Archivi tag: globalizzazione

La tesina va in pensione, seppur così giovane

La sedia della maturità è  “lucidissima” come mai lo è  stata lungo il corso degli anni, di forzata e anche sforzata attività,  mentre la tesina, con un velo di tristezza,  oggi,  sta per congedarsi;   ad esser chiari, ha conosciuto una brevissima esistenza, la tesina,  (la sua),  tra alti e bassi,  fortune e sfortune,    “uccisa”,  forse,  in culla troppo presto.   E ora,  che la cronaca diviene storia, di cose da raccontare, quella tesina,  certamente  ne avrebbe da dare in pasto a noi,  consumatori di storie.  Intanto,  ride e sorride sotto i suoi “4 baffi”, sostegno e stampelle per lei e candidati, di ieri,  di oggi e domani.  Anche senza tesina.  “Lucida”,  perché la recente candidata che ho avuto modo e piacere di ascoltare è  stata esauriente,  brillante,  concisa. Lucida,  la sedia,  per essersi accomodati tante candidate e candidati . La candidata alla maturità  si presenta alla commissione e al pubblico presente per assistere e “assisterla”con  una bellissima tesina dal titolo che promette bene.  Orecchie e occhi ben aperti,  perché  l’argomento scotta fin dagli inizi della narrazione,  cioè,  dai  tempi di Marx”:  “Dalla Storia alle storie”(candidata V. M. indirizzo socio-sanutario). È  il racconto di    tre generazioni operaie (identica famiglia) nella stessa fabbrica,  zona sud del torinese,  a cavallo tra Moncalieri e Trofarello. “Tempi duri”,  ci chiarisce la candidata,  per tutte e tre le generazioni ma anche dolci,  i suoi,  il suo tempo,  i “suoi tempi”,  accordati tra studio e attesa,  nell’attesa che i turni terminassero . Le storie,  “quelle non  solo della domenica”, (come giustamente cita la candidata) ma di una settimana intera,  per una vita,  tra  presse,  grasso dei macchinari che cola,  olio e tute blu,  al lavoro e lavate e appese ad asciugare ad un sole che ha solo il gusto del presente.  Si,  tute blu.  E dire che qualche storico ne sosteneva la fine,  della storia,  teorizzandone,  di conseguenza la fine,  del lavoro. La Storia,  raccontata attraverso le storie delle tre generazioni,  a cominciare dagli scioperi di marzo del 1943 a Torino.  Poi ancora l’accordo italo belga del 1946,  la tragedia di Marcinelle (8 agosto 1956)  ,  il ritorno agli scioperi operai del marzo 1943,  considerati il “seme della Repubblica”, e   “seme della Costituzione”.  Gli scioperi del marzo ’43,  la “grande spallata” alla caduta del fascismo. E ancora,  la Resistenza,  la Costituzione (sostanziale e materiale,  come richiedeva uno dei titoli del tema e come la candidata chiarisce il senso della traccia pur avendo preferito il tema sulla “solitudine”),  Marcinelle,  Mattmark,  cause,  conseguenze, la ricostruzione, italiana,  il boom economico,  il movimento studentesco del 1968,  quello operaio del 1969,( e “La meglio gioventù” ),   lo Statuto dei lavoratori,  la sua struttura.  Il mondo del lavoro oggi e  i lavoratori,   letto attraverso le lenti e articoli della Stampa,  le delocalizzazioni e la finanziarizzazione dell’economia,  la globalizzazione,  i mercati. La tesina cominciava con una frase di Olivetti,  e guarda caso,  recentemente, a   Ivrea è  stato conferito il titolo di “patrimonio” umano… quando si “dattilografava” era tutto  così bello…   Una bella tesina,  e una sedia “lucida” perché  oramai,  la sedia tornera’  sotto il banco mentre la tesina,  la povera tesina,  seppur cosi giovane sta per andare definitivamenre in pensione.  Un vero peccato. La candidata continuava a raccontare poi,  (per una parte in inglese) le storie al lavoro in un mondo che cambia. Dal lavoro al nuovo voncetto di lavoro,  avrebbe detto altro candidato.   Poi psicologia (il lavoro in carcere e forme di retribuzione)  diritto (cooperative,  snc… ) italiano (Ungaretti,  decadentismo),  storia (resistenza,  partigiani,  8 settembre,  armistizio) fino ad esaurire la sua prova in modo davvero…. maturo. I suoi libri trattengono tutti gli odori della fabbrica,  e si spargono,  con classe, la sua,  da pagina 100.  Vorrà  dire e dirci ancora qualcosa?

