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Poca Intesa per il 59? Un caso di scuola

Torino Porta Susa. Stazione. 5 ottobre 2014.Abituati a guardare il bicchiere mezzo pieno, o mezzo vuoto, osservo ” la balena “spiaggiata, trasparente che ingoia continuamente persone e sogni che viaggiano. Che paradosso, eh? Spiaggiata eppure viaggiano, i viaggiatori. A ciascuno il suo. Per restare in tema di libri, ormai a “portici aperti”.

Porta Susa. Rifletto, prima che gli uffici pubblici aprano e facciano passare luce su quei pochi spiragli che esistono, per portare a casa un sogno. Ed è  proprio dagli spiragli che la luce comunque passa. Almeno, mi consolo così.  Uno spiraglio, luce nella luce. E luce nella luce sono gli amici con cui vicendevolmente ci sosteniamo in una situazione che ha del paradossale.

Per il momento lo spiraglio, della luce, perviene da una amicizia consolidata. Spesso sfogliamo un libro, “insegnanti al timone”, noi che vorremmo, noi che forse potrmmo, non che non lo siamo e forse non potremo. Noi, che col 59 potremmo davvero stare al timone. Noi che siamo pochi. Quanti? Forse tre, quattro. Ma una norma non dovrebbe essere oltre che certastratta e… anche prevedere che….Vabbe’

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Un oratore parla: “una non scelta è una scelta”. Penso che talvolta  si è nella condizioni in cui non si possa scegliere. A volte alcuni tracciano una strada, un po’…superficialmente, capace solo di portare al punto di partenza, dopo tanti sacrifici. Hanno raccontato che con la laurea, e con tanti sacrifici, bhe, saresti riuscito ad insegnare. Sacrifici tuoi, di chi sta intorno.  Il tempo passa, le stagioni, gli anni. Tutto ruota intorno ai tempi stretti, del dopo lavoro, lo studio. Centellinare tempo, spazio, risorse. Di ogni tipo.  Poi, una volta arrivati al traguardo, qualcuno ci ha raccontato che forse, quella laurea li, “classe di concorso…” sarebbe meglio toglierla perché  insufficiente per insegnare e inserirti in graduatoria di terza, seconda, prima fascia.

Al che, resti fuori. “Si accomodi”.

Arriva poi nel frattempo  qualcuno che ti consiglia, “bhe, hai fatto 30, fai 31, continua a studiare, prendine un’altra”, non si sa mai. Come fosse un ricostituente.  E studiare è bello, davvero. Oggi discutevo con un amico innamorato dei libri, come me, di quanto vorremmo leggerne ancora e ancora.  Recuperando il nostro tempo, nel frattempo sottratto da lungaggini di chi modifica percorsi. E mettere a disposizione questo sapere di chi lo vorrebbe sapere.

Altri tempi, scelte, altri sacrifici.  Intanto lavori, studi e i quotidiani annunciano che forse il  tfr  andrà in busta paga. Poi, “in nome del popolo italiano….” qualcuno ti conferisce, dietro altri sforzi, un altro titolo di studio, solo che, anche questo,  non basta ancora e sei fuori, ancora, dalle classi di concorso.

