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8 Marzo. “Ma cosa avevi in mente? “

Profumo di primavera fin dalle prime luci dell’alba. Mimose come testimonianza, come augurio, come ricordo. Che ricordano e inducono a rammentare. Mimose come fiore e come dolce e quanto e quanta. Un cappuccino. Una tazza. Al suo interno bustine di zucchero con tutti i nomi dell’altra meta’ del cielo. Un’infinità di nomi, di storie, di grandi bellezze.  Ne prendo una. Anzi, la pesco, a caso, chiudendo gli occhi. Ne leggo il nome, e alcuni granelli fuoriescono dal loro contenuto. Verso. Mescolo. Verso ancora. “Ma cosa avevi in mente?” domanda Antonello Venditti….quasi uscendo dalla radio. Mi soffermo. “Le donne sono tutte diverse. Fondamentalmente sono una combinazione di quanto c’e’ di peggio e di quanto c’e’ di meglio al mondo.Magiche e… terribili.” Charles Bukowski,  penso io, rispondo a lui, mi diceva lei.

Buona festa a tutte le donne.20150308_12442520150308_094407

28 febbraio

Torino 28 febbraio 2015, corso De Gasperi. Foto, Romano BorrelliDalla strada, una vetrina chiama e richiama. Mimose esposte in vetrina, anticipatrici di una festa che fino a quando è relegata ad una giornata soltanto vorrà dire che la parità non è stata ancora raggiunta. Sempre di corsa, non solo domenica prossima, giallo e rosa, colori dominanti nell’appuntamento di domenica 8 marzo (“Just the woman I am” che trasformera’ piazza San Carlo in una palestra a cielo aperto). Così ci incitava a riflettere una anziana Professoressa di lettere, in quella che fu dedicata a Cesare Balbo. Calendario, ultima pagina di febbraio. Profumo di primavera. Qualche ciuffo colorato spunta sulla collina poco distante. Chiazze di neve che si riducono e giornate che si allungano. Profumo di ieri e di domani. Marzo bussa alle porte. Oggi “squartiero”: l’Istituto commerciale statale Quintino Sella, gli alberi, il corso, il Politecnico, l’Istituto Tecnico Commerciale, i suoi gradini, luogo di incontro, la Crocetta, il monumento, il pallone, l’Istituto Internazionale Salesiano, la Torre dello Stadio, ” passion lived there”Le finestre e le porte degli appartamenti sono aperte, per un cambio d’aria. Un occhio fuori, uno dentro, a sbirciare negli armadi. Il pesante lascera’ posto al leggero nella consueta girandola stagionale. La strada è un continuo richiamo. Asfalto come pagine. Pubblicitarie. Un tempo era un libro, compagno di bevute e di formazione. “Nessuno si salva da solo”. Ora un bellissimo film, un racconto di una storia separata. C’era molta passione. Nella trama. Un tempo un bellissimo libro raccontatomi davanti al mare, inizio primavera. Lettura continuata in una libreria. E non solo. C’era passione. Per la lettura, le lettere. E non solo.  Lui, in una libreria. “Quali letture ti piacciono?”. Lei, occhiali neri calcati sul naso, lunga treccia adagiata sul cappotto, cappellino nero calcato su quella,  sguardo mieloso, ora sulle pagine ora addosso, talvolta spaesata, come appena discesa dal treno dopo un lungo viaggio. “Mha, le storie sospese, storie in cui i protagonisti non si incontrano mai, ma si cercano spesso”.  C’era molta passione, nel racconto, nella storia, nella sua treccia.  Una traccia per chi ama le lettere. Tema, intestazione  e  svolgimento. “Eppure si sono amati…”…Sospesi, come figure Chagalliane………Tra le mani, sfoglio le pagine, su una strada, sospeso tra ieri, oggi e domani. Eppure, quelle pagine, le abbiamo tanto amate. Una storia. Di passioni. Di passione. Cosi, chiamavamo il nostro amore. “Si, l’amore e’ una roba da professionisti”. A proposito, il prossimo libro da leggere, tempo pemettendo, sara’ su Dino CampanaTorino 28 febbraio 2015, cassetta per lettere. Foto, Romano BorrelliTorino 28 febbraio 2015, foto, Romano Borrelli. Piazza Statuto

