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Rimini-Ravenna-Ferrara-Faenza

Colpo di coda,  spiccioli di un agosto 2018 che si avvia ad essere archiviato, forse velocemente e male,   scampoli di libertà personale,  prima delle campanelle che annunciano al loro suono riparazioni, scrutini,  e collegio. Ma prima di varcare il portone per l’appendice di un anno scolastico che volge al termine,  c’è  tempo.  In una manciata di alcuni giorni o di  ore ci stanno ancora comodamente sdraiate cittadine che contengono storia e storie, passato,  presente e futuro,  sempre a braccetto: Rimini,  Ravenna,  Ferrara e Faenza. Stazioni,  strade ferrate,  zaini,  trolley,  treni,  caldo, finestrini aperti e visi fuori,  oltre il finestrino,  a vedere cosa succede dalla’altra parte: trattori,  campi, frutta,  matura,  acerba, terra arata, ragazze,  donne, campanili e campanilismo,  cartelli blu notte con cornice bianca: Godo,  Russi,  Solarolo,  Gaibanella.  Visi che si sfiorano, carte geografiche e una infilata di alberghi dai nomi dolci.  E poi posti già  visti,  e che con piacere rivisito, tra trionfi di mosaici,  significati  e   contenuti,  San Vitale e Galla Placidia,  Dante e poi Castello Estense a Ferrara,  Isabella,  Beatrice e Lucrezia. …

A Ravenna Godo un bel Po

Ravenna. Stazione. Foto, Romano BorrelliRavenna. Da quanto tempo. Mi sarebbe piaciuto visitarla già da un po’, a dire il vero un bel Po, in uno di quei viaggi invernali, veloci, per rivedere il mare, rivedersi, una passeggiata in centro, per staccare dal lavoro, dalla ricerca. Una tesi. A tesi conclusa. Un’ipotesi.Magari con uno di quei biglietti di sola andata sotto l’albero…Ravenna. Stazione. Foto, Romano Borrelli (2)

Appena giunti a Ravenna e messo piede oltre gli scalini del treno sembra essere giunti, almeno per questa estate 2014, in altro mondo. Il passaggio dalla pioggia torinese al bel tempo romagnolo è notevole. In  ogni caso, il turista è sempre al centro dei pensieri dei romagnoli e della loro città e l’accoglienza è proverbiale. Nelle orecchie, sottovoce pare dicano: “da dove viene? da Torino? No, non puo’ piovere per sempre“, e per farti capire, da una parte che ti capiscono e si prendono cura e dall’altra che li, non piove quasi mai, ecco un ombrello, ma non a portata di mano. Lo indicano. Posato in un posto lontanissimo e difficile da prendere. E’ in attesa. Ma lontano dalla presa, fuori dalla portata di ogni uomo o donna di media altezza. Il cielo è di un azzurro turchese. Fa caldo. Si sta bene. La gente, le ragazze, i ragazzi, si accalcano alla fermata dei bus e continuamente li senti chiedere: “Quando passa il bus per Mirabilandia?”. Beati loro pensi. E pensi a quanto siano fortunati ad avere il mare, questo si, a portata di mano. Con tutta questa bellezza che contraddistingue questa cittadina. I locali dove gustare buon cibo non si contano. Così come non si contano le piadinerie e i locali più raffinati. Fra le prime, ma senza far torto a nessuno, perché da turisti  si entra in un locale quando si ha fame, senza nessun calcolo preventivo, è  La Piadina del Melarancio, in Via IV Novembre, 31. .Ravenna, 23 luglio 2014. La piadina del Melarancio. Foto, Romano BorrelliUn locale con saletta interna. Alcune botti, e varie bottiglie da vino invitano ad osservarle e leggere le etichette, così, per ingannare l’attesa, durante la “chiamata” tra un numero e l’altro. Attesa che a dire il vero è breve. Inoltre fanno da corona alla botte riposta sul pavimento alcune seggiole che guardano  verso l’interno, direzione scala. Altre seggiole sono disposte nei pressi dei ripiani-mensole  per posarci i piatti con le piadine e gustarsela in santa pace. Il tutto con panorama sulla via cittadina ed il suo via-vai che all’ora di pranzo è notevole.  Le piadine sono di ogni tipo e secondo le tasche. Si legge attentamente il menù e si ordina. La caratteristica bella di questo locale è che dopo la scelta ti accomodi, se ti va, nella saletta interna, dopo aver preso un bigliettino contrassegnato da un numero. Per la cronaca, il mio era il numero 53.  Nel giro di qualche minuto, una voce femminile, attraverso un altoparlante chiama il 53 ed ecco pronta e servita su di un vassoio la piadina da me scelta. La classica romagnola, di Ravenna, ovviamente. Piadina adagiata su di un vassoio bianco, con una graziosa stampa.Ravenna. Piadina del locale La piadina del Melarancio. Foto, Romano Borrelli Un grazie e buon appetito. Posso assicurarne la bontà. Merita davvero un ritorno (La piadina del Melarancio, via IV Novembre, Ravenna). Sono convinto che tutte le piadinerie di Ravenna meriterebbero una visita, ma, come accennato, è stato il caso che mi ha portato in quella. L’intenzione era quella di un self- service nei pressi del mercato coperto, a dire il vero chiuso per lavori. Pazienza. In centro e non solo è uno sciamare di biciclette. Bellissima la ciclo officina nei pressi della stazione di Ravenna, dove si puo’ noleggiare o far riparare la bicicletta. Una visita inoltre in un locale, in via Mordani, presso Corte Cabiria (ne avevo sentito parlare a proposito di un blog di Maria Andereucci. Dalla via si accede alla “corte”. Il locale è bello.Ravenna. Ristorante Corte Cabiria. Foto, Romano Borrelli (2) Ne ho apprezzato la disposizione dei tavoli e di quanto vi era sopra. Penso a quanto si celi dietro ad ogni piatto. Saperi, sapori e la storia di ogni uomo, con il suo lavoro, le sue fatiche.Ravenna. Corte Cabiria, ristorante. Foto, Romano Borrelli  Ravenna 23 luglio 2014. Foto, Romano Borrelli Ancora un giro in centro, che merita. Tutto a dimensione d’uomo. Il traffico, insieme alla pioggia, l’abbiamo lasciato al Nord. Piazza del PopoloRavenna, 23 luglio 2014. Foto, Romano Borrelli è davvero stupenda. Un giro poi verso la tomba di DanteRavenna. Tomba di Dante. Foto, Romano Borrelli e molto altro ancora. Davvero, una città che merita. Lascia un sorriso. Lungo il viaggio. E non solo.

Foto Romano Borrelli

Un sorriso che ti accompagna lungo il viaggio. Un sorriso che continua. Dal primo paese dopo Ravenna. O prima di Ravenna. Un senso di godimento che permane. Per un bel Po.Foto, Romano Borrelli. Mercoldedi 23 luglio 2014