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Il mio viaggio ad Auschwitz -Birkenau

birkenau-13-2-2017-foto-borrelli-romanoOnestamente, non ci riesco proprio, a dormire, questa notte, che non è “La notte” così tante volte letta, a scuola, in classe,  cosi spesso richiamata. Non riesco a dormire, oggi, giornata dedicata all’amore, s.  Valentino, senza pensare al loro amore, di Mala e di Edek, due ragazzi d’eta’ cosi simile ai ragazzi che accompagno nel viaggio-treno della memoria;  Mala ed Edek,  una storia vera, un  libro così spesso “riferito” in classe: lei così bella,  lui non da meno. Ragazzi “d’amore”la’ dove amare sembrava essere bandito, e guai a parlarne,  ma Amare è  anche altra cosa. Due ragazzi che mettono “in campo”l’Amore per l’uomo che vince l’odio brutale che rende simili alle bestie. Amore per il prossimo in  quelle condizioni,  (e quali! -20 gradi,  baracche,  latrine come buchi,  stracci addosso, malattie di ogni tipo,  crudeltà)  : Mala ed Edek tesi a provvedere ad una coperta,  un tozzo di pane,  un cambio d’ abito, le scarpe,  l’infermeria,  la salvezza dal gas.  Ho così tante volte sperato che un briciolo di quell’ Amore potesse e possa resistere e tramandarsi. Ho guardato masse di capelli e avrei voluto passarli tra le dita,  lievemente, accarezzare una treccia, darle un pizzico di sollievo che le e’ stato negato. Reciso,  con un taglio! Tutto.  Onestamente non riesco a dormire, ne’ guardare il mio zaino per finire a ripensare  a quelle valigie dei deportati,  con le poche cose che erano state una vita per tanti: un pezzo di pane e un giocattolo per i bambini, pur sapendo che forse, sarebbe stata l’ultima notte. Di vita. Ma noi, forse, ricordando Levi, non avremmo fatto così? Preparare pane e giocattoli per i nostri figli pur sapendo che forse, sara’ l’ultima notte. Non riesco a dormire, dopo aver calpestato certamente cenere di persone, sparse al vento, sulle betulle, sul laghetto, senza un luogo, dove poterle ricordare. Non riesco a dormire, ripensando a quel binario che è vita, è stata vita, e che per la malvagita’ umana è stata interrotta. Non riesco, ma probabilmente il ” testimone” che non c’e’ piu ma che mi e’ stato vicino oggi comprendera’ tutto questo, e forse,  ancora una volta,  saprà dare lui, ancora e ancora, la forza per riuscirci.

Giornata della memoria

torino-p-castello-25-1-2015-foto-borrelli-romano27 febbraio. Fa freddo. Non nevica. Corro,  come ogni anno,  in edicola. Compero e sfoglio i quotidiani . “La giornata della memoria”. Tutta la settimana l’ho dedicata al ricordo, alla memoria,  di cosa è  stato,  affinché non si ripeta. “Mala ed Edek”,  “La notte”,  “Oltre la cenere”,  “Se questo è  un uomo”,  “La tregua”,  “I sommersi ed i salvati”… Una introduzione, la  lettura collettiva  dei passi sottolineati. I concetti chiave. I 6 milioni di ebrei uccisi,  gli esclusi,  i non ricordati,  omosessuali,  zingari,  disabili,  oppositori politici,  campi,  lager,  escaletion di concetti,  esclusione,  emarginazione,  ghetto,  drportazione,  annientamento,  soluzione finale. Notte dei cristalli,  leggi razziali. Due ore sono davvero poche. Occorre ricordare. La campana non suona per il momento di raccoglimento. Una studentessa dell’Istituto scrive, una mail,  a tutt*,   un suo elaborato: e’ lei quest’anno la campanella. Lo leggo e rileggo. Mi piace.

 

Eccolo:

