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Lettura a Porto Cesareo

Porto Cesareo, Le.14 8 2016 foto Borrelli RomanoSul lungo mare di Porto Cesareo “allungo” la mia vita sfogliando giornali,  riviste e libri,  ormai da un po’.  Di tempo e giorni (Il Quotidiano,  Il Messaggero,  La Stampa,  Internazionale e Chiara Frugoni.  “Uhhh davvero?” mi dico.   Si. Davvero” mi rispondo. A dire il vero,  per  diletto,  piuttosto che col pensiero dell’allungo vita. Tra le tante cose,  l’interesse al dibattito referendario,  la Costituzione (chissa’ dovro’ leggerla un po’ a scuola), le Olimpiadi ed il suo “medagliere e la storia scritta da Roberto Costantini sul Messaggero. Una tal Anna Bianchi,  romana trentenne,  disillusa dagli uomini,  incontra Marco Rubini,  sposato con Giulia autrice sotto pseudonimo di romanzi d’amore e sesso che hanno come protagonista una ragazza di nome Anna. I racconti “quotidiani”,  ben “fatti”,  interessano. Chissa’ se riusciro’ a saperne qualcosina prima di andar via dal SalentoPorto Cesareo.Le.Foto Romano Borrelli.14 8 2016. Mi piace dove è  ambientata la storia, a Roma,  cosi da immaginare  facilmente la stazione Termini e i suoi varchi di accesso, via Marsala,  Giolitti,  i tram che sferragliano e i bus che svuotano e riempiono la pancia,  il bus 70 diretto verso il Vaticano, le coppie in attesa che arrivi e piazza della Repubblica, la sua fontana,  le banche,  i portici così sabaudo,   le Terme e Santa Maria degli Angeli,  con i lavori stupendi di Michelangelo da lasciare nasi all’insù  e bocche aperte. Mi muovo a mio agio e così farei per il movimento fisico e psicologico dei miei eventuali. Chissa’. Affondo le mani nelle tasche,  alla ricerca di chissa’ quali ricordi e quali scritti. Una penna,  un pezzo di carta,  una mail,  un cerotto. Una ferita da racconto che stenta a rimarginarsi.

Jep Gambardella che passeggia per piazza Navona e dice; “Ho capito una cosa. Che non posso piu’ perdere tempo a fare le cose  che non mi va di fare”. Ora pero’,  via,  e facendo cenno con la mano. e scacciando mosche e pensieri. Mi allineo ai molti,  occhi ancora assonnati,  ovali ben inquadrati,  occhi neri,  azzurri,  capelli biondi,  neri,  castani,  trecce,  treccine, tutti felici e contenti nel pregustare l’oggetto del desiderio. E allora sapete che c’e’? buon pasticciotto a tutti.

Dopo il pasticciotto,  insomma,  un saltino dal ficarolo non me lo leva nessuno. Un po’ per due sane risate e un po’ per osservare da vicino l’effetto che fa una “ficatigna” senza spine.  Ho dieci minuti ancora per il parkimetro e tanta voglia di ridere e gustare… 14 8 2016 foto Borrelli Romano.Porto Cesareo, Le

“Abbà begnu”

Uscendo di casa, ieri, ho notato le continue trasformazioni lungo la mia circoscrizione, la 7.Torino c.so p.e oddone. borrelli romano.9 1 2016Tra poco, su corso Principe Oddone, (a Torino) trasformato a nuova vita, passeranno bus e auto, la’ dove un tempo correvano i treni. Ho pensato al rientro dal Salento e a quel…”risveglio” del primo giorno dopo le vacanze. Ho sentito la necessita’ di rientrare a casa e fissarli, quei ricordi, con il Salento, da celebrare, ricordandolo attraverso la scrittura di un personaggio. Ripensare al dialetto e alla sua belllezza, il suo suono e a chi di tanto in tanto chiede:” parlami on dialetto”. Un modo per mettermi alla prova e valutarmi o bilanciarmi dai miei 90 e quattro mesi di scuola, al servizio della scuola.8 8 2015 Torre Lapillo, Le, foto Borrelli Romano

