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Torino Porta Nuova. L’albero e i sogni

Foto Borrelli Romano. Porta Nuova, albero. 2014Albero Porta Nuova, foto Borrelli Romano, 2014Albero Porta Nuova, foto Borrelli Romano. 2014Albero Porta Nuova, foto Borrelli Romano, 2014.Albero Porta Nuova.foto Borrelli Romano, 2014.20141206_191005Foto Borrelli Romano, albero staz. P. Nuova 2014Porta Nuova albero, foto Borrelli Romano, 201420141206_190658Porta Nuova, albero, foto Romano BorrelliAlbero Porta Nuova, foto Borrelli Romano.2014In attesa della metro, in una delle due stazioni torinesi, nuova astronave, identificata ormai da lunga pezza come una balena spiaggiata, rilanciata tra le pieghe dei quotidiani cittadini come “pancia da riempire” e “segnalare“. In attesa, in una delle due stazioni della stazione, direzione la Grande Stazione, ancora con il trucco da sistemare. Siamo in tanti, quaggiù, anzi, nel sottosuolo, con le nostre memorie, nelle suole, nei piedi, fotografie di mappe, cartine stradali, cittadine, di ieri, di oggi e domani da farsi. Siamo in tanti e sembriamo tutti diretti verso lo stesso luogo. Molti decisi ad uscire, dalla trincea dello shopping, o rientrare, da quella. Gran caos di borse, zainetti, all’interno di uno dei due vagoncini che si trascinano da Fermi a Lingotto e viceversa. Davanti i bambini, alle prese con una finta guida di questo Val. Un salto veloce a Porta Nuova. Penna e foglio tra le mani, per molti, alla fiera dell’agenda torinese anche di non torinesi, di transito. Per la lettura di un libro che appartiene a tutti.  Che ci racconta questa grande agenda aperta che si chiama Albero di Natale di Porta Nuova, così magro ma pronto per una cura ricostituente grazie a questi speciali addobbi, di sogni, auspici, desideri? Saluti alla mamma (che la mamma e’ sempre la mamma), un primo Natale insieme di una coppia che scrive a 4 mani la felicita’,  una 2 A del Berti che si propone di classe e ripropone e rilancia una solidarietà di classe (fortunatamente qualcuno ci pensa ancora, anche se non ho ben capito perche'”Casamento no”. Ma chi e’ Casamento?Se qualcuno del Berti e’ in ascolto, anzi, in lettura….fatecelo sapere!), una critica, o meglio, un auspicio per treni più puntuali, Cecilia e Luca che provano a scrivere l’amore con un linguaggio universale, quello della musica, e provare a cantarlo oltre i due mesi, con “più” musica per tutti“, ovviamente, magari come la cantano e l’ascoltano loro; un biglietto di sola andata, per Roma, di chi non vorrebbe più viaggiare in “solitarietà” e che apprezza tutto quello che si nasconde dietro un biglietto.  (eccolo ritrovato, un biglietto, di sola andata………….ma non era quello dell’anno scorso. Difatti, una sfilza di biglietti ferroviari incollati sul paginone de La Stampa (24 dicembre 2013) faceva  sfoggio sull’ albero, e, come capita su certi libretti universitari, una “lode sul giornale“. (Meglio, una menzione), un fine week-end scritto in carattere cirillico su foglio Hotel Urbani, in via Saluzzo, a Torino, (ah, se così fosse…….magari una paginetta del grande Dostoevskji…le notti….bianche) e richiesta di lavoro, di turni, con la rinuncia dei regali. Margi di Bra vuole passare l’ anno integra e tutti gli esami. La richiesta di aiuto per un’ottima scuola da scegliere,  un  grazie, bellissimo, dolcissimo, di una ragazza, che provava commozione, l’anno scorso, nel leggere i biglietti, e che ora, quest’anno…forse in “solitarietà”, ringrazia amiche e amici per averle dato la forza necessaria a rivitalizzare. Infine, una ragazza, apre la borsetta, estrae un rossetto e su di un foglio, scrive velocemente, pensando di non essere vista, la sua richiesta: “Voglio essere felice”.

Infine…un blog sopra l’albero.Atrio Stazione Torino P. N. Foto Romano Borrelli

Colpo di “tacco”

Santa Maria di Leuca. 7 agosto 2014. Foto, Romano Borrelli (2)Mi piace molto il fatto di lavorare in una scuola per alcuni motivi e tra questi anche  un0 semplice, che in fondo o in qualche fondo (per non parlare dei fondi di istituto così anemici)   il che poi, allo stato attuale, e’ lo stesso, una carta riesco a trovarla, anche se non quella che vorrei.  Quella che mi piacerebbe ritrovare è  geografica, Cartina geografica. L'Italia. Foto, Romano Borrelli(col tacco salentino) anche se, le carti mancanti (insieme alle porte, come è stato riportato dalle cronache cittadine) sono di ogni tipo, dalla morbida a quella per fotocopiare…Un tempo collocata nel mezzo di qualche aula o in fondo al vagone del treno, sempre presente.  Con un righello sempre al suo fianco. Quando le maestre, o le professoresse, facevano fare il giro della classe, righello in mano, per capire la collocazione Est ed Ovest. E mentre i compagni giravano, anche la fantasia girava. E per me, ieri come oggi che la cerco, era ed è sempre estate. Ora, quella carta, non la ritrovo più e faccio mente locale per collocarla in qualche parte scalcinata.
Ora è solo e soltanto il frutto dei ricordi  e l’ aderenza a sé stessi e della fantasia che mi fa pensare che in fondo, tutto quello che vorrei e’ proprio preservare il fondo dello stivale, con il suo mare, il suo vento, le case sullo sfondo, il porticciolo, le barche,  e un altro mare che ne modifica il colore dell’altro quando si incontrano. O forse l’effetto cromatico è solo e soltanto frutto dell’ immaginazione, come quando vogliamo, o vorremmo che certe cose prendano una certa piega. E quando termina il lavoro, lascio da parte ogni recriminazione, ingiustizia di sorta, e tiro avanti, in punta di piedi, per non consumare la grande bellezza del tacco. Oh mio amato “tacco”, forse non ti ho apprezzato tanto ma ne sento continuamente il tuo richiamo, il tuo amore…in punta di piedi e a testa alta, con il fardello, invisibile ai molti, andare  incontro a questo mare aperto senza se, senza ma, senza le….raccomandazioni di sorta… Il mare aperto della vita. Quando esco e vedo camminare altri mi piace pensare che ognuno possa provare la stessa sensazione: camminare in punta di piedi…. ognuno per la giusta direzione. Con il “tacco giusto”.Fermata metro. Direzione Fermi e Lingotto. Foto, Romano Borrelli Un caffè e via…verso l’incontro…(a proposito, spuntano distributori automatici presso le fermate della metro di Torino).Torino. Fermata Metro, Principi D'Acaja. Foto, Romano Borrelli

