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L’estate nel “cuore” d’autunno

Torino. Estate nel cuore d’autunno. Torino 13 11 2015 foto Borrelli RomanoBraccia che si aprono e accolgono. Torino, piazza Statuto, 13 11 2015.Romano BorrelliCome i portici della nostra citta’ che abbracciano e avviluppano. Non si riesce a comprendere in quale stagione siamo immersi. Fa caldo. Il sole scalda le case e le ossa, nell’estate di San Martino. Qualcuno ha scritto e molti ne parlano dell’effetto “biscotto” , smog che sovrasta la nostra citta’ vista collina. Effetto collaterale. E non solo. Non fa freddo, almeno come dovrebbe. Ho voglia di mare, vorrei fare un bagno, a mare, in Salento. Ho sete. Parecchio. Di molte cose, talune inespresse. Forse ho la febbre ed il tepore e’ ancora piu’ intenso. Al Valentino, il parco degli innamorati di Torino al cui interno si custodiscono segreti oltre che una bellissima riproduzione medioevale, scoiattoli corrono e si avvicinano all’uomo alla ricerca di cibo mentre i cani rincorrono i primi in un circolo vizioso. Foglie mosse dal vento, appena accennato, e una musica intorno del tutto dolce, composta e suonata dal frusciare degli alberi.  Alberi che provano ad indossare abiti dai nuovi colori. Voci e nomi di donne si ricorrono nel tempo: “Stefania, Marta, Laura”, urla impazzite di mamme vigili. Ne accarezzo ricordi e parole. Voglia di gelato, di maniche corte, coperte ma scoperti sui prati del Valentino, a ripassare o preparare una lezione: una storia realmente accaduta, a Torino, una lettera, quella di Diego a Marilisa, una lettera- libro, di Kafka, e lettere di Freud. Il percorso di studio e’ bello, interessante. Cominciamo da una lettera, contestualizzandola, poi, si vedra’. Per ora, godiamoci la bellezza di questa citta’ con uno sfondo poco…autunnale.

In metro

20150925_184836Torino. MT.Metro torinese.Tra una spallata e l’altra, sulla metro, di tutto un po’. Una olimpiade mattutina per conquistare quei pochi centimetri utili per non rimanere sulla banchina. A bocca aperta. Pressati, pressata la borsa, pressato il giornale e le idee.Eppure c’e’ chi riesce a ritagliarsi ulteriori centimetri per una limatina alle unghie, chi si giura “sempre”, chi ri-gira “Verdone e Jessica e ‘o famo strano”, e chi dorme in piedi…fino a “next-stop is…”.Mentalmente preparo la mia lezione: tratti salienti della stanza del figlio o colpa delle stelle? E se fosse “analisi e riflessioni su Kafka e Tolstoy?” Next stop is…

Oggi 30 settembre..ieri 29 settembre…”seduto in quel caffe’….”E se fosse: “raccontatevi con una canzone?” In fondo…cosa vogliamo?teste ben fatte o teste piene? Seduto in quel caffe’…

Ps.A fine giornata si cosa voglio:  Il caffe’ ci sta e la torta (Sida) pure! 30 9 2015 Torino.foto Borrelli Romano.torta Sida