Che fare? Ottobre è il mese delle rivoluzioni, sostiene la storia.  Nel frattempo comprendi, a furia di stare tra le aule, che è davvero bello lavorare nel campo della scuola, dell’educazione, con i ragazzi. Dalla scuola di massa alla scuola di massa. Ti inventi progetti, percorsi, nonostante tutto. Scopri che la scuola e’ la piu grande biblioteca che possa esistere, con le tesine, raccolte  e depositate in qualche luogo sicuro. E ti verrebbe voglia di metterci mano e provare a leggerleee vedere in dieci anni come sono cambiati i ragazzi e come si sono modificate le aspettative, come concepivano il mondo del lavoro e come lo hanno trovato, e poi come si pensavano e ccme hanno dovuto ripensarsi. Di tanto in tanto ti capita una circolare tra le mani e mentre qualcuno immagina una “lotta” di piastrelle e di classi, leggi la data, il protocollo e pensi a come la comunita’, quella comunita’ si e’ modificata negli anni. Una fotografia, della scuola, con lenti sociologiche..Fotografia. Vedi il prof di fotografia e di italiano e suggerisci loro di provare ad immaginare un percorso in cui i ragazzi, knsieme alle classiche fotografiele del giorno della laurea, del matrimonio,  si applichino su un percorso piu lungo, istoriato, narrato, perche’ no, romanzato, accompagnato dalle fotografie Degli sposo, dei testimoni, amici di un tempo. Soggetti, oggetti, relazioni. Tornare alla scuola di massa partendo dalla scuola di massa.  Modalita’ nuove, al passo. I ragazzi sostengono che “il miur dovrebbe sapere che esiste questo sapere nel corridoio, un po’distante dalla classe”.  Cosa?  Mi rivedo come in un film la scrivania del professore di storia dell’Universita’ di Torino, Giovanni Carpinelli, ricolma  di tesi,  laureand* in fila a chiedere consigli, titoli, abbozzi di tesi. E lui, la sua passione per il lavoro di insegnante ancora al lavoro a formare “libri” , da scrivere e da leggere. E da correggere. Una passione, capitolo dopo capitolo, fino alla conclusione del volume.Ma riprendo il filo di un sogno. E davvero diventa un sogno, e lo insegui. Intanto, si cambia lavoro e tutto fa scuola. Tutto si tiene. Qualche anno in giro, per la provincia, a vedere come cambiano i campi, le coltivazioni, le insegne dei paesi, le stagioni, dal treno, dal bus, dalla macchina. Capisci che davvero insegnare è una passione, un sogno. Ci credi, senza se e senza ma. Ma…  E allora dici, vabbè, proviamo. Diamoci ancora una possibilità. Trovi una “intesa”. Con te stesso e ancora una volta coi tempi, col lavoro. Passi di ruolo di un certo profilo,  e qualcuno, mentre lavori,  prova a sottoscrivere un’altra intesa. Su, ai piani alti, del Palazzo. Intanto lentamente ti stai avvicinando all’ennesimo traguardo.  Stai diventando “nozioni” che camminano. Pensi: questa volta ci vado, ad insegnare. Sta arrivando il mio turno e ho dalla mia, non i numeri, ma il numero: il 59. Con questo, posso conservare il mio posto, e cominciare a realizzare il mio sogno. Manca poco. Uno spiraglio. E proprio su quel poco si gioca tutto. Quel poco, che è rimasto nella penna, nella fretta del e nel Palazzo. E così, per l’ennesima volta, per una questione di giorni, “dal fine lezione” al “termine attività didattica”, il numero fortunato, che permetteva un po’ di pratica, di esperienza, senza costi aggiuntivi per lo Stato,  capace di far mantenere il posto di lavoro al dipendente, resta nella penna. Un numero che permetteva il sogno. Non un 13. Ma il 59. Il 59 non è applicabile. Ti dicono che devi scegliere. O di qua o di là. Dove di qua, è tenere un posto, a tempo indeterminato, (senza attivare, come capita per altri, un articolo, per accedere al profilo superiore, e tornare al proprio, una volta terminate le lezioni), o di là, andare si, ad insegnare, ma, al termine delle lezioni, a giugno,  rientrare nella giostra della disoccupazione prima, del precariato poi. E tutto perché è mancato qualcosa. Nell’intesa. Pensavo fosse terminato il tempo del si deve. Pensavo fosse cominciato il tempo del vorrei…

Ho pensato che se non posso con il 59 magari con il 18, comma tre…..In soldoni mi dice che si, posso, potrei, a patto che non sia un costo aggiuntivo per lo stato. E quindi, non posso, perche’ il mio posto dovrebbe essere sostituito da altro lavoratore della scuola. Senza costi aggiuntivi….ma col 59 non ve ne erano!!!!!!

Se “Cei sei ” batti un colpo! Perche’ forsee’ un casi di pochi, per pochi, e  pochi sicuramente lo siamo, ma e’ un “caso che fa scuola”.

