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Roma è…

Il treno ha fischiato. Non solo. È  partito e lascia dietro di sé  scie di emozioni,  cose viste e da provare a rivedere,  studiare da ricordare. Alla prossima.  Roma è  ad un tiro di schioppo da Torino racchiuso in nemmanco un palmo della mano.  Santa Maria Maggiore,  Santa Prassede,  i suoi mosaici. Roma questa volta e’ stata un esame,  il Tempietto del Bramante (San Pietro in Montorio,  davvero difficile da trovare) e ricordi,  passato e presente che si mischiano e affacciano su una delle terrazze più  suggestive della capitale eterna: il Gianicolo. Il Tempietto del Bramante,  che fa sentire tanto Jep Gambardella o molto partecipante dello sposalizio della Vergine. In effetti la sensazione è  quella di essere un qualche figurante del film o della notissima  tela.   Festa del Patrono di Roma,  festa come rottura dell’ordinario e introduzione nel tempo straordinario. E la voglia di partecipare alla festa della vita è  tanta,  con tanta eterna bellezza intorno.  Roma è  un doveroso ripasso-omaggio al Pinturicchio e alle storie di San Bernardino,  ai Musei Capitolini per Caravaggio e a Palazzo Barberini per lo stesso con tanta voglia di “buona ventura”. Roma e’ il Mose’ in San Pietro in Vincoli,  con la sua torsione che sembra alzarsi da un momento all’altro per recuperare l’uscita, massiccio e muscoloso,  con quei due ciuffetti di capelli che paiono due minuscole corna. Passando dall’ interno all’esterno, una cascata di verde attende il viandante nei pressi della piazza antistante la Basilica,  tra una rampa di scale e la Basilica un pittore,  qualcuno che riposa stanche membra e altri che si godono il  fresco sotto “portego”.   Roma è  arte,  magia,  passione,  “fuoco” e fuochi d’artificio. Roma è  un arrivederci a presto.

Roma e’…

Roma. Roma, ottobre 2015. Foto, Borrelli RomanoPer molti giungere a Roma Termini e muoversi è un po’ come giocare a perdersi, nel trovare l’uscita o un taxi. Dalle parti di Via Marsala il cantiere è ancora li. “Misericordia”. Roma, ottobre 2015. Foto, Borrelli Romano (2)A me piacciono i messaggi che nei pressi si elargiscono ad un occhio attento: “Chi mi ama mi segua”Roma 17 10 2015 foto Romano Borrelli, “Io e lei”Roma Termini 17 10 2015 foto Borrelli Romano. “Roma e’…” a ricordare che “l’amore e’…” o era. A Roma. Ad esempio. Mi trasformo cosi in un raccoglitore di storie. In attesa del bus 70, che tarda (secondo alcuni utenti, per altri e’ un dato certo: la velocità media dei bus a Roma e’ di 12 km all’ora) molti vanno all’ “Atac” lanciando strali e stracci. Poco fuori la stazione, stretto tra Colli Albani e altri colli allungati in attesa di vedere lo spuntare del bus, mi passa davanti il passato. Centocelle, Cinecitta’, Torre Maura, via Togliatti, la fine dei ’90 e “le fughe vigliacche“, il 2003 e il 2004, le manifestazioni “Not in my name”, il partito, il sindacato, la scuola. Il 70 arriva: saliamo: piazza della Repubblica, Corso Vittorio Emanuele, le Istituzioni e i suoi palazzi, l’Altare della Patria e il suo ascensore panoramico, nuovo di zecca, i Fori Imperiali e la loro “passeggiata nella storia”. Una storia nella Storia, l’alfa e l’omega della parabola di un primo cittadino. Roma, davvero, è una grande bellezza. Roma 7 10 2015 foto Romano BorrelliRoma 17 10 2015 foto Borrelli  RomanoRoma 17 10 2015 foto Borrelli Romano17 10 2015 Roma foto Romano BorrelliRoma.17 10 2015 foto Romano BorrelliFotografa: situazioni, emozioni, sentimenti, semplici incontri, amori e canzoni…”lasciarsi, un giorno, a Roma”. E si lascia fotografare. Se non ci fosse Roma, in molti. scenografi, sceneggiatori, gente comune, sarebbero depressi. Non solo gli sceneggiatori di fiction. E’ davvero una grande bellezza. Oltre che una lupa che allattaRoma 17 10 2015.Borrelli Romano foto. L’estate sembra non terminare mai, da queste parti. Il cielo sopra piazza Navona è una tavola di colori17 10 2015 Piazza Navona foto Borrelli Romano. Roma 17 10 2015 piazza Navona foto Borrelli RomanoRoma 17 10 2015 piazza Navona.Foto Romano BorrelliLe macchine fotografiche sono state sostituite da smartphone e tablet ma gli artisti della piazza, loro resistono. Compio il giro del mondo almeno un paio di volte, intorno alla piazza. Individuo l’identico punto di una serie infinita di foto racchiuse in una parentedi: la gita, l’85, l’87, un amore un altro perso uno trovato e un altro ritrovato. Una parentesi di riflessioni, ricordi, attese. Parentesi immutabili come alcune nubi di passaggio che altrove annuncerebbero temporale. Ma non qui. Una ragazza e’ seduta. Indossa un maglione con trecce, color vinaccia. Ha occhiali neri, calati sul naso. Capelli neri, qua’ e la’ un colpo di sole, su di loro, su di lei, quando le nubi, quelle del cielo e quelle dell’umore si allontanano oltre l’orizzonte e raggi di sole ci si appiccicano addosso in un giorno d’autunno che sa d’estate. Le nubi, quelle del cielo e quelle dell’umore si prendono sotto braccio. “Non vi preoccupate, ora ce ne andiamo” sembrano dire. E il disturbo, lo levano. La ragazza è assorta e contempla la mano della statua. L’artista pure, è assorto ma non si capisce in chi e cosa.  E’ il suo mestiere. Sono certo che siamo davanti ad un capolavoro. Di grande bellezza. Lo custodisco tra le mani. Questa sera la rivedrò. E’ un bel cd.20151018_201759