 

 

In Salento, in quella zona compresa tra il sud di Ostuni e Santa Maria di Leuca, coloro i quali si chiamano Giuseppe sono meglio conosciuti dalla loro comunità come “Pippi”. E a Pippi, in gran parte dei casi si affibia anche un nomignolo. Il mio vicino di casa, Giuseppe, è conosciuto come Pippi e nomignolo. Non ho mai capito perché, ma Pippi ho imparato fin da piccolo che lo sono tutti i Giuseppe.

E’ un uomo calvo, piuttosto robusto, con un gran melone al posto della pancia. Dovrebbe avere una settantina d’anni anche se ne dimostra “moooolti” di meno. Quando cammina è deciso ma i suoi piedi vanno ora a destra ora a sinistra, con un’ andatura delle gambe un po’ come quella dei pistoleri. Talvolta striscia i piedi, o meglio “li strascina” per cui, avendo laggiù delle strade ancora non asfaltate, il suo intento è quello di produrre rumore.

E’ deciso, nonostante gli anni. Ultimamente soffre parecchio di mal di schiena e cervicalgia per cui la sua andatura è un pochino incrinata. Quel dolore contribuisce talvolta ad  irrigidire il suo viso. Ha un collo taurino, quasi attaccato al viso e la mascella squadrata. Ma è spesso sorridente anche quando non dovrebbe o non avrebbe modo di esserlo. Ha occhi azzurri e denti bianchi, bianchissimi che contrastano con il viso sempre abbronzato.

Il capo è calvo per cui, quando si parla, durante le sere d’estate afose, posa il palmo della mano, aperto, sulla sua cupola lucida.

Quando nelle sere d’estate l’afa non soltanto fa capolino ma diviene opprimente, Pippi posa il palmo della mano, aperto, sulla sua “cupola” lucida. Essendo massiccio occupa una bella porzione di spazio, quale posizione esso assuma: in piedi o da seduto. In piedi perché incurvato, seduto perché ogni sua parola la accompagna sempre con un movimento rotatorio delle braccia e delle mani, quando queste non sono posate sul suo capo. Sa molto di tutto e tutti (ma non è un pettegolo) anche in virtù dei vari lavori che lo hanno accompagnato e accompagnano nella vita di tutti i giorni. E’ un leader, laggiù e sovente quando parla per far risaltare qualche passo batte il pugno sul tavolo in maniera sconsiderata. E’ un modo per accentuare il tono, il discorso, per attirare l’attenzione su di un particolare

In bicicletta è solito accompagnarsi con una mano sola: nell’altra mano ha sempre qualcosa, o la busta dell’immondizia o quella della spesa. Vivendo nei pressi del mare, in gran parte delle case  salentine la vita si volge prevalentemente sotto le verande, in giardino. Pippi, quando passa, non guarda mai all’interno di quelle, così, per salutare. Il suo viso è dritto, il collo sempre contratto e i suoi occhi guardano solo e soltanto diritto. Tuttavia, al  suo ritorno, quando posa la bici, il rumore dei piedi “strascinati” lo annunciano.

Suona il campanello e chiede sempre se c’è bisogno di qualcosa. “Abbà begnu”, che in dialetto Salentino leccese significa, vado e vengo per indicare “tempo zero” anche quando una sua visita qualsiasi potrebbe essere a cinquanta km da Porto Cesareo, Porto Cesareo, Le. 11 8 2015 foto Borrelli Romano.cioè dalle nostre abitazioni. “Abbà begnu”, vado e torno, è un motto che gli è rimasto di quando svolgeva l’attività di camionista. O forse da prima. Moooooolto prima.