Torino ieri e oggi

Torino corso Regina Margherita, corso Principe Oddone. La Sida li vicino....da loro a Borrelli RomanoTorino, Porta Palazzo. gennaio 2015, foto Romano Borrelli.Torino…………nella sua dimensione…attenta. Ieri, 1926, oggi, 2015.  Oggi, davanti ad una buona merenda, un the, pasticcini, nell’identica pasticceria di ieri, seduto, alla Sida. Sono intento ad osservare questa bellissima fotografia, della famiglia Mangiardi, ( e nella fotografia, ci sono davvero tutti, a mio modo di vedere) che ritrae una Torino del  1926. Da fare, da farsi. Prospettive e futuro. Mi concentro sulla locomotiva che apre la strada al futuro. Non solo una foto. Un progetto. Una locomotiva che “taglia” Torino.  E allo stesso tempo la apre. Al futuro. Riconosco Corso Umbria. Operai al lavoro. O forse persone lungo i binari. Strada ferrata verso est che ora non esiste più.  O meglio, esistono, ma sono interrati e da qui, dagli interni “dolce” e “dolci”  è  possibile are. Li sotto,  dove transita l’alta e la bassa velocità , l’affaccio è sul pc mica dal finestrino, come accadeva quando qui c’era…il treno. “Eh, quando passavano i treni da qui….” mi sussurra una persona “saggia”  intenta a gustarsi il  suo the (“senza zucchero”, dice a se stesso) e alla vetrina dei pasticcini di ogni tipo e fattezza. Un “vorrei ma non posso” è  interpretabile dalle sue dolci, lente movenze.  ” Mi si nota di piu’ se mi alzo e li prendo o se resto a guardarli e fissarli di continuo, quei pasticcini”? Sussurra….”Ma  secondo lei“, mi domanda, “ci sarà ancora della gente che vuol stare seduta vicino il finestrino?” Bho…chissà. Pero’ ha ragione. In questo tratto, eravamo in molti, appena qualche anno addietro, a stare attaccati al finestrino del treno, “interregionale” Torino- Milano, cadenzato ad ogni ora esatta. E proprio questo angolo di Torino, appena spuntati dal breve tratto di tunnel ti si presentava agli occhi per primo, con la pasticceria la farmacia Ausiliatrice, la cupola della Basilica, corso Regina Margherita e Principe Oddone erano un po’ il segnalibro  di questo dolce libro che si chiama Torino. Se andavi verso Milano, ti gustavi la citta’ con i suoi primi cambiamenti. E la storia. Il sacrista salesiano più anziano di Italia, e la sua storia, una missione nella missione ( manca poco e saranno “99”), la pasticceria Sida, tra “tradizione e innovazione” che resiste e “surfa” sulle onde della globalizzazione della rete, e vince perche” fa rete con la tradizione e l’innovazione,  e insieme a questo luogo e quelli ricordati,  la panetteria Corgiat, un ex internato militare, Gherardi Natale e il suo scatolificio e le scatole che lui le fabbricava, mica le rompeva ‘ne’. Sulla stessa via, l’oratorio…e ancora la scuola materna dove ora i bambini suonano il violino…E quanta storia….bamboline russe….Se viceversa andavi verso Porta Susa, cominciavi ad alzarti. L’arrivo e la discesa erano prossimi. Ha ragione, la saggezza.  Un tempo, quel posto ce lo si contendeva. Stare alla finestra di un finestrino. Anche a me, “Piace”molto. Ora, sotto il tunnel, nessun interesse. Una galleria, fino quasi a Stura. Chi vorrebbe stare al finestrino senza vedere nulla? “Vorrei ma non posso”, ripete la saggezza.  Pero’, torna a sussurrarmi, ” vedere e non gustare, e’ una cosa un po’ brutta da provare“. Ha ragione. Si alza e ordina. “Ci pensero’ domani. Oggi proprio no. Voglio coccolarmi”.  E addenta una pasta. Ritorno con lo sguardo sulla foto.

