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“Gig” lancia i componenti: a meno di mille euro.

In questi giorni ho pensato spesso ad alcuni personaggi “resistenti”: al capitale, alle avversità, alle delocalizzazioni. Uno di questi  personaggi è Rosanna Nardi, lavoratrice presso la Stabilus di Villar Perosa, una azienda metalmeccanica distante circa 20 kilometri da un’altra azienda in difficotà, la Indesit di None, e in prossimità di un’altra azienda, la Skf di Airasca.  Rosanna è una donna che sta lottando, per non “farsi portare via la fabbrica”, come si poteva leggere su Liberazione. Portare dove? Verso altri “lidi”, magari dove il costo del lavoro è più basso, magari dove si possono percepire 350 euro al mese, senza tutele. Già, perchè a quanto pare, le tutele si apprestano a diventare degli optional. Ma gli optinonal un tempo non erano riservati ai soli manager, quelli che ora si vorrebbero “salvare”, magari come oggi affermava Sergio Bonetto, avvocato di Torino, con una norma anticostituzionale”? (Liberazione, Fabio Sebastiani). Gianni Rinaldini accosta a questo tema una similitudine già usata in altri frangenti: “Un’altra porcata”. Cosa? “L’articolo salvamanager” il 10-bis, contenuto nelle modifiche al Testo unico, oggetto in questi giorni del confronto alla Conferenza Stato-Regioni. A detta degli esperti si manomette l’istituto dell’obbligo di impedimento”. ‘E’ interessante la lettura dell’articolo che paragona questo “salvamanager” al “Lodo Alfano”. “Con questa sorta di lodo Alfano introdotto da Sacconi, come si legge nel testo, – il non impedire l’evento equivale a cagionarlo,- ma solo alle seguenti condizioni”: che l’evento non sia imputabile ai soggetti di cui agli articoli dal 56 al 60 compreso del presente decreto legislativo per la violazione delle disposizioni ivi richiamate. I soggetti sono: preposti, medico competente, progettisti, fornitori e lavoratori’. Da queste righe si può interpretare come sostiene Cremaschi “una sorta di bonifica dei processi“. A partire da quello Thyssen. Ma in questa giungla “metropolitana globale” parrebbe che il mondo stia andando davvero alla rovescia. Mentre lungo le periferie del torinese, e non solo, molte bandiere rosse  nei pressi dei cancelli delle fabbriche indicano “stato di agitazione ” o delocalizzazione in atto, molti si stanno affannando a parlare di “sglobalizzazione”. Possibile? Certo non possibile seguendo le parole lanciate come slogan da alcuni: protezionismo, o addirittura autarchia. I segnali degli ultimi tempi ci indicano di navi container mezze vuote, aerei nelle identiche condizioni; addirittura una notizia di alcuni giorni fa indicava, in un posto lontanissimo da noi, dei ragazzini che smontavano pezzo per pezzo per pochi centesimi di compenso i container non più utilizzati. Con gravi rischi e conseguenze per la propria salute. Tutto questo mentre nel nostro Paese, di rimbalzo dall’Inghilterra, sempre più persone, donne e uomini, si protendono a vivere in prima persona da “gig”. No, non è in atto una “ri-proiezione” del famoso cartone animato.  Gig,  che significa “estemporanea”, e da qui, forse dopo aver lanciato “un paio di componenti, quando va bene, perchè a volte ne servono tre”, si arriva al “giganomo”, un neologismo inglese che indica il precario a vita. Quindi, in sintesi, i “componenti lanciati” dovrebbero fare “una unità”. Tre per uno? Si direbbe di si. Disponibilità, sempre e garantita e flessibilità, come al self service: “24 ore aperto”.  Ma questa realtà fa assaporare i suoi frutti anche nel nostro Paese. E non è un fenomeno dei soli professionisti, ma di gente comune. Magari non sotto i riflettori, ma in carne ed ossa comunque. Fortunatamente, una volta tanto “siamo stati scippati di un primato”: i mammoni sono domiciliati in Inghilterra, terra dove incide maggiormente la loro presenza.  Un primato “perso” a cui fa da controaltare il gran numero di “master-card” da ottanta euro ogni bimestre” che gli anziani riescono a sfoggiare. Ma, per tornare ai personaggi che riescono a resistere ed essere da stimolo ed esempio per molti compagni di lavoro e di lotta, non posso non pensare ai commenti arrivati sul blog, e in via riservata nella mia e-mail, riguardanti le elezioni sindacali imminenti alla SKF. Si è parlato di filosofia, e Barbara devo dire che è stata molto chiara nell’esprirmere un concetto di un filosofo. “Sbagliano quelli che pensano che la vita si spiega con la filosofia. Per quanti sforzi il pensiero faccia, il risultato è sempre lo stesso: la filosofia arranca dietro la vita che ride” (Volpi). Pur non facendo parte di “conventicole” particolari, di “non avere santi in paradiso”, di non avere “sponsor di quelli che contano” e che quando ci sono soffiano “sulla vela che per altri migliore” ma solo in apparenza, credo che Barbara meriti questo piccolo riflettore, un blog, (ma che ormai non  solo più questo) che dica a tutti, in modo chiaro e forte, che la sua candidatura è solo e soltanto di “servizio al compagno di lavoro”. Un servizio e non uno strumento di potere o “trampolino” di quelli che si costruiscono sovente, ma che molto spesso non hanno nessuna utilità. Coraggio Barbara.