Il digiunatore di Kafka e la lezione di Michela Marzano

Sdraiati sulla sabbia vellutata a parlare di libri e a guardare il mare e il tramonto che partorisce la sera come ogni giorno  mentre allaga sulle nostre teste in una casa invisibile…Ci scambiamo i libri, della Marzano, l’ultimo e quello arrivato per posta, quelli che ci legano e legato e tenuti insieme…La filosofia, Lacan, Weil, la farfalla e volevo esserlo, e Parigi e il padre che ama puu’ di ogni altra cosa, anche quando nel 1993, in un pronto soccorso gli disse: “Sai …Simone Weil..” e lui rispose: “Ma tu non sei Simone Weil”. Il padre, che va sempre amato, anche quando talvolta si dimentica del compleanno e se ne ricorda a sera. Ma lo ami ed e’ giusto cosi. E poi l’evento che induce a ricominciare da qui e la “frattura”. Ti ricordi? Si andava e si chiedeva se per caso il pacco col suo libro era arrivato. Sono parole che piovono alla grande e la fantasia pure…complice una giornata ancora estiva e qualche kg di nostalgia da deglutire fra mare e sabbia.  Oggi c’e’ la lettura de Il digiunatore di Kafka (morto a 41 anni, nel 1922) pubblicato in seguito e la lezione di Michela Marzano: allora, ci andiamo? Torino, ore 17.30. La fantasia messa tra parentesi. Palazzi, edifici storici indicano che siamo a cavallo tra Il CambioTorino, Il Cambio.26 9 2015 Borrelli Romano, ristorante, PepinoTorino 26 9 2015 Pepino.Foto Borrelli Romano, i gelati, Palazzo Campana, l’ Universita’ e il ’68, il teatro CarignanoTorino.Carignano.26 9 2015 foto Borrelli Romano, oggi, Torino-Spiritualita’, Il Digiunatore di Kafka e la lezione di Michela Marzano. Esibisco il mio biglietto e salgo su, secondo piano. Apro la porta, la numero 42. 26 9 2015 teatro Carignano, To.Borrelli RomanoAlcune poltroncine rosse, odore di velluto26 9 2015 Torino.Carignano.foto Borrelli Romano. Sembro proiettato nel passato. Le luci si spengono, ed e’ la volta della lettura de “Il digiunatore”. Stupenda lettura. 20150926_175200Bellissimo testo. Foglio dopo foglio, scivolato via, cascato in terra, e cosi il tempo. Cade la terra. Il digiunatore…”almeno per 40 giorni…con i primi partecipanti attenti attivamente all’osservatorio col calendario che ne evidenzia i giorni passati, giorno dopo giorno, e le guardie a verificare…che il digiunatore non mangiasse davvero nulla. Un’attrazione che non si doveva…ammirare (dice alla fine il digiunatore). L’entrata in scena della pantera…la gioia, la vita e la morte del digiunatore”. Terminata la lettura, la volta di Michela Marzano. Una lezione. E quale! Magistrale.20150926_175200 20150926_173420

Ricordarndo Pavese

Torino, 22 ottobre 2014. Piazza Statuto. Foto, Romano BorrelliNull’altro chiedo alla vita se  non che si lasci guardare”. Così scriveva Pavese.  Ed è proprio così. Osservare il paesaggio o la bellezza di un monumento o lo spettacolo  della natura nelle sue variopinte forme. A piedi o da un finestrino. Di un tram, o bus  o di un treno. o  All’alba o al tramonto. All’alba, per chi fosse “costretto” ad aspettare un bus, lo vedi spuntare, o li vedi, da quella che un tempo era l’acciaieria Mentre ora, centri commerciali suturano parte di una Torino operaia. Poche persone in attesa del 52 o del 60. Il 40, da qui non passa. Neanche il 59, ma su questo, mancava una intesa.  E non passa nemmanco l’articolo. Aspetto il 60, quello che un tempo era degli operai Fiat, del Lingotto, ora, oggi, terra di  “Terra Madre” di quelli alla catene di montaggio e hanno fatto la storia e la studiavano anche. Quelli delle 150 ore e della licenza di terza media  ottenuta in questo modo, faticando,  e che da tanto mi ispira la voglia di fare una ricerca su di loro, sul mondo della scuola, di quella scuola-lavoro e di come e’ cambiato quel mondo, da una scuola di massa ad altra scuola di massa, liquida, meno forte. Torno ai miei pensieri, nell’attesa e nella salita. Altre sedute sul bus e una manciata in piedi, a guardare oltre, o dentro. Un anota di cronaca: la targa in marmo nei pressi di via Livorno, corso Umbria, non e’ stata ancora riposta. Pochi soldi in circo…lazione, si, anche, In circoscrizione. A piazza  Statuto molto sembra luccicare e cosi  la stazione di Torino Porta Susa. La discesa, dal bus, la discesa, dalle scale mobili, l’attesa. E nell’attesa, nel giro di pochi minuti, la fantasia percorre dorsali adriatiche e tirreniche. La provincia,  nvece, non gusta molto. Sara’perche’ e’una destinazione reale e li la fantasia non trova mai posto. Poi la realta’ dove vorrebbe si scontra con i suoi non si potrebbe….Il treno, trenino, arancione, o minuetto, fischia, e chiede la sua attenzione. In segno di rispetto, tutti in piedi. Lasciare il posto ad anziani, donne e bambini. In realta’, nello scambio di posti tra chi scende e chi sale, a terra, seduto o in piedi, non resta quasi nessuno. Almeno al 5. Quelli che sono appena scesi si disperdono, quelli saliti, si raccolgono e si stringono per trattene quel po’ do tepore del letto.Appena lasciato, rifatto, talvolta disfatto. Le cittadine, osservate dal finestrino minuetto, corrono via, l’una dopo l’altra…velocemente. Nel mio piccolo, viaggio, posto,  Recupero il gusto della lettura, di qualche  grande, di un giornale, di un libro. Poi, l’arrivo, lento, negli ultimi metri che mancano dagli ammortizzatori del binario 2,  la discesa,  la pista ciclabile ch termina o comincia qui, al binario 1 di due, il bar, l’edicola della stazione, il profumo del pane fresco di una panetteria, e altri profumi e odori di campagna. Lo stallo per le bici e la stalla per le mucche, le stelle in cielo e le stelle di qualche mano che le ha disegnate per strada, a ricordo di un amore o qualche amore. La stradina, il bar, la chiesa, la salita, i ragazzi che si avviano, testa china e zaino in spalla. I giardinetti e alcune scritte sull’asfalto. Sulla strada di Chieri (Torino). Foto, Romano Borrelli (2)Alcuni chiacchierano e altri scherzano nella loro funzione, mica matematica, ma di macchina nel tempo. E’ stupendo come i loro discorsi, le loro risate riescano a riportare, lontano nel temp  le lancette della nostra  vita. Indietro, indietro ai nostri “15-“18“.  Poi varchi il cancello, il primo, il secondo, la palestra, l’entrata….poi, centralino, bidelleria, uffici, didattica, i due per tre (l’equivalenza dei tagli del personale) luci da accendere  e scuola che si accende. I ragazzi, pure. Il datario da cambiare, il timbro e il badge da timbrare. Infine, il timbro ad un’altra storia che non e’ tempo, o non ho tempo, di raccontare. Talvolta kafkiana, ma pur sempre ….vita. L’orologio, il badge, l’uscita e…tanti saluti.

