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28 aprile

20190428_160432Il vento alza il polline e ondeggia il pallone, e ad ogni fermata del tram, a porte aperte, si insinua il polline, e ci si stropiccia gli occhi e riparte il tram e partono starnuti, di tutti un po`, a turni, per la par condicio. A piazza Vittorio, dove un tempo, molto lontano, c’erano le giostre e la cioccolata di Ghigo, e il parcheggio delle macchine, prima della piazza pedonalizzata, i chioschi per il festival del gelato. Oggi, il vento spazzava via le sedie di qualche bar, sparpagliate e disordinate, pronte per la sera, e allontanava l’annuncio estivo fatto di coni. Dal tram e sul ponte, Superga e la Gran Madre sembrano due regine e il Po ed il Monviso due re. Oggi, 28 aprile, lo sferragliare del tram ricorda quello di un treno, il Parigi Napoli express con fermata a Pisa, sotto la Torre. Chissà  che fine ha fatto, quel treno…

Bugie a portata di mano

Foto Borrelli Romano. Preparazione bugie“Una volta, al mondo, non c’era il fuoco. Gli uomini avevano freddo e andarono da Sant’Antonio…” Sul tavolo, in ordine sparso, farina, zucchero, marmellata, latte, ricette, fiabe di Calvino e bugie in divenire. Foto Borrelli Romano preparazione bugieTutto mischiato, nel tempo. Mani impastate nei miei ieri e nei miei oggi. Bugie passate e presenti. Polvere di farina sparpagliata come d’estate,  spighe al vento, capelli biondi appena mossi…impasto, pulisco e…assaggio. Buone. Un velo ancora, necessario per addolcire e passare oltre. Zucchero a velo come neve. L’ambiente e’ caldo e io accaldato da tutto questo impasto. La luna in cielo e’ un forte richiamo. “Quasi quasi esco” . Dalle parti della Gran Madre, lei, luna,  si specchia nel fiume come una bella donna mentre il traffico impazzisce e mi stordisce. Ha un bel viso acceso. Luci dei fari che abbagliano gli occhi e occhi abbagliati da occhi troppo luccicanti e cuore infiammato e luci tremolanti simili a luci di candele accese all’interno di una Chiesa. Un tempo da queste parti, i Muri, si era soliti alzare bicchieri e calici alla mano per brindare a baci e bugie mai troppo dolci. “Sei la mia passione piu’ grande” recita una scritta sul muro, tra strada, Muri e fiume. Mi passa affianco una coppia stretta stretta o forse era solo il tempo, che passa. Passo, passa, passava, passavano, passano, i passi di tutti.  Marciapiedi slabbrati. Ricordi frammentati e parecchio appuntiti. Bello da quaggiu’, il fiume ed il suo scorrere con la vita. Altro giro altra ruota. “Venghino signori, venghino” risuona ancora piazza Vittorio, quando il Carnevale passava e si fermava qui: baracconi e profumi di cioccolata e zucchero filato e filarini dietro ragazzine.  Cioccolata, Parini e il giovin signore, carrozze, cavalli e signorine. Tutto scorre e tutti corrono. Almeno per un …Po. Mi specchio sulle acque del fiume affacciandomi appena appena, stando attento a non scivolare nel pantano dei ricordi, prima di Roma e prima di che…L’affaccio sul mondo, ieri, oggi e domani, civilta’ globale.  Lo fa anche una ragazza con due trecce bellissime e due orecchini la fine del mondo. Sorride.  La osservo mentre lei scruta  il suo viso riflesso nell’acqua: le trecce paiono due corde sul pozzo, il viso solcato dal fiume disegna rughe bugiarde, lei muove il dito, quasi a volersi ridisegnare. Forse non si piace. E’ carina, nei suoi riflessi rossicci. Non avrebbe bisogno di “truccarsi” col dito…nell’acqua. E’ la ragazza con l’orecchino di perle. Lungo il marciapiede accarezzato dall’acqua “vaporosa” siamo in tanti, a truccarci, o mascherarci. Maschere Di Varnevale. Tutti allo stesso istante. E’ Carnevale. “Puff”. Mi e’ passata la voglia di stare fuori. Corro a casa. Bugie a portata di mano…bugie a/tradimento….il che e’ la stessa cosa. Sul tavolo, un libro ancora aperto. Un ricordo, una filastrocca piemontese: “cesa  granda campanun ca fa dun dun…” c’e’ posto ancora per una bugia. “Venghino, venghino…”