Cremaschi e la Fiom: presenti!

Ieri sera ho seguito in Tv un dibattito, nel programma EXIT su LA7, in cui era presente Giorgio Cremaschi insieme ad altri signori. Cremaschi non ha certo bisogno della mia solidarietà, anzi: colgo l’occasione per ricordare, insieme a lui, come il tempo per la nostra classe, categoria, non sia affatto passato.  Lo “sfruttamento” parrebbe sempre  in agguato, anzi, non essere mai terminato. Circa 39 anni fa, in numerosi comuni, venivano posti ordini del giorno in cui si riaffermava la crisi causata, tra le altre cose, anche da speculazioni finanziarie.

Nel gennaio del 1976 in alcuni consigli comunali venivano posti ordini del giorno in seguito alla crisi di Governo. In uno di quei consigli, che chiamerò X, l’ordine del giorno era il seguente: “Preso atto che la crisi di Governo coincide con una grave emergenza economica e con seri pericoli per l’occupazione ed è resa più preoccupante dalla speculazione del grande capitale finanziario internazionale fa voti perchè le forze democratiche costituiscano rapidamente un nuovo Governo che affronti i problemi economici attribuendo importanza prioritari all’occupazione, alla riconversione produttiva, allo sviluppo del Mezzogiorno e sapia essere efficace interlocutore nelle vertenze contrattuali che vanno maturando…...(continua).

Colgo l’occasione per dire, che anche in Polonia sono in atto processi di delocalizzazione. Si, delocalizzazione, magari verso l’Ungheria.

Cremaschi, siamo con te.

Diritto di Sciopero e Costituzione

Ho appreso la notizia della scomparsa del comandante partigiano Paolo Farinetti mentre, mi trovavo nel cuneese, prima ad Alba, e poi a Bra, – nella sua terra – e lì, in serata, la triste notizia. Un personaggio, Farinetti, che ha incarnato eroismo, coraggio e lealtà; finita la guerra, anche, un grande senso di solidarietà dimostrata nell’aiutare, i suoi compagni della 21ª brigata Matteotti, sopravvissuti, nella ricerca faticosa di un lavoro. (caduti e reduci che assieme a lui han lottato contro l’oppressore nazifascista). Oggi alle ore 14,30 ad Alba vi saranno i funerali.

Durante il viaggio, di ritorno per Torino, sommerso da pensieri e riflessioni, cercavo di ricordare come: al diritto al lavoro si intrecciassero temi riguardanti la tutela della costituzione e dei suoi bellissimi articoli, sempre validi. (So di un interessante progetto che alcuni studenti, del liceo P. Martinetti di Caluso (TO), stanno approntando per mettere in evidenza come spesso nella vita reale la carta costituzionale – costata centomila morti,- sia pura teoria, ossia carta straccia quando riguarda il popolo, i lavoratori e carta enfatizzata quando riguarda i potenti).

faro-difendiamo-la-costituzioneMolte facce scorrevano nella mia mente, soprattutto quelle espressive, sagge, di chi pensava di aver visto tutto ed invece si trova, ad una veneranda età, a dover marciare con gente giovane, ma a volte meno numerosa, per difendere ancora diritti che si pensava validi per sempre; uno di questi è il diritto allo sciopero. Un disegno di legge sul diritto di sciopero che anticipa l’uscita di un testo unico, che norma in complessivo, il diritto di sciopero entro due anni; il ddl prevede una soglia di rappresentatività dei sindacati per la proclamazione dello sciopero; l’obbligo di un referendum preventivo per le sigle che hanno almeno il 20% di rappresentatività e che per scendere in piazza devono avere almeno il 30% dei consensi allo stop dei lavoratori.

