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Dal racconto al libro, una storia di lacci

20141216_165002Sinteticamente,come un tweet, non tutto e’ a caso o per caso e  tutto quanto potrebbe sembrare un “saltabeccare” in realta’ non e’. Ordine, disordine, fuori e in testa. I lacci sono stati slacciati e riallacciati, con un certo ordine o disordine, come una casa o come quel che ci portiamo in “testa”ai nostri pensieri e nelle nostre gambe. Dipende da chi, da cosa e dalla storia. Dipende. “Ognuno ha i lacci suoi”, ho sostenuto fin dagli inizi e ognuno, a modo suo, allaccia, slaccia, intreccia e cosi via. Il libro aprirebbe la porta a tantissime storie, ma non si puo’ rivelare nulla, solo consigliare, di andarlo a comprare, perche’ personalmente l’ho trovato davvero interessante, di quelli che al termine dici: “Peccato sia terminato”. Il tweet sta per terminare….e come nel racconto, un gatto osserva la scena…Il suo nome e’ Labes….ps. Non cercate su google ma infilatevi in una libreria e comprate “Lacci”, di Domenico Starnone. Buona lettura.

Un ringraziamento dovuto a Massimo e alla libreria Giunti al Punto.

Un libro che parla di molti, di noi, di molto in genere. Tra le righe qualcosa di dirompente comune a tanti e per questo ho deciso che ne faro’ omaggio con un paio di copie. Detto fatto…comprati.

 

Una storia di matite

Torino 14 dicembre 2014, via Garibaldi, foto, Romano BorrelliTorino, 14 dicembre 2014, via Garibaldi.

Tre Babbo Natale, in giro per Torino. In centro (Nel resto della città, moltissimi di più: un paese intero. Vero, vero. Per un’azione benefica). Due donne, un uomo, palloncini stretti tra le mani e di li a poco, pronti a prendere il via, nella via, e nel cielo torinese. Una cornice………con cosa la si poteva riempire? Una foto, ovvio. Invece, no. Almeno, questo valeva per me, questa mattina. Ma quella cornice l’avrei voluta, per riempirla a mio piacere, di scrittura, pensieri, in corsivo, naturalmente. E bella calligrafia. O forse, a dire il vero, l’ho già riempita.  Volevo un foglio e una matita. Sul tavolino di un caffè, “riallacciavo” il filo di un discorso, meglio, di qualche riga, raccattando qua e là alcuni cocci di qualcosa. Ma sono pagine di libro. Lettere di qualche lettera inserita tra altre lettere…pagine come lacci, allacciate, poi slacciate e poi riallacciate ancora. Il punto era che questa mattina non avevo con me una matita, né per un appunto, né per una schedatura, de libro, né per una “inquadratura” di un passo della lettura (o della lettera) su cui “soffermarmi” e “scattare” l’attenzione.   Quest’ultima, pero’, “scatta” ugualmente. Una giovane donna, nel tavolino del caffè accanto al mio, ne possiede una, di  matita. Non ne distinguo, pero’, il tipo. Mi faccio coraggio, sapendo che potrei innescare una richiesta imbarazzante. (Quale matita?). La chiedo in prestito, un attimo soltanto. E’stata gentile, “eccola. Fila”. Mi allunga il lapis nella mano e mi allaga un sorriso. Gioca con abilita’, con le parole, i termini e lo sguardo. Nasconde, si mette in ombra, gioca e ride. Con una marca, il trucco, verra’ dopo. Strada facendo. Una donna con la matita e’ la sintesi della natura, l’arte della bellezza o la bellezza dell’arte, il motivo per approfondirla evitandone  la superficialita’, penso. Una donna con la matita, per ora, senza trucco senza inganno. Si alza e gentilmente mi dice che posso tenerla. “Fila” via, d’un tratto, veloce, come il treno che la riportera’ lontana da qui, verso il mare, presumo. Nei suoi occhi, c’era il mare.  Un attimo soltanto e sparisce. Nei miei occhi nebbia, smarrimento e spiaggia, il mare si e’ appena ritirato.  Pochi istanti lunghi come un paio di anni dilatati dal suo sorriso. Nella sua matita, in quella, c’era un mondo, a me sconosciuto, conosciuto solo a tratti. Pochi istanti, diluiti e dilatati in un tratto comune. Inizio a disegnare  e scrivere, con un po’ di fantasia e un pizzico di…inganno…questione di…poesia.  Nei suoi occhi, ve ne era parecchia, immersa fino in fondo nel suo mare da amare, dolce come il miele. Questioni di…cuoere… Ma anche di…matita…..quella per il trucco.