Al ritorno, come nulla fosse “ricominciare”, risulta una breve parentesi, un sogno, in parte realizzato. Una tappa. Occhi incollati al tabellone.Sembra una graduatoria, che scorre, va avanti, torna indietro. Una parentesi.  Qualche treno fermo, causa sciopero, alcuni in ritardo. Ma prima o poi, il treno, arrivera’…

Mare 2: “un amore così grande, 2014”

Torre Lapillo, Porto Cesareo, Lecce. Estate 2014. Foto, Romano BorrelliTorre Lapillo, Lecce. Salento. Estate 2014. Foto, Romano BorrelliDopo  le spine,Porto Cesareo, Lecce. Estate 2014. Foto, Romano Borrelli una prima fila. Un abbonato ad un qualcosa ha sempre un posto in prima fila (e non era cosi anche una pubblicita’?) e qui davanti questo mare, tramonto, sabbia, lo spettacolo e’ davvero assicurato. Per un lettore forte poi, un mix super. La lettura e la possibilita’ di vivere altre vite, con l’immaginazone contaminata dal circostante. Alle spalle, un tempo, sterminate file di pomodori, speculari a queste file di lmbrelloni fronte mare e grande bellezza. Oggi, solo  qualche anziana contadina avvolta in grembiuli colorati, piegati da qualche alito di vento, contadine dai volti rigati da qualche ruga su viso bruciato dal sole e dal tempo ma mai dome,  intente, a sistemare qualche cassetta, da frutta, di ortaggi, in prossimita’ della propria casetta. Il libro? Dopo il  taccuino! Un “lavoro” di cinque capitoli, avvolti tra ideologia, incontro, trauma, lavoro e, appunto, diario. Di tanto in tanto, qualche “orecchietta” ne segna i passi fondamentali. Una cornice in un percorso che ora e’ solo, di carta, ma, a sera, l’orecchietta diviene la regina nella ceramica. O comunque, nel piatto. Un percorso “nel gusto” a soddisfare sensi e palato che si esaurisce troppo presto. Troppa bontà. Condita col pomodoro fresco o con la ricotta.

