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Liberazione e il Manifesto

Acquisto ed ho sempre con me una copia de Il Manifesto. La prima pagina è “forte”, ha un impatto visivo davvero bello, poi, scivolo quasi sempre nella pagina di economia e lavoro. A volte mi fa compagnia, al mio fianco, come fosse una bella ragazza. Una volta sul sedile di un treno, un’altra volta sulla sedia, un’altra ancora nello zaino, o nella tasca del cappotto. Altre volte mi capita di acquistarla e lasciarla in giro, così, per “liberare” il sapere ed essere soddisfatto se finisce tra le mani di qualcuno che “avrebbe voluto ma non poteva”. Ma, come le ragazze, sovente si cambiano, ci lasciano o siam lasciati, a volte, ne serbiamo solo il ricordo. Così, ieri, mentre andavo a svolgere un’intervista di studio pensavo a come su quel sedile di treno al posto de Il Manifesto, stazionava fino a poco tempo fa Liberazione. Liberazione, si, “come lo ha fatto strano”. Un giornale che mi accompagnava e mi ha accompagnato negli studi, negli interventi, nelle discussioni. Un giornale che ogni lunedì aspettavo con ansia e che mi consegnava un forte senso di appartenenza, di identità. Lo ricordavo ieri, come si ricorda un amore finito. Le sue lettere relegate nelle pagine finali mi “specchiavano” un po’ l’Italia. Ieri, mentre il treno sfrecciava verso le alpi cuneesi pensavo a chi per primo mi ha indirizzato nella sua lettura: era un personaggio carismatico, per me era un idolo, era un compagno. Ora, a quanto pare, ha intrapreso una strada differente; lo ricorderò, anche lui, un po’ meno che una ragazza di un amore finito. Ma lo ricorderò. E, lo ringrazierò per avermi dato la possibilità di conoscere un mezzo di informazione che informava (perchè ora è qualche giorno che non esce, e perchè è da un po’ che non lo leggo). Ora c’è il Manifesto, e sono contento che ora non navighi più a vista, ma navighi. Di Liberazione, mi dispiace, molto. Ricorderò quando entravo in via del Policlinico, a Roma. Era come entrare a casa. E ora? E’ o sarà, se ci sarà, la casa di chi?