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A porta Susa c’era …”l’almanacco del giorno dopo”

E’ stato un po’ una bussola per molti torinesi. Quell’ enorme orologio al quarzo  posizionato su di un albergo cittadino che ne ha scandito tempi, tempo, arrivi, partenze, incontri, stagioni. Era un po’ la parrucca di un edificio torinese che si affacciava su una delle piazze cittadine più importanti. Si puo’ dire che e’ stato un punto di riferimento essenziale. Per molti. La “lampada Osram” per tanti torinesi. “Dove ci troviamo?” era la domanda, quando la giornata o la serata erano combinate na a mancare era il “gancio”.A Porta Susa, sotto l’orologio, vicino al Gorilla (rinomato venditore di libri sotto il porticato di via Cernaia). Si poteva dire “ai capolinea” del 46 o 49, che per anni cosi e’ stato, ma si preferiva dire “sotto l’orologio”. Datario o  “termometro” torinese. Punto di ritrovo e raccolta di molti occhi, puntati sopra l’albergo: ora, giorni, mesi, gradi, un cellulare di tutti, “bene comune”. Un faro.  Quando le scale mobili della metro lentamente sortivano il loro effetto sabbie mobili, e lentamente ne eravamo risucchiati, tutti noi, mano destra posata sulla gomma, si buttava  un’ultima volta l’occhio, lassù, in cima, come per pronunciare una promessa a noi stessi: ” a tra poco” , quando sarà buio come ora, se la promessa era in pieno inverno. A tratti quell’ enorme datario rimembrava  un tabellone da stadio comunale, ma il vero richiamo, in realtà, erano i soldi e il nome di una banca. Ma questo in fondo non importava molto. Era l’incontro quotidiano, il fatto importante . Era l’almanacco del giorno dopo. Peccato, toglierlo proprio a ridosso delle festività natalizie. Ma una domanda sorge spontanea: per sempre o…”ritornera’”, come il testo di una canzone? A proposito di festivita’: e’ iniziato il pellegrinaggio sotto l’albero di Torino Porta Nuova. E sopra di esso spuntano laiche preghiere. Soldi, promozioni, voti, amore, salute.Insomma, cose classiche. Ovviamente, classi al seguito, e un bigliettino lo “installero'”pure io.

Chiusura “Porta”Santa

Torino 13 novembre 2016. Ore 15. 30. Duomo. Affollatissimo. Celebrazione di chiusura dell’anno “giubilare misericordioso “. Della “porta santa”. E ordinazione di due diaconi.   L’omelia dell’Arcivescovo Nosiglia e’ efficace. Mi lascia un’ immagine forte: “Gesu’ Cristo crocefisso immobilizzato a fare eppure fa. Salva”.  Resto con questa immagine. Penso ad una pittura del Guercino.  Croce. Partecipazione. Coinvolgimento. Attenzione. A quanti continuamente pensano di non essere capaci o impossibilitati.  Apertura. Roma. Sembrava ieri, ma non lo e’.  Era l’8 Dicembre del  2015,  l’apertura dell’Anno Santo. Giubileo Straordinario della Misericordia. La Caritas, il volontariato,  Roma che si acende,  Roma che attende,  Roma che si dpiega e ci spiega.  Cisa  sarà  rimasto di un ann o intero?  Roma,  l’apertura dell’anno giubilare, della Porta Santa,  in un percorso che  da Colli Albani,  fermata metro,  osservavo lo “srotolarsi” della  citta’ Eterna dal finestrino di un bus che mi portava a san Pietro,  io all’interno del 70 e lui, il bus,  inghiottito dalle strade romane ancora deserte,  in un’ora insolita,  a dire il vero.  Soffiavo contro il vetro e col dito scrivevo e disegnavo. Sul piazzale dei capolinea un gruppo di “giocatori”di pallone ci salutava felice per aver recuperato metri a quell’insolito campetto “d’assalto” con i giubbotti come porte.  “Brum,  brum,  brum” e il 70 con il suo scarno carico,  cioè  io,  si allontanava e io con i miei ricordi che si accendono e si spengono ogni qual volta “pellegrino” da queste-quelle parti,  “Colli Albani” metro. Una metro sfuggita in un metro di sogno. Non era tempo di lampade Osram. Un anno,  questo,   trascorso all’insegna del fare. Porta chiusa,  rito,  rituale e molto altro che resta aperto. Torino accende le sue luci d’Artista. Per la diciannovesima volta. E’ tutto bello. Soffio per scrivere nell’aria e un po’ per noia. Fa freddo e mani in tasca ci si perde,  un po’ tutti,  lungo le strade della citta’,  dove a tratti,  a gruppi,  si parla ancora di elezioni. Americane. Good-morning,  America. Good-night,  America.

A margine,  ieri,  un incontro al Cottolengo su salute e poverta’. E qualche riferimento costituzionale.