Gente. In attesa del  treno, o di un treno, già in quel periodo. Binari, dove ora, all’ora di pranzo, da qui, si vedono la rotonda e qualcuno pure il mare. Già. Il mare. Lungo i binari, a passi lenti. Verso domani. A passi lenti, come dalle parti di Porta Palazzo, poco distante da qui.  Un giro per Torino e scopri che Costantino ha trovato casa, meglio, un letto. Una buona notizia. Ora, la panchina in ferro posta  sotto la pensilina del bus (vedere articoli precedenti) Costantino la usa solo per sedersi e contare in un passatempo i bus che lentamente passano e si avviano al loro capolinea. Legge il numero di serie, quante persone scendono e quante restano.  Di tanto in tanto allunga la mano, per una sigaretta. Spiaccica solo qualche parola  ma si fa capire. I bus stancamente ripassano, dopo il loro lungo percorso.  Costantino da una rapida occhiata all’orologio elettronico, sopra le piante, oltre le siepi,  posto sopra il palazzo, forse di un albergo. Conta, Costantino. Conta i minuti in più o in meno rispetto al precedente  giro del bus. Per un attimo è come si salutassero. Chissà quante volte nell’arco di una giornata, Costantino e bus si scambieranno un saluto e una risata che poi, altro non è lo stridore delle gomme. Pochi minuti per la sosta. Poi, tutto riprende. Come prima. Con qualche accelerata che nella vita ci sta sempre. Ragazze che non sanno cosa sia facebook e usano la macchinetta per le fototessere. All’uscita di quei quattro francobolli li osservano, si guardano e si  abbracciano. Un abbraccio  condiviso. Alcune  smorfie, sorrisi. Entusiasmo. Mi piace.  Finalmente qualcosa di concreto. Guardando oltre.

Profumo di “dolcezza” a Torino

Torino 22 novembre 2014. Gran Madre e Cappuccini. Foto, Romano BorrelliProfumo di dolcezza per le strade della nostra città. “Che dolce che sei”, “Che tenera sei”,  “sei proprio un pasticcino da assaporare”, “tu sei un miele”,  “Troppo buona”(in tema di calorie, pazienza e non se ne avrà male la lingua se compro una vocale, la u)…sono alcune delle frasi tra  “dolci” e particolari “personaggi”catturate qua e là  in piazza San Carlo, nei pressi degli stand. Ma le stesse frasi possono essere catturate e interpretate, anche in mancanza di sonoro, dal “proiettore” che rilancia stralci di film “sullo schermo”  in piazza Castello. La cosa curiosa è che sullo sfondo, oltre il teatro Regio,  la Mole Antonelliana pare essere proprio un’antenna  su quella specie di televisore e la piazza il suo salotto. Ma forse non sembra, lo è. Un’antenna che cattura emozioni del passato e che rilanciano temi e valori  importantiTorino 22 novembre 2014, piazza Castello. Foto, Romano BorrelliNell’ aria si respira ottimismo e un senso di apertura al futuro, nonostante le immagini dei film siano del passato. Il 32 esimo Torino Film Festival avra’ il, suo “posto in prima fila”, qui, a Torino, su “piazze diverse” dal 22 al 29 novembre piu’ una “appendice” domenicale. “Wonderful”. Profumo di dolce di dolcezza che si mischiano vicendevolmente e si contagiano. Oltre, ovviamente, a profumi di cioccolata di ogni tipo e di ogni gusto.Torino 22 novembre 2014, piazza Castello. Foto, Romano Borrelli (2) In tema di passato e di “dolcezza” nel piattino della storia, alcuni frammenti dei film proiettati potevano essere  sicuramente i più visti e i più amati da L. e M. Nel piattino della fantasia, ovviamente. Quella servita nei pressi della casa del caffè, al passaggio del 50 o del tram numero 8. Al tempo di due corse cento lire, notturna 90. E per un film? Chissà.  I Film, o meglio, le “pizze”, al tempo di quello che si chiamava “vuoto” o “cauzione”, quando, dopo aver comprato e bevuto una aranciata o una gazzosa, riportando indietro la bottiglia, ne veniva elargita una seconda con pochissime lire di differenza. Almeno così si narra da qualche parte. Almeno così, ricorda qualcuno. Saggi. E così era solito fare “Fiorino”, così ieratico, rigido, una “maschera”, così raccontano quelli a cui staccava il biglietto nel cinema della circoscrizione 7. Erano tempi in cui erano in voga le cauzioni in alcuni cinema, gli auto riduttori per i concerti, i gettoni nelle tasche per le telefonate. Tempo di Hobby. Poi vennero le “cassette”, poi le te tessere per affittarle, poi i giornali con le cassette e infine internet…Poi, un giro per Torino, per completare la serata, o meglio, la nottata,  e…i Murazzi,Torino 22 novembre 2014, i Murazzi, foto, Romano Borrelli la Gran Madre, il grande fiume nei pressi, con il lento fluire delle sue acque, lucide, oggi, e restare muti e silenziosi davanti questo piacevole scorrere, nei pressi delle arcate, dove trionfavano aperitivi e musica e qualcuno ci scriveva libri e sceneggiature, mischiando fantasia e realta’ all’uscita dall’Universita’. Palazzo Nuovo, a due passi, Lettere anche, le lettere pure.  I Cappuccini, “gallonati”, di blu notte, con tanti cerchietti in testa  a ricordo che  l’atmosfera natalizia, oramai, bussa alle porte.  Wonderful. Un bimbo, “osservato” distrattamente dai genitori lancia una barchetta di carta. Sgridato dai genitori si giustifica dicendo “l’ho fatto per mandare un saluto al mare”. Chissa’ quando e a che ora sara’ previsto l’ arrivo.Torino 22 novembre 2014, la Gran Madre, foto, Romano Borrellipiazza Vittorio Torino 22 novembre 2014, piazza Vittorio, foto, Romano Borrellivia Po, sotto i suoi portici e negozi fino ad arrivare in piazza Castello. Una bella passeggiata.Torino 22 novembre 2014, Piazza Castello, foto, Romano Borrelli Dicono che in un giardino si possa ammirare una bellezza straordinaria. Un albero dai colori stupendi. Decido di verificare, dalle parti di via dei Mille. Torino 22 novembre 2014. La bellezza della natura. Giardini nel centro di Torino. Foto, Romano BorrelliMa oggi, questa sera, Torino 25 novembre 2014. Piazza San Carlo, CioccolaTo'. Foto, Romano Borrelliè tempo di dolcezza e di presente e di presenza.Torino 22 novembre 2014, Piazza San Carlo, foto, Romano BorrelliE in tempo di globalizzazione, che non manchi nulla. Anche il Choco-Kebab.Torino 22 novembre 2014. Piazza San Carlo. CioccolaTo'. Choco-Kebab, foto, Romano Borrelli

