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Parco degli acquedotti, Roma

20190828_171444Le immagini sui libri di storia mi hanno sempre affascinato, per le costruzioni monumentali, all’epoca, per il periodo storico e la bellezza di quei capitoli, che andavano a narrare e noi a studiare. In tanti anni non mi era mai capitato di vederle, quelle immense costruzioni dell’impero romano, dove intorno corrono ad ogni ora; mai, neanche una visitina al tempo di un master frequentato a Tor, qui, in loco, e dire che dalle fermate metro  Cinecittà,  Subaugusta e Giulio Agricola non è  che sia poi così distante,  il parco e l’acquedotto.  Mai, neanche ai tempi del Giubileo, dopo e prima. Oggi mi andava di scovare il tutto, girovagare per il parco degli acquedotti verso l’ora del tramonto, quando il rosso esplode e incendia tutto il circostante.  Una passeggiata da Subaugusta, “devi anna` a piedi, solo a piedi, fatte ‘na passeggiata, nun ce sta mezzo”. E cosi, un dieci minuti a piedi ed “eccolo là ” il parco. Un pochino di polvere nelle scarpe, sudore nella pelle e…il parco. Mi pare di riconoscere la casa del marchese del grillo, scena del film di Alberto Sordi, ma chissa…intanto mi avvicinavo a queste opere imponenti che dal vivo hanno un altro sapore. E la gente intorno a me correva, sempre, e il cuore batteva perché l’emozione  nello stare li sotto quella imponente muratura è  stata davvero enorme.

Sapore di un bacio

Torino Porta Nuova18 12 2015.Foto Borrelli Romano“Massiiiii che son felice!”…di poter vivere in pieno le emozioni, i sentimenti, gli stili di vita quando i ragazz* te li comunicano e ti rendono partecipe della loro vita. E comprendi meglio quanto stia capitando nei momenti piu’ “dolci”, di convivialita’,  quando infili sotto i denti una fetta di panettone per scambiarsi gli auguri e nell’aria ormai Natale e’ alle porte. Diciamoci la verita’: “e’stata dura. Tre mesi e tot in cui alcune giornate sono state pesanti, faticose, e ci si demoralizza, e poi le incomprensioni, le regole da far rispettare e i no che si devono quando non si vorrebbero, l’altalena degli alti e bassi, gli umori, i giudizi ma poi… Poi ti consegnano i loro lavori, i loro desideri, aspirazioni da portare sull’albero, li leggi mentre li hai tra mani, come bimbi tra le braccia  e in quel momento comprendi  di quanto sia necessario per loro un punto di riferimento. Tutto il resto, non importa. Ti vedono rientrare , ti corrono incontro e domandano “prof. lo ha messo il mio lavoro sull’albero?” E tu rispondi si, e quando nei loro occhi spunta un dubbio, allunghi il cellulare e fai vefere la foto con i lavori a destinazione. E i loro occhi si illuminano e in quei pochi secondi capiscono di essere importanti davvero, che valgono, che meritano. Nell’ora di  “liberta’”  ho infilato velocemente il mio parka, fogli loro alla mano, due fermate di metro, Marconi, Porta Nuova, scala mobile ed eccomi al centro dell’atrio di Porta Nuova. Tempo zero e ho consegnato all’albero altri fogli, altri lavori.  Qui ne ho trovato uno che meriterebbe pagine e pagine di giornale: un ragazzo, una ragazza, frequentano la scuola, si amano, si promettono, dediderano …hanno le idee chiare. Salutano come facciamo spesso con un bacio stampato, sulla loro missiva.  Rientro, trafelato.  Ho il mio libro “La Ferocia”20151218_063207 sotto il braccio, appena ultimato in questo “pendolo” metropolitano:  giornalisti, medici, ingegneri, avvocati, giudici, fratelli e sorelle. Personaggi letti e riletti che li tieni ancora un pi’, con te, sotto braccio. Clara, in particolare. Alla fermata della metro Nizza un incidente particolare, a tratti curioso: un’auto per evitare altra auto ferma sulla careggiata (via Nizza) devia sulla destra distruggendo qualche sparti traffico. Nessun ferito. Solo paura. Per un passante che vedendo la  scena sviene e…l’autoambulanza, poverino,  sara’ per lui. Immagino la presenza di  un “galoppino” che tenra di recuperare informazioni tra i presenti che ingigantiscono e deformano  nel loro passaparola quanto visto e sentito, da altri.  Un “fotografo” scatta, probabilmente per il giorno dopo, per la carta o per la “faccia”: libro. Per la carita’, meglio il mio lavoro. Le vivo, le emozioni. Non consumo. Penso: “ah come sono felice di questo mio lavoro. I ragazzi  sono tutto, anche nelle loro contraddizioni”. In fondo hanno sempre il sapore di un…bacio. Anche sulla carta. Non li dimentichi.

In metro e…di “freccia”

Differenti e lontane queste fermate di metro e allo stesso tempo cosi uguali. 20151003_192543Raccoglitori di olimpionici “digitali” e ” acustici” compulsivi. ” Mal di scuola”. Ma che sara’ questo malessere? Intanto sulla sommita’ dei gradini di una fermata metro ” scorrono” lacrime “facciali” da una coppia. 20151012_074427Queste non sono virtuali ma reali.”E’ la realta’, bellezza”. Alcune riflessioni. Mal di scuola in loco e genitori attrezzati sui treni con pargoli e libri al seguito: quando i treni diventano doposcuola a tutti gli effetti! 20151011_164200Caduta dell’Impero Romano, equazioni di primo grado e versioni di latino i temi dominanti con patatine, chipsters e ogni altro alimento capace di “contaminare” le buone intenzioni e sporcare qualche bella pagina. Ah, un occhio di riguardo allo smartphone oramai vera appendice umana di ogni essere in movimento. Dimenticavo: c’era anche l’ausilio di una nonna per il ripasso di religione: l’arte cristiana in Italia. Questi benedetti nonni, vere e proprie agende viventi. Altro che “caro diario”.

Comincio a tremare per il fuoriporta all’ Expo. Chissa’ cosa mi aspettera’ sul bus gran turismo direzione Milano.

Ultima nota.Su “La Stampa” di domenica, cronaca, un articolo su “ponyzero” tnt e consegne cittadine in bici. “La cronaca” di un pony che “spinge” il carico di 80 kg grazie alla forza dei pedali (ehm..di gambe) tra strade rese viscide dalla pioggia rimediandone talvoltaqualche caduta…per 800 euro al mese. Concetto di nuovo e nuovi lavori, vado scrivendo da un po’ di tempo. Almeno da quando “Erano tre” sotto la guida del prof. Felice Reburdo. Una tesi a sviscerare encicliche sociali economia e sociologia. “Felice” appunto di averne scritto sul blog (e sul nuovo concetto di lavoro sulla tesi triennale) a proposito della mia circoscrizione, la 7, a suo tempo dove e’ situato il “deposito bici” . Forse avevo una prospettiva per il futuro. Peccato Calabresi (direttore La Stampa) non se ne sia accorto e B.M. ne abbia scritto. (“Un corriere…”).