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Risposta a “Con un euro di pane e politica”

Paolo Ferrero
Paolo Ferrero

Penso che il Segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero, non abbia bisogno di “nessun avvocato difensore”; ritengo che la lettera inviata a “posta, risposta” su La  Stampa del 5 marzo 2009 meriti comunque una precisazione, anche da parte mia.

Come militante, ma prima ancora come persona, ritengo che vendere (distribuire per essere precisi) il pane ad un euro al chilo non possa inquadrarsi come attività politica in senso stretto. Era, e resta un modo per avvicinarsi alla gente e per dare una spinta ad una attività che non è “strettamente di partito”. Oltre al pane e alla pasta, a volte, si  è venduto (altre anche regalato, comprandola noi!!!) qualcosa d’altro. L’attività di militanza impegnava una mattinata intera ed era accompagnata dalla distribuzione di volantini e discussione politica sulla realtà attuale. Era, ripeto, un modo per stare in mezzo alla gente. Forse non cambia la vita alle persone, sicuramente, dal momento che giustamente, come afferma il signore che scrive, vi sono molti forni che forse vendono il pane a quel prezzo. Ma noi non siamo fornai, faticoso lavoro sicuramente, nè proprietari di supermercati. Grazie al volontariato di molti (e anche mio, che ho passato intere mattinate al freddo) volevamo dimostrare, senza ferire la dignità delle persone, che si puo’ calmierare il prezzo, eliminando i passaggi nella filiera. E, questo sì che allevia sofferenze a tante persone.

La max multa dell’autority antitrust (soldi non restituiti ai cittadini che hanno comprato e comprano la pasta ad un prezzo maggiorato) comminata ai produttori di pasta per aver fatto cartello dovrebbe dimostrare che siamo nel giusto. Lo scopo era accorciare la filiera. Fosse stato per me avrei partecipato alla distribuzione di più prodotti. Ripeto, la distribuzione del pane aveva questo significato, senza ferire… Invece, mi chiedo, la social card è migliore come iniziativa?

Invito chi “naviga” da più tempo ad inserire qualche commento su questa iniziativa.

Pane e politica

Questa mattina, era stata programmata la distribuzione del pane e della pasta da parte del partito; pane ad un euro al Kg. E’ un’attività che mi entusiasma, forse perché mi riporta, idealmente, – in quanto in quel periodo ero piccolissimo,- agli anni ’70, quando gli “spacci alimentari” erano diffusi e permettevano a molti di poter acquistare beni di prima necessità a prezzi contenuti, accessibili. Certo, ora non si vendono tanti prodotti, ma è importante l’idea che vi sta a monte. Lo studio degli anni ’70 mi ha fatto conoscere delle realtà che non immaginavo; in questa attività spero di poter essere d’aiuto e contribuire, oltre che vendere pane, a distribuire “il pane”, quello che ci dovrebbe riportare ad una maggior coscienza sociale.

Mentre ero intento alla distribuzione di pane e pasta ho incontrato tante persone che mi raccontavano la situazione attuale di numerosi lavoratori delle fabbriche del torinese: la cassa integrazione, la famiglia, le difficoltà a “tirare avanti con settecento euro al mese e un mutuo da pagare”, con la speranza che “la salute li e ci assista, sempre”.
In quel preciso istante ho ricevuto un messaggio telefonico in cui mi si comunicava che molti amici erano riuniti in Piazza Castello per protestare contro “il decreto del governo Berlusconi che ha ‘sequestrato’ il corpo di Eluana”. Non entro nel merito, per non alimentare lo “sciacallaggio” televisivo che di questa triste vicenda si sta facendo; penso che meriti tanto rispetto, e così, in silenzio mi sono recato, dopo la vendita ad incontrare gli amici, di fabbrica (Fiom), di partito (Rifondazione Comunista) e della scuola, Università. Qui ho incontrato “la saggezza” del partito, i coniugi Roberto e Carla Perasso che tanto hanno dato e stanno dando in tutti i modi al partito, compresa la sede del circolo in cui saltuariamente mi reco. Poi i compagni della Fiom (c’era anche Airaudo), gli amici del consiglio regionale, e fra questi Juri Bossuto; l’amico Petrini, segretario regionale piemontese del Prc, ed il segretario della federazione torinese Patrito, oltre naturalmente tantissimi altri.
Lì si è parlato e discusso di politica: eravamo tantissimi. Finalmente!

Andare è bello, ma…..(continua).

L’incontro e la sensibilità mostratami da una giovane coppia ha fatto si che non pensassi a come la superficialità abbia preso il sopravvento nella nostra società. Tutto è divenuto così veloce, ed anche i sentimenti, vengono banalizzati. Spesso i ragazzi sono oggetto di statistiche, di inchieste solo in quanto “consumatori” e per tale motivo ci si adatta a considerarli superficialmente. Un paio di giorni fa mi aveva stupito un’inchiesta di uno psicologo, che considerava come uomini e donne si convincano sempre più che  “i meccanismi dei rapporti di coppia siano quelli dei media generalisti e si stupiscano quando nella vita reale non accadano le stesse cose“.  Così, non soltanto si consumano più ore davanti alla tv, a vedere balletti, veline e troniste, ma si parte in maniera errata anche nelle relazioni sentimentali. I film, la tv, rendono normali situazioni impossibili (soltanto a fin di share e relativo ritorno pubblicitario) e spesso molte relazioni falliscono proprio perchè non condotte secondo gli schemi proposti dalla finzione. Eppure, la finzione dovrebbe già dirci che “siamo alla ricerca di un qualcosa di impossibile, e che la nostra struttura mentale lo ricerca, come per una evasione“. Oggi quasi tutti pensano che la relazione di coppia deve essere come quella dei film. Perchè, anche in qesto caso, a pochi interessano i valori? Ma, davvero è il trionfo dell’egoismo? Perchè deve essere tutto così esageratamente finto, banale? Dai ragazzi di “plastica”, alla finzione del cinema, alla ricerca dell’amore secondo gli schemi proposti dai media dove la vita non regge “il confronto con la finzione”, alla mancanza di solidarietà, alla mancanza di una coscienza sociale prima e politica poi?

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Oggi, sono stato un’ora a distribuire “pasta e panettoni” secondo lo schema GAP (Gruppi di Acquisto Popolari), e mi domandavo come mai non fioriscono, non si incrementano soluzioni di questo tipo in un’epoca di aridità da tanti punti di vista, qual è quella che stiamo vivendo; ma, davvero c’è un vuoto di valori che comprende tutto, anche i sentimenti? Dopo aver letto e riletto quell’indagine che ho menzionato sopra, mi domandavo: ma possibile che anche l’amore non funziona più, se non amo come al cinema? Possibile che a nessuna ad esempio possa interessare una cena al circolo dei lettori con lettura di libri e musiche di sottofondo? Mi pare incredibile, davvero. Ma ho paura che anche chi ci consiglia di consumare sposti un problema: ma in un periodo di crisi economica, con pochi soldi e molti con le tredicesime ridotte, perchè un problema oggettivo deve essere spostato sul lato psicologico?

Ecco perchè l’incontro di stamattina con quella giovane coppia è stato per me un soffio di speranza.