Ri-ri-ri buongiorno Roma

Roma.foto Borrelli RomanoRi-ri-ri verrebbe da chiedersi il lettore o potenziale letore. Bhe’ perche’ da qui il buongiorno e’ stato dato varie volte. Buongiorno Roma,  romane e romani,  sindaca o sindaco il che e’ lo stesso.  Mi son sempre piaciute le finestre sul mondo e forse per questo mi piace leggere i giornali in ogni citta’ in cui mi reco.  E poi,  le finestre sul mondo aprono nuovi sguardi,  portano aria fresca e ti proiettano oltre. Oltre me. Ma non era un vino? Non solo.  Grida, per le strade e piazze romane eppure fino a un’ora fa la citta’ era sonnacchiosa,  luce e ombra ricercata per quei pochi scommettitori e fini ricercatoti di angoli sconosciuti in una grande bellezza.  Ecco vorrei scrivere fino ;   giochi di bimbi festosi,  una colazione pronta  e una consumata a meta’.  E una da fare. La miaRoma Termini.10 7 2016 Borrelli Romano. Mi piace consumarla a Termini dove i viaggi  cominciano e…. terminano.  E’ tutto un gioco,  anche scivare trolley che ti vengono incontro per poi titirarsi con semplici scatti come onde marine.  Viaggi che terminano cominciano e talvolta continuano anche. Mi piace consumarla  qui, la mia colazione,  sotto la lampada Osram,   che e’ un po’ la mia finestra. Qui,  nell’atrio di Termini dove non si sprecano mai sorrisi…. lunghi come dei viaggi. Qui dove il tempo resta cristallizzato anche quando gli anni trascorrono. Qui dove allungavi qualche mille lire per un Porta Portese ad uno dei tanti giornalai per  la pesca di un lavoro. Roma.10 7 2016 Borrelli Romano fotoIl tabellone arrivi-partenze gira in continuazione e io e noi tutti con lui. Le storie si che  ci muovono sempre. E sai quante se ne potrebbero scriverle dopo averle ascoltate?  Allora sai che si fa? Mi ci tuffo,  nella citta’ Eterna. Oggi ho programmato la visita ai dipinti di Caravaggio. Vedremo cosa riusciro’ a pescare. Questo fa parte anche del mio lavoro. E allora, programmiamo questo lavoro,  un occhio al Senato,  un occhio a via del Corso.

Questa mattina avevo pensato di dedicarla ai dipinti del Caravaggio,  disposti in varie Chiese o Basiliche o gallerie. Roma.Caravaggio.10 7 2016 foto Borrelli Romano-Roma, 10 7 2016 Caravaggio, foto Romano Borrelli-Roma 10 7 2016, foto Borrelli Romano, Caravaggio-Caravaggio, Roma.foto Borrelli Romano.10 7 2016-Alla fine,  direi che e’ andata bene anche se non benissimo.  Di strada ne ho fatta parecchia e… poveri piedi:  (i piedi,  quelli rappresentati da Caravaggio nel dipinto della Madonna dei Pellegrini nella  Chiesa di S. Agostino,  stupendi) da piazza del Popolo a piazza NavonaRoma 10 7 2016 foto Borrelli Romano.p.zaNavona Roma 10 7 2016.p.za Navona, foto Borrelli Romano-, passando per via del Corso10 7 2016 Roma via d.Corso.foto Borrelli Romano passo piu’ passo meno. Ma ho tratto anche tanti particolari fonte di allegria. Bimbi che giocano in piazza del Popolo con un papa’ e preti lungo via del Corso.  Gia’,  in fondo a piazza del Popolo lato Nord vi e’ una Basilica al cui interno sono conservati dipinti del Caravaggio ma in quel preciso istante si celebrava la messa per cui velocemente ripiego su San Luigi dei Francesi.  Entro,  la messa e’ in francese. Qualcosa la comprendo. Sento la lettura,  Mose’.  Penso a quello di San Pietro in Vincoli,  quello di Michelangelo Roma 8 7 2016.Mose'.foto Borrelli Romanoche tanto mi emoziona. Per vedere il Caravaggio dovro’ attendere il termine della Messa. In fondo,  a sinistra,  la cappella Contarelli.  Anche qui era in corso la celebrazione della santa messa,  in francese. Le letture di oggi ci parlano di Mode’ e io non posso non pensare a quello di Michelanfelo in SanMa ho saputo attendere.   Il ciclo di Matteo,  vocazione,  ispirazione,  martirio.  Il ciclo appare in tutto lo splendore. Luci che continuamente si accendono e spengono. E’  tutto una meraviglia. Esco e vado a rivedere la Madonna dei pellegrini,  sempre di Caravaggio,  piazza delle 5 Lune e sono in S. Agostino. Qui si puo’ ammirare anche un dipinto di Raffaello.

Ieri un pomeriggio intenso e vorrei lasciar parlare le immagini. Roma9 7 2016 foto Borrelli Romano.Raffaello-Roma 9 7 2016 foto Borrelli Romano-

Verso Roma

Torino Porta Susa.Ore 8.00. Il tabellone elettronico e la voce metallica, in “questo intestino” lungo quanto la nostra citta’, si affrettano ad annunciare agli avventori di questi “non luoghi” che di qui a poco sara’ pronta la Freccia Rossa per Napoli sul binario 2.  Ma non e’ ancora la mia freccia. Dovro’ attendere una manciata di minuti, quando sulla stessa “platform” transitera’ quella per Roma Termini delle ore 8. 22. 3 10 2015 foto Borrelli RomanoArriva, le sue luci paiono due occhi  che  ammiccano. Ci salgo, individuo  il posto stampigliato sullo smartphone. Mi accomodo. Il tempo di sbirciare fuori dal finestrino per vedere e sentire “fuori come va” e capisco di essere giunto nei pressi di Novara…Il bar e’ piu’ avanti e il conta km della freccia segnala 300: le macchine restano indietro sull’autostrada e cosi San Gaudenzio…indietro e sotto la pioggia…20151003_083708Qualcuno comincia ad alzarsi e vestirsi.Ombrelli alla mano. Capisco che Milano e’ vicina….”Non dimenticare nulla…” e’ il mantra di tutti.