23 e 24 Dicembre 2015

Vigilia e antivigilia.23 e 24 dicembre. Tabellone dei treni. Arrivi, partenze, orari, binari. Orologio. Datario.23 12 2015porta Nuova To.foto Borrelli RomanoUltime “battute di caccia al regalo” prima di Natale. Sciamare continuo per le vie torinesi alla ricerca dell’ultimo “regalo” o pensiero.  Rosso e poco costoso. Via Garibaldi, Lagrange, Roma con tratto pedonalizzato e luci sulle teste, vie laterali e periferiche, vie cge dal “Borgo delfiume” si distendono verso la prima periferia”: via Livorno con l’Ipercoop e la Bennet nei pressi, Parco Dora e il luogo dove correvo, le vie  Borgaro,  Stradella, Chiesa della Salute, piazza Stampalia… I molti alla ricerca di un “capo rosso”, ma anche due! Ieri un salto, non “registrato ” qui sopra,  sotto l’albero di Natale, Torino Porta Nuova 23 13 2015.Borrelli Romano atrio della stazione di Torino Porta Nuova, nell’ultima performance dei “ballerini” 20151223_165605vestiti di bianco muniti di tablet, e trasformatisi in intervistatori:”Scusi che ne pensa dello spazio di Porta Nuova” gestito da artisti come noi , con balli e canti?” Penso, rispondo, che la restituzione dello spazio pubblico “al pubblico” sia un fatto positivo e un’azione democratica. Alla domanda su mie proposte verso gli spazi ancora liberi di Porta Nuova (cosa metterei) rispondo: “vorrei una zona della biblioteca, qui, addetta ai prestiti libri”e una postazione “share-bike” del Comune.   Alzo gli occhi al cielo e osservo Porta Nuova in parte restituita: e’ bella nel suo rosso mattone. Mi piace. Mi e’ sempre piaciuta. La ricordo come era in passato. Un pizzico, come una puntura di insetto. L’albero con gli auspici dei torinesi e non  oggi lo abbiamo trovato “impresso” come ogni anno sulla carta stampata. Ma non la notizia dell’ultima performance degli artisti e delle interviste. Eppure era notizia questa! Chissa’ come mai… Voi che dite? Peccato per gli auguri dei miei studenti: neanche uno che abbia toccato la sensibilita’ della cronista e abbia meritato la “dignita’ di stampa”. Per me tutti i pensieri dei miei studenti erano invece  bellissimi.  Per loro la “dignita’ di blog” e della rete.20151223_150519E poi non era mica una gara la nostra!” Il galoppino” fa il suo lavoro e noi il nostro.  Terminato sotto l’atrio della stazione di Porta Nuova  il libro di Patrick Modiano (ancora uno) “Perche’ tu non ti perda nel quartiere”. Una mano di Annie, la vigilanza, l’affetto, il bene verso chi incapace (ma non diro’ per quale motivo) di badare a se stesso. Adoro la scrittura di Modiano, premio Nobel per la letteratura nel 2014. Mi piace la descrizione dei suoi personaggi, femminili, nelle sue storie, parigine o francesi che siano. Descritti bene, una penna, a tratti delicati e dolci, capace di farteli amare. Adoro la figura di Annie che… ” come la puntura di un insetto il passato ritorna e ti lascia ancora un po’ di tempo in cui sentire il vuoto di un rumore che piano piano si allontana”. Dalla scalinata della Gran Madre, Torino 24 12 2015 p.z G. Madre-Vittorio. BorrelliChiesa di Torino, il passato, la nebbia, se sia dei ricordi o quella torinese, non saprei, di certo da quella del cuore, una giacca blu, una frangettina, un minuscolo neo, sulla guancia, occhi scuri e un sorriso avvolgente che cattura, scompare e ricompare, la voce di donna che implora  come una bimba”portami ancora ti prego su quella piazza, cuore nel cuore di questa citta’”. Come una puntura di insetto che lascia ancora un po’ di tempo che non esaurisce e ti si appiccica addosso come una seconda pelle. Come sono belli i personaggi femminili di Modiano. Come sono delicate certe punture di insetto che dilatano il tempo aperto ai ricordi.  Cosi pensavo questa mattina, 24 dicembre sul sagrato della Gran Madre. Il sacrista, mazzo di chiavi in mano, le muove all’interno del loro cerchio. Le agita affinche’ producano rumore e farti capire con garbo che e’ ora in cui bisogna uscire, scendere i gradini e “sgombrare”. Poca misericordia per quel tempo dilatato da una puntura di insetto che si chiama ricordo. Vabbe’ scendiamo. Il bus e’ fermo. Partira’ fra poco. Non importa. Scelgo il mio posto tra tantissimi liberi. Accuccio anche la puntura di insetto e la cullo. Sono sempre piacevoli le visite di un certo tipo. A sera, i pompieri “aprono” la penultima casella del presepe. I bimbi, affacciati li davanti, sulle spalle dei loro padri e risucchiati dalle nebbie torinesi (e la galaverna?) ricevono in dono dolciumi. Per le strade oramai desertificate si spargono profumi delle piu’ antiche tradizioni culinarie italiane e non solo. “Spezzare il pane” e “Vino e pane”, non solo fue libri o atto matetiale e culturale ma che diventa sacro quando… Gambe sotto i tavoli, gomiti sulle tavole e pance leggermente appoggiate, pronte a dilatarsi da qui a mezzanotte quando per molti sara’ ora della Santa Messa di Mezzanotte.24 12 2015 Torino.foto Borrelli Romano