Rientro in aula

Passeggiando lungo le vie, corsi e piazze delle nostre città,  grandi e piccoli edifici, riportano, su porte e portoni, enormi “scudetti” con nomi che rimandano alla letteratura, alla storia, alla fisica, matematica: Parini,  Manzoni, Alfieri, De Amicis, Cavour, Femi...di tanto in tanto, ad ore quasi esatte, un suono di campanella annuncia entrate, intervalli, uscite, fino ad oggi, improbabili. Sono le nostre scuole. Tante: 9.500 scuole statali. Ospiteranno gli studenti: tantissimi. 8 milioni di studenti. Gli insegnanti, ancor piu:700 mila, di questi, 600 mila di ruolo, 50 mila precari, 60 mila insegnanti di sostegno.  Da domani a giovedì, le campanelle, ricominceranno a suonare. Enormi zaini saranno catapultati su banchi, grandi e piccoli. Per i piu’ grandi, le corse, per arrivare primi,davanti al portone, al fine di poter essere ultimi, nella disposizione dei banchi. Per i piu’ piccoli, accompagnati da mamme e papà, l’appello del direttore al primo giorno. Ognuno con la sua maestra e poi, via, verso la propria classe.  Entro in qualche cartoleria e mi informo sulle eventuali promozioni relative al corredo: diari, quadernoni, quaderni, biro, matite, temperamatite, colla, forbici di plastica. Esco anche io con il quotidiano e un portapenne plastificato: un euro e cinquanta, molto semplice. Lo infilo nello zaino. Tornato a casa, apro lo zaino,  e quasi come strofinare una lampada fecco fuoriuscire i miei  ricordi. Una cartella rossa, con tre cerchietti colorati, divisa in due scompartimenti: uno grande, l’altro piccolo. Un diario, rigido, due quaderni, penne e matite. E la girella, la famosa merenda, inserita nella cartella, già dalla sera prima, dopo cena, come fosse il corredo piu’ importante. Il primo giorno di scuola:  sveglia alle 7.00, con tanta emozione. Il grembiule, e il mitico fiocchettone. Poi, verso la scuola, all’epoca Direzione Didattica, oggi, solo succursale. Un grande atrio, ora ridimensionato, pochi scalini. La voce del Direttore. Un numero, la sezione, l’appello. La maestra di riferimeno. Qualche momento per compattarsi, a due a due, e poi, via, verso la succursale e poi l’aula. Un saluto veloce ai genitori, e per molti, qualche lacrima. Il distacco. Il primo distacco. Verso le dieci, una parola, “servizi”, scambiata da molti come un posto magico dove si distribuivano brioches, torte, dolci, cappuccini. Niente di tutto cio’: era soltanto, “chi aveva bisogno” del bagno, poteva andarci, accompagnato dalla maestra. Quella parola, a quell’ora, mi accompagnerà per molti anni, fino ad oggi, alla conoscenza di chi, anche da adulto, spenderà il suo intervallo con una buona e meritata focaccia. Possibilmnte genovese. E poi la tanto attesa delle “cedole”, un signore altro, altissimo, coi capelli già bianchi allora, che ci consegnava, prima o poi, i buoni per ottenere dal giornalaio il famoso sussidiario e libro di lettura. E ancora, le lettere, posizionate sui muri dell’aula, con i corsivi, minuscolo, maiuscolo, stampatello…gli stampini ad ogni lettera nuova sul quaderno…la campanella, che essendo succursale, era manuale: una semplice campanella, di quelle usate in Chiesa, durante la Messa…e nei giorni invernali, quel poco di educazione fisica in classe. Al sabato, il pongo, il disegno…i tanti io, tu, i primi noi, le prime amicizie, il miglior amico, i giochi…la prima gita…a maggio. Pranzo al sacco, scarpe comode, ombrello……Un Cuore di scuola, che suona ancora la campana per molti, tanti…un mondo intero…una scuola con “crepe umane”, con tanti disagi, nuova, con problemi vecchi. Una scuola che vuole insegnare, e tanti insegnano, sicuramente, ma molti, anche adulti, non imparano. Che fine hanno fatto i tecnici? Gli inidonei, quali soluzioni? Gli Ata, li stabilizzano o non li stabilizzano? Scuole con cooperative di pulizie e collaboratori improvvisati in Os…Forse sarebbe davvero il caso di rivedere tante cose…

Dal “cuore”,

Un abbraccio ideale a tutti della scuola elementare Edmondo De Amicis di Pieve Di Cento (Bologna)