A proposito, oggi e domani a Grottaglie ci sara’ il “concerto” delle “orechiette nelle ‘nchiosce”. ‘Nchiosce, dette a Lecce corti, scorci di pietra antica, con angoli e balconcini odorosi. E poi, il classico dolce, così, tanto per chiudere la cena.Pasticciotto, Porto Cesareo. Foto, Romano Borrelli

Sarebbe bello poter vedere il, concerto dal balconcino in queste terre salentine, magari a Lecce.

Leggere il libro e pensare che di un mare e di un tramonto così ci puo’ davvero solo innamorare. A prima vista. Impossibile essere affetti di otite emozionale davanti ad un simile panorama oppure da cecita’ sociale.  I castelli sulla sabbia, ormai non si contano. Penso a quello di Kafka. La luce della meraviglia fa vedere ogni cosa iluminata. Oltre ai giochi sulla sabbia, tra castelli e delfini che “sguazzano” immobilizzati, pressati da una formina, anche un canguro parlamentare. E  tra un “parlamentare” e l’altro, il tema dominante e’ il trasferimento, per chi lo ha chiesto, da una scuola ad un’altra, da una provincia ad altra.

Sul far del tramonto, gruppi sparpagliati, in cerca di una decisione tra le tante offerte che questo pezzo di tacco ci riserva. La festa della birra, dove se ne possono incontrare più di cento, tra bionde, scure e rosse, di tipe. Ovviamente, di birre. Festa della birra a Leverano. Oppure si può optare verso San Donaci, dove fervono i festeggiamenti per la Madonna del cinque di agosto. Ma ogni paese ha una sua tradizione e un suo motivo per farsi visitare. Non resta che l’imbarazzo della scelta. Nel frattempo, meglio godersi  il sole che si cala in questa bellissima tavola azzurra. Un mare da amare, emulare i bimbi e cominciare a scrivere e incidere nella sabbia alcuni versi di Montale: “Ripenso il tuo sorriso, ed e’ per me un acqua limpida…”…e’ quasi ora di voltar le spalle e andare. A casa.  Come ormai cominciamo a fare, in molti. Come già detto, il bianco è davvero di moda, e chissà che non sia un anticipo o una prova della cena in bianco, sulla sabbia. Torre Lapillo, Porto Cesareo. Lecce. Foto, Romano BorrelliVoltarsi per un attimo e pensare come sarebbe bello poter avere come casa queste migliaia di conchiglie sparse su questa immensa sabbia. In fondo, casa, e’ un po’ dove si lascia il cuore.Torre Lapillo. Salento. Lecce. Estate 2014. Foto, Romano Borrelli

Il tramonto in una tazza

Una lettera che fa scuola e  che merita una pagina.

” E’ bello poter pensare che ognuno di noi abbia una missione nella vita ed io sono alla continua ricerca di segni propiziatori, come li hai definiti, che mi facciano capire chi sono e cosa posso fare. Qual è il mio posto nel mondo. Credo che la storia di Suor Lucia possa ispirare tutti quanti su molteplici aspetti, laici e/o religiosi: il ruolo FONDAMENTALE dell’insegnamento e della scuola nella società, l’Amore per i giovani, il rispetto e la coltivazione dei propri talenti, messi a disposizione degli altri, perchè dobbiamo sentirci parte di una società e portatori di un contributo al cambiamento. E poi, ricordarsi sempre che c’è quel vuoto incolmabile, che non ci fa bastare a noi stessi e che dobbiamo riempire di spiritualità. Qualsiasi altro espediente risulterebbe illusorio e fallace. “

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Torino. Piazza Vittorio (pubblicità Generali). marzo 2014.

E’ una delle tante considerazioni arrivatemi via mail. Una bella lettera, degna di una L 28.  Non si commenta, perché contiene tutto. Una di quei pensieri che meriterebbero di portarle ” un tramonto in una tazza”.

 

Si, la storia di suor Lucia, mi è piaciuta, come mi era piaciuta quella di Torre Giuseppe, (con gli auguri per i suoi 98 da parte di Fassino, e quindi della città di Torino) di Corapi Antonio, di Angela la partigiana.……e altre ancora. Provare ad ascoltare le storie e lasciarti coinvolgere. Tante storie, tanta realtà, a volte complessa. Come quando misi un articolo contenente  le istruzioni per la richiesta dei sussidi di disoccupazione. Mai avrei pensato di ricevere tantissime mail con situazioni davvero complicate. Storie di persone.