Nel frattempo non si contano le mail e i soggetti interpellati. Ma chi era, Monti? Ma, non era un governo tecnico? Perche? Il Presidente del consiglio, attuale, sostiene che si possa utilizzare la modalita’ on line per segnalare “una buona scuola” e la scuola e’ buona per chi la fa.Tra le mni gira e rigira una nomina di insegnante, che vorrei, mi piacerebbe, ci tengo, ma mancano gli spiragli, rimasti nella penna, ai piani alti. Mi sa che domani dovro’ svegliarmi da un sogno lungamente e troppo brevemente accarezzato. Per colpa di chi, cantava Zucchero, non lo, so. Mi sa che domani non saro’ ancora professore. Ma quando arriva domani?

La testa e’affollata di numeri, e pensieri poco intesi e che non aprono strade, ma non ho voglia di seguirla, quindi, buonanotte.

Chi l’ha visto, il contratto?

Due pesi e due misure. Come sempre. A chi si bea di aver predisposto tutto per l’ottimo avvio dell’anno scolastico, assegnando le chiavi degli istituti ai vincitori del concorso da Dirigente Scolastico, vorrei ricordare, che, “le pedine” (a cominciare dal calderone Ata) che questi ultimi muovono, sono prive a tutt’oggi di un contratto, fra i lavoratori e la scuola. “Chi l’ha visto il contratto?” Qualcuno dorme. Chi? Possibile che ipocritamente parlino, ai piani alti, di livello di diritti, di democrazia del sapere e nel sapere, di coinvolgimento di tutti i lavoratori al fine di motivarli in base alle loro competenze, conoscenze, attitudini, nella collocazione del posto lavorativo e poi, gli stessi concetti non siano applicati ai diritti del lavoratore a ricevere quanto gli spetta per il suo lavoro, a partire dal suo contratto?  (non afferma forse così la Costituzione? o magari, terminati i concorsi ci si dimentica?). Quanti sono  quelli che non hanno ancora il contratto con la scuola perchè precari? Perchè qualcuno all’atto del conferimento delle nomine ha dato dei numeri sulla stabilizziazione dei precari, sul passaggio in ruolo e invece nulla di tutto cio’ sta ancora avvenendo? Qualcuno, sindacati, politici, potrebber ricordare ai piani alti, al Miur, che la scuola non sono solo i Presidi che, anche freschi di nomina, muovono le loro pedine,  e che per il momento le muovono non avendo somministrato  un contratto di lavoro, (magari per “responsabilità” altrui, magari “l’Europa che lo chiede”. Ma l’ispettorato del lavoro non dice nulla?),  e quindi privandole di  denaro alla fine del mese e quindi non garanti sulla sussistenza derivante dal corrispettivo del proprio lavoro? Già, perchè gli euro dei lavoratori della scuola, non sono “i soli” 43 mila euro lordi l’anno, come tutti i quotidiani si sono mossi a sbandierare  giorno della stipula del contratto tra Ministero e Presidi, con tanto di “battito di mani”, ma molto, tantissimo di meno. Questa è una brutta, bruttissima storia, che ogni anno si ripete, con ritardi enormi sull’accreditamento dello stipendio, ma quest’anno risulta essere ancora piu grave. “La scuola è cambiata”, continuano a sostenere, quasi tutti, per giustificare mansioni che rasento il tutto e il di piu’ pur di coprire i tagli del personale. Vedo ogni anno personale della scuola trasformarsi in “infermieri, oss, barellieri…badanti, giardinieri”…di tutto…con una formazione direi allegra, mentre si dovrebbe tenere conto delle sensibilità di chi ci lavora che non sono date una volta per tutte, ma dinamiche, che si evolvono, nel bene e nel male…e solo gli stipendi, continuano ad essere quelli di una volta. Forse il concetto di democrazia e coinvolgimento del personale era bellissimo chiederlo e ascoltarlo durante le commissioni d’esame, dei Dirigenti Scolastici. Poi, tradurlo in pratica, risulta essere  già un tantino piu’ difficile. Si, facile consegnare tablet ai ragazzini di prima media, prima superiore……. (tra l’altro, l’assegnazione dei tablet avviene attingendo ai fondi europeri del programma Formez) un po’ difficile prendersi cura dei lavoratori. Non ci siamo. Chi ha visto i tecnici? Forse come sostiene l’amico Daniele, stritolati dai tre anni di tagli, compressi prima dal basso, con la mobilità verso l’alto dei piu’ “bassi”, tra gli Ata, e poi, dall’alto, degli inidonei.  Chi sa quale fine hanno fatto i cosiddetti “inidonei”? E se non si sblocca la loro situazione, quella degli altri resterà tale e quale a quella degli anni precedenti? Possibile che si continuino a fare nomine  con articolo 40, fino a che l’avente diritto non si presenta? Chi stabilisce tempi e modalità? E se non viene stabilito “il quando” verranno conferite le nomine? Penso che i piani alti dovrebbero essere piu’ seri. Non si puo’ continuamente giocare con la pelle delle persone. Assolutamente. Non ci siamo. La scuola non è piu’ quella di una volta, “il Miur quest’anno ce l’ha messa tutta a farsi trovare al traguardo in condizioni meno difficile del passato…” e così, due pesi e due misure, “utenti” col tablet e lavoratori che ricordano anni andati, con funzioni che non dovrebbero espletare (oltre che essere attualmente nè carne nè pesce, illusi da una stabilizzazione che non avviene. E’ la scuola del futuro, bellezza, con precari, statali, da cinque, sei, sette anni………… .. Complimenti.