I cartelli posizionati all’interno ed esterno del treno ci dicono che siamo giunti a Rho Fiera Milano. 20151003_090323Mi affaccio appena fuori dalla porta del treno insieme ad altri. Lo sciamare e’ impressionante. Nonostante la pioggia insistente. Expo e’ impressionante. Un fischio e si torna nuovamente tutti  in treno: si riparte.Con 5 minuti di ritardo. I tram meneghini sferragliano, dalla periferia verso la metropoli…Chissa’ chi trasporteranno, mi domando, in un sabato uggioso. Milano Garibaldi e’ alle spalle da pochi minuti e sulla destra si vede la Centrale; provo ad immaginarne  il via vai continuo e frenetico.

La Pianura Padana si allarga, qualcuna e’ scesa dai tacchi e altri si dirigono…al bar. Che faccio? Ci vado? Si. Ci vado….il tempo di consumare velocemente colazione e mi ritrovo  a Reggio Emilia. Alle 10.35 il treno si inabissa nelle “viscere” bolognesi. La voce metallica ricorda che “nella stazione di  Bologna Centrale A.V. e’ vietato fumare”. Non la vedo ma la immagino, con le sue scale e piani e frammenti di ricordi…Lento lento entra in stazione A.V… Il mare non si vede, e’ lontano, ma ne avverto gli odori e i suoi umori.Chissa’ se …

Ore 11.35.Firenze S.M. Il psesaggio della Toscana e” bello, anche visto da questa “linea” A.V. Ormai siamo nel Lazio da un po’.Settebagni risveglia ricordi.Roma e’ alle porte  e si presenta come la citta’ che da’ e toglie. Passa Nomentana stazione…Tiburtina e’ l’anticipo di Termini. Qui era l’approdo per le tante manifestazioni, cortei e scioperi: la Fiom, Cgil, la militanza, il partito. Oltre le porte del treno la gente indossa t-shirt ed io con il mio ombrello mi sento fuori luogo.Se consideri lo stato influenzale poi….Una ragazza nota l’ ombrello e sorride. Lei ha una corona di fiori bianchi in testa: ormai “la coda” e’ finita in soffita di quella che e’ stata una estate! E quale!  Giubbotto e fazzoletti di carta contro corona di fiori in testa: la porta del treno che ci separava ora ci divide del tutto. Sorride, sorrido. Pero’ quella ragazza ha avuto  il potere di farmi vergognare: indosso anche il giubbotto manco venissi da….pero’ il naso che smoccola in continuazione dovrebbe dirla tutta,” chesso'”, giustificarmi. Ma ormai, che importa?  Il treno riparte: Termini e’ la meta. Eccola, con la sua torre e l’hotel de…la grande bellezza. Guardo il terrazzo e penso alla versione dance di “A, a, a, a far l’amore comincia tu…”.  Pochi istanti, quelli necessari per riconoscere il passato, e siamo in uno dei tantissimi binari di una stazione che si e’ rifatta il trucco.  La stazione e’ simile all’aereoporto: varchi e controlli. Sono rapito, come sempre capita ogni qualvolta approdo qua, dal tabellone delle partenze e degli arrivi: qui si rappresenta l’Italia Intera. Per Pescara, per Ancona, Nettuno, Lecce. Qui la geografia incontra la storia e il tempo declinato in ogni sua forma.Una sbirciatina alla lampada Osram a vedere se…e invece…E chi trovo e cosa non trovo? Paolini che….e i taxi che mancano….via Marsala, la Caritas, piazza dei 500…3 10 2015 Roma.foto Borrelli Romano3 10 2015 .foto Borrelli Romano20151003_1311173 10 2015 foto Borrelli Romano.Verso Roma

In giro per la citta’

Iniziano i lavori su corso Principe Oddone. “Zitti, zitti, forse la ripresa, allora, e’ davvero vicina”. Torino c.so p.oddone.foto borrelli romanoFinalmente verra’ cicatrizzata, e presto,  la ferita che ormai da anni divide due circoscrizioni.Da queste parti. Questione di mutamenti sociali per mezzo dell’accelerazione sociale. La’ dove un tempo passava il treno..a bassa velocita’, la direttrice Torino Milano Venezia, ora sistemata anche come alta nella pancia -“bassa” almeno fino a Stura;  prima,  un ponte in ferro divideva via don Bosco da via Maria Ausiliatrice,  poco distante da li, la palina del bus, luogo di incontri e di amori e di promesse da mantenere,  una sorta di lampada Osram ( e non solo a Termini, vedi Baglioni) tutta torinese e per pochi intimi.