L’amore per i giovani…Sul comodino “riposa” un libro, anzi a dire il vero, ne riposano due. L’infinito viaggiare, di Claudio MagrisLettera al padre, di Kafka.

Il primo è quello a cui sono affezionato. Forse per una questione di maturità, di tema, di scuola, di ragazzi che si apprestano a compiere gli ultimi viaggi, a scuola, dopo cinque anni.  Libro che ha viaggiato con me e continua a viaggiare. Spesso.  Insieme abbiamo conosciuto la bellezza del viaggio in tutte le condizioni atmosferiche: caldo, freddo, aria condizionata, a volte il gelo, treni, scompartimenti, sale d’attesa, passeggeri, mare, spiagge, ombrelloni, Sud, albe e tramonti, notti, mare, Alpi, e albe. E tanta  grande bellezza. A volte ha avuto un posto tutto suo, nello scompartimento, come un passeggero a tutti gli effetti. Non poteva certo “accomodarsi” sul semplice tavolino. No. aveva bisogno di altro. Una volta comprato e iniziato a legge  viaggia,  e stabilisce un patto, con il lettore. Forse di essere guardato, letto e capito. Pagina dopo pagina, giorno dopo giorno. E’ un bel libro.  E poi, diciamoci la verità: quando gli occhi si posano sopra il titolo, provi un misto di gelosia ma anche di felicità. Una grande bellezza, va scrutata. Con discrezione. Con alcuni capitoli dell’intero corpo della lettera davvero interessanti. Il libro, quello, che è stato  anche di una maturità. Quella dello scorso anno. Nella scuola, forse, qualcuno avrà cominciato a contare quanti giorni mancano. Alla sua conclusione.  Per altri, son sicuro, non è così. Dalle cronache cittadine, intanto, scopri anche spaccati di realtà piacevoli, come chi rinuncia alla gita per dedicare qualche giorno al volontariato o chi va a portare letteratura e poesia a chi vive la sofferenza del carcere.

Tornando alla lettera, invece,   dice tanto; di amore per la  scuola e giovani.  Quando la campanella suona e i ragazzi entrano a scuola o consumano i loro intervalli o escono, insieme al loro carico di studio e di libri, bhè, trasportano anche tutta la loro la grande bellezza:  la vita. Insegnamenti, stili di vita, educazione e non soltanto,  nozioni. Portano con loro valori e chi li ha instillati. Educatori, insegnanti.   (anche se a volte, l’esuberanza…diventa tanta, questo, onestamente, bisogna ricordarlo). Ecco perché a mio modo di vedere i ragazzi insieme alla scuola sono la “grande bellezza“. Portano “orme” all’interno delle quali si sono inseriti. Ognuno ne ha una propria, da migliorare, come tutti, del resto.

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Spiaggia. Salento. Tramonto. Tra Porto Cesareo e Torre Lapillo (Lecce). Estate 2013

Chi pane e politica, chi una primavera, chi una tazza con dentro un tramonto e chi nella tazza vorrebbe vederlo, il tramonto; chi corre e chi rincorre amore e amori, chi li giudica impossibili e chi fa il tifo per le cose impossibili;  chi il lavoro, saltuario, e chi pensa continuamente al lavoro e non in maniera saltuaria, chi concentrato al recupero per una maturità e chi la scoprirà, forse, quando tutto sarà finito senza rendersi conto che poteva essere più di un passeggero in questa grande bellezza che si chiama scuola.

La campana suona. Con in testa la maturità e in testa di tanti “Iolavoro”, un’occasione, a Torino, per lasciare un curriculum e sperare nella sorte. Quando un biglietto, anzi, un curriculum, puo’ cambiarti la vita. Un tentativo di togliersi il gesso di dosso in una scuola ingessata.