Ciao pasticcino” bisbiglia un pezzo di cioccolata  al suo vicino. Ciao, bella dama, se mi lasci avvicinare, ti do un bacio”. Oggi, questa sera, e’ l’elogio della “barretta” o dello “stecchetto”, per una dolcissima crema gianduia.

Oggi, questa sera e’ l’elogio del piattino e della dolcezza di una storia vissuta, da vivere, da fantasticare, da provare a raccontare.
Torino 22 novembre 2014, Torino Piazza Castello, foto Romano Borrelli

Piazze torinesi a colori

DSCN3545DSCN3544Passando idealmente lungo la manica che da Porta Palazzo giunge a Piazza Castello, attraversata l’area antistante le Porte Palatine, costeggiando il Duomo, di Torino, un tripudio di colori coglie ogni passante. Il suolo bagnato ne esalta le tonalità. Blu, rosso, giallo. Colori riflessi, sul selciato. Gruppi che stazionano in attesa di qualcosa, di qualcuno. Un tram, un bus, un taxi. Amici, una donna.  I carretti, muli di una qualche forma di globalizzazione, dopo aver trasportato durante il giorno ogni mercanzia proveniente da ogni dove e giunta poi sulle nostre tavole per essere consumata,  sono oramai a riposo e così il lavoro.  La notte che diviene il sbato. Nel vecchio. La notte che diviene domenica. Nel nuovo. Nel cuore della piazza, una vecchia fontana diviene ormai da anni  punto di ritrovo per alcuni, di oggi e di ieri. “Così ridevano”, un film che narrava ieri e continua a narrare oggi una Torino che per alcuni versi pare identica nella trama potrebbe essere ancora un film di prima visione. La vecchia stazione ferroviaria Torino Ceres, posta su corso Giulio Cesare,   è ormai alle spalle così come il Serming, la scuola Holden, con i suoi aspiranti scrittori e scrittrici pure,  e il fiume  Dora, con la sua corrente veloce che sembra trascinare via molto, pensieri compresi. L’unica cosa rimasta, pare essere il vapore, merito del binario, dei binari, che disegnavano l’asfalto cittadino, un tempo.  E un tempo, un casello ed una croce di Sant’ Andrea presidiavano il territorio. La luce rossa si alternava, il casellante scendeva, le automobili si fermavano. Anche qui, un gruppo prova a fantasticare sull’escatologia. Altri vorrebbero librarsi per provare a contare quanti amici prenderebbero parte al funerale.

