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La bella estate

Primi giorni trascorsi a Torino,  dopo il rientro,  “abbracciato” da un caldo “di ritorno”,  soffocante,  asfissiante. Soliti giri,  a scuola,  da Feltrinelli,  qualche telefonata,  un gelato ogni tanto,  e oggi,  un breve passaggio nei pressi dell’Hotel Roma,  a Torino, ricordare lui e la “sua”- nostra, “bella estate”: Cesare Pavese.  Tanti bei libri,  uniti a bei ricordi di una bella estate.

Son tornato da quelle parti,  nel pomeriggio. L’insegna rossa “Hotel Roma”,  sotto i portici. Guardo all’interno dell’albergo ma non entro. Mi bastano i ricordi,  che è  un pochino come entrare: la poltrona,  il letto,  il telefono nero,  le emozioni.  La facciata della stazione Porta Nuova,  graziosa,  rossa,  come una bella donna, timida,  che riesce ancora ad arrossire ad un complimento ricevuto. Sul suo viso,  un neo,  che e’ l’orologio. Batte il tempo,  batte il cuore. Sotto l’edificio,  dal suo atrio sono piu le persone che escono di quelle che entrano. Bagagli alla mano,  single,  coppie,  famiglie,  tutti,  anche loro,  rossi,  abbronzati,  vendemmiati dal sole,  del sud. Escono,  si voltano, cercano bus,  tram,  la M,  disorientati,  felici a metà: la bella estate volge al termine.  Domani le telecamere,  alle 6 del mattino chiederanno agli operai che “resistono” cosa si aspettano di trovare. Alle 14 le stesse telecamere chiederanno agli operai,  alla fine del turno,  come è  andata. Le foglie gialle anticipano l’autunno anche se è  ancora estate. E molto calda.

Pasqua: dopo pranzo

20160327_185108Dopo la grande abbuffata, “liberi tutti” o quasi lungo le strade del centro di Torino. Sole nascosto, nuvole a macchia di leopardo e previsioni azzeccate: qualche spruzzo di pioggia qua’ e la’. Artisti di strada e decoratori di uova tra “smaltitori” di colombe (e non solo) e portatori o cercatori di farfalle. Per la sorpresa c’e’ sempre tempo. Per la cioccolata pure. Un paio di negozi aperti in via Roma, nota dolente e…stonata tra note perfette e ben accordate di pianoforte e chitarra sotto l’atrio della stazione di Torino Porta Nuova. Qui, si registrano arrivi, partenze e molte attese a gustare della buona musica gratuita sotto questa volta appena restituita a torinesi e non. L’Hotel Roma a due passi ma “la bella estate” e’ ancora distante da qui. Una giovane coppia, trolley alla mano staziona davanti in religioso silenzio. Per loro e’ una bella primavera.  Tram storici Torino 27 3 2016 foto Romano Borrellisferragliano ora su ora giu’ riportando il contesto in altra dimensione.

Una nota: l’ora legale e’ stata “spostata in avanti” di un’ ora e non due come risulta dall’orologio posto sull’edificio davanti alla vecchia stazione Porta Susa.Torino p.ta Susa 27 3 2016 foto Borrelli Romano

Marta e Olmo e la 5 L

Marta e Olmo.Torino 25 9 2015.Borrelli RomanoMarta e Olmo. Quante emozioni.Oggi. Piu’ di ieri, di settembre,  quando ascoltando questa “piece”, in compagnia di mio padre preparavo accuratamente il mio ” debutto” a scuola. Oggi accompagnavo una quinta! Dopo averlo proposto al Consiglio di classe di settembre-ottobre. E che quinta. 13 ragazze completamente rapite dalle parole di Marta e Olmo, 13 “guerriere” assoldate nell’esercito della pace. Avevo timore che potesse essere di difficile interpretazione e invece molto si e’ sciolto in un abbraccio interminabile fra Marta e alcune ragazze  della quinta. Un abbraccio impastato da qualche lacrima. La prima guerra mondiale, la gioventu’, l’amore, sporcato da una guerra, per “pochi centimetri” di montagna. Una candela accesa al termine e poi…tanta speranza. Uno spettacolo dedicato alle vittime degli attentati di  Parigi. All’ uscita faceva freddo. Molto. Ma nei cuori, no. Ho girato loro i complimenti che alcuni del Comune di Torino hanno fatto, per la compostezza, educazione e per come hanno “respirato” la “piece”. Prima  alle ragazze, subito fuori dal Comune,  e alla Preside poi. E ancora a tutti i loro insegnanti, miei colleghi. Avrebbero voluto rivedere il tutto e forse piangere ancora. Non avevo tante parole da offrire loro perche’ me ne hanno date loro. Le ho scartate come fossero dolci caramelle e me ne son cibato, lungamente, per tutta la giornata. Sulla strada, al ritorno, ho proposto una visita all’Hotel Roma, da Cesare Pavese, nella sua stanza.E’ stata una bella giornata, di buona scuola davvero. Un consiglio: andate a vedere e ascoltare Marta e Olmo. Un pieno di emozioni.

