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Appello al voto per la Federazione della Sinistra

Appello al voto per la Federazione della Sinistra

Il nostro Paese attraversa una crisi gravissima. Economica e sociale, innanzi tutto, ma anche politica, democratica, morale. La destra al governo del Paese mostra tutto il proprio volto regressivo e anche, propriamente, eversivo. Non passa giorno senza che se ne abbia la riprova: attacco ai diritti dei lavoratori, attacco ai diritti sindacali, disprezzo per il più elementare rispetto delle regole democratiche, xenofobia, attacco alla magistratura, difesa degli interessi dei più forti.

In Piemonte, poi, si profila l’eventualità che un candidato della peggior destra, come il leghista Roberto Cota, diventi Presidente della Regione. Un’eventualità estremamente preoccupante perché può significare l’affermazione di una cultura segnata in profondità dal razzismo e dall’intolleranza; e sappiamo bene come l’intolleranza impedisca di costruire una convivenza civile, laica e democratica fra le persone e costituisca inevitabilmente un potente motore per il rafforzamento di politiche reazionarie, contro le lavoratrici e i lavoratori e i settori sociali più deboli ed esposti alla crisi economica.

Dunque è assolutamente necessario costruire e sostenere un fronte laico e democratico, il più ampio possibile, in grado di battere la destra.

La coalizione elettorale che sostiene la candidatura di Mercedes Bresso ha precisamente questo scopo: contrastare Berlusconi e Cota unendo forze anche molto eterogenee fra loro ma accomunate da una sensibilità democratica e antitetica a quella della destra.

Allo stesso tempo è bene che per battere la destra non si ripetano gli errori del passato. Quelli cioè di un progressivo scivolamento verso il centro dello scacchiere politico, rinunciando alla sinistra e alle sue istanze profonde, trovandosi a presentare un profilo politico e programmatico nei fatti difficilmente disinguibile, su alcune questioni fondamentali, da quello del centrodestra.

La Federazione della Sinistra partecipa con un accordo tecnico alla coalizione guidata da Bresso, mantenendo allo stesso tempo una chiara e netta autonomia politica dal resto del centro sinistra e presentando perciò un proprio distinto programma elettorale. Un programma caratterizzato fortemente per la difesa del lavoro e per il rafforzamento di un sistema di servizi pubblici, a partire dai beni comuni (acqua, energia, trasporti, salute, formazione), alternativo a un sistema basato sulla progressiva privatizzazione, più o meno mascherata, dei servizi essenziali e sulla centralità  delle grandi opere inutili e dannose, come la TAV.

Perciò è della massima importanza sostenere una forza come la Federazione della Sinistra, che ha cercato di farsi carico di questa doppia esigenza (battere la destra e, allo stesso tempo, ricostruire un profilo netto e credibile della sinistra), senza infingimenti e secondo un principio di trasparenza.

Per battere Cota e per rafforzare la sinistra, il voto utile in Piemonte è alla Federazione della Sinistra.

Primi firmatari:

Gianni Alasia, Sarino Aricò, Sergio Bonetto, Gastone Cottino, Lucia Delogu, Angelo d’Orsi, Antonio Erbetta, Marco Guastavigna, Adriana Luciano, Lidia Menapace, Enrico Moriconi, Guido Ortona, Nello Pacifico, Agostino Pirella, Vittorio Rieser, Marco Scavino, Giorgio Viarengo, Gilberto Zorio, Massimo Zucchetti

Per aderire inviate una e-mail a: info@federazionesinistrapiemonte.it

Buon Primo maggio a tutti noi “che ci eravamo mancati tanto”