Il Duomo offre ancora accoglienza a qualche pellegrino, qualche credente. Lasciato alle spalle il Duomo, i suoi gradini e il porticato di qualche ufficio comunale dove hanno trovato riparo alcuni giovani, e la loro chitarra, entriamo in quello che un tempo era un parcheggio. La piazza dona alla vista alcune sculture e un gioco di luci incredibilmente bello. Più in là, i portici di via Roma con piazza San Carlo e Porta Nuova.

Alzo gli occhi al cielo e penso che solo quei colori, solo questo cielo sono capaci di regalare emozioni così forti, intense.

“Per tutte le altre destinazioni”

 Caro amico ti scrivo, riecheggia nell’aria………..e già manca, un po’ a tutti, Lucio Dalla.  Cassetta, per le lettere, forse un pochino datata, come le cabine telefoniche. Destinate, parrebbero, ad un massiccio ridimensionamento, causa invasione cellualri e utilizzo dei social network. E’ la globalizzazione, bellezza. E chi non possiede cellulari o pc? “E chi se ne frega”, ormai è il motto imperante di chi conosce solo e soltanto forme d’egoismo. E tagli. Una sforbiciata all’istruzione, una alla sanità, una ai trasporti, ai treni, un’altra………Massì, tagliamo. Qui, si,“accaventiquattro“, pronti a tagliare, armati di “forbice”. E’ l’Europa che lo chiede, bellezza. Si, ma l’Europa non chiede che si taglino servizi essenziali, che si cancellino “persone”. Bellezze, tagliate altrove!  Ma la cassetta fa anche ricordare che “per tutte le altre destinazioni” sono i centomila, circa, laureati dall’Italia, a cercare fortuna altrove. Centomila che “partono”. “Che fare?” Restare a guardare entrando così nel novero del “9%” di disoccupazione? Partecipare ancora piu’ attivamente al grande ammortizzatore famigliare? Buono si, come cuscinetto fino a quando non arriva l’ora di “metterci contro”: “colpa dei padri”, sostengono per mettere contro generazioni. E la soluzione che propongono i benpensanti? “abolire l’articolo 18″. “Pazza idea”, scrivendo con canzoni. Anzicchè estendere a tutti la garanzia, il diritto, lo cancellano. Per fortuna esiste la Fiom, che quotidianamente ci ricorda qualcosa.

Già, che fare? I Tfa, partiranno, (a giugno?) ma molti laureati non sanno “che pesci prendere”. La loro laurea è ancora valida per poterli frequentare (i Tfa) o è stata “depennata” e quindi non adatta per essere inseriti nelle classi di concorso?  E se depennata, questo cosa vuol dire? Insegnamento precluso? Solite annose domande a fronte del fatto che esistono, ad oggi,  insegnanti sprovvisti di titolo universitario ma con cattedra a tutti gli effetti, e magari te li ritrovi come Presidenti di commissione alla maturità. Dove ci si informa? Miur o Università? E chi è in possesso del titolo universitario, magari due, se impossibilitato a frequentare (il tfa)”cosa farà?” o “cosa sarà?” per riprendere il testo di un’altra canzone del grande Lucio Dalla? Già, cosa sarà…Cosa sarà nel frattempo di coloro che non parteciperanno ai Tfa, perchè non potranno? “Delocalizzati” ancora, magari in qualche amministrazione, magari col “grembiulino”? Delocalizzati, piazzati, parcheggiati, a guardare, come accaduto alcuni giorni fa, le elezioni rsu, appena concluse, in alcune amministrazioni, e non poter dire nulla, non poter decidere nulla, ma solo “osservare”, partecipare al lavoro collettivo, al servizio, questo si, ma non poter esercitare un diritto elementare: il diritto di voto. O di candidarsi.  Alla faccia della democrazia. Sul posto di lavoro. Magari inseriti per anni in un sistema “precario”, da cinque, sette, dieci anni, magari con un velato “nonnismo”. E non soltanto decidere chi, cosa, ma neanche potersi candidare. E nel frattempo  prepararsi a lasciare il posto. Altro giro. Altra destinazione. Ciao….

