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Rifletti, ti, per Torino

 

Torino. Spuntano specchi. Rifletti-ti-To. Foto, Romano BorrelliD’estate, Torino, possiede un fascino particolare. Soprattutto al mattino. Qualcuno corre, altri di ritorno dal giornale, serrande del bar che si alzano.  Alle 6.30 qualcuno aspetta il 60. O il 52. Ma non importa. Camminando verso il lavoro pensavo alle percentuali di chi avrebbe preso il primo e chi il secondo. Fosse stata la fermata del 49 avrei pensato alle scelte indicate dal libro di Maria Perosino, al 49% eall’1%  mancante, il  talento.  Noto con piacere che sotto la Foto, Romano Borrelli. Incrocio con corso Valdoccopalina” della GTT un paio di persone, leggono. La fermata è proprio vicina al passaggio pedonale, per cui, nessuna fatica mi è richiesta per notare che il segnalibro dell’uomo è un badge. Quello della ragazza, una tessera punti di una grande catena di distribuzione di prodotti alimentari.  Il libro dell’uomo è La coscienza di Zeno. Quello della ragazza, Il piacere.  Combinazione: libri da maturità. Studiati, analizzati e ora discussi, chiacchierati: struttura, personaggi, autori, periodo storico. Sedia della maturità che si muove e mani che sudano. “Rifletti“, invita il commissario. E il candidato, riflette. Non mi è difficile sbirciare quei libri adagiati tra le mani di chi attendeva il bus. Immaginare quelle trame, quei personaggi, quanti prima di loro avevano avuto tra le mani tanta bellezza.  Penso a quei personaggi, “vivi”, dispersi tra quelle pagine, in quel momento,  liberi, di scegliere, di decidere. Personaggi liberi. In lontananza ho intravisto un bus. Il primo pensiero è che molto probabilmente quei libri verranno richiusi, prima di salirvi, e che quei personaggi, momentaneamente, verranno messi a riposo.  Chiusi, anzi, richiusi, tra parentesi. Probabilmente sarà così. E difatti, è andata così. Riprendo il mio percorso e ripenso al mio, di libro. Appena concluso. “Le scelte che non hai fatto”, di Maria Perosino (edizione Einaudi).  Mi è piaciuto talmente tanto che mi è spiaciuto averlo terminato. Una sorta di tristezza che ti avvolge, come una storia giunta al termine. I saluti con chi non vorresti mai lasciarti,  perché era bello, “nello stare insieme”. Una sorta di richiamo. Bastava poco. Perché tra quelle pagine ci puo’ essere molto di noi. E molto di loro, di quei personaggi, in noi. Bello, perché è un inno al presente, all’invito ad esplorare il mondo, e un po’ di “vite da vivere”. E quindi, un grazie alla vita. Il libro già dalla copertina è molto bello, come molto bella la ragazza, davanti a scelte.  Capelli sulla schiena, Un profilo. Grazioso. Una felpa, probabilmente, e una gonna di velluto. Gli stivali. Two direction. “Two non è meglio che one”. E nonostante cio’, la ragazza pare avere le idee chiare. Sembra comunque decisa, dove andare, cosa fare. Il punto è cosa sarebbe successo se… “Se quel giorno non fossi rimasto bloccato dalla pioggia, se mio padre mi avesse lasciato libero quella domenica pomeriggio invece di portarmi a far visita alla nonna, se mia madre non mi avesse asfissiato con la matematica, se lei non fosse stata in biblioteca, se non si fosse messo di mezzo una poesia, un libro, gli ex…”se, se, se…Se ai quali non manca mai il lieto fine.  Una vita non vissuta che si prende la  sua “rivincita” togliendo luce e emozioni alla vita che si vive, realmente. Un presente che poteva andare diversamente. Il contenuto, le pagine del libro, stupende. Ognuno potrebbe sostituirsi ai personaggi e  provare a  vedere l’effetto che fa. “Reimparando la fiducia negli altri”.  Penso e ripenso determinate situazioni, incontri, viaggi, arrivi, partenze. Un biglietto sbagliato poteva significare altre mete, altri viaggi. Un banco in classe avrebbe significato altri compagni, altre amicizie. Sogni infranti, distrutti. Sogni che si avverano, ma che rivisti e ripensati, quando realizzati, potranno  essere considerati progetti. Cominciati da molto prima. Prima di tutto. Man at work. Pensare, riflettere. Che strana cosa, pero’, rifletto, osservando una mania che prende piede in uno spicchio della nostra città. Uno specchio sul muro: “Riflettiti”,  dice, specchiandoti. Che strana cosa, la conclusione di questo bellissimo libro, di una torinese, “Le scelte che non hai fatto” e la trovata e l’incontro di questi specchi che aiutano a…riflettere. Il mare d’inverno, una sala d’attesa di una stazione della riviera, Torino e molto altro ancora. Sogni? Progetti? Rifletti…Riflettiti pure. Calati un obiettivo in testa. Fotografa quelle situazioni in cui potevi, dovevi scegliere, magari condite da un che di nostalgia, o forse no…ma ricorda che il presente è un mondo da esplorare. Calati un obiettivo.