Ancora dai Cappuccini

20150710_163414Terminato il lavoro attraverso velocemente il mio quartiere, solcando e disegnando sul suo suolo con le mie emozioni. Entro da Alberto il giornalaio. Chiedo un biglietto del tram, di quelli commemorativi, don Bosco e la Sindone. “Un euro e cinquanta”, mi dice. Porgo le monetine, scendo i tre gradini che separano il suo negozio dal manto stradale e vado verso la fermata del tram. Tre fermate e sono a Porta Pila. Un incontro di storia e geografia. Dai finestrini aperti sento una babele di lingue. “Vivi, vivi”, chi vende le olive. “Due eulo” chi vende la frutta dagli occhi orientali. Qualcuno intona la Marsigliese. E poi profumi e odori che invadono questo carrozzone, mentre io, intento a recarmi ai Cappuccini, osservo, rifletto, ripasso storia e geografia. Personalizzandola. Mi ripeto che forse scrivere di  storia è  un po’ come incasinare la geografia. Ripenso alla storia recente, personale. Le ultime ore,  prima della discussione tesi sono state anche quelle speciali. “Personalmente credo”. “Mentre iI mio quartiere si colorava dei miei colori delle mie emozioni. Al mio passaggio, contaminandoci vicendevolmente.” Valdocco. “Che bella Chiesa” ha esclamato lo zio Vito mentre con la macchina tagliavamo a fette pezzi di storia. E intanto mentre pensavo a come prendere l’abbrivio del discorso ripensavo a come pezzi del mio quartiere si erano trasformati in una sorta di cattedrale e  forse stava andando in scena una messa laica che si celebrava dopo neanche una parentesi graffa di neanche 5 anni.  Parentesi. Al cui interno un’altra quadra ne conteneva lavoro studio e frequenza di “mercanti di luce” dove rovesciare grandi quantitativi di “perché “. Parentesi tonde da sviluppare e ai loro esterni,   parentesi piu belle di amore,  di “treccia”,  di trecce, di occhi scuri,  mare e cuori, disegnati in ogni orizzonte. Talvolta si e’ corso il rischio di evaporare ma alla fine è  stato il cuore che ha dettato il ritmo e tenuto tutto, al cuore di tutto. Forse non è stata una suonata di una meravigliosa orchestra 20150710_110347ma sintesi  di una robusta realta’,  bhe’,  questo si. Ah! Come sono belli i sogni quando si realizzano. E perché  no,  anche quando si pensa e si immagina di sentirsi un pichino all’altezza nel poterli realizzare…. a costo di! Sogni che viaggiano,  scrissi qui sopra,  agosto 2014. Eh si,  la vita “le’ bela,  le’ bela’”. Torino passa velocemente al mio passaggio: le vele dell’universita’, il gasometro, il fiume, piazza Vittorio, la Gran Madre, ancora la scarpinata. Pantaloncini hipster,  scarpe stringate,  macchinette digitali e macchine che io non ho e che queste si,  mai sognate. Ma intanto risalgo. Faticosamente. Col cuore. La vetta, finalmente raggiunta! Che bella Torino da quassu’… con la storia che…. mi piace rileggere. Ammiro, contemplo e leggo la storia. Il tempo avanza. Per un attimo mi sembra di essere a Urbino. Inavvertitamente pronuncio:”ma dove sei? ” E’quasi ora di rientrare. Da piazza Syntagma ci sara’ un discorso….non lo voglio perdere. 20150711_113547