A Genova.

Genova. Chissà perché, questo pensiero, oggi, ne rimanda altri. Rimbalzano. Oppure no. Conosco il perché. “Scuola come riscossa” e “Un viaggio lungo cinque anni”. Pensieri, storie, prospettive, quelli di Simone. Che si ferma, si pone domande, si racconta, si preoccupa. Chiede, ciò che ora sembra non esserci. Una distanza. Scuola e Università sono grandi preoccupazioni. Come altri temi. Il lavoro, che manca. Posti di lavoro che si perdono in continuazione. Tagli agli organici, che verranno, come programmati. Tartassati, sempre i soliti. Licenziamenti, come sui quotidiani si accennava ieri, a “chiamata”. Poveri sempre più poveri. Ricchi sempre più ricchi. Chi non ha casa e chi la possiede “a bella vista” (magari senza conoscere colui o colei che gliel’ha pagata). Nonostante ciò, ci si ostina a far finta di nulla. Forse ci si nasconde. La Grecia è vicina. La Grecia è qui.  Non una protesta. Nulla di nulla. No, signori, non tutto va bene. Va male. Va malissimo. Vedo centri di volontariato pieni di gente che aspetta il proprio turno per ricevere “una borsa” di viveri. Vedo code presso l’Inps. Code presso i patronati. Ansie. Preoccupazioni. Voi, non le vedete? Mi piacerebbe leggere più ragazzi che si pongono domande, come Simone. Che si interessano, partecipano, dibattono, prendono posizione. Come è stato Carlo. Dove è andato a finire quel “movimento dei movimenti” di Genova 2001?

Il Gabbiano smarrito: “vivo, morto o x”

Questo mondo sta andando alla rovescia anche dal punto di vista climatico. Guardate questo uccello: si è perso sui tetti di Torino; sapeste come ‘gridava’! Penso che sia anche morto dopo l’ultima nevicata. Era lì da tanto tempo smarrito, un po’ come lo siamo noi, vittime della globalizzazione capitalistica.

Gabbiano smarrito sui tetti di Torino
Gabbiano smarrito sui tetti di Torino

Una cioccolata “amara”