Cosi le voci da corridoio di corso Principe Oddone. Una macelleria, una tintoria, una pasticceria in una manciata di numeri civici mentre ora, niente. Una farmacia , Ausiliatrice, che resiste, e una  palina dei bus e una cabina dove ci si sentiva e si pensava all’amore infinito e agli infiniti amori trovando talvolta ricovero proprio sotto quel cerchio e la cornetta rossa, in occasione di certe “tempeste”. Da dietro questa recinzione scruto come certe distanze si accorcino: corso Venezia e oltre… Se da una parte della citta’ i lavori vanno a cominciare a due passi da li basterebbe fare solo un po’ di pulizia. Di tanto in tanto qualcuno, armato di bastone e lenza, si dedica alla “pesca”,  complice anche la vicinanza del fiume l’analogia e’ immediata: racchette da tennis,  scarpe,  oggetti di ogni tipo e fattezza…. da pescare,  sul vero senso della parola, oltre le sbarre dopo che alcuni hanno gettato centinaia di oggetti,  oltre,  pensandola come fosse discarica. Siamo a due passi dal fiume Dora,  due da via san Pietro in Vincoli… Ma girando per la citta’ alcune stranezze che potrebbero far sorridere altri si palesano ai nostri occhi confondendo un po’…. dalle parti dell’ex stadio comunale ora Olimpico qualcuno ricerca ma non si sa bene cosa… IMG-20150620-WA0017

“Librarsi”…su Valdocco

Torino 30 ottobre 2014. Piazza Statuto, un filo di luce, un filo d'acqua. Foto, Romano Borrelli

Eppure….d’accordo, i periodi in italiano, non dovrebbero iniziare con un eppure…pero’…Accarezzo da tempo l’idea di dedicare energie e spazio a nuove iniziative, mettendone tra parentesi altre, eppure, certi oggetti, certi “scatti”, talune intuizioni, personaggi, segni, sono loro, a cercare te, noi,  per essere “formati”, narrati, cooperanti, bisognosi di un qualcosa, di qualcuno che li ascolti e dia loro vita, forma. Talvolta, dopo l’ascolto, capita che si assembli il tutto per diventarne un racconto per molti, per tutti. Un libro, da librare.   Talune passioni proprio non possono essere spente e sicuramente non lo devono. Al più da ravvivare. Hanno necessità di essere illuminate, inquadrate nel modo giusto; ascoltate, ravvivate, messe a fuoco, incontrate. La profondità, la via, la vita, bambin*, ragazz*, uomini, donne, anziani. Le panchine. Storie come piante, bisognose di acqua, per crescere e far crescere, ossigeno, come segno e simbolo, assetate loro  e assetati noi, perché hanno sempre qualcosa da insegnarci e da comunicare. Certe passioni non possono essere spente. E altre, dovrebbero essere  educate ma anche educate per troppo deficit di “ineducazione sentimentale”. Le passioni  hanno bisogno di librarsi,  di dedizione, alla causa, al sentimento, in famiglia, a scuola, in fabbrica, nella lotta per un posto di lavoro, nella società, per la tutela dei diritti. Storie Foto, Romano Borrelli.per essere viste, da tutti.  E devono raccontare e raccontarsi. Devono poter fare luce, su persone, accadimenti, situazioni. Ve ne è bisogno. Come della cultura, dei libri, per spegnere l’ignoranza. Librarsi. Entusiasmarsi. Gioire. Dopo aver fatto rete, le braccia in alto, gli occhi al cielo. L’abbraccio dei compagni.Torino 30 ottobre 2014. Ore 19.00 Pallone in rete, presso Oratorio Valdocco, Torino. Foto, Romano Borrelli.Dopo la rete, si sorride. Anche dopo lo smarrimento, impigliati nella rete, si trova sempre l’occasione di ritrovarsi e sorrideci su. Se dopo una lettura, una parola, o una parola di una lettura, di una lettera o di piu letture o di piu lettere e di un abbraccio caldo, bhe’, ancora meglio.

 

Eppure…Risalire.  Approccio faticoso, fantasioso, mica poi tanto.Torino, casa di ringhiera. Foto, Romano Borrelli