elezioni-rsu-fiom-skf-airascaTorino 30 aprile 2009. In anticipo di qualche ora mi vedo una Torino, come da migliore tradizione, colorata di rosso, con tanta gente, donne, uomini, bambini, uniti, sotto un unico colore: il rosso, della passione, di un ideale; ideale di giustizia sociale, volta ad una redistribuzione più equa delle risorse. Il mio grazie va a tutte le persone che ho conosciuto fin da bambino e che mi hanno trasmesso il senso di un’idea di giustizia. Una di queste, la partigiana Enrica Dellavalle, che mi ha trasmesso “storia”, di solidarietà e di lotta. Dei suoi parenti, che lavoravano nelle fabbriche di Torino, dei suoi numerosi scioperi, che oggi, quando vengono indetti, non sono più partecipati. Un ricordo ed un grazie a tutti i racconti di Gianni Alasia, che con i suoi racconti nel giorno della liberazione di Torino, e delle sue manifestazioni al primo maggio, fanno ancora venire la pelle d’oca. Un grazie ai compagni della Fiom, che questa sera, dopo tantissimo tempo, rivedrò: compagni della Fiom Denso, che si propongono come candidati a Poirino. Candidati in una lista civica ma che portano in essa la propria “storia” e la propria appartenenza a Rifondazione Comunista. Palazzo Claudio, Cardamone Michelina e tantissimi altri, che continuamente si battono ogni giorno per “l’affermazione dei diritti sul luogo di lavoro”. Insieme a loro rivedrò tantissima altra “bella gente”, che vuole ringraziarmi per il bellissimo lavoro svolto con il blog e portato alla conoscenza di molti grazie anche all’articolo di giornale “Classe operaia va sul web”, anche se io, vorrei portarla “in paradiso”, senza più lotte né “conflitti”, perché finalmente “hanno ottenuto tutto quanto di cui hanno bisogno”. Compagni di fabbrica, come quelli che rivedrò domani, come quelli conosciuti nelle manifestazioni: Barbara e gli  amici Fiom della SKF impegnati di qui a poco in una campagna sindacale che li vedrà impegnati in una tornata “elettorale”- sindacale. Il Blog li sostiene. I miei migliori auguri e la mia preferenza è ormai nota: “Barbara delegata”. Insieme ad altri  della Bertone, Indesit, Magneti Marelli, Iveco e tutti, ma proprio tutti, che insieme abbiamo “invaso” più volte le strade e le piazze di Roma e Torino. Auguro a tutti un buon primo maggio, e prendo a prestito delle parole dedicatemi da una persona particolare: “ci eravamo mancati tanto”.

Buon primo maggio 2009.

“Fermare la fuga delle aziende”: dalle parole ai fatti.