Al “casello” del supermercato

Torino. Scuola Holden. Foto, Romano BorrelliTorino, scuola Holden. Foto, Romano BorrelliIn coda al supermercato.  Tutti in fila, al pari delle auto che si avviano lentamente verso i caselli,  in periodo  da esodo estivo. Ci sono i numeri, le casse, i semafori. Piu’ quelli rossi che i verdi, a dire il vero. Anzi, una sola alla cassa. Pos-sibile? Yes, “loro have to”,  lei “pos”. Da tanto. Da oggi per altri.  Come tutti. Per un “pedaggio” da 30 euro in su. In coda si sentono storie di ogni tipo. Vere o presunte. Lavoro in primis. Come quelli che raccontando di colleghi di lavoro che fanno tutto loro, da lunghissimi 25 anni o forse più e i giovani, naturalmente,(a sentir loro) che non fanno nulla. Quindi, fannulloni. Penso allora che in ogni posto di lavoro, qualcuno si caratterizza sempre. Altri  riportano discorsi tra fidanzati: “Allora, ieri sera, con la fidanzata, abbiamo visto quanto possediamo in cassa, al fine di poter organizzare le vacanze estive. Sai, non abbiamo un c…o. Cioè, non abbiamo nulla. Avremmo voluto tanto andare a Ibiza. Ci resta come possibilità una vacanza da  due settimane in Salento, da un’amica della fidanzata. Ma sai, questo vuol dire mangiare, dormire, giro di parenti che nemmanco conosco. Paesi impronunciabili sotto un sole cocente”. Qualcuno, in coda, “entra a gambe tese” nel discorso  facendogli notare che sta parlando del Salento: a zero euro. Come la vendita di una macchina. Kilometri zero. “Una meraviglia”, continua sempre il “giocatore” che è intervenuto. Lui risponde: “16 ore di viaggio. A Nardo‘!” Nardo’, manco avesse detto Cucusciansci, spettatore del Maracanà, stadio Brasiliano A parte che a Nardo‘ ci abita la Pina e Sergio, famosi fruttivendoli e già questo basterebbe per soddisfare  la curiosità. Di Nardo’.  Ma ragazzi, il Salento!!! E di discorsi in discorsi la mia curiosità, spinto dalla lettura del  libro di Maria Persosino, “Le scelte che non hai fatto” (Einaudi) è quella di  verificare se chi sta davanti alla cassa mette la barra “cliente successivo” per separare la sua merce da quella del cliente successivo. Le manie di molti, di tanti. Niente. Tutti quelli che erano diretti sulla” A16″, supermercato-casa,  non hanno mosso neanche con un dito la famosa barra…spaziatrice. La musica di sottofondo intanto induce a pensare agli esami di maturità in corso. Il ’68 in  Francia, il ’69 in Italia, il movimento studentesco e la classe operaia, lo Statuto dei Lavoratori e le conquiste. Un pensiero al mio professore, di corso e di esami, divenuto poi relatore e uno al controrelatore. Altra musica. Altri film. Veri-veri.  Un romanzo a scelta: “struttura de il Piacere”.  Poi, il racconto di un film, Taxi-driver,   e ancora semafori, targhe, campi, il tassametro. Il pc e la chiavetta che non va. Povero candidato.  Già, la chiavetta. “Non importa, dice un commissario, sollevando il candidato. Tanto è un capolavoro. Lo hanno visto tutti“. Film che io non ho mai visto. Come altri. Play list mai arrivate e mai ascoltate. I titoli di coda passano, lentamente, come il candidato. The End. La scuola è terminata, il candidato si è sollevato.  Dalla sedia. Ed è sollevato, dopo questa ultima fatica. La ragazza con la frangetta si prepara ad entrare in scena. Tesina in mano. Il pubblico è folto. Da parte mia ho appena pagato il pedaggio. E’ stato salato. The end.