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Senza parole

La pioggia, oggi, è  davvero incessante, e ogni goccia che cade allarga le pozzanghere e dilata ricordi. Era il ’94, era  il 2000, eravamo a Borgo Dora, e ai giardini Cavour, erano 20 o 30 i centimetri caduti di pioggia  e i Murazzi chissà come stavano e come erano messi. I ponti chiusi, e per Sassi e per via Cigna e per corso Principe Oddone  mentre e le fabbriche annunciavano e ponevano le marstranze in libertà.  Alle macchinette del caffè, tra una pausa e l’altra, un paio di giorni dopo, si discuteva se la messa in liberta sarebbe stata pagata come cassa integrazione dallo Stato o dalla regione. È  la forza dei ricordi. Non ho avuto tempo e modo, e forse voglia, di abbozzare qualcosa, ieri, come ogni 23 di ottobre, “Mi ritorna in mente”, puntuale, come un orologio svizzero, un episodio di vita scolastica. Protagonisti, un bimbo ed una gomma, di quelle blu e rosse, buone non per cancellare ma per creare perugi sul goglio, gomme rigide, che ha rallegrato l’infanzia di quanti non conoscevano ancora  i bianchetti, che per molti oggi non sono altro che  un bel bicchiere pomeridiano e per gli studenti invece, un tratto bianco a copertura dell’errore fatidico. Bene, o forse no, quella gomma si rompe, proprio a metà, e, alzandosi in piedi, prendo le mosse alla ricerca di una colla pastosa, forse vinavil, che, forza dei ricordi dilatati, ricordo quella boccia bianca enorme, come un contenitore di ammorbidente posto sopra la lavatrice. E forse, pure quelle, dilatate dalla forza dei ricordi, come l’urlo, stile Tarzan della maestra, colpevole io, di essermi alzato.  Terrorizzato e impietrito, rimasi senza colla, senza gomma, senza parole. Vasco Rossi, l’avrebbe cantata anni dopo.