UN VIAGGIO CHE CAMBIERÀ LA MIA VITA

“27 Gennaio, Giorno della Memoria. Per non dimenticare. Per non scordarsi di un passato triste, angoscioso, di disperazione, ma soprattutto di rabbia. Rabbia, che ho io in questo momento mentre scrivo, perché non comprendo chi ha voluto che tutto questo avvenisse, non concepisco chi è riuscito a sterminare una popolazione mettendo un ordine di lavoro davanti alla vita di una persona che è il dono più importante che si possa avere. Non mi faccio capace della forza e della fermezza con la quale queste persone uccidevano senza avere un minimo di pentimento e di rimorso. Non capisco con che coraggio si possa arrivare a ridurre una persona come se non fosse e non valesse niente.
Quest’anno per ricordare questo evento, ho deciso di partire per rivivere un’epoca ormai distante dai giorni miei, ma che poi così lontana non è. Ho voluto fare il biglietto del treno per una meta dove c’è stato tanto dolore, tanta sofferenza e tanto terrore.
Ho scelto di andare fino ad Auschwitz, perchè vorrei poter mettere in gioco tutte le mie emozioni. Vorrei cimentarmi in quest’avventura e provare ad osservare la vita con occhi diversi dai miei, ovvero quelli della paura. Vorrei sentire il dolore in maniera intensa e profonda per poter provare almeno per un momento la sofferenza di tutte quelle persone. Vorrei poter capire come si sentivano, quali erano i loro pensieri e i loro sentimenti in quel periodo buio che mai più nessun essere umano deve vivere, perché non lo merita. Voglio portare il calore che non c’è mai stato e il colore in quella terra che per anni si è servita solo del bianco e del nero, non provando mai ad osservare le varie sfumature.
Sono sicura che questo viaggio mi renderà più ricca interiormente, saró capace di rendermi ancora più rispettosa nei confronti delle unicità di ciascuna persona e tornerò in Italia cambiata nel modo di pensare e di vedere le cose, perchè sarò segnata per sempre da quest’esperienza che mi insegnerà a vivere diversamente”. M. V.

2 marzo

27 2 2016 Torino via Roma.Borrelli Romano foto20160302_091925Ci siamo lasciati l’inverno alle spalle, chiudendolo fuori senza esserci mai entrato. Ci siamo lasciati febbraio e i suoi 29 e i festeggiamenti per i 10 anni dalle OlimpiadiTorino 27 2 2016 Borrelli Romano foto. Cinquemila reduci volontari che hanno sfidato la pioggia torinese  lasciandosi addosso ricordi, giacche e spillette. Chi si ricorda i “bollini” per ogni giornata di “servizio” di volontariato sul proprio libricino, utili per meritarsi il famoso orologio  Olimpiadi Torino 2006? E quanto e’ bella la nostra citta’ con le sue “matite” rosse e passione che vive.  Sull’asfalto bagnato a lucido di via Roma, le “matite” (cosi paiono a me) sono pronte per fare un bel trucco. Se dieci anni sembrano lontani non lo sono invece i cinque universitari da alcuni mesi terminati.

Alcune fermate di metro alle spalle. Direzione Istituto Professionale, luogo di lavoro. Sulla metro leggo la tesi del mio amico e compagno di banco Alessandro,  dei nostri cinque anni trascorsi a suon di rinunce. Anni intensi di lavoro e studio: quando si dice alternanza lavoro-scuola. E si che noi una l’avevamo gia’, di laurea. Anni che ci siamo lasciati alle spalle. Una bella pagina di amicizia. Me lo scrive  e mi ringrazia nella sua tesi. “Grazie a te, Alessandro”, penso io mentre sfoglio. Tra pochi giorni tocchera’ anche a te. Ce l’abbiamo fatta, caro amico. Nonostante le difficolta’ col passare dei giorni penso che i ragazzi siano li, da un pezzo, ad aspettare le nostre lezioni. Da quando ho lasciato quel banco finalmente la passione per i libri, da me preferiti, e’ quotidiana. Talvolta onestamente capita…quel che capita e leggo di tutto un po’, ma, almeno, svincolati da esami. A parte quelli che quotidianamente mi impartiscono gli studenti.  A proposito: ho appena terminato un libro, un amore di libro. E che libro, di Francesca Paci: “Un amore ad Auschwitz”, sono certo che ti piacerebbe leggerlo. Edek e Mala, una storia vera. Una storia di coraggio, amore, dedizione al prossimo, condivisione, la’ dive era stato negato anche il nome e impresso un numero, la’ dove la dignita’ …Una storia di tutto, anche d’amore, la’ dove di questo sentimento si faceva fatica a parlarne, scrivere, discutete. Appena discuti la tesi,  e incassi il titolo te lo passo, caro Alessandro. Come abbiamo sempre fatto durante quelle brevi pause di quelle lunghe lezioni.

E a proposito di tesi, consegnata, discussa anni fa, leggo con piacere che Petrini, con slow food e Terra Madre lasciano il Lingotto per trasferirsi al Valentino.

Sulla metro, davanti a me una ragazza. Tra tanti aspetti mi colpisce un particolare. Carina e’ carina, rossa, castana, capelli lunghi, occhi scuri, mani curate, ma…e’ il 2 al suo dito che mi colpisce20160302_113508. E io questo lo voglio scrivere, prima di lasciarlo alle spalle.