 

 

 

La “fascia protetta” del padre. Tanti auguri, papa’

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Giornata di sciopero. Dei bus. Aree protette garantite. Il mercato pareva trasferito  dall’area mercatale di Porta Palazzo alle fermate dei bus. Carrelli della spesa, borse, buste, sacchetti di ogni formato e ogni contenuto. A tratti,  un contenuto mondiale. Ah, benedetta globalizzazione. Contenuto e forma. Come certe idee che girano e vengono fuori, senza fasce protette. Come capita.  I tram, vuoti, raggiungevano il capolinea. “Fuori servizio”. “Out of order”, mi ricordava Kelvini’, in una danza particolare, con movenze di braccia e mani davvero inconsuete, per me. Ma Kelvini’, faceva ballare braccia e mani, per fare il paio coi piedi, buoni, di Marco. Solo che i set, non sono piu’ da “15” punti e gli intervalli, in minuti, si sa, a scuola, non possono seguire un “concetto valvola” politicamente corretto ed estenderli a 21, come ora i set. Anche se loro, certi studenti, sanno sempre come allungare di qualche minuto il loro “break”. E accorciare altro. Come che sia, mischiato tra le tante massaie, rannicchiato nell’unico angolo disponibile di una panca posta sotto la pensilina, mi raccolgo per dare una scorsa a “Lettera al padre”, di Kafka. Già, lettera al padre…Oggi, la festa del papà…..ricordi tornano alla mente. Non frutto di nostalgia, che, a detta dell’amico di Kevini’ affiora quando si accorcia il futuro e si dilata il passato. Ricordi da “Vecchia Romagna”, un caminetto, la musica di sottofondo, qualche gioco con la carta e, voilà, ecco perfezionate barchette, cappelli e…angioletti. Made in “papà”, e con quelli attraversavamo stagioni, regioni intere, mari e oceani.  Ah, che bei tempi. In quanti staranno pensando in questo momento, al loro di papà. Mentre giro e rigiro le pagine del libro, alternandole ai ricordi, una ragazza, seduta al mio fianco, “snocciola” il suo, pubblicizzandolo mentre parla al cellulare. “La moto, lo scooter, le braccia strette intorno alla sua vita.” Lo sentivo forte, protettivo. Era il mio mito, anche se era quasi sempre al lavoro e sembrava assente nelle cose pratiche. Quanto l’ho amato quando il giorno del mio compleanno, pensando si fosse dimenticato, a sera, mi chiama, e mi urla dall’altra parte della stanza: tanti auguri, piccola”. Che forti, questi papà, che belli. Che bel ricordo. Era felice. Provavo ad immaginare, lei, piccola, con sua sorella, come trapelava dal racconto, in attesa, la sera, dell’arrivo del loro papà. Un angioletto. Anzi due. Un angioletto che ti resta impresso, nel cuore, e nella pelle.  Un angioletto, in attesa, che vale la pena attendere. Opss…un mito per cui vale la pena stare in attesa del suo arrivo. Un senso di pace, tra le sue braccia. A tutte le età. Bhè, buona festa, papà.

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Ritroproviamoci, riprovateci. Ritroviamoci. Buon 2014. Che la Passion lives here