Giugno

Un augurio d’inizio mese tradizionalmente riservato alla chiusura della scuola, agli esami di maturita’, alla liberta’ di viaggiare e muoversi in ogni modo possibile in tutti i mondi  possibili. Tra poco l’ultimo trillo della campanella salutera’ studenti studentesse libri quaderni zaini banchi e altro.  Temi e pensieri di un anno talvolta  tralasciati sui banchi di scuola, lavoro grossolano per grossi bidelli e lavoro empatico per fini bidelli. Foto Borrelli Romano, TORINOFoto Borrelli RomanoSpunti da “bloggare” per un gran finale e poco e tanto da dimenticare sotto l’Arco di un trionfo tanto personale.  Dalle fin

estre aperte ” la migliore gioventu'” scivola via verso strade cittadine, conosciue, ignote o poco battute alla ricerca di una strada personale.” Ah!questa finestra”! Le fontane delle piazze torinesi sono gia’ pronte per accogliere ragazzi stile spiaggia-mare e cosi la carta stampata e giornalisti: manca solo il resoconto finale di quanti saranno e come vestiti. A questi si aggiungeranno cifre numeri e percentuali, promossi, in sospeso e bocciati. Cosi si saluta il termine di un ciclo e l’inizio di uno nuovo. Ps. In molti han chiesto  informazioni a motivo di questo silenzio…chissa’….forse il termine della scuola. Chissa’. In  ogni caso un augurio per un buon mese di giugno. Buona festa della Repubblica.

20150602_110632Una corsa in metro, e il ricordo, un pochino influenzato, ad onor del vero, da una strana comunicazione- ricordo che  va a “Zazie nel metro.”Come inizio di corsa ripetuta una infinita’ di volte, non e’male: una corsa in compagnia di mio padre per acciuffare il metro e rendersi conto di aver sbagliato direzione. La discesa, la corsa, l’altra metro, altra direzione, identica felicita’ di quando nel tutto c’era Roma o Milano o Parigi o Berlino o il resto del mondo attraverso gli occhi di una donna.Mani nelle mani tra le braccia di un mondo nel migliore dei mondi possibili. E ci si sbagliava volutamente  per perdersi nel mondo.Erano le “tette de ligne”… Non avevamo orologi, il tempo era tutto nostro. Oggi. Appena fuori dalla pancia una grande impalcatura nell’atrio di questo monumento sorregge  partenze arrivi sogni andati e sogni da venire. “Freud”mi ripeto tra una comunicazione e l’altra. Una musica dolce percettibile si espande nella pancia, nelle viscere della stazione, su mani che si allungano, corpi che si allacciano e labbra che tremano al chiarore  di lampade Osram: Musica e amore, linguaggi universali con la complicita’ di Baglioni. Il pianoforte di Porta Nuova, luogo di incontro e note di vita nuove.Torino Porta Nuova.foto Borrelli Romano. 2 6 2015 La gente si ferma sofferma riparte al suono di nuove speranze. Che bello. Riprendo il cammino. L’impalcatura ormai al termine, la libreria, un caffe’, rigorosamente espresso da queste parti, quando arrivi, parti, transiti. E’ tempo di uscire….l’Hotel Roma e’ sempre li, con le sue camere e la sua camera, di Pavese. Attendo il verde. Le macchine sfrecciano su questo “reale” corso. Un furgone rapisce la mia attenzione: “Porto Recanati Salesiani don Bosco” a due passi da Pavese, quasi mano nella mano…Il pianoforte ha ripreso a suonare, al sapore di mare di Recanati…”e tu”…”chissa dove sei….anima fragile….”…forse impigliati in un sogno freudiano….ancora a Recanati. A casa, provo a domandarmi e a domandare a chi ho al mio fianco:”Ehi, pa’, perche’ non torniamo a giocare e perderci ancora tra la metro?”Torino 1 6 2015.foto Borrelli RomanoTorino P.Susa.1 6 2015.foto Romano BorrelliFoto Borrelli Romano.Torino 21 5 2015