simone-serena-rossi2La crisi economica che si abbatte nell’ultimo periodo ha degli effetti davvero dirompenti. Oggi si ha la notizia che anche nel settore alimentare, in particolare quello riferito alla produzione della cioccolata, si è in crisi. Nella zona del Pinerolese, una nota fabbrica di cioccolata, provvederà a collocare circa 150 lavoratori in cassa integrazione: “la cassa sarà a rotazione in tre turni da 50 operai alla volta per due settimane” (notizia La Stampa). Oltre alla crisi alimentare, un’altra crisi, sempre nella zona piemontese, è quella dell’Indesit, con possibile chiusura della stabilimento. Alla Fiat circa 5 mila “colletti bianchi” corrono lo stesso pericolo di una collocazione in cassa integrazione. Mentre moltissimi altri, erano in coda, davanti al Palazzetto dello sport di Parco Ruffini, ma non per assistere ad una partita di basket o di pallavolo, ma per poter “partecipare alla partita della propria vita: la loro sopravvivenza”. Infatti, la coda si era formata per firmare la delega per ricevere i 600 euro, (sì, seicento euro) di cassa integrazione anticipati dal Comune di Torino. Che dire? Che fare? devastanti gli ultimi 25 anni, di liberismo sfrenato, dove i Paesi che proponevano e guidavano una “finanziarizzazione dell’economia” ora si trovano, in America, a “consigliare”ai tecnici stranieri della Microsoft, di accomodarsi gentilmente, e nel Regno Unito, “viene invece consigliato di assumere solo laureati britannici”. Strano tutto cio, non è vero? O erano strani tutti coloro che si opponevano al forte distacco che si stava crando tra l’economia reale e l’economia finanziaria? Strano, che mentre si gonfiavano profitti e stipendi ora finalmente si accenni al fatto che non è poi così morale, mentre avrebbe dovuto essere evidente ben prima “la sclerotizzazione” di qesto sistema, che vedeva, ad esempio negli Stati Uniti milioni di bambini senza compertura assicurativa. Ed in Italia? Certo il problema sarà ancora più serio fra qualche anno, dato che dall’Università stanno fuggendo moltissime matricole, con “cervelli” che verranno a mancare prossimamente. E localmente?Bhe ci sono i super fortunati che possono conoscere una qualche forma di ammortizzatore e sociale e altri mento fortunati. E, mentre tutti quei soggetti, “fortunati” , a detta di alcuni, hanno una sorta di copertura in questo “gelido inverno economico” italiano molti altri, soprattutto nel settore della scuola, stanno facendo mestamente ritorno a casa. Per molti, infatti, la pubblicazione delle “graduatorie” di “fasce” potrebbe voler dire, e per molti “vuol dire”, lasciare il posto “occupato” da settembre con l’art. 40, fino a nomina dell’avente diritto. Si assiste così ad un cambio di personale in un batter di ciglio; chi occupava un posto da tecnico, da amministrativo, o collaboratore scolastico, è licenziato o potrebbe essere licenziato, sol perché troppo poco precario, nonostante gli anni lavorati o la professionalità posseduta. Vorrei parlare di un amico, ad esempio, ma mi piacerebbe che certe storie, fossero “indagate”, “inchiestate”, dai diretti interessati, e dar loro la possibilità di parlare, di raccontarsi, di cosa può voler dire affittare una casa, con i soldi dati in anticipo, e poi, dover dire, in questa settimana: “mi dispiace, non posso più pagare l’affitto, perché non lavoro più, e non so se lavorerò”: “forse ho lavorato poco come precario, dovrò esserlo di più per poter diventare di ruolo”. Per non parlare, di quelle scuole dove (alla faccia di chi dice che i “dipendenti sono più numerosi dei carabinieri” ) alcune figure lavorative, potrebbero essere in numero inferiore rispetto alle esigenze di personale reali, perché alcuni dipendenti, essendo a contratto a tempo indeterminato potrebbero (legittimamente) andare a svolgere mansioni superiori alla loro qualifica, (in altre scuole), se inseriti in apposite graduatorie e ritornare al posto occupato in precedenza. Ovviamente, sostituire il personale mancante “risulta così difficile”….tanto che si deve lavorare anche per coloro che non ci sono……..per mesi e mesi………. e, mesi. Sono in tanti a pensare che l’autonomia scolastica, assieme alla fame di un posto di lavoro che possa “garantire” un minimo di reddito, abbia generato migliaia e migliaia di micro-stati o pseudo caserme in cui ogni “capo di questi stati” od ogni “colonnello” si fa le “proprie leggi” interpretando le norme generali in base all’umore quotidiano od in base al livello d’inchino dell’interlocutore. E, da lì “tenere in scacco matto” tanti e tanti subalterni. Penso che, bisognerebbe raccontare, incontrare persone, storie, per capire realmente la complessità di un fenomeno così intricato come lo è l’intreccio fra globalizzazione, capitalismi locali e amministrazioni “semi-pubbliche” locali. Come, anche, mi piacerebbe tanto andare ad “inchiestare” sul lavoro “associazione in partecipazione”……soci? Dipendenti? Un po’ e un po’?….Sì, mi piacerebbe saperne di più….

Se lo slow aiuta

Ieri sera, dopo aver effettuato una lunga corsa, con alcuni compagni di palestra, mi son ritrovato a discutere di politica, della situazione attuale, economica e non solo. La gente che ha letto le vicissitudini del Partito della Rifondazione Comunista ha una visione distorta di quanto è successo. Chi ha l’intenzione di restare nel partito è vista dai più come “stalinista”. Chi vorrebbe uscire dal partito, è connotato come una persona che merita stima poiché ha una “visione migliore della società ed una lettura più attenta di quanto ci sta intorno”. Io non condivido questo pensiero, anche perché mi pare che l’elettore, nel chiuso di una cabina elettorale, ha dato torto, non solo al progetto di un arcobaleno, ma ai quattro partiti che includevano l’arcobaleno stesso. Vedo che la gente si è informata dai giornali che come La Repubblica, Corriere della Sera, La Stampa ecc. i quali hanno riportato una realtà che non ci rappresenta, non ci racconta, nel senso che è venuto fuori un gruppo di militanti che bisticciano su di un giornale. A me piaceva Vendola quando scriveva gli editoriali “il dito nell’occhio”. Mi piaceva aspettare quel giorno della settimana per leggere il suo articolo. Mi piaceva il contenuto e come scriveva; mi piacevano le inchieste, e ogni volta che sono stato a Roma, o che ritorno a Roma, guardando dal fondo di via Marsala, penso alle sue “inchieste” portate avanti nei pressi di Termini. Però, però, però……IO penso che sia giusto avere un partito che affondi le sue radici in un movimento operaio, che si occupi di operai, di salari, di emarginati, di persone che non riescono a vivere con 600 euro in cassa integrazione, che non riescono a comprare il fabbisogno, che guardano perennemente gli altri, quelli che possono. Ora, io mi accontenterei del giusto.
Oggi, ho sentito, finalmente, dico un gruppetto di ragazze che si chiedevano”: ma perché non possiamo trovare la persona giusta e sposarci presto come hanno fatto i nostri genitori”? Ed una delle ragazze rispondeva:”è la precarietà che non lo permette; oggi tutto è precario, ed anche i sentimenti lo sono“. Le guardavo ed ho visto tanta tristezza nei loro occhi. Forse esiste ancora tanta voglia di “principe azzurro”, ma non si è più capaci di farglielo sognare.