fermare-fuga-aziendeOggi, 28 marzo 2009, nella sontuosa sala Viglione, sita all’interno del Consiglio Regionale del Piemonte, in via Alfieri 15, si è tenuto un convegno promosso da Rifondazione Comunista, dal titolo “Fermare la fuga delle aziende: una legge da approvare con urgenza“. Quale la legge? La proposta di legge numero 495 presentata dai Consiglieri regionali di Rifondazione Comunista: Bossuto, primo firmatario, Clement, Dalmasso, Deambrogio,  e poi Barassi, Moriconi, Cavallaro, Comella, in data 21 novembre 2007.  Proposta di legge ripresentata pochi giorni fa e che “prevede che i contributi pubblici siano vincolati al fatto che le imprese rimangano sul territorio per almeno venticinque anni”, ancora, “i casi di trasferimento di attività produttive verso paesi dove la mancanza di diritto domina la vita dei lavoratori sono sempre più frequenti: Indesit, Cabind, Olimpias, l’elenco purtroppo è  lungo. Ma le delocalizzazioni si possono contrastare come cercano di fare in Francia e Stati Uniti. Il governo italiano latita ma gli enti locali possono mettere in campo misure efficaci”.Il Convegno aveva come relatori, Armando Petrini, Segretario regionale Prc, alcuni fra-sindacalisti delle aziende Indesit, Olimpias, Johnson Electric, Cabind, Eaton, Comdata;  i lavoratori sindacalisti erano: Vincenzo Graziano Dirett. prov. Flm Uniti Cub-Tlc, Assunta De Caro, Segretaria gen. Cgil Filtea Torino, Gian Piero Clement, Capogruppo regionale Prc, Bruno Casati, Assessore al Lavoro alla  provincia di Milano. Ha coordinato Marilde Provera (ex deputata di Rifondazione Comunista nel governo Prodi). Il convegno si è tenuto  davanti ad una platea composta da una cinquantina di persone, militanti e semplici lavoratori. Fra le personalità presenti, Gianni Alasia, già consigliere regionale, la consigliera provinciale Luisa Peluso, e tanti, militanti oltre che operai toccati dalla crisi del torinese. L’ introduzione avrebbe potuto aggiungere  ulteriori sottotitoli al  convegno: “Prendi i soldi e scappa“, oppure “Dalle parole ai fatti”, dove le parole sono state quelle del sindaco Chiamparino, con la sua volonta’ di incatenarsi difronte al caso Motorola, caso “tamponato” di un millimetro rispetto “al metro di allontanamento” della assurda situazione di quella circostanza. La fuga delle aziende, per Marilde, oltre che lasciare sul lastrico numerose famiglie, porta via con sè numerose competenze. Nella sua introduzione riassume numeri già prodotti in altre occasioni, in particolar modo il raffronto fra il primo mese del 2009 sul 2008 porta con sè un saldo negativo “pauroso”.  I dati Istat di qualche giorni fa annunciavano che rispetto al quarto trimestre dello scorso anno ci sono, ora, 120 mila disoccupati in più rispetto al terzo trimestre del 2008 il tasso è aumentato di due decimi di punto. Un dato negativo soprattutto per le regioni meridionali; ma preoccupante anche per la situazione dei migranti (questi sono cresciuti di numero fra i disoccupati). Oltre ai numeri Marilde cita anche  il caso politico della Lega, che in questo momento “imbraccia” la spada a tutela del lavoro e dei lavoratori italiani. Come? Alzando i toni ma senza essere “conseguenti”, ovvero restando impigliati, nel loro grido, in un’ottica provinciale: in un  quadro così devastante per Marilde “non c’è diga che tenga”. L’esempio è con le previsione fatte sui numeri degli immigrati dalla lega stessa; numeri che non hanno rispettato le previsioni. L’atteggiamento,   non “deve essere punitivo”, ma per “fare società”, bisogna porre regole per lavorare e far lavorare “in maniera buona”. E come si fa, in maniera buona? Usando la forma dei contratti così come avviene fra aziende che stipulano diritti e doveri: e perché se ciò è valido per le aziende non dovrebbe essere valido tra enti e imprese quando queste ultime prendono i soldi pubblici? Non si potrebbe imporre loro un obbligo magari vincolandole per un ciclo di anni? Alla Provera è seguito l’intervento di Petrini, Segretario Regionale di Rifondazione: anche il segretario snocciola numeri con previsioni paurose da qui alla fine dell’anno: 500 mila cassaintegrati in più oltre a circa 200 mila posti di lavoro che si perderanno, senza contare i numerosi processi di delocalizzazione che di qui a breve dovremmo scontare. Il suo è un intervento “politico”, e tale non poteva essere; “Rifondazione non è solo un partito dei no; è dei no difronte a scelte inique e sbagliate. Ma il partito propone anche proposte utili e serie, soprattutto in una situazione economica drammatica come questa. La proposta di legge presentata dai consiglieri, va in questa direzione. Petrini tiene a precisare che i processi economici non sono naturali e non hanno nè forza divina nè forza naturale: sono frutto di scelte. Grande importanza ha l’intervento pubblico, un intervento che negli ultimi anni è stato sempre demonizzato. Oggi questo intervento è sempre più necessario. Pensare di dare soldi per un certo periodo non vuol dire che dopo tutto tornerà come prima. Bisogna porre regole per il dopo. Ma l’intervento pubblico non può limitarsi ” a iniettare capitale”: bisogna che dopo si ristabiliscano regole diverse, ferree, rigide. E ancora, la proposta politica: estendere cassa integrazione a coloro che hanno perso il posto di lavoro; reperire risorse tassando i ricchi; redistribuendo risorse attraverso una tassa patrimoniale sulle rendite e sulla successione, e l’aumento delle aliquote. La proposta di legge presentata ha uno sguardo complessivo sui rapporti tra pubblico e privato e i vincoli che si pongono all’azienda sono quelli che l’azienda stessa, dopo aver preso i soldi, deve rimanere vincolata a quel territorio. Dopo Petrini gli interventi sono stati dei lavoratori che hanno lasciato sulla sala una forte emozione: per la Eaton, Michele Stefanelli che ha raccontato la storia di questa fabbrica di Rivarolo (Torino) ; fabbrica che produce valvole per motori a scoppio. Una delocalizzazione, quella di questa azienda,  verso il territorio polacco , naturalmente solo dopo aver chiesto ed ottenuto dai lavoratori tutti i sacrifici possibili: “flessibilità a manetta”. La multinazionale, dalla voce del lavoratore, ci racconta di un accordo fra il governo polacco e l’azienda. Poi è stata la volta di Filippo Giuseppe della Olimpias, gruppo Benetton, che dal 29 gennaio 2009 ha comunicato l’intenzione di delocalizzare in Tunisia. Ma i suoi prodotti non vengono prodotti in Bangladesh? Anche qui, sacrifici dei lavoratori: flessibilità, sei per sei, lavoro alla domenica sera… Perché si domanda il lavoratore gli ammortizzatori sociali devono essere dati solo ai lavoratori? Perché non li facciamo pagare alle aziende? Il lavoratore ricorda i 50 giorni di lotta davanti alla fabbrica. La sua affermazione inoltre è tesa a ricordare che se si commercializza un prodotto nel Bangladesh si ferma tutto: Ivrea, Prato…. Poi è la volta di Roberto Gerbaldo della Jhonson Electric una multinazionale cinese, con stabilimento a Moncalieri, Torino, dedita alla costruzione di strumenti per “clima”, raffreddamento motori. Ricorda che è dal 2004 che la crisi si è affacciata sulla sua azienda, ma in realtà il lavoro c’era: le Istituzioni che hanno concesso la cig, hanno verificato attentamente la richiesta? Poi è stata la volta di Marino Cavezzale della Cabind, che produce fili elettrici: il 20 febbraio 2009 ricorda che tutti i lavoratori sono stati chiamati per “licenziamento collettivo”. “Solo chi lavora in fabbrica può capire cosa realmente sta succedendo, dentro e fuori, e anticipare le mosse dell’imprenditore”.