Diciamo la verità. Pippi  possiede molte terre e serre. Coltiva di tutto. Da una vita, e proprio per questo lo accompagnano dolori terrificanti alla schiena. “Ma nu’ be’ solitu cu se lamenta, né moi, né prima”. Quando era ora del raccolto, Pippi caricava sul camion e trasportava i suoi prodotti, frutto di dura fatica, in giro per la Puglia, talvolta fino in Campania, nei mercati generali, gran parte del suo raccolto. “Abbà begnu” era il modo per dire, vado, scarico e torno, tutto in giornata. Per cui, la frase vado e torno indica un’azione veloce, un compiere non solo la commissione ma anche il suo lavoro. “Abbà begnu, na fumata te sigaretta”.

A vederlo, nella sua stazza, ancora oggi da l’idea di essere super veloce. Ma non è solo l’idea. Se per caso ti dovesse capitare di restare a terra per una batteria dell’auto scarica, lui non prende i morsetti. Ti dice: “mena, sciamu e binumu” e con la sua macchina è capace di portarti in giro per tutti i rivenditori autorizzati del Salento. Tempo zero, ovviamente. Appena seduto in macchina, una Palio super famigliare azzurrina, lascia il braccio sinistro fuori dal finestrino, esattamente come faceva quando si metteva alla guida del suo camion, un leoncino, in giro per la Puglia. Quando ancora oggi scarica dalla macchina le cassette di pomodori, melanzane o zucchine i suoi movimenti sono veloci e sembra non sentire mai fatica alcuna. Al pomeriggio, dopo la siesta, i suoi piedi strisciano verso casa mia. E’ ancora un po’ assonnato, ciondolante, ma alla domanda se gradisce un caffè, talvolta risponde si, ma preferibilmente con ghiaccio, alla leccese. Il suo collo è ulteriormente contratto: la cervicalgia si acuisce perché dorme con il ventilatore acceso. Il che è motivo per la moglie di riprenderlo. La sera, invece, quando  la comunella è ora a casa di quello, ora a casa sua, spesso si toglie la maglia e la posa sulla spalla, restando a torso nudo. Quando ci si saluta, per la buonanotte, lui, torso nudo, ci ricorda la bellezza del Salento, del suo mare, delle sue spiagge, delle vigne  e degli ulivi, dei pasticciotti e “te le frisedde e prummitori”,  del lido Belvedere, orecchiette e pizzarieddi, del caffè Quarta, forte e robusto e del Quotidiano, dei giorni e delle notti, corte, cortissime,  le stelle e il carro, in cielo, il rumore del mare, a due passi e la notte che saluta tutti, dicendoci: “Abbà begnu“. Proprio come Pippi.Porto Cesareo, Le. 11 8 2015 foto Borrelli Romano

 

Risvegliarsi a Torino ricordando Pavese…con un Campiello…tutto più bello

Torino. Il rientro e’ terminato da poche ore. Ho addosso ancora il dondolio del lungo viaggio, della strada. Lo sciabordio del mare, il rumore delle onde sono stati sostituiti da “lavori in corso”. Occhi stropicciati mi “affaccio” sulla mia circoscrizione, e decido di fare un salto a Valdocco. Svegliato controvoglia ma ancora senza sveglia per il “duplice” start del primo settembre, la “presa di servizio”, provo a giocare con la fantasia  per rendere piacevole il resto della mattinata. Come? “Rubando” il quiz della settimana enigmistica: trovare le differenze: il risveglio a mare24 8 2015 Belvedere, Le. foto Borrelli Romano e quello odierno, a Torino.27 8 2015 Torino c.so P. Od.Torino, Borrelli R. “Lavori in corso” e sprovvisto di vista mare. Addio lettini sul bagnasciuga e occhi verso il tramonto o dentro altri occhi. Tramonto salentino,  “un frollino” in una tazza di latte, quel sole a mare…Terminato il gioco , addento un paio di biscottini “Campiello” (ora sarà tutto più bello?), una scritta anonima mi ricorda cosa c’era sotto il “cappello”. Lo alzo. Il primo settembre sara’ un tantino differente. Lavorativamente parlando. Definito l’aspetto professionale “cio’ che volevo” e cio” che voglio”Torino, 27 8 2015 foto Borrelli Romano, insegnare munito di titolo fresco fresco non piu’ sotto il cappello ma in Ragioneria, in un istituto superiore e al miur, faccio un salto in libreria. Con Massimo scambiamo più di una parola, sul significato della pioggia in letteratura, sui classici russi e altro ancora. Sul libro di Sabrina Rondinelli e Marco Peano appena letti. Ne compero uno di Margherita Oggero, “La ragazza di fronte”. Avevo letto una bellissima recensiine sul Quotidiano di Lecce. Riattacchiamo.a parlare, o meglio, lo fa lui perche’ e’ preparatissimo e ascoltarlo e’ arricchente. E’ piacevole ascoltarlo: imparo sempre molto e ascoltarlo è anche piacevole. È 27 AGOSTO: oggi fa caldo un paio di anni fa pioveva e anni ancora prima se ne andava un grande della letteratura, Pavese 23 8 2015 Torde Lapillo, Le.foto Romano Borrelli. Rileggo un articolo del blog…

