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Torino. E’ generale. Sciopero 12-12-2014

TORINO 12 dic 2014, foto Borrelli Romano20141212_102529TORINo 12 dic 2014 foto Borrelli Romano20141212_10295220141212_100451Torino 12 dic 2014,foto Borrelli RomanoTorino 12 dicembre 2014, foto di Romano BorrelliTorino 12 dicembre 2014 foto di Borrelli RomanoTorino, 12 dicembre 2014, foto Borrelli Romano20141212_10312420141212_10333212 dic 2014, Torino, foto Borrelli Romano12 dic 2014, Torino. Borrelli Romano12 dic 2014 Torino. Romano Borrelli12 dic 2014 Torino. Borrelli Romano12 -12-2014, foto Borrelli Romano12 12 2014, Torino. Foto Borrelli RomanoTorino, 12 dicembre 2014, foto Romano BorrelliTorino 12 dicembre 2014, foto, Romano Borrelli20141212_120612Torino 12 dicembre 2014, Piazza San Carlo, foto, Borrelli RomanoLasciamo parlare le immagini di questa bellissima piazza. Giovani, operai, cassintegrati, studenti, universitari, in mobilita’, e gente costretta a licenziarsi pur di averla ancora e uscire dalla tagliola Fornero, professori, tecnici, amministrativi, collaboratori, disoccupati, vigili del fuoco, donne, uomini per dire e gridare che “non ci siamo”. Una giornata colorata e parecchio, gelata per dire no, che cosi proprio non va.

Lungo il corteo amiche, amici, compagne, compagne…Turigliatto (Franco) in testa,  Airaudo  (Giorgio) e tantissima bella gente.

Il corteo, “fratello gemello” del primo maggio termina, meglio,  “sfocia” in  piazza San Carlo con un interessantissimo elenco di articoli della Costituzione e l’intervento della Camusso. Una parte del corteo da Piazza Castello prosegue verso via Pietro Micca per svoltare poi a destra verso il Comune. Da qui, svolta a sinistra  verso via Garibaldi fino a dividersi in due tronconi ulteriori…

Ps. Tra questo mare di gente ho potuto constatare che e’ partito ufficialmente il mantra “ci dobbiamo assolutamente vedere prima di Natale…combiniamo dai!”

Oramai la giornata è terminata. Si conta quanta gente ha aderito allo sciopero, quanti erano presenti in piazza e via dicendo…pero’ fa riflettere il fatto di aver cominciato la giornata con un caffè, tra le pieghe di un racconto, di una storia  e questa si è trasformata in realtà. Torino 12 dicembre 2014, Bar Casa del caffè, foto, Romano BorrelliPiazza San Carlo sembrava la piazza di altri tempi, di altri anni. Piena, partecipata, colorata, attenta. Ogni parola del comizio non sfuggiva e non doveva sfuggire. Quella parte del corteo, defilatasi, arriva a due passi dello stesso bar. E il cordone dei poliziotti, fermo, sotto l’arco,  riflesso  contro le vetrine del bar…uno sguardo reciproco e poi…ognuno per la propria strada…via Garibaldi il primo, il Comune il secondo…

Ora non resta che dire: è stata una bella giornata. Buonanotte Torino. Uno sguardo alla Mole e…un saluto alla piazza.Torino, 12 dicembre, piazza Castello e la Mole. Foto, Romano Borrelli

Un caffè

Una buona giornata, con un buon caffè, sperando che davvero l’aumento delle due aliquote iva possano trovare la strada dello smarrimento. Altrimenti, dopo la serie,  l’espresso, il ristretto, il lungo il macchiato, avremo  il caro caffè, in tutti i sensi… “c’era una volta il tanto caro caffè”. Intanto, in attesa di “Miele”, (libro) e poterlo sfogliare, (bellissimo libro che narra le vicende di una giovane laureata, forte lettrice) mi accontento di osservarne il barattolo e il suo contenuto davanti al bancone, con la speranza che sia davvero di quelli o buono, come capita con  certi vini che si fanno buoni col passare del tempo.Insime al caffè, qualche biscottino, alcuni cantucci e della buona crema.  Uniti a tanta gentilezza. Un’ occhiata ai quotidiani e ai rencenti ricordi della manifestazione studentesca.