gianni-alasiaPoi è stata la volta di Mara Allasia, della Indesit: nel suo ricordo l’azienda nel 1980 impiegava circa 10 mila e 600 lavoratori ora soltanto 600! Il suo racconto tesse tutte le vicissitudini del gruppo Merloni. Ricorda inoltre come la Indesit all’estero vende, eccome! Ad esempio, a giugno erano state assunte 53 persone!  “Il problema di None è un problema di tutto il gruppo” la chiusura rappresenta uno stravolgimento della politica industriale della Indesit Company, sosteneva anche L’Eco del Chisone, mercoledì scorso. Dalle storie alla storia: Gianni Alasia, grande storico che ha fatto il movimento operaio fa un intervento chiedendo interventi su proposte precise; anche nel suo intervento vengono citati numeri ed esempi, e ovviamente quanti soldi vengono spesi per un settore mai in crisi: quello delle armi. Poi ancora Vincenzo Graziano che opera nel campo delle telecomunicazioni, un settore un po’ particolare dove viene “ridisegnato continuamente il mondo del lavoro”. Nel suo intervento si fa riferimento anche alla Circolare Damiano, con i suoi aspetti positivi ma anche negativi. Poi è stata la volta di Assunta De Caro, Filtea: in Italia i lavoratori nel tessile negli anni 90 erano circa 900 mila, ora si è scesi a 600 mila. Il suo intervento è da sindacalista, snocciola dati, numeri, qualità, quantità. Poi è la volta di Clement, che individua la risposta alla crisi nella proposta di legge. E’ pinerolese per cui molto attento ed informato sulla fuga di numerose aziende di quella zona. Solo la Microtecnica parrebbe restare fuori dalla crisi; una aziend dove i suoi dirigenti indicano nel buon clima la ragione di ciò; una azienda dove si assume. Per Clement la ragione è che produce “pezzi” per armamenti, un’industria “che fiancheggia quella bellica, insomma”. Inoltre fa riferimento ai dati Inps: chiude il bilancio con 11 miliardi di euro: più 60% sul 2007. A me sono venuti in mente  un paio di articoli della settimana scorsa, uno su Liberazione ed uno su il Manifesto. Quello su Liberazione titolava “L’Inps ha i conti a posto. Cade un alibi per l’assalto alle pensioni” del bravissimo Roberto Farneti. Sempre nel titolo ricorda come “il bilancio 2008 dell’Istituto si è chiuso con un attivo di più di 11 miliardi di euro. La Cgil: “Ora più soldi a pensionati e cassintegrati”. Ma vi ricordate tutti quei bei discorsi su “l’insostenibilità del sistema”? Vi ricordate per quanto tempo ci hanno martellato dicendoci che non potevamo permetterci un sistema siffatto? Che dovevamo rivolgerci “alle pensioni private” guardando il sistema americano? E ora? Il paradosso: negli Stati Uniti si propone di estendere la sanità pubblica: per fortuna. E noi scopriamo che ci hanno fatto immensi discorsi  per arrivare ad un numero finale: Inps in attivo: 11 miliardi di euro. Le entrate contributive hanno permesso maggiori entrate superiori all’aumento delle spese per pensioni. E poi quasi due milioni di cittadini stranieri versano contributi previdenziali nel nostro Paese. Riceveranno indietro qualcosa? Inoltre, tengo a ricordare che i pensionati sono il 24% della popolazione italiana; ma i loro assegni “su quanto girano”? Questi avanzi devono tornare ai lavoratori e ai pensionati.  Per restare infine su quanto ricordato dal Manifesto, il suo titolo era “L’Inps è in attivo”. (articolo di Antonio Sciotto). “Il sistema è in equilibrio, i conti dell’Inps sono a posto. Il bilancio dell’Istituto presenta un saldo attivo di più di 11 miliardi di euro”. Anche per Sante Moretti in un commento precedente ai due articoli, sempre su Liberazione titolava “L’attivo dell’Inps è salario dei lavoratori (anche immigrati). Infine, l’intervento della Bresso, presidente della Regione (arrivata per impegni verso le 11): “è utile lavorare su questa legge” che è una delibera di giunta, quindi potrebbe essere, anche se notificata e approvata a Bruxelles, modificata da un’altra giunta; come lavorare su questa proposta? Cercare di farla diventare una proposta di legge su un contesto più vasto. Un intervento generico, il suo,  anche se ha denotato un’ idea di appoggio  (magari “ideale”), alla proposta (anche se, la strada, su questo argomento, pare essere molto lunga).