Dal cappello, una storia. Con tanto di …cappello. Almeno per un giorno

Torino 30 novembre 2014, fermata Metropolitana e facciata stazione di Torino Porta Nuova. Foto, Romano BorrelliTorino, 30 novembre 2014, atrio stazione Torino Porta Nuova. Foto, Romano Borrelli Domenica mattina. Torino, 30 novembre. Pioggia insistente, ma non fastidiosa. Ho programmato di ritagliarmi alcune ore di tempo, di questa mattina, per  imparare a “farmi compagnia”. Un po’ di libertà da utilizzare per terminare la piacevole lettura di un libro, suddividendone il piacere, meglio, quel che restava del godimento di quella lettura, in termini di pagine, tra le due stazioni ferroviarie di Torino: Porta Susa e Porta Nuova. Una lettura, non sotto le coperte, tempo permettendo, ma comunque al coperto. Una buona lettura, ripara sempre. Protegge. In entrambe le stazioni, la prima di passaggio, la seconda terminale, ho cercato una “buona terrazza”, una di quelle di uno dei caffè in esse presenti. Via vai continuo di gente. Scale mobili, tavolino, pila dei giornali. Oggi è domenica, e il Corriere della Sera ha un allegato, Lettura. Repubblica, al suo interno, propone alcune recensioni di buoni libri. Poteva mancare La Stampa. Certo che no. Mi sistemo, come fosse uno scompartimento di un treno. Davanti alcuni turisti aprono come una tovaglia la cartina di Torino. Butto l’occhio. Sembra di volare sulla nostra città. Riconosco corsi e viali alberati e so esattamente quali scuole sono localizzate in alcuni tratti. Il lavoro, non se ne sta mai tranquillo. Dietro, alcuni ragazzi alle prese con tabacco e cartine.  Al mio fianco, qualcuno estrae una carta. Da cinque. Pronto per il conto. Torno sulla mia, di carta, del libro. Dieci pagine a testa per stazione,  per la par condicio. Terminate, pago, e compero uno degli ultimi biglietti della metro, shopping, tre euro per la durata di quattro ore. Tempo di utilizzo, dalle 9 del mattino alle 20. Recupero le scale mobili, attraverso la “dorsale” della stazione, altre scale mobili. Poche fermate e sono nell’altra “pancia”, a Porta Nuova. La metro ha lanciato un fischio. E’ ripartita, direzione altra stazione. Lingotto. Peccato che il Lingotto in questione, sia un centro commerciale. Il Lingotto stazione ferroviaria, è altrove. Dall’altra parte del muro. Recupero la penultima scala mobile. Sono nell’atrio. A destra, piove. Alcune transenne perimetrano la potenziale “vasca”. Sento un profumo famigliare. Odore di stampa, di libri e di brioches. E’ la Feltrinelli.Torino 30 novembre 2014, Porta Nuova, liberira Feltrinelli, foto, Romano BorrelliHo tempo. Dieci pagine in fondo si leggono velocemente. Entro, mi piace la disposizione, l’odore dei libri. Mi muovo a mio agio, tra i libri. Ne annoto qualcuno. Un paio nella mente, altri, sulla memoria del cellulare. Mi piace passare da qui. Quando devo viaggiare, ma anche no. Così, come capita. Appena uscito dalla libreria recupero la scala mobile. Una terrazza, un tavolino. Mi sistemo. Come è cambiata Porta Nuova. Sempre bella. E’ una bella signora che non mostra la sua età. Un po’ di trucco sulla facciata e qualche lacrima al suo interno ci possono stare. Il resto è in ottima forma. A tratti, splendente. Al tavolino, sedute appena dietro,  un paio di ragazze si scambiano le “news” della serata torinese appena trascorsa. Non recepisco se  immerso troppo a fondo nella lettura del libro o se in fondo le ragazze che si scambiano le loro confidenze, con un timbro  alto siano una realtà di fatto.  Fatto è che ieri, a Torino, si è concluso il Tff e all’uscita da una delle sale di proiezione, di una tal sezione, un ragazzo  che era in compagnia di una delle due si è dichiarato, proprio come capitava una volta, con il permesso di un bacio. Tanto di cappello. Forse, non era un caso il voler terminare la lettura del libro, proprio qui, fra viaggiatori e sognatori, nel momento esatto in cui leggo “quanto effettivamente sia lungo il minuto passato con la mano sul fuoco di cui parla Einstein (al contrario di quello, superveloce, che viviamo baciando qualcun*”).Torino 22 novembre 2014, piazza Castello, foto, Romano Borrelli (2) E dal cappello non soltanto ne è nata una storia e il biglietto, dopo quello del cinema, per un viaggio nella vita. La cosa curiosa è che ad un certo momento ho sentito le tazze dei cappuccini “baciarsi”, questa volta, senza dolcezza,  e sentire dire la ragazza, alzandosi in piedi: “Io non viaggio più da sola”. Sorrido, chiudo gli occhi, e ripongo il libro. In copertina, una bellissima ragazza, abbraccia un trolley. Il titolo? “Io viaggio da sola” (Maria Perosino. Super ET. Einaudi).