Un passaggio in ruolo promesso che non esiste ancora. Uno stipendio che “c’era una volta” e tante altre “storie raccontante e  da raccontare”.

Venerdì scorso, una bella partecipazione di giovani che non puo’ non far  pensare al nostro Presidente, sempre vivo, Sandro Pertini.

Nella foto, bar gelateria pasticceria La Meridiana, di Senigallia.

Cinquemila al corteo

Dopo il bastone, la carota. Spettacolo in linea con le minori spese, come il bastone, veramente, utilizzato per i lavoratori sotto il profilo contrattuale e il bonifico che non arriva ancora. Cinquemila in corteo,colorato e pacifico. Numeri sugli aderenti allo sciopero, non se ne fanno, a dire il vero. Non importa, non a tutti è concesso di avere coraggio. A volte le situazioni di comodo, per tanti, sono migliori. Anzi, convenienti.  Un po’ qui, un po’ li……..Manzoni, con don Abbondio,  insegna che il coraggio….Non importa, ognuno si regola con la propria coscienza.

Riappropriamoci del contratto e stabilizzazione immediata di tutti i precari.

Francesco, una carota… al “merito”…questione di fiducia

Giornata di sciopero, per la scuola, sinonimo, quest’ultima, da un po’ di anni, di tagli e spese da ridurre. Senza controllo, a piu’ non posso. Il cuore della società che viene colpito, ferito, mortalmente. Così come feriti senza considerazione i suoi  lavoratori. E chissà per colpa di chi, senza stipendio, ora, almeno per una parte dei lavoratori precari. Illusi, a fine agosto,  di poter essere stabilizzati. “Una, dieci, cento carote”, a Francesco. Dopo il bastone. Una carota al cuore della testa.  E pazienza per i cinquanta euro. Li sommiamo agli altri. Non sono persi.  Vero “Francesco mediatore”? Non sono persi. Quando è l’idea che conta, quindi,  occupati delle cose che contano.  La richiesta di oggi, anzi, le richieste, stabilizzazione, piu’ soldi perchè molteplici sono le mansioni svolte dai lavoratori, e piu’ scuola. Davvero ve ne è bisogno. Forse ci sarebbe meno ipocrisia, meno opportunismo. La scuola non è un’azienda.

Bella giornata, a Torino. In compagnia di Juri Bossuto a parlare anche del suo libro.