La crisi continua a mordere, tutti e tutto. “Mettiamo in crisi la crisi”, è una frase che mi ha colpito, suggerita da Rifondazione Comunista in una delle sue inchieste. Una Italia in apnea recitava la Repubblcia giovedì 26 marzo, con un articolo di Massimo Russo. Per la maggioranza degli intervistati, il 5,3% ritiene che tra sei mesi la situazione sarà ancora peggiore. Cosa si abbassa nel vincolo di bilancio famigliare? Libri, cinema, cene ma anche visite mediche specialistiche. Molti italiani sperano in un prelievo fiscale straordinario sui redditi più alti: quasi il 54%. Una recessione che fa riscoprire cose naturali, fino a qualche anno fa: l’acqua del rubinetto, i prodotti alimentari locali, la cucina fatta in casa (aumentano coloro che cucinano pane e pizza in casa), il taglio dei capelli ai bambini in casa, i dvd in famiglia anzicchè la spesa del cinema. I costi delle case si abbassano, gli affitti rimangono quelli di prima, le domande di disoccupazione aumentano…e “freccia rotta” ha un nuovo conduttore, e la casa a destra…un nuovo costruttore.

Alcune foto del Convegno

Se Cesare “gioca con i lego come fossero persone”

universita-critica-qualita-3La spesa pubblica italiana per l’istruzione universitaria è l’1,6% della spesa pubblica totale, contro la media europea del 2,8% e la media Ocse del 3%. E’ pari allo 0,76% del Pil (Prodotto interno lordo, era lo 0,8% quattro anni fa), in proporzione fra le ultime nell’Europa dei 27, dove la media è dell’1,15%. Spendono molto più di noi anche i Paesi anglosassoni, patrie del liberismo (l’1,21% la Gran Bretagna e l’1,33% gli Stati Uniti). Per ogni studente universitario lo Stato italiano spende 8.026 dollari l’anno contro una media Ocse di 11.512.