Dopo aver riposto il tutto, giornali, libro, e biglietto, esco per un attimo solo dalla stazione. Ovviamente, restando in tema, caffè espresso. Il tempo di attraversare il corso, e proprio accanto all’Hotel Roma ( fa  sempre breccia il profumo di un grande della letteratura, Pavese.) e  centinai di cappelli esposti nella vetrina, in  vendita, solo per oggi compaiono alla mia vista.  (Alessandro Finessi, temporary shop per un giorno)Torino 30 novembre 2014, piazza Carlo Felice, cappelli per un giorno. Foto, Romano BorrelliTorino, 30 novembre 2014. Cappelli per un giorno. Foto, Romano Borrelli E dal cappello, una storia. O meglio, dal cappello di quella storia un tema  che si svolgerà a quattro mani: qualcuna  (e qualcuno) da ieri sera non viaggia (viaggerà) più da sola. E per la storia del bacio e del permesso richiesto (e accordato): togliamoci il cappello. Almeno per un giorno.

Ps. è piacevole pensare che il viaggio non termina ma comincia.

Ancora un grazie alla scrittrice Maria Perosino, per questo lascito. Si sente molto la sua mancanza.

Ps. Oggi su La Stampa, in evidenza La Ristonomia. Pagine colazione consigliata. Vot0 7. Felice di esser andato quasi un anno fa. Mi è sempre piaciuto il clima famigliare e …………la sala giornali e riviste poi……..Torino, La Ristonomia, interno. Dove c'era Barattero, gastronomia, ora ristonomia. Foto, Romano Borrelli.

Portici di carta

Torino 4 ottobre 2014. Portici di carta. Via Roma. Foto, Romano BorrelliPortici di carta. Due km di lettura. Da sfogliare. Con gli “occhi interni” della riflessione, dell’analisi, della fantasia e quelli esterni, con l’ausilio degli altri sensi, del tatto, dell’odorato, come si faceva una volta, e come capita ancora. Libri, un posto dove mettere il naso. Libro, un idea a breve  E lungo termine. Libro, storia di un viaggio. Personale. Come ogni anno, ad ottobre ritornano. I libri, grandi protagonisti in una Torino trasformata nella piu’ grande libreria all’ aperto, nella sua ottava edizione. Portici di carta, che a volerli davvero trasformare riuscirebbe bene anche bagnarci. I libri, si sa, riparano molto, riparano tutto e tutti. “Piovono libri“, scrissi qui sopra tempo fa. Ah! La citta’ di Torino, quando si mette, fa cose davvero grandi, in fatto di libri, musica e cultura. E insieme, vengono fuori questi eventi qui, capaci di conferire un fascino parigino, nel suo piccolo, voglio dire. Vetrina all’ aperto ebouquinistes che si aggirano sogliando, porgendo, consigliando. Molto da vedere, da sentire e da sfogliare. Un week end dove i libri venduti possono essere anche 50 mila. E poi, diciamoci la verita’: e’ davvero bello vedere gente gironzolare, con calma, libro in mano, sotto il braccio, in un sacchetto. Uno che legge, vale il doppio.