Il libro in corso di lettura è davvero interessante. La sua storia, anche.

ps. Le poesie, amo raccoglierle, leggerle, cercare di capirle e…interpretarle e “rilanciarle”…Con le matite…si riempiono di contenuti grandi storie. La poesia e’un viaggio, oltre il tempo, oltre lo spazio. Una poesia o un gruppo di poesie hanno le loro colpe, provocano ferite e lacerazioni e hanno la capacita’ e la forza di “suturare”. Una poesia allontana e avvicina altri, separa, riavvicina…Ma una poesia con la matita e’ personale, per sempre…la forza della poesia.

Un caffè reale. Buonanotte Torino, Buongiorno Torino

Torino, Galleria Sabauda, foto, Romano BorrelliTorino,10 dic 2014, foto, Romano BorrelliTorino, 10 dic 2014, foto Romano BorrelliTorino fermata metro. 8 dicembre 2014. Foto, Romano BorrelliTra “buonanotte Torino” e “buongiorno Torino” , ci sta un giorno intero. Una rotazione, un giro di una “palla” su sé stessa. Se palla è sconveniente, meglio allora, una storia. L’aria è fredda e il profumo è di neve. Cappelli di ogni tipo calati sulle orecchie e tipi diversi con cappelli dalle svariate forme ondeggiano con le loro ombre tra una via e l’altra del nostro centro cittadino. Ogni cappello ha la sua storia.  I bus Gtt, in testa, hanno invece “la tendina” aperta con un acronimo, FS, color arancione. Penso siano diretti verso una qualche ferrovia dello stato, così come erano “targati” un tempo i treni, al centro del vagone, bianco su sfondo grigio e lo sfondo e il contorno e il contenuto era un intero presepe che faceva ritorno nella terra d’origine: artigiani, agricoltori, contadini prestati alla catena di montaggio pronti a far ritorno nella propria terra, dove solo pochi mesi prima avevano salutato il mare, dal colore verde azzurro e altri colori che in diverse ore del giorno sembravano (e sembrano, esplodevano) esplodere sotto il sole del Sud. Fs. Mi he messo allegria, almeno per un momento, perché con la fantasia è un andare, viaggiare, in posti lontani, magari sconosciuti. O semplicemente, ritornare. Ero in treno, o in Salento in Bus. Invece, povero me, era  un semplice, banale, fuori servizio. Era un semplicissimo ritorno, dalla luna, al pianeta terra.  Bus che vanno in garage, dopo aver ciondolato ore intere da un capo all’altro della città e aver fatto ciondolare al loro interno carichi di umanità, quando i palazzi cittadini hanno ormai deciso di chiudere ogni loro occhio per cedere, complice la stanchezza, ad un sonno profondo. “Dormono tutti” e silenzio profondo.  Qualche passo, di tanto in tanto, “interrompe” il silenzio. Attendo, che si materializzi  qualche strillone, che ormai non strilla più, da quando ha la sua pettorina addosso ed è riconoscibilissimo. Un’attesa tanto attesa per questo nuovo formato del nostro giornale. (“La Stampa che cambia in un mondo che cambia”. Ps. Pero’ mi pare che nell’articolo di pag 50 “Scuole cattoliche, a rischio, gli stipendi”, mi pare che sia la foto di una scuola materna comunale di Corso Cirie’. E i bimbi sono in procinto di cantare “questo e’ il treno, lungo lungo, che attraversa la citta’….). Una scorsa veloce: è agile, veloce, forse un passo verso un modello smart. Anzi, dal, o sul, cellulare, notizie immediate, sempre fresche. Non più calde. La notte è lunga ma la lettura di un libro, per farla breve, la fa breve, l’accorcia. La notte. E anche io la faro’ breve. Promesso. Si materializzano i personaggi, quelli del libro (per quelli reali, mancano ancora un po’ di ore), che prendono corpo, dalla carta alla fantasia. Lidia, venditrice di elettrodomestici, e poi, i figli, e ancora Vanda, la moglie, Sandro, Anna e lui, Aldo. Le pagine corrono, velocemente, slacciate, ma non ancora del tutto. Nel frattempo, i palazzi si svegliano, si stropicciano, qualche saracinesca si stira all’indietro e comincia ad aprirsi. Gli FS escono dai loro garage e prontamente diventano un numero. Bhè, si, qualcuno è stato anche Battezzato e ha un nome, magari anche di speranza e di salvezza. La Barca, ad esempio…Tutti sulla barca…L’elenco degli esempi sarebbe lunghissimo. E’ giunta l’ora del caffè, e questo è Reale. Un bel posto, a due passi, dico due, da dove ho immortalato quella “manica” Reale con la foto promessa, il giorno in cui, dal blog, ho  augurato la Buonanotte a Torino. Meglio, Buonanotte Torino. Il posto è bellissimo, ad altri due passi da Piazza Castello, due dal Duomo e tre o quattro dal Polo. Reale. Veramente vero. Non è una storia. Sorseggiato il caffè, anche questo, RealeTorino 10 dic 2014, foto Romano Borrelli, chiuso il giornale, mandati a dormire Vanda, Aldo, Anna, Sandro e Lidia, buttiamo l’occhio su come si sono svegliati i tanti Marco, Andrea, Laura, Marta, Francesca…Marta, ha il cappello calcato sulla fronte, gli occhi come il mare che brillano e le loro tendine ben alzate. L’amore, forse, ha bussato alla porta del suo cuore, ma per saperlo con certezza, dovrà recarsi alla fermata di un’altra Porta…Un incontro. Proprio li, presso la Porta della felicità. Una storia, dal cappello di Marta.