Private nostalgie

Torino, Piazza Statuto riflessa. Gennaio 2015. Foto, Romano BorrelliA guardarla da qua, questa piccolissima fetta di Torino riflessa è impalpabile. Non la prendi per quanto tu possa desiderarla. Certe telefonate sono dolci, lunghe, interminabili e anche quando terminano vorresti non fossero terminate. Mai. Nonostante. Si inflazionano i complimenti, le scuse e…provi a raccontare e porgere questo pezzo di Torino a chi puo’ solo riceverla dalle tue parole. E allora la racconti, come meglio puoi, insieme ai tuoi sentimenti, alle tue parole, che sembrano migliori, smussate da ogni angolo,  solo perché le racconti a lei. La dipingi su una tavolozza dai colori accesi, un po’ come chi la descrive, li vivi, ravvivi, la vivi e la ravvivi e la fai vivere ed esplodere, dal desiderio di vederla nel porgerla dall’altro capo del telefono…E ha inizio così…Da un capo all’altro, un filo che relaziona e provi a relazionarti. La porti in dote, dall’altra parte del telefono, perché il cellulare stava per cambiare compagnia, gestore, operatore….Torino sarebbe stata il treno, un treno, una promessa, che brucia. Forse impossibile da mantenere, o difficile da attuare, ma non impossibile certamente. E bella. Bella e impossibile. Inafferrabile un po’ come una parte che la osserva, dopo una lunga telefonata in cui c’era di tutto un po’. C’era una volta, nel telefono, lei. Poi è entrata in un messaggio e non l’ho più…”risentita”. Una sommatoria di interferenze hanno sciupato la comunicazione che poi era la, comunicazione. E ogni volta che guardi la cabina, la pensi e la ripensi. E vorresti sentirla. Come al tempo del miele. Il tempo delle mele. Tu e lei. Le cuffie. Il mondo fuori. E allora quei pochi centimetri di porta gommata della cabina li spingi appena appena. Dentro tu, lo zaino fuori. Entri e fai come quando eri bambino. Tutti intorno ti mettevano tra le mani un telefono, di plastica, e dicevano: “parla, parla, saluta la nonna”. E tu, prendevi la cornetta e cominciavi a parlare e dicevi solo e semplicemente la verità, anche se dall’altra parte non c’era nesuno: “ti voglio tanto  bene. Vieni”.