Per un week-end, sotto la Mole, sotto i portici. Da piazza a piazza. Torino 4 ottobre 2014. Piazza San Carlo. Foto, Romano BorrelliSotto l’occhio vigile di Dino Campana.  Cento anni dopo i suoi “Canti Orifici“. Pochi dalle nostre rose, le coglievamo insieme, le rose.  E vergavamo carta e fogli di carta e di pc e”carta cantava” con la macchina stile L22 (L28)Olivetti. Una Olivetti in cartone che legge libri.  “Anche tu, li leggi e li rileggi ancora? E poi, lo ricordi, quanto ti piaceva passare da qui e arrivare al RomaTorino 5 ottobre 2014. Hotel Roma. Foto, Romano Borrelli con un suo libro tra le mani? Eri emozionata nel varcare  la portaTorino, Hotel Roma. Foto, Romano Borrelli e arrivando davanti al suo scrittoio. Era la prima cosa che domandavi, di portartici, appena messo piede nella citta’ sabauda, dolce come un gianduiotto, proprio tu, poi, che non hai voluto sorseggiare il bicerin. E la sera poi, al tramonto, come fosse vestita di abiti leggeri, la fontana, la lettura di alcuni passi”. I  viaggi, i grandi viaggi, cominciano sempre con  libro e come questo, continuano. Una piazza da abbracciare,Piazza Castello. Abbracci in piazza. Foto, Romano Borrelli anche senza musica. Una piazza dove si offrono ai passanti, anzi, ai lettori, abbracci, libri e mesaggi d’ amore e dove i passanti, e i lettori, li rigirano a destinazione via social. “Questo ti piace? Quanto ti piace? Tanto? Poco? E poi, con quel tuo sorriso, in una delle rare volte in cui si incrociava in altro viso, parlavi di sicurezze. Un viso cosi bello, appena sfiorato dal freddo torinese…”Torino, 4 ottobre 2014. Piazza Castello.Foto, Romano BorrelliGli strumenti ci sono.Strumenti in piazza Castello. Torino, 4 ottobre 2014. Foto, Romano BorrelliE’ sufficiente prenderseli per un attimo e lasciarli al prossimo. La musica è buona. Il ritmo anche. E quando poi si parla di colpo di…nella piazza e’ tornato afrsi rivedere zorro. La focacceria ligure trabocca, di ricordi, di gente e profumi di mare. Profumo di pioggia. Tutto si mischia. L’odore del mare e dell’estate appena trascorsa si presenta tra i libri. Presso la “filiale” sotto portego, Libreria sulla Dora”, di via Pisa 46, a Torino. Torino, 5 ottobre 2014. Portici di carta. Foto, Romano BorrelliQuella di Rocco Pinto, per intenderci. Il libro che ho appena comprato l’ho scelto perché mi riporta alla fabbrica dei colori, perché ne sento il desiderio, di rivederla, con quei colori cangianti. Vita e desiderio. Vita e destino. Il libro è intitolato “Salento, fuoco e fumo” di Nandu Popu. Lo compero. La vita è misteriosa. In una delle prime pagine, frasi vergate in dialetto salentino. Mi piace. Mi piace il ricordo. Mi piace ricordare come capita nelle fiabe, quando alla fine, ti si chiede: “raccontamene un’altra. Raccontamela ancora. In dialetto. Come capita in alcuni racconti. Raccontami l’amore. In dialetto“. Sotto i portici, sfoglio. Una cartina, il Salento, una ballata. Poco distante da qui. Forse in altra piazza. Forse da un negozio contiguo, musica estiva. “No, e’ musica dentro. Sono in un bus e tutto fuori corre velocemente mentre io sono fermo. In attesa. Di qualcosa che si muova. Fosse anche un trillo. Ci sentiamo fra un po’. Meglio un pochino di distacco’”.  Due righe di un libro sfogliato velocemente mischiato ad altri libri e ad altri odori. E’ ancora estate.Poco piu’ avanti, La Torre. Anche se e’ la “filiale”di una libreria mi “ritorni in mente bella come sei…”, la Torre salentina, ovviamente. Il commesso mi domanda se poi “Il taccuino di Simone Weil” di Guia Risari ho poi terminato di leggerlo. Certamente, gli rispondo. Insieme a tutta la Mole degli altri libri.  Per alcuni, in galleria San Federico  è quasi l’ora dell’aperitivo in  clima davvero fiabesco. Pochi metri dal corner gusto infatti, i laboratori per i bimbi con lo spazio a loro dedicato.Le ombre della sera ormai si allungano. E anche quella di “giraffa”, come il libro di Alessandra Comazzi, presentato, in “tandem”con Bruno Gambarotta. Ma si sa, Gambarotta, ai giri di bici, e di piazza, ci e’ avvezzo…Torino, 4 ottobre 2014. Galleria. Foto, Romano Borrelli

Torino 4 ottobre 2014. Portici di carta. Via Roma, foto, Romano Borrelli

Ottobre

Torino, mercato di Corso Palestro. Foto, Romano BorrelliMi piace molto attraversare un pezzo di umanità percorrendo uno dei mercati di Torino, prima di recarmi al lavoro. Saranno pochi, tanti, giusti, settimanali, banchi quotidiani, pomeridiani, per un giorno, chi lo sa. Se ne parla, se ne discute e nel mercato si discute.  In comune,Comune di Torino, foto, Romano Borrelli spesso non di comune accordo. Soprattutto di “mercato”.  “Grida” appena sussurrate e raggi di sole mattutini che incendiano focolari domestici gia’ scaldati da un caffè o una scodella di latte. Quanto è diverso questo mercato da quell’altro. Di un ottobre fa.

Calpestare foglie gialle che cadono ormai da un pezzo. Secche, umide, venate, istoriate. Foglie. Povere foglie gialleFoglie gialle a Torino, in corso Valdocco. Foto, Romano Borrelli, così simili a quelle di Urbino, di un ottobre fa. Profumo di caffè, un po’ amaro, di quell’ottobre fa. Un tempo si andava a scuola, ad ottobre. A ridosso del patrono, San Francesco. Era tempo di stanghette, puntini e stampini. Era il tempo di una lunghissima estate. Poi, tutto terminò.  Come in un attimo.  E’ tutto un attimo. Caos, prima della forma.  Il libro di filosofia prese il posto dell’abbecedario. Farsi largo nel vialetto di passaggio (la domenica di passeggio) ed incontrare, meglio, intercettare storie di vita diverse, sfiorandosi appena. E’ l’autogrill del corso. L’autostrada di fantasia è oltre il vialetto. Strade opposte. Inizio di ottobre. Ottobre, si sa, è il mese della Rivoluzione. E delle Rivoluzioni.

La ricerca di un posto è ardua. Fa pensare ai posti di mare, ad una certa ora. Una macchina si è appena posteggiata. Una lei scende dall’auto, tirandosi  sul capo, oltre la frangettina nera, occhiali da sole. Si ferma, per   godersi questi ultimi scampoli di sole. E forse di libertà. Una scena ripetuta, chissà quante volte. Università, treno, macchina, casa. I corsi, universitari, stanno per cominciare. Il lavoro è terminato, i soldi risparmiati, messi via centellinando ogni spesa. La prima rata dell’università è alle porte. Porta le sue  mani sul viso e pensieri  colano come lacrime che portano distanti, chi li pensa e chi la osserva. Come tanti occhi che si incrociano, al mercato. A che serve se tanto ognuno se ne va per la propria strada?