Ps. Proprio li, un biglietto di una moglie che sembra sfuggito dalle pagine del libro, scivolato dalle mani irreali di Vanda per confluire su quelle reali dell’albero di Porta NuovaTorino 8 dicembre 2014, albero di Natale a Porta Nuova, foto, Romano BorrelliIn aggiunta, vorrei condividere un biglietto, di speranza, per chi è in viaggio…….verso un cambiamento.Torino 8 dicembre 2014, atrio Porta Nuova. Foto, Romano BorrelliE una storia dalla scuola, di scuola e che fa scuola…di amicizia…Torino 8 dicembre 2014, atrio Porta Nuova, albero di Natale. Foto, Romano Borrelli

Lacci miei

20141203_091610Torino, 5 dicembre 2014. Atrio di Torino Porta Nuova. Immobile, davanti a questo albero,  in attesa di un qualche evento o semplicemente di una normalissima voce capace di ridestarci da quell’ avvitamento. Poche lettere e molte persone si celano dietro quelle scritture che hanno “scritturato” qualcuno o qualcosa o si apprestavano a scritturare. O meglio, ne chiedono l’intercessione, a Qualcuno, a Babbo Natale o magari a qualcun* che si trova li, per una “scrittura”. La voce, capace di ridestarmi da quel torpore, stentava ad arrivare, sia da fuori, che ne so, magari l’annuncio di un treno in arrivo, in partenza, un ritardo, il “materiale” non pronto, un cambio di binario per una partenza,  sia dal di dentro, una presa di coscienza che li,”stazionavo” soltanto.  Per riavvolgere un anno di film. O il film di un anno. Nulla.  La “sveglia”, o il risveglio,  me la forniscono i miei occhi. Una delle due scarpe era slacciata e tale continuava ad essere. Il tutto, o il così poco, era così da tempo, forse tanto, forse poco, mentre pensavo ai “lacci” miei. Mi chino e metto in ordine quel che divideva la mia storia, ammortizzata dalle scarpe, e quella del manto stradale, che conteneva storie di tutti, tanti, di una moltitudine.  Di oggi e di ieri. Di lacci miei che si intrecciavano ad altri. Lacci. Davanti a questo albero, sempre più magro, probabilmente la recessione si è fatta sentire anche per gli alberi, non riproponevo i soliti auspici, i soliti sogni. Elencavo quello raggiunto, e quello quasi raggiunto, anche con poca intesa. Un bar, una stazione, e caffè, della stazione,  un saluto, che pareva un arrivederci, un rientro e poche altre partenze. Un caffè, quello, molto espresso e parecchio amaro. Un fischio, le porte chiuse e geografia da ripetere. Molte le ripartenze. Storia e storie tra gli spartiti, in continua oscillazione con parole e musica  (anche se, meglio, musica e parole) da violoncello. In cima a questo albero che profuma di caffè espresso, oggi molto corretto, metterei volentieri questo blog che ha raggiunto l’età giusta viaggiare in  “prima