Verso Roma

Torino Porta Susa.Ore 8.00. Il tabellone elettronico e la voce metallica, in “questo intestino” lungo quanto la nostra citta’, si affrettano ad annunciare agli avventori di questi “non luoghi” che di qui a poco sara’ pronta la Freccia Rossa per Napoli sul binario 2.  Ma non e’ ancora la mia freccia. Dovro’ attendere una manciata di minuti, quando sulla stessa “platform” transitera’ quella per Roma Termini delle ore 8. 22. 3 10 2015 foto Borrelli RomanoArriva, le sue luci paiono due occhi  che  ammiccano. Ci salgo, individuo  il posto stampigliato sullo smartphone. Mi accomodo. Il tempo di sbirciare fuori dal finestrino per vedere e sentire “fuori come va” e capisco di essere giunto nei pressi di Novara…Il bar e’ piu’ avanti e il conta km della freccia segnala 300: le macchine restano indietro sull’autostrada e cosi San Gaudenzio…indietro e sotto la pioggia…20151003_083708Qualcuno comincia ad alzarsi e vestirsi.Ombrelli alla mano. Capisco che Milano e’ vicina….”Non dimenticare nulla…” e’ il mantra di tutti.

I cartelli posizionati all’interno ed esterno del treno ci dicono che siamo giunti a Rho Fiera Milano. 20151003_090323Mi affaccio appena fuori dalla porta del treno insieme ad altri. Lo sciamare e’ impressionante. Nonostante la pioggia insistente. Expo e’ impressionante. Un fischio e si torna nuovamente tutti  in treno: si riparte.Con 5 minuti di ritardo. I tram meneghini sferragliano, dalla periferia verso la metropoli…Chissa’ chi trasporteranno, mi domando, in un sabato uggioso. Milano Garibaldi e’ alle spalle da pochi minuti e sulla destra si vede la Centrale; provo ad immaginarne  il via vai continuo e frenetico.

La Pianura Padana si allarga, qualcuna e’ scesa dai tacchi e altri si dirigono…al bar. Che faccio? Ci vado? Si. Ci vado….il tempo di consumare velocemente colazione e mi ritrovo  a Reggio Emilia. Alle 10.35 il treno si inabissa nelle “viscere” bolognesi. La voce metallica ricorda che “nella stazione di  Bologna Centrale A.V. e’ vietato fumare”. Non la vedo ma la immagino, con le sue scale e piani e frammenti di ricordi…Lento lento entra in stazione A.V… Il mare non si vede, e’ lontano, ma ne avverto gli odori e i suoi umori.Chissa’ se …