Indisponibili

A Torino è cominciato l’autunno. Caldo? Non si sa. Minuscole goccioline, di tanto in tanto, ci bagnavano. Torino, una città con circa 76 mila studenti e con 12.400 borse di studio erogate nell’anno accademico (con un importo da 2mila a 4.500 euro l’anno: borse ora a rischio?). In Piazza Arbarello, luogo storico per le partenze delle manifestazioni studentesche, sono già in tantissime e tantissimi per la manifestazione indetta dalla Rete degli Studenti, per dire no. Studenti e lavoratori della scuola, insieme, per dire no “alle politiche della scuola del governo”. Un’ora di sciopero, invece, promosso dalla Flc-Cgil e un’intera giornata promossa da Unicobas. Chiedo a Igor Piotto, Segretario Provinciale Flc di Torino, perchè un’ora soltanto. “Abbiamo programmato pacchetti di sciopero da un’ora cadenzati ogni 15-20 giorni, per tenere alta alta la mobilitazione. Nelle precedenti assemblee non vi è stata un’ attenzione alta per uno sciopero da indire per un’intera giornata,e questo sicuramente spiegabile con la crisi economica e la conseguente perdita di salario che dallo sciopero deriverebbe. Penso che con oggi si sia aperta una possibilità. Esiste un movimento in piazza e noi ragioneremo su questo. Se cambia il contesto nelle assemblee, noi siamo pronti. Il problema, ripeto, è di capire se vi è un movimento. E cosa ci chiedono i lavoratori nelle assemblee”. E la crisi economica, in città, picchia duro. Un mercato del lavoro che ondeggia sulla e nella crisi: diminuiscono gli avviamenti, aumentano i contratti precari, diminuiscono anche le famiglie che ricorrono “alla badante”. E nella crisi chiedo al professor di sociologia del lavoro, Luciano Gallino, se, negli ultimi mesi, qualcosa è cambiato, magari con un approccio diverso. Magari ipotizzando una riappropriazione del nostro futuro. “Rispetto ad un po’ di mesi fa, esiste un sintomo in piu’ che consiste nella partecipazione. Le varie facce della crisi spingono le diverse parti e componenti di lavoratori e studenti a trovare un accordo. Alla fine degli anni ‘70 l’ideologia legava il movimento; vi era una sorta di rappresentazione della necessità di cambiare, di “sbloccare la società”, come sostenevano i tedeschi. La crisi in atto è davvero forte; potrebbe avere sviluppi, imprevisti, sia a destra, sia a sinistra. Ricordiamoci della crisi degli anni ‘30. In ogni caso, ripeto, rispetto ad alcuni mesi fa, vi è piu’ partecipazione”. Personalmente ho optato per lo sciopero di sei ore. Pensando ad Ilaria studentessa di scienze politiche, specialistica, a Torino, che vorrebbe “vivessimo in un mondo migliore”. Con il sogno di un futuro, ma sembra che ci stiano lentamente togliendo perfino la capacità di sognare; ad Alberto, studente lavoratore di Scienze Politiche, lavoratore presso un grande centro commerciale, (“tasse universitarie elevate”)che non saprà se e quali corsi seguire, ai fratelli gemelli, Simone e Mattia Ciabattoni, bravi, meritevoli, ma forse, senza borsa di studio? Pensando a chi mi chiede di scrivere per denunciare con la penna, o la tastiera,una ingiustizia, perchè scritti nel nome della Pace.

Si fa un gran parlare di banchi sponsorizzati da privati e pubblicità che entra nelle scuole. Ma di loro, cioè delle persone che ho visto durante la manifestazione e ricordato ora? Del loro futuro? Oggi, e sempre, con voi, domani, con la Fiom, con Barbara e gli amici della Skf. Poi, voi con noi, perchè in ogni scuola, potrebbe nascondersi una Pomigliano.

Movimentiamoci”, con lo spirito di Genova.

Il primo settembre, una nuova disoccupazione alle porte, una parola fuori dalla porta: “ormai”

Grazie Barbara. Hai lasciato un commento che è uno “spaccato” di un’Italia con tantissime difficoltà; una società sempre più’ polarizzata: tantissimi che attraversano condizioni economiche critiche e pochissimi, che concentrano grandissime ricchezze nelle loro mani. Ho conosciuto la disperazione in questi giorni. L’ho vista in faccia. La conosco con nome e cognome. L’ho incontrata in un edificio, in una scuola, dove venivano conferiti incarichi, nomine, annuali o di fatto ai lavoratori della scuola. “Una nuova disoccupazione è alle porte,” titolavo un paio di mesi fa un articolo apparso sul blog.

In questa nuova disoccupazione ci sono le tante maestre che potrebbero essere le maestre dei tuoi figli. Ci sono tecnici che hanno dato una mano nelle tesine dei ragazzi maturati soltanto a luglio. Ci sono collaboratori scolastici che con le loro cure amorevoli si sono presi cure dei ragazzi diversamente abili, e di tutti i ragazzi e le ragazze con tanti bisogni, anche soltanto di un ascolto. Nei giorni scorsi l’ho quantificata, quella disoccupazione alle porte. Ho visto gente disperarsi, piangere, svenire. Qualcuno ha scioperato quando era stato indetto lo sciopero. Altri, no, perché egoisticamente non hanno voluto rinunciare ai trenta o quaranta euro. Gente che diceva, tanto “ormai”. Erano molti che dicevano e dicono, “tanto ormai”.