Ma, lo spazio vorrei cederlo ad una lettrice del blog che ha inviato la sua lettera. Quindi spazio e parola ora alla lettrice.

Torino, interno cabina telefonica. Foto, Borrelli RomanoI ricordi mi vedono in una cabina telefonica  sulla riva del Po, vicino alla Gran Madre.
La telefonata quotidiana (di solito dopo cena) al “primo amore” mi metteva in uno stato di agitazione fin dalla mattinata Immancabilmente la cabina era già occupata da qualcun altro…avrei chiamato in ritardo. Aspettavo il mio turno con nervosismo facendo tintinnare i gettoni da una mano all’altra, con la speranza che la persona all’interno della cabina percepisse l’urgenza della mia telefonata. Quando poi finalmente riuscivo a mettermi in contatto con M., ecco che si presentava un altro motivo di inquietudine. I gettoni avrebbero potuto terminare prima delle parole. Quante parole dette lontano da orecchie indiscrete.
A casa non si poteva parlare liberamente, soprattutto era materialmente impossibile. Il telefono con il lucchetto, messo dalla nonna (a detta sua) per risparmiare sulla bolletta e non per evitare chiamate ai ragazzi, ti impediva ogni accesso.
Strano, però, il ricordo che ho di quelle telefonate. Era come se una volta entrata in quella cabina il resto dell’esistenza fosse sospesa, non contava più nulla.
Non ho nostalgia per quelle telefonate se non la nostalgia stessa per quella cabina che per me è stata la “custode dei primi segreti del cuore”.
E’ davvero un peccato, al di là, delle private nostalgie, che oggi le poche cabine telefoniche rimaste siano nel più totale degrado, alla mercé di persone incivili. Perché non ripristinarle in modo adeguato, portarle a nuova vita, conferendogli come nei paesi oltremanica, una nuova dignità?
Ma… forse la risposta l’ho già data: è una questione di civiltà. (E.D.).