Ore 11.35.Firenze S.M. Il psesaggio della Toscana e” bello, anche visto da questa “linea” A.V. Ormai siamo nel Lazio da un po’.Settebagni risveglia ricordi.Roma e’ alle porte  e si presenta come la citta’ che da’ e toglie. Passa Nomentana stazione…Tiburtina e’ l’anticipo di Termini. Qui era l’approdo per le tante manifestazioni, cortei e scioperi: la Fiom, Cgil, la militanza, il partito. Oltre le porte del treno la gente indossa t-shirt ed io con il mio ombrello mi sento fuori luogo.Se consideri lo stato influenzale poi….Una ragazza nota l’ ombrello e sorride. Lei ha una corona di fiori bianchi in testa: ormai “la coda” e’ finita in soffita di quella che e’ stata una estate! E quale!  Giubbotto e fazzoletti di carta contro corona di fiori in testa: la porta del treno che ci separava ora ci divide del tutto. Sorride, sorrido. Pero’ quella ragazza ha avuto  il potere di farmi vergognare: indosso anche il giubbotto manco venissi da….pero’ il naso che smoccola in continuazione dovrebbe dirla tutta,” chesso'”, giustificarmi. Ma ormai, che importa?  Il treno riparte: Termini e’ la meta. Eccola, con la sua torre e l’hotel de…la grande bellezza. Guardo il terrazzo e penso alla versione dance di “A, a, a, a far l’amore comincia tu…”.  Pochi istanti, quelli necessari per riconoscere il passato, e siamo in uno dei tantissimi binari di una stazione che si e’ rifatta il trucco.  La stazione e’ simile all’aereoporto: varchi e controlli. Sono rapito, come sempre capita ogni qualvolta approdo qua, dal tabellone delle partenze e degli arrivi: qui si rappresenta l’Italia Intera. Per Pescara, per Ancona, Nettuno, Lecce. Qui la geografia incontra la storia e il tempo declinato in ogni sua forma.Una sbirciatina alla lampada Osram a vedere se…e invece…E chi trovo e cosa non trovo? Paolini che….e i taxi che mancano….via Marsala, la Caritas, piazza dei 500…3 10 2015 Roma.foto Borrelli Romano3 10 2015 .foto Borrelli Romano20151003_1311173 10 2015 foto Borrelli Romano.Verso Roma

Al museo…della rete

20140827_150802Foto, Romano Borrelli. Interno cortile don BoscoSe vi e’ piaciuta questa commedia, allora, applaudite. Da parte mia, null’altro chiedo alla vita se non che si lasci guardare….caleidoscopio di gradazioni cromatiche, profumi, odori e ricordi. Chi vorra’ guardare e rileggere “questa creatura viva” potra’ farlo, chi se ne sentira’ partecipe e dedicato, o coinvolto, la sentira’ una creatura sua……e’ da un po’ che ci penso….chissa’ se prima o poi …magari si decreterà il termine di questa esperienza, partita da lontano, da un giorno freddo, invernale, gelido, per tanti motivi.  Da lontano ho appena osservato il museo del cinema, (il ricordo a Sergio Leone e un pensiero a Bertolucci) e pensato alla sua “pancia” e ai suoi nastri ,(o pizze) all’ultima mia visita, seduto a guardare, ai piedi della Mole, una stella e in piedi in cima alla stessa, a guardare le stelle per esprimere desideri in un dicembre fuori stagione e fuori dalle illusioni. Non ne so molto di film e di attori ma so che ….per ogni film, esiste un gran finale , e ognuno a modo suo potrebbe essere una grande bellezza….un film che riguarda me, tanti, una evoluzione di sentimenti, aspiraziomi, ispirazioni, fatiche, mare, amore, amori da amare, talvolta di mare, che da bassa marea divenne alta marea, e ci provi, ugualmente, a nuotare, nel mare della vita, in attesa, ma le braccia proprio non reggono e le gambe pure, e la testa anche. Il cuore fa la sua parte, e non e’ solo un disegno, in cielo, sulla sabbia, sulla neve. Sulle pale di fico d’india. E’ proprio questione di cuore. Impigliato tra la rete. Una battaglia sul filo dei numeri, dopo una poco chiara Intesa. Un numero. 23. Poi, 28, poi 85…Lettera 28 si, lettera 28 no, lettera si, lettera no. E…..”e tre”, dato che l’articolo 59 era un miraggio, non lo è stato quello del blog. :”salute”! In attesa, solo e Felice R. (Reburdo), In una mission impossible eppure riuscita. Come si dice, se questa commedia vi e’ piaciuta, bhe’ applaudite. Talvolta, una grande bellezza, da ammirare. Come una statua, di Cleo…patra.  Come Torino, da Superga. Il trenino che scende, dopo aver stretto in pugno Torino e il treno che parte, il giorno dopo, sfrecciando e allungando le distanze, rimarcando la ferita di un “territorio” , avvolto nelle nebbie padane di una solitudine. Tutto semplicemente “strepitoso”, parrebbe Che se poi fosse stata una commedia, bhe’…tutto sarebbe stato piu’ semplice.

Allora…ricordatevi di cambiare l’ora e…buon riposo, con una ora in piu’ nel letto.

Buon sciopero generale quando ci sara’…

Ps. chissa’se un giorno penseranno ad un museo della rete?..intanto, questo campo, di giuoco, una rete concorre a ricordarmela…e che rete. “Protocollata” qualche tempo faPs.2. Pubblicato articolo su famiglia Corgiat (panetteria) Pensiero Acutis, la storia di un internato militare. Note positive di quartiere e…

e…..se tutto questo e altro ancora  vi e’piaciuto, applaudite.