 Tanto per cominciare, bisognerebbe tenere fuori dal patto di stabilità istruzione e sanità…Situazione creata dall’abdicazione dellla plitica ai mercati, con più disuguaglianza, piu disoccupati, più precari, e meno protezione sociale. E tanti multitasking nella scuola………

Tagli e ritagli, gli effetti della riforma Gelmini

SCUOLA PUBBLICA…LIQUIDAZIONE DI FINE STAGIONE

Mentre la maggior parte del Paese sembra non rendersi conto di quello che sta accadendo, proviamo a ricordare quello che ancora attende la scuola (provvedimenti di durata triennale previsti dall´art. 64 della Legge Finanziaria 133/2008 Tremonti e perfezionato dai regolamenti della Gelmini).

Per l´anno scolastico 2010/2011…

Ø Saranno tagliati 25.600 docenti, suddivisi tra i vari gradi d´istruzione (ma solo nella scuola elementare ci saranno circa 15.000 alunni in più)

Ø Ci saranno 15.000 ATA in meno (e nel contempo si taglieranno del 25% gli appalti esterni per la pulizia delle scuole)

Ø Sarà eliminato il 40% (- 4.500) circa dei posti di lingua inglese nella sc. primaria (ma il Miur rassicura: sarà avviato per tempo (?) un piano straordinario di formazione e con 30 ore di corso si potrà insegnare nelle prime e nelle seconde classi!)

Ø Continuerà a calare progressivamente l´offerta di tempo scuola nella sc. primaria (nel 2010 meno ore per cl. prime e seconde)

Ø Sulla scuola secondaria si abbatterà la scure dei nuovi regolamenti con, tra l´altro, una riduzione corposa del tempo scuola.

Non solo le classi prime vedranno contrarsi l´orario settimanale: da settembre 2010 negli istituti tecnici anche nelle classi seconde, terze e quarte si dovrà ridurre l´orario settimanale da 36 a 32 ore.

Saranno penalizzate le materie che caratterizzano i singoli indirizzi di studio e nei tecnici e nei professionali, nonostante i proclami sulla “valorizzazione del metodo laboratoriale”, con i nuovi ordinamenti verranno significativamente tagliate proprio le ore di laboratorio, le più professionalizzanti.

Ø Proseguirà la politica di taglio delle risorse economiche

Si prefigura un altro anno di lacrime e sangue per la scuola pubblica.

E QUEST´ANNO COSA E´ GIA´ ACCADUTO ?

Sono state chiusi 322 istituti “sottodimensionati”, cioè formati da scuole con un numero di alunni complessivo inferiore a 500.