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Inoltra

Profumo di “dolcezza” a Torino

Torino 22 novembre 2014. Gran Madre e Cappuccini. Foto, Romano BorrelliProfumo di dolcezza per le strade della nostra città. “Che dolce che sei”, “Che tenera sei”,  “sei proprio un pasticcino da assaporare”, “tu sei un miele”,  “Troppo buona”(in tema di calorie, pazienza e non se ne avrà male la lingua se compro una vocale, la u)…sono alcune delle frasi tra  “dolci” e particolari “personaggi”catturate qua e là  in piazza San Carlo, nei pressi degli stand. Ma le stesse frasi possono essere catturate e interpretate, anche in mancanza di sonoro, dal “proiettore” che rilancia stralci di film “sullo schermo”  in piazza Castello. La cosa curiosa è che sullo sfondo, oltre il teatro Regio,  la Mole Antonelliana pare essere proprio un’antenna  su quella specie di televisore e la piazza il suo salotto. Ma forse non sembra, lo è. Un’antenna che cattura emozioni del passato e che rilanciano temi e valori  importantiTorino 22 novembre 2014, piazza Castello. Foto, Romano BorrelliNell’ aria si respira ottimismo e un senso di apertura al futuro, nonostante le immagini dei film siano del passato. Il 32 esimo Torino Film Festival avra’ il, suo “posto in prima fila”, qui, a Torino, su “piazze diverse” dal 22 al 29 novembre piu’ una “appendice” domenicale. “Wonderful”. Profumo di dolce di dolcezza che si mischiano vicendevolmente e si contagiano. Oltre, ovviamente, a profumi di cioccolata di ogni tipo e di ogni gusto.Torino 22 novembre 2014, piazza Castello. Foto, Romano Borrelli (2) In tema di passato e di “dolcezza” nel piattino della storia, alcuni frammenti dei film proiettati potevano essere  sicuramente i più visti e i più amati da L. e M. Nel piattino della fantasia, ovviamente. Quella servita nei pressi della casa del caffè, al passaggio del 50 o del tram numero 8. Al tempo di due corse cento lire, notturna 90. E per un film? Chissà.  I Film, o meglio, le “pizze”, al tempo di quello che si chiamava “vuoto” o “cauzione”, quando, dopo aver comprato e bevuto una aranciata o una gazzosa, riportando indietro la bottiglia, ne veniva elargita una seconda con pochissime lire di differenza. Almeno così si narra da qualche parte. Almeno così, ricorda qualcuno. Saggi. E così era solito fare “Fiorino”, così ieratico, rigido, una “maschera”, così raccontano quelli a cui staccava il biglietto nel cinema della circoscrizione 7. Erano tempi in cui erano in voga le cauzioni in alcuni cinema, gli auto riduttori per i concerti, i gettoni nelle tasche per le telefonate. Tempo di Hobby. Poi vennero le “cassette”, poi le te tessere per affittarle, poi i giornali con le cassette e infine internet…Poi, un giro per Torino, per completare la serata, o meglio, la nottata,  e…i Murazzi,Torino 22 novembre 2014, i Murazzi, foto, Romano Borrelli la Gran Madre, il grande fiume nei pressi, con il lento fluire delle sue acque, lucide, oggi, e restare muti e silenziosi davanti questo piacevole scorrere, nei pressi delle arcate, dove trionfavano aperitivi e musica e qualcuno ci scriveva libri e sceneggiature, mischiando fantasia e realta’ all’uscita dall’Universita’. Palazzo Nuovo, a due passi, Lettere anche, le lettere pure.  I Cappuccini, “gallonati”, di blu notte, con tanti cerchietti in testa  a ricordo che  l’atmosfera natalizia, oramai, bussa alle porte.  Wonderful. Un bimbo, “osservato” distrattamente dai genitori lancia una barchetta di carta. Sgridato dai genitori si giustifica dicendo “l’ho fatto per mandare un saluto al mare”. Chissa’ quando e a che ora sara’ previsto l’ arrivo.Torino 22 novembre 2014, la Gran Madre, foto, Romano Borrellipiazza Vittorio Torino 22 novembre 2014, piazza Vittorio, foto, Romano Borrellivia Po, sotto i suoi portici e negozi fino ad arrivare in piazza Castello. Una bella passeggiata.Torino 22 novembre 2014, Piazza Castello, foto, Romano Borrelli Dicono che in un giardino si possa ammirare una bellezza straordinaria. Un albero dai colori stupendi. Decido di verificare, dalle parti di via dei Mille. Torino 22 novembre 2014. La bellezza della natura. Giardini nel centro di Torino. Foto, Romano BorrelliMa oggi, questa sera, Torino 25 novembre 2014. Piazza San Carlo, CioccolaTo'. Foto, Romano Borrelliè tempo di dolcezza e di presente e di presenza.Torino 22 novembre 2014, Piazza San Carlo, foto, Romano BorrelliE in tempo di globalizzazione, che non manchi nulla. Anche il Choco-Kebab.Torino 22 novembre 2014. Piazza San Carlo. CioccolaTo'. Choco-Kebab, foto, Romano Borrelli

Ciao pasticcino” bisbiglia un pezzo di cioccolata  al suo vicino. Ciao, bella dama, se mi lasci avvicinare, ti do un bacio”. Oggi, questa sera, e’ l’elogio della “barretta” o dello “stecchetto”, per una dolcissima crema gianduia.

Oggi, questa sera e’ l’elogio del piattino e della dolcezza di una storia vissuta, da vivere, da fantasticare, da provare a raccontare.
Torino 22 novembre 2014, Torino Piazza Castello, foto Romano Borrelli

Torino by night

DSC00273Alcuni lettori del blog leggendo alcuni articoli precedenti hanno chiesto se era possibile documentare con alcune fotografie, La Gran Madre con i Cappuccini e Piazza Vittorio.