Il tramonto in una tazza

Una lettera che fa scuola e  che merita una pagina.

” E’ bello poter pensare che ognuno di noi abbia una missione nella vita ed io sono alla continua ricerca di segni propiziatori, come li hai definiti, che mi facciano capire chi sono e cosa posso fare. Qual è il mio posto nel mondo. Credo che la storia di Suor Lucia possa ispirare tutti quanti su molteplici aspetti, laici e/o religiosi: il ruolo FONDAMENTALE dell’insegnamento e della scuola nella società, l’Amore per i giovani, il rispetto e la coltivazione dei propri talenti, messi a disposizione degli altri, perchè dobbiamo sentirci parte di una società e portatori di un contributo al cambiamento. E poi, ricordarsi sempre che c’è quel vuoto incolmabile, che non ci fa bastare a noi stessi e che dobbiamo riempire di spiritualità. Qualsiasi altro espediente risulterebbe illusorio e fallace. “

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Torino. Piazza Vittorio (pubblicità Generali). marzo 2014.

E’ una delle tante considerazioni arrivatemi via mail. Una bella lettera, degna di una L 28.  Non si commenta, perché contiene tutto. Una di quei pensieri che meriterebbero di portarle ” un tramonto in una tazza”.

 

Si, la storia di suor Lucia, mi è piaciuta, come mi era piaciuta quella di Torre Giuseppe, (con gli auguri per i suoi 98 da parte di Fassino, e quindi della città di Torino) di Corapi Antonio, di Angela la partigiana.……e altre ancora. Provare ad ascoltare le storie e lasciarti coinvolgere. Tante storie, tanta realtà, a volte complessa. Come quando misi un articolo contenente  le istruzioni per la richiesta dei sussidi di disoccupazione. Mai avrei pensato di ricevere tantissime mail con situazioni davvero complicate. Storie di persone.

L’amore per i giovani…Sul comodino “riposa” un libro, anzi a dire il vero, ne riposano due. L’infinito viaggiare, di Claudio MagrisLettera al padre, di Kafka.

Il primo è quello a cui sono affezionato. Forse per una questione di maturità, di tema, di scuola, di ragazzi che si apprestano a compiere gli ultimi viaggi, a scuola, dopo cinque anni.  Libro che ha viaggiato con me e continua a viaggiare. Spesso.  Insieme abbiamo conosciuto la bellezza del viaggio in tutte le condizioni atmosferiche: caldo, freddo, aria condizionata, a volte il gelo, treni, scompartimenti, sale d’attesa, passeggeri, mare, spiagge, ombrelloni, Sud, albe e tramonti, notti, mare, Alpi, e albe. E tanta  grande bellezza. A volte ha avuto un posto tutto suo, nello scompartimento, come un passeggero a tutti gli effetti. Non poteva certo “accomodarsi” sul semplice tavolino. No. aveva bisogno di altro. Una volta comprato e iniziato a legge  viaggia,  e stabilisce un patto, con il lettore. Forse di essere guardato, letto e capito. Pagina dopo pagina, giorno dopo giorno. E’ un bel libro.  E poi, diciamoci la verità: quando gli occhi si posano sopra il titolo, provi un misto di gelosia ma anche di felicità. Una grande bellezza, va scrutata. Con discrezione. Con alcuni capitoli dell’intero corpo della lettera davvero interessanti. Il libro, quello, che è stato  anche di una maturità. Quella dello scorso anno. Nella scuola, forse, qualcuno avrà cominciato a contare quanti giorni mancano. Alla sua conclusione.  Per altri, son sicuro, non è così. Dalle cronache cittadine, intanto, scopri anche spaccati di realtà piacevoli, come chi rinuncia alla gita per dedicare qualche giorno al volontariato o chi va a portare letteratura e poesia a chi vive la sofferenza del carcere.

Tornando alla lettera, invece,   dice tanto; di amore per la  scuola e giovani.  Quando la campanella suona e i ragazzi entrano a scuola o consumano i loro intervalli o escono, insieme al loro carico di studio e di libri, bhè, trasportano anche tutta la loro la grande bellezza:  la vita. Insegnamenti, stili di vita, educazione e non soltanto,  nozioni. Portano con loro valori e chi li ha instillati. Educatori, insegnanti.   (anche se a volte, l’esuberanza…diventa tanta, questo, onestamente, bisogna ricordarlo). Ecco perché a mio modo di vedere i ragazzi insieme alla scuola sono la “grande bellezza“. Portano “orme” all’interno delle quali si sono inseriti. Ognuno ne ha una propria, da migliorare, come tutti, del resto.