Sono stati tagliati 36.218 docenti e circa15.000 ata. Sono state eliminate 4.945 classi.

E mentre i territori perdevano le loro scuole e i loro insegnanti, la popolazione scolastica quest´anno ha registrato 37.876 alunni iscritti in più. E´ aumentato il numero di alunni per classe, soprattutto nella scuola superiore (fino a 32/33).

Nella scuola primaria si sono perse le compresenze, ore necessarie per portare i bambini nei laboratori, fare i progetti, uscire dalla scuola per le visite di istruzione, recuperare i bambini in difficoltà… Alle medie e alle superiori si sono perse le ore a disposizione ed è diventato impossibile sostituire un collega assente.

UNA SCUOLA SEMPRE PIU´ POVERA

I pochi finanziamenti, che arrivano sempre più in ritardo, costringono le scuole a chiedere contributi sempre più consistenti ai genitori per tirare avanti. Nel 2009 nessun finanziamento per il normale funzionamento è arrivato alle scuole e poche migliaia di euro arriveranno per le supplenze e le attività.

Ogni scuola vanta crediti cospicui nei confronti del Ministero: si va dai 70mila euro ai 150/200mila di finanziamenti promessi, ma mai arrivati, alle scuole che hanno così dovuto anticipare con la disponibilità di cassa (spesso i contributi dei genitori) le spese affrontate. Senza soldi non si riesce a pagare lo stipendio ai supplenti, perciò i dirigenti scolastici sono costretti, in caso di assenza di un insegnante, a suddividere gli alunni nelle altre classi.

Nel 2009, per l´ampliamento dell´offerta formativa sono stati tagliati 45 milioni (il 21,66% in meno dell´anno prima) e altri 40 milioni saranno tagliati nei prossimi due anni.

Per la formazione degli insegnanti nel 2009 è stato stanziato il 27,64% in meno rispetto allo scorso anno (l´83,07% rispetto al 2001). 500mila euro sono stati tagliati al fondo per l´handicap.

Tra l´altro questi fondi, relativi al 2009, a dicembre non erano ancora stati resi disponibili alle scuole!

In compenso le scuole private riceveranno 120 milioni di euro di risorse aggiuntive.

MENO SCUOLA PER TUTTI !

Tutti gli ordini di scuola hanno visto, o vedranno, la diminuzione del tempo scuola offerto alle famiglie. Ad esempio nella scuola primaria, nonostante nel febbraio 2009 il 56% delle famiglie avesse chiesto le 30 ore, l´organico per le classi prime è stato assegnato a tutte le scuole per 27 ore.

Ma meno scuola non è la risposta giusta all´emergenza educativa che si va sempre più delineando nel nostro Paese, dove la famiglia da cui provieni, la scuola che frequenti, il luogo dove nasci, contano di più dei talenti e delle capacità individuali.

Il recentissimo Rapporto sulla scuola in Italia 2010 della Fondazione Agnelli mette in luce:

· le mancanze del nostro sistema scolastico impoverito: un ragazzo su 5 tra i 20 e i 24 anni non ha completato la scuola superiore.

· La frattura sempre più evidente tra nord e sud del Paese: il 30% degli allievi meridionali non raggiunge la soglia minima di competenza; il Trentino spende 9.900 euro per un alunno contro i 5.800 della Puglia; c´è un computer ogni 5 studenti a Bolzano e uno ogni 27 da Napoli in giù; un quindicenne del sud ha una preparazione uguale ad un tredicenne del nord…..

* La disuguaglianza sociale (che i nuovi ordinamenti accentueranno): i figli dei ceti abbienti si iscrivono ai licei (dove la probabilità di laurearsi è del 50%), mentre gli altri si iscrivono ai tecnici (probabilità laurea 12%) o ai professionali (probabilità laurea 5%).