Queste cose si leggevano sui quotidiani un paio di giorni fa. La domanda che molti si ponevano era se il testo unico è finalizzato solo per i trasporto o se lo si estenderà anche ad altri settori. Per alcuni servizi poi, l’adesione dovrebbe essere individuale e preventiva. Cosa questa contestata da Guglielmo Epifani, segretario nazionale della Cgil, in quanto discrimina le libere scelte del lavoratore e rende così inutile lo sciopero.

Anche per Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, si sta mettendo in discussione il diritto di sciopero come sancito dalla costituzione.

Per Massimo D’Alema il diritto di sciopero non è una materia sulla quale si interviene con una legge delega; si interviene attraverso un negoziato con le parti sociali. Il diritto di sciopero è un diritto di libertà e quindi di responsabilità

Per Giorgio Cremaschi il governo si sta inventando un suo sistema costituzionale che non ha nulla a che vedere con la Costituzione della Repubblica nata dalla Resistenza. Il diritto di sciopero è un diritto individuale e già esistono le leggi che lo disciplinano. Trasformarlo in un potere del sindacato maggioritario tra l’altro da attuare in forma virtuale, cioè inesistente, significa semplicemente cancellare tale diritto.

Piero Bernocchi, portavoce nazionale confederazione Cobas: opposizione contro il disegno di legge delega sulla nuova regola per gli scioperi. “Attacco liberticida senza pari l’idea che lo sciopero si possa fare solo se a indirlo è il 51% della rappresentanza sindacale”.

Erano tante le riflessioni provenienti dalla grande, bellissima e commovente per alcuni versi, manifestazione di sabato. Ho ricevuto molti complimenti per le foto inserite nel blog, ma io i complimenti li vorrei girare alle persone sagge, che non si stancano mai di prenderci per mano, nei momenti bui e difficili, e che con la loro pazienza e saggezza ci guidano e sono il nostro faro in questa italica nebbia politica, in questi tempi caotici, della globalizzazione capitalista, con al timone “persone strapagate, spesso non all’altezza”, scelte dalle segreterie dei partiti, o in alcuni casi da “singoli Cesare,” e non dal popolo. Il faro sono, oggi, tanti giovani, aventi una sottovalutata “coscienza di classe” da parte dei politici, ed in possesso di una rinnovata ed ineccepibile visione del proprio status lavorativo, incerto, precario, in una parola il loro non futuro: “oggi, come nel 1968”?; sono i coniugi Perasso, Roberto e Carla, ma potrebbero essere quei tantissimi anziani ed anziane, che conservano immutata la loro dignità, anche quando per loro, il problema non è la terza settimana, ma la prima, quando le risorse – già scarse,- finiscono in impegni di spesa già assunti e inderogabili; perché i grandi, spesso, della saggezza non se ne fanno nulla, vogliono quanto spetta loro. E così, i miei complimenti contraccambio al signore anziano con il cartello al collo, “Io difendo la Costituzione”, e vuole che sia applicata, in tutto. Li contraccambio a Cosimo Rizzo, venditore di Liberazione ad ogni manifestazione, ma che pochi sanno quale sia la sua infaticabile voglia di accompagnare persone morose, sotto sfratto, per finita locazione, che a volte non hanno più neanche un euro per fare una raccomandata al prefetto o al Sunia (sindacato inquilini), e sempre, le sue mani, cercano un euro nelle proprie tasche. Contraccambio i complimenti anche a Barbara, ancora una volta, e a lei dico che “gli interessi della donna che lavora non possono essere disgiunti dagli interessi complessivi della classe lavoratrice… esistono due classi che non sono quella dei maschi o quella delle femmine, ma quella borghese e quella dei proletari“, uomo e donna partecipano alla stessa condizione (tratto da intervento di Ruggero Grieco riportato su I.C.R. del 1975).