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Finestre e balconi come occhi. Palazzi Come visi. Fuochi d’artificio, botti, miccette e petardi di ogni genere cominciano a rumoreggiare e illuminare il cielo della Mole Antonelliana. Nonostante i divieti. Profumi e odori di cibo, di ogni provenienza ne esaltano la globalizzazione. Televisori pronti a gracchiare, in attesa dell’ottavo discorso del Presidente della Repubblica…”A tutti gli italiani…” Il primo del secondo mandato. Palazzi e finestre come occhi scrutano il cielo torinese, e le strade e le persone, e commentano quel cielo che divulga che “L’amore non fa rumore”, mentre la strada, o sulla strada, una mano ha scritto e urlato, forse in un egoistico desiderio di possesso, “All i need is you”: ogni qual volta ci si cammina sopra, strisciandone i piedi in funzione rituale di porta fortuna, pare avviarsi la sigla di un andato programma televisivo, “Strano amore”, di memoria “Castagna”. Un programma da secondo tempo, inneggiante ritrovi a riprovare amori interrotti. Dialettica delle passioni. Dialettica nelle passioni. Chi si risparmia e chi no. Non si conosce molto della storia natalizia, pubblica da La Stampa, relativa a Diego e Marilisa. Si sa solo che esiste un luogo amato da entrambi, un bacio condiviso, sulla Mole, la scoperta del Bacio di Diego, il rinnovo, forse, del bacio, per Marilisa. Il dono del bacio e di sè, la forza dirompente di un abbraccio, cifra dell’accoglienza e del sentirsi veramente accolto. Questo sente Diego. Un abbraccio, gesto forte, di accoglienza alla vita, capace di suscitare emozioni e incantare 10 milioni di persone quando osservano altro abbraccio, davanti la tv, di due gemellini appena nati. Un inno alla vita. Così, è stato, quell’abbraccio tra Diego e Marilisa. Diego pensa, probabilmente esagerando, che solo in quel momento si è sentito amato, “forse la prima volta”, dimenticando altro amore. Diego fa un passo ulteriore nella narrazione della storia:si attribuisce, probabilmente, sbagliando, tutte le responsabilità di un amore terminato, iniziato quando era stato preso per mano, meravigliato da tanta meraviglia e novità, entrata in maniera inattesa nella sua vita. La storia è breve, molto breve. L’amore non fa rumore. Ma inevitabilmente lo straparlio, deborderà e invaderà pagine e pagine e ogni parola, commento, sarà sottoposta ad analisi accurata. Ogni tic ideologico, ogni partigianeria di fondo, dovrebbe essere bandita. Quello descritto nella lettera, è un mondo aspro, momentaneamente terminato. Forse. Non è baciato dal lieto fine, come l’inizio. L’uomo è un essere intrinsecamente narrativo, come affermava Garcia Marquez, e questa storia è una cifra troppo breve, risicata, sintetica, che sinteticamente ci narra di un’ascesa e una caduta. Di un sentimento. Di un uomo. Forse di una donna. Un periodo troppo breve. Per dire anche quando non si dovrebbe dire. Un bacio. Chi sceglie, chi è scelto, chi si lascia andare.Tempi. A due fasi. Due libertà si sono incontrate, nel volersi. Nello scrivere un pezzo di storia nella propria vita. Fin dall’infanzia assorbiamo vite di altri, modelli educativi, orientamenti. Diego non vorrebbe far rumore, come l’amore. Marilisa non fa rumore, chiusa nel proprio silenzio. Partiranno affermazioni, opinioni, consigli, suggerimenti, da noi, i nostri occhi come le finestre che guardano “l’amore non fa rumore” e intanto glielo facciamo fare, partendo dal nostro essere, dimenticando che, come affermava Kafka, “siamo come tronchi d’albero sulla neve. Questi giacciono li apparentemente e con una piccola spinta dovrebbe essere possibile spostarli. Invece no, non si puo’ perchè sono attaccati saldamente al terreno”. E allora, solo loro, incontrandosi, e augurando loro di riprovarci, potranno dirsi e raccontarsi nuovamente e restituirsi, se vorranno, quel che è mancato. Intanto, un effetto positivo da tutto cio’, lo traiamo. La storia di Diego è un sismografo ultrasensoriale della nostra società. Forse dovremmo sforzarci di piu’ quando incontriamo sentimenti nobili. Parlarsi e coinvolgersi di più. Aprirsi al dono, allo scambio. Grazie alla storia, un pezzo di comunità, forse, da oggi,si soffermerà volentieri a riflettere su cosa realmente conta nella vita di un uomo. Ritrovatevi, Diego e Marilisa. Per un invito ad alleviare le possibili sofferenze di un dialogo interrotto, ho lasciato la pagina de La Stampa nello stesso luogo del ritrovamento di un amore, legato poi, ad un cancello. Ritrovatevi. La parentesi olimpica Passion lives here deve continuare. Per un amore olimpico. Buon 2014.
(un buon 2014 anche a Caterina Simonsen.Forza, Caterina!Buon anno).

Miserie umane

Poco da dire. Le luci si spengono, il sipario cala, miseramente. Restano alcune pagine di Pascal, e la miseria umana, grande.  Immensa…..Pensieri…

Altre pagine, quelle di Simone Weil, La persona e il sacro. Ascoltare qualcuno significa mettersi al suo posto mentre parla….Alcune volte funziona, altre no, e resta la miseria………ancora una volta.