Intanto i fondi che il contratto nazionale della scuola destina agli insegnanti che lavorano in scuole situate nelle aree a forte processo immigratorio o a rischio di dispersione scolastica, e che sono gli unici finanziamenti di questo tipo, sono rimasti gli stessi dal 2001. Ma nel frattempo la presenza di alunni stranieri sul territorio è quasi quadruplicata e sono aumentate in modo preoccupante le situazioni di disagio scolastico e di abbandono. E la politica risponde permettendo ai 15enni di uscire prima dal percorso scolastico, barattando l´obbligo di istruzione con l´apprendistato in qualche fabbrichetta!

Una scuola impoverita e dequalificata diventa premessa di insuccesso scolastico e formativo, provoca disaffezione che poi diventa abbandono e dispersione scolastica. E pensare che la Costituzione assegna all´istruzione, e alla scuola pubblica, il compito fondamentale di promozione culturale e sociale di ogni cittadino, riconoscendola come strumento principale per rimuovere gli ostacoli che possono limitare “la libertà e l´uguaglianza dei cittadini” e che “impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l´effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all´organizzazione politica, economica e sociale del paese” !

di orsola
pubblicato sul Manifesto il 15 marzo 2010

Video di Luigi Saragnese

Alle elezioni regionali la Federazione della Sinistra si presenta con un proprio simbolo e un proprio programma. Sanità e Diritto all’istruzione per tutti, innanzitutto.
Vota Saragnese!

Il video è presente anche nel suo gruppo facebook:
Saragnese: un candidato alle regionali piemontesi per l’interesse pubblico

In risposta a Gibi: “quando ad aggirare un morto siamo noi”.

Le notizie di questi ultimi giorni, certamente, non sono state delle migliori. Discussione in Senato del ddl che prevede la riforma dei processi e la reintroduzione dello staff leasing (cancellata dal Governo Prodi). Mancanza di democrazia nella rappresentanza dei diritti ed interessi dei lavoratori nella contrattazione collettiva. Forte volontà del “più forte” da voler tornare ad un contratto individuale. Fondi tagliati alle regioni per comprare libri; scuola “sotto attacco”, luogo chiave ed ultimo presidio di democrazia. Luogo di tagli alle risorse ed al personale. Personale che manca in seguito alla sforbiciata di insegnanti, insegnanti di sostegno, ATA, ridotti nell’organico; ATA come i tecnici, che quando ci sono, magari non possono operare come potrebbero e, o, vorrebbero, perché “aziende esterne”, si occupano e “invadono campi” appartenenti allo Stato, non ad aziende “esternalizzate”. Quindi, figure professionali validissime, stipendiati dallo stato, ma che si trovano nelle condizioni di non poter operare “liberamente” e poco valorizzate. Scuola come casa, dove insegnare, collaborare, sarà per una generazione “a lavoro zero”. Una classe di età fra i 16 ed i 34 anni è la più penalizzata dalla recessione, ci ricordava un giornale lunedì. Disoccupati: più giovani che vecchi. Per coloro che non avessero avuto la possibilità di un ripasso, dal terzo trimestre del 2008 ad oggi sono andati in fumo piu’ di 560 mila posti di lavoro. Qui nel nostro spazio web, dove sono giunte tante domande sulla richiesta di disoccupazione, è utile ricordare che nei primi nove mesi dell’anno sono state formulate, all’ente preposto, oltre un milione e mezzo di domande per accedere all’indennità di disoccupazione. Per fortuna che la “federazione”, e Rifondazione comunista, hanno messo al centro il lavoro. Il lavoro è un tema importante, ma, insieme ad esso, anche la moralità della politica.
Abbiamo tutte le informazioni, l’esperienza, il passato, e ancora, sovente, ci si chiede il perché di una determinata situazione. Perché, un collaboratore di un assessorato in Piemonte deve prendere cifre stratosferiche in un periodo in cui molti non hanno lavoro, lo hanno perso, o hanno smesso, delusi, di cercarlo? E allo stesso tempo, perché un ingegnere valido e competente da “mille euro” al mese non è messo nelle condizioni di poterlo fare, perché le stesse competenze vengono chieste “all’esterno”? E’ giusto concedere contratti con cifre astronomiche? E’ giusto pagare un’azienda quando ho un ingegnere “in casa” all’altezza di svolgere il compito richiesto? Questo è il periodo dei diritti: dei diritti sul lavoro, del lavoro. Ma spesso, quando ci vengono poste domande, sui concorsi pubblici, della provincia, (concorso come premessa per un futuro lavoro) del perché ci sono “corsie preferenziali”, e perché continuano a sussistere (nonostante grandi battaglie), ci comportiamo aggirando “la domanda” come se fosse quel morto fuori dal bar in una città italiana. La domanda la evitiamo. Perché? Non sappiamo dare una risposta? Non vogliamo darla? E’ il caso di Gibi, che continua a porre domande alla politica; è il caso di molti che si domandano come mai “alti compensi”, anche se io direi, spropositati compensi. Compagni, diamo una risposta ai tanti Gibi: altrimenti anche in questo modo, si perdono le elezioni. Caro Gibi, non pensare che con un articoletto si possa dare una soluzione ad una domanda, quella da te posta. Sicuramente però hai sollevato una richiesta di rappresentanza: hai aggregato intorno a te centinaia di persone con i tuoi identici interrogativi. Se qualcuno vuol capire….