Giovane artista di strada
Giovane artista di strada

Allora è vero quando si dice “qualcuno ci ha rubato il futuro“. Vorrei essere rappresentato, vorrei che qualcuno intercettasse i nostri bisogni, elaborasse le nostre domande, riuscendole ad aggregare, e finalmente fornire una politica adeguata ai nostri bisogni, alle nostre esigenze. Comprendo che non è come mettersi davanti ad un distributore automatico di bevande; proprio per tale motivo occorre” tornare alle radici”. Perché bisogna guardare altrove? Perché dobbiamo subire la nomea di “stalinisti”? La società cambia e allora bisogna montare tutti sul treno superveloce? E i pendolari li facciamo fermare nelle stazioni, facendogli accumulare ritardi su ritardi? Dobbiamo continuare a guardare alle privatizzazioni, alle liberalizzazioni, ad altri mondi che non sono nel nostro campo visivo per tralasciare la parte più umana, quella fatta di carne ed ossa? Ma, dove sono andati a finire tutti quei soggetti che mi entusiasmavano quando salivano sul palco a tener comizio, a suscitare emozioni? Hanno già prenotato “una poltrona” su un treno superveloce?

Uccellino fa amicizia
Uccellino fa amicizia

Ma, guardiamo chi nel 1987, rendendosi conto che il fast stava devastando tutto, ha strizzato l’occhio allo slow; in questo modo ed in questo mondo, si è riscoperta tutta la tradizione del mondo contadino, del sapere e dei sapori. Con lo slow si riesce ad ascoltare anche chi, sottovoce, racconta un fatto, una storiella, all’apparenza poco interessante, ma che recupera un pezzo del sapere, dell’identità di qualcosa o di qualcuno. Personalmente penso che di questo abbia bisogno un partito: di tornare tra la gente, fermarsi ed ascoltare i bisogni, e chiedersi non solo perché la gente sta male, ma perché ciò è capitato.

Torino, città impoverita

Torino è la mia città, ma oggi non la si riconosce più. La povertà è scesa su essa in ampi strati della popolazione. La crisi del sistema capitalistico quì è arrivata sin da settembre 2008, rapidamente, inesorabilmente ed indipendentemente dalle capacità professionali dei lavoratori. Sono tante altre le città italiane a risentire della crisi finanziaria. Sono scelte, quelle delle chiusure delle fabbriche o della messa in cassa integrazione di tanti lavoratori, che partono da lontano, dalle multinazionali, ma che piombano vicino e nelle vite delle persone, le attraversano, e le dilaniano finanche insidiando il senso dell’onestà in alcuni. Quest’ultima cosa non deve mai accadere: vi è la lotta che deve ripartire contro questo mostro invisibile del mercato globalizzato. Oggi è evidente a molti: “A genova nel 2001, quando un ragazzo perdeva la vita, aveva ragione chi protestava contro quell’indirizzo che poche persone stavano dando al mondo“. Spegnamo le TV, accendiamo la coscienza sociale, ridiamo la fiducia a chi pur avendo commesso errori: sta dalla parte dei lavoratori. Il governo diffonde attraverso i media dati ottimistici sui consumi, ma si dovrebbe rispondere all’unisono con uno slogan: “Le chiacchiere stanno a zero: Noi la vostra crisi non la paghiamo“.