Contraccambiati i miei complimenti a quei due anziani signori di Rifondazione che mi han parlato di una ricetta di una trentina di anni fa, che non era di Suor Germana, ma – dicevano,- “un menu economico per coppie Inps“. Meglio questo menu che la social card.

Incuriosito mi sono fatto indicare il menu Inps, che più o meno, parrebbe essere così costituito:

per colazione: una fettina di pane, una tazza di caffelatte, senza zucchero, senza latte, senza caffè.

per pranzo: prendere un uovo, romperlo, fare una bella frittata (per due persone è sufficiente); far bollire il guscio con mezza cipolla: il calcio contenuto nel guscio fa bene alla salute e otterrete un buon brodo.

per cena: la mezza cipolla bollita con un desiderio di olio vi darà un’ottima insalata. Nel brodo fatto al mattino mettete un poco di pasta ma coi buchi, così le infilerete in un cordino, quando è cotta, le taglierete e avrete così la pastasciutta per il giorno dopo”.

Parrebbe una ricetta approvata dal ministero dell’economia ad uso e consumo di certi pensionati, stilata tanti anni fa, ma sembra in auge tuttora. Infine, i complimenti a tutte le donne con i pluri-impegni lavorativi quotidiani, che al pari dell’amica, (lavoratrice, rappresentante sindacale, mamma) erano presenti, ancora una volta, sabato mattina scorso, con noi a Torino. I complimenti a tutti coloro che – pur non avendo un lavoro, perché perso, perché mai avuto, o perché precari come me, – erano presenti in piazza con la loro coscienza sociale.

Questo menu Inps pare si addica molto a questi ultimi giorni, quando i titoli dei giornali parlano di una nuova trovata, quella cioè, da parte ovviamente dei soliti noti, che vorrebbe che si tagliassero (tagliassero?) o si intervenisse, forse è meglio come termine, ancora una volta sulle pensioni.

E che dire dei titoli: sulla “impossibilità di stabilizzare i precari statali”?

Nebbiosa politica si è detto, chiara risposta dovrebbe essere e sarà il nostro rinnovato impegno per un futuro più giusto e sereno per tutti.

La crisi del nord-ovest. Quali alternative possibili a cassa integrazione, licenziamenti e ristrutturazioni?

bipolarismo-affari

Riceviamo e Pubblichiamo:

Mercoledì 4 marzo 2009 Grugliasco (Torino), Sala consiliare – Piazza Matteotti, 50 ore 20.30

Approfondimento e dibattito pubblico sul tema:

La crisi nel Nord-Ovest.

Quali alternative possibili a cassa

integrazione, licenziamenti e

ristrutturazioni?

Dalle carrozzerie Bertone alla Pininfarina, percorrendo tutta l’industria piemontese (Fiat e indotto in particolare), la crisi che attraversa il nostro territorio sta assumendo toni drammatici: cassa integrazione, mobilità e licenziamenti mettono a nudo la condizione di una classe operaia senza più rappresentanza politica e oggetto di un feroce attacco da parte del Governo, della Confindustria e dei sindacati “concertativi” impegnati a sottoscrivere accordi separati.

Il drammatico epilogo di questa situazione è la riforma del sistema contrattuale, passata in assenza della consultazione dei lavoratori.

Il pur parziale sistema di sostegno al reddito che gli Enti locali piemontesi stanno realizzando attraverso l’anticipo della Cassa integrazione e le riduzioni tariffarie sui servizi sociali è messo a dura prova dal precipitare degli effetti della crisi, a fronte di redditi in continuo calo. Di fronte alle gravi ripercussioni della crisi urgono pertanto soluzioni alternative rivolte prioritariamente a sostenere i redditi di lavoratori e lavoratrici – che di questa crisi sono e, senza adeguati interventi, continueranno a essere le principali vittime – e aiuti statali ai settori industriali in crisi, in cambio del mantenimento delle produzioni in Italia e di una riconversione ecosostenibile.