Non è bastato, non è stato sufficiente, il nostro impegno, il nostro sciopero davanti a certa gente che si comporta come “rulli compressori”. “Non hanno pietà di noi”, affermava Barbara in una bellissima mail. Hai ragione, Barbara: non ne hanno. Ma noi, che abbiamo riempito quel treno, quei due treni, diretti a Roma, che abbiamo invaso Piazza Vittorio a Torino, non diremo mai: “ormai”.

Lotteremo, daremo una prospettiva, indicheremo una via, anche a chi ha il morale a terra e “viaggia” con il freno a mano tirato. Indicheremo, denunceremo, ci incateneremo se sarà necessario (come hanno fatto oggi i docenti in Calabria), faremo vertenze, scenderemo ancora in piazza, e diremo che “certe sacche” d’Italia non ci vanno bene.

Così come, a me, non va aver visto nell’insenatura di Torre Lapillo tantissimi stabilimenti balneari che pezzo dopo pezzo sottraggono (pagando il dovuto) spiaggia libera a tantissimi che non hanno risorse sufficienti per “affittare” un ombrellone, una sdraio. La spiaggia è libera, il mare è di tutti. Vedevo negli stabilimenti gente che ballava, che beveva aperitivi; e , viceversa, gente con chilometri e chilometri sulle spalle contendersi un pezzettino di spiaggia. Libera. Non lo accettiamo un mondo così, Barbara; e, la parola “ormai” non fa parte del nostro vocabolario.

Consultazione dei lavoratori sull’Accordo separato: Io Voto Io Conto

IO VOTO IO CONTO

Partecipa alla consultazione della CGIL sull’accordo separato sul modello contrattuale. In tutte le sedi CGIL puoi esprimere il tuo voto fino al 27 marzo 2009.

Elenco dei seggi

Testo dell’Accordo Separato
http://flcgil.torino.it/post.php?id=202

Prenotati per la manifestazione del 4 aprile a Roma.

Resoconto Attivo Flc Cgil

flc-cgil-riunione1Come scelta resa nota nel blog, ieri mi sono recato all’attivo della Flc Cgil, presso il Serming di Torino; la giornata, molto piovosa, non pareva far pensare ad una assemblea molto partecipata. Nonostante il tempo, invece, la sala era al limite della capienza, le relazioni, molto interessanti, gli interventi concisi. L’attivo ha avuto inizio con i saluti a tutti: RSU, quadri e delegati provenienti da tutta la provincia di Torino; saluti estesi ai rappresentanti ed ai lavoratori della conoscenza, della ricerca e del lavoro. Rodolfo Aschiero, segretario regionale del sindacato, Domenico Pantaleo, segretario generale della FLC e Vincenzo Scudiere, segretario generale della Cgil Piemonte hanno dato avvio ai lavori.

Vincenzo Scudiere ha preso la parola dopo gli interventi, nell’ordine, di Adolfo Goiran, che ha parlato della formazione professionale, e Antonio Ferrara, del comparto Afam.

L’intervento di Scudiere, segretario della Cgil Piemonte ha definito la genesi della crisi attuale, “una crisi che è figlia di scelte politiche, economiche, e di una finanza errata”. Ma, ha continuato Scudiere, “la crisi non è addebitabile solo ai grandi finanzieri d’oltreoceano; infatti, la crisi ha delle responsabilità in quelli, ma è anche figlia dei numerosi sostenitori appartenenti alla nostra realtà”. Penso che il passaggio più incisivo del suo intervento sia stato quando ha incalzato la platea, (a volte, magari, un po’ concertativa), chiedendo loro: “La finanza creativa la ricorda qualcuno?” Riflessioni di molti, entusiasmi di altri, hanno fatto “volare” l’intervento di Scudiere, che in quel momento, avrebbe sicuramente ricevuto un forte applauso da tutta la sinistra, non presente in sala. L’entusiasmo ha continuato a coinvolgere il pubblico quando la sua riflessione è diventata la riflessione di tutti: “Per Scudiere, non è sufficiente criticare la globalizzazione dell’economia attraverso gli scritti o libri come fatto dal ministro Tremonti e allo stesso tempo aver operato in precedenti governi con la finanza creativa“.