E’ una bella giornata di sole, a Torino. Cammino al fianco di mio padre. Ha il viso roseo, disteso, sereno.  Le rughe sul suo viso  si sono dissolte. Distese. Non sono più il percorso di una vita ma vie di molti e per molti.  Hanno assunto nomi: via Sassari, via Ravenna ( profumo di cartone proveniente dal cartonificio Gherardi”. Ah!quanti presepe abbiamo costruito noi bambini del quartiere con il suo cartone! Un uomo gentile, sabaudo, con il suo grembiule nero, mani dietro la schiena, attento ad osservare le sue maestranze, anche 40, durante la pausa), via Brindisi, via Maria Ausiliatrice, via Salerno, via Cigna, via Pesaro, Corso  Cirie’, e oltre. Altre. Torino, zona Valdocco. Case di ringhiera tra via Ravenna, Biella, corso Principe Oddone. Foto, Romano BorrelliDistese e impregnate di odori e profumi, legname (era Mautino?) e caffe’ (era Eurocaf, oggi a Druento),  pane e Chiese nella citta’ e nel “quartiere” dove “resiste”  Gramsci, in quel che era “Taglione”. Aziende a conduzione famigliare che si danno il cambio nello stesso cortile. Spezie, cibi cotti, cous–cous e the alla menta,  pronti per essere serviti, famiglie intorno alla tavola. Un asilo (Lessona), una elementare (De Amicis), una media (Verga), oltre il fiume, una superiore. Palazzi e case di ringhiera. Ballatoi. Scale vecchie e scale nuove. Una a caso.  Una due, tre rampe. Ringhiera in ferro battuto. Alcuni piani, arranco, il fiato si fa fumo, nonostante la bella giornata e padre al fianco. Scale, in pietra, di quelle che si trovano in antichi palazzi sabaudi, muniti di portineria, guardiola, passo carraio.  Occhio sveglio, di una custode, lettere alla mano. Il loro contenuto di un tempo: “buone referenze. Puo’ esser assunto”.  Oggi come ieri resistono  le comunicazioni del parroco. Se anche le forze dell’ordine davano l’ok, insieme a quello del parroco, il lavoro era assicurato.  Un tempo, occorrevano certe referenze, per ottenere  il lavoro. Oggi, basta un profilo facebook per valutare il profilo e la candidatura. Pero’, continua a funzionare “lo sportello” del parroco. Insieme ad altre evenienze. Guardiola. Al pari di una bidelleria. Dagli appartamenti, lungo il ballatoio ci vengono incontro voci, suoni, talvolta il gracchiare di una tv sempre accesa. Attori che domandano, rispondono, amano, e fingono il tutto, senza saperlo, per chi sta a guardare.  Portineria, guardiola.  C’era mentre ora esiste nei pensieri, o nei ricordi. Qualche grida, di tanto in tanto. Ma sono nei ricordi. E’ di chi il telefono lo aveva che chiamava chi non lo possedeva. Da sopra, qualcuno talvolta rispondeva. Se non dormiva, dopo il turno di notte. Più tardi, quel posto, lo avrebbe lasciato a chi svolgeva il turno di giorno.  Oggi, il cellulare, i messaggi. Uno, due, tre, dieci, venti scalini, in pietra scura. Uno, due, tre, dieci, venti anni fa. Anche più. Scale. Un pensiero a chi le lava, ora, venuto da lontano, e chi le puliva e lavava, venuto dal Sud, nella Torino degli anni ’60, ’70, del boom economico. Fatica e gioia nell’aver raggiunto la vetta, la cima, di questa costruzione priva di ascensore  ma con diritti in costruzione, ieri. Oggi, in bilico. Lo ricorda una scritta: “Finchè la barca va’“, scritto da chissà quando e da chissà chi, ma più che mai attuale.  Presente e passato continuano a salire sotto braccio, un po’ come me, in compagnia di mio padre. “Vietato introdurre biciclette nell’androne” ,  “Il parroco passerà  giovedì pomeriggio per la benedizione delle case” e  “Vietato giocare nel cortile, tranne nelle ore stabilite in assemblea condominiale”: ma noi, nel  passato, presente e futuro, fortunatamente, a Valdocco, un cortile, lo abbiamo sempre avuto, lo abbiamo e lo avremo ancora. Torino 1 novembre 2014. Cortile Valdocco. Foto, Romano Borrelli  Scritte che danno la cifra del tempo, insieme ad un calendario, consumato dal tempo, lasciato in un angolino di questo condominio,  cartone rigido, in origine blu stellato,  con macchie giallastre e “con gli auguri del portalettere” davvero  cimeli. Oggi i calendari li fornisce direttamente il tablet. Alcuni bimbi, per via del regolamento condominiale “giocavano in casa”, e molti continuano, ancora oggi, perché non le graduatorie degli asili si sa, non hanno molti posti in serbo. Bimbi. Alcuni ridono, qualcuna piange. “Marta piange ancora“, forse. Certamente la canterà Vasco.  Appartamenti con i gabinetti sui ballatoi, profumi sprigionati e sparsi lungo le scale da baracchini poco chiusi, ermeticamente , causa guasto guarnizione usurata per i troppi apri e chiudi quotidiani (senza contare le vivande da portare il sabato e la domenica nel garage da custodire. Si sa, i soldi non bastavano mai, e “vi era bisogno del lavoretto”, per far quadrare, ieri, ma anche oggi senza lavoro e senza lavoretto e allora non ci resta che il fazzoletto. Fortunatamente, il padre, non offre solo il braccio al figlio, in questa faticosa salita,  ma anche la mano, “allungandola” nel momento del bisogno). Il porta vivande  che prendeva il via verso uno dei piu’ grandi “scatolifici” mondiali, capaci di assemblare migliaia di pezzi mobili  al giorno oggi è un cimelio, chiuso ermeticamente. Ieri si apriva, la’ dove si incontravano per 8 ore “I compagni”. Oggi, resta chiuso. Mense e ticket restaurant, per chi lavora, fanno la loro parte. Da un ballatoio, osserviamo ancora un momento Torino, avvolta nel passato, presente, futuro. Solo un attimo, anche se pare  passata una vita. Poi, è ora di ridiscendere. Ci viene incontro il profumo del  latte caldo mischiato a quello di sapone di marsiglia,  odori che scendono giù per le scale, dopo averle risalite, tutte d’un fiato, piano dopo piano, o piano piano, profumi che si appiccicano addosso e musica che di sottofondo…Yesterday, all my trobles seemed so far away, now it look as though they ‘re to stay, oh i believe in Yesterday….Domenica. Il riposo, il film, un tango, o “ultimo tango a Parigi..”, le pulizie trascurate in settimana, i libri, il libro, “La donna della domenica”.

