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Ritorno a Roma

Dopo aver lasciato Spello,  Spoleto e Assisi faccio ritorno velocemente nella capitale. A Spoleto ho respirato aria internazionale, da “due mondi”,  inserito in un contesto da “Festival”non  di canzoni ma di cultura.  A Spello,  profumo di fiori tra vie cittadine ben “infiorate”,  e profumo di arte,  alla ricerca di Baglioni,  (ma nom il cantante! ) Cappella, affrescata dal grande Pinturicchio.  Ad Assisi,  l’aria e’ decisamente spirituale.. ,  da raccoglimento e ricerca.  C’erano un tempo,  dalle parti di Valdocco,  i “gruppi ricerca”.  C’erano,  un sabato e una domenica,  una volta al mese. Erano belli, interessanti. Se non ricordo male… una volta a Valdocco,  una volta da qualche parte,  una volta,  perfino ad Assisi. Una volta,  quando non c’erano smartphone,  facebook e le storie erano diverse da quelle di Instagram. Terminati gli incontri,  ci si scriveva sulla mano il numero di telefono fisso,  la via,  il cap e la scuola. “Cosi una volta ti vengo a prendere”.. “Scrivimi,  ti prego,  ti amo,  yeah… “.  Cosi nascevano le amicizie. Ah, Roma c’e’….! A Roma il Tevere “score” e così l’Aniene. Lentamente fluiscono. E cosi il flusso dei pensieri e della coscienza. Apro e chiudo il libro “Ragazzi di vita” e ne intercetto i luoghi,  il Fontanone,  piazza san Pietro in Montorio,  cosi difficile da raggiungere in bus (nulla da aggiungere nel qual caso uno di quelli si dovesse rompere,  perche’,  mi dicono sia solo uno e uno soltanto a fare il giro del Gianicolo. Sara’ vero?  Quello che avrei dovuto prendere “espettorava” gia’ da  un pezzo, all’ombra della pensilina,   e cosi,  l’uomo con tuta Iveco giunto da qualche officina con l’ossigeno in mano,  ne decretava qualche minuto piu tardi il ricovero coatto)scendendo giù,  per gli scalini,  arrivando a  Trastevere, il palazzo del Ministero dell’Istruzione…

Il “Riccetto”,  pischello di P. P. P.  tuffatosi,  anni prima,  dalla barca, (nel fiume),  che lentamente segnava il fiume,   per salvare la rondinella che rischiava la vita,  ha guardato,  da “grandicello” la lenta agonia di Genesio,  travolto dai mulinelli,  attratto e  respinto dall’acqua.  Genesio,  mentre affonda,  guardato dai fratellini,  panni stretti fra lebraccia.  Lacrime,  che velano la vista mentre svelano chi siamo. Qualche anno in più  e l’individualismo e l’egoismo del Riccetto prendono il sopravvento. Eppure… solo poche pagine prima era impregnato di una tensione ideale,  di solidarietà,  di prossimità,  di vicinanza alle creature piu fragili. Fosse il titolo di una canzone sarebbe “come si cambia”…