Castagne in caduta libera segnalato da un cartello stradale. Come i pensieri, nei pressi della macchina. La natura si ripete. Dove e’l’estate che doveva arrivare cavalcando? Non e’cosa nuova che non possa esser vecchia e non e’ cosa vecchia che non sii stata nova….. Incrocio un gruppo. Mi domanda la strada più breve per la Mole Antonelliana, il museo del Cinema. Le risposte sono sicure e precise. Ne approfittano e continuano a pormi domande come un distributore di bevande. Il Bicerin, la gelateria Talmone, piazza Castello. 20140911_092054Quando le domande sembravano terminate, ancora una richiesta: l’hotel Roma.20140822_194815 La stanza di Pavese…Nei miei pensieri si fa largo un ricordo…Vieni estate, cavalcando…L’estate ci vendemmia…

Autunno

Orologio tabellone orari stazione Torino Porta Nuova. Foto,Romano BorrelliIl tabellone della stazione ieri sera evidenziava l’ora, gli arrivi e le partenze. Come sempre. Che era ed è in atto uno sciopero.  Ricordava inoltre una data storica…

In quel momento rammentavo un altro luogo, un’altra storia, e l’autunno che sarebbe cominciato oggi.

Piazza Carlo Felice, l’Hotel Roma, Cesare Pavese, la sua camera, i suoi libri, e i suoi ricordi con i miei…libri da leggere e libri da ritirare. Profumi di  frutti maturi…Foglie gialle e castagne che piovono da questi alberi cittadini.

Hotel Roma. Piazza Carlo Felice, Torino. Foto, Romano Borrelli

 

Tabellone orari stazione Torino Porta Nuova. Foto, Romano Borrelli

Dove eravamo rimasti? Da Torino verso Melpignano

20140822_19540920140822_195451Esiste qualcosa di romantico e nello stesso tempo proletario nel veder materializzarsi  sul binario dieci della stazione Porta Nuova il treno notturno, Torino-Lecce, carico non solo di soggetti in movimento ma di aspettative e desideri di ieri, l’altro ieri e domani. Nel suo incedere e posizionarsi sul binario a marcia indietro  con quelle due luci finali che sembrano due occhietti, sembra accogliere la mia idea sul viaggio e il bello del viaggio, che deve necessariamente terminare affinche’ qualcosa di piu’ bello e intenso possa prendere forma, corpo, nell’incontro del nuovo, con la sorpresa, dell’inaspettato. Davanti la stazione di Torino Porta nuova un hotel Roma mi rimanda a ieri e il treno all’altro ieri! Un incontro di altro agosto e di altro anno, una stanza, un biglietto e un finale poco compreso. Un autore tanto amato. Un biglietto che vale la pena20140822_195831 . La scala mobile della metro automatica, unica nel suo genere in Italia, mi espelle dalle viscere della terra e mi proietta nell’atrio della stazione poco distante dove erano riposti sull’albero di Natale i desiderata di viaggiatori e non. Sogni e aspettative non più chiusi nel cassetto di qualche ripostiglio o faldone, ma  ora oggetto di studio a Roma. I sogni dei viaggiatori e  i viaggiattori sognanti, dove terminano?20140822_194815. Dove eravamo rimasti? Campeggiava fiero quell’albero e ogni suo ramo vene che portava avanti e indietro la linfa di una storia diversa.Sembrava tutto cosi perfetto: un viaggio per far viaggiare parole friabili come sabbia  che si disintegrano e disintegrano, coccolone altrove.   Pioveva ma non abbastanza da ripulirle, lavare il troppo sporco. Pioveva a dirotto lacrime il cielo di Torino quel fine agosto quando un famoso scrittore decise che… Dove eravamo, dove erano, quando qualcuno sussurrava “ti amo”? Gia’, in una stazione. L’atrio dove campeggiava la prima pagina de La Stampa posta  sull’albero di Natale  con l’amore di Diego per Marilisa. Dove eravamo rimasti, invece, oggi, una settimana fa? Bicchierino in mano un biglietto di ritorno, su al nord, una bustina di zucchero, rigorosamente gialla. Con tanti saluti dalla stazione e …un buon ritorno. Una bustina che ho girato e rigirato per una settimana inter  e una promessa nello zaino e nella testa:il morso della taranta non mi prendera’, non si nutrirà. Verro’ ma non saro’il tuo pasto e ballero’ su quella terra che da una settimana e’ “un tempo, due temi, tre tempi e la meta’ di un tempo“. Quanto tempo! Quanto. L’ aspetto piu divertente di questo “conto” e di questo viaggio  e’ incontrare uno chef che dopo 42 anni di onorata cucina di mare tenta l’ esperienza della cucina di… montagna.. E che scappa, dal nord, con le sue piogge e il brutto tempo. Pentole al seguito.  Scappa come ogni persona, morsicata dalla taranta come sembriamo tutti noi ogni qual volta ci si approssima ad una citta’ per una sosta del treno. Scappiamo perché lì, nei pressi della banchina, il cellulare o il tablet prende meglio. Un tempo, quando si correva in prossimità della fermata, era per la sigaretta, oggi si scende per continuare la pubblicazione in un social network.