In via Ravenna si trovava una fabbrica, di luci, di lampade e lampadine: Osram. Lampada Osram era una canzone. LO è ancora, come questo quartiere. Dolce, romantico. La fabbrica, quella, non esiste più da tempo. Le luci, si. Non sono mai state spente. La Luce, sempre accesa. Chiusa parentesi…eppure era ieri…L’importante, ora, e’ che “Stanno tutti bene”. Ovunque siano stati, ovunque siano, ovunque saranno. Ieri, oggi, domani. Con la speranza nel cuore e un cuore che trabocca di speranza. Un saluto, ciao-ciao.Torino 1 novembre 2014. Cortile di Valdocco, foto, Romano Borrelli

 

Buongiorno, Roma

20140827_075131Buongiorno Roma! Mi piace l’idea che dai, di avere il mondo addosso stando fermi, le voci di mondi e realta’ lontanissime che ti entrano continuamente dalla finestra, comprese le rotelle dei trolley che girano e rigirano e consumano il manto stradale che pare il corridoio ed entrano fino in camera ad interrompere il  sonno della notte, se mai questa vi e’ stata. Voci che in continuazione chiedono “dove e’via Vicenza“? Buongiorno Roma, sei acqua fresca che lava. Acqua dei tuoi ‘nasoni’ 20140827_083531instancabili. E ne dai a quanti instancabilmente chiedono acqua, in coda, come sestessero andando a prendere la Santa Comunione. Acqua rappresentata, disegnata, dipinta  in ogni modo e che di tanto in tanto si materializza in  qualche goccia, come capita durante la visita alle catacombe.  Acqua ricercata come fonte dove dissetarsi, come i cervi, rappresentati a San Giovanni in Laterano. Due cervi che cercano l’acqua. Il mosaico nel catino dell’abside  della Basilica fatto rifare da Innocenzo III che ne illustra il versetto 42 del Salmo: “come il cervo desidera le fonti d’acqua  così l’anima mia desidera Te, o Dio”)Roma 27 agosto 2014. San Giovanni in Laterano. Particolare cervi verso fonte d'acqua. Foto, Romano Borrelli . Ma di questa Basilica ci sarà modo di vederla e parlarne.  Mi muovo percorrendo a piedi via Marsala,Roma 27 agosto 2014. Via Marsala. Foto, Romano Borrelli fino al suo termine, costeggiando la Caritas (quanto e quale lavoro, qui, i volontari e quanta dedizione e attenzione al prossimo). Roma 27 agosto 2014. Via Marsala, Caritas. Foto, Romano Borrelli Tutta via Marsala, senza dimenticare che sulla stessa via passo’piu’ di cento anni fa don Bosco20140827_080823La Chiesa è intitolata al Sacro Cuore. Al suo interno, tra i tanti, un altare di Maria Ausiliatrice.Roma, Salesiani via Marsala. Altare di Via Maria Ausiliatrice. Foto, Romano Borrelli..  Roma, 27 agosto 2014. Foto, Romano BorrelliProseguo a piedi tutta la via, Marsala. Un tunnel, sotto  i binari della stazione Termini e sono dall’altra parte. Un gruppo mi precede. E’ alla ricerca di Via Giolitti, dove si trovano alberghi non cari, a loro dire. Qualche albergo, hotel, BB,  gente in attesa di avventurarsi per Roma e  approdo  alle porte del quartiere  di San Lorenzo,  da dove si vede svettare il torrino di Roma Termini.Roma, 27 agosto 2014. Nei pressi di San Lorenzo. Foto, Romano Borrelli Una rapida occhiata, per immergermi mentalmente tra le pagine di una mia lettura preferita: “La Storia” di Elsa Morante. Mi immergo appena nel quartiere, così, per avere l’impressione di sentire le voci dei personaggi del romanzo.Roma 27 agosto 2014. Porta San Lorenzo. Foto, Romano Borrelli Roma, Quartiere San Lorenzo. Foto, Romano BorrelliIl romanzo che mi ha dato e continua a darmi ancora tantissimo.  Un capolavoro letterario.La storia Ida e di Useppe, suo figlio, frutto di uno stupro.Ida e la sua dignita’gonfiano il cuore di emozioni.Una storiav dove Elsa Morante ha alternato poesia e dramma.Un libro d’amore. Una rapida occhiata verso questo quartiere, lo scalo, San Lorenzo e il rimando a memoria  di una frase di Elsa Morante:”Con te per sempre finch’io viva e pi’in la’”. Da qui mi dirigo verso Porta Maggiore Roma, 27 agosto 2014. Piazza di Porta Maggiore. Foto, Romano Borrelliper prendere un tram, il treRoma 27 agosto 2014. Fermata tram. Porta Maggiore. Foto, Romano Borrelli, e dirigermi verso Piazza San Giovanni56Nel giro di qualche fermata di tram (il tre) ma leggo alcuni numeri a me famigliari, il 14, Viale Palmiro Togliatti, il 19…ricordo il Prenestino, Cinecittà, quasi un’ora di tram da Termini…)Roma 27 agosto 2014, tram in Piazza di Porta Maggiore. Foto, Romano Borrellisono a Piazza San Giovanni. Il capolinea del 218 è qui.Roma. 27 agosto 2014. Da Piazza San Giovanni verso le Catacombe. Il bus 218. Foto, Romano Borrelli Mi accomodo e nel giro di 15 minuti sono alle Catacombe, nei pressi delle Fosse Ardeatine. Dalla fermata del bus, un dieci minuti a piedi. Sulla destra, le Catacombe di San Callisto e i Salesiani. San Tarcisio. Costeggio la mia sinistra fino ad arrivare alle Catacombe di Domitilla.Roma. 27 agosto 2014. Le Catacombe di Domitilla. Foto, Romano Borrelli.Roma 27 agosto 2014. Orari Catacombe Domitilla. Foto, Romano BorrelliFortunatamente oggi è possibile la visita. 