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Spiaggia. Salento. Tramonto. Tra Porto Cesareo e Torre Lapillo (Lecce). Estate 2013

Chi pane e politica, chi una primavera, chi una tazza con dentro un tramonto e chi nella tazza vorrebbe vederlo, il tramonto; chi corre e chi rincorre amore e amori, chi li giudica impossibili e chi fa il tifo per le cose impossibili;  chi il lavoro, saltuario, e chi pensa continuamente al lavoro e non in maniera saltuaria, chi concentrato al recupero per una maturità e chi la scoprirà, forse, quando tutto sarà finito senza rendersi conto che poteva essere più di un passeggero in questa grande bellezza che si chiama scuola.

La campana suona. Con in testa la maturità e in testa di tanti “Iolavoro”, un’occasione, a Torino, per lasciare un curriculum e sperare nella sorte. Quando un biglietto, anzi, un curriculum, puo’ cambiarti la vita. Un tentativo di togliersi il gesso di dosso in una scuola ingessata.

 

 

 

Bentornata primavera. Quasi

DSC00471DSC00470La sintesi di questi mesi. Ben tornati. Ben tornati fiori, bentornata aria di primavera. Sempre presenti e accoglienti, ogni mattina, prima dell’entrata, prima della campanella, prima dei ragazzi, prima di tutto.  “La geografia degli alberi” , prendo in prestito “questo titolo da una scrittrice, per evidenziare qualcosa in comune tra loro e noi. (Alice Corsi). Le radici in comune. tutto, con le loro radici. E ognuno ha la sua bellezza ed è portatore di una storia. Come gli uomini. Alberi. E con loro, persone, vite, storie. Dopo la pioggia, è tornato il sole. Domani ritorneranno anche i ragazzi, con i loro libri, quaderni, penne e i “problemi” di sempre. Forse più, forse meno. “Dove è il professore”, “Dove è l’orario”, “Non ho la giustifica”, “non ho studiato”,ho preso un brutto voto”, ” i miei non mi capiscono” e così via, a snocciolarne di vecchi e di nuovi. Poi, sorrisi, ciao, bella e tanta vita. Come sempre. In fondo, “so ragazzi“. Si ricomincia. Anche sui balconi della nostra città cominciano lentamente a “scoprirsi” le piante, dopo il lungo gelo. Lungo la via, un profumo particolare. Le persiane aperte. Aria che cambia. Finalmente. Anche in serata, la mezza luna, o un quarto di luna, aveva qualcosa di magico, di romantico. Eppure, la notte prima degli esami, era ieri. Una luna che aveva un qualcosa di fanciullesco.  Da Oscar. Forse il pensiero di una grande bellezza in onda, o “in onda passata”, in Salento. Una luna. Una sorta di culla. Pronta a cullarci. Sogni e vita. Tempo di lauree e fiori, vestiti e vestitini.  Volumi similpelle da posare sulla testa per una foto ricordo. Ancora scalini da salire e scendere. In fondo, era solo la triennale. Si ricomincia anche da qui. La specialistica è ancora lontana.  Benvenuta primavera. Bentornata. L’estate si avvicina. Si ricomincia sempre da te, primavera. O quasi, primavera.