La spesa pubblica italiana in ricerca e sviluppo è pari all’1,1% del Pil , contro una media europea del 2%, la media Ocse del 2,5% e l’obiettivo del 3% fissato per il 2010 dalla Carta di Lisbona. Tra il 1990 e il 2005 in Italia gli investimenti complessivi (pubblici e privati) in ricerca e sviluppo sono cresciuti di appena il 4% al netto dell’inflazione, contro il 21% della Francia, il 38% della Germania e il 117% della Spagna.

Il rapporto tra docenti e studenti in Italia è di 1:29, contro una media europea di 1:64. ” (tratto da “Manifesto per l’Università pubblica”,  di Gaetano Azzariti, Alberto Burgio, Alberto Lucarelli, Alfio Mastropaolo, edito da Derive Approdi).

Di questi ed altri numeri, e non solo, si è discusso ieri, a Torino, al Circolo dei Lettori, dove, (in una sala strapiena e con persone fuori che non son potute entrare) dopo tanto tempo, una forza politica come Rifondazione Comunista ( il Comitato regionale del Prc piemontese in collaborazione col Gruppo consiliare alla Regione) ha organizzato una iniziativa avente titolo: “Per un’Università pubblica di qualità, critica”.

Il dibattito è iniziato con una introduzione di Marco Albertaro, responsabile Università Prc Piemonte. Sono intervenuti, inoltre, Alberto Burgio, Alessandra Algostino, Giorgio ViarengoGianni Alasia, Juri Bossuto, lavoratori precari dell’Università, studenti e pro-rettori.

Grande l’esordio di Marco Albeltaro; col suo intervento si chiede, nuovamente (dato che lo aveva già espresso dalle colonne di Liberazione sabato 21 febbraio) di “rompere l’assedio” che dura ormai da tempo, da troppo tempo; un assedio degli oligarchi all’Università pubblica. E dall’altro, appunto, coloro che all’oligarchia intendono sottrarsi e cercano di rompere l’assedio.  Marco estende le sue preoccupazioni alla presenza di un “Cesare”, che col suo cesarismo  non soltanto propone di ledere “il sapere”, ma “smonta e rimonta” pezzi della società, non solo dell’Università; una Università che dovrebbe porsi in una scia “pubblica e di qualità”.

Nel corso dell’iniziativa si è fatto riferimento al discorso del Presidente della Repubblica Napolitano, che ha espresso posizione contraria sui nuovi tagli inflitti dalla ministra Gelmini, ma, analizzando il suo intervento, per molti, avrebbe potuto “tutelare ancor più l’istituzione università”  come società della conoscenza. Un’università che dal 1989-1990 continua a subire ad opera di vari governi, varie riforme; da Ruberti a Zecchino a Moratti; riforme che estendono e che hanno esteso anche in questo settore la precarietà e non scalfito le baronie.  Certo, una piccola marcia indietro da parte del ministro (o del governo) all’ultima “riforma” vi è stata, ma si tratta dell’introduzione “di piccole regalie” al blocco del turn- over; in ogni caso, per gli Atenei, si prospetta una  suddivisione in “Atenei di serie A e Atenei di serie B”.

Nel corso dell’iniziativa si è data importanza, per stimolare il ragionamento, ad alcuni articoli della Costituzione: il 33 ed il 34.

Il  33 afferma che: “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento . Enti e privati hanno diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”.

Il 34 afferma che: “La scuola è aperta a tutti…  I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti negli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto”.