classe”: sei anni, grembiule dello storico della domenica e qualche fiocco. Una sigla, di tanto in tanto, tra un “pezzo” e l’altro. Dopo aver accarezzato, albero e idea, recupero la strada del ritorno. Diretto verso altre classi, o meglio, tra altre e alte classi. Prima che la campanella suoni, recupero una sedia e un libro, appena comprato. Uno studente si avvicina. Ha la disinvoltura di chi voglia chiedere un gesso. Così, come fanno i ragazzi, per allungare i tempi di percorrenza di qualche piastrella, tra l’uscita e il rientro. In classe. Le formule, possono aspettare.  Penso subito voglia chiedermi una penna, di quelle che fanno “clac-clac”, che, anche se è presto, magari vuole sentire addosso la tensione da maturità. Con qualche centinaia di giorni di anticipo. Invece vuol sapere cosa leggo. Vorrei rispondergli semplicemente che quello che leggo sono “lacci miei”. Non lo faccio, semplicemente perché ogun* ha i suoi, di lacci. E io ho questo libro, tra le mani e tra una esistenza come tante, intrisa di lacci, un libro bellissimo, che ha per titolo, per l’appunto “Lacci”. Era da un po’ che la mia curiosità si muoveva tra lacci altrui. Da qualche giorno, a seconda delle possibilità, sfogliavo una pagina, due righe, dieci righe, di quelle “valanghe” senza preavviso e che di tanto in tanto esplodono nella testa. Mi aggiravo furtivamente tra le pieghe del libro e della libreria, sotto gli occhi vigili di altri lettori. Ognuno immerso tra i lacci propri e vogliosi di “farsi” anche quelli altrui, tra pieghe altre. Un vicino, potenziale compratore e lettore, mi fissa negli occhi e mi dice: “Potessi ne cederei volentieri qualcuno in prestito, e magari riprendermeli “sciolti”. Sempre isoliti “lacci”: imperfetti, improbabili, ma intrecciat  meglio. Alla fine, per tornare all’oggi, cedo. Come tante altre volte. Difficile essere orgogliosi ed egoisti. Con i libri. So che lascero’ volentieri solo i “Lacci”, di Domenico Starnone (Einaudi). A cosa penso? Che cosa lasciamo quando lasciamo qualcuno? Che cosa quando qualcuno ci lascia? Bhe, lasciatemelo dire, “lacci miei”. E poi…..20141206_190927

Una domanda post: maquanto devono essere allaciati questi benedetti lacci? Stretti stretti, da lasciarne il segno come un marchio nella carne, stretti a meta’, allentati, una si e l’altro no o uno si e l’altra no, evitati per trasformare il tutto a mo’ di ciabatte,  eliminati del tutto per lasciar posto alle cerniere con un colpo di zip….come?

Ps. Il mio pensiero volge al 6 dicembre 2007…Torino, 5 dicembre, corso Valdocco, foto, Romano BorrelliLi ricordiamo sempre. Tutta la città, unita, li ricorda.Torino, 5 dicembre 2014, corso Valdocco. Foto, Romano Borrelli