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All’ombra di un fortino

DSC00086“Giuoco bocce”. E ti immagini pensionati, chini, boccia in mano, a centrare qualcosa e contare, ancora una volta, come ai “vecchi tempi“. Come quel gruppo seduto, carte tra le mani che conta e riconta. Tarocchi? Bho. Bicchiere in mano, sigaretta di traverso, un cagnolino sotto al tavolo. E talvolta il sorriso allarga la loro bocca  e ne distende il viso. Come ai vecchi tempi, quando tutto quello era permesso, dopo l’officina. All’uscita. Bicicletta e busta attaccata al manubrio. Ora il tempo è diverso. Le lancette segnano un tempo che è percepito come una ferita dell’esistenza, fonte di ansia. Depressione per alcuni. Le bocce, dieci, quindici, che entrano prepotentemente nel corpo del gioco e nel gioco e talvolta lasciano a terra, lontano dal campo, altre bocce. Un po’ come l’entrata della precarietà tra i bastioni delle nostre esistenze. Il rumore delle bocce e quello dell’acqua, del fiume,  ritmano congiuntamente nei meandri dei ricordi mentali, la grande bellezza. Il Salento e le sue bocce da spiaggia. Una grande bellezza  merita l’Oscar. A tempo indeterminato. Nei pressi qualche panno lavato e steso ad asciugare su uno stendino rimediato, di fortuna. Due scope alle estremità, un filo che è uno spago, e pani stesi.  La fontana, li nei pressi,  sempre pronta ad accogliere qualche assetato. Al cibo, poi, qualcuno provvederà.  Alcune badanti ridono e aspettano, che si faccia tempo. Intanto scrivono e riscrivono, alcune lettere. Contano anche loro. Qualche risparmio, da mandare su, in Moldavia, in Romania, forse in Ucraina. E consegnare il tutto, domenica, dove parte il bus. Su quel piazzale, lontano da qui, ma vicino, dove una umanità, per qualche istante si raduna, e torna a contare anch’essa. Scambiandosi informazioni, notizie, qualche prodotto di casa loro.  Qualche bambino insegue un pallone. Troppo avanti, o troppo indietro per la lippa. O forse non è mai tempo. O forse lo è sempre.  Fulvia intanto si sforza di camminare, da casa sua “alle case del fortino”. Almeno dieci minuti di cose diverse da fare durante la giornata.  Il nero, che si è raggomitolato dentro, passerà. “Ogni stagione ha i suoi colori e la sua grande bellezza”. “Quel nero verrà fuori, vedrai”. Anche oggi hai scritto un pezzo di storia, anche se, nella sfera (della penna), molte parole restano impigliate nell’inchiostro, e mai nessuno saprà cosa avrebbe voluto scrivere, dire, nella sua grande bellezza. Magari una poesia, o un semplice ciao. “Quel nero, andrà via. “En e xanax” sta per terminare. La mano delicatamente sposta le cuffiette, riponendole in borsa. Capelli lisci, scostati, da un lato. Un pensiero. “Però, forte Samuele“.  E poi, dai, in due si può lottare e “fare una rivoluzione”. Un libro della biblioteca da leggere…in due.  Dall’altra parte della strada, uno sciamare, un pizzico di umanità che si ritrova, come avveniva un tempo, nei pressi di Porta Palazzo o in Barriera, dove gli operai Fiat si ritrovavano, la domenica, e si incontravano e mischiavano in una babele di dialetti. Un pizzico di umanità che resiste, all’ombra di un fortino. A Torino. In una metropoli dove si cerca di fare comunità.

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Un viaggio: dalla passione alla passione