Dove eravamo rimasti? Da Torino verso Melpignano

20140822_19540920140822_195451Esiste qualcosa di romantico e nello stesso tempo proletario nel veder materializzarsi  sul binario dieci della stazione Porta Nuova il treno notturno, Torino-Lecce, carico non solo di soggetti in movimento ma di aspettative e desideri di ieri, l’altro ieri e domani. Nel suo incedere e posizionarsi sul binario a marcia indietro  con quelle due luci finali che sembrano due occhietti, sembra accogliere la mia idea sul viaggio e il bello del viaggio, che deve necessariamente terminare affinche’ qualcosa di piu’ bello e intenso possa prendere forma, corpo, nell’incontro del nuovo, con la sorpresa, dell’inaspettato. Davanti la stazione di Torino Porta nuova un hotel Roma mi rimanda a ieri e il treno all’altro ieri! Un incontro di altro agosto e di altro anno, una stanza, un biglietto e un finale poco compreso. Un autore tanto amato. Un biglietto che vale la pena20140822_195831 . La scala mobile della metro automatica, unica nel suo genere in Italia, mi espelle dalle viscere della terra e mi proietta nell’atrio della stazione poco distante dove erano riposti sull’albero di Natale i desiderata di viaggiatori e non. Sogni e aspettative non più chiusi nel cassetto di qualche ripostiglio o faldone, ma  ora oggetto di studio a Roma. I sogni dei viaggiatori e  i viaggiattori sognanti, dove terminano?20140822_194815. Dove eravamo rimasti? Campeggiava fiero quell’albero e ogni suo ramo vene che portava avanti e indietro la linfa di una storia diversa.Sembrava tutto cosi perfetto: un viaggio per far viaggiare parole friabili come sabbia  che si disintegrano e disintegrano, coccolone altrove.   Pioveva ma non abbastanza da ripulirle, lavare il troppo sporco. Pioveva a dirotto lacrime il cielo di Torino quel fine agosto quando un famoso scrittore decise che… Dove eravamo, dove erano, quando qualcuno sussurrava “ti amo”? Gia’, in una stazione. L’atrio dove campeggiava la prima pagina de La Stampa posta  sull’albero di Natale  con l’amore di Diego per Marilisa. Dove eravamo rimasti, invece, oggi, una settimana fa? Bicchierino in mano un biglietto di ritorno, su al nord, una bustina di zucchero, rigorosamente gialla. Con tanti saluti dalla stazione e …un buon ritorno. Una bustina che ho girato e rigirato per una settimana inter  e una promessa nello zaino e nella testa:il morso della taranta non mi prendera’, non si nutrirà. Verro’ ma non saro’il tuo pasto e ballero’ su quella terra che da una settimana e’ “un tempo, due temi, tre tempi e la meta’ di un tempo“. Quanto tempo! Quanto. L’ aspetto piu divertente di questo “conto” e di questo viaggio  e’ incontrare uno chef che dopo 42 anni di onorata cucina di mare tenta l’ esperienza della cucina di… montagna.. E che scappa, dal nord, con le sue piogge e il brutto tempo. Pentole al seguito.  Scappa come ogni persona, morsicata dalla taranta come sembriamo tutti noi ogni qual volta ci si approssima ad una citta’ per una sosta del treno. Scappiamo perché lì, nei pressi della banchina, il cellulare o il tablet prende meglio. Un tempo, quando si correva in prossimità della fermata, era per la sigaretta, oggi si scende per continuare la pubblicazione in un social network.

