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Torino. E’ generale. Sciopero 12-12-2014

TORINO 12 dic 2014, foto Borrelli Romano20141212_102529TORINo 12 dic 2014 foto Borrelli Romano20141212_10295220141212_100451Torino 12 dic 2014,foto Borrelli RomanoTorino 12 dicembre 2014, foto di Romano BorrelliTorino 12 dicembre 2014 foto di Borrelli RomanoTorino, 12 dicembre 2014, foto Borrelli Romano20141212_10312420141212_10333212 dic 2014, Torino, foto Borrelli Romano12 dic 2014, Torino. Borrelli Romano12 dic 2014 Torino. Romano Borrelli12 dic 2014 Torino. Borrelli Romano12 -12-2014, foto Borrelli Romano12 12 2014, Torino. Foto Borrelli RomanoTorino, 12 dicembre 2014, foto Romano BorrelliTorino 12 dicembre 2014, foto, Romano Borrelli20141212_120612Torino 12 dicembre 2014, Piazza San Carlo, foto, Borrelli RomanoLasciamo parlare le immagini di questa bellissima piazza. Giovani, operai, cassintegrati, studenti, universitari, in mobilita’, e gente costretta a licenziarsi pur di averla ancora e uscire dalla tagliola Fornero, professori, tecnici, amministrativi, collaboratori, disoccupati, vigili del fuoco, donne, uomini per dire e gridare che “non ci siamo”. Una giornata colorata e parecchio, gelata per dire no, che cosi proprio non va.

Lungo il corteo amiche, amici, compagne, compagne…Turigliatto (Franco) in testa,  Airaudo  (Giorgio) e tantissima bella gente.

Il corteo, “fratello gemello” del primo maggio termina, meglio,  “sfocia” in  piazza San Carlo con un interessantissimo elenco di articoli della Costituzione e l’intervento della Camusso. Una parte del corteo da Piazza Castello prosegue verso via Pietro Micca per svoltare poi a destra verso il Comune. Da qui, svolta a sinistra  verso via Garibaldi fino a dividersi in due tronconi ulteriori…

Ps. Tra questo mare di gente ho potuto constatare che e’ partito ufficialmente il mantra “ci dobbiamo assolutamente vedere prima di Natale…combiniamo dai!”

Oramai la giornata è terminata. Si conta quanta gente ha aderito allo sciopero, quanti erano presenti in piazza e via dicendo…pero’ fa riflettere il fatto di aver cominciato la giornata con un caffè, tra le pieghe di un racconto, di una storia  e questa si è trasformata in realtà. Torino 12 dicembre 2014, Bar Casa del caffè, foto, Romano BorrelliPiazza San Carlo sembrava la piazza di altri tempi, di altri anni. Piena, partecipata, colorata, attenta. Ogni parola del comizio non sfuggiva e non doveva sfuggire. Quella parte del corteo, defilatasi, arriva a due passi dello stesso bar. E il cordone dei poliziotti, fermo, sotto l’arco,  riflesso  contro le vetrine del bar…uno sguardo reciproco e poi…ognuno per la propria strada…via Garibaldi il primo, il Comune il secondo…

Ora non resta che dire: è stata una bella giornata. Buonanotte Torino. Uno sguardo alla Mole e…un saluto alla piazza.Torino, 12 dicembre, piazza Castello e la Mole. Foto, Romano Borrelli

Giorgio Cremaschi. “Confindustria: soldi veri alle imprese e finti ai lavoratori”

Riceviamo e Pubblichiamo:

Giorgio Cremaschi. Confindustria: soldi veri alle imprese e finti ai lavoratori

La Presidente della Confindustria chiede soldi veri al governo. E’ un ottimo slogan, che possiamo tranquillamente fare nostro, visto il comportamento delle principali aziende dell’associazione delle imprese industriali. Alla Piaggio un accordo separato, voluto da Colaninno contro la Fiom, distribuisce pochi soldi finti ai lavoratori in cambio di lavoro vero in più. Lo stesso vuol fare Fincantieri, mentre la Fiat e l’Ilva rifiutano di integrare la cassa integrazione in maniera da far sì che essa non sia solo di 800 euro al mese. La Indesit, addirittura, cancella totalmente il salario di centinaia di lavoratori di Torino, per trasferire la produzione in Polonia, mentre l’imprenditore progressista Della Valle licenzia un delegato della Cgil, reo di aver criticato l’azienda. Ovunque le grandi imprese della Confindustria mostrano ai lavoratori il loro volto peggiore e pretendono tutto per non dare nulla. D’altra parte anche l’accordo separato sul sistema contrattuale ha lo scopo di ridurre i soldi veri dei contratti nazionali e del salario fisso aziendale in cambio del salario aleatorio, cioè sempre più finto, legato alla produttività. E’ dunque un buon slogan quello di Emma Marcegaglia, che va prima di tutto rivolto verso la politica della Confindustria e delle grandi imprese, e che dà una ragione in più per dire no a ogni ipotesi di patto tra i produttori, almeno fino a che i soldi veri riguarderanno solo le imprese e quelli finti solo i lavoratori.

Rete28Aprile

Roma, 16 marzo 2009