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Buongiorno Roma

20160824_062851È  un caffè  lungo e amaro allo stesso tempo. Tre sorsi. Lunghi. Dalle 3 e 36 alle 6. 30 circa. Paura. Forte. Lunghissimi e interminabili secondi e il terremoto torna a farsi sentire. Una due tre e chissà  quante volte. Momenti lunghi alla ricerca di un muro portante che non so dove dia,  perché  non è  casa mia. Scendo alla ricerca del cortile. Lo trovo. Due piani, a piedi,   non e’ difficile. Il muro portante non saprei proprio dove individuarlo. Siamo in tre,  che abbiamo avuto la medesima idea.  Cerchiamo  di passare il tempo. Chiacchierando. Ci raccontiamo altre esperienze: uno dei due mi rassicura su come e’ la conformazione di Roma e l’altro mi racconta duemila anni di storia,  incendio,  invasioni,  barbari ma “lui” no. “Roma e’ vuota sotto”.  Qualche luce dalle camere ai piani della casa, primo e secondo,  a due passi da Termini, si accende,  segno che lo abbiamo sentito in molti,  qui. Ho freddo. Non so se sia per via della magliettina o la paura di quei lunghissimi secondi einterminabili. A meta’ cortile smanetto lo smartphone e capisco da subito che la situazione e’ drastica. Perugia: 6. 4 di magnitudo. Qualcuno posta che ad Amatrice la situazione e’ gravisdima. Cerco e mi arrivano notizie dai centri tramite i social. “Amatrice non esiste piu'”,  rimbalza un post.  E’ passata un’ora circa,  da quando siamo qui sotto.  “Ora posso salire” e salgo mentre gli alri due restano. Due piani in senso inverso evitando l’ascensore. Chiave nella toppa entro in camera. Mi distendo,  vestito. Un attimo e ancora tutto si muove. Forte. Terrore. Panico. Paura. Ma è  un’altalena. Ancora. E’ lui. recupero una camicia,  questa volta,  e scendo ancora cortile. Dove gli altri due erano rimasti. Ora ci fa compagnia anche una fam. milanese. Stazioniamo ancora in centro.  Un po’. Riguardo ancora il cellulate e un messaggio mi ri-riposta “Amatrice non c’e’ piu'”.  Pensavo agli amici perugini. Ma e’ un tam tam. Accumoli,  le Marche… Passa ancora un po’ e risalgo. Ma intorno alle 6.00 e’ ancora li che non bussa e non chiede. Ho sentito male? No. Scendo. Vado a Termini. Faccio il biglietto. Oggi torno. Un caffè  lungo e amaro. Tre sorsi.

Un pensiero a tutti coloro che sono stati coinvolti in questa disgrazia.

Avevo programmato alcuni giorni di permanenza nella capitale per poter svolgere una visione e studio attenti sui dipinti del Caravaggio nelle varie Basiliche romane e presso la Galleria moderna,  un salto ai musei capitolini e un ritorno ad Assisi e Spoleto. Solo un paio di queste cose poi il rientro. Non riesco,  attanagliato da paura e ansia e poi,  meglio così,  interrompere. Giusto così. Sarà  per un’altra volta. Il tutto era in vista del nuovo anno scolastico,  al fine di avere materiale per i ragazzi. Provvedero’ in seguito a pubblicare qualcosa.

Podio che accoglie

DSC00246Le colline torinesi presentano quà e là qualche ciuffo di neve,  non ancora sciolta. In mattinata, un timido accenno di pioggia. Resiste. In ogni caso, a Torino, l’ondata di mal tempo, sembra essere passata.

Nel resto d’Italia, l’ondata di maltempo non si ferma e prosegue fino al Sud.

A Roma, la piena del Tevere è passata, fortunatamente senza provocare danni. La capitale tira un sospiro di sollievo, anche se i romani continuano a guardare il cielo.

In Toscana, la situazione resta critica.

Un giretto sulle colline di Torino, appena fuori città. Se percorrere il tragitto attraverso il Pino vecchio o il Pino nuovo,  non è di fondamentale importanza.  Basta solo decidere come raggiungere la meta. Podio. Quale mezzo. Una mongolfiera, per ammirare meglio il panorama della città con Superga e forse il Colle? Certo, dalla mongolfiera, il panorama sarebbe più bello, e da lassù, sicuramente con un po’ di immaginazione sarebbe possibile sentire il rumore del mare, con il suo odore, il suo profumo. Il cuore del mare, che pulsa sempre vita. Mite o in burrasca, non importa. Il bus? Con questo mezzo, pare un po’ complicato, a dire il vero. Quale obliteratrice utilizzare? “La uno, la due o la tre?”  Fare il verso a Mike Bongiorno? Più che regolarizzare l’utilizzo del mezzo pubblico pare la partecipazione ad un quiz, datato. Anzicchè la scelta della busta, in questo caso è la scelta della obliteratrice. “La blu, la rossa o la gialla? “Una conta da “due euro e cinquanta” per una delle tre macchinette.  “Il servizio pubblico, è servito“.  Prima di pranzo, quando era “Il pranzo è servito”.  Corrado? Ma anche questa  soluzione pare complicata e costosa. Si potrebbe decidere di scegliere una bella pedalata, usando una di quelle biciclette cittadine, di quelle gialle che ormai “fioriscono” come fiorii, oggi, davanti le Chiese,  in ogni punto della nostra città. Le piste ciclabili, ci sono, anche se, bisognerà stare attenti in qualche passaggio. Di tanto in tanto, dei pali posti al centro della pista ciclabile ne ostruiscono la pedalata, o, almeno, la rendono difficile. Forse è un divisorio, fra andata e ritorno. Puo’ essere. Pero’… ” Esageruma nen”, direbbe un politico torinese. Ma allora, con quale mezzo? Al termine, la difficile scelta cadrà  sull’utilizzo di un mezzo tanto antico quanto valido: i  “due piedi”. Il percorso, esiste. Scritto, come quelle indicazioni che di tanto in tanto si ritrovano in montagna.  Come sempre, se per caso viene sete o fame, qualche bicchiere d’acqua, lo si rimedierà sempre. Qualche anima buona la si troverà sempre che offrirà  da bere, agli assetati. E se la fame incombe, bhé, nei pressi della cascina, un piatto di minestra lo si riceverà, come capita da sempre. Difficoltà odierne e semplicità di un tempo. Valori che restano dentro. Buoni e genuini. Come il latte. E poi, al termine della camminata, anzi, a metà del cammino, un Podio, è sempre pronto per l’accoglienza. Un posto di classe. Che ha fatto scuola.  Podio di dolcezza, “Mon Chierì”, perché da queste parti, la dolcezza, è di casa.

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