Esiste qualcosa di speciale in questa alba che si distende lasciando indietro le luci di citta’ a me conosciute. Qualcosa di bello sara’ entrato nel sangue ma non ha bulla a che vedere con la taranta. Lo sento.Compagni di viaggio riposano distesi cosi come si distende l’alba. Una giovane coppia salita “su, al nord” in cerca di lavoro, si apre, si racconta. Lei si presenta, “non sono coccolona come hanno definito alcune ragazze tedesche che continuano a permanere in casa dei genitori”. Ha voglia di impegnarsi per costruire un futuro, così lui. Hanno le idee chiare, in testa e l’amore in tasca. Hanno lasciato il sud, una settimana fa per questo incontro di una vita. Ora, decideranno, con calma il da farsi, dopo aver valutato ogni opzione possibile. Sono convinto che con l’amore in tasca si possa e si riesca. Ma la ricerca del lavoro non termina dalle parti di Piacenza dove e’ salita la giovane coppia. Sono stati ospiti da amici, nei pressi di Cremona, dove è stato loro promesso un lavoro. L’altro compagno di viaggio, prima accennato, un cuoco, ha provato l’esperienza dei saperi e dei sapori del nord. Ma dai suoi discorsi  penso sia piu predisposto ai frutti di mare. Tutti e tre hanno lasciato questo spazio di condivisione forzata a Bari. 20140823_071254Un incontro  sempre piacevole quando si socializzano storie di una Italia che si muove. Il caffe’ in corridoio e si scopre che una ragazza ha trascorso le sue vacanze negli USA ma ha sentito forte il richiamo di rivedere la mamma. Anche solo per un giorno. Altri compagni di viaggio, i libri, reclamano il “giusto riposo“. Tra poco finiranno anche loro nello zaino dove potranno riposare per qualche ora.  Probabilmente si sono resi conto di esser stati poco utili in questo viaggio. Dove è il lettore quando legge? Ecco, e quando non legge, dove si trova?  Libri traditi. Libri da “ritirare”.20140823_071757 Me lo faranno pesare. Dopo Bari, dove mi viene dato un giornale e un caffè,  l’approdo  alla città  salentina avviene  intorno alle nove del mattino alla stazione di Lecce, là dove ci eravamo lasciati. Il tempo di mangiare uno20140823_090630, due pasticciotti, sorseggiare il caffe’, comprare il Quotidiano di Lecce  e una corsa verso la biglietteria Sud-Est,20140823_091155 in prossimità del binario uno e da qui, verso il sei sette, dove…………cominciano i grandi e co.ntinui movimenti verso Melpignano20140823_093914 ( ma anche Gallipoli 20140823_093924e Galiano per Santa Maria di Leuca sono battute). Per Melpignano, alla notte della Taranta, sono attese piu di centocinquantamila persone. Treni a manetta, pieni. Circolazione a pieno regime.20140823_093612 E’ l’evento tanto atteso e che, implicitamente segna anche il lento finire dell’estate.20140823_090204i20140823_09150320140823_091449I treni verso Gallipoli, Gagliano 20140814_144734, Otranto e ovviamente Melpignano sono strapieni. Noto la circostanza: il treno notturno appena arrivato da Torino si specchia 20140823_092836in questo fantastico trenino, carico in ogni tratta di umanità.Verso Melpignano. Ferrovia Sud Est. 23 agosto 2014. Foto,Romano BorrelliMelpignano. Una stazioncina, una passeggiata a piedi e l’attesa. Si va e si viene. E’ ancora presto nonostante abbia la notte alle spalle. Oltre lo zaino. Quanta strada? Tanta. Otranto 23 agosto 2014. Foto, Romano Borrelli Decido che è meglio ripassare qualcosa.20140823_091807 O ripassare da Otranto. 12Otranto. 23 agosto 2014. Foto, Romano BorrelliDalla sua meravigliosa Cattedrale e cercare di osservare con piu’ attenzione la meraviglia dei mosaici e la storia impressa. Con la speranza possano diventare oggetto di curiosità, a scuola, tra i ragazzi.Otranto. I mosaici. Cattedrale. 23 agosto 2014. Foto, Romano BorrelliOtranto. La Cattedrale. I mosaici. 23 agosto 2014. Foto, Romano BorrelliOtranto. La Cattedrale. 23 agosto 2014. Foto, Romano Borrelli20140823_110656 E magari, chissàOtranto. 23 agosto 2014. La Cattedrale. Foto, Romano Borrelli…..Oltre…, anche da Santa Maria di Leuca. Continuo a muovermi tra trenini,  straordinari programmati20140823_130625Notte della Taranta. 23 agosto 2014. Foto, Romano Borrelli, bus, cambi inaspettati ma anticipati da gentiissime persone che si scusano per eventuali disagi. Rivedo nomi di cittadine con i suoi abitanti. Vedremo. Intanto mi godo questo spettacolo.Poi, tra poche ore, comincera’ la XVII edizione della notte della taranta e allora sara’ musica per corpi, mani, braccia, gambe, al ritmo di migliaia di tamburelli. 23 agosto 2014. Tamburelli. Foto, Romano BorrelliAspettando Roberto Vecchioni, la sua Samarcanda, aspettando Giovanni Avantaggiato cantore della tradizione salentina, anto a Corigliano d’Otranto. Corigliano d'Otranto. 23 agosto 2014. Foto, Romano BorrelliAspettando sera, davanti l’ex convento degli agostiniani.20140823_111748Otranto. 23 agosto 2014. Foto, Romano Borrelli (2)