“Il silenzio è la miglior cosa”

Maurizio ex precario ora disoccupato
Maurizio ex precario ora disoccupato

Il silenzio. A volte occorre lasciar “parlare il silenzio”. Questo era ed è “necessario” e, “urgente”; il silenzio, il rispetto altrui, delle altrui decisioni. Se proprio vogliamo “il necessario” e l'”urgente” facciamolo ora (anzi, lo faccia, dato che possiede “il carisma”) con tutti coloro che rischiano di non arrivare alla seconda o alla terza settimana del mese, o con chi “non parte proprio”. Facciamolo, per Maurizio che ha raccontato la sua triste vicenda “lavorativa”, da giovane di questi tempi in cui è negato loro avere un futuro, in un commento di questo blog; facciamolo per i tanti Maurizio che erano presenti allo sciopero generale.
Chiedo: perchè non decreta “l’estensione degli ammortizzatori sociali a chi non puo’ accedere alla cassa integrazione”? Perchè non decretiamo la fine della precarietà?
Perchè non decretiamo che tutti quelli che stanno lavorando nella scuola con l’articolo 40 possano ancora continuare a lavorare in quella scuola dove hanno preso servizio a settembre?
Perchè non decretiamo la fine delle lunghe attese (decennali e oltre) per l’immissione in ruolo degli insegnanti, tecnici, amministrativi, collaboratori scolastici?
Ai tanti Maurizio d’Italia dico: coraggio, ce la faremo, anche se “decretare la fine della precarietà “difetta della urgenza e della necessità, per i nostri governanti. Mi vengono in mente tante cose, ma non seguiamo, opponiamoci fermamente a chi “punta i piedi” e vorrebbe modificare la Costituzione.
Opponiamoci anche a tutti coloro che “vengono da sinistra-ti e vanno ad-destra-ti”. Opponiamoci a questo italico bipolarismo da “baraccone” mediatico. Con forza; riscopriamo la voglia dell’impegno nelle lotte per i nostri diritti, e di una coscienza civile.
Prima di terminare un pensiero ad alcune care persone. Auguri ai coniugi Perasso, che hanno speso tante loro energie per una vita e tutto quanto altro potessero dare per il funzionamento del partito e della federazione del partito a Torino; in bocca al lupo a Roberto che entrerà in ospedale per una operazione delicata. Un pensiero a Carla che lo accompagnerà per stargli vicino, come sempre, in ogni circostanza della loro vita. Un pensiero ai compagni di fabbrica, che continuano a raccontarmi le loro vicessitudini, tristi, con questa continua cassa integrazione e conseguente ristrettezza economica, nonostante mi dicano che la produzione “parrebbe ripartire in versione notturna”. Forse, in questa circostanza, gli operai ricordano un grandissimo calciatore juventino, e dato che il calcio non tira più, le linee tirate in “notturna” rendono i lavoratori “i belli di notte”.
Un pensiero, ancora, a chi mi da la possibilità di raccontarmi.

Ancora un appello: Il 13 Febbraio “TUTTI A ROMA”.