Lettera di una sconosciuta…

DSCN3649Non ricordo esattamente  quando fu l’ultima volta che misi piede in questa grande sala. Tavoloni in legno da dieci. Quattro da una parte, quattro dall’altra. Per un’ infinità di tavoli. Non fiatava una mosca. In tanti chini su libri e fotocopie. Evidenziatori, penne, matite, disposte accuratamente. Chi fissava punti e chi leggeva appunti. Chi ascoltava e trascriveva e chi ripeteva muovendo labbra senza parlare. “Va in onda un film muto“. Dal loro labiale si deduceva che stessero studiando storia e italiano. Forse l’ultima volta era filosofia. L’orologio al muro, mancava. Eppure mi pareva di ricordarlo. Pero’, tutti facevano sfoggio di pc portatili e cellulari al seguito. Di tutte le generazioni. La schermata blu e qualche puntino rosso che si accendeva insieme ad un suono che innescava una chat attiva, induceva a pensare che qualcuno stesse facebookando. Magari qualche contatto davvero appagante. Di tanto in tanto qualcuno si alzava e tornava con una bottiglia d’acqua. Altre volte si incrociavano occhi dolci, i corpi parlavano, e finivano per alzarsi, smuovendo lentamente la sedia da sotto il sedere.  Si alzavano e non facevano più ritorno. Pero’ l’ascensore della memoria affondava i ricordi a molto tempo prima. Forse a qualche mediana, qualche varianza o qualche scarto. Probabilmente gli scarti, dalla media. O scarti come quando si è scartati da qualcosa o da qualcuno. E questo posto, così simile a tanti altri posti,  ha il primato di far affiorare, col  musica di sottofondo,  “sapore di mare”, uno scarto poco piacevole. Invece, nell’epoca del “chi” quadro, e non del famoso politicamente-pronome, si era “ringalluzziti” dai freschi, di allora, ricordi parigini. Noi, con le nostre giacche a quadri e i nostri smile. Già, perché a scuola, non è solo indicativo presente. Il sorriso. (post: Sorrido sempre. Ciao).  Un sorriso “imperfetto“, c’era.  Complice anche una compagna a ricordarlo. Tuttavia, in quello stanzone, l’aria di Parigi si respirava ancora. E ogni tanto, “qualche grattatina” ai ricordi, rinfrescati  da quel talco mentolato, riaffioravano, dalle gallerie mentali, con quel treno di pustole e varicella che ci eravamo l’un l’altro “incubati” vicendevolmente. Un’esplosione di varicella congelata da quel freddo parigino, nonostante fosse aprile. Risvegliatasi nel Napoli-Express di ritorno da Parigi. A Torino San Paolo eravamo come invasi dalle zanzare. Il gratta gratta mattutino era diventato un mantra. Il “risveglio” avviene,  di tanto in tanto, quando qualcuna entra  a prender posto con un mazzolino di mimose in mano. “Auguri”  appena accennato, sottovoce. Uno scambio  di auguri, continuo ma gentile ed educato, attente a non disturbare il vicino, o la vicina. Qualche bacio e qualche commento. Un augurio a “365 gradi”. Perdon, per 365 giorni. E sarà forse la giornata di oggi, o l’atmosfera, che le ultime pagine del bellissimo libro “Lettera di una sconosciuta” finiscano  proprio oggi, su questo tavolone. Prima di ricominciare il mio “lavoro”.  Un libro che ci racconta un amore davvero resistente. Anni e anni di passione, coltivata in fondo al cuore, dalla protagonista di questo libro.

Pensieri di lei: “Ma chi sei tu per me, tu che non mi riconosci mai, mai, che mi passi accanto  come a un corso d’acqua , che mi calpesti come una pietra, che sempre te ne vai lasciandomi in perenne attesa?

…pensieri di lui: “Poi il suo sguardo cadde sul vaso blu sulla scrivania. Era vuoto, per la prima volta da anni nel giorno del suo compleanno. Trasalì: era come se una porta si fosse spalancata di colpo e una corrente d’aria gelida spirasse da un altro mondo nella sua stanza quieta…un amore immortale…”

DSCN0919(Nella foto, gruppo di ragazze Innsbruck, cittadina citata nel libro “Lettera di una sconosciuta”. Nell’altra, foto scattata ad un murales della stazione di Milano Porta Garibaldi).

Occorre una lotta di classe

Dopo la bella e partecipata manifestazione di ieri pomeriggio, per le vie del centro, a Torino, una “tempesta” di neve si abbatte su alcune città italiane. Ieri, molte donne, casalinghe, operaie, studentesse, disoccupate, precarie ed altre con cartelli No-Tav, e attive nella lotta all’Alta Velocità: tutte “sotto la mole” per anticipare  la giornata de l'”otto di marzo”, con un auspicio: un otto marzo per 365 giorni. Quanto si nasconde dietro una mimosa! Oggi una “tempesta” di neve. Torino si è  svegliata sotto fiocchi di neve grossi come una mano. Fiocchi di neve che scendono impazziti, come  “tempesta”. Di neve. Altro tipo di tempesta, su tutto il territorio nazionale: l’indignazione e le proteste per il “decreto salva Pdl imposto dal governo” (Liberazione, sette marzo 2010).  Una “tempesta” che vorrebbe  portarsi via molte cose: l’articolo 18 dei giorni precedenti, la Costituzione,  la democrazia. Si cambiano le regole a gioco iniziato?  No, così non va. Occorre una lotta di classe. Come quella auspicata ieri dal candidato alla Federazione della Sinistra, Luigi Saragnese. E gli articoli della Costituzione, non dicono altro? Uno su tutti. L’articolo 72 comma 4 : “in materia costituzionale ed elettorale il decreto legge è precluso”. E il 77: necessità ed urgenza.  Siamo in caso di calamità naturale? E poi gli altri a continuare: 2, 3, 48, 49. Dopo l’attacco all’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, un altro attacco è in atto. Ancora una volta.  Quello alla Costituzione, iscritta ormai di diritto, tra i “precari”; nostro compito, nostro dovere, è tutelarla ed imprimere con le nostre battaglie una lotta di civiltà. La primavera forse puo’ attendere, il nostro impegno, no. Tutti con la Federazione della Sinistra.

p.s.

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