Dopo aver analizzato attentamente il senso di questi due articoli, un altro ragionamento è stato posto da Alessandra Algostino: la differenza concettuale tra Autonomia e  Indipendenza. Da questa analisi, si è arrivati ad affermare che, come recita la Costituzione, “è la Repubblica e non la regione o le regioni”, e la tutela e la libertà di ricerca e di insegnamento devono essere sempre assicurate.  L’autonomia deve sempre costituire il sapere critico.

universita-critica-qualita-5In seguito si è fatto riferimento all’instaurarsi di un “processo di revisione del circuito decisionale”, dove cioè si cerca  di snellire il processo decisionale. A questo punto, ho pensato di aver studiato tantissimo, una disciplina come Analisi delle politiche pubbliche, dove l’importanza fondamentale è data all’ascolto, o “a più voci”, e che a questo punto, con la presenza di “un cesare”, possa servire davvero a poco. Il Cesare, una volta individuata la decisione, va avanti, come un rullo compressore. Ricorda qualcosa il ponte sullo stretto, o la Tav?

Un ulteriore riferimento a questo “gioco di lego”, è la competitività, già inflazionata qualche anno fa, per la bellezza di 19 volte, da un grande industriale. Questo concetto porta con se un elemento negativo, quello cioè di trasformare gli studenti in “clienti”.

Gianni Alasia, grande protagonista del movimento operaio piemontese e non solo, porta alla luce una “attenzione da rivolgere ai lavoratori”, con i riferimenti  a quelle centinaia di migliaia di ragazzi nei corsi complementari, nei centri di formazione, finanziati anche con soldi europei; e se non ci dovessero essere più, si domanda Alasia, da cosa saranno o sono sostituiti? Alasia fa riferimento alla storia del lavoro, dove l’uomo si è espresso sempre  per mezzo della sua manualità, ma che ha manifestato sempre la voglia e la fame di sapere come suo diritto, e se l’affermazione di Trentin, anni fa, oggi, farebbe ridere, sicuramente non lo ha fatto quando è stata pronunciata: “L’operaio ha il diritto anche ad imparare a suonare il clavicembalo”, in riferimento alla grande esperienza e della conquista delle 150 ore.

A questo intervento ne sono seguiti altri, particolarmente toccanti, che hanno saldato la precarietà di lavoratori “esternalizzati”, bibliotecari, lavoratori dell’università, ma appartenenti alle cooperative. A ciò son seguiti interventi di studenti delle varie Facoltà che hanno cercato di sensibilizzare i professori a far “ritornare il movimento trasversale” come lo è stato nel suo momento iniziale. Da parte degli studenti è stata affermata una sorta di “latitanza” dei professori nel manifestare solidarietà agli studenti e contrarietà a questa legge Gelmini.

Grande presenza infine dei dottorandi, per alcuni difficile definirli studenti o lavoratori. In ogni caso, precari, dato che il loro futuro, almeno in Italia, non è chiaro.

Durante questi interventi  pensavo di essere parte dell’esercito dei 4 milioni  e mezzo di persone che compongono l’area della precarietà in cui circa il 40% di questi è laureato, e collocato in questo 40% . Il 68% dei precari ha un’età compresa tra i 30 anni ed i 59 anni e quindi, nuovamente, rientro anche qui dentro; e, che solo il 21% (ma non rientro più qui dentro) ha un’età inferiore a 30 anni. In parole povere, se avessi avuto tempo di recarmi al banchetto degli oratori, avrei detto una cosa soltanto: “La precarietà si sta stabilizzando”.

Con questo pensiero a cui non ho dato corpo, ma che sicuramente lo sta prendendo in moltissimi di noi, mi accingevo a passare la notte, pensando all’assemblea del giorno dopo, a scuola: una assemblea che ci ha parlato di tempo pieno, scelta prevalente, seconda scelta e terza scelta, e che in caso, morale della favola, il Cesare avrebbe deciso se le iscrizioni dei bambini o ragazzi avrebbero potuto essere a tempo pieno oppure no, per arrivare alla sintesi della sintesi, che i tagli ci saranno comunque. La riforma nelle superiori slitta di un anno, ma intanto, sempre Cesare, nei fatti, continua a giocare, non con i lego, ma con le persone, e seppur sulla carta gli articoli della costituzione 1 e 36 ci garantiscono il lavoro ed una retribuzione equa  tale da garantire una esistenza libera e dignitosa, nei fatti, questi diritti sono stati sfumati, sono negati.

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