Salento: tanto di cappello. Estate 2014

Estate 2014.Torre Lapillo. Foto, Romano Borrelli Foto, Romano Borrelli (3)LaSalento, tanto di cappello. Porto Cesareo, Torre Lapillo (Lecce). Estate 2014. Foto, Romano Borrelli. terra è rossa. Salento. Estate 2014.  Terra rossa. Foto, Romano Borrelli.Era da parecchio che non vedevo questo colore, dalle parti del mare. Le piante di oliveFoto, Romano Borrelli (2), con i “recinti” di pietra, composti da mano d’uomo, lungo il corso degli anni, impastati di calce e sudore, con l’ acqua che spesso mancava e che era davvero oro blu. Recinti che sono confini, tra uno e l’altro, nel rispetto della natura, dell’uomo, le vigne, i frutteti passano velocemente, fuori dal finestrino,  ma sono rincorsi da altri e altri ancora. Il passaggio veloce, del tempo e di questa terra. Terre sterminate. Nel chiuso del treno il profumo del caffè arriva ugualmente, così come quello di pane fatto in casa, pasticciotti Porto Cesareo. Il pasticciotto. Foto, Romano Borrellie pasta fatta in casa, i pizzarieddi e le orecchiette, ricotta e formaggi freschi di masseria. Formaggi in una masseria salentina. Foto, Romano Borrelli E poi, la ricotta calda e la “ciuncata”, (formaggio fresco) venduto di tanto in tanto sulla spiaggia, come fosse un gelato.Ricotta e ciuncata salentina di masseria. Foto, Romano Borrelli Sui terrazzi qualcuno prende il sole, in paesi che mai ne dimentichi il nome.  E il sapore. Cose di mare. A sinistra il primo cavalcavia. La sud-est è sotto. Lo stabilimento del caffè Quarta. Il treno rallenta la sua corsa. Si intavede gia’ la pubblicita’ del Quotidiano di Lecce. Il treno quasi rallenta la sua corsa. La freccia, scagliata da Torino ha fatto il suo percorso. E’ stanco. Come il suo contenuto. Treno che ha visto e ci ha donato la possibilità di vedere grandi bellezze, da lontano e da vicino, con gli occhi giusti o con gli occhiali giusti. A patto che si osservi il tutto con il desiderio di essere curiosi e meravigliati.  Ritrovare attraverso quei rami di alberi secolari illuminati da raggi di luce forte la meraviglia e l’incanto. E attraverso quei rami pensare alla grandezza del futuro che abbiamo nelle nostre mani. Rami di alberi secolari. L’occhio cade sulla copertina del libro, anzi, taccuino, di Simone Weil, scritto da Guia Risari: due grandi alberi i cui rami compongono il viso, gli occhi, gli occhiali di Simone. Viso di donna. Rami che si intrecciano e compongono. Pensavo di aver perso la mappa pero’ tutto qui dice  che la possediamo ancora. Da qualche parte, l’abbiamo registrata, conservata. Chi in tasca, chi nel cuore.  