DSCN3734DSCN3709“E’ una notte bianca. Spendida. Una notte incantevole, una di quelle notti come ci possono forse capitare solo quando siamo giovani. O anche no. Il cielo è un cielo così stellato, così luminoso che, a guardarlo, non si può fare a meno di chiedersi: è mai possibile che esistano sotto un simile cielo persone irritate e capricciose?” (Dostoevskij, Le notti bianche).  E’ bello volgere al presente questo capolavoro che continuamente rivive nella storia dell’amore di ciascun innamorato, corrisposto o meno. E’ piacevole non rinunciare mai ad un sogno, ad una passione, ad un viaggio, al ricordo di un amore catapultato nel presente, anche quando, avvolto ormai dalle nebbie, si dirada e si sbiadisce nel tempo. Tempo fermo, immobile a quell’unicità irripetibile, forza dirompente di una mano  e dita che intrecciano e allacciano altre dita e altra mano in un gioco intimo; tempo irripetibile di un bacio donato, di un cuore che si apre, al futuro, al desiderio, alla speranza, alla voglia di… Ricordo e tempo riproposti.  Sono le notti bianche, dei biglietti, ferroviari e non, vergati a mano o al pc, nel chiuso di qualche stanzetta o al bar della stazione;   documenti storici, testimonianze dirette, vissuti, in prima persona.  Fino in fondo. Nell’era dei social network la scrittura umana e non solo da tastiera riprende il sopravvento. Le persone si materializzano, si espongono e con esse i sentimenti, e ci provano e ci riprovano. Non più a connettersi ma entrare nella storia dell’altro, altra, assorbirla fino in fondo. Finalmente! Era ora.Ora è altra era. Non più bacheche pubbliche, ma luoghi pubblici, trasformati in un santuario dove riprodurre il mito e ritualizzarlo: un atrio di stazione, il primo viaggio, una porta, il primo incontro. Un pertugio che ne suggella quell’istante. Un santuario aperto o chiuso, dove ritualizzare. E depositare un fiore, fiori.  Esibire, forse a sè stessi, o forse ad altri, un amore in viaggio o il viaggio di un amore o l’amore di un viaggio. Un viaggio chiamato amore. Probabilmente esposti per noi stessi, a infonderci coraggio, così, un po’ per “riprovarci” in qualche modo. Contro tutto e tutti. Con quell’energia rivoluzionaria e la fantasia del visionario.  E il mezzo per dirsi assume la forma di un biglietto. Di ricordo, di supplica o di elogio dell’unico amore. Andato, e vissuto. E per dire grazie, di quella bellezza avuta. Come per D 3,8 baciato una volta da NM. Auguravo un biglietto di sola andata, ma ora, provvedo ad augurare anche un ritorno. Per NM, verso D. O un augurio solo per D 3,8, per ritrovare NM. Chissà. Un riprovarci diversamente.  A lieto fine. Dove D 3,8 ha ritualizzato ancora una volta l’evento e lo ha fissato, stretto, richiuso ad una simil porta. Speriamo possa essere girevole. Andata, ritorno, e non di quelle che attraversiamo negli autogrill, dove i personaggi si sfiorano senza sapere nulla, di loro, si scambiano un’occhiata, ma… Ha legato stretto stretto, il suo ricordo, mai sopito, mai sbaidto. Lo ha cementato, asfaltato. Un amore, vissuto 365 h24, alla seconda,  ricordato, rimpianto, teneramente e rinnovato, a quanto le sue parole lasciano capire. Un orologio interiore, fermo, di un anno, poi due, poi….. L’inchiostro della stampante si materializza e gronda, tasuda, dal foglio A4,  in foma di piombo, pesante e leggero allo stesso tempo. Triste ma vissuto intensamente, anche se lacrime amare, si possono immaginare sul suo viso, condite,  a speranza inespressa. Un amore andato, dopo una panoramica veloce di qualche mese,  un breve viaggio  sulle ali dell’entusiasmo all’interno di un bossolo “sparato” a mille come il suo cuore, nella pancia della Mole, per approdare fin sulla sua stella. Panchine trasformate in simil lettini rossi, buoni da sdraiarsi e riposarsi, stendendo le gambe e lasciarsi andare. Chissà. Un viaggio breve e lungo, come soli certi amori sanno creare. E’ la grande bellezza torinese, per D 3,8. Una bellezza tutta sua. Ora forse, non  piu’ sua, fisicamente. Idealmente, si. Quando si dice la forza delle idee. Forse “la sua situazione personale” era talmente forte da “impedire a NM di poter vivere in maniera spensierata, anche nel rapporto”.  O forse assorbiva tutta la storia di NM e l’aveva fatta sua per intero. NM, L, E…Senza mezza misure. Magari come si comportano altri spensierati e spensieratamente vivono e lentamente e volutamente feriscono: F, con moglie a carico e figlio di scorta a cercare di riempire i suoi vuoti esistenziali,  NM…Ma lui, D 3,8,  no. Non riesce ad essere spensierato, nella sua diversità, nella sua sensibilità. Lui assorbe. Ama totalmente, non a metà, come F, ammesso che F sappia cosa voglia dire amore. NM ha chiuso la porta girevole dell’amore a D 3,8, così, senza motivo, dicendogli “fine del viaggio. Un Romeo che ha avuto nel giro di poco la sua Giulietta.  E in altro poco è stato scaricato. Se fin da subito o dopo, nulla è dato sapere, di questo.  Si aspetta un ritorno. E chissà. Un richiamo, qualcosa. Un urlo, un grido, nel pomeriggio, silenzoso. O solo il desiderio di dire grazie,  e “di felicità che hai dato ad un altrui cuore, solo, riconoscente”.  (Dostoevskij). Nelle notti bianche di Torino come in quella di Pietroburgo. Un amore, il suo, di D 3,8, la cifra di…ora….Disperato, forse. Ma non da oggi.O forse da mai. La testa di D 3,8 è ancora lì sopra, su quel balcone o terrazzo del simbolo torinese e del suo amore. O su quel tavolino ripiegato. Su di sè. Le sue labbra sono ancora bagnate, da quel bacio di vita, per la vita. La sua. Le dita della  mano sono ancora umide, appiccicaticce, dalla stretta di NM, che non mollava, allora, la presa, NM che da molto ha mollato lui. E lui non ha ancora scaricato il ricordo di lei, e del suo bacio. Quell’inchiostro, piombo, trasformato in lacrime, sembrano petali che lentamente si abbandonano al loro destino, in questo freddo torinese. Rose, fiori, mazzi di fiori. Chi non ha portato in omaggio un mazzo di fiori, sfiorare la persona amata per poi, non rivederla piu’ o rivederla dopo tanto? un anno? due? di piu’? Le rose, i fiori…Vien voglia di recitare una poesia, di Dino Campana. Le rose. “In un momento sono sfiorite le rose. I petali caduti. Perchè io non potevo dimenticare le rose. Le cercavamo insieme. Abbiamo trovato delle rose. Erano le sue rose. Erano le mie rose. Questo viaggio chiamavamo amore.”  Un viaggio chiamato amore. Quel cuore di lapis è un cuore che pulsa. Merita di essere ascoltato e vissuto.  Intorno ad un tavolo, penso e ripenso alla storia. Si potrebbe dare un seguito, in fondo, anche La Stampa, augurava, “ci riproviamo?” E’ una notte stupenda. Si sente odore di neve. Qualcuno schiamazza. Comitive di ragazze e ragazzi, bicchiere alla mano stazionano davanti ai numerosi locali che affollano questo cuore di Torino e  pensieri nel cuore dell’uomo, di quell’uomo, di questo cuore, di quel cuore.  Camminando sul lastrico lucido di questa piazza, in una notte ormai fonda, continuo a pensare che in fondo  D 3,8, dovrebbe riprovaci. Anche quando il viaggio che si chiama amore potrebbe chiamarsi, o trasformarsi, dalla passione alla passione.