DSC00266Eccole. Da via Po, a piedi o con il tram storico, verde, il 13 barrato, per poi “approdare” in in Piazza Vittorio, con i suoi bar e i negozi, sotto i portici, e la “fiumana” di gente che passeggiando ne ammira ogni bellezza.  Il pavimento che pare lucido, con i binari del tram e le luci che aggiungono bellezza alla bellezza. E poi, sul ponte che unisce la Piazza alla Gran Madre, la visuale del fiume Po, con i Murazzi. Uno spettacolo unico.

Da Piazza Castello direzione Valentino: sotto la neve

DSC00214Giornata di festa. Perfino il bancomat e la macchina fotografica lo rammentano. Cose. Del mondo materiale. Il muro, con la scritta murale, agisce, per qualcuno, da specchio, nel rammentare la situazione: “sei il mio,  guaio preferito”.  Un tempo, sarebbe stato: “Ehi!”. Ma non sono happy days. Effettivamente, a voler ripensare alle scritte, ci sarebbe da domandarsi: ” Ma come,  è già “toDSC00212rnata” (scritta murale, del centro città, zona quadrilatero) ed è nuovamente fonte di un guaio preferito? (scritta murale ai Murazzi). Allora, il problema è serio. Coazione a ripetere. Allora era meglio non fosse tornata. Mha…se anche le scritte non si mettono d’accordo, figurarsi le persone. Nel mondo attuale, tutto è incrinato. Si entra e si esce con clic, si è “amici” e non si è più amici nel giro di pochissimi secondi, virtualmente, dimenticando che forse, la costruzione dei rapporti richiede qualcosa di più duraturo, di coinvolgente. Rapporti, incrinati, note stonate, navi inclinate, treni inclinati. Insomma, parecchio inclinato. Anche sul lavoro. “O così, o ti inchini”.  La confusione è al massimo grado.  Un po’ come in politica. Professionisti illustri, di filosofia, musica, analisi, che spesso ricordano il medico di pinocchio. Quando mai se ne trovano due capaci di suggerire la stessa cosa?  Professionisti della confusione. Terra rovesciata, cielo increspato. Cosa succede in città sotto la neve? Il Valentino, in lontananza, è stupendo. Le impronte dei piedi sulla neve fresca  fanno pensare a “giri di coppia”.  Dopo il tanto parlare delle cene, fra giri di pizza e giri di carne, ecco che un giro di coppia, meglio, un giro in coppia, forse non guasta. A ben vedere, col torcicollo in agguato, forse solo le mie, di impronte, risultano “spaiate”. Il Valentino esprime tutta la sua bellezza in ogni stagione.  Cellulari e macchinette fotografiche immortalano lo scenario per tenerla “in card”, quando la memoria del cuore, comincerà ad annebbiare anche le menti. O per dire: “sono stato qui”. A voi, un “mi piace”.  Il grande fiume, lentamente, stancamente, si muove, verso Sud. La nebbia in superficie, si dirada.  Cielo lattiginoso. Sopra il ponte, il rumore del tram, verde. Il tredici.  Sembra una Torino d’altri tempi. In lontananza i Cappuccini, avvolti nella nebbia e la Gran Madre, più in basso. Ai suoi piedi “una corona” di bar. Tutto sembra immobile, come lo era una decina di anni fa. Corsi e ricorsi storici.  Una Torino magica. Bianca.

Caronte

DSCN3207Oggi la giornata piu’ calda, almeno fino ad ora, in questo primo mese d’estate 2013. Temperature alte, ancor piu’ quelle percepite causa l’umidità. In città penalizzati gli anziani, alla ricerca di qualche parco con qualche panchina.