A volte si sbaglia strada, ma non importa.  Tra poco questo treno lo metteremo in garage, almeno fino a domani. Il motore è caldo. Fa ingresso nel binario uno. La folla dei parenti, amici, conoscenti è una marea sterminata. Onde lunghe, corte, intermittenti. Sottopasso, piazza e poi ci si disperde. La provincia è lunga, come le cose da raccontare, come l’anno che abbiamo alle spalle. Un mare a ridosso del mare, quello Jonio. La targa azzurra blu notte indica il nome della città: Lecce. Il treno è fermo. Le porte si aprono. Le braccia si aprono, accolgono, abbracciano. Le labbra baciano….Piu’ mondi convergono verso lo stesso centro. .Il treno è stato messo in garage. Un attimo e provo a pensarlo nel momento in cui sarà come un sacchetto, pasticciotto al seguito, pupille gustative in festa e lacrime dolci-amare che lo innaffiano fino alla sua destinazione finale, o, a metà strada, quando sovente chiama. Spesso, da spettatori quali siamo, vediamo nei nostri viaggi di ritorno, scendere gente, nelle stazioni intermedie, a lasciare qualcosa, una condivisione di chi non ha conosciuto questa terra, in due minuti, prima che il fischio del treno obblighi a risalire, un abbraccio, un gesto, un lascito d’amore che va oltre ogni retropensiero. In quell’abbraccio, in quel pasticciotto, in quella crema, esiste una condivisione dei giorni. Un po’ di dolcezza da condividere. Come fosse miele. Ma oggi è il l’inizio e non il ritorno. Per il ritorno ci sarà modo e tempo. Oggi qualcuno sostiene che la festa del pasticciotto è a Surano, dove si celebra la settima edizione della Festa del pasticciotto, il dolce tipico salentino, composto da pasta frolla e ripieno di crema pasticciera. Solo due parole, dato che rimbalza spesso su questo blog. L’origine del pasticciotto è del 1745, presso la bottega Ascalone, a Galatina, dove, in occasione della festa di San Pietro e Paolo venne cotto il dolce, denominato, inizialmente un vero “pasticcio”….il mare è servito. E in Salento, tanto di cappello. Potrbbe essere una buona pubblicita’. E allora, speriamo piaccia.Lo dice anche la ragazza  in ammollo.Estate 2014. Torre Lapillo-Porto Cesareo, Lecce. Foto, Romano BorrelliEstate 2014. Torre Lapillo, Porto Cesareo. Lecce. Foto, Romano BorrelliIl  Estate 2014. Torre Lapillo. Foto, Romano BorrelliFoto, Romano Borrelli. Salento...