Bacio bandaTo

DSCN3523DSCN3525Sabato pomeriggio. Sabato autunnale. Profumo di castagne, meglio, caldarroste.

L’uscita della stazione della Metropolitana torinese “Stazione Porta Nuova” (una grandissima M rossa) “vomita” continuamente, a tutte le ore, gente. Le scale mobili continuano instancabilmente il loro viaggio e instancabilmente, come muli cittadini, sopportano il carico di cittadini e non che scelgono questa fermata per iniziare il loro viaggio spensierato nel centro cittadino. Una enorme impalcatura della stazione Porta Nuova ne copre la maestosa “faccia”;  la stazione delle biciclette gialle sulla sinistra e il parco della piazza, davanti a noi, si apre con la sua storia di globalizzazione. Chissà se qualcuno ricorda un enorme e bellissimo orologio composto da fiori, posizionato lì, a ricordarci lo scorrere del tempo. Sotto il porticato, l’hotel Roma. Una “marea” si sparge, si confonde, si spalma, e, in alcuni tratti, si “sdraia” in questi due kilometri che ci separano dall’altra piazza, seguendo via Roma. A metà, della via, delirio. Confusione.

Confusione in centro cittadino….due amori “invisibili” si scambiano un bacio a ritmo di banda. Confusione per questo gesto, o confusione per le strade cittadine? Lasciandomi alle spalle Piazza Carlo Felice, la stazione Porta Nuova, i portici che trasudano di  tanta poesia, narrativa,  di uno dei grandi della nostra letteratura,(Cesare Pavese), una musica distrae la passeggiata sabauda di un sabato pomeriggio autunnale. La domenica pare essersi infilata di soppiatto, anticipatamente, sotto le volte dei lunghissimi e bellissimi porticati torinesi. Qualcuno ne approfitta ed effettua, “pedonalmente” una sosta, così, tanto per accompagnare il “corso” della musichetta. Coralmente. Altri, invece, nelle loro movenze, ricordano l’inizio del film, “La stanza del figlio“: ci si ferma, si segue la banda con lo sguardo, ci si muove se ne intonano alcuni pezzi riconosciuti e si canta liberamente, il tutto con caffè o cappuccino in mano.  Il restringimento di via Roma, prima a di sfogare nella piazza, vede gli  “scheletri” delle due Chiese gemelle. Per un momento, con l’aiuto della fantasia,  pare di essere in altra piazza, piu’ a Sud, con due Chiese dedicate agli artisti: piazza del Popolo. Anche lì, come in numerose altre piazze d’Italia, numerosi Apollo e Dafne staranno scambiando occhiate verso “grandi bellezze”. Sulla destra, una piccola piazzetta “apre” alla Rinascente, altrimenti detta, “la Rina” dove ci si incontrava quando la piazza era davvero reale e le occhiate ce le si lanciava da quella scala mobile. Ora un bar moderno, al suo interno, posizione lungo i tavoli “piazze virtuali” con pc perennemente collegati. Manca il Pincio, ma con un po’ di immaginazione si possono oltrepassare  palazzi sabaudi e provare a vedere la collina torinese, oltrepassare così, con la fantasia, una serie di vie che ricordano altrettanti personaggi sabaudi. Anche la piazza, volendo, potrebbe avere delle vaghe analogie con la bellissima piazza del Popolo, di Roma. Il parco romano, impresso sulla cartina geografica, rassomiglia ad un cuore, con le sue arterie, che poi sono le vie, i busti, il laghetto. Nella piazza torinese, il cuore è “appeso”, resiste. Pulsa, come il cuore del centro cittadino. E piu’ lo maltrattano e lo buttano giu’ e più quello si tira su. Cuore, cuori pulsanti e  labbra “stampate”  congiuntamente alla musica profusa dalla banda, appena entrata in piazza San Carlo, compongono un romanzo polifonico su di uno sfondo panoramico per un bacio davvero romantico di due mimi.

Allo stesso tempo in cui un “romanzo” prende corpo, e il bacio si consuma in un tempo espresso, un altro, piu’ a Sud, vicino altra Chiesa, Santa Chiara, termina definitivamente la sua narrazione.

I due mimi, intanto continuano a  consacrare un amore eterno per la nostra città….Potenza di un bacio.