Code nei pressi delle gelaterie e delle fontane. Anche i cani boccheggiano. Sul ponte che unisce la Gran Madre a piazza Vittorio, oltre all’effetto frescura causato dal fiume, a stare immobili si  percepisce “l’effetto conchiglia”,   voci, sussurri, sospiri, tenerezze e dolci parole sussurrate appena in altre stagioni.  Le stagioni del cuore.

Dalla parte opposta dei Murazzi, qualcuno prova a telefonare alle fate dei giochi.  Anche con giusti suggerimenti, difficile giocare a biglie o qualcosa d’altro in una spiaggetta artificiale. Di tanto in tanto lo sferragliare  del tram riporta alla realtà: il mare è altrove. E in tema di mare e di spiaggia difficile non immaginare quei tre milioni che sventolano bandiere anticipandone l’effetto mondiale. Osservo il sole e penso ad una poesia, di Pascoli: “Qualcosa di nuovo, oggi, nel sole”.

“Voglio andare a…..Venezia. Trovare l’hotel ideale…” O forse un luogo semplice. Che aiuti a staccare. Forse chiedo troppo? No, non è una pubblicità, ma la giusta mercede dopo un anno tirato davvero alla grande. Un salto in….Salento.

Speriamo, come sostengono in molti, che tra domani e martedì le temperature possano scendere.

A Torino, un caldo davvero insopportabile.

Un buon Monviso e…cattivo gioco

 DSCN2842

Giornata particolarmente fredda. A Torino. Oltre Morgana.  Il Monviso oltre l’arco, oltre il Valentino. Con il suo castello e la sua fontana, piena di monetine che esprimono richieste: “ti prego, fammi ritornare”. Moneta gettata come si fa a Roma, dando le spalle alla fontana. Per la verità, non molto ricca. Tempi di crisi, dove anche una moneta puo’ valere un panino. Tempo di crisi, dove viaggiare è un lusso. I Murazzi.  Si vedono appena. Il riflesso sul fiume Po dei Murazzi. Murazzi come luogo d’incontro, d’amicizia, d’amore, da commedia; luogo da cartolina, come location, dove girare con Dante, una Divina Commedia. “Occhio che osserva il mondo”. Selciato cosparso di briciole di cuore, tagliato e spezzettato come pezzo di pane condiviso e quindi mai andato perduto. Raccolto e magari ricomposto. Speranze. Quello spicchio di passeggiata quanta storia racconta. Due bambine parlano e ascoltano il loro papà. Una mattina d’inverno come tante altre. Una delle due canta  canzoncine russe e riporta a memoria interi brani dei classici di quel paese. L’altra ascolta. Il padre è soddisfatto. Merito della madre, pensa tra sè e sè. Intanto  gode di quei momenti unici. Saranno un soffio, da qui a poco,  quei giorni, mesi, anni,  momenti davvero unici, speciali, destinati ad essere immessi nel serbatoio dei ricordi.  Tutto è un soffio. Ma è vita.  Davanti la Gran Madre. Il ponte.  Dalla parte opposto la Mole Antonelliana sorveglia attentamente il tutto. Alcuni leggono le notizie odierne: “tagli” nel comparto statale. Ancora? Non è possibile. Si è perso il lavoro e i lavoratori sono multitasking fantasmi.  Un buon Monviso e un cattivo gioco. Dei governanti. Come sempre, sulla pelle dei lavoratori. Forse otto milioni di poveri non sono ancora sufficienti, per i governanti. Grilli parlanti, grilli in loden.  A proposito: qualcuno sa che fine han fatto i contratti che dovevano essere stabilizzati la prima settimana di settembre? Procedo lentamente riflettendo. L’atmosfera è magica. Nello zaino sono riposti alcuni libri e da alcune pagine  prendono vita, si materializzano  personaggi e luoghi, “il Principe” di Dostoevskij presente ne “L’idiota”, e poi  Lutero, cortigiane, i Lanzichenecchi…….Pantasilea, e questa città, Torino, per incanto, diviene prima Ginevra, poi Roma. Il suo lago, il suo fiume.  Le loro storie di vita. I ricordi.