Nella mia riflessione personale ho pensato a quanto abbiamo criticato un certo modo di essere, cogliendo “l’essere” in base al nostro consumo, e non al nostro relazionarci con i valori in cui crediamo e che pensiamo di abbracciare. Quante volte si è letto sui libri di storia che la crisi del ’29 è stata causata da un certo stile di vita un po’ “allegro”? Quanto lo è stato, in questo periodo? Quanti di noi, possedendo una carta di credito hanno pensato di “possedere” il mondo?

Abbiamo creato – secondo Scudiere, – un sistema cresciuto sul debito. Un sistema basato su di un’illusione, per mezzo non di relazioni personali, ma dal possesso di beni di consumo inutili.

La crisi ha, poi, continuato Scudiere: “non è solo la crisi della Fiat o del suo indotto”, ma una crisi più estesa, più generale. “Una crisi in cui si fonde la condizione sociale, la condizione reddituale e la condizione generale”.

La prima peggiorata, per le fasce più deboli in special modo, la seconda, a conoscenza di molti, dato che “si fa fatica ad arrivare alla terza settimana del mese”; l’ultima, che vede coinvolte persone titolari di aziende, ma che non riescono più nelle loro attività, e persone, precarie, che non possiedono ammortizzatori sociali.

Per Scudiere, se a tutte le proposte della Cgil mettessimo dei no, otterremmo il disegno programmatico del Governo.

Infine, – continua Scudiere – “bisogna saper interpretare i bisogni della gente”.

Ritengo che gli effetti della crisi saranno talmente devastanti, che produrranno, molto probabilmente, una disperazione a livello generale.

Conclude Scudiere: “Non è vero che tutti i Paesi usciranno dalla crisi allo stesso modo, per questo è utile incalzare fortemente il Governo affinché modifichi le sue scelte di politica economica. Per questo bisogna collocare lo sciopero del 18 marzo 2009 come uno “sciopero confederale”“.

Altri interventi, a seguito, sono stati di:

Monica Iviglia, che si occupa di formazione e politiche della donna; molto significativo ed incisivo il suo intervento, in quanto è riuscita a far comprendere come “il filo conduttore del Governo è volto a smantellare il ruolo del sindacato e del contratto”. Centrale è il riferimento al ruolo della donna, il soggetto che più pagherà questa crisi anche per la cancellazione di alcune leggi che in precedenza la tutelavano. Per Monica è importante stare dentro e con la FLC, perché questa si preoccupa delle tematiche femminili.

Prima dell’intervento di Monica vi è stato quello di Antonio Ferrara e l’introduzione sul comparto AFAM. Già, Afam, cosa sarà? E’ alta formazione artistica e musicale che “chiede di avere più voce” in un comparto che è stato letteralmente “massacrato”e che ha visto l’assenza di un contratto per la bellezza di 38 mesi. “Eterna precarietà” è stata la “melodia” più presente in questo intervento.

Un altro intervento è stato quello di Lungo Carmine che ha parlato di ATA e “organici che saranno devastati”, con un tagli di 45 mila posti in tre anni. In Piemonte si stima che saranno tagliati circa 1035 posti di lavoro in questo settore, mentre nella sola Torino e provincia si prevede “il taglio” di 570 posti. Il suo intervento è stato mirato al ruolo del collaboratore scolastico, con sempre più mansioni, dalla vigilanza alla sorveglianza, all’accoglienza, all’ascolto, ecc. oltre che, ovviamente, alla pulizia dei locali.