7Le altre, sono chiuse per giorno di riposo.Roma, 27 agosto 2014. Le Catacombe di Domitilla. Foto, Romano Borrelli (2) Roma, 27 agosto 2014. Catacombe di Domitilla. Foto, Romano Borrelli (2)Qui, eravamo tre gruppi: americani, orientali e un gruppo, davvero esiguo di italiani. I primi sembravano fossero tutti sotto le catacombe, a milioni. Non terminavano mai. Noi italiani invece  sembrava avessimo il “tutor” personale, una guida tutta per noi, dato che eravamo in otto a seguire la spiegazione. Eevidentemente siamo sazi di tanta superficialita’. La guida e’stata davvero paziente nel rispondere a curiosita’ davvero….Quanti gradi vi sono qui sotto qui sotto?quanta umidita’? Quanto sono lunghi i cunicoli? Quante catacombe ci sono, sparse, a Roma? E’ vero come dice il film Quo Vadis….?  Le Catacombe sono quelle di Domitilla, in via delle sette Chiese. La Chiesa è davvero Roma, 27 agosto 2014. Catacombe di Domitilla. Foto, Romano Borrellibella. Roma, 27 agosto 2014. Le Catacombe di Domitilla. Foto, Romano BorrelliFa freddo, qui sotto.Roma, 27 agosto 2014. Le Catacombe di Domitilla. Foto, Romano Borrelli (3) Roma, 27 agosto 2014. Catacombe. Foto, Romano BorrelliUna visita guidata, un’ora circa. Ora si sa di più  sul tufo, sul refrigerium, fossores,  e su quante sono a Roma le catacombe, anche se, queste sono le Catacombe. In questa zona. Quelle di San Callisto,Roma, 27 agosto 2014. Catacombe di San Callisto. Foto, Romano Borrelli. oggi, come detto, sono chiuse.Roma, 27 agosto, foto Romano Borrelli Terminata la visita faccio ritorno, verso San Giovanni. Percorro un viale, da porta a porta.  Ne approfitto  per fare due passi , una zona a me tanto cara e carica. Un viale, lunghissimo.  Roma, da qui è ancora più bella. Chiudo gli occhi un attimo. Mi pare di vedere le luci che salutano l’arrivo del nuovo anno.Roma, 27 maggio 2014. Salesiani, San Tarcisio, Foto, Romano BorrelliLa terrazza di questo istituto internazionale dei SalesianiRoma, 27 agosto 2014. Salesiani San Callisto. Foto, Romano Borrelli e il Cupolone e sullo sfondo. Roma, Sei bella anche da quassu’, da questa terrazza. Il tempo trascorso ti rende ancora piu’ bella e affascinante.  Quanto sei bella, Roma. Non solo una canzone di Venditti. Non ti preoccupare, L’acqua lava tutto.20140827_083531Mi piace l’idea di passare dopo anni da piazza San Giovanni e ricordare nomi e visi incontrati e conosciuti per  vie di citta’ adriatiche. Mi piace questo odore, Roma, che hai addosso e che si attacca come un vestito. Mi piace questa idea di padronananza che ho di te, nonostante il tempo trascorso, tra una visita e l’altra e qualche cicatrice di cadute che ancora porto addosso e che grazie a quelle ora mi muovo liberamente, saltellando di qua e di là,  privo di cartina tra le mani, confondendomi tra i tuoi tanti abitanti. Sei bella, ma sempre capace di renderti nuova ad ogni incontro e spiazzarmi. E forse per questo, mi piaci, cosi come mi e’ piaciuta la mostra di Frida Kahlo (artista messicana, 1907-1954, simbolo dell’avanguardia artistica e dell’esuberanza della cultura messicana del ‘900. La mostra romana, aperta dal 20 marzo presso le scuderie del Quirinale e in prossimità di chiusura, il 31 agosto. Costo del biglietto, 12 euro) , tanto bella e appasionante la sua vita da volerla rivedere ancora e ancora. Una donna che porta impresso l’amato, in ogni suo autoritratto, ora sotto la fronte, ora tra le sopracciglie, ora nel cuore. Una donna capace di amare fino all’ ossessione, una lampada osram mai mancata, per il suo Diego Ravera. L’abbraccio dell’universo, un’opera spettacolare. Almeno lei, c’era sempre. Davvero qui passa il mondo intero, in continuazione. Per rinfrescare la memoria occorre prendere i tram e la metro.20140827_145152Le cicale cantano, il sole spacca le pietre e …20140827_13333320140827_150554Roma, 27 agosto 2014, Foto, Romano BorrelliRoma, 27 agosto 2014. Foto, Romano BorrelliIn questo momento mi trovo presso la Basilica di San Clemente.Roma. 27 agosto 2014. Basilica di San Clemente. Foto, Romano Borrelli Qualcosa di molto simile, quasi identico a Ravenna, Sant’Apollinare in Classe per quanto mi riguarda, almeno per  i mosaici. La primitiva chiesa fu edificata nel tardo IV secolo nei pressi del Colosseo e delle caserme dei gladiatori ai margini dell’area monumentale su preesistente edificio del II secolo d.C.: si trattava verosimilmente della domus ecclesiae di Clemente, un liberto martirizzato sotto Diocleziano. “Domus Ecclesiae” erano luoghi di culto dove si riunivano i fedeli nei primi secoli del Cristianesimo, generalmente identificabili con ambienti di abitazioni private adatte allo scopo. A due passi dal Colosseo su via di San Giovanni in Laterano.Roma, 27 agosto 2014. Basilica di San Clemente. Foto, Romano Borrelli20140827_15574020140827_15580420140827_160216Roma, 27 agosto 2014. Basilica di San Clemente. Foto, Romano Borrelli (2)Da qui, un salto ai Fori 20140827_161706e sulla via dei Fori Imperiali. E poi, Colosseo e poi…Roma 27 agosto 2014. Foto, Romano Borrelli Trovo un posto sul palco e “mi accomodo”.20140827_161924Quando la stanchezza prende il sopravvento decido di lavarla via. Un salto a Termini, per togliermi la curiossta’di vedere se la ragazza cantata da Claudio Baglioni stara’ancora aspettando per poterle dire che lui le piace tanto.20140827_173503 Qui, penso, l’amore continua a perdersi, l’amore continua a trovarsi, oggi come ieri. A Roma Termini, molto è cambiato negli ultimi anni, tranne il via vai. Gente che arriva, gente che parte. Roma Termini, un porto di mare, si potrebbe dire. E poi, in quale posto meglio di altri si potrebbe cantare “lasciarsi un giorno a Roma?” (Niccolò Fabi). E poi dimenticarsi, ovviamente.