Ne parleremo con: Bruno Casati, Assessore al Lavoro alla Provincia di Milano

Giorgio Cremaschi, Segreteria nazionale FIOM

Luciano Gallino, Professore emerito in Sociologia

Gian Piero Clement, Capogruppo PRC al Consiglio Regionale del Piemonte Modererà: Renato Patrito, Segretario provinciale PRC Torino

A cura di: Comitato regionale PRC Piemonte – Gruppo consiliare PRC Piemonte Federazione PRC di Torino

via Brindisi 18/c – 10152 Torino

tel. 011/460471 – fax 011/4604721

federazione@prctorino.ithttp://www.prctorino.it

Giorgio Cremaschi: “Tfr alle imprese? No grazie. Meglio una 14esima straordinaria per i lavoratori”

Riceviamo e Pubblichiamo:

Rete 28 Aprile:

Giorgio Cremaschi: “Tfr alle imprese? No grazie. Meglio una 14esima straordinaria per i lavoratori”

Giorgio Cremaschi ha così commentato la proposta della Presidente di Confindustria, di sospendere, per le aziende sopra i 50 dipendenti, il versamento all’Inps del Tfr che non va ai fondi pensionistici integrativi.

La proposta della Confindustria di utilizzare, per i finanziamenti alle aziende, la quota di Tfr che dovrebbe essere versato all’Inps, è ingiusta e probabilmente anche non efficace sul piano produttivo. E’ bene ricordare che la devoluzione all’Inps del Tfr per le aziende sopra i 50 dipendenti, fu decisa quando, con grandi promesse, fu lanciata la campagna per l’adesione ai fondi pensionistici integrativi. Ora sull’intero sistema di fondi c’è molto da rivedere, ma non certo nella direzione chiesta dagli industriali.

“Di fronte alla crisi sarebbe invece giusto che la quota di Tfr accantonata per quest’anno venisse messa a disposizione volontaria per le lavoratrici e i lavoratori. Ci sarebbe così una 14esima straordinaria, per far fronte alle emergenze.” “Ancora una volta gli industriali pensano che il Tfr sia a disposizione delle aziende, e dimenticano che è salario accantonato dai lavoratori. Si dimostra così che, nonostante la crisi, la Confindustria ignora i lavoratori e la loro condizione salariale.”

Roma, 18 febbraio 2009

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Tributo a Fabrizio De Andrè a 69 anni dalla nascita:

Barack Obama fra speranza ed ottimismo

Oggi quasi tutti i giornali in edicola presentano il giuramento del nuovo presidente americano Obama. “L’ora della responsabilità” titola la Repubblica, attribuendo ad Obama la responsabilità di trascinare tutti verso una nuova era. Un termine che ricorre abitualmente è “speranza”, e ne abbiamo tutti davvero bisogno di poter credere in qualcosa. La Stampa, quotidiano torinese apre in prima pagina con “Occasione Obama”, e con sottotitolo, anche in qui, un riferimento ad una “nuova era”. Il titolo del Manifesto è ancora più bello: “L’avvento“, bel titolo per il 44° presiddente degli Stati Uniti. In prima pagina sullo stesso giornale torinese mi risulta essere interessante un editoriale dal titolo: “Rifare l’America”.