Esiste qualcosa di speciale in questa alba che si distende lasciando indietro le luci di citta’ a me conosciute. Qualcosa di bello sara’ entrato nel sangue ma non ha bulla a che vedere con la taranta. Lo sento.Compagni di viaggio riposano distesi cosi come si distende l’alba. Una giovane coppia salita “su, al nord” in cerca di lavoro, si apre, si racconta. Lei si presenta, “non sono coccolona come hanno definito alcune ragazze tedesche che continuano a permanere in casa dei genitori”. Ha voglia di impegnarsi per costruire un futuro, così lui. Hanno le idee chiare, in testa e l’amore in tasca. Hanno lasciato il sud, una settimana fa per questo incontro di una vita. Ora, decideranno, con calma il da farsi, dopo aver valutato ogni opzione possibile. Sono convinto che con l’amore in tasca si possa e si riesca. Ma la ricerca del lavoro non termina dalle parti di Piacenza dove e’ salita la giovane coppia. Sono stati ospiti da amici, nei pressi di Cremona, dove è stato loro promesso un lavoro. L’altro compagno di viaggio, prima accennato, un cuoco, ha provato l’esperienza dei saperi e dei sapori del nord. Ma dai suoi discorsi  penso sia piu predisposto ai frutti di mare. Tutti e tre hanno lasciato questo spazio di condivisione forzata a Bari. 20140823_071254Un incontro  sempre piacevole quando si socializzano storie di una Italia che si muove. Il caffe’ in corridoio e si scopre che una ragazza ha trascorso le sue vacanze negli USA ma ha sentito forte il richiamo di rivedere la mamma. Anche solo per un giorno. Altri compagni di viaggio, i libri, reclamano il “giusto riposo“. Tra poco finiranno anche loro nello zaino dove potranno riposare per qualche ora.  Probabilmente si sono resi conto di esser stati poco utili in questo viaggio. Dove è il lettore quando legge? Ecco, e quando non legge, dove si trova?  Libri traditi. Libri da “ritirare”.20140823_071757 Me lo faranno pesare. Dopo Bari, dove mi viene dato un giornale e un caffè,  l’approdo  alla città  salentina avviene  intorno alle nove del mattino alla stazione di Lecce, là dove ci eravamo lasciati. Il tempo di mangiare uno20140823_090630, due pasticciotti, sorseggiare il caffe’, comprare il Quotidiano di Lecce  e una corsa verso la biglietteria Sud-Est,20140823_091155 in prossimità del binario uno e da qui, verso il sei sette, dove…………cominciano i grandi e co.ntinui movimenti verso Melpignano20140823_093914 ( ma anche Gallipoli 20140823_093924e Galiano per Santa Maria di Leuca sono battute). Per Melpignano, alla notte della Taranta, sono attese piu di centocinquantamila persone. Treni a manetta, pieni. Circolazione a pieno regime.20140823_093612 E’ l’evento tanto atteso e che, implicitamente segna anche il lento finire dell’estate.20140823_090204i20140823_09150320140823_091449I treni verso Gallipoli, Gagliano 20140814_144734, Otranto e ovviamente Melpignano sono strapieni. Noto la circostanza: il treno notturno appena arrivato da Torino si specchia 20140823_092836in questo fantastico trenino, carico in ogni tratta di umanità.Verso Melpignano. Ferrovia Sud Est. 23 agosto 2014. Foto,Romano BorrelliMelpignano. Una stazioncina, una passeggiata a piedi e l’attesa. Si va e si viene. E’ ancora presto nonostante abbia la notte alle spalle. Oltre lo zaino. Quanta strada? Tanta. Otranto 23 agosto 2014. Foto, Romano Borrelli Decido che è meglio ripassare qualcosa.20140823_091807 O ripassare da Otranto. 12Otranto. 23 agosto 2014. Foto, Romano BorrelliDalla sua meravigliosa Cattedrale e cercare di osservare con piu’ attenzione la meraviglia dei mosaici e la storia impressa. Con la speranza possano diventare oggetto di curiosità, a scuola, tra i ragazzi.Otranto. I mosaici. Cattedrale. 23 agosto 2014. Foto, Romano BorrelliOtranto. La Cattedrale. I mosaici. 23 agosto 2014. Foto, Romano BorrelliOtranto. La Cattedrale. 23 agosto 2014. Foto, Romano Borrelli20140823_110656 E magari, chissàOtranto. 23 agosto 2014. La Cattedrale. Foto, Romano Borrelli…..Oltre…, anche da Santa Maria di Leuca. Continuo a muovermi tra trenini,  straordinari programmati20140823_130625Notte della Taranta. 23 agosto 2014. Foto, Romano Borrelli, bus, cambi inaspettati ma anticipati da gentiissime persone che si scusano per eventuali disagi. Rivedo nomi di cittadine con i suoi abitanti. Vedremo. Intanto mi godo questo spettacolo.Poi, tra poche ore, comincera’ la XVII edizione della notte della taranta e allora sara’ musica per corpi, mani, braccia, gambe, al ritmo di migliaia di tamburelli. 23 agosto 2014. Tamburelli. Foto, Romano BorrelliAspettando Roberto Vecchioni, la sua Samarcanda, aspettando Giovanni Avantaggiato cantore della tradizione salentina, anto a Corigliano d’Otranto. Corigliano d'Otranto. 23 agosto 2014. Foto, Romano BorrelliAspettando sera, davanti l’ex convento degli agostiniani.20140823_111748Otranto. 23 agosto 2014. Foto, Romano Borrelli (2)