Ora, che dire……………ancora un salto, da Frida. Certe cose sfuggono e prima che chiudano le Scuderie del Quirinale,Roma. Il Quirinale. Foto, Romano Borrelli meglio muoversi.

Bhe, buonanotte Roma.Roma. Il Cupolone dal Quirinale. Foto, Romano Borrelli

Porta Palazzo

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L’altra settimana, sono sceso per strada, munito di registratore, blocchetto, e macchinetta fotografica. Avevo desiderio di fissare qualche immagine, e con esse, delle emozioni. Mie, altrui.  Cogliere l’attimo. Lo stato d’animo che conta. Trasmette.  Avevo necessità di rivedere, raccontare nel mio io,  un posto che ha scritto la storia. Prima. Dopo. Durante. Sud. Mercato. Stazione.  Treni antichi. Dialetti. Incroci. Profumi, di ortaggi, frutta. Dei tanti Sud.  Volevo rivedere, raccontare Porta Palazzo.  Circoscrizioe 7. Il mercato, Porta Pila, con i suoi carretti, appena depositati, a riposare per la notte.  Il suo pavimento bagnato, lavato, di lacrime e sudore, fin dalleprime luci dell’alba.  Le sue fermate di bus e tram. Il 4, che sembra un treno, con la sua direttrice Nord-Sud, Mirafiori-Falchera. Mirafiori, luoghi di operai, Falchera, un tempo quartiere dormitorio di Torino. Non piu’, ora, nè una nè l’altra. Il  4, col suo snodarsi. Scendere, salire. Il controllore a bordo come negli anni settanta. Il 16, circolare destra, circolare sinistra, con identico capolinea, Piazza Sabotino. La tettoia, l’orologio, luogo di incontro. La nostra lampada Osram, formato stazione Termini. E a proposito di stazione, la vecchia Torino-Ceres. Vapori di treni antichi, andati, fermi, come “a deposito”, come alcune lettere in francese. E poi, il Duomo, la Sindone, le Porte Palatine. Dalla parte opposta,  poco distante, il Balon, con le sue cianfrusaglie, oggetti antichi, usati, nuovi, e Borgo Dora, il Maglio, il Serming. La Mongolfiera.Tutto concentrato in un pizzico di Torino.  Fiaba, non vuota, come certa  politica, sopra questo cielo plumbeo che avvolge il palazzone agli inizi di corso Giulio Cesare.  Con le anime che vagano, alla ricerca di qualche ortaggio, qualche frutto, per passare la serata, rimasti  dal mercato. Ho provato a chiedere, una riflessione a chi come me restava estasiato davanti a tanta bellezza di tanti colori, lasciati per la notte.

“Scende la notte e la vita riposa. Il movimento, l’automatismo con cui svolgo le mie occupazioni di routine lasciano spazio ai pensieri, alla memoria, alla fantasia, al romanticismo che gonfia il cuore di poesia. Anche ai sensi di colpa. Sarà per questo che amo la notte. C’è più spazio. E così, a Porta Palazzo, anche se buia e deserta, riesco a sentire l’ebbrezza che provoca l’allargarsi dell’orizzonte. L’incontro con una pelle diversa, una lingua diversa, uno stile di vita nuovo. Riesco a sentire la linfa che sale dalle radici, quelle che ritrovi anche se sei in capo al mondo, quando vedi un prodotto tipico o senti il tuo dialetto, che potresti riconoscere in mezzo al caos più sonoro. Un’ eco che rimbalza sul cuore prima di arrivare allla testa. Riesco a sentire voci che si accavallano e profumi di quel mercato, il più grande d’ Europa, ne avverto il senso di smarrimento iniziale, che piano piano si organizza e diventa curiosità. E poi voglia di stare al mondo. Accade qualcosa di magico…lo spazio dell’Io, un punto quasi impercettibile, diventa un grande ottagono che comprende radici e rami che si proiettano verso il nuovo. In verticale, fino a toccare il cielo, e in orizzontale, verso l’incontro con l’altro. E’ una questione di spazio, quello che vedi con gli occhi dell’anima. E che ti fa apprezzare Porta Palazzo con tutto il cuore.”