, il Po, la Dora.un’onda lunga di “liquidita’” umana, “un mondo liquido” fluidificato ulteriormente dall’ascolto, o lettura, di Bauman. Ad ogni modo, pulsazioni.Torino 27 settembre 2014. I portici di via Roma. Foto, Romano BorrelliPortici in attesa di (quanta angoscia si cela nell’attesa, ma quanto stravolgente si dipana dopo l’inverarsi: caos, prima della forma) di essere sfogliati. Di essere letti. Portici di carta. Letti di carta, letti di notte. Oggi, tra le due piazze, Castello e San Carlo, un fiume continuo.Torino 27 settembre 2014. Piazza San Carlo. Foto, Romano Borrelli. Non sono mancate e non mancano le sorprese, giro per la città. Oggi e domani. Capita perfino di incontrare Zorro sotto i portici, nei pressi di piazza Castello. Sigaretta in bocca, maschera calata sul viso, valigetta gialla.  Alla ricerca di una cabina telefonica, probabilmente per segnalare lo smarrimento del suo cavallo.Il fischio non e’ piu’ sufficiente. Ci vuole ben altro, nella societa’ liquida. Zorro alla ricerca di una cabina telefonica, privo di cellulare. Dimenticato dal suo cavallo si dimentica della coda per un Apple e si rifugia sotto la cupola di una cabina.Una delle poche in circolazione.  Ma a ben girare e a ben guardare, non è l’unico ad aver smarrito qualcosa. O qualcuno. Talvolta si perdono, si smarriscono, persone,  parole, e anche queste, non formano solo il titolo di una canzone. Al Circolo dei lettori, in ogni modo, si prova a rintracciarle. Le parole. Leggendo. Leggendole, le storie, altrui. Con gli occhi fissi, sulla carta, con gli occhi interiori. Gomitoli di storie contenenti verita’. Storie e storture della vita che la rendono ancora piu’ bella da amare. Storie, romanzi. Storie vere. La parola è importante. Talvolta non la si trova, al momento giusto. Si fa fatica, a trovarla, ritrovarla.  Altre volte, invece, prima dei pasti, è sempre buona. A prescindere. Torino 27 settembre 2014. In centro. Foto, Romano BorrelliCome da prescrizione. Medica. “Parola  smarrita”. Per fortuna è un ristorante. Ottimale ritrovarla. E qualcuno le parole non le perde. Anzi, le trova al momento giusto, facendosi coraggio nel chiedere ad una ragazza un giro “di ballo” al suono improvvisato di una orchestrina torinese. Di piazza.Torino 27 settembre 2014. Orchestrina in piazza. Foto, Romano BorrelliTorino, 27 settembre 2014. In centro, un ballo in piazza. Foto, Romano BorrelliTorino 27 settembre 2014. In centro. Foto, Romano Borrelli (2)Zorro al telefono. Piazza Castello. Torino, 27 settembre 2014. Foto, Romano Borrelli Gli appuntamenti, inoltre, sono stabiliti da un cartellone di incontri, appuntamenti, già noti da giorni. Lunghe code nei luoghi di “Torino e spiritualità”.Torino 27 settembre 2014. Il Circolo dei Lettori. Foto, Romano Borrelli Librerie piene, in concomitanza con l’inizio delle scuole. In questo caso, è un appuntamento che fa scuola.Torino, 27 settembre 2014. Davanti una libreria. Foto, Romano Borrelli

Sabato pomeriggio. Un sabato torinese. Dal cuore intelligente.

Il pomeriggio cede il passo alla sera e questa, a breve, alla notte. Bianca.  In alcuni punti, di luce. Di preghiera e unione collettiva. E spirituale.

A conclusione della serata, un pensiero ad altro sabato, quello del villaggio, del grande Giacomo Leopardi. In una giornata dove la poesia e’ una costante, immediato il ricordo a Recanati, a quel palazzo, la sua biblioteca e la poesia che accompagnava altra serata di “luna piena”.