Barack Obama presidente USA
Barack Obama presidente USA
Ma, mentre altri giornali si apprestano a coniugare l’elezione del presidente con l’andamento in Borsa, il Manifesto, sempre attento al problema lavoro, già in seconda pagina descrive l’accordo Fiat con Chrysler, titolando, “La Fiat vola in America”. Proprio in una settimana in cui molti varcano nuovamente i cancelli Fiat questa notizia è appresa da operai che rimandano ad una sola voce: “noi vogliamo solo lavorare”. Basta cassa integrazione, la crisi la paghi chi l’ha causata. Per Airaudo, segretario Fiom torinese, su “La Stampa”, a proposito dell’accordo, afferma che: “sono positive e utili tutte le iniziative; l’intesa però non risolve il problema dell’occupazione”. “Basta cassa integrazione” è l’urlo di tutti, in una città dove il colore rosso pare dominare solo sui debiti del Comune dato che “ognuno di noi ha sul proprio capo circa 5.000 euro di debito”: eredità delle Olimpiadi? Anche per Cremaschi il problema da risolvere va inquadrato nella crisi che le famiglie operaie, monoreddito, o con redditi da lavoro precario stanno attraversando. Si è parlato di banche, aiuti alle banche, ma poco, quasi niente di aiuto, aiuti alle famiglie, ai single che versano in questa drammatica situazione. Una crisi che non colpisce i poveri come tradizionalmente siamo abituati a concepire. I poveri c’erano già, a questi ultimi si sono aggiunte famiglie di ceto medio-basso, e il loro tenore di vita, che magari era leggermente diverso, ora è stato stravolto. Ed anche la social card, a quali fasce di popolazione è rivolta? Coi suoi quaranta euro, e non entro nel merito (se ci sono i soldi al suo interno, il suo costo, la mancanza di dignità a chi la esibisce, la trafila per “dimostrare la propria povertà”, l’aiuto del patronato, ecc. ecc.). E’ rivolta ai poveri, alle persone che vivono una condizione “sotto la soglia di povertà”. Ma il precario che fra un contratto e l’altro starà “fermo” e non si saprà per quanto, il precario della scuola che con una nomina “di fatto” cioè fino al trenta giugno, nei mesi di luglio e agosto, chi lo sfamerà? Cosa potrà dirà ai suoi figli, alla sua famiglia? Proprio l’altro giorno si parlava di spese per chi lavora fuori casa ed è impossibilitato a tornare a casa: venti euro? Trenta euro? Vogliamo sommarle e farne i conti alla fine del mese? O, continuiamo a parlare di banche? Ma, qualcuno era sintonizzato ieri sera alla trasmissione Ballarò a sentire l’intervento di Bersani? Così come Internet ci da una informazione in tempo reale, così come le “frecce rosse” che a volte si trasformano in “frecce rotte” oggi ci permettono di impiegare meno tempo per raggiungere un posto, con la stessa velocità ed intensità i poveri cambiano velocemente aspetto e bisogni. Molte di queste nuove figure potrebbero essere “tecnicamente non povere”, in quanto magari si ritrovano un cellulare, un computer e, quindi si potrebbe dire di una povertà classificabile ad un certo ceto di appartenenza. Ma, la velocità, la precarietà rende tutto vulnerabile, e così, basta poco, anche il solo fatto di non poter più “fare straordinari”, a rendere lo “schema famigliare” ed il suo vincolo di bilancio vulnerabile, dove tutto, anche quel bilancio famigliare vien rimesso continuamente in discussione. Ed i poveri, come mi dicono elementi gravanti nell’orbita “parrocchiale”, non si rivolgono più presso i centri parrocchiali solo per ritirare il “pacco della spesa” o qualche abito; vengono, anche, richiesti consigli, l’individuazione, la ricerca di figure particolari, possibilmente laureate in legge o economia e commercio che sappiano ridisegnare un percorso, di rientro economico, nel bilancio famigliare; professionisti volontari che devono aiutare le famiglie a rinegoziare i ratei del mutuo, a pagare le rate di una carta di credito. Problemi che “la parrocchia” non può risolvere perchè sono problemi nuovi non legati ad una risposta immediata di bisogni conosciuti nella pratica quotidiana. (Magari la carta di credito poco tempo prima era servita a comprare un cellulare). Tutto ciò mentre il tema lavoro ci indica ormai da tempo che l’esercito degli atipici è arrivato a quota tre milioni, cioè quasi il 12% del totale degli occupati; precari aumentati del 17% e dove questi ultimi sono collocati? Per la maggior parte nel Sud Italia.Tutto questo mentre la disoccupazione cresce e si avvia verso l’8%, dove i salari reali restano al palo, dove la produzione industriale cala, dove le aspettative per il 2009 non fanno sperare granchè. Le condizioni lavorative ed economiche generali ricordano molto i diciotto mesi a cavallo tra il 1974 ed il 1975. In tutto questo scenario “speranza” e “ottimismo” di Barack Obama sono una ventata di novità che certamente aiuterà a “rifare”. Non solo l’America.
Un fatto personale invece, è l’aver trovato, finalmente, oggi, l’abbonamento a Il Manifesto presso l’Istituto Storico della Resistenza di Torino. Testata giornalistica che aiuterà sicuramente a far andare al fondo delle notizie, e non come vorrebbero, alcuni, far andare al fondo altre cose.