Nuovi negozi per Torino

DSC00016DSC00027Osservando attentamente la nostra città, dal’alto del tram verde, il 7, si possono ritrovare tantissimi posti interessanti e molto cari ai torinesi. Angoli della nostra città che credavamo in un verso, e, senza accorgercene, lo hanno mutato.  Per molti di quelli, pero’, per ritrovarli esattamente come erano, occorrerà frugare tra le pieghe della memoria. E fare uno sforzo immenso. Lungo il tragitto, si intravedono luoghi, un tempo adibiti al lavoro e ora, trasformati  in altri tempi. Il lavoratore “sfrattato” ha sfilato  la tuta blu, lasciando  il posto a semplici consumatori.  Negozi trasformati e vetrine che non espongono più gli oggetti di un tempo.  Al posto del vecchio e caro negozio di gocattoli, ora si trova Paissa. Povera Befana, sprovvista dei famosi trenini corredati da scambi, motrici, vagoncini  rotaie e tutto il resto utile per immaginare lunghissimi viaggi in pomeriggi interminabili. Poveri bambini, che hanno lasciato sul posto lacrime trasformate in pozzanghere. Tutti a pulire il famoso camino, aspettando il trenino,  la macchina, il peluche e invece…Scendendo dal tram storico,  e percorrendo a piedi alcune vie, direzione stazione  Porta Nuova,  quasi raggiunto l’hotel Roma, si  ha la possibilità di incrociare  un altro mutamento del tempo: “Pane, Pizze, Focacce” sono ora in bella vista, dove un tempo si esibivano “in punta di piedi ” tantissime paia di scarpe.  L’elenco dei mutamenti potrebbe continuare, un po’ come il nuovo concetto di lavoro. In continuo aggiornamento.  Nel giardino antistante la stazione ferroviaria, un orologio in fiori ha smesso di segnare le ore, o, semplicemente,  è assente da anni, e mai più si è provveduto a trovare un valido sostituto.  Personalmente, mi piacerebbe riaverlo per poter verificare  l’ora e lo stato del mio orologio. E’ cosi’  anchele per le vecchie care bilance, azzurre,  sotto i portici della stazione, Un ricordo, invece, ma senza rimpianti, la cooperativa e i suoi lavoratori col berrettino rosso, dove, con poche monete, qualcuno lustrava le scarpe. Vecchi lavori.  Il vecchio capolinea del 51, in via Sacchi, non esiste da un pezzo. Anche di quello, si sono perse le tracce. Ma, a dire il vero, siamo sulla buona strada, con poche tracce anche oggi.  Qua e là qualche pezzo di rotaia ricorda il passaggio del tram. Ora, spesso, ci si attacca, al tram.  Questo pezzo di città, a molti ricorda Roma, zona stazione. Sarà. Forse perchè le città vicino le stazioni, hanno quasi tutte lo stesso aspetto. Un po’ nostalgico, un po’ malinconico. Alcune insegne M rosse, come “passion lives here” troneggiano nella bellissima piazza, Carlo Felice; molte biciclette gialle stazionano, pronte all’uso, come in tantissime aree della nostra città. Questa si che è una bella apertura europea. Alcune  sponsorizzano il panettone Galup,  e rendono in tal modo  piu dolce e piacevole la pedalata nella nostra città, alla scoperta di luoghi e negozi che mutano. Senza renderti conto.

Intanto la campanella della scuola ha ripreso a suonare. Ci ritroviamo ancora una volta “ingessati a scuola” e al penultimo posto dei Paesi Ocse sulla spera pubblica per istruzione. Diecimila immatricolati in meno all’Università e una buona dispersione scolastica.  Che fare?