E forse, alla fine del viaggio, dei viaggi, dei risvegli e del risveglio non resta che ricordare Kakfa: “Non è il sogno ma la vita intera ad essere l’incubo…” E che incubo…poi, un lungo tuffo tra le pieghe e le pagine dei classici russi, di Dostoevskij, “Umiliati e offesi“, e si vorrebbe si materializzassero personaggi, alcuni, almeno, (femminili, che grandi, capaci di una generosità e un accollarsi su di loro molto) e che prendessero corpo e vita, per smentire che la vita puo’ essere davvero un sogno ad occhi aperti…”Perchè anch’essa mi vuol bene …mi confesso’ di aver cominciato ad amarmi; non vede mai nessuno, e io le ero piaciuto da tempo; mi aveva notato specialmente perchè attorno non si vedeva altro che menzogna e astuzia, mentre io le ero parso un uomo sincero e onesto…”…”come sei stata ingiusta affermando che io sono di quelli che all’indomani del matrimonio si stancano di amare…” (forse anche prima, a volte le miserie umane…i ladri di sentimento sono sempre esistiti, così come i Giuda: a volte per 40 denari, altre volte gratis…)…ma il punto è che…”Non hai capito tutto. Sii felice con chi vuoi. Non posso pretendere che il tuo cuore mi dia piu’ di quanto puo’ darmi”…..

E invece, per altri, che mentono sapendo di mentire…  allora, forse, ribaltiamo un pensiero…”non perdonare loro perchè sanno quello che fanno”, replicando così alla frase di Madame de Steal   pronunciata da una ragazza al suo compagno, poco distanti da me, con poca convinzione,  (pensando forse ad un  mondo privo di regole) : “Chi tutto conosce tutto perdona“…, quindi, perdona, se mi vuoi bene. Penso fra me: “che sventura”….ma Nelly, tra le pieghe del capolavoro Umiliati e Offesi concede risposta: “Digli  anche ho letto da poco il Vangelo. Esso dice: perdonate ai vostri nemici…”, poi, cosa farà Nelly, non lo scrivero’…raccontero’ soltanto che era l’idolo di casa, che era una bambina e che mai si sarebbe aspettata di trovare tanta bontà, di incontrare tanto amore, e io avevo visto con gioia il suo cuoricino inasprito raddolcirsi, e la sua anima aprirsi a tutti. Rispondeva, ora, con un ardore morboso all’affetto di cui era circondata, così diverso da tutto quanto era stato il suo passato e da quello che aveva sviluppato in lei l’icredulità, l’ira, l’ostinazione”.

Già, riprendendo tra le mani Simone Wail, “La sventura è un meccanismo che stritola l’anima, l’uomo che vi rimane  catturato è come un operaio ghermito dai denti di una macchina“.

Ecco, oggi mi andava un viaggio nella lettura, dopo il risveglio da un incubo. Basta treni notturni o veloci dove freddo e realtà dissimulate al tuo arrivo ti colgono e alla tua ripartenza  ti avvolgono come nebbie, in ogni stagione, consumandoti lentamente……Meraviglia  della varietà ed estensione delle passioni umane. E’ tempo di lettura. Intanto, Isadora è tornata a casa, felice e contenta, dopo un cinema o chissà cosa. L’importante era percorrere un giro immenso… tra sogno, finzione e poca realtà.  I gatti godono di ottima salute, così ci dicono e documentano da Fano, e il libro di poesie del  filosofo   non si sa è stato pubblicato o meno. Forse continua ad ascoltare la canzone di Battisti, mutando orario, a suo piacere. Il treno delle 7.10….o forse era la Pausini……….colpa delle nebbie novembrine. Forse non conosce Arpino, insieme alla ragazza sopra: “La vita o è stile o è errore”. Loro hanno scelto la seconda. E come sostiene Dostoevskij, “sono ben accoppiati”…ma per ritornare all conclusione del bellissimo romanzo…

Al termine del viaggio, Natasa mi guardo’ a lungo con uno sguardo bizarro. Mi disse: “Non era che un sogno!”

“Che cosa?” le chiesi?

“Tutto tutto”, rispose, “Tutto quello che è avvenuto durante questo anno. Perché ho spezzato la tua felicità?”

E nei suoi occhi lessi: “Avremmo potuto essere per sempre felici, insieme!”.

Si gira pagina.