Un lavoro che molti credono legato ad un mansionario, un concetto forse un po’ romantico, ma sicuramente, di romantico, a mio modo di vedere vi è solo lo stipendio: 960 euro, circa. A me ricorda la fascia di povertà, infatti anche Carmine ne ha fatto cenno, denunciando il fatto che “lo stato certifica una povertà e li mantiene al suo interno”. Il ruolo del collaboratore scolastico non è più rigidamente fissato, ma è evaporato in una serie di mansioni, così come pare evaporato il suo destino. Quanti non faranno più ritorno “tra i banchi”?

L’intervento più pregnante, a mio modo di vedere, è stato quello di Valentina Barrera, (medicina). Ho avuto modo di parlare con lei, dopo l’attivo, e davvero la situazione dei precari della ricerca è disarmante. Valentina ha affermato che il livello di precarietà è del 37% circa in questo settore, con una carenza fondi impressionante. Al Politecnico di Torino ci sono 3000 precari della ricerca esclusi i dottorandi.

Un altro intervento è stato di Paola Bracco del comparto scuola, che denuncia una forte preoccupazione per i colleghi di lavoro che nel corso dei prossimi tre anni perderanno il posto di lavoro.

Un altro intervento, interessante, è stato quello di Domenico Chiesa, inserito all’interno del Forum Regionale dell’Educazione che mette insieme 11 associazioni.

Questo, con molti limiti, è il resoconto, sintetico, della mia presenza all’attivo della FLC Cgil; limiti che nascono dalle “origini” e dalla appartenenza ad un sindacato come la Fiom.

Con molta delicatezza chiedo scusa se non sono stati approfonditi temi o citati altri interventi, in ogni caso, è il frutto di un impegno e di una responsabilità assunta anche nei confronti di chi, per vari motivi, non poteva essere presente. Colgo l’occasione per ribadire che la forza del sindacato trae origini da noi, e che delegare, spesso, porta la gente ad allontanarsi dalle idee in cui crede. Ribadisco che un conto sono le idee, un conto le persone. A volte, bisognerebbe impegnarsi, bisognerebbe “presenziare”; non lamentiamoci se poi qualcuno decide per noi in maniera difforme da come avremmo voluto. Anche questa è politica.

Ricordo solo che su La Repubblica di oggi, in un articolo, intitolato “Scuola, dieci anni di espansione”, si affermava che tra il 1998 ed il 2008 il numero complessivo degli studenti è cresciuto del 10%, da 460 mila a 507 mila; quello dei docenti pure, gli ATA, (tecnici, amministrativi, ausiliari), hanno avuto un balzo del 77%: balzo, si, ma all’interno di un circuito molto precario, dove l’assegnazione di posti fissi continua, per molti, ad essere un miraggio.

MARCIA per il LAVORO e per la DIFESA del CONTRATTO

Riceviamo e Pubblichiamo:

marcia-per-il-lavoroMARCIA per il LAVORO e per la DIFESA del CONTRATTO

Tra il 21 e il 27 febbraio sono stati organizzati (vedi calendario) dei volantinaggi per promuovere la manifestazione regionale

“MARCIA per il LAVORO e per la DIFESA del CONTRATTO”

che si terrà sabato 28 febbraio 2009 ore 9,00
concentramento in P.za Vittorio Torino
corteo e comizio finale in P.za Castello.

Tutti coloro che volessero dare la loro disponibilità per partecipare a quelli già previsti o organizzarne di autonomi fuori dalle proprie scuole sono pregati di comunicarlo nella giornata di lunedì al seguente indirizzo e-mail: castelnuovo@cgiltorino.itN.O.S.P.A.M.
(cancellare la scritta N.O.S.P.A.M. dalla e-mail)

CALENDARIO VOLANTINAGGI
21-2 supermercati (filcams) – mercati (spi)
23-2 banche, assicu.(fisac) – stazioni – metro (filt)
24-2: ospedali (fp) – comunicazioni (slc)
25-2: comuni (fp) – az. Agroalimentari (flai) – mercati (spi)
26-2: aziende meccaniche (FIOM)
27-2: aziende Filcem, Filtea, fillea,scuola e università.

Locandina Manifestazione Marcia per il Lavoro

L’accordo della complicità è contro Lavoratori e Lavoratrici

Riceviamo e Pubblichiamo:

Rete 28 Aprile

Nella Cgil per l’indipendenza e la democrazia sindacale

L’ACCORDO DELLA COMPLICITA’ È CONTRO LE LAVORATRICI E I LAVORATORI DISTRUGGE IL CONTRATTO NAZIONALE:

– il Ccnl non vale più sempre e comunque per tutte e per tutti: per ragioni occupazionali, le aziende potranno derogare e applicare condizioni peggiori. Si potranno, cioè, fare accordi che non
applicano più i salari minimi, gli orari e i diritti previsti dal Ccnl;

TAGLIA ULTERIORMENTE I SALARI:

si programma matematicamente la riduzione dei salari nel Ccnl:
o
gli adeguamenti salariali avverranno sulla base di un indice di inflazione deciso da un ente
esterno, non più concordato, obbligatorio e depurato dall’aumento dei costi energetici;
o
i salari non si contratteranno più ogni due ma ogni tre anni e le imprese non avranno alcun vincolo per il rispetto delle scadenze contrattuali;
o
il recupero non prenderà a riferimento le paghe effettive, ma un valore retributivo da definire, così gli aumenti si calcoleranno su paghe più basse di quelle oggi in vigore.

– si rinviano gli aumenti salariali alla contrattazione aziendale, senza nessuna garanzia però che essa sia praticata e estesa alle tante aziende che non la fanno;
– si lega sempre più il salario alla produttività, così da renderlo più flessibile e meno certo, più legato all’aumento dell’orario e ai ritmi di lavoro. Questo peggiorerà le condizioni di lavoro e di sicurezza, finirà
per aumentare ancora di più le differenza salariali tra donne e uomini, taglierà il salario dei precari.

RENDE IL MODELLO SINDACALE PIÙ AUTORITARIO E MENO DEMOCRATICO:

– si scrive un nuovo modello sindacale, che indebolisce la contrattazione collettiva in nome della bilateralità e della contrattazione individuale:

o
si estende il ruolo e la funzione degli enti bilaterali;
o
si stabilisce un controllo burocratico centrale sulla contrattazione, limitando la libertà negoziale delle categorie, delle RSU, dei lavoratori;
o
si sancisce la pratica degli accordi separati;
o
si definiscono clausole anti-sciopero.
NEGA IL DIRITTO DELLE LAVORATRICI E DEI LAVORATORI DI PRONUNCIARSI:

– l’accordo è stato sottoscritto escludendo la Cgil, ma soprattutto senza mai chiamare in causa chi davvero ne pagherà le conseguenze: le lavoratrici e i lavoratori.

La gravità dell’attacco ai diritti apre una FASE DI MOBILITAZIONE E DI LOTTE, per dire NO all’accordo ovunque, in ogni categoria e in ogni luogo di lavoro. E’ necessario subito il REFERENDUM tra tutte le lavoratrici e i lavoratori. E’ necessario lo SCIOPERO GENERALE e nell’immediato la più AMPIA PARTECIPAZIONE ALLO SCIOPERO DI FIOM E FP.

venerdì 13 febbraio, tutte e tutti a Roma con le lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici e pubblici

per il salario, per il contratto nazionale, per la democrazia

Rete 28 Aprile nella Cgil per l’indipendenza e la democrazia sindacale
http://www.rete28aprile.itinfo@rete28aprile.it

Volantino dello sciopero Rete 28 Aprile